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domande tipo esame sociologia delle mafie
Tipologia: Appunti
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Caricato il 16/07/2022
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1. La mafia come forma sui generis di criminalità organizzata ossia In che senso la mafia è un tipo di criminalità particolare? La mafia è una forma di criminalità organizzata particolare in quanto tende a sostituirsi allo Stato, non va confusa con altre forme delinquenziali in quanto dotata di una particolare caratura “politica”, cioè la capacità di radicarsi nel territorio disponendo di ingenti risorse e imponendosi con un apparato militare. Nelle mafie italiane a differenza delle altre del resto del mondo tende a prevalere l’obbiettivo del controllo del territorio (power sindacate) su quello del controllo dei traffici illeciti e accumulo di ricchezza (power enterprise). La mafia è una società segreta con caratteristiche particolari che la rendono unica nonostante ne esistano più tipologie. La segretezza della mafia vincola chi entra a farne parte ma contemporaneamente identifica nettamente chi è dentro da chi è fuori. Il rito di iniziazione corrisponde ad un confine che quindi divide – tra chi ne fa parte e no – e unisce i mafiosi tra di loro. 2. Ruolo della famiglia I mafiosi sembrano aver assunto come modello organizzativo quello della famiglia, i vincoli di parentela vengono usati per rafforzare il potere della cosca a volte con strategie matrimoniali o creando legami parentali artificiali. La famiglia è però solo utilizzata e strumentalizzata dai mafiosi che si proclamano suoi accaniti difensori anche se poi non hanno remore alcune a sacrificare rapporti di sangue per rafforzare l’organizzazione. 3. Indicare i 3 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Piemonte Bardonecchia, Leinì e Rivarolo**.
di una scelta razionale utilitaristica per i soggetti che ne usufruiscono (diminuire le dispute, proteggersi dalla concorrenza sleale, proteggersi da atti di violenza, …). I mafiosi alimentano così climi di sfiducia per poter vendere la protezione; la fiducia però va immessa nel mercato a piccole dosi per aumentarne la domanda e il prezzo. L’uso della violenza diventa quindi fondamentale per creare un clima di sfiducia ma esso è da considerarsi più il mezzo che il fine. Se tutta questa struttura sociale riesce a garantire la tutela di alcuni soggetti singoli è però sulla collettività e sullo sviluppo economico che ha effetti estremamente negativi dove si assiste alla privatizzazione della giustizia, del mercato e della protezione dei diritti individuali.
7. La mafia come forma sui generis di criminalità organizzata ossia In che senso la mafia è un tipo di criminalità particolare? La mafia è una forma di criminalità organizzata particolare in quanto tende a sostituirsi allo Stato, non va confusa con altre forme delinquenziali in quanto dotata di una particolare caratura “politica”, cioè la capacità di radicarsi nel territorio disponendo di ingenti risorse e imponendosi con un apparato militare. Nelle mafie italiane a differenza delle altre del resto del mondo tende a prevalere l’obbiettivo del controllo del territorio (power sindacate) su quello del controllo dei traffici illeciti e accumulo di ricchezza (power enterprise). La mafia è una società segreta con caratteristiche particolari che la rendono unica nonostante ne esistano più tipologie. La segretezza della mafia vincola chi entra a farne parte ma contemporaneamente identifica nettamente chi è dentro da chi è fuori. Il rito di iniziazione corrisponde ad un confine che quindi divide – tra chi ne fa parte e no – e unisce i mafiosi tra di loro. I mafiosi sembrano aver assunto come modello organizzativo quello della famiglia, i vincoli di parentela vengono usati per rafforzare il potere della cosca a volte con strategie matrimoniali o creando legami parentali artificiali. La famiglia è però solo utilizzata e strumentalizzata dai mafiosi che si proclamano suoi accaniti difensori anche se poi non hanno remore alcune a sacrificare rapporti di sangue per rafforzare l’organizzazione. 8. Capitale sociale della mafia Il concetto di capitale sociale teorizzato da Coleman fa riferimento all’insieme di risorse di cui dispone un individuo sulla base della sua collocazione nella rete di relazioni sociali. Poiché il capitale può favorire la cooperazione tra gli individui, focalizzarsi sul suo ruolo vuol dire che la propensione a cooperare in una società influenza lo sviluppo economico-politico. Tra i diversi tipi di strutture sociali che favoriscono la formazione di capitale sociale ci sono le relazioni chiuse o comunque ad alta densità e le organizzazioni sociali “approvabili”. I mafiosi infatti tendono ad intrecciare reticoli sociali ad elevata densità e manipolare per i propri scopi le rete di relazioni, riuscendo così a creare ed accumulare capitale sociale. Una lettura del fenomeno mafioso in ottica di capitale sociale presuppone dunque la focalizzazione sulle capacità e risorse relazionali dei mafiosi. La forza della mafia è conseguenza della sua capacità di fare network. 9. Connessioni con la politica e l’economia I mafiosi incentrano il loro potere su base territoriale. Ogni cosca ha una propria zona di pertinenza e sono sempre più frequenti i contrasti tra e dentro le cosche che sfociano poi, in una cruente e sanguinosa lotta finalizzata alla conquista di posizione di predominio nella gestione di appalti pubblici e di altri settori di attività economica. I modi attraverso cui la mafia concorre alla produzione della politica sono: a) uso politico della violenza; b) formazione delle rappresentanze nelle istituzioni; c) gestione e controllo delle istituzioni politico-amministrative. L’obiettivo dei mafiosi è quello di conseguire posizioni di monopolio sul mercato e per conseguirle si richiede l’esistenza di un’organizzazione rivolta a questo fine. La persistenza della mafia dipende, in particolar modo, dalla particolare combinazione tra controllo del territorio e attività svolte a fini di lucro. Si tratta di un soggetto capace di azione politica, intesa non solo come potere, esercizio e/o detenzione di potere, bensì come ricerca del potere, azione finalizzata al potere. La criminalità organizzata può trovare terreno fertile per lo sviluppo in quei contesti nei quali siano presenti fenomeni di criminalità economica, di lobbying illecito e di corruzione politico-amministrativa di grandi proporzioni. La diffusione della presenza mafiosa ha seguito la strada dell’inserimento e del controllo degli
contenuti. Invece, gli imprenditori clienti intrattengono con i mafiosi un rapporto stabile e continuativo, che coinvolge interamente la loro attività e spesso la loro stessa persona, secondo modalità ricorrenti, per lo più indefinite nel tempo e nei contenuti. Nel tuo rapporto di scambio con il cliente-imprenditore, il mafioso mantiene sempre una posizione privilegiata, che gli deriva essenzialmente dalla capacità coercitiva che egli è in grado di esprimere. L’iniziativa per avviare un rapporto clientelare di scambio non viene sempre presa dal mafioso, ma può anche provenire dall’aspirante cliente-imprenditore.
11. Rapporto tra mafia e imprenditori Il rapporto tra mafia e imprenditori varia a seconda dell’interesse che la mafia può avere nell’azienda dell’imprenditore e a seconda di come quest’ultimo si pone nei confronti della mafia. Questo rapporto può anche non essere a senso unico ma si sviluppa in un quadro tra vincoli e opportunità. L’imprenditore tende a valutare attraverso un calcolo di costi e benefici e in base ai suoi valori etici che tipo di relazione attivare. I mafiosi inducono sempre gli imprenditori ad essere collaborativi anche nel caso degli imprenditori subordinati, anche se qui essa è passiva ovvero imposta e subita; invece nel caso degli imprenditori collusi la collaborazione è concordata tra le parti e reciprocamente vantaggiosa. Gli imprenditori, considerato il contesto in cui operano, valutano la realtà prendendo in considerazione le alternative alla collaborazione e agiscono di conseguenza. La soluzione più sicura per un imprenditore che voglia permanere su mercato consiste nell’attrezzarsi in maniera adeguata per fronteggiare la concorrenza che può svolgersi con forme violente e scorrette e di conseguenza diventare mafioso o comunque collaborare con la mafia ottenendo così la protezione. La protezione mafiosa ostacola lo sviluppo economico perché spinge all’immobilismo economico, si scoraggia l’apertura di nuove imprese o l’ampliamento o la miglioria di quelle già esistenti; gli imprenditori si preoccupano di non dare nell’occhio per evitare azioni mafiose nei loro confronti. 12. Metafora del contagio o tesi della non esportabilità La tesi della non esportabilità della mafia sostiene che essa sia riproducibile solo laddove sono presenti determinate condizioni. Il fatto che il fenomeno mafioso non sia distinguibile dal suo contesto è un’ipotesi ingenua e fuorviante, è più opportuno cercare di cogliere le dinamiche del fenomeno in relazione ai contesti di origine ed espansione. Secondo Gambetta (il principale sostenitore di questa tesi) impiantare il fenomeno mafioso all’origine del contesto originario avrebbe costi elevati che lo renderebbero sconveniente. E’ dispendioso creare risorse per sostenere un nuovo network, quest’ultimo come la reputazione deve sorgere spontaneamente. La mafia è un fenomeno difficile da esportare ma non si può negare che essa possa nascere in zone non tradizionali dove vi è un contesto favorevole (incertezza e mancanza di fiducia). Ciò che accade nelle aree non tradizionali non è una riproduzione della mafia originaria ma una nuova che sia adatta al contesto in cui sorge e sviluppa propri metodi ed esigenze (ad esempio non ci sono correlazioni tra la Cosa Nostra siciliana e quella americana). Secondo la metafora del contagio invece la diffusione della mafia sarebbe da attribuire a fenomeni demografici quali soggiorno obbligatorio e migrazioni. Tutto ciò si scontra con il fatto che la mafia non si è estesa ovunque siano arrivate le migrazioni; inoltre all’epoca vennero attuate importanti politiche di cultura e valori sociali delle terre d’accoglienza facendoli loro (processi di socializzazione anticipatoria). Non bisogna però negare l’effetto dei fenomeni demografici sull’espansione mafiosa, che però vanno intesi come fattori di rischio e non sono sufficienti di per sé come causa dell’espansione stessa. 13. Processi di espansione territoriale: il caso della Puglia o del Piemonte Un gruppo di interpretazione riguardo l’espansione territoriale mafiosa vede il fenomeno come frutto di un comportamento strategico deciso dai mafiosi stessi. Si evidenziano quindi due tipologie di diffusione: Colonizzazione, ossia l’espansione su un nuovo territorio che può accadere con modalità differenti a seconda se l’obbiettivo è il controllo del territorio oppure il controllo dei traffici illeciti e l’accumulazione di ricchezza. Imitazione, ovvero la tendenza di alcuni gruppi autoctoni di aree non tradizionali che assimilano ed emulano il metodo mafioso.
Questi due idealtipi non si escludono a vicenda, anzi, spesso si integrano. Date le due tipologie di espansione si possono ancora identificare le motivazioni principali che spingono la mafia a diffondersi. La prima è la contiguità territoriale, dove solitamente si ricercano accordi prima di far esplodere una guerra tra mafie; la seconda è per far fronte all’intensificarsi dell’azione repressiva dello Stato nei territori originari che porta la malavita a cercare altri canali. Considerando la mafia un’impresa, si può ipotizzare che la sua espansione possa avvenire tramite innovazioni organizzative e di prodotto oppure attraverso accordi collusivi con altri gruppi mafiosi. Ovviamente come nel mondo economico i gruppi con risorse e dimensioni maggiori avranno più possibilità di espandersi. IL CASO DELLA PUGLIA – La mafia pugliese è anomala rispetto alle altre. In Sicilia, Calabria e Campania le organizzazioni sono storiche, hanno tradizioni e origini che affondano le loro radici nella regione in cui operano. La vicenda pugliese rappresenta un caso classico di utilizzazione della mafiosa di un territorio originariamente non mafioso e di “mafiosizzazione” della criminalità locale priva di tradizioni che ha velocemente assimilato le caratteristiche delle organizzazioni mafiose storiche. La Puglia è quindi la prima regione italiana a sviluppare una nuova mafia che combina e sovrappone i meccanismi diversi di diffusione utilizzando sia processi di colonizzazione che di imitazione dando luogo a organizzazioni criminali nuove ma spesso precarie. L’espansione del modello mafioso in Puglia è avvenuto grazie ad una concomitanza di eventi, tra i quali le opportunità che l’enorme sviluppo economico dell’economia pugliese negli anni ‘80, la volontà della NCO di Cutolo di espandersi e la presenza – nelle carceri pugliesi grazie al soggiorno obbligatorio – di esponenti delle mafie tradizionali, il tutto calato in un contesto istituzionale debole e a bassa reattività. Nonostante le organizzazioni pugliesi siano riuscite a compiere un salto di qualità arrivando allo stesso livello delle mafie tradizionali per quanto riguarda...
14. Il problema di definizione della mafia La mafia è un fenomeno multidimensionale e ciascuna delle sue caratteristiche indicate nelle differenti prospettive analitiche può avere una rilevanza teorica ed empirica e quindi da tenere in conto nella ricerca di una definizione per la mafia. Bisogna tenere sempre presente le diverse dimensioni che vedono la mafia come: Un network di organizzazioni criminali le cui attività sono finalizzate al conseguimento di ricchezza, sicurezza, capitale sociale e reputazione. Un fenomeno della società locale radicato in un determinato territorio e nel quale si riproduce e si diffonde attraverso l’impiego di capitale sociale (tende a sostituirsi allo Stato) Un’industria della protezione privata (teorizzato da Gambetta) Un esercito della violenza che strumentalizza specifici codici culturali tradizionali manipolando le relazioni sociali e politiche procurandosi la cooperazione di altri attori esterni. Una società segreta con vincoli di lealtà e una rigida gerarchia interna. Un’organizzazione di controllo del territorio, causa e conseguenza del controllo dei traffici illeciti. Un’entità che sa adattarsi rispetto al cambiamento economico e sociale e che controlla e condiziona vita sociale, politica e amministrativa. Il fenomeno mafioso non può quindi essere ridotto ad un modello omogeneo e diventa così difficile anche riassumerlo in una definizione concisa in quanto bisogna tener conto di tutte queste differenti dimensioni del fenomeno. 15. Criteri per definire la corruzione Gli elementi fondamentali per stabilire di trovarsi di fronte alla corruzione sono: il potere delegato, il soggetto a cui è affidato il potere, l’abuso di potere che il soggetto realizza e il vantaggio privato. E’ giusto specificare ciò perché non tutte le condotte sbagliate degli amministratori pubblici sono da considerare corruzione. 16. Le risorse della corruzione Il patto che intercorre tra corrotti e corruttori fa sì che una relazione di mercato determini o condizioni l’esito o il percorso dei processi decisionali nel settore pubblico, che sono invece regolati da norme,
19. Il come della corruzione I pagamenti delle tangenti avvengono con una piena naturalezza dei gesti, non trapelano imbarazzi o incomprensioni. Tanta confidenza e spontaneità con la corruzione è prodotto di precedenti esperienze, meccanismi interni di regolazione e di leggi non scritte che regolamentano i comportamenti da tenere tra i partecipanti al “gioco della corruzione”. Nella corruzione sistemica si crea una sorta di ordine spontaneo: i suoi protagonisti conoscono e rispettano le regole. Non tutti però possono permettersi di corrompere in quanto si osserva che per fare carriera come corruttore-mediatore bisogna sostenere alti costi di avviamento, per acquistare competenza nella pratica delle attività legali e il necessario capitale di informazioni e fiducia per praticarle sono necessari consistenti investimenti. Non basta però costruire questa rete ma bisogna poi anche saperla mantenere e quindi adottare strategie imprenditoriali e saper coordinare i numerosi attori coinvolti nella ragnatela di contatti disponibile. Il ruolo di corruttore-mediatore richiede così risorse e qualità personali. Diventa quindi importante e prezioso il know-how della corruzione, ovvero il bagaglio di strumenti e tecniche per portare a buon fine gli scambi corrotti, ed esso aumenta con la pratica della corruzione. Gli organi di controllo hanno svolto negli anni una funzione analoga ai predatori in natura, eliminando quei soggetti meno capaci nella corruzione inducendo un miglioramento progressivo della capacità adattiva e predatoria dei corruttori superstiti, eliminando i meno abili e nel contempo consentendo agli altri di imparare da loro. 20. La razionalità occulta della corruzione La razionalità occulta della corruzione guarda alle scelte di pagare o accettare tangenti come frutto di un calcolo razionale, che dipende dalle aspettative relative ai costi – in particolare, la probabilità di essere scoperti e la severità delle sanzioni previste – e ai vantaggi attesi, confrontati con quelli delle alternative disponibili. Entrano così in gioco le occasioni di corruzione, che ne determinano la convenienza relativa. Tra i fattori rilevanti, oltre all’efficienza e alla severità del sistema giudiziario, si possono considerare i costi dell’attività politica, la sensibilità degli elettori a eventuali “scandali”, l’ampiezza dell’intervento pubblico in campo economico e sociale, il grado di discrezionalità e di trasparenza dei processi decisionali pubblici, l’intensità della regolazione delle attività private, l’efficienza dei meccanismi di controllo politico e amministrativo; le tendenze concorrenziali o collusive dei mercati economici e politici. In sostanza, si assume che corrotti e corruttori ponderino costi e benefici attesi, quindi decidono se proporre o accettare tangenti. Si possono sintetizzare in una formula i fattori generali che orientano qualsiasi valutazione individuale della convenienza della corruzione: C=M+D-T-A il livello di corruzione © si associa alla presenza di posizioni monopolistiche di rendita (M) e all’esercizio di poteri discrezionali (D), ed inversamente collegato al grado di trasparenza (T) e di accountability, o responsabilizzazione degli agenti (A), che dipende dalla circolazione di informazioni e dall’efficacia dei controlli istituzionali e sociali sul loro operato. 21. I costi della corruzione La diffusione della corruzione comporta danni economici “diretti” di svariati miliardi di euro, di meno agevole quantificazione sono i costi “indiretti”: basti pensare ai ritardi nella definizione di pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici, all’inadeguatezza, se non all’inutilità, di alcune opere pubbliche. In particolare, si assiste ad un rialzo straordinario nel costo delle grandi opere. In prospettiva più generalizzata, la corruzione compromette la fiducia dei mercati e delle imprese determinando una perdita di competitività: gli operatori scelgono di investire in Paesi che diano, in tal senso, maggiori garanzie. Se, poi, si procede verso un’analisi più puntuale dell’impatto della corruzione sulle imprese, si può notare che un basso livello di corruzione è solitamente associato a una regolamentazione che favorisce la nascita di nuove imprese ed un tempo medio contenuto per dare inizio ad un’attività economica, mentre procedure burocratiche eccessivamente lunghe sono generalmente associate ad alti livelli di corruzione. Di certo meno importanti anche se non calcolabili in termini economici, gli ulteriori danni che riguardano il tasso di fiducia nella legalità e nell’imparzialità dell’azione degli apparati pubblici e che determinano un
abbassamento progressivo del valore sociale del fenomeno. Inoltre, la consuetudine al ricorso a queste pratiche determina l’alterazione della libera concorrenza e la concentrazione della ricchezza in capo a chi accetta la logica collusiva.
22. L’area grigia La zona grigia è un grande spazio che si distende tra chi è contro la mafia e chi è con la mafia, tra chi la subisce e chi la sostiene. Un’importante descrizione delle caratteristiche della zona grigia è offerta da Primo Levi: la zona grigia è uno spazio, una sorta di grande territorio, a cui chiunque inevitabilmente approda, è un’area indefinibile, che insieme separa e congiunge i capi e i servi, dai contorni molto definiti ma con una struttura interna incredibilmente complicata, ed è associata a un modo di agire molto noto alle associazioni criminali di tutti i tempi e luoghi, che è praticato da sempre dalla mafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell’intreccio diabolico ormai, va sotto il nome di “zona grigia”, ovvero le collusioni. L’area grigia è quindi l’infiltrazione mafiosa nelle sfere politiche, economiche e sociali ma tratta anche di rapporti tra mafiosi e imprenditori che si scambiano risorse. I meccanismi di contatto tra imprenditore e mafioso possono essere di due tipi: imprenditore sottoposto al meccanismo estorsivo-protettivo da parte del mafioso. L’imprenditore quindi si adatta a questa situazione e può assumere il ruolo di imprenditore cliente o strumentale; imprenditore cerca di sua iniziativa il mafioso per diversi motivi come la ricerca del denaro o per un intervento protettivo. 23. Controllo del territorio e meccanismo dell’estorsione/protezione (lez 9) il modo in cui i mafiosi possono meglio controllare il territorio è attraverso il meccanismo della protezione- estorsione. Secondo la formulazione di Gambetta, l’attività specifica dei mafiosi consiste nel produrre e vendere un tipo particolare di bene, la protezione privata. Gli stessi clienti dei mafiosi sanno comunque che farsi proteggere dalla mafia più che un bene è spesso un male minore. Il mafioso si specializza nell’offerta di protezione e cerca di mantenere alta la domanda di questa merce introducendo nel mercato delle dosi calcolate di sfiducia. Ci sono pareri contrastanti sul meccanismo dell’estorsione protezione, per alcuni studiosi (Catanzaro) prevale l’offerta sulla domanda poiché la protezione si basa essenzialmente sulla capacità di esercitare la violenza. Gambetta invece pone l’accento più sulla protezione. La merce che offrono è appetibile perché c’è una domanda secondo Gambetta è vantaggioso comprare questa protezione. soggetti collusi che vogliono avere il sostegno della mafia - soggetti che la acquistano per ottenere dei vantaggi. Ciò che per alcuni soggetti è un vincolo molto forte per altri può diventare un beneficio. Attraverso questo meccanismo la formazione di aspettative reciproche e convergenti avrebbe permesso alla mafia la selezione di un particolare equilibrio. Ciò non significa che l’equilibrio sia efficiente o benefico, ma che è un equilibrio, cioè una modalità di comportamento collettivo che tende ad autoconservarsi fintanto che permane nella propria zona di pertinenza. 24. Evoluzione delle mafie periodo evolutivo anni 50 e 60, il miracolo economico Anni 50 60: Stiamo parlando di quella che è l’evoluzione delle mafie quindi dei nostri gruppi criminali, in questi decenni c’è un grande sviluppo economico in Italia e grande dinamismo economico. Sono gli anni in cui vengono indicati anche nei libri di storia così come quelli del miracolo economico. L’Italia esce molto malconcia, distrutta dalla 2 guerra mondiale ma inizia poi un processo di sviluppo che la porterà a essere tra quelli più sviluppati e quelli più industrializzati. Perchè noi italiani siamo molto
Settore di facile accesso : alcune peculiarità, basse barriere all’ingresso, meno esposto alle tutele sindacali, la manodopera costa meno, una serie di caratteristiche che rendono il settore più vulnerabile. Dickie cita film di francesco rossi (Napoli) parla della forte speculazione edilizia. Una manovra speculativa che questi costruttori diventano una classe dirigente predatoria Caso di Palermo: Ci sono gli affaristi i indistinguibili dai mafiosi. Sacco di palermo: forte speculazione edilizia, si costruisce in modo selvaggio. Fare soldi con il cemento, troviamo il modo idealtipico, rapporto tra mafia, imprenditori e politici, Triade. Tra i politici troviamo personaggi quali Salvo Lima e Vito Ciancimino. Salvo lima: compare sulla scena politica palermitana negli anni 50, eletto prima consiglio comunale una carriera in ascesa e sarà alla fine l'uomo di riferimento della corrente della DC di Andreotti in Sicilia e verrà assassinato prima delle stragi di Capaci. Stagione stragista si apre con l’assassino di questo politico potente quando diventa in definitiva in cassazione la definitiva del maxiprocesso a palermo che è un segnale. I patti erano di garantire l’impurità, segnale alla politica. Ciancimino era un mafioso, ma diventa per breve tempo sindaco di palermo, importante nel processo della trattativo stato-mafia. Imprenditore Francesco Vassallo “Ciccio Vassallo” il re del cemento, braccio imprenditoriale dei politici e dei mafiosi, grazie ai legami con la mafia, è imprenditore colluso, ha vantaggi competitivi qui si vede la mafia imprenditrice. Nuove forme di clientelismo (non è necessariamente illegale), controllo delle concessioni edilizie. (Dickie espone i mercati che compaiono per la prima volta nel contesto mafioso, diventano rilevanti sia per il mercato lecito che non. I mercati importanti sono:
25. Principali competenze dei mafiosi ( lez 9) COMPETENZE: - specialisti nell’uso della violenza → i mafiosi la fanno fruttare come capacità di intimidazione. Quando il suo potere è consolidato il mafioso non ha bisogno neanche di esprimere la violenza. La violenza resta come dato di fondo, cioè incutono timore e quindi le persone obbediscono ma la violenza resta ad uno stato potenziale perché i mafiosi esprimono una minaccia credibile. - specialisti nell’uso delle relazioni sociali → Cosa vuol dire sociologicamente questo? Che i mafiosi hanno una particolare capacità di produrre, accumulare e impiegare risorse di capitale sociale. 26. Le caratteristiche delle reti mafiose grande punto di forza sono le reti mafiose, perché hanno nodi resistenti ben radicati nella società. Gran parte del loro potere glielo danno gli altri. Sono le relazioni esterne che costituiscono la la loro forza, la loro capacità di adattamento, di radicamento e di diffusione. In mafia legami deboli, intesi come flessibili che permettono di estendere la rete al di fuori del nucleo organizzativo. Mafiosi da immaginare come HUB, nodi altamente connessi. Cosa paradossale è che hanno più link in entrata che non in uscita; questo ci dice che son più quelli che cercano la mafia di quanti vengano cercati dalla mafia stessa. Importanza di un gruppo mafioso è tipo quella di una pagina web, e cioè quanti link ha in entrata; più link puntano al mafioso, più il mafioso è potente. Tecnicamente è facile scoprire scoprire quanti link verso l'esterno ha una pagina, ma impossibile contare quanti in entrata. Magistrati catturano il mafioso e vedono i suo link verso l'esterno, ma non quelli verso il mafioso, e ciò spiega la difficoltà nel contrastare la collusione, che è quella che crea potere mafioso, per cui circolo vizioso. “tela senza ragno”, concetto di fisici su network analysis, reti a invarianza di scala, non mostra un singolo nodo come rappresentativo di tutti gli altri. Calderone: mafioso è come un ragno, che costruisce tele di relazioni; ma reti mafiose non sono come ragnatele, perché sarebbero più facili da individuare e contrastare. Nelle reti mafiose il ragno non c'è: reti del mondo sociale tenute insieme da gerarchia di Hub, nodi tra loro interdipendenti, ma non c'è un ragno al centro. Nessun nodo può essere eliminato facendo collassare la rete; nodi interconnessi verso l'interno e verso l'esterno. I nodi più importanti son quelli con molti link a soggetti esterni. Sfaldare una rete del genere è un lavoro immane; si può giungere ad eliminare l'80% dei nodi senza far collassare la rete che in breve si autogenera (studi su rete di internet). La rete crolla solo eliminando tutti i nodi, e quindi mai. Questo in fisica. Per la mafia importante togliere dei nodi, ma non nodi a caso. Quindi importante per la policy. Per colpire in modo duraturo una rete mafiosa, è fondamentale non eliminare più nodi possibili ma mirare ai nodi principali, attacchi mirati per disabilitare i nodi più importanti: strumenti per individuare quali sono tali nodi, e cioè quelli che linkano alla società esterna, che assicurano riconoscimento sociale, autorevolezza, etc. questo perché rete mafiosa si riproduce tramite i legami esterni= area grigia area delle collusioni e complicità da leggere in termini sociologici. Per far ciò bisogna evidenziare alcuni aspetti. Per cercare di distruggere una rete dobbiamo innanzitutto distruggere la reputazione del mafioso. Se si rendono non credibili, ovvero non degni di fiducia, la loro reputazione viene meno. Meno reputazione equivale a meno cooperazione. Senza reti di cooperazione e solidarietà, il capitale sociale disponibile si riduce e la sua forza si indebolisce. Come infatti sappiamo, il capitale sociale è un bene che, al pari della fiducia, deperisce se non viene usato. Se ad un mafioso oltre ai legami affettivi si recidono anche legami di tipo simbolici e materiali si creano buche dentro la rete mafiosa. Sciogliere i nodi della rete significa colpire alla radice meccanismi di riproduzione della mafia.
case per fini turistici, si sviluppa una fiorente industria delle costruzioni. Il flusso migratorio che interessa Bardonecchia è molto diverso da quello che si indirizza verso la Fiat. A quei tempi, per un immigrato che veniva dal Sud era molto più appetibile, garantito e remunerativo un posto nell’industria manifatturiera (per es. nella Fiat) che non nell’industria delle costruzioni, poiché nella prima i lavoratori avevano molte più tutele (sindacati), mentre la seconda è un settore molto frammentato e deregolamentato, in cui c’è molta più incertezza perché è più legato alla stagionalità e ai cicli economici. Nel mercato delle costruzioni i mafiosi troveranno un posto di rilievo. L’offerta di protezione diventerà una merce preziosa anche nella regolazione di questo tipo di attività economica, che i mafiosi riusciranno a offrire/imporre sia ai lavoratori sia agli imprenditori. Si afferma in questo periodo in modo più pervasivo rispetto al passato il rapporto tra imprenditori e mafia di tipo collusivo, non solo al Sud ma anche al Nord (tra anni ’60 e ’70). Al Nord il rapporto collusivo è tra imprenditori autoctoni e mafiosi immigrati. caso di Leinì → un imprenditore della zona che diventa anche sindaco, condannato con sentenza definitiva. Aveva una posizione di rilevanza maggiore rispetto agli ‘ndranghetisti con cui si accorda, infatti gli ‘ndranghetisti erano subordinati a lui. Questa idea rende un po’ più complessa l’immagine che abbiamo dei mafiosi, permettendoci di vedere l’area grigia in un certo modo. I mafiosi non sono altro rispetto all’area grigia. I mafiosi stanno dentro l’area grigia → espressione suggestiva che indica uno spazio di azione e interazione in cui si muovono diversi attori, tra cui anche i mafiosi. Il docente e il gruppo di ricerca la intendono così: l’area grigia non è l’area esterna alla mafia, non è l’area prodotta da un estensione dell’illegalità in quella legale. Processo sofisticato, pericoloso. C’è una confusione, un mescolamento, una miscela tra bianco nero. Processo di ibridazione tra nero e bianco che si mischiano, formando un terzo ambiente che chiamiamo metaforicamente area grigia. Questo ha delle implicazioni, dentro questa area grigia vediamo la presenza di attori eterogenei ovvero imprenditori, politici, funzionari pubblici ecc. Ciascun tipo di attore persegue i propri obiettivi (di ricchezza, di carriera politica), abbiamo attori eterogenei con finalità eterogenee. (Leinì e Rivarolo sciolti grazie a “operazione Minotauro)
29. Ragioni principali per cui è difficile definire la mafia (lez 4) E’ problematico rispondere ft alla domanda: che cos’è la Mafia ma problematico non significa impossibile , dipende da una serie di dinamiche e le risposte che sono state date, sono state molto diverse nel corso degli anni , ed è un problema su cui gli studiosi continuano a dibattere e a confrontarsi, questo problema , questo ‘problema’ ha a che fare con un’altra questione, quella del riconoscimento. Dire che cos’è la mafia e chi sono i mafiosi, significa anche , porsi il problema di come si riconoscono , è un problema che ha dei risvolti pratici molto importante, es anche sul piano del contrasto: i magistrati, si pongono sempre un problema un problema di riconoscimento (come diremmo noi), questo problema può assumere una valenza molto ampia. Es: Mafia Capitale, è mafia, c’è il riconoscimento giuridico di una formazione controversa la natura di questa criminalità, c’era un’ipotesi criminatoria che diceva ’ siamo in presenza di un fenomeno mafioso’ dal punti di vista giudiziario, inquadrabile secondo i criteri della fattispecie di reato che individua l’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il problema del riconoscimento , vale per gli stessi mafiosi, anche gli stessi mafiosi: come fanno a riconoscersi tra di loro? Chi dico chi è mafioso e chi non lo è? I mafiosi ricorrono ad un apparato simbolico molto peculiare, serve a svolgere funzioni di tipo simbolico identitario ma serve anche ad affrontare il problema del riconoscimento. non basta la volontà del singolo attore per fare il mafioso , per diventare mafioso. E allora Come si diventa mafiosi? Se prendiamo il Problema del riconoscimento , implica che io ad esempio voglia riconoscermi in questa cosa che si chiama Mafia e voglia riconoscermi in questo gruppo mafioso, la cosa fondamentale è che io sia riconosciuto dagli altri come tale, come mafioso, e questi altri, questo processo che arriva da altri , dall’esterno di Ego(soggetto) arriva su 2 livelli diversi, uno il livello di altri mafiosi che mi riconoscono simile a loro, noi mafiosi diciamo che tu sei come noi ,E poi il riconoscimento che deriva da attori non mafiosi. La Mafia È un fenomeno di lunga durata, ha 160/170 anni quasi 1 sec e mezzo difficile stabilire una data precisa, i fenomeni social non hanno una data precisa, ormai è di lunga durata anche al Nord