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Appunti del modulo 2 del corso "Religioni e filosofie dell'Asia orientale"
Tipologia: Appunti
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Come avvicinarsi alle religioni dell’asia Orientale? Che cosa è centrale nello studio delle religioni? Centrale è il ruolo dei paradigmi. Davanti alle religioni orientali è necessario cambiare approccio. Molte delle prospettive che provengono da molti studi sulle religioni cercano un approccio di tipo teologico incentrato sui testi e idee religiose, ma bisogna muoversi su approcci che mettono al centro le pratiche, le relazioni fra le varie pratiche, e il significato che mette in campo una pratica di per sé. Dal primato della dottrina bisogna passare dal primato della pratica. Approcci classici nello studio delle religioni:
punto centrale che deve essere slavata.) e magia (legata alla strumentalità: è uno strumento per ottenere un beneficio, la magia è egoista, avida e immorale perché legata al desiderio di ottenere benefici materiali. La magia è falsa. La magia pensa solo ai benefici per il corpo). Se noi partiamo dall’idea di chau: che ci siano relazioni sociali tra esseri umani e la dimensione sovra umanasi pensa che gli spiriti esistano. C’è bisogno che noi crediamo all’esistenza degli spiriti? questa domanda nasce da presupposti. Non bisogna chiederci se esistono, egli fa riferimento ad un approccio della antropologia che propone una alternativa alla dimensione credere/non credere: fornita dalla distinzione di emico ed etico. Distinzione nata da un discrimine del linguista Pyke che fa una distinzione tra fonologia e fonetica
Anche le classi meno elevate c’è una attenzione per la modalità liturgica: raccolta di offerte per pagare un prete per svolgere un rituale elaborato. La modalità immediata-pratica era molto diffusa presso la popolazione di livello basso e anche l’attività relazionale. Secondo il grafico della CFPS ( China Family Panel Studies ) la grande maggioranza della popolazione segue le chinese folk religions (culti locali, confucianesimo, daoismo, buddhismo cinese) e non religiosi. Poi c’è il buddhismo (16%). Poi altre organizzazioni religiose includendo il folk salvationism e Daoismo (7,6%). Poi cristianesimo e islam. c’è una sostanziale differenza tra religioni organizzate (buddhismo, organizzazioni religiose, cristianesimo e islam), la stra grande maggioranza dei cinesi sono senza una specifica organizzazione, non seguono una specifica religione in senso confessionale. Le religioni popolari cinesi non hanno una struttura confessionale definita, quindi sono mescolate insieme, non c’è differenza. Per questo motivo c’è differenza tra buddhismo cinese e buddhismo: c’è una differenza sull’atteggiamentola popolazione cinese pur avendo una relazione con i costumi, i culti, le pratiche che fanno parte della vita quotidiana della cultura cinese, non fa parte di specifiche confessioni. differenza fondamentale di vivere le religioni come pratiche sganciate dalle denominazioni specifiche che noi troviamo nella maggioranza della popolazione cinese. Vengono tenute da parte le religioni che insistono sulle confessioni e denominazioni religiose. Questa complessità la troviamo anche in Giappone. Il radicamento dell’idea di religione confessionale è più profondo della Cina. Da un grafico sulla affiliazione religiosa in Giappone i giapponesi praticano tanto lo Shinto quanto il Buddhismo, molti giapponesi non dichiarano la propria religione ma solo a quella a cui la è affiliata. Molte pratiche diffuse con l’obon (festa dei morti), la visita ai templi shinto e buddhisti l’omairi sono considerate solo relativamente religiose ma dei costumi, inoltre non bisogna essere affiliati ad una religione precisa. In questo grafico mancano gli atei. Bisogna considerare i dati quantitativi con maggiore attenzione e scetticismo. Una alternativa praticata anche da Adam Chau è quella di sostituire i modelli dottrinali e quantitativi con un approccio di tipo pratico. L’approccio pratico che punta come mostrare in Cina e Giappone sia più importante la parte pratica della parte dottrinale, l’approccio pratico è più convincente. Le varie modalità di pratica entrano in relazione fra loro attraverso forma di competizione. Ad esempio.
spiegano le religioni cinesi in quel modo? Non dovrebbero conoscere meglio degli altri la propria cultura?» Questa obiezione è in realtà parte da una idea un po’ ingenua, le connessioni culturali sono complicate e operano in modo contorto. Ad esempio gli effetti del colonialismo e orientalismo nell’Asia Orientale; le tradizioni inventate che sembrano antiche ma sono moderne; gli stati nazione alterano il loro passato e la percezione del presente. Le élite politiche e religiose in Cina hanno un interesse nel costruire una immagine definita di religione, idea di religione presa da quelle abramitichesi creano così dei contenitori definiti: Buddhismo, Daoismo, Cristianesimo, e questo è utile al controllo dello stato. Il modo di pensare sul concetto di pluralismo religioso è basato su un’idea di identità religiosa forte e su una differenza sostanziale fra le diverse denominazioni religiose. L’assunzione di questo pluralismo ci impedisce di comprendere la situazione religiosa in Cina. Il pluralismo religioso e il dialogo religioso, molto praticati dalle autorità religiose, sono in realtà delle modalità che favoriscono una specifica modalità religiosa: modalità discorsiva delle religioni, che punta all’aspetto dottrinale e al testo. Le autorità cinesi silenziano le maggior parte delle religioni cinesi che non sono facilmente controllabili dallo stato. Esempi: Associazione daoistra:
La storia cinese è legata alle dinastie. Ogni dinastia corrisponde ad un cambio di periodo. Con la dinastia Han si ha le prime testimonianze dell’arrivo del buddhismo in Cina. Periodo che va dalla fine della dinastia Zhou alla dinastia Qin. L’approccio tradizionale: presenza di grandi scuole (confucianesimo, daoismo, moismo, legismo, sofisti ecc), in realtà nella Cina dell’epoca non succedeva. Non si tratta di una serie di scuole. La parola confucianesimo non esisteva. Sono gli storici della dinastia Han che creano dei contenitori aa cui danno il nome daoismo ecc che determinano quelle categorie che in parte usiamo oggi. Approccio critico: le definizioni delle scuole sono moderne e si sottolineerebbe che religioni e filosofie distinte non esistevano. Erano accademie e i testi sono spesso misti, mescolano elementi che provengono da testi differenti confusione tra gli studiosi. Questi testi raramente venivano scritti da un solo autore, era un gruppo di studiosi o discepoli che costruivano il testo. Pensiero cinese: grande complessità. I testi ritrovati cambiano la percezione del passato. I testi del daoismo non erano daoisti. Quando sono stati creati i primi testi daoisti come il Laozi (daodejing) e Zhuangzi, sono stati solo dopo catalogati come daoisti. Differenza tra scuola dei ru (funzionari letterati) e di scuola confuciana. La parola confucianesimo è una parola moderna. I testi della Cina apre Han, venivano scritti in listarelle di bambo tenuti insieme da corde. In base alla lunghezza delle listarelle il pensatore doveva concentrare o meno il proprio pensiero. Si rischiava che una listarella andasse perduta quindi doveva essere scritto tutto su una listarella. significa che c’è una differenza al modo con cui costruiamo oggi il nostro pensiero. I testi facevano poche differenze tra le discipline. Esempio il daodejing è un testo che presumibilmente riguardava la politica che aveva dei risvolti filosofici (educazione del principe) c’è una fluidità degli argomenti. I testi non erano pensati per una lettura astratta, ma collegati con una pratica personale, comunitaria: riti, pratiche personali, A volte solo oggetti di status symbol come corredi funerali. L’OPPOSIZIONE Aristotele: il tipo di opposizione è diverso il base al livello di opposizione tra gli opposti. Livello di opposizione minimo costituito da “correlativi” come la correlazione tra padre e figlio o doppio e il mezzo. Padre implica che c’è un figlio e figlio implica che c’è un padre. I “contrari” sono come il bianco e nero che prevedono degli elementi intermedi come il grigio. Poi c’è un livello ulteriore di opposizione. “privazione e possesso” come nel caso di cecità e vista. Le due cose sui escludono a vicenda. Un livello ulteriore è dato dai “contraddittori”: si danno nel momento in cui noi formuliamo delle frasi che sono l’opposto dell’altra frase “sono seduto/non sono seduto”; qui gli opposti sono inconciliabili. Il pensiero classico cinese tende a considerare la dimensione dei correlativi, che sono considerati più importanti che non tutti glia altri tipi di opposizione. Ha un significato importante: nella Cina antica si fa poco uso di categorie dualistiche. C’è una tendenza al polarismo: una serie di rapporti che si danno da opposti correlativi. (il dualismo sono opposti contrari). Gli opposti correlativi li possiamo vedere rappresentati all’interno della immagine del dao: ci sono degli opposti bianco e nero che hanno forme sinuose, e si tratta di una forma che va pensata in
movimento in cerchio. Questi opposti sono correlativi, non possono darsi senza l’altro. Ci sono i due pallini di colore opposto che troviamo nel momento di massima forza della forma. Nel punto di massima forza del bianco c’è il pallino nero che sta ad indicare il seme da cui parte, dopo la fine della forma massima, la parte nera la quale avrà lo stesso meccanismo. Le due forze vengono chiamate Yin (la parte nera che tende verso il basso) e Yang (la parte bianca che tende verso l’alto), sono correlativi, non possono stare uno senza l’altro. Yin si richiama alla concezione di nuvola che indica una contrazione, yang è la dimensione del sole, della luce quindi indica l’espansione. 陰云 陽日. Contrazione ed espansione sono due elementi importanti perché sono una specie di idea da cui originano tutte le altre. Il respiro è una azione che facciamo costantemente, è una continua espansione e contrazione dei polmoni. LA CONOSCENZA Tra i pensatori classici non ci si domanda una serie di domande con “che cosa”, ma con “come”. Si passa da un approccio di tipo astratto ad uno concreto che presuppone un rapporto ampio, un coinvolgimento di una persona che spiega e una che ascolta. È un sapere che è sempre praticabile, pensato in relazione alla sua efficacia nell’etica, politica, cosmologia. Quando noi conosciamo qualcosa, questa conoscenza fa parte della realtà. Chi conosce non si trova al disopra del mondo ma si trova nel mezzo del mondo. Il sapere non è solo intellettuale, ma è sempre legato al modo di vivere nel mondomotivo per cui non c’è un sapere astratto e generico, è legato alla dimensione etica, politica, medicina, pratiche, strategia. Un pensiero orientato alla conoscenza non serve, ma piuttosto all’azione che ha due orientamenti:
testi, una unità di pensiero e di ortodossia, che ci sia bisogno di una autorità unitaria. Tutto ciò non è sempre vero come per il daoismo soprattutto pre han, forma di pensiero che non rientra in nessuna di queste indicazioni:
ZHUANGZI: ha due significati:
Laozi è contro i governanti che sottraggono il cibo alla popolazione fanno patire la fame, per una questione di governabilità. Il sovrano non può governare quando h tutti contro. Può governare quando può gestire il governo e rendere la gente tranquilla:
Nell’epoca classica il pensiero cinese entra in crisi che apre una stagione di riflessioni profonde sul senso dello stato, del saggio, sull’etica. A partire dall’epoca delle primavere e degli autunni si avranno molte correnti, pensatori, testi che si interrogheranno sul senso della comunità umana, sul governo dello stato, riflessioni sul tema del poteremolte riflessioni sulla filosofia pratica. Si inserisce in questo contesto Confucio, molto importante pe la cultura cinese. Fu l’iniziatore della tradizione di studi, testi e comportamenti importanti per Cina, Giappone, Corea, tutto il mono sinico. I funzionari saranno formati da idee attribuite a lui e consolideranno la corrente Ru, che inizialmente erano i specialisti dei riti e della musica. Questa corrente esisteva già prima di Confucio, ma egli gli da un orientamento decisivo. Inizialmente Confucio non fu un personaggio importante, solo dopo molto tempo il suo pensiero diventa fondamentale. Il sinogramma RU 儒 era originariamente legato alla figura di un uomo che sta sotto la pioggiaun uomo che riceve istruzioni dal cielo. In origine i RU erano degli sciamani e divinatori, persone che si mettevano in contatto con gli dei per capire come gli uomini dovevano comportarsi. La parola confucianesimo è moderna, storicamente si parlava Rujia o Rujiao. Come si intende la figura di Confucio? Un religioso? Un filosofo? L’idea che sia un filosofo è molto diffusa in Europa. Molto filosofi europei lo definiscono un deista razionalista, persona che riteneva razionale pensare ad un essere superiore che aveva creato la terra. Confucio non è un pensatore o filosofo o un uomo religioso. È più corretto chiamarlo un maestro o educatore. Quasi tutti i paragrafi di un’opera più importante di Confucio iniziano con “il maestro disse”. L’importanza dell’educazione è c’entrale a Confucio ciò lo permette di essere considerato come un maestro. È molto difficile definire i dialoghi di Confucio come testi filosofici, si tratta di testi sistematici, non trattano di teorie, ma tendono ad avere un obbiettivo chiaro: vogliono trasmettere un metodo per diventare pienamente umani. I dialoghi di Confucio si presentano come l’indicazione di una via, di un dao per diventare umani. Questo metodo consiste nell’apprendere i riti, il cerimoniale 礼 (li), l’insieme della cultura, delle buone maniere, dell’educazione che consentono di migliorarsi sempre di più. L’apprendimento del cerimoniale, dei riti e la dimensione etica che ne deriva: il senso di umanità che proviene dall’assorbimento dei riti. Per sottolineare la relazione stratta fra l’importanza dei riti e il loro assorbimento bisogna riflettere sulla relazione tra i caratteri di corpo 体 (ti) e rito 礼 (li): questi due caratteri sono vicini. I caratteri scritti in tradizionale hanno la stessa parte fonetica (la parte a destra). Si può interpretare l’idea di corpo 體 come un vaso rituale nella carne; il rito 禮 rappresenta una dimensione umana formalizzata, ricevuta dalla tradizione che deve essere rinnovata, resa di nuovo viva nella carne. simile all’immagine di dao come sentiero, che ha bisogno delle persone per essere mantenuto. Siamo abituati a pensare che la forma, l’etichetta non sono importante, sono solo forma, ma per Confucio non è così. La forma è il dao, il modo con cui noi abbiamo delle relazioni con gli esseri umani, si trattano di convenzioni, ma sono ciò che ci rende diversi dai barbari e dagli animali. La forma si deve riattivare dentro di noi C’è un valore trasformativo della forma. In Giappone c’è il culto della presentazione e del pacchetto è ha un significato legato sia a ragioni commerciali ma c’è anche una componente legata dall’importanza della forma. La forma, il modo in cui io presento non è vuota, dice quanto io tengo le relazioni con altri, mostra la modalità con cui io li tratto. La forma non è indifferente. La forma trasforma ciò che noi siamo. Una volta messo in atto una serie di comportamenti, questi si attaccano a noi e dall’esterno vengono a compenetrarsi dentro di noi (si avvicina all’idea di Habitus di Pierre Boudieu). Quando i riti vengono rivitalizzati dentro di noi, noi siamo trasformati da questi riti.
essere umano e benevolo e deve muovere gli altri non attraverso l’obbligo ma attraverso il fascino e il magnetismo che emana attraverso l’incarnazione dei riti. Il far muovere gli altri senza una azione diretta il carisma e la potenza come “wuwei”. È interessante come si è costruito il canone confuciano. Possiamo capire tutto ciò che all’epoca di Confucio era ritenuto essenziale per la cultura di un uomo educato. In epoca Han si costruisce un canone di 5 classici. Prima del periodo Han c’era anche il YUEJI, il libro della musica, andato perduto a causa del rogo dei libri da parte dell’imperatore giallo.
intendere come realmente esistenti, è un modo di strutturare il discorso che deriva da quest’opera. Un’opera di interpretazione del passato. bisognava mettere ordine nel casino di moltissime scuole differenti con pensieri diversi. Nei ritrovamenti si è accorti che queste scuole non esistevano dal punto di vista istituzionale. Si ha la certezza che esistevano le accademie, aveva al suo interno dei maestri che avevano diverse posizioni. Sima Qian ha creato queste etichette. Altre scuole sono la scuola della diplomazia, agriculturalismo, dei discorsi minori e sincretismo. Altre ancora non citate nello Shiji solo la scuola di strategia di Sunzi (l’arte della guerra, di epoca precedente dalla dinastia Han, ma diversa da tutte le altre scuole. Un manuale di strategia militare), Yangismo (sosteneva l’importanza di preservare la propria salute anche a costo che lo stato si sfasci, era una corrente molto diffusa, guardata in modo molto sospettoso dalle altre correnti), e arti mediche. LA SCUOLA DEL DAO Ha a che vedere con i testi di Laozi (6/4° sec A.C., personaggio mitico) e di Zhuangzi (4° sec A.C., personaggio storico). Non si può parlare della scuola del dao come scuola a sé solo per l’uso della parola daoè una idea successiva. Nella cultura cinese, anche nelle tradizioni non moderne, ci sono creazioni di tradizioni, Sima Qian ha creato questa tradizione. LA SCUOLA YIN-YANG E DELLE 5 FASI È una scuola o approccio, che fa con il rapporto con il cosmo un elemento centrale del discorso politico e delle relazioni tra uomo e cosmo. La parola yin-yang ha a che vedere con il fatto che tutte le cose e la realtà in qualche modo proviene da una forma di relazione di interrelazione tra due poli opposti, il polo dello yin e il polo dello yang. Delle modalità attraverso cui il QI (l’energia vitale) si condensa si rarefà. Quando si condensa diventa yang, quando si rarefà diventa yin. Il principio dello yin e yang è collegata ad una coppia di principi, l’uno non può essere senza l’altro, sono degli opposti correlativi che stanno indicare le diverse relazioni e movimenti del QI. Le 5 fasi sono dei momenti in cui il Qi viene a passare da una fase o agente ad una altro. Partendo dalla terra che da origine al metallo, il metallo da origine all’acqua, l’acqua da origine al legno, il legno da origine al fuoco e il fuoco da origine alla terra. CIRCOLO DI GENERAZIONE, la fase precedente da origine alla fase successiva. Questo ciclo di generazione è ciò che collega le varie fasi fra loro. Un altro tipo di collegamento fra le fasi è all’interno del ciclo CICLO DI CONQUISTA, più antico di quello di generazione. Si tratta di due modi diversi di pensare e collegare le relazioni fra loro. In quello di conquista: il fuoco che domina il metallo, il metallo domina il legno (lo taglia), il legno domina la terra, la terra domina l’acqua e l’acqua domina il fuoco. Non è corretto però di parlare di elementi, si usa il carattere 行 che non significa elemento. Con la parola fase si ha più l’idea di trasformazione. Elemento rimane sempre uguale, non cambia. Qui tutto quanto è giocato sul cambiamento. Il mondo è pensato come un continuo cambiamento. Troviamo qualcosa di simile nella scuola del dao: non esisteva prima che la costruisse sima Qian. È avvenuta una cosa del genere anche per la corrente dello Yin e yang, perché mette insieme due correnti diverse: la corrente legata alla idea yin e yang e una legata alle 5 fasi. Una che puntava a vedere le trasformazioni del mondo sulla base di un codice binario: yin e yang, e uno che segue un codice quinquennario. C’è l’idea che entrambe siano collegate ad un Qui che starebbe al disotto delle due idee, ma sono due approcci diverse. È probabile che erano due orientamenti diversi e poi messi insieme a posteriori.
La scuola del maestro Mo (Mozi 470-391 AC). Mozi pare che provenisse dalla classe dei mercanti, non avevano interesse per i riti ma per questioni di tipo pratico. È tra le principali concorrenti della scuola Ru. La scuola moista si presenta un avversario della scuola ritualista (a cui faceva a capo Confucio). Il carattere al centro della scuola è: 利 (li), “interesse”. La scuola moista sosteneva che era possibile gestire lo stato solo a partire dall’interesse dei suoi cittadini. Il programma di Mozi è un programma di forte pragmatismo, utilitarismo e meritocrazie per lo stato era importante che la gestione dello stato fosse efficace, che lo stato non andasse alla ricerca delle cose più giuste da una certa prospettiva ma non promettevano di gestire efficacemente la sfera pubblica. Questo era possibili solo a partire da una situazione meritocratica: se io devo dare un posto di un funzionario lo darò al più capace. Nella corrente Ru succedeva il contrario, c’era il familismo, andava al potere non il più capace. Mozi era contro questa idea, ma questo non indicava uno stato democratico, era comunque autoritario. Si tratta di un discorso razionale quello che fa Mozi, e questa idea la troviamo applicata in tutto il canone moista. Questa è la base da cui poi si svilupperà dal moismo la scuola dei Nomi o dei sofisti che utilizzava una interpretazione iper razionale dell’interpretazione di certe domande per riuscire ad avere la meglio sull’avversario nel discorso. Dal punto di vista di Mozi l’etichetta e arti sono inutili e i riti e l’etichetta impoveriscono la gente. Così lo stato basato su equità universale era più conveniente per tutti coloro che ne fanno parte. I moisti erano molto ricercati in Cina perché grazie alle loro abilità tecniche avevano sviluppato delle tecniche dal punto di vista difensivo (costruzioni di mura e armi). Equità universale significava qualcosa di molto diverso dall’idea di Confucio. Per confucio era appropriato colui che di fronte ad una situazione di carestia, pensava a dar da mangiare al proprio padre. Per Mozi non era indice di equità universale, ma di pensare solo alla propria famiglia. Un bravo moista doveva dar da mangiare alla prima persona che si incontrava. Per confucio questo era una totale mancanza di pietà filiale. LA SCUOLA DEI NOMI Un rappresentante molto famoso è Gongsun Long il quale afferma “un cavallo bianco non è un cavallo”. Diverse interpretazioni:
È una scuola che la legge il centro del pensiero. La legge applicata indipendentemente da qualsiasi tipo di meccanismo, è superiore ai riti e classi sociali. Tra i principali studiosi c’è Han Feizi, discepolo di uno studioso confuciano Sunzi, e porterà il pensiero legista al punto massimo. Una altro è Li Si che era in stretto contatto con l’imperatore giallo. I legisti consideravano come simbolo la bilancia, il compasso e la squadra. Si muove da una visione disincantata del tempo e della storia umana, non c’è giudizio di valore a partire da cui costruire lo stato. Governare lo stato non può essere una questione di tradizioni, la legge è un sistema autosufficiente e che va applicato senza distinzioni, è totalmente oggettiva e autonoma, non dipende dal sovrano che spesso è egoista.