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appunti relativi alla vita e alle opere di Vittorio Imbriani
Tipologia: Appunti
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La vita di Vittorio Ugone Imbriani (pag.7-8) Nasce a Napoli il 27 ottobre 1840 e muore il 1 gennaio 1886 a Pomiliano d'Arco. Quindi prima dell'unità di Italia e muore poco dopo. Viene da una famiglia il cui padre, Padre Emilio Imbriani, fu un uomo politico attivo e fece parte del governo anti-borbonico e poi fu costretto ad allontanarsi in esilio a Nizza nel 1849 dopo la reazione borbonica e poi a Torino, dove qui fa la prima conoscenza importante, Francesco De Sanctis che poi seguirà anche a Zurigo. Il rapporto con De Sanctis sarà molto complicato, inizialmente di devozione per poi interrompersi, perchè De Sanctis lo avrebbe sfavorito in una relazione privata. Nel 1859 si arruola per la seconda guerra d'indipendenza (non prende però parte alle azioni militari) e prosegue la sua formazione tra Torino, Zurigo e Berlino, dove entra a contatto con i principale esponenti di Hegel. Nel 1863 ebbe libera docenza per la letteratura tedesca e affianca all'attività universitaria una significativa attività giornalistica. Si arruola tra i garibaldini nel 1866 dove verrà fatto prigioniero dagli austriaci. Nel 1867 esce la sua prima prove narrativa romanzesca: Merope IV. Sogni e fantasie di Quattr'asterischi (pseudonimo di Imbriani, con un tratto di autobiografia). La stagione più cospicua si svolge negli anni '70 (1870-80) ed escono titoli rivelanti: Mastr'Impicca. Fiaba (1874), Le tre maruzze (1875), L'impietratrice (1875), Dio ne scampi dagli Orsenigo (1876), La novella del vivicomburio (1877). Queste opere hanno in comune una componente reazionaria, ideologica e una corrente espressiva raffinata. Nella sua attività di scrittore si muove fra generi diversi (l'apologo fiabesco ) cercando di forzare le caratteristiche del genere, ne forza le caratteristiche e le potenzialità per effetti paradossali. Quello che ne esce è l'immagine di una società disordinata che solo una monarchia autoritaria può arginare. Si serve di una prosa ricca di aulicismi e arcaismi, ma di dialettismi e neo-coniazioni e prosa narrativa con molte divagazione, soprattutto dopo il 1876 con il passaggio dalla Destra storica alla Sinistra, con una avversione pregiudicale e radicale. A partire dal 1870 saranno anni in cui in Italia si sviluppa una dibattito sulla questione della pena di morte e Imbriani era favorevole alla pena di morte e lo esprime con la scrittura di un testo 'Inno al canape di un monarco ' che è l'esaltazione dell'impiccagione. Non solo scrittore creativo, ma si occupò anche di estetica, di arte e letteratura e di critico letterario dove si distingue per essere un ferocissimo stroncatore. In 'Fame usurpate' stronca autori di fama, e questo volumetto è l'archetipo della stroncatura tardo ottocentesca. Scrive anche dei versi (la sua produzione poetica è la parte meno significativa) e
interessante l'attività tra l'antropologico, il folklorico che dedica ai canti popolari meridionali, raccolta di tipo demologico e nella stessa chiave raccoglie delle novelle popolari (pag. 8) È un critico letterario anche della tradizione, è uno studioso di Dante in cui dice delle cose su cui i dantisti oggi sorridono, però ci sono anche intuizione critiche rilevanti: l'espressione rime 'petrose ' è una definizione di Imbriani. Intuitività critica davvero rilevante. A un certo punto della sua vita partecipa a un concorso per la cattedra di letteratura italiana all'università di Napoli: Zanella e Aleardi (autori che aveva criticato e stroncato) erano in commissione e infatti Imbriani non vinse quel concorso. Imbriani ricorse al Re per fa si di ripetere il concorso, ma senza ottenere risultato. Morirà giovane a 46 anni, perchè soffriva di una malattia alla spina dorsale e alle ossa del dorso, e il 1 gennaio 1886. Nel il 1866 arruolatosi tra i garibaldini a Gallarate conobbe Eleonora Bertini con cui intreccia una relazione, ma la cosa curiosa è che qualche anno dopo lui sposerà la figlia di questa donna, Gigia. Crea una situazione grottesca non diversa da quelle che lui ironizza nei suoi testi, ovvero il disordine sociale.
La prima edizione come la rivista è di 21 capitoli. Nel 1883 con una significativa revisione d'autore con 25 capitoli in 3 parti e con il titolo Dio ne scampi dagli Orsenigo , viene pubblicato a Roma dalla casa editrice Sommaruga con una tiratura di 1250 copie, editore di prestigio e di qualità. Se dopo 7 anni la ripubblica rimettendoci mano vuol dire che ci tiene. Che l'edizione del 1876 non abbia avuto eco giornalistico non sorprende, un po di più colpisce che non siano state numerose le recensioni nemmeno per quella del 1883. Le due più autorevoli sono due: di Benedetto Croce (Pagine sparse I volume, giudizio positivo, però legato da affetto ad Imbriani) e di Edoardo Scarfoglio, autore di teatro e giornalista importante (il quale giudizio non fu favorevole, ma faceva parte della Napoli che verso Imbriani aveva un insofferenza, il Libro di Donchisciotte 1885). → Questo romanzo ebbe o non ebbe successo? Non ebbe moltissimo successo e la circolazione fu soprattutto in area napoletana. Dopo l'Unità non sono tutti italiani da un momento all'altro. La fortuna narrativa di Imbriani per adesso rimane abbastanza circoscritta e la sua fama in area campana e napoletana in specie. Alla Biblioteca Universitaria di Napoli esiste una copia dell'edizione Sommaruga con ulteriori note d'autore e sono correzioni che suggeriscono che Imbriani pensasse ad una nuova copia del romanzo. Fabio Pusterla → ' intervento massiccio sulla punteggiatura, che si infittisce già nel periodo iniziale del romanzo; intervento sul lessico la quale si allontana dalla lingua d'uso in direzione aulica o popolaresca; preferenza sempre per la forma anche grafica rara; il gusto della suffissazione deformanete, della complicazione sintattica, la dilatazione delle descrizioni e delle serie sinonimiche, introduzioni di aneddoti all'interno della narrazione'. Intervento non in levare ma in battere e le operazione tendono a rendere la lingua più espressa e complessa rispetto alle espressioni semplici → Imbriani è quindi uno scrittore espressionista. (lo si lega alla Scapigliati Dossi e Faldella anche se fenomeno lombardo- veneto). Questo romanzo ebbe una riproduzione cinematrografica nel 2001, prodotto da Ferrari e sceneggiatore Lunari con una libera trasposizone del romanzo con titolo 'Tra due donne'. Dopo la riscoperta di Contini il romanzo ha avuto abbastanza successo editoriali anche se circoscritto. Ciò che è mancato è che questo romanzo che sembra scappare da tutte le parti, abbia una solidità romanzesca proprio nella sua trasgressività , dove la forma del romanzo moderno è particolarmente marcata.
Il romanzo ha una sua struttura marcata nel voler essere una trasgressione della forma romanza, e quando mette in discussione il genere in realtà mette in evidenzia le sue potenzialità. Il romanzo esce tra marzo e ottobre 1876: è l'anno in cui nasce il primo governo della sinistra storia il 25 marzo 1876 con De Pretis. Tra il 16 gennaio e il 17 luglio Imbriani fu sindaco di Pomigliano d'Arco per poi abbandonare la carica dopo il governo di De Pretis. In queste dimissioni il Ministro degli Interni fu nominato Giovanni Nicotera , una delle persone che Imbriani detestava di più al mondo, esponente sinistra storica e suo parente acquisito. Nel 1883 è l'anno in cui si conclude e inizia il quinto governo de Pretis. Questo romanzo esce in due momenti significativi, all'avvento della sinistra e quando de Pretis riesce a mantenere la carica. L'avversione di Imbriani verso la Sinistra storica è virulenta e ad essa implica ogni nefandezza, usando toni beffardi e ingiuriosi. → seppe renderlo efficace dal punto di vista letterario. Rapporto di Imbriani con il padre Il padre che aveva una qualche affinità politica con il figlio, il padre lo fu nella fase risorgimentale, in Vittorio si traduce in una reazione reazionaria sopratutto durante il Regno d'Italia. Il padre fu ministro di un governo precedente la fase reazionaria, Vittorio fu sindaco. Il padre fu un professore universitario a Pisa di discipline scientifico-economiche, a Imbriani la carriera universitaria non andò tanto bene → modello con cui ci si confronta, ma dove i risultati risultano impari. Imbriani non era capace di accettare le sconfitte. Ma la sconfitta è una componente dell'esistenza.