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Appunti refilao 2020/2021 mod. 2, Appunti di Filosofia

Appunti del modulo 2 del corso "Religioni e filosofie dell'Asia orientale"

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 29/09/2021

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andrea-pancheri 🇮🇹

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Come avvicinarsi alle religioni dell’asia Orientale?
Che cosa è centrale nello studio delle religioni? Centrale è il ruolo dei paradigmi.
Davanti alle religioni orientali è necessario cambiare approccio. Molte delle prospettive che
provengono da molti studi sulle religioni cercano un approccio di tipo teologico incentrato sui testi
e idee religiose, ma bisogna muoversi su approcci che mettono al centro le pratiche, le relazioni fra
le varie pratiche, e il significato che mette in campo una pratica di per sé. Dal primato della
dottrina bisogna passare dal primato della pratica.
Approcci classici nello studio delle religioni:
- Quante religioni ci sono in Cina?
- Quale religione è più diffusa in Cina?
- In che cosa credono i cinesi?
Questi presupposti che ci fanno fare queste domande non sono sufficienti per rendere conto della
situazione in paesi come la Cina, Giappone.
Bisogna trovare un altro approccio Adam Chau lo definisce “relazionale”: il punto centrale è
“come praticano la religione i cinesi?”. Da “cosa” a “come”.
Le domande più semplici nascono da presupposti ricondotti ad un approccio sostanzialistico e
quantitativo: pensare alle religioni come elementi che hanno una loro identità sostanziale e sono
distinguibili dalle altre, e basato su dati quantitativi. È un approccio che pensa alle religioni come
elementi isolati e precise identità, elementi numerabili e si ipotizza anche che un devoto di una
religione segua esclusivamente quella religione a cui è devoto. le regioni non possono
influenzarsi.
Che cosa è la religione? (domanda classica): si pone l’accento che la religione sia qualcosa
di identificabile e distinguibile dalle altre. È un presupposto.
Quali sono i presupposti di un approccio sostanzialistico e quantificativo (che ci fanno pensare che
una religione è chiaramente definibile)?
- Pensare una religione come oggetto chiaro e distinto
- Viene data molta importanza alla dottrina e ai testi (all’ortodossia): il contenuto di fede.
- Esclusivismo religioso: io non posso pensare contemporaneamente a due dottrine. idea
che funziona in certe religioni come quelle abramitiche (cristianesimo, musulmani e islam).
Al difuori è più complicato, non si può avere un approccio sostanzialistico e quantitativo.
Accanto a questi presupposti ce ne sono altri derivanti dall’approccio moderno protestante alla
religione:
- prevede che la religione abbia un impegno etico e sociale forte
- consente di vederla con un punto di vista di superiorità morale rispetto alla “magia” nei
confronti della “vera religione”
- la religione come fattore privato e interiore
Adam Chau definisce la religione ogni forma di interazione con spiriti, dio, dei, antenati, fantasmi o
spiriti maligni.
L’elemento centrale che sta nell’approccio di Chau è la relazione sociale: pensare la socialità
all’interno di tutti gli aspetti che concorrono nella vita dei cinesi. La religione è l’insieme di
relazioni che hanno a che vedere con la dimensione sovra umana. In cinese relazioniguanxi
giapponesekankei.
Questo modo di definire la religione sembra andare contro alla riflessione teologica europea. In
Europa l’idea teologica di religione si è spesso basata sull’opposizione tra religione (legata
all’interiorità, generosità e l’impegno sociale. La religione è vera. Si basa sull’dea che l’anima è il
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Come avvicinarsi alle religioni dell’asia Orientale? Che cosa è centrale nello studio delle religioni? Centrale è il ruolo dei paradigmi. Davanti alle religioni orientali è necessario cambiare approccio. Molte delle prospettive che provengono da molti studi sulle religioni cercano un approccio di tipo teologico incentrato sui testi e idee religiose, ma bisogna muoversi su approcci che mettono al centro le pratiche, le relazioni fra le varie pratiche, e il significato che mette in campo una pratica di per sé. Dal primato della dottrina bisogna passare dal primato della pratica. Approcci classici nello studio delle religioni:

  • Quante religioni ci sono in Cina?
  • Quale religione è più diffusa in Cina?
  • In che cosa credono i cinesi? Questi presupposti che ci fanno fare queste domande non sono sufficienti per rendere conto della situazione in paesi come la Cina, Giappone. Bisogna trovare un altro approccio  Adam Chau lo definisce “relazionale”: il punto centrale è “come praticano la religione i cinesi?”. Da “cosa” a “come”. Le domande più semplici nascono da presupposti ricondotti ad un approccio sostanzialistico e quantitativo: pensare alle religioni come elementi che hanno una loro identità sostanziale e sono distinguibili dalle altre, e basato su dati quantitativi. È un approccio che pensa alle religioni come elementi isolati e precise identità, elementi numerabili e si ipotizza anche che un devoto di una religione segua esclusivamente quella religione a cui è devoto.  le regioni non possono influenzarsi.  Che cosa è la religione? (domanda classica): si pone l’accento che la religione sia qualcosa di identificabile e distinguibile dalle altre. È un presupposto. Quali sono i presupposti di un approccio sostanzialistico e quantificativo (che ci fanno pensare che una religione è chiaramente definibile)?
  • Pensare una religione come oggetto chiaro e distinto
  • Viene data molta importanza alla dottrina e ai testi (all’ortodossia): il contenuto di fede.
  • Esclusivismo religioso: io non posso pensare contemporaneamente a due dottrine.  idea che funziona in certe religioni come quelle abramitiche (cristianesimo, musulmani e islam). Al difuori è più complicato, non si può avere un approccio sostanzialistico e quantitativo. Accanto a questi presupposti ce ne sono altri derivanti dall’approccio moderno protestante alla religione:
  • prevede che la religione abbia un impegno etico e sociale forte
  • consente di vederla con un punto di vista di superiorità morale rispetto alla “magia” nei confronti della “vera religione”
  • la religione come fattore privato e interiore Adam Chau definisce la religione ogni forma di interazione con spiriti, dio, dei, antenati, fantasmi o spiriti maligni. L’elemento centrale che sta nell’approccio di Chau è la relazione sociale: pensare la socialità all’interno di tutti gli aspetti che concorrono nella vita dei cinesi. La religione è l’insieme di relazioni che hanno a che vedere con la dimensione sovra umana. In cinese relazioniguanxi giapponesekankei. Questo modo di definire la religione sembra andare contro alla riflessione teologica europea. In Europa l’idea teologica di religione si è spesso basata sull’opposizione tra religione (legata all’interiorità, generosità e l’impegno sociale. La religione è vera. Si basa sull’dea che l’anima è il

punto centrale che deve essere slavata.) e magia (legata alla strumentalità: è uno strumento per ottenere un beneficio, la magia è egoista, avida e immorale perché legata al desiderio di ottenere benefici materiali. La magia è falsa. La magia pensa solo ai benefici per il corpo). Se noi partiamo dall’idea di chau: che ci siano relazioni sociali tra esseri umani e la dimensione sovra umanasi pensa che gli spiriti esistano. C’è bisogno che noi crediamo all’esistenza degli spiriti?  questa domanda nasce da presupposti. Non bisogna chiederci se esistono, egli fa riferimento ad un approccio della antropologia che propone una alternativa alla dimensione credere/non credere: fornita dalla distinzione di emico ed etico. Distinzione nata da un discrimine del linguista Pyke che fa una distinzione tra fonologia e fonetica

  • Emico (phonemics/fonologia): è il punto di vista degli attori sociali, del nativo. La descrizione di una idea/pratica che ha significato per gli attori sociali e culturali.
  • Etico (fonetica): punto di vista del ricercatore, il modo di pensare esterno, dello studioso. La descrizione di una idea/pratica legata all’osservatore. Trasferirà delle nozioni che non sono originariamente presenti nel sistema osservato che sono le sue. È una prospettiva nella quale bisogna limitare i pregiudizi culturali, politici dell’osservatore. È necessario prendere una prospettiva emica, nel senso che dovremmo osservare gli abitanti nel villaggio come se credessero in quelle determinate entità. Non bisogna condividere le credenze. Secondo Chau svolgere un determinato rituale non comporti necessariamente la credenza nelle divinità interpellate. I presupposti esterni a queste religioni in Cina siano solo occidentali? NO. Quali sono i presupposti che hanno le discipline che studiano le religioni?
  • Statistica: si basa un uso ampio di dati quantitativi. Questi dati rappresentano l’elemento centrale dello studio delle religioni da parte della statisticaapproccio problematicosi basano su una idea di religione confessionale (una religione corrisponde ad una precisa identità dottrinale) e richiede una affiliazione precisa a gruppi chiaramente determinati). Le religioni cinesi sono differenti, anche in Giappone.
  • Studi religiosi (esegesi, dimensione filosofica): si basa sulla centralità dei testi canonici. Le religioni del mondo sono state create, costruite. Buddhismo, induismo si trattano di costruzioni che sono apparse ad un certo momento della storia religiosa. Non si può parlare di buddhismo prima della modernizzazione. Non si può parlare di induismo prima della consolidazione della amministrazione coloniale inglese nell’India. Quali domande si pongono? Cosa pensano i buddhisti? Quali sono le idee più importanti? Quali solo i concetti chiave di testo?  importanza dottrinale e sui testi.
  • Storia delle religioni: le religioni vengono studiate come fenomeni storici. Si chiede come si sono sviluppate le religioni nell’asia orientale. Come sono cambiate le divinità nel corso del tempo. Come è stata introdotta in Cina la parola zongjiao (religione) dal Giappone. L’approccio si basa su un uso massiccio di testi e materiali. I testi possono anche essere di tipo teorici ma non solo, anche documenti per comprendere la teoria e la modalità con cui si vive la religione in un periodo storico
  • Sociologia delle religioni: come interagiscono le religioni con la società. Il senso è quello di predire determinati risultati tramite al ricorso a dati quantitativi. È finalizzato per un interesse da parte delle istituzioni e lo stato. Il problema è che di difficile applicazione in Cina perché tende a basarsi su religioni confessionali e esclusivo.
  • Scienze politiche: riconoscere e controllare una radicalizzazione religiosa. Come votano i membri di una certa regione. Anche qui si dà per scontato un approccio esclusivo.

Anche le classi meno elevate c’è una attenzione per la modalità liturgica: raccolta di offerte per pagare un prete per svolgere un rituale elaborato. La modalità immediata-pratica era molto diffusa presso la popolazione di livello basso e anche l’attività relazionale. Secondo il grafico della CFPS ( China Family Panel Studies ) la grande maggioranza della popolazione segue le chinese folk religions (culti locali, confucianesimo, daoismo, buddhismo cinese) e non religiosi. Poi c’è il buddhismo (16%). Poi altre organizzazioni religiose includendo il folk salvationism e Daoismo (7,6%). Poi cristianesimo e islam.  c’è una sostanziale differenza tra religioni organizzate (buddhismo, organizzazioni religiose, cristianesimo e islam), la stra grande maggioranza dei cinesi sono senza una specifica organizzazione, non seguono una specifica religione in senso confessionale. Le religioni popolari cinesi non hanno una struttura confessionale definita, quindi sono mescolate insieme, non c’è differenza. Per questo motivo c’è differenza tra buddhismo cinese e buddhismo: c’è una differenza sull’atteggiamentola popolazione cinese pur avendo una relazione con i costumi, i culti, le pratiche che fanno parte della vita quotidiana della cultura cinese, non fa parte di specifiche confessioni.  differenza fondamentale di vivere le religioni come pratiche sganciate dalle denominazioni specifiche che noi troviamo nella maggioranza della popolazione cinese. Vengono tenute da parte le religioni che insistono sulle confessioni e denominazioni religiose. Questa complessità la troviamo anche in Giappone. Il radicamento dell’idea di religione confessionale è più profondo della Cina. Da un grafico sulla affiliazione religiosa in Giappone i giapponesi praticano tanto lo Shinto quanto il Buddhismo, molti giapponesi non dichiarano la propria religione ma solo a quella a cui la è affiliata. Molte pratiche diffuse con l’obon (festa dei morti), la visita ai templi shinto e buddhisti l’omairi sono considerate solo relativamente religiose ma dei costumi, inoltre non bisogna essere affiliati ad una religione precisa. In questo grafico mancano gli atei. Bisogna considerare i dati quantitativi con maggiore attenzione e scetticismo. Una alternativa praticata anche da Adam Chau è quella di sostituire i modelli dottrinali e quantitativi con un approccio di tipo pratico. L’approccio pratico che punta come mostrare in Cina e Giappone sia più importante la parte pratica della parte dottrinale, l’approccio pratico è più convincente. Le varie modalità di pratica entrano in relazione fra loro attraverso forma di competizione. Ad esempio.

  • Competizione fra modalità differenti: una pratica di un testo può entrare in competizione con una pratica di tipo relazionale. Una pratica personale può entrare in competizione con una pratica immediata
  • Competizione all’interno della medesima modalità: una pratica del testo X può entrare in competizione con una pratica del testo Y
  • Competizione fra i fornitori di servizi religiosi: templi forniscono dei servizi in competizione fra loro per attrarre clienti. Si sta applicando un tipo di modello che si avvicina al modello del mercato. Non è sufficiente parlare di denominazioni religiose perché non spiega molto. Definizione come confucianesimo daoismo ecc non aiutano a comprendere le religioni come sono vissute in Cina. Obiezione: «Perché diciamo che Daoismo, Buddhismo, ecc. non sono categorie rappresentative per spiegare la religione in Cina, quando molti commentatori cinesi e lo stesso governo cinese

spiegano le religioni cinesi in quel modo? Non dovrebbero conoscere meglio degli altri la propria cultura?»  Questa obiezione è in realtà parte da una idea un po’ ingenua, le connessioni culturali sono complicate e operano in modo contorto. Ad esempio gli effetti del colonialismo e orientalismo nell’Asia Orientale; le tradizioni inventate che sembrano antiche ma sono moderne; gli stati nazione alterano il loro passato e la percezione del presente. Le élite politiche e religiose in Cina hanno un interesse nel costruire una immagine definita di religione, idea di religione presa da quelle abramitichesi creano così dei contenitori definiti: Buddhismo, Daoismo, Cristianesimo, e questo è utile al controllo dello stato. Il modo di pensare sul concetto di pluralismo religioso è basato su un’idea di identità religiosa forte e su una differenza sostanziale fra le diverse denominazioni religiose. L’assunzione di questo pluralismo ci impedisce di comprendere la situazione religiosa in Cina. Il pluralismo religioso e il dialogo religioso, molto praticati dalle autorità religiose, sono in realtà delle modalità che favoriscono una specifica modalità religiosa: modalità discorsiva delle religioni, che punta all’aspetto dottrinale e al testo.  Le autorità cinesi silenziano le maggior parte delle religioni cinesi che non sono facilmente controllabili dallo stato. Esempi: Associazione daoistra:

  • Quanzhen: forma che domina l’associazione daoista. In grado di avere una migliore capacità retorica e dottrinale rispetto ai ritualisti zhengyi. Quindi sembra più religiosa dei zhengyi.
  • Zhengyi Buddhismo confessionale: ha una capacità molto maggiore di quello del taoismo di sviluppare teorie, discorsi e testi. Il confucianesimo: non è considerato una religione. Non esiste un confucianesimo confessionale. Esistono delle pratiche, riti confuciani che sono parte della dimensione delle religioni popolari cinesi. La Cina è troppo complessa per l’idea di pluralismo religioso, e questa idea la possiamo distillare da una precisa situazione: le religioni in Cina sono per lo più non denominazionali.  Questa situazione rende queste pratiche non esclusiviste. Gli stati nazione si barricano dietro a dei paradigmi su come si pensano le religioni. Questi paradigmi sembrano essere molto solidi:
  • Paradigma di tipo cognitivista: pensare che le religioni sono delle teorie che si devono conoscere
  • Paradigma religioso e istituzionale: pensare che le religioni siano delle istituzioni religiose Questi paradigmi difendono le modalità di costruzione degli stati nazione perché puntano a definire in modo identitario le religioni. Puntare alle identità religiose è un modo per insistere su una modalità che è la stessa modalità degli stati nazione che puntano a loro volta su delle identità di tipo culturale o politico o naturale. Situazione del Giappone: la situazione è differente a causa delle differenze storie e processi religiosi che si hanno avuti. Le premesse erano simili alla Cina di quell’epoca. Il Giappone era simile alla Cina dell’epoca in età antica. I meccanismi di potere delle religioni non erano basati sulle dottrine ma sulle pratiche che variavano a seconda del tempio di riferimento o dell’epoca.

PENSIERO CINESE CLASSICO

La storia cinese è legata alle dinastie. Ogni dinastia corrisponde ad un cambio di periodo. Con la dinastia Han si ha le prime testimonianze dell’arrivo del buddhismo in Cina. Periodo che va dalla fine della dinastia Zhou alla dinastia Qin. L’approccio tradizionale: presenza di grandi scuole (confucianesimo, daoismo, moismo, legismo, sofisti ecc), in realtà nella Cina dell’epoca non succedeva. Non si tratta di una serie di scuole. La parola confucianesimo non esisteva. Sono gli storici della dinastia Han che creano dei contenitori aa cui danno il nome daoismo ecc che determinano quelle categorie che in parte usiamo oggi. Approccio critico: le definizioni delle scuole sono moderne e si sottolineerebbe che religioni e filosofie distinte non esistevano. Erano accademie e i testi sono spesso misti, mescolano elementi che provengono da testi differenti  confusione tra gli studiosi. Questi testi raramente venivano scritti da un solo autore, era un gruppo di studiosi o discepoli che costruivano il testo. Pensiero cinese: grande complessità. I testi ritrovati cambiano la percezione del passato. I testi del daoismo non erano daoisti. Quando sono stati creati i primi testi daoisti come il Laozi (daodejing) e Zhuangzi, sono stati solo dopo catalogati come daoisti. Differenza tra scuola dei ru (funzionari letterati) e di scuola confuciana. La parola confucianesimo è una parola moderna. I testi della Cina apre Han, venivano scritti in listarelle di bambo tenuti insieme da corde. In base alla lunghezza delle listarelle il pensatore doveva concentrare o meno il proprio pensiero. Si rischiava che una listarella andasse perduta quindi doveva essere scritto tutto su una listarella.  significa che c’è una differenza al modo con cui costruiamo oggi il nostro pensiero. I testi facevano poche differenze tra le discipline. Esempio il daodejing è un testo che presumibilmente riguardava la politica che aveva dei risvolti filosofici (educazione del principe)  c’è una fluidità degli argomenti. I testi non erano pensati per una lettura astratta, ma collegati con una pratica personale, comunitaria: riti, pratiche personali, A volte solo oggetti di status symbol come corredi funerali. L’OPPOSIZIONE Aristotele: il tipo di opposizione è diverso il base al livello di opposizione tra gli opposti. Livello di opposizione minimo costituito da “correlativi” come la correlazione tra padre e figlio o doppio e il mezzo. Padre implica che c’è un figlio e figlio implica che c’è un padre. I “contrari” sono come il bianco e nero che prevedono degli elementi intermedi come il grigio. Poi c’è un livello ulteriore di opposizione. “privazione e possesso” come nel caso di cecità e vista. Le due cose sui escludono a vicenda. Un livello ulteriore è dato dai “contraddittori”: si danno nel momento in cui noi formuliamo delle frasi che sono l’opposto dell’altra frase “sono seduto/non sono seduto”; qui gli opposti sono inconciliabili. Il pensiero classico cinese tende a considerare la dimensione dei correlativi, che sono considerati più importanti che non tutti glia altri tipi di opposizione. Ha un significato importante: nella Cina antica si fa poco uso di categorie dualistiche. C’è una tendenza al polarismo: una serie di rapporti che si danno da opposti correlativi. (il dualismo sono opposti contrari). Gli opposti correlativi li possiamo vedere rappresentati all’interno della immagine del dao: ci sono degli opposti bianco e nero che hanno forme sinuose, e si tratta di una forma che va pensata in

movimento in cerchio. Questi opposti sono correlativi, non possono darsi senza l’altro. Ci sono i due pallini di colore opposto che troviamo nel momento di massima forza della forma. Nel punto di massima forza del bianco c’è il pallino nero che sta ad indicare il seme da cui parte, dopo la fine della forma massima, la parte nera la quale avrà lo stesso meccanismo. Le due forze vengono chiamate Yin (la parte nera che tende verso il basso) e Yang (la parte bianca che tende verso l’alto), sono correlativi, non possono stare uno senza l’altro. Yin si richiama alla concezione di nuvola che indica una contrazione, yang è la dimensione del sole, della luce quindi indica l’espansione. 陰云 陽日. Contrazione ed espansione sono due elementi importanti perché sono una specie di idea da cui originano tutte le altre.  Il respiro è una azione che facciamo costantemente, è una continua espansione e contrazione dei polmoni. LA CONOSCENZA Tra i pensatori classici non ci si domanda una serie di domande con “che cosa”, ma con “come”. Si passa da un approccio di tipo astratto ad uno concreto che presuppone un rapporto ampio, un coinvolgimento di una persona che spiega e una che ascolta. È un sapere che è sempre praticabile, pensato in relazione alla sua efficacia nell’etica, politica, cosmologia. Quando noi conosciamo qualcosa, questa conoscenza fa parte della realtà. Chi conosce non si trova al disopra del mondo ma si trova nel mezzo del mondo. Il sapere non è solo intellettuale, ma è sempre legato al modo di vivere nel mondomotivo per cui non c’è un sapere astratto e generico, è legato alla dimensione etica, politica, medicina, pratiche, strategia. Un pensiero orientato alla conoscenza non serve, ma piuttosto all’azione che ha due orientamenti:

  • L’azione etica e/o politica come i testi di Confucio e Mencio che mostrano un’azione etica e politica e il testo Laozi che elabora una idea politica a partire da una cera concezione politica (la violenza). Quest’azione nasce dalla dimensione dell’invisibile e si esprime nella dimensione del visibile. La nostra etica parte da una dimensione che non si vede ma porta dei frutti visibili come anche la politica, non vediamo le idee ma i frutti. L’azione umana da ordinamento al mondopresente soprattutto nelle correnti confuciane. Per Laozi  non è dare un ordinamento al mondo ma un entrare in sintonia con il mondo.
  • Azione di affinamento di sé come il testo di Zhuangzi volutamente sganciato dalla dimensione politica e si concentra sull’aspetto dell’affinarsi personale. Azione in cui si agisce sul microcosmo (se stessi) e ci permette una relazione con il macrocosmo. Relazione possibile attraverso il nascondimento. Non si cerca il potere, ma di rimanere nascosti, in questo modo si prende parte alle trasformazioni del mondo, si diventa parte del mondo. Classico orientamento delle correnti daoiste. Esempi: Pratiche medico-ginniche, pratiche meditative, pratiche di eremitaggio Il pensiero daoista parla del dao (Giapponese dou/michi). Cosa è il dao? La parola dao non è solo limitata al daoismo, era una parola comune all’epoca del pensiero cinese classico. Aveva un significato ampio:
  • Strada, metodo, via
  • Camminare, avanzare
  • Parlare Termine importante perché indica l’enorme valore sul metodo e modalità, che sono più importante del fine. È il mezzo che giustifica il fine. Solo se abbiamo un mezzo adeguato arriviamo

testi, una unità di pensiero e di ortodossia, che ci sia bisogno di una autorità unitaria. Tutto ciò non è sempre vero come per il daoismo soprattutto pre han, forma di pensiero che non rientra in nessuna di queste indicazioni:

  • Non c’è distinzione tra religione filosofia
  • Non c’è un fondatore storico, ma mitico
  • I testi non sono omogenei, non c’è un orientamento chiaro
  • Le dottrine erano differenti in base ai testi
  • Non è mai esistita una vera e propria struttura religiosa prima dell’arrivo del buddhismo (monachesimo)
  • Mancava l’idea e parola di daoismo Indicazioni storiche: la dinastia zhou, che entra in crisi a causa di invasioni e lotte interne, incomincia il periodo delle primavere e autunni, nel quale si colloca il Confucio, fiorire di stati e gruppi che poi rapidamente andavano a morire (autunno). Questo periodo preluderà il periodo degli stati combattenti, periodo in cui si era tutti contro tutti, si conclude con l’arrivo del primo imperatore: l’imperatore giallo  perdita di vite umane, libertà di pensiero e di persecuzioni. In questi periodi si ebbe un fiorire di molte scuole di pensiero  100 scuole, sta indicare la grande vivacità e confusione della situazione in quell’epoca  enorme frammentazione del discorso politico ed etico. Il daoismo, che si inserisce all’interno di questo contesto è una filosofia di difficile definizione. La parola daoismo è una parola a posteriori, creata in un certo punto della storia per mettere insieme dei testi e correnti delle 100 scuole, molto diverse fra loro. Il testo laozi, il testo zhuanzi, la corrente di yin yang e 5 fasi oggi tutto daoista ma una volta no era tutto separato. Oggi consideriamo la ricerca dell’immortalità in correlazione a figure come Fangshi strani alchimisti, medici che puntavano alla ricerca della immortalità che però non era considerato daoista. Per molto tempo uno di questi testi il zhuanzi è stato considerato marginale, riconsiderato solo dopo l’arrivo del buddhismo che aveva esigenze che richiamavano questo testo. E dopo oltre 500 anni dopo la composizione il zhuanzi è entrato nel canone daoista. Gli storici dell’epoca Han hanno definito ciò che era daoismo, tra il 200 ac e il 220 dc, ci sono stati degli storici che hanno inventato il daoismo. Dovevano riscostruire dopo la distruzione da parte dell’imperatore giallo di quello che si sapeva del pensiero antico prima dell’arrivo dell ‘imperatore giallo. Gli storici compilano lo shiji e creano dei raggruppamenti e iniziano a parlare di Daoismo. Prima degli han non esisteva la parola daoismo. La distinzione tra filosofia daoista e religione daoista è moderna:
  • Filosofia legata ai testi nobile
  • Religione legata ai rituali, pratiche popolarivolgare A livello storico questa differenza non esisteva, e va contro alla distinzione tra teoria e pratica. I riti sono parte integrante del daoismo quanto i testi, i testi erano dei supporti alle pratiche. Negli anni 70 sono stati ritrovate molte listarelle di bamboo nelle tombe, questi fatti hanno cambiato la nostra idea della cultura cinese classica, questi testi hanno messo in discussione la modalità di interpretazione della situazione all’epoca molta confusione. Che relazioni ci sono tra il Laozi e il Zhuanzi? Sono due testi molto diversi: laozi o daodeqin: testo di tipo politico Zhuanzi: è antipolitico e apolitico Hanno una idea in comune: tornare al dao del cielo e della terra.

ZHUANGZI: ha due significati:

  • Maestro Zhuang
  • Il testo Zhuangzi: composto a partire dal 320 ac Test molto complesso, alcune parti sono state attribuite ai suoi discepoli, altre sono più tarde. Un insieme di edizioni. All’inizio non era ritenuto interessante in Cina, solo circa 500 anni dopo con l’arrivo del buddhismo. L’idea centrale del testo è di non opporsi al dao, non interferire al dao dato che l’uomo cerca sempre di interferire. Questa imposizione dell’uomo lo allontana dalle sue radici, l’uomo deve lasciare spazio al dao (cielo) e lasciare andare le pretese dell’uomo di imporsi sul mondo. Questa pretese la si vede dal linguaggio attraverso il quale noi abbiamo un esercizio della ragione che ci porta a modificare la realtà, ma il linguaggio non segue la realtà, crea una realtà parallela. Il linguaggio non rivela le cose, le inventa. La realtà è un flusso costante, siamo noi che distinguiamo una cosa dall’altra. L’essere umano cerca di distaccarsi da questa realtà. Zhuanzi è molto pessimista sull’idea del linguaggio, l’unico modo di entrare in contatto con la realtà e di abbandonare il linguaggio o essere indipendenti dal linguaggio, prendendosi gioco del linguaggio. *Confucio riteneva che i nomi erano stati manipolati dai sofisti (coloro che per il potere, soldi, cariche erano in grado di cambiare il significato stesso delle parole), nel periodo degli stati combattenti c’erano battaglie di parole. Si era sviluppata una intera schiera di specializzati nell’uso della parola. Nei sofisti si ha un atteggiamento di rifiuto totale del linguaggio da parte di Zhuanzi che rifiuta questa impostazione (dato che con il linguaggio si può fare quello che si vuole io lo rifiuto) oppure la posizione di Confucio: il linguaggio è stato utilizzato in modo scorretto, noi dobbiamo tornare a far dire alle parole quello che le parole davvero dicono (rettificazione dei nomi). Zhuanzi e Confucio hanno un comportamento opposto.
  • Confucio ritiene necessario ad uno corretto del linguaggio
  • Zhuanzi il linguaggio è un problema Conoscenza: in Confucio c’è un’idea cumulativa di conoscenza pratica (pian piano arrivo a scoprire il significato di qualcosa), per zhuanzi l’idea di conoscenza è negativa, una sottrazione (io imparo a disimparare perché tutto ciò che ho imparato mi allontana dal dao), devo disimparare tutto ciò che ho imparato da essere umano e potrò ritornare allo stato di natura in cui tutto quanto segue naturalmente la legge del cielo e della terra. Per zhuanzi la conoscenza non c’entra niente con la realtà. Come conoscere il dao? Il dao non è linguaggio, pensiero e parola ha a che fare con una pratica e saper fare, non è un sapere. È un saper fare come quello di un artigiano che utilizza i suoi strumenti via via più abile ed è sempre più in grado di realizzare degli oggetti. Il dao va praticato, non va parlato e definito. Lo si pratica nella vita quotidiana, staccandosi da tuto ciò che è umano, rientrando in un contesto fisico e naturale (eremita o allontanarsi un momento dal mondo umano). Si tratta di una pratica che va assorbita piano piano. Il dao è un sapere preciso che richiede tempo ed energia per essere acquisito ed è molto utile la parola gongfu che sta indicare allenamento e pratica, per qualcosa. Ci sono episodi all’interno del Zhuanzi che fanno riferimento a questa pratica. LAOZI Laozi è probabilmente un mito. Secondo la legenda contemporaneo a Confucio. Si dice che abbia abbandonato al Cina per andare in Occidente disgustato dall’etica del suo paese. Sale ingroppa ad

Laozi è contro i governanti che sottraggono il cibo alla popolazione fanno patire la fame, per una questione di governabilità. Il sovrano non può governare quando h tutti contro. Può governare quando può gestire il governo e rendere la gente tranquilla:

  • Dandogli da mangiare
  • Non gli faccio vedere lo sfarzo che si accompagna alla vita da governante, non mostrare la ricchezza. Altrimenti accenderei il desidero di lusso e di agi. Svuotare i cuori: non dare l’occasione alla popolazione di desiderare qualcosa. Questo desidero unito alla fame porta ribellioni. Il “wuwei” (agire non agendo) non è un non agire e basta è un agire non agendo, essere in grado di non intervenire direttamente, ma in forma indiretta. CONFUCIO

Nell’epoca classica il pensiero cinese entra in crisi che apre una stagione di riflessioni profonde sul senso dello stato, del saggio, sull’etica. A partire dall’epoca delle primavere e degli autunni si avranno molte correnti, pensatori, testi che si interrogheranno sul senso della comunità umana, sul governo dello stato, riflessioni sul tema del poteremolte riflessioni sulla filosofia pratica. Si inserisce in questo contesto Confucio, molto importante pe la cultura cinese. Fu l’iniziatore della tradizione di studi, testi e comportamenti importanti per Cina, Giappone, Corea, tutto il mono sinico. I funzionari saranno formati da idee attribuite a lui e consolideranno la corrente Ru, che inizialmente erano i specialisti dei riti e della musica. Questa corrente esisteva già prima di Confucio, ma egli gli da un orientamento decisivo. Inizialmente Confucio non fu un personaggio importante, solo dopo molto tempo il suo pensiero diventa fondamentale. Il sinogramma RU 儒 era originariamente legato alla figura di un uomo che sta sotto la pioggiaun uomo che riceve istruzioni dal cielo. In origine i RU erano degli sciamani e divinatori, persone che si mettevano in contatto con gli dei per capire come gli uomini dovevano comportarsi. La parola confucianesimo è moderna, storicamente si parlava Rujia o Rujiao. Come si intende la figura di Confucio? Un religioso? Un filosofo? L’idea che sia un filosofo è molto diffusa in Europa. Molto filosofi europei lo definiscono un deista razionalista, persona che riteneva razionale pensare ad un essere superiore che aveva creato la terra. Confucio non è un pensatore o filosofo o un uomo religioso. È più corretto chiamarlo un maestro o educatore. Quasi tutti i paragrafi di un’opera più importante di Confucio iniziano con “il maestro disse”. L’importanza dell’educazione è c’entrale a Confucio  ciò lo permette di essere considerato come un maestro. È molto difficile definire i dialoghi di Confucio come testi filosofici, si tratta di testi sistematici, non trattano di teorie, ma tendono ad avere un obbiettivo chiaro: vogliono trasmettere un metodo per diventare pienamente umani. I dialoghi di Confucio si presentano come l’indicazione di una via, di un dao per diventare umani. Questo metodo consiste nell’apprendere i riti, il cerimoniale 礼 (li), l’insieme della cultura, delle buone maniere, dell’educazione che consentono di migliorarsi sempre di più. L’apprendimento del cerimoniale, dei riti e la dimensione etica che ne deriva: il senso di umanità che proviene dall’assorbimento dei riti. Per sottolineare la relazione stratta fra l’importanza dei riti e il loro assorbimento bisogna riflettere sulla relazione tra i caratteri di corpo 体 (ti) e rito 礼 (li): questi due caratteri sono vicini. I caratteri scritti in tradizionale hanno la stessa parte fonetica (la parte a destra). Si può interpretare l’idea di corpo 體 come un vaso rituale nella carne; il rito 禮 rappresenta una dimensione umana formalizzata, ricevuta dalla tradizione che deve essere rinnovata, resa di nuovo viva nella carne.  simile all’immagine di dao come sentiero, che ha bisogno delle persone per essere mantenuto. Siamo abituati a pensare che la forma, l’etichetta non sono importante, sono solo forma, ma per Confucio non è così. La forma è il dao, il modo con cui noi abbiamo delle relazioni con gli esseri umani, si trattano di convenzioni, ma sono ciò che ci rende diversi dai barbari e dagli animali. La forma si deve riattivare dentro di noi  C’è un valore trasformativo della forma. In Giappone c’è il culto della presentazione e del pacchetto è ha un significato legato sia a ragioni commerciali ma c’è anche una componente legata dall’importanza della forma. La forma, il modo in cui io presento non è vuota, dice quanto io tengo le relazioni con altri, mostra la modalità con cui io li tratto. La forma non è indifferente. La forma trasforma ciò che noi siamo. Una volta messo in atto una serie di comportamenti, questi si attaccano a noi e dall’esterno vengono a compenetrarsi dentro di noi (si avvicina all’idea di Habitus di Pierre Boudieu). Quando i riti vengono rivitalizzati dentro di noi, noi siamo trasformati da questi riti.

essere umano e benevolo e deve muovere gli altri non attraverso l’obbligo ma attraverso il fascino e il magnetismo che emana attraverso l’incarnazione dei riti. Il far muovere gli altri senza una azione diretta  il carisma e la potenza come “wuwei”. È interessante come si è costruito il canone confuciano. Possiamo capire tutto ciò che all’epoca di Confucio era ritenuto essenziale per la cultura di un uomo educato. In epoca Han si costruisce un canone di 5 classici. Prima del periodo Han c’era anche il YUEJI, il libro della musica, andato perduto a causa del rogo dei libri da parte dell’imperatore giallo.

  • Libro dei mutamenti (astrologia, astronomia, relazione con il mondo)
  • Libro dei documenti (storia)
  • Libro delle odi (poesia)
  • Libro dei riti (riti, etichetta, le forme di buone maniere)
  • Le primavere ed autunni e il commentario di Zuo
  • (libro della musica) In epoca han se ne aggiungono 2. In epoca Tang diventano 9 e poi 12 e in epoca Sung 13. Particolare rilevanza viene data dalla corrente Ru ai 4 libri:
  • Il maestro Meng (Mengzi, Mencio)
  • I dialoghi di Confucio: l’opera che più si avvicina all’idea originaria di Confucio
  • La dottrina di Mezzo
  • Il grande insegnamento LE CENTO SCUOLE È un termine generico per indicare tutte le correnti numerose che si sono sviluppate a partire dalla crisi dell’epoca Zhou. Questa situazione la troviamo descritta da Sima Qian che nello Shiji descrive le scuole di pensiero delle epoche precedenti il periodo Han. Egli distingue sei scuole principali: Ru (scuola dei funzionari), daoisti, legisti, moisti, scuola yin-yang e scuola dei nomi. Non si devono

intendere come realmente esistenti, è un modo di strutturare il discorso che deriva da quest’opera. Un’opera di interpretazione del passato.  bisognava mettere ordine nel casino di moltissime scuole differenti con pensieri diversi. Nei ritrovamenti si è accorti che queste scuole non esistevano dal punto di vista istituzionale. Si ha la certezza che esistevano le accademie, aveva al suo interno dei maestri che avevano diverse posizioni. Sima Qian ha creato queste etichette. Altre scuole sono la scuola della diplomazia, agriculturalismo, dei discorsi minori e sincretismo. Altre ancora non citate nello Shiji solo la scuola di strategia di Sunzi (l’arte della guerra, di epoca precedente dalla dinastia Han, ma diversa da tutte le altre scuole. Un manuale di strategia militare), Yangismo (sosteneva l’importanza di preservare la propria salute anche a costo che lo stato si sfasci, era una corrente molto diffusa, guardata in modo molto sospettoso dalle altre correnti), e arti mediche. LA SCUOLA DEL DAO Ha a che vedere con i testi di Laozi (6/4° sec A.C., personaggio mitico) e di Zhuangzi (4° sec A.C., personaggio storico). Non si può parlare della scuola del dao come scuola a sé solo per l’uso della parola daoè una idea successiva. Nella cultura cinese, anche nelle tradizioni non moderne, ci sono creazioni di tradizioni, Sima Qian ha creato questa tradizione. LA SCUOLA YIN-YANG E DELLE 5 FASI È una scuola o approccio, che fa con il rapporto con il cosmo un elemento centrale del discorso politico e delle relazioni tra uomo e cosmo. La parola yin-yang ha a che vedere con il fatto che tutte le cose e la realtà in qualche modo proviene da una forma di relazione di interrelazione tra due poli opposti, il polo dello yin e il polo dello yang. Delle modalità attraverso cui il QI (l’energia vitale) si condensa si rarefà. Quando si condensa diventa yang, quando si rarefà diventa yin. Il principio dello yin e yang è collegata ad una coppia di principi, l’uno non può essere senza l’altro, sono degli opposti correlativi che stanno indicare le diverse relazioni e movimenti del QI. Le 5 fasi sono dei momenti in cui il Qi viene a passare da una fase o agente ad una altro. Partendo dalla terra che da origine al metallo, il metallo da origine all’acqua, l’acqua da origine al legno, il legno da origine al fuoco e il fuoco da origine alla terra.  CIRCOLO DI GENERAZIONE, la fase precedente da origine alla fase successiva. Questo ciclo di generazione è ciò che collega le varie fasi fra loro. Un altro tipo di collegamento fra le fasi è all’interno del ciclo  CICLO DI CONQUISTA, più antico di quello di generazione. Si tratta di due modi diversi di pensare e collegare le relazioni fra loro. In quello di conquista: il fuoco che domina il metallo, il metallo domina il legno (lo taglia), il legno domina la terra, la terra domina l’acqua e l’acqua domina il fuoco. Non è corretto però di parlare di elementi, si usa il carattere 行 che non significa elemento. Con la parola fase si ha più l’idea di trasformazione. Elemento rimane sempre uguale, non cambia. Qui tutto quanto è giocato sul cambiamento. Il mondo è pensato come un continuo cambiamento. Troviamo qualcosa di simile nella scuola del dao: non esisteva prima che la costruisse sima Qian. È avvenuta una cosa del genere anche per la corrente dello Yin e yang, perché mette insieme due correnti diverse: la corrente legata alla idea yin e yang e una legata alle 5 fasi. Una che puntava a vedere le trasformazioni del mondo sulla base di un codice binario: yin e yang, e uno che segue un codice quinquennario. C’è l’idea che entrambe siano collegate ad un Qui che starebbe al disotto delle due idee, ma sono due approcci diverse. È probabile che erano due orientamenti diversi e poi messi insieme a posteriori.

LA SCUOLA MOISTA

La scuola del maestro Mo (Mozi 470-391 AC). Mozi pare che provenisse dalla classe dei mercanti, non avevano interesse per i riti ma per questioni di tipo pratico. È tra le principali concorrenti della scuola Ru. La scuola moista si presenta un avversario della scuola ritualista (a cui faceva a capo Confucio). Il carattere al centro della scuola è: 利 (li), “interesse”. La scuola moista sosteneva che era possibile gestire lo stato solo a partire dall’interesse dei suoi cittadini. Il programma di Mozi è un programma di forte pragmatismo, utilitarismo e meritocrazie  per lo stato era importante che la gestione dello stato fosse efficace, che lo stato non andasse alla ricerca delle cose più giuste da una certa prospettiva ma non promettevano di gestire efficacemente la sfera pubblica. Questo era possibili solo a partire da una situazione meritocratica: se io devo dare un posto di un funzionario lo darò al più capace. Nella corrente Ru succedeva il contrario, c’era il familismo, andava al potere non il più capace. Mozi era contro questa idea, ma questo non indicava uno stato democratico, era comunque autoritario. Si tratta di un discorso razionale quello che fa Mozi, e questa idea la troviamo applicata in tutto il canone moista. Questa è la base da cui poi si svilupperà dal moismo la scuola dei Nomi o dei sofisti che utilizzava una interpretazione iper razionale dell’interpretazione di certe domande per riuscire ad avere la meglio sull’avversario nel discorso. Dal punto di vista di Mozi l’etichetta e arti sono inutili e i riti e l’etichetta impoveriscono la gente. Così lo stato basato su equità universale era più conveniente per tutti coloro che ne fanno parte. I moisti erano molto ricercati in Cina perché grazie alle loro abilità tecniche avevano sviluppato delle tecniche dal punto di vista difensivo (costruzioni di mura e armi). Equità universale significava qualcosa di molto diverso dall’idea di Confucio. Per confucio era appropriato colui che di fronte ad una situazione di carestia, pensava a dar da mangiare al proprio padre. Per Mozi non era indice di equità universale, ma di pensare solo alla propria famiglia. Un bravo moista doveva dar da mangiare alla prima persona che si incontrava. Per confucio questo era una totale mancanza di pietà filiale. LA SCUOLA DEI NOMI Un rappresentante molto famoso è Gongsun Long il quale afferma “un cavallo bianco non è un cavallo”. Diverse interpretazioni:

  • C’è differenza tra cavallo bianco e cavallo. Secondo una interpretazione è una differenza di tipo logico: dire cavallo è diverso da dire cavallo bianco, due classi diversa di nomi.
  • Questa era una forma di tecnica pensata per scombussolare l’avversario durante un dibattito, giocando sula ambiguità della frase in cinese. Gongsun Long portava a pensare che i cavalli bianchi non sono cavalli, ma in realtà lui distava dicendo che il cavallo bianco non è la stessa cosa di cavallo. Usare questa duplice interpretazione data dall’ambiguità del cinese in funzione dialettica, per smontare la forza dialettica dell’avversario. Questa è una scuola che ha rappresentato una grande sfida per i confuciani, e un avversario per Zhuangzi perché molto spesso questa scuola era molto brava nella gestione strategica nei discorsi e spesso si mettevano al servizio dei potenti che volevano assoldare coloro che erano bravi nei discorsi per vincere. Per questo confucio riteneva necessaria la rettificazione dei nomi e Zhuangzi considera il linguaggio come una sciagura e da abbandonare per tornare ad un rapporto autentico con il dao.

SCUOLA LEGISTA

È una scuola che la legge il centro del pensiero. La legge applicata indipendentemente da qualsiasi tipo di meccanismo, è superiore ai riti e classi sociali. Tra i principali studiosi c’è Han Feizi, discepolo di uno studioso confuciano Sunzi, e porterà il pensiero legista al punto massimo. Una altro è Li Si che era in stretto contatto con l’imperatore giallo. I legisti consideravano come simbolo la bilancia, il compasso e la squadra. Si muove da una visione disincantata del tempo e della storia umana, non c’è giudizio di valore a partire da cui costruire lo stato. Governare lo stato non può essere una questione di tradizioni, la legge è un sistema autosufficiente e che va applicato senza distinzioni, è totalmente oggettiva e autonoma, non dipende dal sovrano che spesso è egoista.