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Religioni e Filosofie dell'Asia Orientale (refilao) appunti. Sono trascrizioni sistemate dei suoi video, per l'esame basta studiare tutto a memoria.
Tipologia: Appunti
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In confronto all’Asia noi abbiamo un approccio teologico o teoretico alle religioni, dando più importanza alla dottrina; in Asia, invece, danno più importanza alla pratica interconnessa. Si passa da un approccio sostanzialistico e quantitativo che definisce le religioni come qualcosa di impenetrabile ad un approccio relazionale in cui si chiede “come?”. In questo modo non si ha la religione come un oggetto o identità definibile chiaramente basandosi su presupposti e la centralità di una dottrina e dei testi.
Partiamo da una prospettiva che presenta una buona alternativa ad altre prospettive possibili (quella del libro). Come avvicinarsi alle religioni dell’asia orientale? Diventa importante chiederci cosa sia centrale all’interno di quella religione: sono dogmi e pensatori? organizzazioni (come la chiesa)? L’insieme dei riti? Le esperienze mistiche? Davanti alle religioni dell’Asia Orientale diventa importante cambiare approccio in quanto molto degli studi cercano un approccio teologico o teoretico, che non dovremmo mettere da parte e muoverci verso un approccio che studia le pratiche e come si interconnettono tra loro. Bisogna anche muoversi dal primato della dottrina verso il primato della pratica (dare più importanza alla pratica che al dogma).
Approccio classico (e da evitare) Domande come “Quante religioni ci sono in cina?”, “Quale religone è più diffusa?” non funzionano bene per gli stati asiatici. Dobbiamo cercare un approccio “relazionare” la cui domanda centrale è:” Come praticano la religione i cinesi? ” (NB: “Come” è importante”.
Approccio sostanzialistico e quantitativo: pensare le religioni in maniera identitaria e ben distinte tra loro, come corpi impenetrabili in precise identità. Tramite questo approccio le religioni sono divisibili tra loro e si pensa che un devoto di una religione non possa essere devoto anche di un’altra religione. Domanda tipica di questo approccio: cos’è la religione? Con questa domanda noi diamo per scontato che la religione sia impenetrabile e che sia nettamente distinguibile e dunque abbia delle caratteristiche che le differenzi dalle altre. A quali condizioni l’identità di una religione è chiaramente definibile? Bisognerebbe pensare all’identità religiosa come ad un oggetto chiaro e distino (presupposto, non assolutamente detto che corrisponda alla realtà). Questo tipo di approccio dà particolare rivelanza alla dottrina e all’ortodossia, dunque dei testi e della pratica considerabile “più pura” (criticità). Tuttavia ciò che noi diciamo della religione (o ciò che la religione dice di sé stessa) e un conto e come la religione si approccia a livvello storico). Molte persone dicono qualcosa della propria religione perché sperano che molti i seguaci (Ad esempio) vadano in quella direzione. Vi è anche la tendenza all’esclusivismo religioso in cui una religione è differente da un’altra e che sia contrario avere relazioni con altre religioni. Questa idea funziona particolarmente bene nelle religioni abramitiche. Questo approccio fa il gioco però di chi segue queste religioni.
Emico: vede da dentro una cultura. Etico: assume le pratiche dello studioso dunque da fuori a una cultura. Lo studioso infatti trasferirà delle nozioni che magari sono proprie della sua cultura ma non esistono in quella studiata. Risulta infatti secondo Chau importante assumere una prospettiva Emica cercando di limitare i propri pregiudizi e osservando direttamente i praticanti di una religione immedesimandosi e non proiettando i propri valori. Non è nemmeno dato, secondo chau, che il devoto sia collegato del tutto al rito e che sappia esattamente che cosa rappresenti. Infatti è probabile che il praticante “ci si ritrovi” o che sia scettico (magari è solo inserito in quel contesto). Essere credenti può avere dei pro e dei contro, una persona che ha una religione diversa da quella che studia può nutrire dei dubbi nei confronti della propria, avere paura di alcuni aspetti delle religioni studiate oppure vedere solo quelle che in cui si trova di più.
I presupposti etici sono solo occidentali? No, ricodiamo l’auto orientalismo. Determinati modi di pensare le religioni si sono diffusi anche in Cina. Ci sono cinesi che pensano in modo sostanzialistico le loro religioni.
STATISTICA: la staitistica si basa sull’uso di dati quantitativi, dunque se studiamo le religioni con questi approcci, ci sono dei problemi. Le religioni in Cina infatti non sono confessionali, ossia non corrispondono a una entità dottrinale ed affiliata a vari gruppi chiaramente determinati (non si riesce a dividere facilmente le religioni). STUDI RELIGIOSI (TEOLOGIA ED ESEGESI DEI TESI SACRI) : tratta di testi che sono delle instanze (trattando le dottrine). Solo che i testi canonici sono creati artificialmente. Es: induismo e buddhismo sono parole nuove, coniate dagli inglesi durante l’amministrazione coloniale. Le domande tipiche degli studi religiosi sono: cosa pensano i buddhisti su…? Quali sono le più importanti idee del buddhismo..?
SOCIOLOGIA DELLE RELIGIONI: studia come interagiscono le religioni con la società. Predire determinati risultati su una base di dati. Il problema è che i dati a cui fare riferimento in cina, ci siano troppe confessioni per essere usate SCIENZE POLITICHE APPLICATE ALLA RELIGIONE: distinzione pubblico e privato, in stati come il nostro la religione gioca il ruolo di essere “privata”. Alcuni stati come quelli islamici associano ad esempio la religione al potere. “Come votano i membri di una certa religione?” o “Come riconoscere e controllare una radicalizzazione religiosa?”. DIFFERENZE TRA LE DIVERSE DISCIPLINE: alcune discipline considerano maggiormente infatti i dati quantitativi come scienze politiche, statistica e sociologia mentre altre più i testi e le dottrine, come studi religiosi, teologia e filosofia. Ci sono tuttavia due discipline più utilizzabili in quanto fllessibili.
STORIA DELLE RELIGIONI: si studiano le religioni come fenomeni storici “Come si sono sviluppate le religioni nell’Asia oreintale?”,”come sono cambiate le divinità nel corso del tempo?”. ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI: (dal colonialismo: come governare le colonie? gli antropologi infatti nacquero in epoca coloniale per studiare i colonizzati e poterli governare) A una certa, l’osservatore diventa emico per studiare le culture, dunque punta al confronto con altre discipline e coi problemi e situazioni concrete nelle quali ci si ritrova. L’antropologia si mette sempre in discussione da sola!!!
Adam Chau individua 5 modi di praticare religioni in cina: 1) Discorsivo/strutturale: questa modalità fa riferimento alla composizione e uso di testi e commentari, dunque “grandi tradizioni” (vs. piccole tradizioni) e grandi testi (canoni) prodotte dallo strato della società più ricco. Esempio: compilare testi, sviluppare discorsi, predicare, leggere, discutere, dibattere, tradurre… Prodotti: testi singoli, canoni. Questa pratica è tipica delle classi elevate per via del tempo e del denaro! 2) Personale-cura di sé: modalità personale legata alla cura di sé, tutti quegli atti che presuppongono un interesse duratura nella cultura del sé, come ad esempio meditazione, esercizi, recitazioni di testi, respirazione, preghiere individuali, atti di carità. Forma più semplice: Nanbutsu (per giapponesi). Questa pratica è tipica delle classi elevate per via del tempo e del denaro! 3) Liturgico: rituali elaborati che richiedono alta specializzazione e conoscenza esoterica (dunque rituali complessi che vengono trasmessi) e hanno bisogno di persone specializzate in quegli atti e che dunque diventano “cari” da pagare (riti statali sono un esempio!). Anche funerali e esorcismi sono esempi simili. Questa pratica è tipica delle classi elevate ma vi è una attenzione anche da parte dei ceti bassi. 4) Immediato-pratico: puntare a risultati immediati tramite procedure semplici e veloce. Elaborazione rituale minime. Esempi: divinatori, talismani, offerta di cibo o incenso, preghiere per la pioggia. Tipica dei ceti bassi. 5) Relazionale: sottolinea la relazione tra gli antenati e i discendenti, tra le divinità e gli esseri umani o tra i credenti stessi. Esempi: templi, celebrare divinità, pellegrinaggi…
In giappone rispetto in cina le religioni sono molto più “organizzate”. Vi sono percentuali sfalsate. Molte pratiche assai diffuse, sono considerate solo relativamente religiose ma più “come di costume”, ossia una tradizione molto sentita. Non vi è necessario credere per parteciparvi. Inoltre mancano gli atei, cosa impossibile perché magari molti giapponesi dicono ciò in cui crede la famiglia.
Alcune pratiche entrano in contrasto con altre pratiche. La dimensione pratica è più importante delle altre in queste situazioni! Spesso le modalità di pratica sono in competizione tra loro. All’interno della stessa modalità ci possono essere contrasti con un’altra.
Competizione tra diversi fornitori di servizi religiosi templi diversi cercano di attirare “fedeli” e “clienti” che si avvicina molto al mercato. Il punto è che parlare di denominazioni religiose non spiegano molto. Obiezione: perché diciamo che Daoismo, Buddhismo, ecc. non sono categorie rappresentative per spiuegare la religione in Cina quando i commentatori cinesi e lo stesso stato la definiscono così? Non dovrebbero conoscere meglio degli altri la propria cultura? In realtà questo non è propriamente vero, in quanto le connessioni culturali sono molto più complicate di quanto effettivamente sembri. Un esempio è stato quando abbiamo studaito gli effetti del colonialismo e dell’orientalismo in Asia Orientale ma anche quello delle tradizioni inventate che sembrano antichissime ma sono moderne. Gli stati nazionali alterano sempre il proprio passato e la propria storia! Alla elite è comodo creare distinzioni tra Buddhismo, Daoismo e Cristianesimo così da poter controllare la popolazione.
Il concetto di pluralismo è basato in realtà su una idea di identità forte, che sostiene una vera differenza tra una religione e l’altra (cosa che spesso non esiste). Partire però da queste basi però ostacola la nostra comprensione delle religioni cinesi (vedi grafico di prima)!
Il pluralismo religioso e il dialogo religioso sono in realtà della modalità che favoriscono una singola modalità delle religioni: quella discorsiva (ossia che si basa sui testi)! Il governo cinese cerca di “silenziare” le pratiche della maggioranza.
Esempio: All’interno della associazione taoista, vi è una scuola con migliore capacità retorica e ritualistica così da sembrare più decisamente religiosa. Il buddhismo è ancora migliore da questo punto di vista!
Introduzione al pensiero cinese
La storia cinese è legata alle dinastie, ad ogni cambio dinastia vi è un cambio di periodo. Il buddhisno è arrivato nel periodo Han. Durante l’epoca delle primavere e degli autunni vi è il periodo del pensiero cinese classico
Come ci si avvicina al pensiero cinese classico? L’approccio tradizionale divide in diverse scuole come confucianesimo, daoismo, moismo e legismo. Tuttavia all’epoca non esistevano, ma sono state create prevalentemente durante la dinastia Han. Questo approccio non funzione in quanto non ci sono scuole separate, molti dei testi di questi elementi sono “misti” e creano molta confusione tra gli studiosi. Questi testi sono spesso scritti da più autori e quasi mai da uno solo.
Cosa dobbiamo aspettarci dal pensiero cinese? Una grande complessita. Il pensiero cinese che conosciamo oggi è ben diverso da quello che conoscevamo una quarantina di anni fa in quanto vi sono stati dei ritrovamenti di testi (da tombe prevalentemente) che hanno portato un nostro cambiamento di prospettiva.
I primi testi daoisti non erano realmente daositi (esempio Laozi -Daodejin- e Zhuagzi) ma sono stati categorizzati così solo dopo. Molta differenza fa parlare di ru e di confucianesimo. I ru erano funzionari letterati. I testi nella cina pre-han erano molto differenti. I testi venivano scritti in listarelli da bamboo tenute assieme da fili. Ogni listarella doveva essere una unità di senso diversa così in caso se ne perdesse una. Rifletti sulle differenze diamesiche. I testi dell’epoca facevano poca differenza tra le discipline, non vi era differenza tra filosofia, letteratura, politica ecc… Un esempio è il Daojing, in cui si parla di come dovesse essere educato un principe ed era ricco di filosofia. Molti testi venivano usati come supporto alla pratica (per registrare pratiche) oppure per dimostrare il proprio status simbol (perché erano costosi esempio ai funerali).
Idea di opposizione in Aristotele:
I contrari hanno degli intermedi (grigio). I casi di privazione e possesso si escludono a vicenda (chi è cieco non vede). Un ulteriore tipo è il contradditorio, ossia frasi in cui gli opposti sono assolutamente inconcigliabili (non puoi essere due cose opposte assieme). Il pensiero classico cinese tende a considerare soprattuto la dimensione dei correlativi in quanto vengono considerati più importanti. Anche altre tipologie di opposizioni spesso vengono messi assieme ai correlativi. Nella Cina antica infatti tendenzialmente non si presenta mai il dualismo (o una cosa o l’altra) ma vi sono opposti correlativi.
Gli opposti correlativi nel dao (tao)
Il “come” dao del pensiero cinese classico 道, essa all’epoca era una parola comune e aveva moltissimi significati diversi all’epoca. Era un termine che sottolineava il modo, la maniera, piuttosto che il fine. Dunque è solo se abbiamo un mezzo corretto possiamo arrivare a un fine corretto. Con un mezzo cattivo, il fine non sarà mai buono. La parola dao è molto diffusa e significa strada/metodo. Noi quando pensiamo alle strade, pensiamo a quelle asfaltate che più si usano e più si erodono, invece un pensatore dell’epoca come Mencio lo percepiva più come un sentiero che più veniva battuto, più esso migliorava. Allo stesso modo il dao, più lo tracciamo e più lo manteniamo vivo, dunque il metodo non è nient’altro che un percorso e va percorso. Un’altra dimensione centrale nel pensiero cinese classico è il rapporto tra l’uomo e il mondo, conosciuto come qi (ki) 気, un flusso energetico costante che pervade ogni cosa, macrocosmo e microcosmo, vivente e non vivente; siamo infatti accumunati da questa dimensione di qi.
Dinamismo, non staticità Dal punto di vista cinese molte cose, come una trave che sostiene un edificio, non è lì ferma ma compie l’azione di sostenere l’edificio. Molte cose perdono la propria passività nell’azione.
Il daoismo
La distinzione tra filosofia e religione nella cina è così semplice, infatti ha ragioni antichissime in europa ma non asia non è assolutamente così. Cos’è per noi una religione? Ci sono testi sacri, una organizzazione principali, un fondatore e dei dogmi. Il daoismo per la nostra definizione di religione non lo è, tuttavia è un insieme di insegnamenti basati su una varità di insegnamenti originali.
I disordini della cina zhou -> vi sono potentati diversi che prendono poteri nel periodo delle primavere e degli autunni e poi degli stati combattenti. In questo contesto storico nascono le cento scuole. Il daoismo è una definizione a posteriori che mette insieme varie correnti diverse tra loro che a un certo periodo vengono messe assieme: ● Laozi (scritto da laozi, figura mitica); ● Zhangzi (di zhangzi); ● Yingyang delle cinque fasi (non considerabile daoista); ● Fangshi (ricerca della vita eterna, NON SONO DAOISTI!); Il daoismo è una invenzione degli storici di epoca Han: Sima tan e sima quian. Infatti è una invenzione per porre ordine nel periodo di confusione delle cento scuol. Vi sono stati moltissimi ritrovamenti nelle tombe che stanno cambiando la nostra idea dell’antica cultura cinese e inizia ad esserci una ricerca dei testi originali.
Che relazioni ci sono tra il Laozi e il Zhangzi? Sono in realtà testi molto diversi, il Laozi parla di come si debba comportare un sovrano e invece lo Zhangzi parla del fatto che l’uomo debba porsi al di fuori della società. Entrambe hanno come obiettivo comune quello di ritornare al dao, quel qualcosa che fa in modo che tutte le cose vadano verso una direzione, una “corrente”.
Zhuangzi è esistito nella Cina del sud ed ha composto il testo a partire dal 320 a.C, che ha suscitato interesse con l’arrivo del buddismo. L’idea centrale del libro è quella di non opporsi al dao non interferire con il suo corso imponendo le proprie azioni, come invece fa l’uomo per colpa di una pretesa. Secondo Zhuangzi il linguaggio modifica la realtà e il dao, prendendo dei vincoli e definizioni che vanno in contrasto con il principio del dao, invece la dal flusso del dao le cose trasformando la realtà invece di limitarsi ad osservare il flusso senza distinzioni e formare problemi.
Questa idea del linguaggio che crea cose, non è un problema solo degli occidentali, ma di tutti gli esseri umani. Invece che vedere il flusso, prendiamo una istanza e la chiamiamo. Il contesto storico di Zhangzi è quello degli stati combattenti pertanto vede il linguaggio come fonte di cattiveria. Zhuangzi vorrebbe abbandonare la parola, mentre confucio ritornare alla purezza della parola. Confucio afferma che bisognerebbe far tornare il linguaggio al suo significato originale ed usare le parole per quello che sono stando creare cioè comunicare.
Zhuangzi aveva un’idea negativa, attrattiva ed intuitiva della conoscenza, l’uomo può conoscere soltanto perdendo quello che già sappiamo grazie ad una conoscenza inadeguata. Essendo intuitiva non passa dalle parole. Non ha a che fare con la realtà perché si può affermare tutto ed il contrario di tutto. Per utilizzare il linguaggio bisognerebbe andare oltre ed usare giochi di parole dimostrando che il linguaggio è dipendente e non può dire la verità della realtà.
Si conosce dunque il dao attraverso la pratica e il saper fare, è un sapere preciso come quello di un mestiere che si apprende piano piano con il gongfu (kungfu) allenamento, il praticando per conoscere e saper praticare. Il mestiere del dao è il mestiere del corpo, essere un tutt’uno con il gesto che si compie, non è astratto ed è uguale all’artigiano che diventa un tutt’uno con lo strumento che utilizza raggiungendo una conoscenza perfetta, ovvero lo spirito (senza dubbio fa ciò che deve fare).
Laozi
Laozi è un saggio che in realtà è una leggenda, contemporaneo a Confucio, si dice che fosse un saggio allontanatosi dalla Cina disgustato dalla guerra, andato verso occidente in groppa ad un bue, viene fermato da una guardia di frontiera che gli chiede di scrivere un testo. Questo testo è il Daodejing , che si data tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C. date le due versioni trovate nelle tombe inseritevi al II secolo uguali a quella del textus receptus del I secolo. Si dice che abbia chiesto di comporlo una guardia di frontiera.
Il testo è molto oscuro, è in versi ritmati e mancano nomi propri e indicazioni di periodi. Questo fa dedurre che sia trascritto da un testo orale. Il pensiero centrale è quello del “buon
ricchezza e darle anche al popolo così che non si ribelli perché non hanno le pance piene. Quest’interpretazione è attribuita anche per la seconda parte del Laozi, che critica i governanti che rubano il cibo agli altri se non intervenissero le vie scorrerebbero come natura comanda. È questo su cui si basa il wuwei (agire non agendo), secondo cui lasciando agire il dao si ritorna allo stato naturale dove l’uomo non è diverso dal mondo, nella sua forma di neonato. Si pretende all’idea utopica dello stato perfetto che nell’antica Cina ha portato alla formazione di comunità senza leggi e violenza che cercavano di autoregolarsi.
Confucio
A partire dall’epoca delle primavere e degli autunni si hanno profonde riflessione sul potere che diedero vita a filosofia pratica e sono importanti ancora oggi. Confucio fa parte della corrente ru.
Kǒng Fūzǐ è stato un ideatore di testi, studi e comportamenti importanti nel mondo asiatico. Consolida la corrente ru dei riti e della musica, dove i ru erano uomini sotto la pioggia (侍), ovvero qualcuno che riceve le risposte dal cielo; questa rappresentazione porta alla figura degli sciamani, esperti di astrologia, astronomia e riti che dialogavano con le divinità, che diventavano funzionari di corte proprio grazie a Confucio. Era un educatore, né un filosofo o pensatore, i suoi testi hanno come obbiettivo di insegnare una via per diventare pienamente umani.
Voltaire voleva vedere in confucio una persona che voleva dimostrare che rispetto all’idea di religione cristiana, erano possibili anche altri tipi di cose. Confucio non è esattamente un religioso, un pensatore o altro, ma è tendenzialmente un maestro, dunque insegna qualcosa a qualcuno.
I testi sono non sistematici, non filosofi ma vogliono trasmettere una via (un 道) per diventare pienamente umani. Il testo Lunyu descrive come metodo ideale per raggiungere questo obbiettivo apprendendo i riti , o cerimoniali (li, 禮), comprendenti di cultura, educazione,
maniere di comportarsi e modi appropiati di relazionarsi, ovvero la loro etica. Roger Heims osserva lo stretto legame tra il corpo e il rito anche attraverso caratteri usati; il corpo è rappresentato dall'esogamia della dimensione carnale affiancato a quello del vaso rituale (器), in questo caso il rito rappresenta un’azione umana formalizzata, rinvinta dalla tradizione che deve essere resa di nuovo viva ed utilizzata.
La forma e l’etichetta sono le convenzioni stabilite dalla tradizione che rappresentano il modo di relazionarsi, rendendoci diversi dai barbari e dagli animali; per questo bisogna rivitalizzare i riti, che hanno valore trasformativo. Un esempio: il pacchetto giapponese, che esprime quanto si lega il legame attraverso l’elaborata, o meno, presentazione. Il corpo e il modo in cui trattiamo le cose, trasformando ciò che noi siamo e non il fatto in sé. Attuati questi comportamenti si interiorizzano arrivando a farli diventare habitus.
Confucio dà un valore trasformativo ai riti, compiendoli cambiamo il nostro modo di essere e li rivitalizziamo. Un po’ come la maschera che prende vita sovrapponendosi a chi la indossa. I kata giapponesi sono forme di arti marziali in cui si immagina un combattimento e il modo in cui usare il corpo e la sua forza, codificando così l’intera modalità di approccio al combattimento. Questi gesti vengono naturalizzati all’interno del corpo, facendo una propria rappresentazione.
Per Confucio i riti sono la parte formalizzata del comportamento umano, che attraverso il loro assorbimento impara il senso etico che rappresentano e diventano parte di loro. In questo modo l’etica è la parte non normalizzata del comportamento umano che interviene quando ci si trova in una situazione non codificata dai riti, su cui ci si appoggia per una conoscenza generale da cui trarre un orientamento. Il rito codifica un comportamento umano e dunque insegna! L’etica invece è la parte non formalizzata del comportamento umano sul quale deve prendere una decisione basandosi su quanto sa grazie ai riti!
L’etica esprime le virtù legate ad alcune relazioni umane. Le due virtù più importanti sono la pietà filiale (xiao 孝), ovvero la reverenza che il figlio indulge al padre, e la benevolenza , umanità (ren 仁), un uomo che è diviso in due parti inferiore soprattutto alla virtù che il sovrano deve essere verso il suddito. Ogni relazione è verticale con valore politico ed etico.
Altre importanti virtù sono il senso del giusto (yi 義) dato dagli ideogrammi di tradizione sopra quelli di io, indicando l’atto di seguire le tradizioni, e la sincerità (xin 信) con i kanji di uomo e "parlare" indica la persona che è uguale a ciò che dice. Queste virtù sono incarnate dal junzi , l’uomo nobile. Il sovrano deve essere un junzi che incarna i riti , il suo potere deve essere umano, benevolo, attirare i suoi sudditi attraverso il suo carisma senza imporsi (de come wuwei).
Nell’epoca Han si crea un canone di 6 libri del pensiero confuciano, che diventeranno 5 dopo il regno dell’imperatore giallo, poi 13.
Scuola yinyang Una scuola che si collega al dao è quella dello yinyang delle cinque fasi, e dichiara che tutta la realtà sia tutta dipendente dallo ying e dallo yang, due poli codipendenti, correlativi e indicano i movimenti del qi.
Circolo di generazione. La terra inizia il metallo, il metallo l’acqua, l’acqua il legno, il legno il fuoco, il fuoco la terra. Interno: ciclo di conquista. Non è corretto parlare di elementi perché un elemento è fisso mentre queste 5 fasi altalenano tra loro! Il punto centrale è che c’è un ordine di elementi da rispettare. All’interno di questa scuola probabilmente c’erano due tendenze poi unite, una che tendeva vedere il mondo binariamente e una attraverso le cinque fasi.
Il governo doveva basarsi sul fengshui, una pratica che tende a vedere come le varie fasi si espandono in un determinato territorio e come gestirle. La rappresentazione dei corpi umani
come una natura dove la colonna vertebrale era un sentiero o un fiume, per la medicina cinese il corpo era un regno e quindi un microcosmo. Secondo questo concetto si collegano parti del corpo umano a parti della società, come il cuore dello stato era l’imperatore, da proteggere come si protegge il cuore. Questo crea la relazione tra microcosmo e macrocosmo. L’imperatore, i ministri e la corte devono eseguire rituali per accordarsi con il cosmo, prendendo decisioni che riflettono ciò che accade nell’universo; il corpo del sovrano era dello stato e del governo, per questo doveva rispecchiare tutti i qi del suo dominio. Il microcosmo riflette il macrocosmo e viceversa!
Lo schema di 5 pratiche è un generatore di pratiche. Il generatore di pratiche era sempre in movimento. Il classico dei mutamenti, Yijing , è il libro che raccoglie le formulazioni attuate dai gusci di tartaruga, bastoncini della divinazione e con le monetine attraverso gli esagrammi che davano come risultato, rappresentazioni delle situazioni possibili. È una pratica che mostra com’è il microcosmo e come può evolversi il macrocosmo prefigurando un futuro non esatto. La previsione e l’ osservazione naturalistica dove ci si mette in relazione alle forze e vedere come si espandono nella parte invisibile prima che lo facciano; c’è bisogno dell’interpretazione che Yijing e l’interpretante per capire ed esprimere le potenzialità del macrocosmo.
Ciò che avviene nel microcosmo, si riflette nel macrocosmo. Un esempio sono i semi che piccolissimi danno piante enormi. Bisogna essere un giardiniere che distingue i semi ed è in grado di controllarli, così da non dover estirpare in seguito. Potremmo vedere questa cosa come: tanto più una persona è aperta a vedere le cose, tanto più le persone saranno disposte a vedere le cose. In più lo Yijing ha bisogno di essere interpretato e le risposte sono molto aperte.
Il testo del canone confuciano è legato ai funzionari di governo.
Scuola moista è basata sul pensiero di Mozi , molto probabilmente proveniente dalle classi mercantil (molto diverso dalla classe ru dei riti)i; non era interessato ai riti ma alle questioni pratiche, puntando all’ utilitarismo, pragmatismo e meritocrazia! La cosa utile per lo stato è che lo stato fosse gestito in maniera meritocratica (se devo dare il posto del funzionario a qualcuno, deve essere il più capace, invece nella classe ru spesso andavano al governo i parenti. NB: meritocrazia non è democrazia).
Afferma che l’etichetta e le arti impoveriscono la gente e sono inutili ai fini dello stato, che deve essere gestito da una società piramidale con in cima il più bravo così che potesse tramandare la sua bravura ai suoi sudditi, più gradini inferiore della piramide. Era opposto alla corrente ru proprio per questo, ed anche contro la scuola dei nomi in quanto il discorso doveva essere razionale. Afferma che l’ equità universale è un’idea che si basa sul fatto che chi sta in alto è in quella posizione perché è più bravo, nonostante ciò, chi sta più in alto non deve schiacciare chi sta più in basso, in quanto la società deve essere equa per tutti. Se facciamo governare chi ha le capacità, sarà buono e porterà vantaggi. Uno stato che funziona bene beneficia tutti. L’ equità universale per Mozi è diversa da quella di confucio,