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Qui sono presenti argomenti di sociologia sull’argomento della devianza.
Tipologia: Appunti
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La devianza è quel comportamento o atto che viola le norme di una comunità e di conseguenza subisce delle sanzioni, che possono essere sia di natura legale che morale. Questo concetto varia in base al contesto socioculturale in cui si manifesta, come sottolineato da Emile Durkheim , che non considerava la devianza come una caratteristica intrinseca di certi comportamenti, ma dipendente dal significato che una comunità attribuisce ad essi.
Un'altra teoria, proposta da Cesare Lombroso , considerava la morfologia fisica come causa principale della criminalità. Egli sosteneva che i tratti somatici delle persone delinquenti fossero simili a quelli degli uomini primitivi, rendendo difficile il loro inserimento sociale e spingendoli verso comportamenti devianti.
Robert Merton , invece, evidenziò il contrasto tra la struttura sociale e quella culturale come causa della devianza. Nella società americana, ad esempio, si promuove il successo economico attraverso lavoro, istruzione e onestà, ma non tutti hanno i mezzi per raggiungerlo, portando alcuni a comportamenti devianti.
La teoria della tensione , proposta da Robert Merton, si concentra sul contrasto tra gli obiettivi culturali e le opportunità effettive che le persone hanno per raggiungerli all'interno di una società. In molte società, vi è una pressione culturale per raggiungere il successo economico attraverso il lavoro, l'istruzione e l'onestà. Tuttavia, non tutti hanno le stesse opportunità di raggiungere questi obiettivi. Questo divario tra ciò che la società valorizza come obiettivi di successo e le reali possibilità di raggiungerli crea una tensione. Gli individui che si trovano in questa situazione possono sentirsi spinti verso comportamenti devianti nel tentativo di perseguire gli obiettivi culturalmente apprezzati ma non accessibili a causa delle limitate opportunità.
Teoria dell'Etichettamento di Lemert : Lemert propone che la devianza sia una costruzione sociale influenzata dalle etichette applicate agli individui dalla società. Il processo di etichettamento può amplificare o perpetuare il comportamento deviante.
La teoria del controllo sociale parte dall'idea che l'uomo sia incline per natura a commettere atti devianti, ma i controlli sociali, sia esterni che interni, giocano un ruolo chiave nel bloccare questi impulsi. Questi controlli possono essere esercitati attraverso varie forme di sorveglianza esterna o attraverso il senso di vergogna interiore.
Secondo la teoria della devianza come subcultura , un individuo può commettere reati perché è cresciuto all'interno di una subcultura criminale che ha norme e valori diversi dalla società dominante. Questi comportamenti vengono trasmessi attraverso le generazioni e possono includere atti come il furto o l'uso di droghe. Clifford Shaw e Henry McKay, della Scuola di Chicago, attribuiscono la devianza alla socializzazione all'interno di subculture criminali. In questi contesti, norme e valori contrastanti favoriscono comportamenti devianti.
fecero un analisi nella metropoli dell’Illinois. Essi calcolarono il tasso di delinquenza, ovvero presero una piantina della città e la divisero in cerchi concentrici e osservarono il rapporto tra i reati commessi e gli abitanti di ogni zona. Si resero conto come allontanandosi dal centro, abitato per lo più da immigrati e vari gruppi etnici, il livello di delinquenza fosse diminuito, andando verso i quartieri periferici di operai specializzati e residenziali dei ceti medi della popolazione.
Infine, la teoria della scelta razionale considera l'atto deviante come un'azione razionale adottata dall'individuo in modo attivo, basata sull'idea di trarre maggiori benefici da comportamenti devianti piuttosto che legali.
Queste teorie offrono differenti prospettive per comprendere la devianza e i suoi motivi.
Cesare Lombroso, figura chiave della criminologia moderna, è noto per aver introdotto la teoria del criminale per nascita. Lombroso, vissuto tra il 1800 e il 1900, fu un medico, sociologo, filosofo, antropologo e giurista. È stato uno dei principali esponenti del Positivismo e il padre della criminologia moderna.
La teoria del criminale per nascita , proposta da Lombroso, suggerisce che alcune persone nascono predisposte alla criminalità, con caratteristiche anatomiche e comportamentali peculiari. Secondo Lombroso, il criminale è fisicamente diverso dall'uomo "normale", presentando anomalie e atavismi che predispongono a comportamenti devianti. Questo concetto suggerisce che il crimine sia una patologia ereditaria, che può essere affrontata solo attraverso un approccio clinico terapeutico.
Tuttavia, Lombroso in seguito riconobbe l'importanza dei fattori ambientali, sociali ed educativi nel determinare il comportamento criminale. La sua teoria includeva caratteristiche fisiche specifiche associate al crimine, come grandi mandibole, naso schiacciato, zigomi sporgenti e canini forti. Lombroso sottolineava anche tratti comportamentali come lo scarso senso morale e l'apatia come indicatori di potenziali criminali.
Nonostante i riscontri positivi iniziali, la teoria di Lombroso è stata criticata per il suo potenziale razzismo e per la sua mancanza di validità scientifica. Tuttavia, alcuni elementi della sua teoria, come l'attenzione al contesto sociale e ai fattori ambientali nel determinare il comportamento criminale, hanno trovato riscontro nell'attuale comprensione della criminologia.
L'idea che la criminalità sia una malattia da curare è stata ripresa in seguito, portando alla prospettiva del "mito medico". Questa visione ha influenzato l'approccio contemporaneo alla gestione dei criminali, includendo trattamenti psicologici, cure farmacologiche e interventi educativi e rieducativi nel contesto carcerario, con l'obiettivo di correggere l'antisocialità e favorire la risocializzazione dei detenuti.
Devianza e controllo sociale rappresentano pilastri fondamentali per comprendere la dinamica delle società umane. In ogni contesto sociale, è imperativo che i suoi membri rispettino un minimo di conformità alle norme stabilite, poiché ciò garantisce il funzionamento ordinato e coeso della comunità. Tuttavia, nonostante l'esistenza di norme che promuovono la conformità, si verificano comunque comportamenti devianti, cioè comportamenti che si discostano dalle norme socialmente accettate.
La conformità , intesa come l'adesione, consapevole o meno, alle regole valide nel gruppo o nel contesto sociale, rappresenta un pilastro fondamentale per il mantenimento dell'ordine sociale. Al contrario, la devianza si configura come l'infrazione o l'elusione delle norme stabilite, sostituite dall'individuo con modi di comportamento o regole diverse, valide o meno in altri contesti o gruppi sociali.
La devianza può essere definita come qualsiasi atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a qualche forma di sanzione, positiva o negativa che sia.
Secondo Émile Durkheim, la devianza non è intrinseca agli atti stessi, ma è una qualità che deriva dalle risposte e dalle definizioni date a tali atti dalla maggioranza dei membri di una collettività. Questo significa che ciò che è considerato deviante varia da società a società e da contesto a contesto.
La devianza è un concetto complesso e relativo, soggetto a molteplici interpretazioni. Un comportamento può essere considerato deviante o non deviante a seconda delle norme e delle aspettative con cui viene valutato. Queste norme e aspettative possono variare nel tempo e nello spazio, rendendo la devianza un concetto fluido e mutevole.
Inoltre, la devianza è caratterizzata dall' ambiguità e dalla mancanza di consenso. Le aspettative e le norme che definiscono la devianza possono essere poco chiare o non condivise da tutti i membri di una società, rendendo difficile stabilire con certezza cosa costituisca un comportamento deviante.
Le regole e le norme costituiscono un fondamento cruciale della vita sociale, poiché sono valide nella misura in cui rispecchiano elementi importanti della coscienza collettiva. Queste regole possono essere codificate in vari contesti, come i corpus giuridici, laici o religiosi. La validità di una norma si manifesta nel grado di offesa che essa arreca alla sensibilità collettiva, la quale reagisce con una risposta morale, che può includere azioni repressive.
Quando leggi o regole di comportamento non sono più rispettate dalla maggioranza della popolazione, ciò indica che non sono più in sintonia con le rappresentazioni e i sentimenti del gruppo, e viceversa con l'insorgere di nuove regole senza precedenti.
Il concetto di devianza si riferisce a un atto che trasgredisce una norma, ma è importante comprendere a quali norme ci si riferisca. Le norme hanno una duplice natura: giuridica e sociale. La norma giuridica è depositata nel sistema giuridico di uno Stato, e la sua trasgressione è attivamente repressa, spesso sovrapponendosi al concetto di crimine. Al contrario, la norma sociale si sedimenta nelle relazioni tra individui che favoriscono comportamenti omogenei, delineando i confini tra azioni conformi e devianti, ma non è sancita da un diritto positivo e può variare culturalmente.
È importante considerare tre componenti fondamentali nella definizione della devianza:
Le diverse teorie che hanno cercato di spiegare la devianza si sono concentrate su uno o più di questi componenti: individuo, norma o gruppo.
Approcci allo studio della devianza possono essere affrontati da diverse prospettive, tra cui quella biologica, psicologica e sociologica. Nel contesto biologico , i comportamenti devianti possono essere ricondotti alle caratteristiche fisiche e biologiche degli individui. Gli approcci psicologici , invece, collegano la devianza a conflitti di personalità irrisolti secondo gli psicoanalisti. La prospettiva sociologica , invece, esplora le cause sociali e culturali che spingono o attraggono l'individuo verso atti devianti o criminali.
Emile Durkheim, con la sua teoria dell'anomia, offre una spiegazione sociologica del comportamento deviante. Durkheim evidenzia come i comportamenti devianti siano più frequenti nelle situazioni di forte cambiamento sociale, in cui le norme sociali consolidate vengono meno, generando un senso di anomia.
Secondo Durkheim, il crimine svolge un ruolo positivo nel mantenimento dell'ordine sociale e può essere considerato un fenomeno sociale normale, presente in ogni tipo di società. La devianza, pertanto, contribuisce al mantenimento della coesione sociale e definisce i confini morali della comunità, insegnando ai suoi membri a distinguere il bene dal male.
Inoltre, la devianza ha una funzione adattiva, rendendo le società aperte al cambiamento sociale. Spesso, il reato può essere considerato un'anticipazione della morale futura, spingendo i confini morali della società e agendo come catalizzatore per il cambiamento sociale. Questo
L'innovazione si manifesta quando, pur conformandosi agli obiettivi dominanti, si devia rispetto ai mezzi utilizzati, come nel caso di attività criminali come furto, truffa o inganno, attraverso i quali si cerca di raggiungere la ricchezza attraverso vie illegali.
RITUALISMO Il ritualismo implica una fedeltà ai mezzi, ma una mancata adesione agli scopi cui tali mezzi dovrebbero servire. Chi adotta questo adattamento si accontenta di ciò che ha, svolgendo il proprio lavoro in modo diligente ma senza condividere appieno gli obiettivi che esso dovrebbe servire.
RINUNCIA (PASSIVA) La rinuncia passiva si manifesta con il rifiuto sia del successo economico che dei mezzi per raggiungerlo. Questo atteggiamento è incarnato da persone come mendicanti, senzatetto, etilisti e tossicodipendenti.
RIBELLIONE (ATTIVA) La ribellione rappresenta un rifiuto sia dei fini che dei mezzi, sostituendoli con altri fini e mezzi. È un atto attivo di opposizione al sistema, spesso incarnato da rivoluzionari che cercano di affermare mezzi e fini diversi da quelli imposti dalla società dominante.
La teoria di Merton si basa sull'analisi della società divisa in classi sociali, con i suoi stati di adattamento che trovano giustificazione nella divisione della società industrializzata, come quella americana degli anni '30 e '40. Tuttavia, è questa condizione ancora rilevante nella società contemporanea?
La scuola di Chicago degli anni '50 riprende le ipotesi durkheimiane con il concetto di disorganizzazione sociale, che identifica le situazioni in cui i rapporti sociali diventano fragili e conflittuali a causa della mescolanza tra gruppi con valori e norme differenti, fino a scomparire.
Le cause principali della criminalità, secondo questa prospettiva, sono i fattori di disgregazione sociale, come l'insufficiente integrazione, coesione e partecipazione sociale. Chicago negli anni '25-'50, con la sua forte urbanizzazione e crescita industriale, è stata un ottimo osservatorio per la ricerca empirica sulla devianza.
Clifford Shaw e Henry D. McKay mettono in relazione la struttura spaziale di Chicago e le tipologie di insediamento con specifiche caratteristiche, come la composizione della popolazione immigrata, il tasso di criminalità e il tasso di malattie mentali, identificando così indicatori di patologie sociali. Affermano che tali patologie non derivano dalle qualità intrinseche degli individui o dei gruppi, ma sono attributi della zona socioculturale di residenza.
La città non si espande in modo casuale, ma tende ad espandersi in modo concentrico, con ogni zona interna che invade progressivamente quella esterna, sostituendo gli usi e i costumi dominanti della zona invasa con quelli della zona che invade.
Teoria del gradiente: allontanandosi dal centro della città, il livello socioeconomico aumenta e il tasso di criminalità diminuisce, in quanto si trovano reti di relazioni più stabili.
I processi continui di invasione e assestamento suddividono la città in aree ben definite, ciascuna con la propria identità sociale, culturale ed etnica. Questo processo di setacciamento della popolazione porta le aree naturali ad attrarre elementi con caratteristiche simili e appropriate, mentre respingono le "unità incongrue", tracciando suddivisioni biologiche e culturali nella popolazione urbana, come afferma Park.
I problemi sociali e i tassi di criminalità sono più elevati nella zona di transizione e diminuiscono progressivamente allontanandosi dal centro della città. Le variazioni nei tassi di devianza e criminalità non possono essere spiegate solo dalle caratteristiche degli individui, poiché nella zona di transizione vi è un costante ricambio nella popolazione.
Nella zona di transizione, si verifica un costante ricambio nella popolazione, che porta a una maggiore mobilità e anonimato. Questa zona è caratterizzata dalla massima disorganizzazione sociale, dal minimo controllo sociale (formale e informale) e da un alto livello di criminalità, rappresentando una patologia sociale.
Le variazioni possono essere spiegate facendo riferimento alle caratteristiche dei diversi contesti territoriali: è il livello di disorganizzazione sociale della zona di transizione che determina tassi elevati di criminalità e devianza.
Secondo Thomas e Znaniecki, la " disorganizzazione sociale " è caratterizzata dalla diminuzione dell'influenza delle regole sociali esistenti sui membri individuali del gruppo e dall'assenza di nuovi modelli normativi e istituzioni capaci di sostituire le regole esistenti. Questa condizione spiega la correlazione tra vari problemi sociali, come la povertà e l'instabilità residenziale, e la criminalità. La disorganizzazione implica la dismissione dei contenuti valoriali e culturali della comunità di origine, causando nell'individuo un conflitto intellettuale.
CORRELAZIONI rilevate tra i tassi di reato e le condizioni di vita della popolazione distribuita nelle varie aree dello spazio urbano dimostrano che la criminalità aumenta con l’aumento di disoccupazione, consumo di alcool e eterogeneità della popolazione, mentre diminuisce con l’aumento dei livelli di reddito, grado di istruzione, stato di salute e condizioni igieniche/abitative.
È importante notare che non tutti coloro che hanno uno status debole e condizioni di vita precarie delinquono. Anche se la marginalità può essere una condizione della devianza, non è né sufficiente né necessaria, come dimostrano i reati dei colletti bianchi. Da questo punto di vista, servono teorie più articolate come l'anomia, il controllo sociale e l'etichettamento.
La teoria del controllo sociale si basa sull'idea che le persone generalmente si comportano in modo conforme alle norme perché esistono meccanismi di controllo sociale che inibiscono l'azione deviante. Non ci si deve interrogare sulle ragioni per cui le persone diventano criminali,
La Teoria dell'Etichettamento interpreta il comportamento deviante come conseguenza della reazione sociale, con il gruppo dominante che etichetta come devianti coloro che compiono determinate azioni. Questa teoria sottolinea che la devianza non è una dimensione patologica della società, ma è la stessa società a crearla attraverso le pratiche di etichettamento.
Howard Becker , un sociologo di Chicago, sosteneva che i gruppi sociali definiscono la devianza stabilendo le regole, e infrangerle costituisce la devianza stessa. La devianza, quindi, dipende sia dalla natura dell'atto stesso, se viola o meno una norma, sia dalla reazione sociale degli altri. Il deviante è colui al quale è stata applicata con successo un'etichetta di devianza, e il suo comportamento deviante è definito così dagli altri.
Nel ragionamento di Becker, il centro dell'analisi non è l'atto deviante in sé, ma la reazione che esso suscita. La reazione degli altri deve essere vista come problematica e varia nel tempo, come dimostrato dalle campagne contro determinati tipi di comportamenti devianti, come la guida in stato di ebbrezza. Chi compie un atto deviante viene etichettato come tale, e tutte le sue azioni passate, presenti e future vengono interpretate in base a questa etichetta.
Un esperimento condotto da Rosenhan nel 1973 dimostrò che le persone possono essere etichettate come malate mentali anche senza alcun motivo apparente, mostrando quanto sia influente l'etichettatura sociale. Alcuni gruppi sociali sono più esposti alla reazione sociale, come individui appartenenti a gruppi sociali con minor potere nella società, residenti in aree considerate criminali o già etichettati come devianti.
Le pratiche di etichettamento possono includere il gossip, la derisione e la stigmatizzazione, che contribuiscono alla perpetuazione della devianza. Secondo la teoria dell'etichettamento, nessun atto è intrinsecamente deviante, ma diventa tale quando viene etichettato come tale. La persona etichettata interiorizza questa etichetta, che diventa parte della sua identità, influenzando il suo comportamento.
Il controllo sociale , quindi, rappresenta gli sforzi della società per prevenire, punire e riportare alla norma i comportamenti devianti, attraverso la cultura e la socializzazione. La devianza è quindi un fenomeno sociale complesso che coinvolge sia il comportamento individuale che la reazione sociale ad esso.
CONTROLLO SOCIALE Il controllo sociale rappresenta ogni manifestazione di potere che ostacola o reprime in qualche misura la libertà del singolo o del gruppo. Si avvale di meccanismi utilizzati in un gruppo o in una comunità/società per garantire il rispetto delle norme e l'esigenza di conformità.
L'obiettivo finale del controllo sociale è mantenere e riconoscere come valide le regole che possono e sono state violate, costituendo un insieme di strumenti atti a garantire che i membri di una società si comportino abitualmente secondo le modalità attese e approvate.
CHI O COSA ESERCITA CONTROLLO SOCIALE?
Gli altri esercitano controllo sociale sia in modo formale, attraverso agenzie come la polizia, che in modo informale, tramite le reazioni delle altre persone nella vita quotidiana e pubblici ufficiali, quali ricompense sociali, censure, persuasione e ridefinizione delle norme.
NOI STESSI Durante il processo della nostra crescita nella società, interiorizziamo inconsapevolmente le norme della cultura, rendendo conforme ad esse una parte della nostra personalità e seguendo le aspettative sociali senza fare domande.
INTERIORIZZAZIONE DELLE NORME Una prescrizione sociale di comportamento entra a far parte del repertorio dei modelli d’azione soggettivamente e autonomamente vissuti dall’individuo: la coscienza, da questo momento in poi, assume la funzione di controllo sociale.
Il controllo sociale consiste nelle sanzioni, nei processi/meccanismi e nelle iniziative anticipatorie che una società elabora e impiega per assicurare la conformità alle norme e ai modelli di cui si è dotata, riportando chi devia alla prevedendo deviazioni conformità dai modelli.
IL CONTROLLO SOCIALE NON È UNA PREROGATIVA DEI SISTEMI SOCIETARI Qualunque sistema sociale di qualunque livello esercita un controllo sociale sui propri membri. Ognuno è quindi sottoposto a tanti livelli di controllo sociale quanti sono i sistemi cui partecipa.
SISTEMI DI CONTROLLO Le pulsioni sessuali sono controllate e soddisfatte secondo tempi, regole e pratiche che variano con i codici culturali del gruppo/società di appartenenza, come la monogamia o la poligamia, il matrimonio combinato o l'amore romantico, il divieto severo di adulterio o la permissività di fatto.
INCOERENZA TRA SISTEMI DI CONTROLLO Esistono discrepanze tra i sistemi di controllo, ad esempio tra famiglia e gang.
CORREGGE, ASSICURA E RAFFORZA LA CONFORMITÀ, PREVIENE Il controllo sociale corregge, assicura e rafforza la conformità, garantendo così la stabilità e l'ordine sociale dato.
STRUMENTI UTILIZZATI DAL CONTROLLO SOCIALE : proposta di Parsons: