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Merope IV di Vittorio Imbriani, a cura di Rinaldo Rinaldi (APPUNTI), Appunti di Letteratura

Appunti presi durante le lezioni del professore Rinaldo Rinaldi riguardanti Merope IV di Vittorio Imbriani (e una breve introduzione al genere del romanzo durante le prime pagine, sempre spiegata dal professor Rinaldi).

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 06/09/2021

saranoir24
saranoir24 🇮🇹

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MODULO B LETTERATURA ITALIANA
LEZIONE N.1
Il romanzo è un genere che può contenere qualsiasi forma letteraria, come poesie, saggi, è
una forma estremamente aperta e libera. Un altro elemento importante è la presenza
vistosa, o non vistosa, di un narratore all’interno di un romanzo; un romanzo può essere
scritto in prima persona o oppure (tipico del romanzo realista) il narratore può scrivere in
terza persona, ci sono anche casi meno frequenti di romanzi scritti in seconda persona
(come un libro degli anni 70 di Perec: “Un uomo che dorme”, dove sembra che il
romanziere si rivolga al personaggio che mette in scena e al lettore dandogli del tu).
Una famosa frase di Joyce dichiara che il narratore dovrebbe essere come Dio, lontano
dalla narrazione, “narratore che si cura le unghie”, molto diverso quindi dal narratore di
Manzoni, il quale scrive in terza persona ma interviene spesso nel suo romanzo con dei
commenti (es. Renzo che regala ad Azzeccagarbugli i capponi, Manzoni a un certo punto
interrompe un attimo la presentazione della scena e paragona questi tacchini agli uomini, i
quali si “beccano” come le galline di Renzo durante le situazioni di crisi invece che
aiutarsi).
Esistono anche romanzi come “Il rosso e il nero” o “La certosa di Parma”, sono romanzi
dove il narratore interviene molto poco e marginalmente. In Manzoni la presenza del
commento invece è molto più visibile, anche Dickens commenta la sua storia in “Great
Expectations”. Con Imbriani il narratore è in modo abnorme presente sulla scena, la
quantità dei commenti di autore si nota molto e in certi casi è quasi disturbante, rompe
l’equilibrio.
Altri casi dove l’intervento d’autore è molto presente è ad esempio il testo settecentesco di
Sterne: “Le avventure di Tristan Shandy”, la quale è una specie di autobiografia, dove il
narratore continuamente interviene con commenti, i quali si trasformano quasi in un’altra
storia. Il narratore inserisce quindi dei materiali non pertinenti, in termini tecnici
possiamo dire “divagazione”, quindi uscire “dalla retta via”. Nella maggior parte dei casi
questi materiali non pertinenti, hanno una relazione molto poco importante con la storia
principale. Questa operazione di “uscire fuori dal tema”, è una strategia narrativa, però
bisogna utilizzarla in maniera equilibrata, se lo scrittore invece “esagera” e va “molto
oltre”, l’equilibrio del testo esplode, il testo diventa qualcosa di squilibrato.
Un genere importante del romanzo è il romanzo fantastico, con fantastico ci si riferisce ad
un tipo di narrazione dove il lettore si trova di fronte ad avvenimenti dichiaratamente
fuori dalla realtà (esempio. La ghost story, quindi storie di fantasmi; i fantasmi sono
fenomeni che escono fuori dalla considerazione della realtà), o oppure altri testi dove il
lettore ha dei dubbi e oscilla fra la soluzione realista e la soluzione fantastica, il narratore
quindi mette il lettore in uno stato di incertezza. Un famoso autore horror è stato Edgar
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MODULO B LETTERATURA ITALIANA

LEZIONE N.

Il romanzo è un genere che può contenere qualsiasi forma letteraria, come poesie, saggi, è una forma estremamente aperta e libera. Un altro elemento importante è la presenza vistosa, o non vistosa, di un narratore all’interno di un romanzo; un romanzo può essere scritto in prima persona o oppure (tipico del romanzo realista) il narratore può scrivere in terza persona, ci sono anche casi meno frequenti di romanzi scritti in seconda persona (come un libro degli anni 70 di Perec: “Un uomo che dorme”, dove sembra che il romanziere si rivolga al personaggio che mette in scena e al lettore dandogli del tu). Una famosa frase di Joyce dichiara che il narratore dovrebbe essere come Dio, lontano dalla narrazione, “narratore che si cura le unghie”, molto diverso quindi dal narratore di Manzoni, il quale scrive in terza persona ma interviene spesso nel suo romanzo con dei commenti (es. Renzo che regala ad Azzeccagarbugli i capponi, Manzoni a un certo punto interrompe un attimo la presentazione della scena e paragona questi tacchini agli uomini, i quali si “beccano” come le galline di Renzo durante le situazioni di crisi invece che aiutarsi). Esistono anche romanzi come “Il rosso e il nero” o “La certosa di Parma”, sono romanzi dove il narratore interviene molto poco e marginalmente. In Manzoni la presenza del commento invece è molto più visibile, anche Dickens commenta la sua storia in “Great Expectations”. Con Imbriani il narratore è in modo abnorme presente sulla scena, la quantità dei commenti di autore si nota molto e in certi casi è quasi disturbante, rompe l’equilibrio. Altri casi dove l’intervento d’autore è molto presente è ad esempio il testo settecentesco di Sterne: “Le avventure di Tristan Shandy”, la quale è una specie di autobiografia, dove il narratore continuamente interviene con commenti, i quali si trasformano quasi in un’altra storia. Il narratore inserisce quindi dei materiali non pertinenti, in termini tecnici possiamo dire “divagazione”, quindi uscire “dalla retta via”. Nella maggior parte dei casi questi materiali non pertinenti, hanno una relazione molto poco importante con la storia principale. Questa operazione di “uscire fuori dal tema”, è una strategia narrativa, però bisogna utilizzarla in maniera equilibrata, se lo scrittore invece “esagera” e va “molto oltre”, l’equilibrio del testo esplode, il testo diventa qualcosa di squilibrato. Un genere importante del romanzo è il romanzo fantastico, con fantastico ci si riferisce ad un tipo di narrazione dove il lettore si trova di fronte ad avvenimenti dichiaratamente fuori dalla realtà (esempio. La ghost story, quindi storie di fantasmi; i fantasmi sono fenomeni che escono fuori dalla considerazione della realtà), o oppure altri testi dove il lettore ha dei dubbi e oscilla fra la soluzione realista e la soluzione fantastica, il narratore quindi mette il lettore in uno stato di incertezza. Un famoso autore horror è stato Edgar

Allan Poe, i suoi testi si sono diffusi in Europa e in Italia grazie alle traduzioni dell’autore francese Baudelaire. Nei romanzi è molto presente il tema della citazione, quindi dei frammenti di altri testi, questa “moda” era molto diffusa nel romanzo ottocentesco italiano e non. Abbiamo anche le epigrafi: sono delle piccole frasi che l’autore inserisce all’inizio di ogni capitolo di un romanzo (questa tecnica sarà centrale nel romanzo di Imbriani). Il padre del romanzo ottocentesco italiano è stato Alessandro Manzoni con i Promessi Sposi (originariamente il titolo era “Fermo e Lucia”, la prima versione del 1821; la seconda edizione che invece leggiamo oggi venne pubblicata tra il 1840 e 1842). I Promessi Sposi è un romanzo molto elegante per quanto riguarda i materiali letterari, è una storia ordinata senza irregolarità. Manzoni oltretutto ha avuto una educazione internazionale e francese, infatti i suoi anni di formazione li trascorse a Parigi insieme alla madre (la quale era divorziata dal padre). Lo schema dei Promessi Sposi, ovvero della fanciulla perseguitata, proviene dalla letteratura settecentesca francese. Un romanzo famoso del 1800 è “Le mie prigioni” di Silvio Pellico, un’autobiografia scritta in prima persona, l’autore racconta la sua prigionia (a causa di essere un rivoluzionario carbonaro) nella prigione austriaca, dove vi passa un certo numero di anni. Un altro testo importanti da ricordare è “Fede e bellezza”, dello scrittore settentrionale del veneto, Niccolò Tommaseo. Questo è un romanzo sentimentale e drammatico, la fanciulla alla fine muore di tubercolosi, e la caratteristica del romanzo è che abbiamo un narratore esterno che racconta in terza persona (“alla Manzoni”), ma abbiamo anche un intervento dei protagonisti, quindi c’è un’alternanza tra scrittura in terza persona e confessione in stile diario (i personaggi riversano sul lettore i loro dolori e le loro passioni). Pubblicato postumo nello stesso anno della Merope (1867), abbiamo un altro testo importante di un autore veneto: Ippolito Nievo, il quale aveva anche partecipato alla spedizione dei Mille di Garibaldi, si occupava delle paghe e del salario dei soldati, quindi di questioni finanziarie. Il testo si intitola “Le confessioni di un italiano”, il testo è in prima persona, quindi è espressione dell’interiorità del protagonista. Viene approfondito l’aspetto politico risorgimentale, lo stesso quindi dell’autore. Il testo è presentato come un’autobiografia in parte fittizia, l’autore si presenta come un signore di 80 anni (ma lo scrive che ne ha appena 40), quindi si presenta più vecchio di quello che è. È diviso in due parti, nella prima si parla dell’infanzia del protagonista e del suo rapporto con una giovane fanciulla, nella seconda invece il ragazzo ormai cresciuto entra nel mondo reale affrontando anche la politica. Questo romanzo è il tipico romanzo di formazione, seguiamo il personaggio nella formazione del suo carattere e della sua personalità. I romanzi di Nievo e di Manzoni erano noti ad Imbriani.

mandato a studiare al politecnico di Zurigo. A Zurigo in quegli anni c’era Francesco de Sanctis, politico liberale che insegnava come titolare di letteratura italiana, diventerà anche ministro dell’istruzione. Imbriani impara anche il tedesco, diventando bilingue. Nel 1859 scoppia la guerra di indipendenza, e nel 1860 Imbriani si trasferisce a Berlino. Nell’anno successivo, 1861, abbiamo l’unità di Italia e nello stesso anno Imbriani rientra a Napoli (ormai non più borbonica), e lavora all’università di Napoli come libero docente in estetica, quindi filosofia dell’arte. In questo periodo Imbriani, il quale era nato da una famiglia liberale e che era stato un liberale nella sua adolescenza, a partire dal 61 cambia posizione politica e diventa un monarchico assolutistico, favorevole anche alla pena di morte (un paradosso: egli fu un patriota che però deluso dalla realizzazione dell’unità di Italia, decide di cambiare ideologia politica). Nel 1866 scoppia la terza guerra di indipendenza, il completamento del risorgimento per riconquistare le terre come Trieste e la parte orientale della penisola. Imbriani qui ha 26 anni e decide di arruolarsi volontario come Garibaldino, viene trasferito in Lombardia. Questo è un dato fondamentale poiché in Lombardia frequenta una scuola ufficiale vicino a Gallarate (provincia di Milano), e in questa occasione conosce una signora: Eleonora Bertini Rosnati, probabilmente vittima di un matrimonio combinato dalla famiglia. Imbriani ed Eleonora hanno una relazione. Nella battaglia di Bezzecca del 1866, Imbriani viene fatto prigioniero, e successivamente rilasciato. Tra il 1866 e il 1871 risiede in parte a Napoli, Firenze e Roma, conservando tramite epistole i rapporti con la sua amante. Nel 1878, Imbriani si sposa con Gigia Rosnati, la figlia della sua amante Eleonora, una prassi molto diffusa nella borghesia francese. Anche nel Padre Goriot di Balzac il protagonista del romanzo sposa la figlia dell’amante. Il finale della carriera terrena di Imbriani è molto triste, egli era malato di sifilide, il quale lo portò alla paralisi progressiva. Muore nel 1886. Nel 1884 gli era stata offerta dall’Università di Napoli una cattedra ma a causa delle sue condizioni è costretto a rifiutare. Imbriani ha scritto molte cose diverse, una grossa parte della sua produzione comprende testi giornalistici, pubblicava su periodici napoletani e il suo giornalismo era di polemica politica o letteraria. Imbriani parlava molto male dei politici contemporanei, le sue polemiche sociopolitiche sono contro la politica italiana dove tutto va male e nulla funziona. Analoga a questo tipo di polemica abbiamo quella letteraria, contro anche autori illustri, abbiamo un famoso scambio violento di articoli tra Imbriani e Carducci. Abbiamo anche dei saggi e saggi lunghi in campo erudito, quindi trattava autori minori e marginali, soprattutto del 1600 (ad esempio scrive saggi importanti sul genere pastorale, soprattutto in area meridionale, citando e scoprendo autori assolutamente ignoti o difficili da reperire; lui volutamente si occupava di argomenti marginali). Un altro versante nella ricerca letteraria di Imbriani è la parte folclorica, si occupa ripetutamente di fiabe, un

genere popolare e molto mobile dal punto di vista geografico. Scriverà diverse raccolte e antologie di fiabe. Imbriani scrive due romanzi: Merope IV (1867) e Dio ne scampi dagli Orsenigo (1876, la seconda edizione esce nel 1883). Dio ne scampi dagli Orsenigo tratta di un triangolo borghese classico, a differenza della Merope IV dove gli amanti sono due. Abbiamo Maurizio della Morte, e due donne: Almerinda e Radegonda. Maurizio ha una relazione con Almerinda nella prima parte, la quale però non lo ama e decide di lasciarlo. Maurizio disperato ha una crisi esistenziale; incontrerà una seconda donna sposata: Radegonda, la quale si innamora follemente di Maurizio. Maurizio entra nuovamente in crisi in quanto non è interessato all’amore di Radegonda. Radegonda decide di lasciare il marito e scappare di casa, trasferendosi a casa di Maurizio, il quale però non la vuole. Maurizio è molto indispettito dalla donna. La donna continua a vivere con Maurizio, egli la maltratta, la picchia e sembra che a lei faccia piacere di essere maltrattata dal suo amante (Imbriani è misogino). Il giovanotto è costretto ad un duello con il marito di lei, dove viene ferito al braccio, rischia la morte e gli amputano il braccio. LEZIONE N. Vittorio Imbriani ha scritto una serie di novelle, una molto importante da ricordare è: “Compassionevole istoria dell’infelice caso successo per cagione di fiammiferi tra due tangheri oltremontani Gugliemo Tell e Federigo Schiller nella città di Napoli”, un testo comico e satirico del 1877, una parodia sui tedeschi. Nella novella c’è un tipico atteggiamento di Imbriani: si interessa più all’aspetto lessicale della lingua che al contenuto della storia. Vediamo una serie infinita di sinonimi di insulti nei confronti dei tedeschi, alcuni con una desinenza finale uguale come –one o –occo. Un’altra novella incompiuta scritta negli anni 80, poco prima di morire: “Eudossia conseguita”, Eudossia è un nome di battesimo femminile. Il tema della novella è il fatto che il protagonista Eustachio, si compiace di battezzare i suoi numerosi figli con nomi che contengono tutte e 5 le vocali (esempio: Aurelio, Pudenziano, Eulalio, Gaudenzio… ecc.). Abbiamo anche qui il gusto del gioco linguistico portato all’eccesso e al massimo grado, quasi a diventare sgradevole per il lettore. Nella novella abbiamo anche una dichiarazione teorica di poetica sulla lingua adottata da Imbriani, lui stesso scrive che usa una lingua composita, parla di una mescolanza di insalate, e invita i lettori a cui non piace il suo stile di scrittura a disfarsi dei suoi libri. Un altro esempio di “divertimento onomastico” lo troviamo in una novella del 1868: “Uomo o donna”. Il protagonista maschile ha un nome lunghissimo, un nome di origine ispanica. Imbriani quindi era uno studioso del dizionario, affascinato dai nomi. “L’impietratrice” è un’altra novella di Imbriani, il titolo significa la donna che pietrifica ciò che osserva (il mito di Medusa, uccisa da Perseo nella mitologia classica). Questo è un falso

la nave attracca al porto ella va a denunciare i marinai al re, i quali vengono condannati a morte. Il capitano Parodi, prima di morire sul rogo, esorta gli ascoltatori a seguire il suo esempio e ad avere rapporti omosessuali. LEZIONE N. Merope IV racconta della storia di amore tra una donna maritata e un giovanotto napoletano, il quale si ritrova militare vicino a Milano. È una storia adulterina, il romanzo termina con la separazione senza drammi e senza lacrime dei due amanti per un certo periodo. Non è un finale tragico o scioccante, è un finale melanconico. Il romanzo ha anche dei risvolti autobiografici, quindi ci presenta alcuni episodi che saranno anche episodi della sua vita personale e privata. Un altro aspetto importante è quello delle citazioni, Imbriani infatti è stato un autore estremamente colto e nei suoi testi presenta sempre riferimenti, rimandi e allusioni a testi letterari altrui, cita alcuni autori molto famosi (come Dante o Leopardi), ma anche scrittori marginali e poco conosciuti (che fanno parte di una cultura erudita ma isolata, una cultura estremista, tipica di Imbriani). All’inizio del III capitolo, pagina 77, troviamo due citazioni: una di Sévigné (personaggio della cultura francese del tardo 600, un’autrice di un importante epistolario molto amato e studiato anche da Proust) e una di Molière. Nel capitolo VI cita Leopardi e nel capitolo XV invece abbiamo una citazione di Molière, una di Ennio (autore delle origini della letteratura latina, scrisse testi storici, teatrali e poesie) e infine una di Lord Byron (famoso poeta romantico inglese). Cercare significato del titolo. Il sottotitolo, Sogni e fantasie, ci rimanda ad un romanzo onirico e fantastico; nell’indice possiamo trovare diversi capitoli che cominciano con il nome di Sogno, quindi descrizioni di sogni. Il romanzo è però anche volutamente realista, molto attento ai particolari visivi come la descrizione di oggetti o paesaggi. “Quattr’asterischi” invece fa riferimento ad un’abitudine della letteratura dell’800: significava censurare il nome di una persona, invece di citare il nome della persona si inserivano quattro asterischi; quindi il protagonista si chiama ****. Imbriani è stato un utente molto affezionato agli pseudonimi, ha firmato diversi articoli con degli pseudonimi diversi, uno di quelli più usati da Imbriani è proprio quattr’asterischi. Lui censura il suo nome anche se sappiamo benissimo quali fossero i suoi pseudonimi. Imbriani fa riferimento anche alla tradizione misogina contro le donne, egli è a favore della donna fatale, ma rimane comunque un misogino, teme le donne e le considera come qualcosa che hanno a che fare con il diavolo o con il serpente (collegato alla figura di Eva). LA DEDICA:

Imbriani nella dedica cita i romanzi popolari (liquidandoli) per il grande pubblico che venivano pubblicati in puntate sui quotidiani (ad esempio i romanzi di Balzac sono usciti in gran parte a puntate sui quotidiani contemporanei). Imbriani ammette che non scrive per le donne (a differenza di Boccaccio, che invece dedica l’intero Decameron alle donne), non scrive letteratura popolare, non scrive “cartastraccia” e non ne fa della sua ambizione. Parla del suo romanzo come uno “scartafaccio pieno di ghiribizzi”, in italiano sarebbe un abbozzo, svaluta la propria scrittura. “Ghiribizzi” è un termine molto usato da Machiavelli, abbiamo una lettera che si intitola proprio “Ghiribizzi al soderino” -> idee improvvisate che Machiavelli trasmette in maniera epistolare, delle “cose buttate giù e fantasie abborracciate”, associate insieme senza troppo ordine, danno idea di incompletezza, idea di ispirazione del momento, non collegate una con l’altra. Imbriani dedica il romanzo alla “mia desideratissima”, la protagonista del romanzo. Cita anche Voltaire, autore di romanzi brevi e satirici molto famosi. Più avanti abbiamo un riferimento allo Statuto Albertino di Carlo Alberto, che rappresenta il primo abbozzo di Monarchia costituzionale (allusione incoerente visto che Imbriani era a favore della monarchia assoluta). LEZIONE N. Il capitolo I è aperto da due epigrafi, una francese del poeta romantico Vigny e l’altra tedesca di un altro importante poeta romantico: Heine. La prima citrazine allude al tema centrale del primo capitolo, ovvero quello dei ritratti; i ritratti a cui si riferisce Vigny sono pittorici mentre quelli di cui parla Imbriani nel capitolo sono fotografici. I ritratti sono una sorta di ricordo/scultura del passato. La seconda citazione di Heine invece allude ad un possibile esito tragico della vicenda. Il romanzo sembra presentarsi come una tragedia, ma in realtà non finisce in maniera tragica. Già nel I capitolo Imbriani accusa l’Italia dell’epoca. Imbriani usa il topos letterario delle descrizioni delle scrivanie, questo topos lo ritroviamo in diversi altri autori italiani. Imbriani ama il disordine nel quale trova la sua ispirazione. La rosa ricorda ad Imbriani una vicenda d’amore passata, una nostalgia malinconica che si riferisce ad una storia d’amore che non tornerà più. Abbiamo un secondo topos letterario, quella della descrizione di un quadro: ékphrasis. La prima ékphrasis della storia occidentale è stata la descrizione della Calunnia di Apelle, un quadro che non esiste più da parte di uno scrittore greco. Imbriani è affascinato dall’abbigliamento, ci sono diverse descrizioni degli abiti di Merope. Le 5 fotografie di cui parla Imbriani nel primo capitolo, corrispondono ad altri 5 capitoli che trattano degli episodi più importanti, sono una sorta di riassunto/anticipazione della storia che si andrà a leggere.

paragona a Tantalo poiché prima di riuscire a possedere la donna questa si nega e si ritira in continuazione. LEZIONE N. Capitolo 2: Ci si sofferma sulla descrizione del letto, un oggetto erotico. Non è un letto matrimoniale ma singolo e stretto. Secondo l’autore se si sta troppo tempo con la persona amata l’amore svanisce e si trasforma in disgusto, dice anche che bisognerebbe dormire in letti separati per tenere acceso il desiderio erotico. Gli indumenti servono a suggerire e a nascondere, non a rivelare. Imbriani era un erudito e conosceva molto bene la pastorale del 1600, la quale mette in scena dei pastori, delle ninfe e il satiro. I pastori sono spesso innamorati delle ninfe, mentre il satiro è rappresentato come un centauro e nelle pastorali è l’incarnazione del desiderio sessuale, è perennemente in erezione e insegue la ninfa (un po’ come la scena che si ripete all’infinito di Apollo e Dafne). La scena che troviamo in questo capitolo, dove l’uomo è costretto a stare seduto, è un paragone molto indiretto ma anche evidente di un topos molto comune nel genere pastorale: il satiro insegue una ninfa e la lega ad un albero della foresta, chiedendole di ricambiare il suo amore. Questo tema viene citato nell’opera di Agostino Beccari, “Il sacrificio”, ma anche nell’Aminta di Tasso, dove il satiro lega la ninfa nuda all’albero con i suoi stessi capelli. LEZIONE N. 8 La fisiologia del matrimonio: libro di Balzac, la Fisiologia è una meditazione, ricca di sarcasmo, che, oscillando tra lo studio dei costumi dell'epoca e un trattato analitico, viviseziona una delle più importanti istituzioni culturali e sociali dell'umanità. Nel testo ritroviamo così temi quali la luna di miele, la teoria del letto, i sintomi dell'adulterio, le nevrosi, le emicranie e le temibili suocere: tutto passa attraverso la penna di uno dei massimi scrittori, che ha fatto della costruzione letteraria intorno all'umanità il suo tratto distintivo. Capitolo 23: nelle prime righe della pagina Imbriani parla del tema della discrepanza tra immaginazione e realtà nelle questioni amorose. È importante citare un testo di Stendhal, uscito in Francia nel 1822 “De l’amour”. Per Imbriani ciò che immaginiamo non corrisponde alla fantasia. L’amore finisce perché la persona non corrisponde alla nostra fantasia, quindi la realtà non ha nulla a che fare con l’innamoramento. LEZIONE N. I sogni che vengono descritti nel libro sono ripetizioni in chiave funebre, malinconica e mortuaria della relazione e desiderio amoroso di Merope e Quattr’asterischi; sono tutti

sogni che finiscono male, con la morte o la minaccia di morte, profetizzano la fine dell’amore in chiave molto tragica. Pagina 88: Quattr’asterischi sogna di essere in costume da barcaiolo, incontra nel porto di Napoli una fanciulla morta vivente che gli consegna un pugnale senza custodia, che egli nasconde sotto le vesti. Successivamente incontra uno sconosciuto con maschera e cappello nero, e una donna velata. Quattr’asterischi esce in mare con lo sconosciuto e la donna. La donna viene aggredita dallo sconosciuto, comincia a gridare disperatamente chiedendo aiuto a Quattr’asterischi. Alla donna cade il velo e si rivela essere Merope IV; Quattr’asterischi prova ad aiutarla ma non riesce a muoversi e si sente bloccato. La morale è quella di rinunciare alla gloria che aveva desiderato fin da piccolo (allude ai grandi eroi greci e romani che avevano destato nel fanciullo il desiderio di gloria). La morale è che sarà destinato alla morte e al fallimento. Pagina 97: il giovane si eccita nel guardare la fanciulla dormire accanto a lui nel prato. Arriva un lupo ululando, il quale spicca un salto e assalta il giovanotto. Tra pagina 107 e 108 abbiamo il primo esempio di versi di poesia inseriti nel romanzo. Nel terzo sogno abbiamo un riferimento a Napoli e un riferimento culturale ad una statua antica. Imbriani descrive l’arredamento con uno stile impero, tipico dell’età napoleonica e di Foscolo. L’imperatrice è descritta come una donna desiderosa di rapporti sessuali, disposta a raccattare per la strada degli amanti ignoti; l’imperatrice che bacia Quattr’asterischi è proprio Merope. L’amore tra i due è possibile solo nei sogni. Merope ammette di avere chiesto al papa una sorta di permesso per potere fare l’amore con Quattr’asterischi senza peccare, il papa accetta e in cambio chiede a Merope di farsi restituire delle provincie. LEZIONE N. La lezione si basa su alcuni testi che trattano in maniera differente la figura della donna. Testo di Edgar Allan Poe (scrittore americano di metà 800 dalla biografia abbastanza triste e tragica, alcolista e marginale): il testo fa parte di una serie di racconti straordinari e fantastici, tradotti da Baudelaire. Il titolo della novella è Berenice. Questa novella si apre con un’epigrafe in latino di Zajat (punto in comune con Imbriani: erudizione su testi e autori poco noti), questa frase viene citata in francese da una collezione di testi arabi, autore di Baghdad vissuto nel secondo secolo d.c. (questa raccolta seicentesca francese è probabilmente la fonte di Poe). Nel testo si parla della bellezza derivata dal brutto (tema presente nei Fiori del male di Baudelaire), il fascino che si trova nel brutto. Il protagonista si presenta come un erudita, proprietario di una biblioteca; la sua caratteristica psicologica è l’inazione, quindi qualcuno che vive nell’immaginazione, non agisce e medita, un contemplativo che rimaneva immobile nella sua biblioteca. L’uomo è

LEZIONE N.

Capitolo 7: Quattr'asterischi cerca di fare progressi nel cortoggiamento di Merope, si conquista faticosamente un secondo bacio. Quattr'asteristichi sta per partire sotto le armi con i soldati di Garibaldi. La donna continua a negarsi all'uomo e lui non riesce a possederla completamente. A pagina 131 si evoca la figura dei cicisbei: cavalieri servienti che accompagnavano le dame, ma in realtà erano amanti platonici. LEZIONE N. Cercare 3 personaggi secondari: dalmata, coinquilino anonimo e..? Sennò guarda lezione

  1. Questi 3 personaggi raccontano 3 novelle, simili ai 7 sogni, presentano la medesima situazione che troviamo nei sogni e nella vicenda principale: sottolineano l'elemento nero e funebre del racconto. Le novelle sono presentate nel capitolo 9, 10 e 12. Capitolo 9: l'epigrafe è tratta da una poesia di Alessandro Poerio (zio materno di Imbriani, è stato un politico, poeta e patriota; la poesia di Poerio è in onore di una giovinetta inglese affogata nel Tevere nel 1824). Il protagonista visita la Morgue parigina, dove tramite un vetro le persone possono vedere e riconoscere i cadaveri trovati nei giorni precedenti. Perfino nella descrizione di un cadavere di una donna Imbriani sottolinea la bellezza dei capelli della donna. L'uomo si innamora del cadavere, quindi un amore impossibile già in partenza. Quando Imbriani vuole rappresentare l'affettività parte il discorso. Il giovane si allontana e nelle strade di Parigi vede una donna pallida, decide di seguirla. Questa donna diventa oggetto di desiderio. Il giovane crede che la donna voglia suicidarsi affogandosi, in realtà si rivela essere una prostituta. La seconda novella comincia con un'insurrezione popolare, l'esercito pattuglia le strade, ci sono minacce e agitazioni popolari perchè la sovrana era improvvisamente morta. Il popolo e gli aristocratici decidono di esporre pubblicamente il corpo della giovane regina nella cattedrale della città. La morte è descritta come un'anarchia accaduta ad un regno con leggi salde. Il narratore ha un desiderio di necrofilia; nel momento in cui si unisce al cadavere la donna si "sgretola" diventando un liquame/putridume (decomposizione delle carni). Nella terza novella stanno andando a visitare lo studio di uno scultore. La statua di una baccante turba molto il protagonista ("alzare il velo" -> collegamento con Dorian Grey).

LEZIONE N.

Il giovane incontra la donna che ha ispirato la statua; successivamente non riesce più a frenare le sue voglie e bacia la statua. Gli sembra quasi che la statua si animi, lui sviene (ripetizione del mito di Pigmaglione). Nel 13° capitolo ci troviamo in una campagna militare. Riceve una lettera anonima dove una persona gli chiede di incontrarlo. Quattr'asterischi va all'appuntamento, pensando che si tratti di uno scherzo. LEZIONE N. Nel capitolo 17 il giovane viene colpito da una pallottola durante la guerra. Nel capitolo 18 Merope e il giovane si ritrovano, finalmente il protagonista realizza il suo lungo sogno di amore con Merope. Nel capitolo c'è anche una polemica nei confronti dei medici e dei chirurghi. Il termine vile viene inteso dai medici come persona comune, mentre da Merope (che non conosce il latino) viene inteso come un codardo (altro riferimento misogino, le donne che non sono acculturate). Merope si trasferisce con il ferito Quattr'asterischi, lo nutre, lo tratta bene e gli cambia le bende, affetto materno. Imbriani nel capitolo difende l'adulterio, con aspetti anche vagamente comici (adulterio per giustificare la relazione tra il militare ferito e la giovane donna sposata). Dopo avere raggiunto l'amore con la donna, i due si abbandonano senza lacrime, le passioni lasciano i due. Capitolo 15: uno dei capitoli più lunghi del romanzo, essenziale dal punto di vista dell'ideologia politica di Imbriani. Sogno postumo: sogno da morto, solita chiave funebre del testo. Il giovane sogna di essere morto, cadavere che mantiene la coscienza. Il morto sente le voci dei mercanti di Napoli (sempre senso erotico anche nelle grida dei commercianti). Il morto sente anche la propria orazione funebre, non gnene importa nulla. Si rende conto, una volta morto, che tutti i suoi ideali di quando era in vita, erano dettati dall'egoismo e dall'interesse materiale. La morte coincide con la scomparsa dei valori. Il morto viene seppellito in un cimitero. Il cadavere nella tomba ha ancora udito e coscienza, sente gli insetti, i cani e le persone. Arriva anche una donna che si muove tra

Questa versione circolava in lingua francese (fortissima presenza della cultura francese nella letteratura di Imbriani), una sorta di prima stesura. Questa orazione è una sorta di autoritratto/autobiografia. In questo autoritratto Quattr'asterischi si descrive fedelmente in maniera totalmente negativa, una sorta di autopolemica e autoconfessione del proprio carattere terribile (di cui quindi lo stesso scrittore era a conoscenza). Nessuno rimpiange il morto, egli era molto poco gradevole, trattava male chiunque lo contattasse. Godeva nello scontro continuo dove tutti sono nemici di tutti, era un nemico tra i nemici. A pagina 328 parla della tematica dell'oggetto distante, essendo lontano sembra più bello ma è un'illusione. Questo tema è presente anche nello Zibaldone di Leopardi. Il testo termina con dei puntini, potrebbe significare autocensura o che è rimasto incompiuto. Capitolo 20: intitolato "Sogno giudiziario". Sogno ambientato in un tribunale, diviso in due parti. Nella prima parte il protagonista è travestito da giudice, mentre nella seconda parte è travestito da boia. Secondo Imbriani, abolendo la pena di morte, le intere istituzioni giudiziarie andrebbero in rovina (egli ha anche scritto una poesia in elogio del cappio usato per giustiziare i condannati a morte). L'imputata nel sogno è Merope, la quale ha avvelenato il marito (niente complici). L'amore viene sostituito dall'obbligo legale. Merope viene interrogata e la sua innocenza non è dimostrata. Quattr'asterischi sta per condannare Merope ma si sveglia. Quando si sveglia si trova di fianco nel letto la sua Merope che lo accarezza. Si riaddormenta e parte la seconda parte del sogno. Nella seconda parte del sogno abbiamo la messa in scena della condanna a morte. Merope è sul patibolo e si tratta di una condanna per impiccagione. La parola "tirapiedi" fa riferimento all'inserviente che deve tirare i piedi del condannato, per spezzargli l'osso del collo più velocemente facendolo soffrire meno (Imbriani per questo capitolo probabilmente si informa sulle tecniche dell'impiccagione). Il boia riconosce la sua innamorata. Il boia ha una sorta di scatto erotico nel legare i polsi bianchi della donna che ha amato. Quattr'asterischi la bacia, in seguito lei muore. Associa l'esecuzione ai momenti amorosi passati a letto.