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APPUNTI SCHOPENHAUER - Abbagnano, Appunti di Filosofia

Vita e opere, radici culturali, Velo di Maya, Tutto è volontà, Essenza del mondo, caratteri della manifestazione della volontà di vivere, pessimismo, le vie di liberazione dal dolore,

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 12/08/2020

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SCHOPENHAUER
VITA E OPERE
E' il primo degli anti-idealisti, all'ottimismo panlogistico di Hegel lui contrappone il pessimismo e il
razionale.
Nasce a Danzica, Polonia nel 1788 . Suo padre era un commerciante di legna e la madre una nota
scrittrice di romanzi a Waimer. Il padre lo indirizza verso il commercio ma lui aveva interessi più
umanistici , lo convince a concedergli un viaggio e dopo di questo, Arthur sarà costretto a prendere
in mano l'azienda di famiglia. Il padre però, muore suicida, l'evento fu traumatico per Schopenhauer
che comincia a porsi domande esistenziali, ma che allo stesso tempo lo libera, ora può studiare ciò
che vuole.
Pochi anni dopo la morte del padre nel 1805, Arthur lascia l'attività e si dedica a studi classici
all'Università di Gottinga, influirono le dottrine di Kant e Platone.
1811 Berlino, lezioni di Fichte, e poi ne 1813 si laureò a Jena "Sulla quadruplice radice del
principio di ragion sufficiente".
Dopo viaggi a Roma e Napoli, ottenne la libera docenza a Berlino nel '20.
Poi fu costretto a lasciarla per via del colera e si ritirò a Francoforte dove poi nel 1860 muore.
Opera principale "Il mondo come volontà e rappresentazione" 1818, in difesa alle dottrine
scientifiche di Goethe conosciuto grazie alla madre a Weimar.
Il filosofo dovette aspettare parecchio tempo per pubblicare la seconda edizione, il successo per lui
non fu immediato si dovette aspettare che dopo il '48, l'Europa fosse invasa dal pessimismo.
RADICI CULTURALI
Schopenhauer viene influenzato da esperienze filosofiche eterogenee:
- Platone: lo attrae la teoria delle idee, come forme ideali che non cedono al dolore.
-Kant: deriva l'impostazione soggettivista della gnoseologia, conoscenza partendo dal soggetto.
Illuminismo: materialismo e demistificazione del passato, considera la vita psichica e sensoriale in
termini di fisiologia del sistema nervoso.
-Romanticismo: irrazionalità e l'importanza delle arti (musica), il tema dell'infinito e dolore nega
però il loro ottimismo mostrando una visione pessimistica della realtà.
Il pensiero idealistico come "bestia nera" , la ritiene la filosofia dell'universalità che è a servizio di
interessi particolari tipo il successo e il potere, e che giustifica le credenze che possono ritornare
utili sia alla Chiesa sia allo Stato.
Hegel come "sicario della verità", il filosofo ha l'esigenza della libertà della filosofia e in nome di
questa libertà divinizza lo Stato.
- Sapienza dell'antico Oriente: parte dagli scritti di Mayer, inserisce tratti di questo pensiero
attraverso immagini ed espressioni suggestive, il suo pensiero origina anche da testi antichi come
"Veda" o il "Purana".
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SCHOPENHAUER

VITA E OPERE

E' il primo degli anti-idealisti, all'ottimismo panlogistico di Hegel lui contrappone il pessimismo e il razionale. Nasce a Danzica, Polonia nel 1788. Suo padre era un commerciante di legna e la madre una nota scrittrice di romanzi a Waimer. Il padre lo indirizza verso il commercio ma lui aveva interessi più umanistici , lo convince a concedergli un viaggio e dopo di questo, Arthur sarà costretto a prendere in mano l'azienda di famiglia. Il padre però, muore suicida, l'evento fu traumatico per Schopenhauer che comincia a porsi domande esistenziali, ma che allo stesso tempo lo libera, ora può studiare ciò che vuole. Pochi anni dopo la morte del padre nel 1805, Arthur lascia l'attività e si dedica a studi classici all'Università di Gottinga, influirono le dottrine di Kant e Platone. 1811 Berlino, lezioni di Fichte, e poi ne 1813 si laureò a Jena "Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente". Dopo viaggi a Roma e Napoli, ottenne la libera docenza a Berlino nel '20. Poi fu costretto a lasciarla per via del colera e si ritirò a Francoforte dove poi nel 1860 muore. Opera principale "Il mondo come volontà e rappresentazione" 1818, in difesa alle dottrine scientifiche di Goethe conosciuto grazie alla madre a Weimar. Il filosofo dovette aspettare parecchio tempo per pubblicare la seconda edizione, il successo per lui non fu immediato si dovette aspettare che dopo il '48, l'Europa fosse invasa dal pessimismo. RADICI CULTURALI Schopenhauer viene influenzato da esperienze filosofiche eterogenee:

  • Platone: lo attrae la teoria delle idee, come forme ideali che non cedono al dolore.
  • Kant: deriva l'impostazione soggettivista della gnoseologia, conoscenza partendo dal soggetto. Illuminismo: materialismo e demistificazione del passato, considera la vita psichica e sensoriale in termini di fisiologia del sistema nervoso.
  • Romanticismo: irrazionalità e l'importanza delle arti (musica), il tema dell'infinito e dolore nega però il loro ottimismo mostrando una visione pessimistica della realtà. Il pensiero idealistico come "bestia nera" , la ritiene la filosofia dell'universalità che è a servizio di interessi particolari tipo il successo e il potere, e che giustifica le credenze che possono ritornare utili sia alla Chiesa sia allo Stato. Hegel come "sicario della verità", il filosofo ha l'esigenza della libertà della filosofia e in nome di questa libertà divinizza lo Stato.
  • Sapienza dell'antico Oriente: parte dagli scritti di Mayer, inserisce tratti di questo pensiero attraverso immagini ed espressioni suggestive, il suo pensiero origina anche da testi antichi come "Veda" o il "Purana".

VELO DI MAYA

Rifacendosi al pensiero orientale, Schopenhauer utilizza l’immagine del velo di Maya per spiegare come l’esistenza umana consista nel vivere nell’illusione, riprendendo così la differenza fra “la cosa per come appare” e “la cosa in sé” già anticipata dal criticismo kantiano. Per Kant il fenomeno era l’unica realtà accessibile alla conoscenza umana, per Schopenhauer il fenomeno si configura proprio come illusione; esso è ciò che nell'antica sapienza indiana era detto "velo di Maya". Per Kant il noumeno era un concetto limite che ricordava all'uomo l'esistenza dei limiti della coscienza umana, per Schopenhauer il noumeno è quella realtà che si nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Per il criticismo inoltre il fenomeno è l'oggetto della rappresentazione, esiste anche fuori della coscienza, però il fenomeno di cui si parla ora è la rappresentazione soggettiva, esiste solo dentro la coscienza. Questa rappresentazione è costituita da due elementi di per sé inscindibili e indipendenti l’uno dall’altro, il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato, e la conoscenza come il processo attraverso in cui questi ultimi vengono distinti. Nega da qui sia materialismo che idealismo, perché riducevano o il soggetto all'oggetto o viceversa. Schopenhauer ritiene che la nostra mente sia corredata da una serie di forme a priori, egli riconosce il merito di Kant, però si distacca ammettendo solo 3 forme a priori: lo spazio-tempo-causalità. La categoria di causalità è in realtà l'unica , perché a lei tutto si può ricondurre, la realtà stessa dell'oggetto si risolve nell'azione causale su altri oggetti -> materia=azione casuale La causalità assume forme diverse in base agli ambiti in cui deve operare, manifestandosi come necessità fisica logica matematica e morale -> principio del divenire TUTTO E' VOLONTA' Schopenhauer mostra la sua filosofia come integrazione e risoluzione della filosofia di Kant, la sua filosofia vanta di aver trovato una via d'accesso al noumeno.

  • Come si lacera il "velo di Maya" per trovare la cosa in sé? Se noi fossimo solo conoscenza e rappresentazione della realtà senza corpo, non usciremmo dal mondo fenomenico, quindi la cosa in se diventa noumeno. Però, noi non siamo solo rappresentazione, siamo esseri corporei e come tali ci viviamo da dentro, godendo e soffrendo. Questa corporeità ci da l'esperienza di base che permette all'uomo di squarciare il velo del fenomeno ed afferrare la cosa in sé. Ripiegandoci su noi stessi la cosa in sé del nostro essere è la brama, la volontà di vivere - impulso prepotente che ci spinge ad esistere ed agire. Noi siamo vita e volontà di vivere. Anche il corpo, è manifestazione esteriore delle nostre brame interiori. L'intero mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si manifesta a se stessa nella rappresentazione spazio-temporale. -> "Il mondo come volontà e rappresentazione " La volontà sta in rapporto con l'intelletto come il padrone è in rapporto con il servo ed esprime il concetto di supremazia della volontà. Essa non è solo la radice noumenica dell'uomo ma è la cosa in sé di tutte le cose, è la cosa in sé dell'universo, pervade ogni essere della natura, in modi diversi e a gradi di consapevolezza diversi, si manifesta comunque in modo inconscio risulta pienamente consapevole.

IL PESSIMISMO

-Affermare che l’essere è manifestazione di una volontà infinita = dire che la vita è dolore per essenza, infatti volere significa desiderare » desiderare è uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere, quindi il desiderio è assenza » cioè un dolore Dato che nell’uomo la volontà è cosciente, l’uomo è il più bisognoso e mancante tra gli esseri » la vita è essenzialmente dolore, al di là di ogni apparenza ingannevole Ogni volere scaturisce da bisogno, ossia da mancanza, ossia da sofferenza. A questa dà fine l’appagamento; tuttavia per un desiderio che venga appagato ne rimangono almeno dieci insoddisfatti; inoltre la brama dura a lungo, le esigenze vanno all’infinito. -Il carattere negativo della felicità umana » godimento (fisico) e gioia (psichica) sono solamente una cessazione del dolore (come già per Leopardi) » perché ci sia piacere prima ci deve essere stato per forza un periodo di tensione e di dolore invece il dolore non può essere ridotto a cessazione del piacere e si può sperimentare una catena di dolori senza che siano preceduti da altrettanti piaceri » quindi il dolore si identifica con la struttura della vita, è un dato primario e permanente » il piacere è solo una funzione derivata del dolore e riesce a vincerlo solo annullando se stesso -Accanto al dolore permanente e al piacere momentaneo c’è la noia » la noia subentra quando viene meno l’aculeo del desiderio » la vita umana è come un pendolo che oscilla tra dolore e noia passando per un intervallo fugace ed illusorio di piacere e di gioia » ciò che distingue le situazioni sono le diverse manifestazione del dolore

  • Pessimismo cosmico » la volontà di vivere è tensione sempre insoddisfatta ( Sehnsucht romantico “desiderio insoddisfatto”) e il dolore non riguarda solo l’uomo ma investe ogni creatura: tutto soffre » il genio avendo maggiore sensibilità degli uomini comuni è destinato ad una sofferenza più intensa » dato che il principio primo è la volontà ed essa è sofferenza, allora il mal non è solo del mondo ma è nel principio primo da cui esso dipende -L’espressione di tale dolore universale è la lotta crudele tra tutte le cose » dietro le celebrate meraviglie del creato si cela un’«arena di esseri tormentati ed angosciati , che esistono solo a patto di divorarsi l’un l’altro» » auto lacerazione della volontà in molteplicità di parti e di individui reciprocamente ostili -L’illusione dell’amore » l’individuo è un mero strumento della specie perché l’unico fine della natura è quello di perpetuare la vita e con essa il dolore » ciò avviene attraverso l’amore = uno dei più forti stimoli dell’esistenza » il fine dell’amore quindi è solo l’accoppiamento » l’individuo proprio nel momento in cui crede di realizzare maggiormente il proprio godimento e la propria personalità in realtà è lo zimbello della natura, perché sta perpetuando il dolore » quindi non c’è amore senza sessualità , per quanto etereo voglia apparire è istinto sessuale » l’amore procreativo è avvertito come “peccato” e “vergogna” perché in fondo è istinto sessuale e poi perché è il maggiore dei delitti = procreazione di altre creature destinate alla sofferenza » l’unico amore che si può elogiare è quello della pietà

LE VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE

Bisogna imparare volta per volta a non desiderare, a non volere l’esistenza, ad annullare la volontà -Il rifiuto del suicidio » perché è un atto di forte affermazione della volontà: anzi che negare la volontà nega la vita » perché sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volontà lasciando intera la cosa in sé -Dalla voluntas alla noluntas La risposta al dolore del mondo non è l’eliminazione della vita ma la liberazione dalla volontà di vivere » com’è possibile per l’uomo e la volontà costituisce l’essenza e la struttura metafisica dell’universo? » non dà una giustificazione teorica ma presenta individui eccezionali che ci riuscirono e che hanno fatto il percorso dalla coscienza di essere volontà fino alla negazione di questa » ci sono tre vie non disposte dialetticamente

- L’arte » la conoscenza scientifica è imbrigliata nella forme dello spazio e del tempo invece l’arte è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee contemplando i modelli eterni delle cose, l’essenza immutabile dei fenomeni » il soggetto contemplante quindi non è più l’individuo particolare ma il puro soggetto del conoscere » per il suo carattere contemplativo l’arte sottrae l’individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani offrendo un appagamento immobile e compiuto » l’arte è catartica » più che vivere l’artista contempla la vita elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo » dato che la volontà si manifesta secondo una scala gerarchica, le arti sono poste a diversi livelli

  • tragedia » è auto rappresentazione del dramma della vita
  • musica » non riproduce le idee come fanno le altre arti ma è rivelazione della volontà a se stessa è l’arte più profonda e universale, il piacere che procura è cessazione del bisogno » ma l’arte è temporanea e parziale, è un “breve incantesimo”, è conforto ma non è vero cammino
  • L’etica della pietà » l’etica implica un impegno nel mondo a favore del prossimo = tentativo di superare l’egoismo e di vincere la lotta incessante tra creature che è una delle maggiori fonti di dolore per gli uomini » l’interesse costituisce il cuore della moralità (come Kant), ma non sgorga da un imperativo categorico dettato dalla ragione (contro Kant) ma da un’esperienza vissuta, da un sentimento di pietà e compassione » la pietà sgorga dalla coscienza che gli uomini condividono tutti lo stesso destino di dolore e quindi avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri perché ci identifichiamo con il loro dolore » tramite la pietà sperimentiamo un’unione metafisica tra tutti gli esseri » la pietà è strumento di conoscenza autentica » non basta sapere che la vita è dolore, ma bisogna sentire »è la moralità a produrre la conoscenza non il contrario » la morale si concretizza in due virtù 1.giustizia » è un primo freno all’egoismo, ha carattere negativo, perché consiste nel “non fare il male” e nel riconoscere agli altri, ciò che siamo pronti a riconoscere a noi stessi 2.carità » è la volontà attiva e positiva di fare il bene, è amore autentico e disinteressato al contrario c’è l’eros, falso amore perché egoistico e interessato » ma la morale rimane pur sempre all’interno della vita e presuppone un qualche attaccamento ad essa