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Appunti mod. 1 Storia del Risorgimento
Tipologia: Appunti
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(2019/2020)
pensare il tempo con una partizione binaria tra un passato e un presente, propose una partizione in 3 fasi, un’età antica (l’età classica), un’età di mezzo (medioevo) e un’età presente, che, con la sua cultura di umanista, intendeva far rivivere i fasti artistici, culturali, filosofici e scientifici del classicismo. Quindi l’idea, in questo umanista del 600 che tra l’età classica e il presente si fosse inserita una fase di caduta di civiltà
di Costantino) e il presente (che inizia con la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi nel 1453). Era quindi una proposta di periodizzazione che aveva i suoi vantaggi e i suoi problemi:
Si giunge così a una periodizzazione su 4 epoche: Preistoria, ciò che avviene prima della nascita di un documento scritto. Antichità Medioevo Età moderna In tempi più recenti si arriva ad una periodizzazione suddivisa in: Preistoria Antichità Medioevo Età Moderna Età contemporanea C’è il problema di porre una data tra l’età moderna e quella contemporanea. Nel secondo dopoguerra (Maturi, Omodeo) si pensa al 1815 , una data che aveva dei vantaggi perché una data legata a eventi importanti quale fu il Congresso di Vienna, ma che aveva evidenti punti deboli, ovvero il prevalente carattere politico-istituzionale ed eurocentrico. Per questi storici, la storia mondiale avrebbe ruotato intorno a un evento prettamente europeo che vedeva la nascita di quel pensiero politico post-rivoluzione francese, da cui sarebbero nati gli stati nazionali che esistevano nel secondo dopoguerra.
Per trovare l’inizio dell’età contemporanea è necessario procedere a ritroso, risalendo il corso del tempo alla ricerca dei processi di formazione del presente. Si trattava di risalire fino ad un’epoca in cui gli elementi di continuità con il presente erano più forti rispetto a quelli con le epoche precedenti, quindi una fase relativamente omogenea, dalla quale si poteva vedere partire i processi che hanno caratterizzato l’età contemporanea. Si tratta cioè di individuare una fase storia omogenea che sia caratterizzata da elementi di continuità più forti con il presente piuttosto che con le epoche precedenti.
Il 1 815 (congresso di Vienna), la riorganizzazione degli Stati europei non può essere considerata una cesura epocale, proprio perché riguarda prettamente l’Europa a un carattere politico-istituzionale e non comprende il resto del mondo e non è in grado di coinvolgere altri aspetti della vita umana. L’essenza dell’età contemporanea è costituita da: I principi democratici proclamati nel 1789, con l’inizio della Rivoluzione Francese; La produzione e il lavoro industriale di massa; Quindi la fine del XVIII secolo segna una discontinuità profonda nella storia dell’umanità perché i principi dell’autogoverno, dell’uguaglianza e della rappresentanza vengono affermati dalla Rivoluzione francese, mentre in Inghilterra si sviluppa la Rivoluzione industriale, cioè quei due aspetti, appunto la costruzione di una democrazia moderna da un lato, dall’altro l’inizio della produzione del lavoro industriale di massa. I vantaggi di questa periodizzazione sono: Non riguarda solo la storia politico-istituzionale in quanto coinvolgono anche l’economia e la società e perché, pur essendo processi che riguardano l’Europa, virtualmente hanno la capacità di abbracciare l’intero pianeta.
lancerebbe un’estrema forma di resistenza all’avanzare della modernità scatenando la Prima Guerra Mondiale. Lo scoppio della prima guerra mondiale fu quindi la reazione di questo sistema di potere, in crisi ma ancora potente, alla sfida lanciata dalla società di massa e dalla democrazia. Questa visone di Mayer ha prodotto anche utili ricadute, ad esempio ha insegnato a guardare a agenti della storia, fino ad allora sottovalutati dagli storici, come appunto le monarchie in età contemporanea, e le nobiltà, o a riconsiderare il ruolo dell’alta cultura, analizzare le gerarchie dell’esercito e del clero, vedendo come all’interno di questi settori, come la diplomazia, in cui spesso è dato trovare esponenti delle nobiltà, questi elementi di un antico regime che è sopravvissuti attraverso le cesure rivoluzionarie, sono ancora forti. Una sfida più forte alla visione che alle interpretazioni che Hobswan ha dato all’età contemporanea è avvenuta negli anni successivi da altri studiosi che hanno, in sostanza, l’elemento comune è quello di aver messo in discussione la visione di una storia dell’età contemporanea comunque fondata sull’Europa, attraverso riflessioni che hanno portato a vedere, con maggiore chiarezza, l’importanza del contributo delle altre parti del pianeta,
famiglia palestinese ma anch’egli trasferito negli Stati uniti, che pubblica (1935-2003) Orientalismo , 1978: rilegge gli scritti degli autori orientali sull’Oriente mostrandone errori e falsità. Il colonialismo non è portatore di violenza solo attraverso le armi e il potere economico, ma anche attraverso la rappresentazione stereotipata dell’altro e la costruzione di un lessico dell’alterità, che contrappone all’Occidente intenso come razionale, progredito, virile, un Oriente irrazionale, arretrato, femmineo. Questi studi si diffondono nell’ambito della critica letteraria comparata e antropologica, ma hanno una ricaduta in ambito storiografico, orientando la ricerca sulla costruzione dell’identità, il razzismo, il pregiudizio.
egemonia: storia e potere nell’India coloniale (1998); Storia al limite del mondo (2002). Negli anni ’80 fonda all’Università di Sussex (UK), i subaltern studies e i post-colonial studies , che nascono nelle università inglesi, ma sono legati alla presenza di storici e intellettuali che provengono da quello che un tempo è stato l’Impero Britannico. Applicando i concetti gramsciani di ceti subalterni (contadini con integrati nel sistema capitalistico) e di egemonia (dominio politico, economico e culturale di una classe sociale) allo studio dell’India britannica. Il collettivo dei subatern studies è critica verso tutte le forme di narrazione storica occidentale, compreso la storia marxista dell’India, secondo la quale si tratta di un paese semi-feudale colonizzato dagli inglese, portato nella modernità grande al dominio europeo, che si è politicizzato e ha conquistato l’indipendenza. L’analisi di Guha si concentra sulla coscienza politica indipendentista delle elites indiane, capace di ispirare nelle masse la resistenza e la ribellione contro gli inglese, creando così un nuovo stato conforme ai propri interessi. Sui subalterni (tutti coloro che non fanno parte delle elites) come agenti di un cambiamento politico e sociale effettivo.
neolitico ad oggi). Diverse sono le “ storie globali ”, intese o come processo di globalizzazione, o come studio di eventi su scala globale, e la “ storia connessa ”, che mette in relazione contesti diversi alla ricerca di analogie, corrispondenze, influenze reciproche. Tutte propongono nuove periodizzazioni, in cui le date dell’Europa assumo una minore rilevanza. Come esempi:
Voltaire (1694-1778) : valorizza le altre civiltà per denunciare le ingiustizie della società francese. Arnold Joseph Toynbee (1889-1975) , Lo studio della storia (12 volumi, 1934-1961): una storia universale dell’umanità attraverso il sorgere, l’espandersi e il tramonto delle diverse civiltà. William McNeill (1917-2016) , L’ascesa dell’ovest. La storia della comunità umana, 1963. Immanuel Wallerstein (1930-2019), parla di un economia globalizzata che esiste già all’interno dell’età moderna, quindi prima della nascita della rivoluzione industriale, della rivoluzione francese, prima dell’egemonia europea sul mondo ; Christopher Bayly Guarderanno all’800, ma con un’ottica privilegiata non più sull’Europa, bensì sugli altri contesti continentali. Jurger Osterhammel
Immanuel Wallerstein (1930-2019) , Il moderno sistema mondiale, vol. 1: Agricoltura capitalistica e le origini dell’economia mondiale europea nel XVI secolo, 1974; Il moderno sistema mondiale, vol. 2: Il mercantilismo e la consolidazione dell’economia mondiale europea, 1600-1750, 1980.
Christopher Bayly (1945-2015) , Il compleanno del mondo moderno. Connessioni globali e confronti, 1780-1914, 2004 Jurgen Osterhammel (1952) , Le trasformazioni del mondo: La storia globale del XIX secolo, 2004.
Combattuta tra le potenze europee, per motivi di competizione tra Francia e Inghilterra nei possedimenti coloniali, e di rivalità in Europa tra Prussia e Austria. Questa fu una vera prima guerra mondiale, sia perché venne combattuta tanto nello scenario europeo, quanto nelle colonie americane e anche in Africa e Asia, sia perché fu una guerra molto dura che esaurì le risorse dei contendenti determinati a annientare l’avversario, e innescò processi di enorme portata che condizioneranno l’epoca futura. Infatti, dagli effetti di questa guerra si arriverà: Indipendenza degli Stati Uniti Crisi finanziaria a causa dell’Impero Bellico e della sconfitta patita che è una delle cause che innescheranno la rivoluzione francese Affermazione della Prussia come grande potenza e su ingresso, all’interno di questo club ristretto delle grandi potenze europee, dove troviamo l’Inghilterra, la Francia, l’Austria, la Russia, dove invece non troviamo più la Spagna, declassata appunto a potenza di secondo rango. Dominio inglese sui mari. La guerra dei 7 anni cambia drasticamente la mappa politica dell’America settentrionale. Prima della guerra le potenze europee controllavano già questi territori, abbiamo i territori spagnoli, la Spagna aveva enormi possedimenti nell’America centrale e meridionale, la Francia che prima della guerra possedeva la maggior parte dei territori dell’America settentrionale, anche se aveva già dovuto subire un’amputazione di questi territori dopo la pace di Utrecht del 1713 passati all’Inghilterra, e infine i territori inglesi di più antico popolamento, le 13 colonie che saranno le protagoniste, poi della rivoluzione.
Divieto di attività industriali, in Inghilterra sta nascendo la Rivoluzione industriale e quindi l’Ingliterra vuole poter esportare le merci in America senza trovare concorrenza. A questa situazione gli americani reagiranno con una riflessione che, da un lato denuncia come ingiuste queste imposizioni, e dall’altra va a cercare nella tradizione del parlamento inglese proprio le motivazioni per opporsi a queste scelte. Benché le condizioni di vita nell’America del Nord siano relativamente primitive, esiste una tradizione culturale e giuridica ormai raffinata, l’Università di Harvard nasce nel 1636, i notabili americani sono informati anche attraverso la rete delle società massoniche e questo fa sì che alcuni di questi intellettuali elaborino le prime riflessioni di resistenza nei confronti della politica inglese. Uomini come Samuel Adams che proprio ricercando nella tradizioni di libertà del parlamento inglese, scelgono gli argomenti per opporsi a queste imposizioni, in particolare il motto “No Taxation without representation” (no tassazione senza rappresentazione (1689 Bill of Rights) gli amricani non riconoscono come legittime le nuove tasse perché sono state imposte a loro dal parlamento inglese in cui essi non hanno rappresentanti. Quindi riconoscono la superiorità del sovrano Giorgio III, ma non riconoscono le leggi imposte dal parlamento inglese in cui essi non sono rappresentati, un principio liberale, quindi o queste tasse vengono ritirate, oppure l’Inghilterra dovrà riconoscere ai coloni il diritto di eleggere i propri rappresentati in quel parlamento. Stamp Act, Sugar Act; La rivoluzione Londra non sembra rendersi conto della gravità della situazione e si arriva a un’escalation che poterà ad una guerra, una guerra che ha un:
1. Preludio (1765-1773) gli americani rispondono alle imposizioni inglesi: Boicottaggio merci britanniche; Abolizione Stamp Act, ma devono assistere alla riproposizione del diritto del parlamento inglese a imporre le proprie leggi sugli americani; Prime forme di organizzazione (Figli della Libertà); Primi scontri cruenti con le truppe britanniche.
una terra di Libertà, la lotta dei coloni contro il sovrano inglese, è una lotta per la Libertà, una libertà che ormai in Europa è stata soffocato ovunque, quindi l’America sembra essere il luogo in cui l’umanità può costruire un nuovo paese all’insegna della libertà. 1° giugno 1776 Dichiarazione dei diritti (Assemblea dei rappresentati della Virginia): Tutti gli uomini sono ugualmente liberi e indipendenti; Libertà politica, civile e di culto (separazione tra Stato e Chiesa, quello che avveniva già nella vita delle colonie americane); Giorgio III è un tiranno, pertanto il legame con l’Inghilterra decade. Si tratta di un passaggio da quelli che possiamo considerare diritti naturali, il diritto alla libertà, il diritto all’Indipendenza personale in diritti positivi in un testo scritto. 4 luglio 1776 Congresso di Filadelfia: dichiarazione di indipendenza (Thomas Jefferson) Programma politico (separazione da UK) e manifesto ideologico (principi democratici basati sui diritti dell’uomo). La dichiarazione di indipendenza è costituita da due parti, una che è un manifesto ideologico, l’affermazione di una nuova forma di governo e un’altra che è un programma politico preciso, l’indipendenza dall’Inghilterra. Vediamo alcuni principi sui quali si svilupperanno le affermazioni politiche delle rivoluzioni borghesi dell’800. I padri fondatori degli Stati Uniti affermano che tutti gli uomini sono creati eguali, che sono stati di diritti inalienabili e tra questi diritti vi sono: la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. È un principio rivoluzionario, cioè si riconosce il diritto agli uomini di cercare la felicità per sé in questo modo, mentre, nella visione tradizionale dell’antico regime era qualcosa legata al paradiso, alla ricompensa futura. Altrettanto rivoluzionario è che si ristabilisca lo scopo dei governi, è quello di garantire il godimento di questi diritti. Si dice che per garantire questi diritti sono istituiti, tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, cioè i governi hanno un potere che è demandato loro dai cittadini, i cittadini danno loro questo potere nella misura in cui per rendere possibile, ai governi, di esercitare quelle funzioni che devono garantire il perseguimento dei diritti individuali, ovvero, l’autorità non scende dall’altro vero il basso, ma sale dal basso verso l’alto, sono i cittadini che devono una parte dei loro diritti ai governi che eserciteranno quest’autorità per il benessere dei cittadini. È un completo ribaltamento rispetto all’ottica tradizionale dell’assolutismo in cui il sovrano esercita per diritto divino, un potere assoluto su un territorio. Altro principio fondamentale è che ogni volta, una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fili, il popolo ha diritto di mutare questa forma di governo o di abolirla, e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi, ovvero il diritto di ribellione. I cittadini possono ribellarsi a un forma di governo che non garantisce i loro diritti. Stabilita questa pressa quella che è la forma moderna/contemporanea dell’idea di governo che, non deriva l’autorità dall’alto, ma che riceva il consenso dal basso, dai suoi amministrati, e una volta stabilita questo principio rivoluzionario, si dice che, poiché il governo inglese ha tradito la fiducia dei coloni, non merita più di governare su questi territori e, pertanto, le colonie diventano stati liberi e indipendenti, sciolti da qualsiasi sudditanza verso la corona britannica.
3. La Guerra (1776-1783): L’esercito americano non ha alcuna possibilità di vincere in campo aperto contro le truppe inglesi, benché sia guidato da un generale molto abile che è: G. Washington; Tuttavia, questa incapacità bellica era stata data per acquisita, si sapeva che l’esercito americano non poteva competere con quello britannico. I padri fondatori avevano puntato su un’altra strategia, sapendo che le casse dell’Inghilterra non erano rifornite, perché ancora si facevano sentire gli effetti della guerra dei 7 anni, gli americani puntano su una strategia di logoramento, cioè puntano a impegnare gli inglesi in una serie infinta di piccoli scontri, in cui la superiorità militare inglese non poteva essere decisiva, e, in questa maniera evitare una grande battaglia che avrebbe potuto dare la vittoria immediata agli inglesi, e invece provocarne il logoramento delle risorse, arrivando ad un momento in cui
In Francia scoppia una rivoluzione destinata a cambiare la storia dell’Europa. I principi fissati dalla Rivoluzione Francese si diffonderanno anche al di fuori del continente, motivo per cui, Hobsman vedeva in questo evento la nascita della politica come noi la intendiamo, come un luogo di rappresentanza e di discussione pubblica in cui si manifestano passioni e interessi che trovano nella camera dei Deputati una fase, un luogo di discussione e di sintesi. Troveremo nelle vicende della Rivoluzione Francese anche quello che è considerato un grandioso laboratorio politico che sperimenta in un arco breve, di una decina di anni, varie forme di soluzione istituzionale al crollo dell’assolutismo, quello che era fino ad allora la forma di governo più diffusa nell’Europa dell’età moderna. Varie forme istituzionali che verranno poi riprodotte nel corso dell’800 e del primo 900, dalla Monarchia parlamentare, alla Repubblica a suffragio elettorale ristretto, alla Repubblica a suffragio universale fino alla Dittatura militare. In questo senso, la Francia rivoluzionaria è un grandioso esperimento politico, alla ricerca delle soluzioni che poi si diffonderanno nel resto della storia contemporanea. Riflettiamo su quella che era la Francia si Luigi XVI.
senso nazionale, ma che conservava numerosi privilegi derivati dalla storia di questo territorio. Il potere di Luigi XVI che teoricamente era assoluto, egli non aveva di fronte una camera dei rappresentati come accadeva per i monarchi inglesi con la quale doversi confrontare, in realtà era limitato da tutta una serie di privilegi che riguardavano i territori e che era legati alle modalità con cui questi territori erano entrati nel regno di Francia. Quindi una legge emanata da Parigi, doveva essere confermata dai parlamenti (non indica il concetto moderno di camera dei rappresentati, i parlamenti francesi erano le supreme corti di giustizia) locali. Una legge emanata da Parigi per poter essere applicata negli altri territori della Francia, doveva essere approvata dai parlamenti, e i parlamenti verificavano che questa legge non intaccasse i privilegi riconosciuti dalla tradizione per questi territori. Il potere di Luigi XVI, teoricamente assoluto, incontrava tutta una serie di ostacoli nel controllare il territorio della Francia. Allo stessi modo, ordini e corporazioni avevano delle leggi private, delle situazioni particolari, di cui, di nuovo, il governo del Re doveva tener conto (i nobili e il clero non pagavano le tasse, ma anche le università avevano dei privilegi). Nobili e clero venivano giudicati da tribunali dei loro pari, non potevano essere giudicati dai tribunali comuni. La società di Antico Regime era una società di leggi private, che intaccavano sotto molti aspetti il potere di uno stato che ambiva a controllare tutto il territorio ma non poteva farlo in quanto egli stesso era garante di una tradizione. Ormai era in precario equilibrio: sovrapposizione di poteri, vincoli tradizionali, immunità, statuti speciali, corruzione, disfunzioni. In questa situazione si vengono a verificare una serie di fenomeni che determineranno il Crollo dell’assolutismo :
(dipartimentalizzazione); riforma fiscale di grande impeso perché porterà alla nazionalizzazione dei beni della Chiesa, cioè la requisizione da parte dello Stato delle grandi proprietà, di immobili, di terre, che nel corso dei secoli era stata donata alla chiesa, questa requisizione e l’incameramento da parte dello stato di questi beni che poi vengono venduti ai privati, servirà ad alimentare le riforme che vengono messe in campo; riforme civili. Politicizzazione della società: clubs e giornali in cui le nuove idee vengono discusse; Luigi XVI è ostile a questo cambiamento, anche se la costituzione riserva a lui un ruolo politico di primo piano, egli non intende accettarlo, vive questa trasformazione con un abbassamento, pertanto cospira con tutta una serie di nobili che intanto sono espatriati, sono andati in altri Stati esteri dove invece l’antico regime è rimasto in piedi e poi cercherà di uscire dalla Francia. Questa Fuga del re non ha successo, riconosciuto dalla frontiera viene arresto e riportato non più a Versailles alla corte, separata da Parigi, bensì nel palazzo Reale delle Tuileries nel centro di Parigi, per controllarne gli spostamenti. Elezione per l’Assemblea legislativa (il Parlamento): primo tentativo di stabilizzare la rivoluzione in un senso che potremmo definire monarchico costituzionale. Le prime elezioni che si svolgono in Francia portano alla nascita di un parlamento che è diviso in 3 settori : destra (foglianti) sinistra (girondini e giacobini) e centro (palude). Questa divisione rimanda ai primi embrioni dei partiti politici, questi strani nomi derivano dal luogo in cui questi gruppi politici si riuniscono. Il più famoso di questi gruppi è quello dei Giacobini, che discuteva all’interno di un convento di rue Saint- Honoré a Parigi. 3) Settembre 1 791 - primi mesi del 1793: dall’Assemblea legislativa alla Convenzione Una fase che è scandita dalla dichiarazione di guerra all’impero austriaco nel 20 aprile 1792. Da un lato l’Imperatore d’Austria teme la diffusione della rivoluzione nei suoi territori, dall’altro i girondini che hanno la guida dell’assemblea e che vogliono che il Re partecipi all’esperimento di governo, credono che, attraverso la guerra riusciranno ad ottenere la lealtà del sovrano. Luigi XVI stretto tra la minaccia esterna e la rivoluzione, dovrebbe scegliere di adeguarsi al nuovo regime. Si arriva alla guerra che però andrà in un senso non previsto. L’esercito francese pur essendo potente, va incontro ad una sconfitta dopo l’altra, i generali, quasi tutti nobili tradiscono oppure si rifiutano di combattere, l’esercito è disorganizzato e, ben presto, la Francia si trova a essere invasa dalle armate nemiche. L’11 luglio 1792 la prospettiva di una sconfitta definitiva della Rivoluzione è ormai vicina e viene proclamata la “Patria in pericolo”, cioè una situazione eccezionale. Di fronte a questa crisi drammatica, che è una crisi militare, abbiamo una nuova accellerazione rivoluzionaria, una nuova rottura rivoluzionaria; di nuovo la folla dei parigini assalta il Palazzo delle Tuilleries, è una nuova violazione della legalità istituzionale, come quella che si è avuta con la presa della Bastiglia, i parigini fanno sentire la forza della loro radicalizzazione, assaltano in palazzo in cui è stato trasferito il sovrano che viene sospettato di tradimento, è la dimostrazione che la situazione militare, la prospettiva di una sconfitta militare e quindi di un ritorno all’antico regime non è accettabile da parte delle masse parigine. I protagonisti di queste giornate rivoluzionarie sono i sanculotti, perché non portano i pantaloni corti al ginocchio, “le culotte”, che facevano parte dell’abito tradizionale del borghese e del nobile, sono artigiani, lavoratori manuali, piccoli commercianti, operai, persone che vivono del loro stipendio o che hanno delle piccole attività e che non vogliono un ritorno alla Francia dell’assolutismo, da qui, appunto, la decisone di assaltare il Palazzo delle Tuilleries e abolire la monarchia. È una nuova fase rivoluzionaria, un’accellerazione che porta all’elezione a suffragio universale senza più distinzione tra cittadini attivi e cittadini passivi, di una nuova assemblea che viene chiamata convenzione nazionale che avrà il compito di formare una seconda costituzione. Il 21 settembre 1792 viene dichiarata abolita la monarchia, viene proclamata la Repubblica “una e indivisibile” il 25 settembre e il Re viene messo sotto processo per alto tradimento. Intorno alla vicenda del processo si giocano anche i destini dei Girondini, coloro che avevano voluto la guerra
per cercare di ottenere la fedeltà del sovrano e che avevano perso la loro scommessa. Accusato, soprattutto dai Giacobini, Luigi XVI viene riconosciuto colpevole di tradimento e giustiziato il 23 gennaio 1793, è un evento che ha un’eco mondiale, il Re di Francia, cioè di uno delle grandi potenze del mondo, viene ucciso. A quel punto si ha una fase di non ritorno, il conflitto che aveva coinvolto fino ad allora impero austrico e Francia si estende agli altri paesi, entrano in una coalizione di alleati dell’Austria, anche la Spagna, l’Inghilterra, gli Stati Italiani e Tedeschi. È un momento di svolta decisivo, da un lato le forze rivoluzionarie, dall’altro le forze dell’antico regime, forze che possono contare anche su sostenitori all’interno del territorio francese. Scoppiano rivolte federaliste, autonomiste nel mezzogiorno della Francia, e soprattutto esplode l’insurrezione della Vendea, un territorio nella Francia nord-occidentale, corrispondente alla Bretagna attuale, in cui clero e nobili organizzano le forze contadine contro Parigi, insomma il momento è di un’estrema gravità per le forze rivoluzionarie, sono sull’orlo della sconfitta. In sintesi: 8 novembre 1791: gli emigrati sono dichiarati colpevoli di cospirazione; 20 aprile 1792: dichiarazione di guerra all’impero austriaco; 26 maggio: deportazione dei sacerdoti che non accettano di sottoporsi alla costituzione civile del clero (refrattari); 11 luglio 1792: sconfitte militari, proclamazione della “Patria in pericolo”; 10 agosto 1792: assalto dei sanculotti alle Tuileries : nuova violazione della legalità istituzionale: fallimento del tentativo di stabilizzare la rivoluzione; Elezioni a suffragio universale della Convenzione nazionale; 21 settembre 1792: abolizione della monarchia ; 25 settembre: repubblica “una e indivisibile”; Processo al re e messa a morte, il 23 gennaio 1793; Estensione del conflitto a Spagna, Inghilterra, stati italiani e tedeschi; Insurrezione della Vandea, rivolte federaliste nel Midi.
funzioni del lavoro. Insomma, il tentativo di creare una nuova cultura politica per i francesi. Tutto ciò ha successo, abbiamo: Vittorie militari e repressione della Vandea, la sconfitta della varie cospirazioni, ma a quel punto l’estrema repressione a cui il comitato di salute pubblica ha sottoposto i francesi, viene ritenuta non più necessaria da parte di quei membri della convezione che sono sopravvissuti alla repressione da parte dei Giacobini. Nelle file di questi commentisti, si organizza quindi una Congiura di Termidoro (27 luglio 1794) contro Robespierre per porre fine al terrore. Robespierre e i suoi collaboratori vengono accusati di tradimento davanti alla convenzione, arrestati e il giorno successivo giustiziati. 5) Il Direttorio: luglio 1794 ultima fase della Rivoluzione Francese che va dal luglio 1794 al Brumaio del 1799, il colpo di Stato di Napoleone. Viene emanata una nuova costituzione, la III costituzione che stabilisce significativamente la dichiarazione dei diritti e dei doveri del cittadino, portando l’accento sui doveri, sul dovere di rispettare le leggi, e così via, che rappresenta un nuovo tentativo di stabilizzare ma in senso più moderato la rivoluzione. La nuova costituzione, istituisce una repubblica a suffragio censitario ristretto, solo 200.000 cittadini hanno i diritti politici, ovvero, molti di meno rispetto alla monarchia costituzionale della I costituzione. Il parlamento bicamerale, viene ribadita la separazione tra i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Questa fase viene chiamata la fase del direttorio, è il nome che viene data al governo al titolare del potere esecutivo. È una fase pienamente legata a una repubblica affettiva, ci sono le elezioni, c’è libertà di stampa, di discussione, ed è una fase che è segnata dall’estensione, dalla guerra fuori dai confini della Francia, cioè, dopo aver sconfitto sul territorio i propri nemici, i francesi occupano altri territori, corrispondenti in grosso modo all’Olanda e al Belgio, la Savoia e Nizza. Avvengono annessione di questi territori, mentre negli altri paesi scoppiano rivolte che portano all’istituzione di repubbliche che si alleano con la Francia, questo avviene in Italia e nei territori Tedeschi. È una fase di espansione della Rivoluzione fuori dai confini della Francia. È anche una fase di “terrore bianco” contro i Giacobini sopravvissuti, organizzato dai loro avversai, dai Girondini sopravvissuti e da coloro che erano stati colpiti dalla repressione del terrore, ma è anche una fase di grande instabilità per l’economia, di malcontento popolare, di tentativi a loro volta di colpi di Stato da parte dei Giacobini, insomma una fase di grande conflittualità che non riesce ad approdare ad una stabilizzazione. Infine, tra il 1798 e il 1799, l’esercito francese che era uscito dai confini, viene sconfitto da una contro-offensiva guidata soprattutto dagli alleati austo-russi. Queste sconfitte avvengono soprattutto in Italia e portano ad una perdita di consenso nei confronti del governo del direttorio. In questo contesto di permanente instabilità politica, di Crisi economica e di nuova improvvisa sconfitta militare, che matura la cospirazione all’interno degli stessi organi della Repubblica, di un colpo di Stato che va a effetto il 9 novembre 1799 e porta al potere un generale estremamente brillante, Napoleone Bonaparte, il quale farà elaborare rapidamente una nuova costituzione che entra in vigore il 25 dicembre 1799 nel cui preambolo di dice “la rivoluzione è finita” e la Francia entrerà in un nuovo Regime. Si conclude così la rivoluzione Francese un decennio attraverso il quale, crollato l’assolutismo, la Francia ha sperimentato varie forme di governo alla ricerca di un nuovo sistema, in questa ricerca, noi vediamo la nascita della politica come è intesa nell’età contemporanea. In sintesi: Terrore “bianco” contro i giacobini sopravvissuti; Agosto 1795 terza Costituzione e Dichiarazione dei diritti e dei dovere; Nuovo tentativo di stabilizzare, ma in senso moderato la rivoluzione ; Repubblica a suffragio censitario (200.000 cittadini “attivi”), parlamento bicamerale; Estensione della guerra fuori dai confini, annessioni e repubbliche “sorelle”; Sconfitte militari del 1798- 1799 ; Colpo di Stato di Brumaio: 9/11/1799: la rivoluzione è finita.
La riflessione su quanto era accaduto in Francia a partire dal 1789, iniziata allora non è mai cessata, e tutt’oggi abbiamo storici, riviste che si sono specializzate sullo studio di quelle vicende, proprio per il riconoscimento dell’importanza di ciò che è avvenuto. Vediamo una serie di autori che hanno riflettuto sull’evento rivoluzionario, e ne tracciamo una panoramica nel tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Tra le prime persone a scrivere su questo tema: Madame de Stael (1766 – 1817) questa donna è stata una sorta di biografia della Francia in rivoluzione, nel senso che era figlia di un ministro di Luigi XVI, aveva sposato un ambasciatore e sarà anche un’amante di un ministro del governo rivoluzionario. Insomma, una donna che ha potuto vedere le vicende francesi da un’ottica certamente privilegiata che gli permetteva di comprendere, fino in fondo le logiche di quanto stava accedendo. Durante l’età napoleonica si trovò ben presto l’opposizione e per tanto sceglierà di andare in esilio in Svizzera, dove diventa l’animatrice di un salotto, il circolo di Coppet a Ginevra, che è un cenacolo di intellettuali di storici, politici, tra i più importanti del tempo. Verso il finire della sua vita, scriverà le “Considerazione sui principali avvenimenti della Rivoluzione francese” (1817): in cui condensa le sue idee su quanto era accaduto in Francia. In questo testo troviamo da un lato, una condanna dell’antico Regime, quell’Antico Regime che lei stessa aveva conosciuto e di cui suo padre era stato un politico, viene visto da questa donna come un regime condannato dal tempo, un regime corrotto, ingiusto e pertanto Madame se Stael ritiene che la Rivoluzione francese sia stata una necessità, il crollo dell’antico regime, il suo superamento in un nuovo sistema, è stato un fatto di progresso. Tuttavia, anche lei, che ha rischiato di essere giustiziata durante il terrore non apprezza il terrore rivoluzionario, e semmai la sua predilezione è per un sistema politico che riconosca i diritti civili a tutti, sulla base di un principio di eguaglianza, ma assegni l’esercizio dei diritti politici solo a pochi, quei pochi, notabili per cultura e mezzi che possono esercitare consapevolmente i diritti politici, garantendo l’indipendenza personale e una scelta responsabile per l’interesse di tutti. Possiamo dire che introno agli enti del circolo di Coppet, si formi quel liberalismo post-rivoluzionario che sarà una matrice fondamentale della cultura politica di tutto l’800, cioè una visione che da un lato rifiuta il passato, l’assolutismo, le monarchie assolute, ma che dall’altro teme la deriva rivoluzionaria democratica. Una sorta di via di mezzo che poi verrà teorizzata apertamente tra queste due opposizioni. Benjamin Constant (1767 – 1830) anche lui frequentatore del circolo di Coppet, oppositore di Napoleone, e che farà in tempo a far parte dell’assemblea legislativa francese dal 1815 al 1830. La Francia, uscita dalla dittatura di Napoleone, avrà una monarchia costituzionale con un parlamento in cui Constant è deputato. La sua riflessione verte sul concetto di libertà, viene pubblicato nel 1819. Constant confronta la libertà degli antichi, intendendo gli ateniesi e quella dei moderni; che rapporto c’è? Qual è la possibilità di essere liberi nell’età contemporanea? Per Constant gli antichi erano liberi, nel senso che gli ottimati nelle città greche potevano dedicarsi interamente alla gestione della cosa pubblica, poiché avevano servi e schivi che lavoravano al loro posto, i Greci erano liberi in una maniera oggi irripetibile; si occupavano direttamente della cosa pubblica e gestivano le scelte in prima persone. Poi c’è stato un lungo periodo in cui, gli abitanti di un stato erano tutti schivi, era l’epoca della monarchia assoluta in cui nessuno aveva la possibilità di decidere, di influenzare le scelte dei governi. Dopo la Rivoluzione si pone il problema di contemperare il bisogno di lavorare, nessuno possiede più schivi come avevano gli antichi greci, con la necessità di esercitare i diritti politici. È insomma la dialettica tra i rappresentati e i rappresentati, quindi la possibilità di un’esperienza di libertà per i moderni, dopo la Rivoluzione francese, si basa sul fatto che i cittadini demandino una parte dei loro diritti ai rappresentanti, a quei deputati che lo esercitano in nome loro per il bene di tutti, quindi non più una forma di democrazia diretta, come accadeva nell’antica Atene, ma una forma di democrazia indiretta attraverso i rappresentati. La predilezione per Costant va sul modello della monarchia costituzionale inglese, quella forma di governo che sembra la migliore garanzia di una rappresentanza degli interessi della collettività esercitata attraverso i deputati scelti tramite libere elezioni.
dominare l’intero secolo, e il secolo della borghesia e del capitalismo, in cui i governi, per lo più di indirizzo liberistico e costituzionale, sono l’espressione dei nuovi dominatori di quella borghesia imprenditoriale che con la rivoluzione francese è riuscita a scalzare l’aristocrazia e il sistema feudale, rimodellando le istituzioni in una maniera funzionale alla valorizzazione dei propri interessi. Serie di autori che giudicano negativamente la Rivoluzione: Hippolyte Taine (1820-98) scrive tra il 1876-93, quindi dopo la Comune parigina del 1871 “Origini della Francia contemporanea”. Una visione, quella della Rivoluzione, come l’esplosione di una follia collettiva in cui i Giacobini, apprendisti stregoni hanno mobilitato masse irrazionali e distruttrici. La sua è una visione positivista, determinista, in cui il comportamento umano non è legato alla libera scelta ma è condizionato da fattori esterni, come l’educazione un fattore ereditario che viene chiamato “razza”, l’ambiente sociale e il momento storico. La Rivoluzione francese viene vista da Taine come un momento di scatenamento di passioni che poi non verranno più controllate. È chiaro che per lui il giudizio sulla rivoluzione del 1789 è influenzato profondamente dall’impressione che su di lui è esercitato la Comune parigina, dal timore che l’incendio rivoluzionario possa di nuovo devastare l’Europa. Augustin Barruel (1742-1820) un gesuita, contemporaneo agli eventi rivoluzionari, già scrittore ostile ai lumi e poi scrittore contro-rivoluzionario, è costretto a emigrare durante la rivoluzione tra il 1796 e il 1803 pubblica “storia del giacobinismo vista su un versante contro-rivoluzionario” in cui viene affermato un modello interpretativo basato sulla teoria del complotto. Ciò che è accaduto non è stato causa di una crisi economica, finanziaria del desiderio di esprimere nuovi valori affermati dai lumi, delle ingiustizie e degli errori dell’antico regime, ma bensì un complotto architettato per distruggere la monarchia francese e attraverso il nuovo stato distruggere la chiesa cattolica, quindi in sostanza una congiura di ebrei, massoni, illuministi e giacobini, tutti tra loro collegati da una teoria cospirativa. Quindi per Barruel c’è da un lato una visione positiva dell’antico regime, una visione che quindi separa nettamente questi pensatori dai pensatori liberali, e questa visione positiva dell’antico regime ha il suo compendio in una visione demoniaca della modernità, che è il frutto di una congiura internazionale per distruggere la chiesa cattolica. Joseph de Maistre (1753-1821) un savoiardo, ambasciatore di Vittorio Emanuele I a San Pietroburgo, fautore di una concezione del cattolicesimo di tipo ultramontanista, ovvero l’idea che il Papato debba essere la guida morale della società del tempo, una visione che si esprime nel suo scritto “Du Pape, 1819”, mentre la visione della Rivoluzione francese lo troviamo in uno scritto pubblicato l’anno della sua morte nel 1821 “Les Soirèes de Saint-Pétersbourg, ou Entretiens sur le gouvernament temporel de la Providence”. È una visione teologica della politica, la Rivoluzione francese è stata la punizione divina per le colpe degli uomini. Al contrario di Barruel egli pensa che effettivamente l’antico regime fosse un regime corrotto, che meritasse il castigo divino e la rivoluzione è stata questo castigo. C’è quindi una funzione provvidenziale della rivoluzione che ha insegnato attraverso il terrore i governanti a rispettare maggiormente i precetti divini. Vi è l’idea che la nuova società rigenerata dal bagno di sangue della Rivoluzione francese, debba assestarsi su dei principi cattolici, affidando la guida morale della società al papa.
Verso la fine dell’800 queste contestazioni si racchiudono in dei volumi, ad opera sia di storici che di personaggi politici, come è: Jean Jaurès (1859-1914) scrive “Una storia socialista della Rivoluzione Francese” (1901-1908), la consacrazione della visione marxista, la duplice rivoluzione che da un lato afferma i principi democratici, dall’altro afferma un sistema funzionale agli interessi del capitalismo. Albert Mathiez (1874-1932) scrive “Autour de Robespierre” nel 1925, dopo che il mondo è stato sconvolto da una nuova Rivoluzione, la Rivoluzione Russa del 1917. Mathiez che è vicino agli ideali della Rivoluzione Russa, traccia un’analogia tra i Giacobini del 1794 e i Bolscevichi del 1917, un libro che tende a giustificare il pugno di ferro esercitato da Lenin contro i suoi avversari per affermare la Rivoluzione in Russia, alla luce dell’esperienze dei Giacobini, così come i Giacobini sono stati intransigenti, spietati e però hanno salvato la Rivoluzione, così stanno facendo i Bolscevichi nel 1917. Quindi è chiaro che la Rivoluzione francese continua ad essere un elemento di riflessione per tutto’800 e anche per l’inizio del 900, è una situazione che troviamo in altri autori, mentre dall’altro lato gli storici producono degli approfondimenti importanti. Uno dei questi è: Georges Lefebvre (1874-1959) che alla Rivoluzione francese dedica una serie di libri in cui approfondisce vari aspetti. Le scelte dei contadini durante la Rivoluzione, la vicenda della grande paura scatenata da dicerie nazionali nel 1789 che però poi determinerà fatti concreti di grande importanza e ancora la riflessione più generale sul 1789. L’uso politico del ricorso della Rivoluzione francese, è quella che viene affermata in Francia ai tempi del blocco popolare. I governi che cercano di arrestare la marcia delle destre fasciste. L’idea marxista della Rivoluzione francese come una rivoluzione borghese-capitalistica che grazie alla fase giacobina ha salvato la Francia e il progresso, diventa il punto di riferimento sulla storia francese da parte del fronte popolare, che ne fa una questione di fedeltà all’allineamento dell’Unione Sovietica e, un elemento chiave della posizione anti-fascista. Questa visione trova una continuità in: Albert Soboul (1914-1982) partigiano comunista, docente alla Sorbona e direttore dell’istituito di storia della Rivoluzione francese. Soboul ha una formazione accademica nella Francia del secondo dopoguerra di primissimo piano, si potrebbe dire che è il fautore dell’ortodossia, dell’interpretazione più diffusa sulla Rivoluzione francese, cioè come un momento di grade patriottismo, i giacobini attraverso il terrore hanno salvato la rivoluzione e salvando la Rivoluzione hanno salvato i principi di uguaglianza, libertà, fraternità che sono diventati un patrimonio per le democrazie. Soboul che pure anch’egli è un attento studioso, studia in particolare i sanculotti, quelle folle parigine che hanno animato le grande giornate rivoluzionarie, tende a mettere in ombra la violenza rivoluzionaria, cioè l’idea che il terrore sia il prodotto delle circostanze, delle estreme necessità in cui si sono trovati a lottare i giacobini. Mentre invece valorizza le idee democratiche, non mette a fuoco perfettamente quel carattere ambivalente che ha il terrore, da un lato di democrazia e dall’altro di violenza, e vede nei giacobini, soprattutto il nucleo della democrazia del socialismo 900esco oscurandone i crimini. In questa maniera, quest’interpretazione ortodossa che Doboul definisce classica, cioè l’unica degna di considerazione, l’unica autorizzata secondo una tradizione che è insieme della sinistra francese ma è anche maggioritaria nell’università francese, si espone però a una serie di critiche. Una prima critica arriva da uno storico inglese Alfred Cobban (1901-1968) nel 1955 pubblica “Il mito della Rivoluzione Francese”. Il mito è quello affermato dalla visione marxista, di una doppia Rivoluzione, una borghese e capitalistica. Per Cobban, la Rivoluzione è stata sì una rivoluzione Borghese che ha affermato dei principi liberali, ma non è stata una fase di affermazione del capitalismo, anzi è stata una reazione alla diffusione, che stava avvenendo nella Francia dell’Antico Regime del capitalismo. Cobban opera una scomposizione della borghesia, va a