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Vita e opere, radici culturali, Velo di Maya, Tutto è volontà, Essenza del mondo, caratteri della manifestazione della volontà di vivere, pessimismo, le vie di liberazione dal dolore,
Tipologia: Appunti
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E' il primo degli anti-idealisti, all'ottimismo panlogistico di Hegel lui contrappone il pessimismo e il razionale. Nasce a Danzica, Polonia nel 1788. Suo padre era un commerciante di legna e la madre una nota scrittrice di romanzi a Waimer. Il padre lo indirizza verso il commercio ma lui aveva interessi più umanistici , lo convince a concedergli un viaggio e dopo di questo, Arthur sarà costretto a prendere in mano l'azienda di famiglia. Il padre però, muore suicida, l'evento fu traumatico per Schopenhauer che comincia a porsi domande esistenziali, ma che allo stesso tempo lo libera, ora può studiare ciò che vuole. Pochi anni dopo la morte del padre nel 1805, Arthur lascia l'attività e si dedica a studi classici all'Università di Gottinga, influirono le dottrine di Kant e Platone. 1811 Berlino, lezioni di Fichte, e poi ne 1813 si laureò a Jena "Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente". Dopo viaggi a Roma e Napoli, ottenne la libera docenza a Berlino nel '20. Poi fu costretto a lasciarla per via del colera e si ritirò a Francoforte dove poi nel 1860 muore. Opera principale "Il mondo come volontà e rappresentazione" 1818, in difesa alle dottrine scientifiche di Goethe conosciuto grazie alla madre a Weimar. Il filosofo dovette aspettare parecchio tempo per pubblicare la seconda edizione, il successo per lui non fu immediato si dovette aspettare che dopo il '48, l'Europa fosse invasa dal pessimismo. RADICI CULTURALI Schopenhauer viene influenzato da esperienze filosofiche eterogenee:
Rifacendosi al pensiero orientale, Schopenhauer utilizza l’immagine del velo di Maya per spiegare come l’esistenza umana consista nel vivere nell’illusione, riprendendo così la differenza fra “la cosa per come appare” e “la cosa in sé” già anticipata dal criticismo kantiano. Per Kant il fenomeno era l’unica realtà accessibile alla conoscenza umana, per Schopenhauer il fenomeno si configura proprio come illusione; esso è ciò che nell'antica sapienza indiana era detto "velo di Maya". Per Kant il noumeno era un concetto limite che ricordava all'uomo l'esistenza dei limiti della coscienza umana, per Schopenhauer il noumeno è quella realtà che si nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Per il criticismo inoltre il fenomeno è l'oggetto della rappresentazione, esiste anche fuori della coscienza, però il fenomeno di cui si parla ora è la rappresentazione soggettiva, esiste solo dentro la coscienza. Questa rappresentazione è costituita da due elementi di per sé inscindibili e indipendenti l’uno dall’altro, il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato, e la conoscenza come il processo attraverso in cui questi ultimi vengono distinti. Nega da qui sia materialismo che idealismo, perché riducevano o il soggetto all'oggetto o viceversa. Schopenhauer ritiene che la nostra mente sia corredata da una serie di forme a priori, egli riconosce il merito di Kant, però si distacca ammettendo solo 3 forme a priori: lo spazio-tempo-causalità. La categoria di causalità è in realtà l'unica , perché a lei tutto si può ricondurre, la realtà stessa dell'oggetto si risolve nell'azione causale su altri oggetti -> materia=azione casuale La causalità assume forme diverse in base agli ambiti in cui deve operare, manifestandosi come necessità fisica logica matematica e morale -> principio del divenire TUTTO E' VOLONTA' Schopenhauer mostra la sua filosofia come integrazione e risoluzione della filosofia di Kant, la sua filosofia vanta di aver trovato una via d'accesso al noumeno.
-Affermare che l’essere è manifestazione di una volontà infinita = dire che la vita è dolore per essenza, infatti volere significa desiderare » desiderare è uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere, quindi il desiderio è assenza » cioè un dolore Dato che nell’uomo la volontà è cosciente, l’uomo è il più bisognoso e mancante tra gli esseri » la vita è essenzialmente dolore, al di là di ogni apparenza ingannevole Ogni volere scaturisce da bisogno, ossia da mancanza, ossia da sofferenza. A questa dà fine l’appagamento; tuttavia per un desiderio che venga appagato ne rimangono almeno dieci insoddisfatti; inoltre la brama dura a lungo, le esigenze vanno all’infinito. -Il carattere negativo della felicità umana » godimento (fisico) e gioia (psichica) sono solamente una cessazione del dolore (come già per Leopardi) » perché ci sia piacere prima ci deve essere stato per forza un periodo di tensione e di dolore invece il dolore non può essere ridotto a cessazione del piacere e si può sperimentare una catena di dolori senza che siano preceduti da altrettanti piaceri » quindi il dolore si identifica con la struttura della vita, è un dato primario e permanente » il piacere è solo una funzione derivata del dolore e riesce a vincerlo solo annullando se stesso -Accanto al dolore permanente e al piacere momentaneo c’è la noia » la noia subentra quando viene meno l’aculeo del desiderio » la vita umana è come un pendolo che oscilla tra dolore e noia passando per un intervallo fugace ed illusorio di piacere e di gioia » ciò che distingue le situazioni sono le diverse manifestazione del dolore
Bisogna imparare volta per volta a non desiderare, a non volere l’esistenza, ad annullare la volontà -Il rifiuto del suicidio » perché è un atto di forte affermazione della volontà: anzi che negare la volontà nega la vita » perché sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volontà lasciando intera la cosa in sé -Dalla voluntas alla noluntas La risposta al dolore del mondo non è l’eliminazione della vita ma la liberazione dalla volontà di vivere » com’è possibile per l’uomo e la volontà costituisce l’essenza e la struttura metafisica dell’universo? » non dà una giustificazione teorica ma presenta individui eccezionali che ci riuscirono e che hanno fatto il percorso dalla coscienza di essere volontà fino alla negazione di questa » ci sono tre vie non disposte dialetticamente
- L’arte » la conoscenza scientifica è imbrigliata nella forme dello spazio e del tempo invece l’arte è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee contemplando i modelli eterni delle cose, l’essenza immutabile dei fenomeni » il soggetto contemplante quindi non è più l’individuo particolare ma il puro soggetto del conoscere » per il suo carattere contemplativo l’arte sottrae l’individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani offrendo un appagamento immobile e compiuto » l’arte è catartica » più che vivere l’artista contempla la vita elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo » dato che la volontà si manifesta secondo una scala gerarchica, le arti sono poste a diversi livelli