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Vittorio Imbriani, giornalista e romanziero, si occupava frequentemente di testi e autori della nostra letteratura antica, in particolare seicentesca e dialetto napoletano. Noto per la sua mania onomastica, Imbriani scrisse un romanzo autobiografico intitolato 'Merope IV'. l'aspetto erudito di Imbriani, la sua mania per i nomi, la sua lingua mescolata, la sua mania per la fetichesia, la sua misoginia e la sua polemica contro il governo italiano. Il documento include anche riferimenti a pseudonimi usati da Imbriani, citazioni letterarie e descrizioni di personaggi e scene.
Tipologia: Appunti
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**il narratore può scrivere in terza o in prima persona, così diventando personaggio della storia di cui sta parlando. Inoltre il narratore può inserire delle citazioni all’interno del proprio romanzo. Importanti romanzi dell’Ottocento: “I promessi sposi”. Questo romanzo è nato inizialmente con il titolo “Fermo e Lucia” 1821. Nel 1827 c’è un’atra edizione e Manzoni decide di riscrivere il romanzo e correggere l’italiano in chiave toscana con l’edizione definitiva del 1840. Questa edizione è illustrata, con una serie di incisioni. La trama è assolutamente tradizionale, le divagazioni sono quasi assenti. Lucia replica uno schema della fanciulla tipico del Settecento. “Le mie prigioni” Silvio Pellico. Quest’ultimo viene imprigionato come carbonaro tra gli austriaci in un castello in Austria e durante la prigionia ha scritto questo libro che è un’autobiografia. “Fede e bellezza” ,1840. Questo romanzo sentimentale tratta la storia di due giovani che si amano. Il romanzo è scritto in terza persona, in cui lo scrittore non interviene, ma per dare voce ai due protagonisti inserisci dei pezzi dei diari scritti in prima persona dei due giovani. “ Merope IV” di Vittorio Imbriani esce nel 1867 “Le confessioni di un italiano” di 1867. Questo romanzo è molto lungo e suddiviso in due parti. La prima parte è costruita in forma di un’autobiografia inventata, mentre la seconda è politica perché racconta la storia d’Italia. Questo è un romanzo di formazione.
È un letterato italiano che fa parte della Scapigliatura, movimento soprattutto letterario di scrittori irregolari, facenti parte di un’avanguardia. Questi letterati sperimentano forme innovative sia in ambito poetico che in area narrativa. La maggior parte dei poeti scapigliati sono settentrionali, in particolare lombardi :
- (^) Arrigo Boito - (^) Carlo Dossi Piemontesi: - (^) Tarchetti - (^) Camrana (poesie) VITTORIO IMBRIANI è di origini napoletane e nasce nel 1840 e muore nel 1886. Egli fa parte di una famiglia della borghesia napoletano, il padre di Imbriani di nome Paolo Emilio era un giurista liberale a favore dell’Unità d’Italia. La madre di Imbriani si chiama Carlotta Poerio, famiglia di tradizione liberale. Il padre per evitare delle persecuzioni politiche emigra da Napoli ,che era ancora borbonica, a Nizza poi a Torino. Qui Imbriani diciottenne si iscrive alla facoltà di lettere di Zurigo. Imbirani diventa l’allievo prediletto di De Sanctis e si arruola alle milizie liberali per partecipare alle guerre d’indipendenza. Imbriani nasce come liberale, partecipa alle guerre d’indipendenza e dopo l’Unità d’Italia del 1861 viene deluso della gestione dell’Unità, pertanto capovolge il suo punto di vista politico. Egli passa dalla sinistra all’estrema destra, diventa un monarchico che fa propaganda per la pena di morte e per l’eliminazione delle libertà dei cittadini. Egli si trasforma da liberale impegnato a reazionario. Egli ha una formazione internazionale perfettamente bilingue italiano-francese, ma è anche bilingue italiano- tedesco, perché ha vissuto a Zurigo. Dal 1861 insegna come libero docente di letteratura comparata a Napoli. ****** Nel 1866 c’è l’ultima guerra d’indipendenza, che vede ancora una volta Imbriani serate in un’Italia nuova e di nuovo arruolarsi tra i volontari garibaldini. Viene fatto prigioniero nella battaglia di Bezzecca. Successivamente riprende le proprie attività letterarie ancora deluso. Durante il suo soggiorno a Varese Imbirani fa la conoscenza di una signora della borghesia locale che si chiamava Eleonora Bertini Rosnati, signora sposata senza amore al marito che la trascura. Egli si innamora di questa donna
e ha una relazione con Eleonora Bertini. Quest’ultima ha due figlie una di queste si chiama Gigia Rosnati. A partire dal 1868/1869 Imbriani rimane sempre in rapporto epistolare con questa signora lombarda, c’è il proprio il tema del rapporto tra nord e sud anche a livello sentimentale. Nel 1878 egli si sposa con la figlia, inconsapevole della relazione precedente che l’uomo aveva con la madre. Negli ultimi anni Imbriani è malato gravemente, a causa della sifilide e muore tra dolori atroci nel 1886, per paralisi progressiva.
Egli si dedicò al giornalismo quasi sempre su testate di giornali, quotidiani e riviste napoletane del secondo Ottocento. Il giornalismo di imbirani ha due aspetti:
1. Ha un aspetto erudito , Imbriani si occupava sovente di testi e autori della nostra letteratura antica soprattutto Seicentesca e del dialetto napoletano. 2. Ha un aspetto polemico-politico. Imbriani rimane uno scrittore giornalista reazionario, quindi suoi moltissimi articoli sono articoli di attacchi personali violentissimi contro dei politici contemporanei italiani, in cui critica la politica del governo italiano.
Imbriani ha scritto due romanzi :
1. “Merope IV”. In questo romanzo è presente un aspetto particolare dell’erotismo, in particolare il feticismo: l’amore di un dettaglio che può essere un oggetto o una parte del corpo dell’amato/a. L’elemento feticisti dell’amore è presente in Imbriani nella “Merope IV” e in altri scritti.
La citazione sarà una tecnica molto presente all’interno del romanzo anche a livello di epigrafi. Da ciò notiamo che le epigrafi sono solo dei riferimenti a quello che si leggerà nel capitolo corrispondente. Alcune citazioni interne al testo: Capitolo terzo a pagina 27: (relazione adulterina, gelosia ecc..). Capitolo 6 pagina 111: è una citazione di Leopardi precisamente “Nelle nozze della sorella Paolina”. Leopardi insieme a Manzoni sono gli autori più ammirati e citati da Imbriani. Ci sono un numero elevato citazioni anche al di fuori dal testo come le epigrafi in ogni capitolo:
Questa è una dedica postuma, poiché la relazione con la signora ormai è finita da tempo. La fine della relazione è un abbandono per stanchezza.
All’interno della dedica possiamo rintracciare la sua misoginia e il suo giudizio anti clericale. Sembrerebbe che la dedica sia alla signora Eleonora Rosnati Bertini che poi darà da leggere questo romanzo alla figlia primogenita. “Inchiostrare risme di scartafaccio” : Imbriani si riferisce alla letteratura popolare dell’Ottocento. In queste righe Imbriani dice che non è interessato alla letteratura tradizionale. “Scartafaccio pieno di ghiribizzi”: ghiribizzi vuol dire fantasie. Questi ghiribizzi vengono dati alla madre per vedere se può darli in lettura alla figlia primogenita. ****** Goya, grande pittore spagnolo del Settecento, ha dipinto una serie di capricci. È un termine che indicia una composizione improvvisata, senza tema preciso. Qui si cita nella nota il famoso testo di Machiavelli “Ghiribizzi al Soderino”, lettera a Soderino in cui Machiavelli descrive la teoria della fortuna e dell’occasione. Il ghiribizzo può essere però anche una falsa improvvisazione. Successivamente Imbriani si riferisce ancora a Voltaire (illuminista, ateo, per certi aspetti è molto vicino ad Imbriani). Imbriani si scaglia contro il prete (abatonzolo) che guadagna il suo stipendio statale senza lavorare, ciò non c’entra nulla con ciò che sta dicendo sul suo romanzo, ma si lascia trascinare da questo sentimento anticlericale. In seguito cita un passo di una satira di Leopardi a proposito di un politico. Il vangelo ama, ma le vecchie abbraccia (fa l’amore con le signore)
Egli definisce i politici come “commendatoruzzo bassotto e tarchiato”. Segue poi un’altra divagazione: Leopardi. Nino Bixio : era il vice luogotenente nella spedizione dei Mille di Garibaldi. La parola “Abbraccia” sostituisce il verbo “Fottere”. Nel momento in cui Imbriani fa questa divagazione linguistica è come se citasse la parola fottere. “Che gente di volgo”: indica la gente del popolo con un certo senso di disprezzo. Imbriani si dedica al suo lavoro senza occuparsi delle critiche di immoralità dal punto di vista dell’erotismo. Questa storia potrebbe essere censurata dai lettori per i suoi aspetti legati all’erotismo. Questa dedica allude al fatto che la storia presente nel romanzo è una storia erotica. La signora, che può avere degli scrupoli nel leggere il suo romanzo, non li ha per volergli del male ma solo perché ha avuto la sfortuna di essere cresciuta cristianamente. Per Imbriani l’educazione cristiana è la peggiore che possa esistere. “Libertà di pensiero” : pensiero ateo, senza Dio. “Quello che vidi io scrissi” : è una frase ambigua perché potrebbe essere riferita alla biografia di Imbriani, per cui egli si è limitato a trascrivere i fatti della propria vita, ma può anche essere ciò che ha visto nella sua immaginazione. Con ciò sembra dire il suo romanzo sia una mescolanza di fatti veri (autobiografici) e di elaborazioni fantastiche, immaginarie. Alessandro VI Borgia è un famoso papa che faceva l’amore con la figlia e il figlio Cesare Borgia avvelenava gli avversari politici. Il Burcardo citato in queste righe è un maestro del cerimoniale pontifico che ha scritto una specie di diario delle vicende della curia romana durante il pontificato di Alessandro VI. Il Burcardo scrive quello che vede, ma non è responsabile di quello che fa il papa. Come Burcardo anche il narratore Vittorio Imbriani è un fedele cronista, a metà vero e a metà inventato, di quello che fanno i due personaggi. “Se col…..a desiderar di più” : anche qui troviamo l’oscillazione tra la prosa della vita (fatti della realtà) e tra l’ideale (idealizzazione di questi fatti, ossia l’intervento dell’autore che può esser inventivo rispetto alla realtà nuda e cruda dei fatti). La letteratura spesso è una letteratura dell’ideale, inteso come variazione rispetto alla prosa della vita (realtà dei fatti).
La dedica è firmata con le iniziali dello scrittore, che si presenta come uno scrittore.
Viene quindi tratta il tema della fotografia come rivelatore. Alla pagina 46: c’è una citazione della Merope di Alfieri che è quella più vicina cronologicamente delle tre precedenti. C’è una prima presentazione della protagonista Merope e una prima spiegazione del titolo di Merope IV. NB: le fotografie sono cinque e in ciascuna c’è la stessa persona, ma ciascuna è differente perché vengono scattate in tempi differenti. Le cinque fotografie segnano cinque tappe del romanzo. I ritratti sono cinque: ◦ La prima foto rimanda al secondo capitolo ◦ La seconda rimanda al settimo capitolo ◦ La terza rimanda al quattordicesimo capitolo ◦ La quarta al capitolo 18 del romanzo ◦ La quinta al capitolo 23 del romanzo È come se queste fotografie fossero una specie di riassunto del testo del romanzo. NB: Da una parte il narratore si identifica con il protagonista, ma allo stesso tempo sostiene che si tratta di una storia inventata.
Pagina 47 e 48: vi è la prima descrizione di una fotografia. La donna è:
Alla pagina 48 troviamo la descrizione della seconda fotografia.
La terza fotografia è interessante perché cita i Promessi Sposi (pagina 49). C’è una citazione di Manzoni e il riferimento ad una pittura di genere.
La descrizione della quarta fotografia si trova a pagina 51.
- (^) Merope è posta difronte con le braccia incrociate, - (^) la descrizione torna sulla capigliatura con delle precisazioni: i capelli sono ondati ma senza imbottiture o trecce false. - (^) Imbriani mostra nuovamente la sua fissazione feticista sul dettaglio delle orecchie, da cui pendono due diamanti. - (^) La donna ha un ampio camice di lana nera e una cintura di cuoio con una fibbia di un materiale particolare. NB: Notare l’attenzione di Imbriani nel descrivere ciò che vede.
La quinta fotografia è l’ultima del romanzo e ritirare il momento, in cui l’amore non c’è più. Nella parte finale del romanzo, dopo una prima fase di corteggiamento e di amore, c’è il distacco e la melanconia finale. La donna si presenta eccezionalmente elegante, fredda e distaccata. La foto ritrae proprio la conclusione dell’amore.
Il capitolo due si intitola “Il supplizio di Tantalo ovvero il primo bacio” ,con cui cominciano le avventure di Quattr’asterischi e Merope. Tantalo è un personaggio della mitologia classica condannato nell’Ade a patire la fame e la sete nel senso che gli vengono avvicinati continuamente degli alimenti appetitosi e delle bevande che possono disalterare la sua sete, ma nel momento in cui afferra il cibo e la bevanda questi si ritirano e Tantalo riprende il suo tormento eterno. Si intitola “Il primo bacio” , perché questa è la prima tappa di un percorso che consiste nel corteggiamento della signora da parte di Quattr’asterischi. Merope si nega e cede gradualmente in una serie di tappe che si concluderanno al centro del romanzo quando finalmente Quattr’asterischi riuscirà a possedere fisicamente la donna. Il capitolo è aperto da due citazioni latine di due grandi autori.
“E questa…” : la donna si sta preparando a vestirsi, Imbriani sottolinea l’odore di fiori usato per profumare i vestiti nell’armadio. Egli fa una lista di tutti i vestiti e gli oggetti della donna. C’è un catalogo di vestiti molto preciso, perché c’è una sorta di pulsione feticista. La signora ha ammesso il giovane nella sua stanza privata, in cui deve togliersi il vestito da casa e indossare quello per uscire, ma non può fare ciò davanti al giovane, quindi la donna fa promettere a quattr’asterischi tre cose Pagina 65. “Merope IV…”. Questo è un riferimento al titolo del romanzo di Imbriani, che è una sorta di dramma amoroso borghese che viene paragonato per scherzo al personaggio tragico di Merope, protagonista delle tragedie di questi autori citati. Le tre promesse:
1. Immobilità. Il giovane viene obbligato a stare fermo nella poltrona. 2. Loquacità. Il giovane deve parlare finché Merope non è pronta. 3. Cecità. Il giovane non può vedere, perché gli copre il volto con una sciarpa in cashmir. Quello che segue è un’allusione molto forte all’erotismo. Questa è una citazione di uno stornello di una canzone popolare, ma con un’allusione alle mestruazioni. Si fa nuovamente riferimento al supplizio di Tantalo. Egli pativa la fame e la sete come punizione. Ciò è riferimento al desiderio erotico e amoroso del giovane. Pagina 66 “Anzi..” l’immaginazione è un tema centrale del romanzo e parlare distrae. La donna si sta spogliando e il giovane che non può vedere sente i rumori delle azioni della cameriera. Il giovane immagina la donna quasi nuda ricoperta da un velo sottilissimo che mostra e non, si tratta di erotismo. Imbriani era uno specialista di letteratura antica e folcloristica. Una delle sue specialità erano il genere pastorale del cinquecento e del seicento , in cui ritroviamo un’ambientazione immaginaria di pastori e di ninfee. I pastori cantano e si innamorano delle ninfee. GENERE PASTORALE: - Un testo molto importante^ “Il sacrificio” 1565. Per la prima vota si trova il tema del satiro ( essere per metà capra e per metà uomo) che ritornerà sovente nella letteratura. Nel pastorale il satiro rappresenta il desiderio sessuale in senso emotivo e animale (la libido). Il satiro si innamora di una ninfa bellissima che vuole possedere sessualmente. La insegue ( questo inseguimento riprende Apollo e Dafne) e la ninfa viene legata ad un albero. Satiro la lascerà legata all’albero finca la ninfa non deciderà di concedersi. - Anni 70 del 500, 1573, “Aminta" di Torquato Tasso.^ In quest’opera vi sono un satiro e una ninfa, che viene legata all’albero con i suoi stessi capelli lunghi. Tasso è uno spettatore in questo racconto, che vede da dietro un cespuglio la scena. La scena è simile a quella precedente. - Imbriani ha pubblicato dei^ saggi sul genere pastorale^ e in particolare un saggio su un testo secondario a Torquato Tasso. È un testo più tardo 1585 Girolamo “Filliria”, che presenta una variante del tema. In questo caso non è il satiro che lega la ninfa, ma è il contrario è la ninfa che riesce a legare il satiro all’albero. Il satiro chiede un bacio alla ninfa, ma solo se lei lo può legare. Il satiro accetta la scommessa. Il satiro è bendato e legato all’albero con un ramo di alloro. La ninfa benda per due volte con il velo la faccia del satiro. La donna è traditrice, come secondo la visione dell’epoca e lo lascia legato e bendato all’albero e se ne va. Imbriani ha recuperato il tema del satiro e della ninfa in chiave amorosa e in particolare la variante piuttosto erudita della Filliria. In questo il ruolo de Satiro è Quattr’asterischi e la Merope è la Ninfa. Le citazioni nei testi di Imbriani sono spesso evidenti come quelle in epigrafe oppure meno evidenti come in questo caso. Da pagina 67 Da pagina 67. NB: il protagonista ha una tendenza molto pedante a trasformare il suo desiderio in orazione, visto che non può realizzarlo fisicamente. Egli parla in forma di orazione. Per tre pagine il giovane si lamenta facendo un’elaboratissima orazione. Il protagonista trasformava la pulsione erotica non nei gesti o nei fatti ma in parola retorica. Questo è il primo caso ma ce ne sono altri, in cui si ha sempre la tendenza a sostituire l’azione con l’orazione (caratteristica tipica di Imbriani). Verso la fine di questa orazione Quatt’asterischi presenta il suo caso in modo brutale: egli vuole fare l’amore con la donna. “Io non ritengo…”. Quattr’asterishci reputa l’amore in senso fisico, come qualcosa di indispensabile. Idolo= immagine della persona amata. È importante che ci sia un contatto fisico, per coronare l’amore, ma finché l’immagine della persona amata non ha perso la sua carica erotica. Se l’immagine conserva la sua carica l’amore continua quando l’immagine perde la sua carica l’amore si dissolve. Il romanzo di Imbriani segue questa crescita del desiderio, di realizzazione del desiderio e di abbassamento della tensione, che viene annunciata in queste righe. Siamo innamorati di quello che pensiamo che sia quella persona. La dimensione emotiva legata all’aspetto fisico è però legata all’immaginazione.
Alla pagina 73 la signora si è vestita e una volta rivestita toglie al giovane queste proibizioni. Qui ritroviamo uno dei momenti chiave della storia. “Io rimasi di sasso” ritorna il tema dell’impietratrice, tema della pietrificazione dello sguardo (Medusa pietrifica la bellezza). Segue quello che sarebbe dovuto succedere nella pastorale pagina 74: la donna dà un bacio al giovane. Il capitolo si conclude e la signora esce per fare una passeggiata in città. La donna prende un suo ritratto e lo dà al giovane. Questa è la prima fotografia della serie e si riprende come tema la citazione di De Vigny. I ritratti funzionano solo per memoria perché sono l’immagine della persona amata, l’amore funziona come immaginazione e come memoria.
“Intermezzo” Pagina 78. Il giovane lascia la signora: il giovane è geloso di quello che avrebbe potuto fare. C’è una crisi di gelosia: “Ero malcontento..”. Il giovane è un militare di carriera che si arruola per la guerra di indipendenza. Viene descritto un topos che risale anche a Petrarca. Il giovane prova un sentimento di solitudine e si tratta il tema della passione amorosa che sfiora la follia. Pagina 80 : “Rimasto solo…”. In queste righe il giovane si addormenta e da qui parte il tema centrale del romanzo che è il sogno. All’interno del romanzo ci sono 7 sogni, ciascuno dei quali occupa un capitolo:
“Sogno fantastico” Il capitolo si apre con una citazione latina di Orazio. **Il berretto frigio è un cappello a tre punte. Pagina 86 “In questa…”. Arriva una ragazza e più si avvicina al giovane più egli la riconosce. Il sogno si disegna come se fosse all’interno del genere gotico. È presente questa donna, che viene presentata come un morto, quindi è presente il tema del morto che esce dalla tomba. Questo verrà sfruttato anche più avanti da Imbriani.
“Sogno drammatico” Il capitolo si aspre con una citazione di una canoa di Leopardi. Il sogno qui presente mescola un motivo erotico (la necessità di fare l’amore con Merope, che però non si realizza,) ad un motivo politico. Il giovane sogna una camera da letto. **Sileni sono vecchi pieni di vino che accompagnano quattr’asterischi nel corteo di Bacco. L’arredamento è in stile impero, che era diventato di moda in Europa a partire dall’età napoleonica. Si tratta di due personaggi politici centrali del risorgimento italiano:
“Il tentativo notturno” Pagina 127 : Si tratta di una visita del giovanotto alla signora , in cui il giovane cerca di convincerla a fare l’amore, ma lei si nega. Le ragioni presentate dalla donna per il suo rifiuto sono di tipo religioso. Il protagonista è ateo e non ha nessun valore religioso, quindi non condivide le sue motivazioni. C’è tutta un serie di schermaglie tra i due innamorati seduti sul sofà, uno degli oggetti della tradizione erotica uno dei luoghi della seduzione amorosa, che in questo caso non si realizza. Il giovane riesce ad impossessarsi di un oggetto: un ventaglio che è un oggetto feticista. Al posto della donna che desidera, si accontenta di vagheggiare su un oggetto che le appartiene. Anche in questo capitolo il protagonista frustrato da questi suoi tentativi sostituisce l’azione con la parola. Per esempio a pagina 130 c’è una delle orazioni che il protagonista mette in campo, per tentare di sedurre questa donna che continua a negarsi. Si accenna ad un tema topico pagina 131: “cavalier servente” (= Cicisbeo) si tratta di uomini maschi che accompagnano e tengono compagnia e fanno un pò di corte alle signore. Si tratta di amanti puramente platonici, dal punto di vista sociale. Qui ironicamente si parla male dei cavalier serventi, dato che la Merope non vuole fare l’amore con Quattr’asterischi. Si tratta di una relazione platonica, dato che è assente il rapporto fisico. Il capitolo ripete i temi del capitolo due. Di nuovo si trova il vagheggiamento degli oggetti di abbigliamento e dell’acconciatura della donna, il desiderio sessuale si concentra sui dettagli e ancora una volta sugli scambi di dialogo e sulle orazioni del protagonista. ** “Fare fiasco” = fallire. Standal ha passato quasi tutta la sua vita in Italia. S in “De l’amor” c’è un capitolo intitolato “De fiasque” , ha preso questa espressione e l’ha trasferita nell’ambito sessuale e oggi è usata per definire un certo problema di tipo sessuale. Quando il maschio ha una passione troppo violenta, portata
sull’immaginazione, arriva nel momento culminante ha un problema di erezione, dovuto ad un eccesso di amore. Standal è stato il primo a descrivere questo tipo di problema. Pagina 136-137: il giovane sta cercando di procedere con la sua seduzione. Si parla di una lampada ad olio, c’è un effetto luministico abbastanza raffinato. Qui i fiaschi non hanno evidentemente il valore sessuale, ma Imbriani ha letto Standal e qui dietro questo fallimento della lampada che cade e del vestito sporco della sua amata c’è l’idea del fallimento erotico del protagonista. La relazione si interrompe anche perché (pagina 137-138) la signora deve spogliarsi. Per la seconda volta Merope si spoglia davanti al giovane (prima volta: capitolo 2). C’è una descrizione dell’abbigliamento al lume del focolare nel camino. La donna si spoglia quasi al buio davanti all’innamorato. Dietro la parola fiasco brilla il tema, a cui si riferisce Standal in “De l’amour”. Pagina 138-139: fanno la pace e questa pace viene sigillata da un secondo bacio. Pagina 140: c’è una specie di delirio amoroso del protagonista, questo bacio è molto più avanzato del precedente. Sembrerebbe la situazione favorevole a Quattr’asterischi, ma quando il momento più importante culmina si interrompe il capitolo. A pagina 141-142-143 c’è la descrizione dell’avvicinamento della seduzione interrotta, perché la Merope viene chiamata dalla figlia, che sta dormendo nella camera accanto. La donna amante si trasforma in una madre e il capitolo si chiude con una promessa. Promette di darsi all’amante, ma gli chiede di rimandare. Ancora una volta c’è interruzione del processo seduttivo e si rimanda ad un capitolo successivo. Il capitolo si chiude come si chiudono i sogni di questo libro, i sogni molto sovente sono marcati in senso funebre mentre qui il tema funebre nel racconto principale non c’è.
“Chiacchierata al caffè” È un capitolo di transizione, in cui si presentano i personaggi che racconteranno i tre racconti che occupano i tre successivi capitoli. Sono tre amici che si trovano al bar, tra cui vi è anche Quttr’asterischi. Il capitolo si apre con un’epigrafe francese, l’autore di questa citazione sui caffè è marcato L.U. Si tratta di un giornalista francese abbastanza noto all’epoca di Imbriani, che ha scritto alcuni libri e che viene qui citato. Viene citato solo con le iniziali, come se Imbriani volesse nascondere la fonte della citazione. Si tratta di :
“Blandir di femmina” PRIMO RACCONTO (novella): Il capitolo si apre con una citazione (minuto 35 c.a.) , si cita una poesia su un episodio di cronaca nera: una turista inglese cade nel Tevere ed annega. Il tema della morte per annegamento è un tema letterario molto presente nella letteratura moderna. L’epigrafe anticipa il tema del capitolo: una giovane donna morta affogata.
Si presenta il narratore, che non è Quattr’asterischi ma uno degli amici del giovane ed è una sorta di testimone di ciò che sta succedendo, girando intorno alla città. Pagina 177: il racconto funziona come una specie di processo ipnotico , per cui questo osservatore apparentemente distaccato finisce per innamorarsi della morta. Innamoramento immaginario. È un’immagine che è rimasta fissa nella fantasia del narratore. **Morello=cavallo Pagina 178: Ciò che segue: alternanza aspetto immaginario e reale. Gira la voce che questa giovane regina sia morta avvelenata, a causa di un complotto politico per rovesciare il governo. C’è sempre il tema della lotta tra la monarchia assoluta e tra chi cerca di rovesciarla, Imbriani difende la monarchia assoluta. C’è una citazione tra gli aristocratici, reggenti del governo e il popolo, che si sta agitando. Si parla degli aristocratici che reggono temporaneamente il governo a Napoli, la dinastia della monarchia napoletana è legata a questa cattedrale che è una chiesa immaginaria. Il narratore entra in chiesa e a pagina 181 si comincia a descrivere la chiesa:
****suddito/amante: tema politico e amoroso.** Il finale è il culmine di questo processo di ipnosi ed è una dichiarazione d’amore che è anche una dichiarazione di necrofilia (perversione sessuale costituita dal fatto di innamorarsi e fare l’amore con un morto). Il personaggio dichiara la necessità di scavalcare i limiti naturali, c’è una dichiarazione di intenti (il personaggio farà l’amore con questa donna morta non ancora decomposta) Pagina 197: ritorniamo al tema, cioè nel momento in cui questo amore perverso/necrofilo si sta per realizzare c’è un’interruzione. ****atauto= cassa da morto,** parola di origine spagnola. Il personaggio sta per abbracciare la donna, lui la abbraccia e la donna si decompone nell’abbraccio. Il giovane finisce poi per abbracciare un cadavere in putrefazione. ****“Oh! La trassi a me con impeto…”: citazione letteraria.** Afferra e abbraccia il cadavere, cade sulla cassa da morto. La donna si decompone nell’abbraccio. Il personaggio rimane a bocca aperta, senza parole
“Interludio”: L’epigrafe è citata da un’opera teatrale di Goethe, molto noto anche per aver scritto delle tragedie. La roccia, la pietra. Il capitolo presenta in apertura il coinquilino, l’amico e il dalmata. L’amico inizia a parlare delle passione amorosa non corrisposta. Il tema è presentato a pagina 201 “Siete come..” : c’è una citazione latina di Orazio dagli “Epodi”, troviamo di nuovo il tema del marinaio e degli scogli che sono sordi e non rispondono alle preghiere dei marinai, che normalmente fanno naufragio andando a sbatterci sopra. Si tratta di una poesia attribuita all’amico, ma nella realtà è di Imbriani scritta negli anni precedenti (Imbriani aveva esordito con alcune sue poesie). Il titolo della poesia riprende la citazione di Orazio, dal punto di vista metrico vengono usati gli endecasillabi sciolti. Il tema : si parla di una donna che è soltanto apparentemente un essere vivente perché in realtà è paragonata ad una statua perché non ricambia le passioni dell’amante. La donna è ancora più dura di una statua = iperbole. Il suo volto è come quella di una statua, non ha espressione la faccia rimane uguale perché non esprime emozioni attraverso l’utilizzo della mimica facciale. Forse appartiene ad un altro tipo di essere, perché non corrisponde a ciò che dovrebbe essere. Pagina 209: qui c’è il discorso di Pigmalione, che è uno scultore che non riesce ad innamorarsi di alcuna donna, così scolpisce la donna perfetta. Questa statua diventa poi una donna vivente. Il processo presente nel romanzo è inverso, perché si tratta di una donna vivente che si trasforma in statua. L’amante continua ad amare questa donna pur essendo una statua. L’immagine della donna diventa oggetto della passione amorosa, è una forma di perversione, come chi ama un morto. Si ritorna sul finale del capitolo sul tema di qualcuno che ama un sasso. ****Primo racconto:** uno che si innamora di una statua ****Secondo racconto:** uno che si innamora di un morto
**“Amplesso (abbraccio) di Baccante”: le Baccanti (o Menadi): erano delle donne seguaci di Bacco nei cortei bacchici, presentate sempre ubriache. Le baccanti sono state quelle responsabili della morte di Orfeo nel mito di Orfeo ed Euridice. La fine di Orfeo è un’aggressione delle baccanti che lo fanno a pezzi e buttano in un fiume i pezzi del suo cadavere. Le baccanti ballavano sempre e suonavano degli strumenti a percussione durante le processioni. “Preferisco fare l’amore con una statua che con una prostituta”: il capitolo si apre con una citazione di Alfred de Musset, uno dei più importanti autori romantici. L’attacco del racconto, a differenza del precedente, è realista. Tito Angelini era uno scultore napoletano amico di Imbriani e il narratore dice di essere andato a trovarlo una volta nel suo studio. Pagina 217: c’è una descrizione dello studio e la descrizione di un piccolo catalogo delle statue al suo interno:
Arriviamo in piazza del Duomo della città di Milano. La donna entra in una chiesa notturna seguita da Quattr’asterischi. Qui si assiste ad una liturgia mortuaria, perché stavano cantando il Miserere (salmo religioso legato alle cerimonie funebri). Polemica anticlericale, anti cristiana e anticattolica : Dio non esiste. Come nel primo sogno del barcaiolo ritroviamo il latino del salmo. La donna inseguita si unisce alle donne inginocchiate, lui la segue e le se inginocchia accanto e le fa una dichiarazione d’amore, cercando di convincerla a ricambiare il suo amore. Pagina 237 “Finch’io…”: Quattr’asterischi chiede un bacio alla donna, le solleva il velo per darglielo. Qui la donna è uno scheletro come il “Bacio di regina”. Quattr’asterischi si sveglia dal sogno. Non più la morta decomposta, ma la morta trasformata in scheletro. Pagina 238/239: nel finale del capitolo c’è una coda, dove si riprende la conversione al caffè tra il narratore Pietro de Mulieribus, che sappiamo essere una sorta di alter ego del narratore. Egli è descritto (pagina 240) secondo uno stereotipo: come un poeta dilettante che obbliga i suoi amici a leggere i propri versi. Riga 5 pagina 240: alla fine l’ascoltatore muore di noia e cerca di sfuggire a questo tormentatore. È un episodio comico, se nonché approfittando di questa messa in scena Imbriani si permette di inserire a partire da pagina 244 a pagina 252 una lunga serie di paesi abbastanza brevi, che sono attribuite a questo suo amico. Un buon numero di queste poesie erano già state pubblicate dallo stesso Imbriani in un libro intitolato “Versi” del 1864. Si tratta esplicitamente di un riciclaggio di propri testi in un altro ambiente s nonché in questo caso i versi sono citati, ma sono definiti delle porcherie. È come se l’autore facci una specie di auto parodia, in cui prende in giro i propri versi giovanili riciclati etichettandoli come versi cattivi. Un certo numero di questi versi come quelli di : “Barcajola” (tema del primo sogno), “Cefalalgia”, “Sogni” e “Indarno” presentano delle rime e delle riprese di temi trovati nei capitoli precedenti. Gioco di recuperi di queste poesie, che sono in concomitanza con i temi del romanzo e allo stesso tempo sono una pres ain giro dell’Imbriani di qualche anno prima. Le pagine 253-254: Quattr’asterischi parla e si torna di nuovo sulla contrapposizione fra bisogni fisici di fare l’amore contrapposto all’idealizzazione della persona amata (definita da Quattr’asterischi “Le illusioni erotiche e artistiche” fine pagina 253). Ultima riga pagina 253: “La sua posizione aveva del buffo (posizione dell’innamorato, di Quattr’asterischi e di Pietro de …), come quella di chiunque ama e fa fiasco (torna l’espressione di Standal del fiasco, che qui vuol dire non riuscire, ma che ha un secondo significato di tipo erotico), tenta e non riesce; ma quel buffo aveva una lieve lieve tintura di sublime”. Qui è un’auto definizione, si tratta di qualcuno che si sforza e non riesce nei propri tentativi di seduzione. Questa situazione ha qualche sfumatura di sublime (ha a che fare con la fantasia). PICCOLA PARENTESI: Il gruppo di romanzi di Imbriani è del 1867, contemporanei alle “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo. Imbriani ha scritto su Manzoni, lo ha incontrato. CI sono degli elementi di presenza manzoniana nel romanzo di Imbriani. Nei “Promessi Sposi” così come nei romanzi italiani della prima metà dell’Ottocento gli argomenti trattati da Imbriani non compaiono. Il suo romanzo è singolare perché mette in campo più apertamente, rispetto ad altri testi ottocenteschi, la questione sessuale. Si parla esplicitamente di tematiche che sono cancellate o nascoste nei romanzi contemporanei. Ciò fa del suo romanzo un romanzo atipico, nel panorama letterario ottocentesco italiano. Questo romanzo si ricollega ad altre esperienze narrative come quelle decadenti, horror, come Poe ed altri testi che non sono italiani per lo più francesi. La cultura francese è la più presente nel romanzo. Egli utilizza per queste sue tematiche di tipo sessuale:
“Lo squillo di tromba ossia la dama travestita” Quattr’asterischi è stato convocato ad un appuntamento misterioso tramite una lettera anonima, scritto da Merope. Il giovane sotto le armi va all’appuntamento. C’è una descrizione del percorso (256) e c’è anche una parantesi e una divagazione sul dialetto lombardo. Imbriani prende in giro i dialetti settentrionali, in quanto napoletano. Egli arriva all’appuntamento e vede in cima ad una scala di una baita di montagna una contadina. Pagina 258 riga 3: questa contadina alza la testa e lui rimane di sasso. Il giovane vede la Merope, travestita da contadina per non farsi riconoscere. Qui la Merope nei sogni precedenti è travestita, perché prende le vesti: