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Religioni e Filosofie dell'Asia Orientale: Un Approccio Critico - Prof. Cestari, Dispense di Filosofie Orientali

Riassunto delle lezioni di Religioni e Filosofie dell'Asia Orientale

Tipologia: Dispense

2019/2020

In vendita dal 13/07/2020

acidula98
acidula98 🇮🇹

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Religioni e filosofie dell’Asia Orientale
Il concetto di cultura in senso plurale nasce intorno al 17esimo secolo, quindi relativamente tardi.
Prima di quell’uso particolare del termine ‘culture’ abbiamo un concetto invece del termine nel
suo uso al singolare che percorre tutta la storia intellettuale partendo dall’antichità attraversando
l’età classica, il medioevo e il Rinascimento. In questi contesti, la parola cultura assume significati
che continuano ad essere presenti ancora oggi. Per esempio, nel mondo antico greco-romano
quest’ultima ha il significato di formazione intesa come coltivazione dell’uomo. Per i greci si parla
di PAEDEIA e per i latini di HUMANITAS. Oltre alle classificazioni delle culture vi sono le
classificazioni delle religioni, delle discipline e anche della dimensione politica. Questa è una
tripartizione che ci consente di capire cosa diciamo quando parliamo di religione o religioni a
seconda dell’area geografica di riferimento. Le religioni in Occidente sono legate al Cristianesimo,
all’ebraismo e all’Islam. Le religioni dei cosiddetti ‘’primitivi’’ sono legate invece allo
sciamanesimo. Poi ci sono le ‘altre religioni’ che fanno capo al mondo dell’Asia; religioni che hanno
identità testuali ben definite. In realtà, la parola religione ha una genesi abbastanza complessa e
quella che noi usiamo oggi è di impronta moderna, sicuramente posteriore alla riforma
protestante e ha contribuito a determinare un sacco di fattori, elementi, modi di intendere tutto il
mondo di riti, culti e testi che noi oggi definiamo in un modo piuttosto netto: induismo,
scintoismo, confucianesimo, taoismo ecc. Questi ultimi sono disambiguati in era moderna, ma non
come trasformazioni che hanno fatto loro. La parola religione non a casa, per esempio in
Giappone, ha un’origine abbastanza moderna e prima del 1968 non esisteva; come non esisteva la
parola che oggi viene utilizzata per definire ‘Buddhismo’. Molto spesso la Cina ha importato le
parole dal Giappone, uno dei pochi casi in cui lo scambio tra i due paesi è andato in senso opposto.
Le nazioni europee sono quelle soggette al diritto internazionale. Oggi pensiamo che questo faccia
riferimento a tutte le nazioni ma in realtà si poteva applicare solo alle nazioni che venivano
considerate tali da poter applicare il diritto. Per riconoscere una nazione, doveva esserci un
governo, un capo di stato, un parlamento, delle leggi, delle istituzioni (democratiche e non) da
entrambi le parti. Negli altri casi, si applicava in parte, quando per esempio c’erano degli stati
organizzati ma non in maniera completa (come l’Asia). Negli altri casi invece, c’erano solo delle
entità che non possedevano quel tipo di struttura e per loro non esisteva alcun tipo di legge
internazionale. Il Giappone, ad esempio, per poter rientrare in tale legge, ha dovuto attendere
molto tempo. Un altro elemento estremamente importante è quello che riguardo le discipline di
studio.
Qual è la parte che riguarda e raccoglie l’Occidente? Sono gli studi normativi, tutti quegli studi che
si occupano di un ambito accademico ‘serio, scientifico’ di una determinata materia. Questi studi
normativi, che tagliano trasversalmente tutte le aree geografiche, si interrompono quando c’è
un’area geografica particolare. Questa interruzione è dovuta al fatto che c’è bisogno di discipline
di area legate all’oriente ovvero gli studi orientali. Per coloro che invece restano al di fuori del
conteggio delle varie civiltà, vi sono gli studi antropologici. Quando parliamo di cultura, ne
parliamo a livello storico partendo dai greci e dai romani. In quell’epoca classica, ha quindi un
significato diverso che continua anche nella nostra epoca (ad esempio: un uomo di cultura un
uomo che ha coltivato se stesso, che si è raffinato ad un livello superiore rispetto a molti altri). Vi è
però un altro significato di cultura, quello successivo, quando parliamo di ‘culture’ diverse legato
all’insieme dei modi di vivere o pensare di un determinato gruppo di persone. Questa parola, le
culture, è vicina alla parola civiltà, ed è di origine illuminista, quindi moderna. Il termine cultura in
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Religioni e filosofie dell’Asia Orientale

Il concetto di cultura in senso plurale nasce intorno al 17esimo secolo, quindi relativamente tardi. Prima di quell’uso particolare del termine ‘culture’ abbiamo un concetto invece del termine nel suo uso al singolare che percorre tutta la storia intellettuale partendo dall’antichità attraversando l’età classica, il medioevo e il Rinascimento. In questi contesti, la parola cultura assume significati che continuano ad essere presenti ancora oggi. Per esempio, nel mondo antico greco-romano quest’ultima ha il significato di formazione intesa come coltivazione dell’uomo. Per i greci si parla di PAEDEIA e per i latini di HUMANITAS. Oltre alle classificazioni delle culture vi sono le classificazioni delle religioni, delle discipline e anche della dimensione politica. Questa è una tripartizione che ci consente di capire cosa diciamo quando parliamo di religione o religioni a seconda dell’area geografica di riferimento. Le religioni in Occidente sono legate al Cristianesimo, all’ebraismo e all’Islam. Le religioni dei cosiddetti ‘’primitivi’’ sono legate invece allo sciamanesimo. Poi ci sono le ‘altre religioni’ che fanno capo al mondo dell’Asia; religioni che hanno identità testuali ben definite. In realtà, la parola religione ha una genesi abbastanza complessa e quella che noi usiamo oggi è di impronta moderna, sicuramente posteriore alla riforma protestante e ha contribuito a determinare un sacco di fattori, elementi, modi di intendere tutto il mondo di riti, culti e testi che noi oggi definiamo in un modo piuttosto netto: induismo, scintoismo, confucianesimo, taoismo ecc. Questi ultimi sono disambiguati in era moderna, ma non come trasformazioni che hanno fatto loro. La parola religione non a casa, per esempio in Giappone, ha un’origine abbastanza moderna e prima del 1968 non esisteva; come non esisteva la parola che oggi viene utilizzata per definire ‘Buddhismo’. Molto spesso la Cina ha importato le parole dal Giappone, uno dei pochi casi in cui lo scambio tra i due paesi è andato in senso opposto. Le nazioni europee sono quelle soggette al diritto internazionale. Oggi pensiamo che questo faccia riferimento a tutte le nazioni ma in realtà si poteva applicare solo alle nazioni che venivano considerate tali da poter applicare il diritto. Per riconoscere una nazione, doveva esserci un governo, un capo di stato, un parlamento, delle leggi, delle istituzioni (democratiche e non) da entrambi le parti. Negli altri casi, si applicava in parte, quando per esempio c’erano degli stati organizzati ma non in maniera completa (come l’Asia). Negli altri casi invece, c’erano solo delle entità che non possedevano quel tipo di struttura e per loro non esisteva alcun tipo di legge internazionale. Il Giappone, ad esempio, per poter rientrare in tale legge, ha dovuto attendere molto tempo. Un altro elemento estremamente importante è quello che riguardo le discipline di studio. Qual è la parte che riguarda e raccoglie l’Occidente? Sono gli studi normativi , tutti quegli studi che si occupano di un ambito accademico ‘serio, scientifico’ di una determinata materia. Questi studi normativi, che tagliano trasversalmente tutte le aree geografiche, si interrompono quando c’è un’area geografica particolare. Questa interruzione è dovuta al fatto che c’è bisogno di discipline di area legate all’oriente ovvero gli studi orientali. Per coloro che invece restano al di fuori del conteggio delle varie civiltà, vi sono gli studi antropologici. Quando parliamo di cultura, ne parliamo a livello storico partendo dai greci e dai romani. In quell’epoca classica, ha quindi un significato diverso che continua anche nella nostra epoca (ad esempio: un uomo di cultura  un uomo che ha coltivato se stesso, che si è raffinato ad un livello superiore rispetto a molti altri). Vi è però un altro significato di cultura, quello successivo, quando parliamo di ‘culture’ diverse legato all’insieme dei modi di vivere o pensare di un determinato gruppo di persone. Questa parola, le culture , è vicina alla parola civiltà, ed è di origine illuminista, quindi moderna. Il termine cultura in

epoca greca, era una ricerca e una realizzazione che faceva l’uomo per se stesso al fine di raffinarsi; l’uomo si prendeva cura di se stesso, ed era un qualcosa di estremamente importante soprattutto tra i greci di un certo ceto sociale. La cultura in quel contesto era dunque fortemente aristocratica. Gli esseri umani nella Grecia antica erano coloro che si distinguevano dagli altri per le attività prettamente umane. Gli schiavi erano sub-umani perché si occupavano di attività infra- umane. Poi vi erano anche delle attività super-umane legate all’attività del destino nell’oltre mondo. Dal computo di chi era propriamente umano, erano esclusi quindi gli schiavi, i barbari e le donne. Questa è una concezione fortemente sessista, aristocratica, tendenzialmente contemplativa ma comunque un’idea che andrà a modificarsi in epoca medievale. Il Medioevo è una mescolanza di almeno tre componenti: quella classica, quella cristiana e quella legata alle istituzioni dei popoli barbarici. Queste tre componenti danno vita ad un’idea di cultura diversa da quella classica mantenendo comunque una certa aristocrazia. Ci si allontana comunque dalla concezione naturalistica in cui vigeva l’idea di vivere meglio la vita all’interno del mondo. La concezione della vita durante il medioevo è più orientata verso un mondo extramondano (cristianesimo). La filosofia era ancella della teologia ad esempio. Con il Rinascimento, la situazione cambia ancora perché si ritorna al concetto di naturalismo culturale che serve in funzione della vita sulla terra e non per una vita extramondana. La cultura prepara l’uomo per vivere meglio sulla Terra. Nel Rinascimento rimane comunque il concetto di aristocrazia della cultura. Vi è quindi il culto del genio, che riesce a costruire una cultura estremamente estesa, il sapiente che ha uno stato metafisico diverso e più alto di un uomo normale. Quando si incomincia a togliere l’idea di aristocrazia della cultura? Solo con l’Illuminismo vi sarà un cambiamento con la concezione e il pensiero di una cultura in termini democratici. Prima la cultura era solo per coloro che potevano permettersela, i ricchi e i privilegiati. Con la nascita dell’Enciclopedia vi è un passo fondamentale. Essa punta a fare due cose:

  1. Vaglia razionalmente qualsiasi cosa; quindi ogni cosa può essere passata sotto il giudizio della ragione
  2. La massima estensione a tutti della cultura In epoca romantica, abbiamo una tendenza ad andare in direzione opposta rispetto all’illuminismo. Ci sono varie anime del Romanticismo: quella popolare e quella reazionaria (anti- liberare che cerca di tornare ad un concetto aristocratico della cultura). Un pensatore come Heidegger, è un pensatore razionale, che tende ad andare verso un nuovo ermetismo. I filosofi raramente riescono a dire le cose in modo semplice e Heidegger non è uno di questi. Nel 900 l’ideale enciclopedico, di un sapere che sia in qualche modo inseribile all’interno di un insieme, si dimostra insufficiente. Il ‘900 porta però un punto centrale nell’ambito della cultura e ci si rende conto, in forma sempre più forte della frattura che c’è all’interno delle varie discipline che tendono a crescere ognuna a modo proprio. Si parla adesso di interdisciplinarietà e come risultato la tendenza ad una cultura nettamente frammentata. La particolarità del sapere cresce in modo tale da diventare estremamente specifica e in grande quantità che risulta difficile riuscire a tenere insieme tutte questa enorme massa di pubblicazioni, di studi, di ricerche e di idee. La questione che affronta Welsch è la questione della cultura e su come collegare l’idea di cultura che abbiamo applicandola al mondo in cui noi stessi viviamo. Il problema che pone in evidenza

stato ci sono persone di altri stati. Questo non vuol dire che noi siamo stati colonizzati da culture più forti di altre (McDonald’s, Coca Cola, ecc.). Ci sono tante altre dimensioni che sono legate alla cultura. Se noi prendiamo per esempio la storia della cultura europea senza considerare l’apporto che l’arte europea ha avuto da altre forme di arte proveniente da zone diverse del mondo (es. Giappone, Africa, John Cage). Ciò non avviene soltanto a livello di cultura ‘alta’ ma il fenomeno cosiddetto di ibridazione non è presente solo in questo tipo di cultura. La questione ci riguarda anche da più vicino, in ciò che facciamo nella nostra vita quotidiana, non soltanto le merci che consumiamo la cui provenienza è lontana dal nostro paese. Noi siamo diventati ibridi transculturali anche nelle cose che facciamo (Es. yoga, arti marziali, ago puntura ecc.). Tutte queste pratiche quotidiane ci portano ad essere degli ibridi culturali. Ciò che una volta era straniero, esotico, adesso è presente nella nostra vita, magari sotto casa e non c’è niente di strano e niente di cui stupirsi. Noi stiamo sperimentando in forma accelerata tutto questo processo che dipende anche però dalla capacità di determinati strumenti o sistemi tecnici che nella nostra epoca ci permettono di avere scambi a grandissima velocità. Una terza caratteristica che Welsch determina a livello macroscopico è quella della dissoluzione tra ciò che uno considera come ‘’proprio’’ e tra ciò che si considera ‘’estraneo’’. Le culture tendono a compenetrarsi e lo fanno a velocità via via maggiori per cui diventa sempre più difficile distinguere ciò che appartiene ad una cultura e ciò che appartiene ad un’altra cultura. Ed è anche difficile trovare qualcosa che sia semplicemente locale. Welsch dice che il folklore è una peculiarità simulata, fatta per ragioni di marketing e per inserirsi meglio all’interno di determinati orientamenti di fruizione. Oggi vi è una retorica molto forte legata alle culture regionali ma essa rimane comunque un’operazione estetica che non un’operazione sostanziale. Ciò che è regionale diventa sempre più superfice. Gli aspetti centrali legati a determinate pratiche sono sempre meno legati ad una dimensione locale e sempre più pensati in forma transculturale. Quando parliamo di folklore parliamo di un’operazione di estetica, di commercio. La transculturalità può arrivare ad influenzare persino i rituali identitari più importanti (es. esempio la pizza italiana) e tuttavia non porta con sé un cartellino che ne indica la provenienza. La distinzione e la possibilità soprattutto di distinguere la cultura propria da quella altrui è molto ridotta. Nelle relazioni interne di una cultura vi sono molte cose che noi percepiamo come estranee (es. fa parte della tradizione italiana la lasagna ma non tutti ne vanno matti). Ci sono delle vicinanze e delle affinità che noi percepiamo rispetto a cose che fanno dall’altra parte del mondo. La provenienza culturale o la lontananza culturale non significa affinità o eterogeneità rispetto a noi. Dal punto di vista delle pratiche, dei modi di vivere, gli individui non sono monoculturali ma appartengono già a diverse culture. Questa tipa di scelta è un qualcosa che taglia trasversalmente le culture creando delle relazioni trasversali di conseguenza. Gli individui non nascono da una sola cultura ma sono agganciati a molte più culture contemporaneamente e sono determinati da molte origini; abbiamo molti padri e molte madri (ovviamente non in senso biologico). Da un punto di vista culturale si può parlare di ‘ meticci culturali’. Gli scrittori contemporanei non si formano in una sola patria ma provengono dall’influenza di molte patrie, come ad esempio le letterature. Non solo la società ma anche i singoli individui sono transculturali. Welsch ricorda che quando i rapporti non erano ampi come oggi, il fatto di riconoscere di avere diverse identità era una cosa limitata a chi aveva una certa cultura, a delle personalità intelligenti e carismatiche. Oggi però questa situazione è un qualcosa che noi possiamo osservare e vedere in ognuno di noi. Gli individui sono sempre meno classificabili in senso nazionale o geografico. Essi possono scegliere chi essere e lo possono fare perché dispongono dei mezzi per farlo e perché si ritrovano in una cultura in cui la formazione dell’individuo è riconosciuta, garantita e favorita. Le

somiglianze si distribuiscono su basi molto più complesse che sono legate a fattori individuali o di gruppi più ristretti. In alcuni contesti, scelte di tipo religioso o culturale si irrigidiscono e impediscono a certe persone di fare delle azioni ma non è sempre così. Possiamo dire quindi che c’è uno scollegamento tra identità culturale e identità nazionale. Un’identità culturale così complessa e correlata con molte parti del mondo non può essere paragonata ad un’identità regionale e non ha nessun senso pensare alla formazione personale di un individuo alla sola nazione di appartenenza che influisce sulla formazione di quest’ultimo ma non al punto tale di determinarlo. È necessario allora tenere separate l’identità civile e l’identità personale. Non possiamo abbinare in maniera troppo forte l’idea di cultura con l’idea di nazione o popolo. La cultura è una cosa, la nazione ed il popolo è un’altra e vanno tenuti ben separati. Questo fattore della transculturalità è qualcosa di già presente nella storia. Non è una cosa storicamente nuova ma presenta solo delle nuove modalità portate dalla globalizzazione. Una cosa è la globalizzazione sulla base dei meccanismi delle multinazionali quindi nella sfera economica, sul mercato unico del lavoro che determina scossoni dei salari, ecc. Un’altra cosa sono i rapporti culturali che ci sono sempre stati e che continueranno ad esserci. La formazione degli stati nazionali è un qualcosa su cui basare la nostra attenzione. Welsch riporta il caso del famoso poeta Goethe che si trovava a vivere un momento in cui si decidevano delle cose importanti per la ‘cultura tedesca’. All’epoca gli venne posta la domanda di contribuire a far sviluppare il concetto di letteratura tedesca in modo tale che i tedeschi potessero rendersi conto di essere una nazione. La risposta di Goethe fu estremamente indicativa: ‘’Nessuna nazione, né tantomeno i tedeschi, si sono formati da soli’’. Anche le traduzioni sono parte fondamentale della nostra cultura. L’omogeneità culturale, politica ecc. sono una finzione, un’ideologia. Una cosa molto importante da capire è il fatto che nel contesto di impressioni culturali è sempre molto difficile separare aspetti descrittivi e aspetti prescrittivi. I concetti culturali che hanno a che vedere con l’identità, persona, nazione, non fanno solo la descrizione di un oggetto ma in realtà si riferiscono ad una autocomprensione ovvero stanno modificando l’oggetto che descrivono. La nostra comprensione della cultura è un fattore determinante del nostro modo di vivere quella cultura. Se noi comprendiamo la cultura in un certo modo, noi siamo determinati anche da quella comprensione. Se noi affermiamo che le culture non hanno rapporti con altre, noi in realtà stiamo dicendo che esse non devono avere rapporti con le altre. Si passa quindi facilmente da una descrizione ad un’affermazione di tipo etico. Da oltre due secoli le nazioni sono dei punti fondamentali dei processi di consolidamento delle identità collettive. Si tratta di un tipo di scrittura anche sociale e culturale che vede la sua nascita come conseguenza delle grandi rivoluzioni che hanno portato alla modernità (twins revolutions: industriale/francese + americana). Questi meccanismi che hanno portato alla formazione delle nazioni sono stati anche la causa della fine dei grandi imperi centrali (asburgico e ottomano). Nazione può essere intesa come uno strumento per liberarsi da imperi coloniali (Sia all’interno e sia all’esterno dell’Europa) ma è anche un elemento di conquista e oppressione. Le nazioni sono spesso diventate entità bellicose che hanno determinato politiche estremamente imperialistiche fuori e dentro l’Europa. Senza i meccanismi che stanno dietro allo sviluppo della nazione, molti processi di modernizzazione in ambito politico, economico, sociale e istituzionale sarebbero stati tuttavia impossibili. Questo processo avvenne anche nei paesi asiatici. Il concetto di nazione però è difficile da definire perché possiede una casistica ampia di situazioni difficili da coordinare tra di

ancora grossi limiti per quando riguarda il radicamento del senso di politica nazionale comune. La nazione dunque è rappresentata come la sintesi di tutti questi fattori. Anche in questo caso, vi sono dei pensieri nettamente discordanti. Herder sottolinea il carattere culturale e soprattutto la lingua unita alle tradizioni storiche e le religioni che vengono condensate nella lingua. Fichte invece ritiene che ‘ovunque sia presente una lingua è presente una nazione che ha il diritto di governarsi in maniera autonoma’. Charles Maurras ritiene che ‘la nazione è la terra dei padri a cui si appartiene per il semplice fatto di essere nati in quel luogo’. Hitler rappresenta l’emblema della nazione fondata da un punto di vista etnico, la razza non consisteva nella lingua ma soltanto nel sangue, nella stirpe. E se si segue questo punto di vista allora le altre variabili non saranno più necessarie.

- Quando le nazioni sviluppano forti identità politiche? Intorno alla seconda metà del 1700, vi è un esempio lampante nella rivoluzione francese ma anche le vicende dell’età napoleonica furono importanti perché vennero esportate nel resto dell’Europa. Molti intellettuali dell’epoca hanno comunque prestato attenzione a questo concetto. Le nazioni tendono a rivendicare per sé stesse una storia molto antica, soprattutto quelle che si basano molto sulla variabile etnica. Herder sottolinea l’individualità delle nazioni e afferma anche che i caratteri di esse sono permanenti, poiché sono frutto di una storia millenaria in cui la natura e la cultura sono intrecciate. Per altri critici come Renan le nazioni sono recenti nella storia e soltanto con l’epoca moderna hanno iniziato ad emergere. Se le nazioni sono frutto di volontà allora è difficile pensare che siano di carattere primordiale. In tutte le nazioni moderne viene data importanza ai meccanismi di organizzazione del consenso, a volte anche in forme violente. Se deve esistere una coscienza nazionale è necessario rafforzare questa dimensione che si ottiene attraverso meccanismi interni. Il concetto di nazionalismo : è un concetto già ritenuto negativo ma può essere analizzato anche in termini avalutativi. Alcune definizioni di nazionalismo sono puramente funzionali. Ernest Gellner dice che ‘nazioni e nazionalismi hanno cominciato ad avere un senso proprio nel momento in cui si sono formate delle nazioni industrializzate’. Egli mette in relazione una tipologia di istituzione con una serie di rivolgimenti di tipo economico e politico; non si può pensare a questi concetti in una società agricola in cui l’unica forma di cultura è solo quella letteraria e non anche scientifica. Eric Hobsbawm afferma invece che ‘le nazioni hanno un’origine recente legando quindi lo sviluppo della nazione ad un periodo storico ben preciso’. Quando una nazione si è già formata questi tre principi hanno consolidato la struttura senza aver contribuito al processo di formazione. Secondo Renan invece le nazioni non si sono formate sul riconoscimento di fattori oggettivi ma su altri fattori. Il concetto di stirpe secondo Weber invece è stato creato artificialmente da gruppi politici per consolidare il proprio potere e avere delle condotte solidarie più intense. ‘’Nazione’’ è un gruppo di persone che sente di essere imparentato ancestralmente vi è quindi una specie di senso di consanguineità basato sul mito di una origine comune. Questo mito è importante per attivare una vibrazione psicologica di massa fondata su un senso intuitivo della consanguineità (Connor). Secondo Connor esiste una specie di legame tra chi appartiene ad una determinata nazione. Un aspetto importante di questa idea è che tutto ciò è legato alla dimensione astratta. Non tutte le nazioni hanno un’origine etnica, alcune sono collegate, altre hanno un legame etnico molto forte ma in alcuni casi abbiamo un corto circuito tra l’idea di

nazione e la struttura di una nazione. Si cerca quindi di sottolineare questo aspetto. Se noi pensiamo ad un gruppo di persone che dice di essere una nazione e che vuole uno stato nazione, non è sempre applicabile. Il cosiddetto principio della autodeterminazione dei popoli pensato da Wilson è stato un principio che ha contribuito in maniera determinante a far crescere il numero degli stati nazione. Il principio fondamentale di Wilson è che quando ci troviamo davanti ad una nazione è giusto che quest’ultima determini se stessa, ovvero che possa governarsi da sé. Molti imperi o molti stati che si sono espansi per conquistare, a sottomettere diversi popoli o etnie, rischiano di andare in frantumi a partire da questa idea di Wilson. Se infatti nel 1813 al mondo c’erano 23 stati, a fine del 1900 ce n’erano 225. Molte popolazioni si sono dichiarate indipendenti (es. Catalogna) e ancora oggi molte popolazioni decidono di dichiararsi tali. Oltre a queste vi sono anche delle nazioni senza uno stato e quindi possiamo definire come ‘nazioni potenziali’. Se si dovesse seguire il pensiero Wilsoniano diventerebbe difficile arrivare a delle separazioni ben precise. Non è una cosa sbagliata pensare ad una nazione che si autodetermina ma bisogna capire fino a dove si può applicare ciò. L’idea di nazione non è un concetto oggettivo. Non ci sono degli elementi che fanno immediatamente scattare l’applicazione del concetto di nazione. Ci vuole un movimento di presa di coscienza da parte di una popolazione e quindi è tutto molto più impalpabile e manovrabile. Alcuni storici come Leopold Ranke, ritenevano che una nazionalità non coincidesse con uno stato. Le nazioni moderne invece, nascono con un’idea diversa ovvero con l’idea di cultura impenetrabile e massiccia. Se applichiamo questa idea di cultura ad una identità statale si capisce quali effetti possa avere (ad esempio: i cittadini di quello stato devono avere la stesa religione, lo stesso orientamento politico ecc.), motivo per cui in Italia si è tolta la religione cattolica come religione di stato. Il problema è che uno stato nazione ha le capacità tecniche e l’orientamento specifico per riuscire a modificare in maniera anche abbastanza radicale il modo di pensare della gente e in realtà molte nazioni si sono sviluppate così (non esistevano prima ma si sono determinate nel tempo; esistevano degli stati –nazioni territoriali come la Francia o l’Inghilterra) con un nucleo forte a cui si è aggiunta la componente nazionale e altri stati come l’Italia con forti regionalismi che sono storicamente collegati proprio a questo insieme molto eterogeneo di stati e staterelli che c’era. In realtà le nazioni nascono e si sviluppano nel 19esimo e 20esimo secolo a partire da precisi movimenti e orientamenti. Si creano delle masse di popolazione più chiaramente orientate in senso nazionale. Prima di ciò queste masse di gente che si autodefinivano ‘’italiani, boemi, francesi, ecc.’’ non c’erano. Le masse di popolazioni vengono così nazionalizzate e cominciano a chiamare loro stesse in termini nazionali e cominciano a crearsi delle nazioni di tipo culturali (nazioni= entità culturali) con l’ausilio della scuola e dell’alfabetizzazione dove si incomincia ad insegnare la lingua dominante. Un altro elemento che contribuisce a nazionalizzare uno stato è il servizio militare e la diffusione di ideologie nazionalistiche  tutti gli elementi che contribuiscono al completamento di una nazione dal punto di vista culturale sono il prodotto degli stati nazionali non il presupposto. Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani (Cavour). Sono i processi di formazione delle nazioni moderne che hanno prodotto gli elementi comuni dal punto di vista culturale e non viceversa. Abbiamo tre principi di struttura delle nazioni e sono il risultato del loro processo di formazione.

- Come si formano le nazioni? 1. Industrializzazione 2. Affermarsi di un sistema di governo di tipo democratico 3. Elaborazione di ideologie nazionalistiche

guerrieri composto attorno al 1903 / Shinto  religione inventata intorno al 1868 e prima di questa data c’erano solo culti sparsi, credenze e miti). Si crea quindi una rielaborazione di tradizioni con la creazione di nuove. Il passato viene filtrato e le cose che non rientrano nella nuova tradizione vengono soppresse.

  1. Costruzione dei miti nazionali  Ci permette di capire tante cose non solo che appartengono al presente perché i criteri con cui vengono studiate le civiltà antiche sono state elaborate dai moderni: la formazione di tutte le discipline sono legate alla cultura moderna. Bisogna conoscere gli studi della modernità anche quando si vogliono studiare delle discipline antiche. Gli strumenti con cui noi affrontiamo questi studi sono ideologicamente determinati (es. Kamakura  periodo giapponese che va tra il 12esimo e il 14esimo secolo era considerato da molti storici delle religioni giapponesi un periodo molto importante perché per la prima volta il Giappone creò delle religioni, delle correnti buddhiste che non venivano dalla Cina). Questa ricostruzione è completamente falsa per una serie di ragioni molto lunghe. Dire che le religioni precedenti erano corrotte, che avevano perso la loro eticità è un’idea, un giudizio di valore ed è stato uno dei cavalli di battaglia della riforma protestante in Europa quando Lutero e molti prima di lui, protestarono contro la questione delle indulgenze ecc. La contrapposizione tra la vera religione (quella spirituale) e la superstizione (legata alla magia) è una contrapposizione che nelle religioni giapponesi nessuno ha mai tirato fuori, ad eccezione dei critici che volevano dimostrare che anche in Giappone c’era stato un periodo di riforma. - Prima la nazione o il nazionalismo? Partiamo con una semplice differenza tra la nazione e lo stato. Lo Stato è il fattore politico e strutturale che possiede una burocrazia, un esercito e una legislazione. Gli stati sono dunque degli organismi politici, militati e amministrativi ma NON sono delle nazioni. A tutto questo manca una forte componente: il senso di appartenenza. ‘’La nazione è un gruppo di persone che sente di essere apparentato ancestralmente’’. - Nazione = cultura? Esistono dei principi di struttura che servono per tenere, strutturare la nazione così come la pensiamo oggi.
  2. Naturale
  3. Culturale
  4. Politico Quando parliamo di nazione non parliamo di cultura. Essa si può basare sulla cultura ma non è uguale ad essa. Lo Stato è visto come un fattore politico e nazionale, com un fattore ideologico. Lo stato-nazione è un qualcosa che nasce con l’epoca moderna, con le due grandi rivoluzioni. Ci sono però alcune nazioni che rimangono solo nazioni e non stati. Una delle cose importanti da ricordare è che il periodo moderno è quasi una rottura con il mondo antico e ciò diventa una forma di violenza che serve a ripristinare un torto che porta alle lotte di liberazione. Quando la nazione si sveglia poi vuole libertà e quindi lotta per contrapporsi a questa violenza. Nel caso della Francia rivoluzionaria era la divisione in stati, in cui il terzo stato era quello che stava peggio rispetto agli altri due (nobiltà e clero). La nazione possiede una doppia faccia; da un lato si presenza come un

fenomeno di liberazione (Risorgimento italiano) dall’altro però, gli stessi meccanismi della nazione si trasformano in meccanismi di oppressione. Trovare un nemico è una strategia fortemente usata per rafforzare il senso di identità nazionale. L’identità viene rafforzata attraverso la contrapposizione ad un altro (può essere un nemico che va distrutto oppure può essere una cosa che io rifiuto in quanto tale perché così facendo chiarisco la mia posizione e la mia identità). Questo modo di pensare cos astratto in realtà è molto concreto e passa attraverso le condizioni di tutti i giorni. Diventa più difficile da gestire quando la cosa si estende, si allarga e quindi non riguarda più solo una popolazione. La nazione è un’idea, un’ideologia. Se una nazione è divisa si rischia una guerra civile, ed è necessario attraverso la propaganda, mantenere un’unità- Ad esempio, a scuola si imparano le poesie della letteratura italiana. Non dobbiamo solo pensare alla propaganda ma ci sono delle forme più sottili attraverso cui il potere si trasmette e si mantiene. Focault diceva che ‘ il potere in realtà è qualcosa che noi esercitiamo e contribuiamo a mantenere, perché nello stesso modo che abbiamo di pensare o agire esercitiamo un potere che può essere in linea a quello che ci hanno insegnato oppure può cambiare strada’. Il potere è una gestione dei rapporti che tocca tutti. E se non siamo consapevoli dell’esercizio del potere che noi stiamo esercitando, allora si cade vittime dei dualismi che servono solo per creare delle giustificazioni per qualcuno. Anche il discorso e le definizioni sono un apparato, delle forme con cui noi controlliamo la realtà. Focault diceva che c’è uno stretto rapporto tra potere e sapere. Anche il sapere è una parte del potere (ad esempio il potere della rappresentazione  modifica l’idea che abbiamo della realtà). Le questioni di cuore sono questioni abbastanza pericolose ed è molto complicato quando queste ultime diventano generali. Una delle cose che trasmettono gli Inni nazionali è la passione per la nazione cioè muovono dei sentimenti. Lo Stato non muove dei sentimenti, esso piò obbligare, può essere efficiente, utile ma è la NAZIONE che muove i sentimenti. Tutto ciò è un qualcosa di instabile perché viaggia su una lunghezza d’onda psicologica. Una persona ad esempio può sentirsi infervorata da una certa idea come può sentirsi quando viene tradita e delusa al punto da caricarsi di energia ed esplodere. Modelli di comportamento La modella deve rientrare all’interno di determinati standard altrimenti non è più utilizzabile all’interno del sistema delle sfilate. Immaginiamo quindi l’uso del famigerato Photoshop che permette la trasformazione del corpo in funzione di determinati standard. Tutto ciò è una pressione fortissima che viene posta soprattutto sulle donne che devono restare all’interno di questi standard per essere considerate attraenti. Ciò determina il favorire di problematiche come l’anoressia, la depressione ecc. Il mondo della moda è una macchina produttrice di standard, di livelli. I livelli sono una delle modalità attraverso cui passano dei determinati messaggi che diventano carne e sangue. La maggior parte delle persone sono convinte non dai ragionamenti ma da altri tipi di percorso che passano attraverso le modalità di comportamento puntando a fare sostanzialmente due cose:

  1. Togliere sicurezza da ciò che noi siamo già
  2. Indicare un’asticella che si deve raggiungere e superare Quando qualcosa a qualsiasi livello si trasforma in un modello che viene introiettato, e non ci rendiamo conto di ciò, in un modo o nell’altro siamo determinati da quel modello. Qui non siamo

- Individualismo In molti paesi dell’Asia orientale (per quanto siano in contatto con la cultura europea da molto tempo) c’è ancora un dibattito aperto rispetto all’idea di individualismo che è visto comunque come un qualcosa che va limitato o quantomeno cambiato in alcuni punti. Yip Man  maestro di arti marziali cinesi di Bruce Lee che fa uno stile chiamato Wing Chun che è molto particolare caratterizzato da movimenti molto rapidi e molto piccoli. La leggenda narra che sia stato creato da una donna per combattere gli uomini. Bruce Lee lo ha trasformato rendendolo più simile alla boxe occidentale. Yip Man è stato un esperto di arti marziali ad Hong Kong. I film che sono legati a lui tendono a mostrare in modo diverso la figuria originaria del personaggio. Essi mostrano una persona che protegge la popolazione (i cinesi). Queste immagini mostrano una certa idea di nazionalismo che protegge il popolo cinese e riscatta la nazione. Le arti marziali cinesi sono spesso legate ad una componente culturale molto forte ed accentuata in Cina. I film di arti marziali cinesi sono sempre legati ad una forte componente ‘localistica’. Ci sono delle scuole fortemente connesse al territorio specifico in cui si trovano. Ma la cosa importante è il passaggio da una collocazione che diventa una rivendicazione di tipo nazionale. Il film dunque è una modalità con cui si può e si deve parlare in termini sociologici della cultura cinese moderna. Una cosa molto importante da capire è che non possiamo parlare di cultura cinese come se si trattasse di un’entità fuori dal tempo. La Cina cambia sempre e l’idea di cultura cambia sempre. Non c’è un’idea di Cina sempre uguale. - Cosa vuol dire Cina attuale? O Cina moderna? Si inizia a parlare di Cina subito dopo le guerre dell’Oppio oppure dopo il movimento del 4 maggio? O della Cina dopo la presa al potere del PCC? O della Cina durante l’epoca della Rivoluzione Culturale? SONO TUTTE QUANTE CINE DIFFERENTI. Vi è però una storiografia ufficiale favorita dal PCC che è quella di dividere in 3 tronconi la storia ‘moderna’ della Cina:

  1. Jindai  dalle guerre dell’Oppio fino al 1919
  2. Xiandai  dal 1919 al 1949 (RPC)
  3. Dangdai  dal 1949 ad oggi La periodizzazione favorita dal PCC prevede la divisione di un primo periodo di contatto con le idee e le potenze occidentali; un secondo periodo in cui si ha lo stabilirsi della RPC e un terzo periodo successivo in cui abbiamo la formazione dell’attuale situazione politica. Sono tre momenti storicamente importanti per l’inizio della cosiddetta Cina Moderna, ma sono più incentrati su un’analisi politica che culturale. Se noi parliamo di ‘’modernità’’ in Cina dal punto di vista politico- istituzionale allora possiamo seguire questa impostazione ma se vogliamo scavare dal punto di vista sociale o ideologico, di come certe idee si sono sviluppare, allora questa distinzione non va più bene. Secondo Welsch o Chau, l’inizio della modernità della Cina dovrebbe porsi attorno al 1900 con l’entrata di questa nel nuovo secolo. È vero che la Cina delle guerre dell’Oppio si era confrontata con le potenze mondiali, ma essa non era per niente moderna perché la mentalità era la stessa. La storiografia vede che il momento del 4 maggio è la data di inizio di idee che si stavano diffondendo

tanto tra i lealisti quanto fra i rivoluzionari comunisti perché gli studiosi di riferimento erano Kang Youwei e Liang Qichao. Questi due pensatori erano dei riformatori che avranno un influsso importantissimo su tutti gli intellettuali successivi compreso Mao. Allo stesso modo, parlare del 1949 come di un terzo periodo, non considera il fatto che quando il PCC prende il potere, la situazione era già da tempo cambiata. Ci sono alcune cose di cui la storiografia ufficiale non tiene conto. In realtà bisogna prima capire cosa vuol dire ‘’cambiamento’’. Questa rottura della tradizione in Cina è sempre stata un po’ ambivalente; è vero che il PCC abbiamo una rottura rispetto a certi schemi del passato, ma ci sono comunque ancora degli elementi tradizionali che sono evidenti anche oggi. La storiografia di oggi tende a sottolineare l’importanza del PCC all’interno del processo di modernizzazione della Cina in modo totalmente sbagliato e di ‘’parte’’. Se noi facciamo un paragone rispetto alla modernità in Giappone, abbiamo una situazione ancora differente. Il Giappone presenta due periodi:

  1. Kinsei (early modern)  parte con l’unificazione del Giappone (periodo Tokugawa) dal 1602 al 1868
  2. Kindai  periodo che va dalla fine del periodo Tokugawa (periodo della fine del Bakufu) fino al 1945 Parlando di ‘early modern’ noi stiamo già mettendo in campo un modo particolare di intendere la modernità come ‘ ’modernità confluente’’. Noi abbiamo l’Europa e gli USA come esempi da seguire dalle altre nazioni. Queste teorie della modernizzazione presuppone che le altre culture debbano diventare come l’Europa o come gli USA almeno in alcuni aspetti, per non essere considerate vecchie, antiquate. Quindi parlare di Kinsei come di early modern vuol dire adottare questo tipo di ‘’moderno’’. Il periodo Kindai è modernità di un paese legato ad una struttura fortemente nazionalistica ed è solo dal 1945 in poi che si entra nell’epoca contemporanea (occupazione politico-militare degli Stati Uniti che hanno imposto una profonda visione della costituzione che avevano creato i Giapponesi). Questa idea che troviamo nel ‘ ’Kokka Shinto’’  prima forma di shinto come religione unificata che abbiamo in Giappone. Lo shinto è un’invenzione moderna. La prima forma di religione unificata chiamata shinto si è avuta nel 1868. ‘ ’Shinbutsu bunri’’  la separazione/ distinzione tra kami e buddha. DEFINIZIONE DI MODERNO IN CINA E GIAPPONE Anche per quanto riguarda la parola ‘Cina’ o ‘cinese’ si hanno dei grossi problemi a definire esattamente cosa intendiamo o perché parliamo di Cina del terzo secolo a.C. come se fosse la stessa cosa o usando la stessa parola per indicare una certa continuità temporale o geografica. Oggi, lo ‘stato Cina’ è sicuramente quello che vediamo sulla cartina. E’ presente anche Taiwan e altre comunità cinesi al di fuori della Cina. La parola ‘cinese’ per ‘Cina’ 中国 significa ‘paese di mezzo’. Noi però tendiamo oggi, o quanto meno ci troviamo in un contesto culturale di questo tipo, a sovrapporre questa immagine di Cina al passato. Oggi la Cina popolare è uno stato nazione che ha una tendenza accentratrice molto forte al di là del fatto che sia o non sia omogeneo al suo interno. Nel corso del tempo, l’impero cinese ha avuto diverse configurazioni. Oggi quando si parla di Cina, si parla della popolazione che vive all’interno di quel territorio comprendendo anche le minoranze etniche. Anche i cinesi che stanno al di fuori della ‘’Cina popolare’’ sono considerati cinesi. Il fatto che essa, specialmente oggi, si identifichi con la cultura confuciana, serve per

La cultura 文话 è un processo di trasformazione che passa attraverso i testi scritti. E’ attraverso la scrittura e la lettura che si ha un processo di trasformazione e il fatto stesso di avere e dare così grande importanza al testo scritto, significava la necessità di impiegare moltissimo tempo per apprendere e padroneggiare la scrittura e la conoscenza di questi testi. Anche in Europa infatti solo chi poteva permettersi di studiare lo faceva. Questo è uno dei motivi per cui per esempio nella Cina popolare si è tenuto a semplificare i caratteri, rispetto a Taiwan. La scrittura cinese è sempre stata legata ad un’idea elevata di cultura. Essa è tradizionalmente legata a ‘classi elevate’’ ovvero i funzionari. Con la rivoluzione culturale e l’impatto che ha avuto la cultura Maoista in Cina, c’è stato un cambiamento. Oggigiorno quando si parla di cultura, non si fa riferimento alla cultura elevata ma ad una ben più popolare. Così anche si è diffusa l’dea non solo di cultura ma anche di culture e oggetti culturali. Nell’idea classica della cultura quando si parlava di essi, si parlava di testi, di poesie ecc. mentre oggi per noi ha senso parlare anche di film. Anche i film sono portatori di indicatori importanti per un discorso. È importante capire il modo più funzionale per quello che ci dici di più nel momento in cui noi approfondiamo un oggetto qualsiasi del nostro mondo. C’è però anche in Cina una tendenza a mettere in crisi il concetto di cultura nel senso elevato del termine e quindi c’è quello che si può chiamare il ‘’declino dei canoni’’ di una certa impostazione unica della cultura. Quindi noi troviamo delle situazioni in cui la cultura viene utilizzata per stabilizzare la società o uno stato.

- Per quale motivo abbiamo bisogno di stabilizzare lo stato nazione? La nazione a differenza dello stato è un qualcosa di impalpabile e legato alla dimensione emozionale e soggettiva dei cittadini. La nazione ha bisogno di una partecipazione emotiva ma le emozioni sono tuttavia instabili. C’è sempre bisogno quindi di un orientamento che punti a rafforzare lo stato perché altrimenti il rischio è quello di farlo fluttuare troppo. Se è tutto basato sulle emozioni, questo diventa veramente molto instabile. Abbiamo bisogno dell’idea che esistano delle cose oggettive che ci tengano assieme, abbiamo bisogno di orientare la popolazione in una direzione precisa perché se tendiamo ad agitare una nazione, essa dopo non avrà stabilità sufficiente per poter essere gestita. Da questo punto di vista, è il popolo che possiede il potere e quindi diventa molto importante riuscire ad orientare questo ‘noi’ da parte dei programmi dei gruppi che vogliono mantenere il controllo. Lo stesso uso dell’idea di Confucio è evidentemente una forma di controllo rispetto alla società. Bisogna quindi utilizzare il potere della cultura, che è un potere di rappresentazione (strumento che noi abbiamo per poter scandagliare il mondo  un uomo di cultura è più in grado di capire come è il mondo rispetto ad uno che non ce l’ha). Se una persona ha più mezzi intellettuali riesce meglio a capire cosa fare per orientarsi. Se con la Cina si tratta di uno stato molto grande con tante minoranze etniche e di differenze tra lingua e cultura nelle varie zone, quando parliamo di Giappone, si tende a pensare che esso sia un blocco unico. Giappone : si pensa che sia una società ‘monoculturale’, omogenea e compatta. Questa idea è però storicamente determinata e non è sempre stata così. Oggi si tratta di un’idea che ha ancora molta forza però non è coerente con molti fattori, situazioni che noi troviamo nel Giappone contemporaneo. L’idea che il Giappone sia una società ‘’monoculturale’’ è stata sempre più criticata dai sociologi perché non tiene conto a sufficienza delle diversità che invece sono presenti all’interno della società giapponese. Essa tende a definirsi come omogenea ma in realtà questa percezione non corrisponde con le opinioni reali della gente su varie cose. Il che vuol dire che ci

sono un certo numero di persone che pensa come tutti i giapponesi ma c’è un numero maggioritario di persone che non pensa così. IL CONCETTO DI RELIGIONE Il Italia si considerano religioni solo quelle rivelate. Il resto è superstizione. Gli studiosi delle religioni orientali sono considerati di area. Vi è dunque una differenza di fondo tra gli studi delle religioni rivelate e quelle di area e ancora di più tra le religioni che non appartengono ai grandi stati. Certe religioni sono viste come avanzate ed altre come arretrate. Vi è quindi un trattamento differente tra le varie religioni. In Italia la maggior parte degli studi sono concentrati sul cristianesimo e c’è un pregiudizio rispetto alle religioni ‘’altre’’. Più che un pregiudizio è un paradigma legato ad un determinato modo di vedere il mondo. Questo paradigma è presente anche negli studi. L’idea delle interazioni con gli spiriti ad esempio non funziona necessariamente bene in tutte le situazioni. Nel Buddhismo ad esempio ci sono diversità di posizioni per quanto riguarda gli spiriti. Se la religione è vista come un’interazione con gli spiriti, allora questi ultimi esistono? Ci sarà ovviamente una risposta diversa in base a chi risponde. Un ateo riterrà ciò come una superstizione per un cristiano invece si potrà trattare di idolatria. Dio è unico, quello delle scritture. Un linguista, Kenneth Pike parla di una distinzione tra emico ed etico. Il punto di vista emico è quello di colui che è oggetto dello studio dall’interno. La posizione etica, che non intende morale, contrapposta ad emica è la posizione dello studioso. Posizione Emica del nativo, prospettiva dall’interno del sistema dei valori osservato, osserviamo come una certa nozione venga collegata con altre pratiche etc. Con l’altra prospettiva, Etica, ci si solleva dal sistema osservato e lo si guarda dall’esterno. Una descrizione emica ha senso per chi si trova all’interno e crede in quella determinata cosa. La descrizione etica ha a che vedere con l’osservatore, con un essere culturalmente neutrale, per limitare determinati pregiudizi e non ha a che vedere con l’osservato, altrimenti la costruzione diventa emica. Sono in semplici parole dei punti di vista diversi. La religione vista come forma di interazione con gli spiriti, non sottende l’esistenza di essi, non fa riferimento ad un dibattito sull’esistenza o sulla non esistenza degli spiriti. Se dovessimo osservare ciò con una visione emica, dovremmo ricostruire i rapporti all’interno di un gruppo, gli abitanti di quel villaggio si comportano come se esistessero e lo studioso ricostruisce questi rapporti, questo è l’importante; per queste persone gli spiriti sono una parte del loro orizzonte di interazioni. Non si tratta quindi di pensare al fatto che essi esistano. Questo è un ragionamento fortemente etico del tipo “vale o non vale”, se qualcosa non c’è automaticamente vale meno. I teologi medievali quando cercavano prove dell’esistenza di Dio, vi credevano fermamente, per dimostrare la sua esistenza che consideravano assolutamente vera. Era normale, tutti ci credevano. Era una questione per dimostrare l’evidenza tramite gli strumenti della ragione. Se qualcosa non c’è non è importante e non è importante ragionare sull’esistenza o meno degli spiriti; partecipare a un rituale non significa automaticamente crederci o aderirci. Nelle culture vediche, in India, il rituale ha una potenza indipendente dalla fede di chi lo pratica. Attraverso questo rituale modifico cosa desidero dei rapporti. Nella corrente sacrificale dell’induismo il rito è così forte che è del tutto indipendente dall’officiante in quanto ha una potenza oggettiva. Ma se chi lo pratica sbaglia, il rito non funziona più. Nelle religioni popolari cinesi non tutti quelli che partecipano a determinati rituali hanno un credo relativo a quello che stanno praticando. Se pensiamo che la religione sia un contenuto di fede questo può essere un problema se ci

sia secondo determinate caratteristiche, quindi un approccio PROCESSUALE e non OGGETTUALE. In certi contesti il professarsi ateo equivale ad essere immorali -> senza Dio non c’è religione, senza religione non c’è morale -> si basa su un’idea da fedele: religione = morale Le prime 2 domande secondo Chon sono: primo presupposto -> pensare alle religioni come a oggetti a sé stanti. (dal punto di vista della storia delle religioni non è molto vero, eg. Culto di San Gennaro, Padre Pio) secondo presupposto -> vedere le religioni come filosofie di vita, idee che non sono vera religione. Questi approcci hanno un’origine storica complessa. 04/12/ Scienze statistiche -> servono allo stato per meglio impostare le azioni di governo  Legate a religioni: in Cina sono basate su modello confessionale, di affiliazione Problema in Cina: non si può applicare il modello confessionale alle religioni cinesi -> no affiliazione esclusiva ad una sola religione; Il nostro background personale influisce su come percepiamo la religione. Studio delle religioni viene eseguito perciò da varie discipline che partono da punti spesso diversi fra loro e non sono chiuse in sé stesse:

**1. Studi religiosi

  1. Storia delle religioni
  2. Sociologia delle religioni**  interrelazioni tra religioni e società; interesse legato a grandi tematiche di impatto sociale, a dimensione istituzionale delle religioni, ai loro riflessi nella struttura della società **4. Scienze politiche
  3. Antropologia** Discipline che si occupano di studi religiosi: - Sociologia delle religioni: si basa su dati statistici dove si considera il cristianesimo come dottrina dominante. Il cristianesimo si basa sull’idea che si possa praticare una sola religione e che quindi non si possono venerare altre divinità rispetto al Dio cristiano, teologicamente parlando. Quindi la religione tende ad essere usata come controllo del popolo. Molte festività non cristiane inserite all’interno del cristianesimo. Religione = credo, fede. Credere in Dio, Gesù, etc. Il credo comprende sia la dottrina che la pratica, ma senza la dottrina non esisterebbe la pratica Credo dottrinale. Il credo parte da un contenuto teorico per diventare pratico. Cristianesimo, ebraismo, islam. Credo quindi faccio. Teologi che cercano di trasmettere al popolo determinate idee. Dati che si basano su religione intesa come adesione ad una dottrina nella quale ci si riconosce. - scienze politiche: dati sul riconoscimento delle dottrine. - studi religiosi: studio del contenuto delle dottrine religiose, che eventualmente diventa pratica. Le pratiche vengono dopo la definizione del proprio credo. Idee religiose come punto chiave del discorso. Quali sono le idee di una determinata religione? Gli studi religiosi utilizzano lo schema delle religioni abramitiche per approcciarsi a religioni che non sappiamo se funzionano così. Si presuppone quindi una fede dalla quale deriverebbero poi le pratiche. Oggetti intellettuali che si presuppone esistano. Gli studi religiosi danno per scontato che il punto focale delle dottrine sia ciò che viene detto, LA DOTTRINA STESSA. Ma la dottrina stessa non è detto che sia il punto centrale. Partendo da questa prospettiva tutti e tre gli approcci sono limitati. La sociologia che presuppone

l’appartenenza ad un determinato credo non è in grado di fare previsioni adeguate. Vi è la mancanza dell’idea di affiliazione esclusiva ad una religione intesa come dottrina. Gli studi religiosi parlano in modo non storico. (buddhismo inteso come nucleo di idee sempre uguali, ma col passare di molto temo non è sicuro sia così) La storia della religione ritiene le religioni come oggetti storici che cambiano col tempo diventando molto complessi. Anche il cristianesimo, ciò che una volta non era corretto lo è diventato. Le religioni non sono blocchi di marmo. I cambiamenti nel corso del tempo sono il pane quotidiano della storia delle religioni. Domande tipiche della storia delle religioni: come è entrato in contatto con la Cina il Buddhismo? Cina cambiata dal Buddhismo. Le varie divinità cinesi come si sono sviluppate? Bodhisattva molto importante in Cina e Giappone fu Avalokitesvara, in cinese Guanyin, in giapponese Kannon. Bodhisattva è una persona al risveglio supremo che però spinto da compassione rimane nel mondo per aiutare gli altri a raggiungere anche il nirvana. In contesto indiano è un maschio, in Cina e Giappone una donna. Divinità che nel tempo e luogo cambiano addirittura sesso. La parola religione non esisteva né in Giappone né in Cina. Shuukyoo, lignaggio, tradizione al discepolo di autorità e conoscenza. Kyoo come insegnamento. Si collega alla dimensione dottrinale. Parola pensata come traduzione di “religion”, cultura protestante americana. Questa parola arriva dagli stati uniti e viene trasmessa alla Cina. Flussi di civiltà indicativi delle rispettive EPOCHE. Cultura premoderna e moderna. Gli storici delle religioni si occupano di capire i cambiamenti e si interessano di molti documenti, non solo testi canonici. Hanno a disposizione anche iscrizioni, offerte, dipinti, civiltà materiale, come faceva la storia degli annali francese.

- Antropologia delle religioni: si occupa del contenuto delle religioni. Nella dottrina buddhista non si fa riferimento agli dei per salvarsi perché anche essi devono uscire dal mondo della sofferenza. Si prega PER gli dei e per far avere anche a loro la salvezza. Anche il Buddhismo in quanto religione deve avere un Dio anche se non è esattamente così. Analisi dei modi in cui la religione viene vissuta. Cosa vuol dire se qualcuno si definisce religioso? Che relazione ha con gli altri aspetti della sua vita? Perché si definisce tale? Gli antropologi aiutavano le potenze coloniali per governare meglio le popolazioni sottomesse. (inglesi o francesi che arrivano in Africa e vogliono convertire i nativi ma non comprendono il loro comportamento, entrano quindi in gioco gli antropologi per capire il perché del comportamento anomalo, come viene vissuta la religione. Molti nativi a- letterati, ulteriore problemi con gli studi religiosi. Antropologi che vivono con loro e osservano. Solo così si può capire come la religione viene vissuta.) -> osservazione partecipante. Gli antropologi vogliono capire dal punto di vista enico cosa succede in tali civiltà per fare ciò deve quindi osservarli vivendo con loro, imparando la loro lingua, i loro usi e costumi. I dati sono quindi qualitativi, spiegano il modo con lo scopo di ottenere familiarità con individui e con le loro rispettive credenze. Levi Strauss costruisce dei modelli che però sono “distanti”. Malinovski, Boas, Mead. Solo partecipando si può capire, ma la presenza dell’osservatore cambia comunque qualcosa. C’è sempre il problema dell’immissione di un estraneo che cambia la prospettiva. L’osservazione partecipante permette di approfondire le modalità in cui una certa popolazione pensa le relazioni (in questo caso) religiose. Greater tradition e little tradition (Redfield). Distinzione tra élite, grandi tradizioni e come queste pratiche vengono trasformate dalla popolazione, quindi little tradition. Greater tradition appartengono a chi ha il potere rappresentativo, non soltanto politico. Little tradition, modi in cui la gente comune modifica la tradizione dell’élite. Distinzione importante perché le personalità importanti appartengono alla Greater tradition a differenza di chi le cose le vive. Greater costruisce i testi e presiede l’ortodossia. Lo stato non vuole che si vada fuori dalle grandi strutture come la chiesa, al di fuori dell’orientamento ufficiale ma vuole che la sua grande tradizione permei anche il modo di vivere della gente, ma ciò non è completamente possibile, rapporto costante tra i due. Greater = teologi, catechismo, strutture religiose che cercano di inculcare determinate idee religiose. Little = modalità di assorbimento e discostamento. A volte la little modifica la greater. (Lourdes, piccola tradizione assorbita dalla grande, partono dal basso, la