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Aristofane, massimo rappresentante della commedia antica, scrisse una commedia intitolata pluto, incentrata sulla diseguale distribuzione della ricchezza tra gli uomini. Il protagonista, cremilo, si reca all'oracolo di delfi per chiedere se suo figlio resterà povero o meno. Incontro pluto, dio della ricchezza, e offre di restituirgli la vista in cambio di una distribuzione equa. Tuttavia, la povertà interviene e argomenta che la necessità spinge gli uomini a lavorare e produrre, mentre la ricchezza li rende molle e inattivi. Tuttavia, i risultati non sono quelli sperati e gli effetti di questa utopia si fanno imprevedibili.
Tipologia: Appunti
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ARISTOFANE (450-385 a.C.) Aristofane è il massimo rappresentante della commedia antica , il solo di cui siano sopravvissute commedie intere. Nacque ad Atene nel 444 a.C. Il suo esordio sulla scena avvenne con la commedia (andata perduta) i Banchettanti (427 a.C.), che venne però rappresentata sotto il nome di Callistrato. Nel 426 a.C. venne accusato da Cleone, capo del partito democratico, di aver diffamato la città di Atene nei Babilonesi (anch’essa perduta) alla presenza di stranieri. Le notizie su Aristofane si perdono dopo il 386/5 a.C. Aristofane scrisse circa 40 commedie, ma ne sono rimaste intere 11. commedie:
in ridicolo la mania ateniese dei processi);
si distinguono tutte per l’incisività e la violenza della satira politica. In seguito, col precipitare della situazione ateniese nella guerra del Peloponneso , Aristofane si fa sempre meno aggressivo e si abbandona alla sua fantasia esuberante. Sono di questo periodo:
politica e sociale);
Eschilo ed Euripide ). Dopo la caduta di Atene, Aristofane rinuncia quasi totalmente ai vecchi motivi per tentare nuove vie. Sono di questo periodo:
comunistiche allora in voga nelle scuole filosofiche);
sulla iniqua distribuzione della ricchezza): per l’impoverimento delle parti corali e per la mancanza della parabasi (già assente nelle Ecclesiazuse), dà inizio alla commedia di mezzo. Fatta eccezione per quest’ultima, le altre commedie rimaste si collocano tutte nell’ambito della commedia antica , caratterizzata dalla vigorosa satira politica e personale e dall’abbandono lirico alla fantasia. Nelle commedie di Aristofane si mescolano l’osservazione finissima della realtà, la buffoneria caricaturale e il lirismo più delicato. Sono dominate da uno spirito scintillante, da una fantasia straordinaria, da una fresca, inesauribile forza comica, a volte grossolana fino all’oscenità, ma che sa esprimersi anche con un’ironia allusiva e sottile. I personaggi delle commedie di Aristofane sono uomini tratti dal tumultuoso mondo della polis. Grottescamente ridotti a comiche marionette, agiscono ora nella realtà della vita quotidiana, ora nel regno di una lucida fantasia. In essi figurano gli individui rappresentativi dell’Atene del tempo: i demagoghi impudenti, i generali guerrafondai, i filosofi amanti di ragionamenti astrusi, gli artisti in cerca di novità spregiudicate e il popolo sciocco, sempre illuso e sempre beffato. Partigiano della pace e conservatore ostinato, sia in politica sia nell’arte, e nello stesso tempo uomo moderno attento alle novità di stile e di linguaggio, Aristofane assiste dolorosamente impotente al declino della sua amata città e ne vede le cause in tutto ciò che di nuovo (uomini e cose) in essa si agita. In un’epoca in cui la commedia non ha ancora per fine la moralizzazione dei costumi, Aristofane ride e fa ridere di tutto e di tutti, delle cose umane come delle divine, mirando, con una sorprendente schiettezza che non conosce scrupoli, unicamente al divertimento degli spettatori.
seguire la prima persona che incontrerà all'uscita dal tempio. Quando Cremilo e Carione escono, incontrano uno straccione cieco, e cominciano quindi a interessarsi a lui. Ben presto il cieco si rivela essere Pluto, dio della ricchezza. Convinto che la diseguale distribuzione della ricchezza derivi dalla cecità del dio, Cremilo si offre allora di ridargli la vista, in modo che Pluto possa distinguere tra onesti e disonesti e premiare solo i primi. Tuttavia arriva la personificazione della Povertà, la quale afferma che è un male che la ricchezza possa essere distribuita equamente. Proprio la necessità, infatti, spinge gli uomini a lavorare ed impegnarsi, mentre da ricchi essi diventano molli e fannulloni. Cremilo però non ascolta i consigli della Povertà e riesce a far recuperare la vista a Pluto grazie all'intervento miracoloso di Asclepio. La conseguenza è che tutti diventano ricchi e benestanti, ma ciononostante le lamentele sul nuovo stato di cose sono molte: un sicofante va in rovina poiché non ha più gente da denunciare ed una vecchia non trova più giovani che vogliano soddisfarla a pagamento. Persino Zeus si lamenta che gli uomini non hanno più bisogno di fare offerte agli dei, ed Ermes, dio degli affari e degli arricchimenti, deve cercarsi un nuovo lavoro. Tuttavia i malumori si placano e nel finale tutti si avviano in corteo per accompagnare Pluto presso la sua dimora sul Partenone. L'opera che leggiamo oggi è il rifacimento di una commedia che Aristofane aveva scritto circa vent'anni prima, e tratta, come numerose altre commedie dell'autore, della possibilità di realizzare una grande utopia, in questo caso quella dell'eliminazione della povertà e di una distribuzione della ricchezza che premi gli onesti. I risultati però non sono quelli sperati e sono numerosi, tra uomini e dei, coloro che si lamentano del nuovo stato di cose. Le argomentazioni più importanti vengono dalla Povertà, la quale afferma che grazie ad essa gli uomini sono spinti ad impegnarsi e a lavorare per costruirsi una migliore situazione di vita, mentre da ricchi si lasciano andare alle mollezze e non producono più nulla di positivo. E questo è ancor più vero per gli uomini politici, che una volta ottenuti potere e ricchezza perdono ogni scrupolo e cominciano ad arricchirsi a scapito del bene comune. Appaiono poi numerosi altri personaggi, che per vari motivi non possono essere soddisfatti dell'equa distribuzione del denaro operata da Pluto: il sicofante, la vecchia, persino gli dei Zeus ed Ermes. Anche gli stessi Cremilo e Blepsidemo, una volta che hanno la prospettiva della ricchezza, diventano sordi ai richiami dei valori proposti dalla Povertà, al punto che il secondo dichiara di voler vivere nel lusso più sfrenato senza mai più muovere un dito in vita sua. I due diventano in effetti persone peggiori, non più produttive per la società umana. In conclusione, gli effetti di questa utopia si fanno imprevedibili e non prefigurano affatto un mondo migliore, come sperato da Cremilo. La commedia è agile e divertente nella prima parte, e la scena della guarigione di Pluto nel tempio di Asclepio è degna del miglior Aristofane, tuttavia la vena comica si smorza un po' nella seconda parte, con un finale un po' troppo affrettato. Ciononostante, grazie al suo contenuto moraleggiante, il Pluto divenne tra le opere di Aristofane più lette dall'epoca bizantina in avanti. Nel 388 a.C. Aristofane scriveva e metteva in scena commedie ormai da una quarantina d'anni. I bersagli delle sue prime opere (Cleone, Socrate, Euripide, Agatone) erano morti, e anche i gusti del pubblico stavano cambiando. La commedia antica, di cui Aristofane stesso è il massimo esponente, si andava evolvendo verso la commedia di mezzo. L'autore evidentemente percepì questi cambiamenti e vi si adeguò. Anche se il Pluto era stato originariamente scritto circa vent'anni prima, Aristofane operò in modo da adeguarsi ai tempi nuovi, riducendo sensibilmente la parte dedicata al coro: in quattro casi, invece del canto corale, appare la didascalia ΧΟΡΟΥ ( chorou ), che indica un semplice intermezzo di musica e danza per separare una scena dalla successiva; scompare inoltre la parabasi. In effetti la trama stessa della commedia non contiene più le sferzanti allusioni all'attualità ateniese che erano tipiche della commedia antica, ma una più generale riflessione sulla distribuzione del denaro tra gli uomini. Nel 1981 il regista Mario Gonzalez mise in scena per il CRT di Milano una versione del Pluto con lo scopo di evidenziare la ghettizzazione dei poveri ed il potere corruttore del denaro. Cremilo e Blepsidemo, accecati dalla brama di ricchezza, finivano per uccidersi a vicenda.