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ARISTOFANE: le opere, Dispense di Greco

Nel seguente documento vengono analizzate le opere scritte dal commediografo Aristofane. In particolare vi si possono trovare: ARCANESI, CAVALIERI, NUVOLE, UCCELLI, RANE; con un attenta descrizione di ciascuno.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 17/11/2022

GioiaColazzo
GioiaColazzo 🇮🇹

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Aristofane!
gli Acarnesi
Il titolo deriva dai carbonari del demo di Acarne. Che volevano a tutti i costi continuare la guerra contro Sparta. Il
nome dell’eroe della commedia è Diceopoli («dike» + «polis», quindi il cittadino giusto che vuole la pace a tutti i
costi) che stipula una pace con i nemici. Ha una sua pace personale e alla fine si dà ai bagordi.
i cavalieri
Quest’opera è molto importante. Abbiamo due servi, che probabilmente sono i due strateghi Nicia (quello della Pace
di Nicia che pose fine alla prima parte della guerra del Peloponneso che poi, però, fu mandato da Alcibiade a
combattere nella spedizione di Sicilia che fu un disastro e dove morì) e Demostene, si lamentano della cattiva sorte
che è toccata al loro padrone, Demo, che rappresenta il popolo, da quando è in balia di un nuovo schiavo,
Paflagone, rappresentato come estremamente astuto ed arrogante. Questi due schiavi gli sottraggono un oracolo da
cui apprendono che potrà essere scacciato solo da un salsicciaio più astuto e ribaldo di lui - già questo fa ridere.
[Questa commedia prende di mira Cleone, rappresentato come un fantoccio, commedia per cui vinse il primo
premio. Anche dopo quest’opera Cleone fu rieletto e questo sta a dire che il popolo sapeva fare la differenza tra la
morale e la convenienza politica. D’altra parte, Aristofane non attacca nessuno per una presa di posizione
personale: in lui c’è il gusto di far ridere e quindi prende di mira i personaggi più in vista del momento, senza
prendere in considerazione i suoi gusti in ambito politico] A questo viene narrato un lungo agone tra Paflagone, che
è venuto a conoscenza della congiura contro di lui, e questo salsicciaio, appoggiato dal coro (composto dai cavalieri,
dai nobili e dai conservatori, che sono nemici accaniti di Cleone e della democrazia e che erano a favore della
restaurazione della vecchia aristocrazia). Poi c’era la “parabasi” e il poeta, tramite il coro, narra una storia del
teatro comico, esaltando la gloria e l’onestà degli ateniesi antichi. Fino alla parabasi ritorna il salsicciaio che
racconta cosa è avvenuto in una seduta straordinaria del consiglio. Continua poi il contrasto tra Paflagone e il
salsicciaio alla presenza del demos che deve fare da giudice. Il demo, che rappresenta tutti gli esponenti della parte
conservatrice di Atene, (rappresentato come un vecchio un po’ rimbambito) improvvisamente per mezzo delle arti
magiche del salsicciaio diventa giovane e intelligente. P a questo punto è costretto a vendere salsicce e al posto di P
troviamo il salsicciaio. Questa commedia è la prima rappresentata, anche sotto il nome del poeta ed è un attacco
contro Cleone e la sua politica. In quest’opera viene rappresentato come un vecchio demagogo, un furfante, ma non
lo era in realtà. È vero che non era stato lungimirante come lo era stato Pericle, però, intanto era il rappresentante
di una classe proletaria che dopo Pericle aveva preso il sopravvento. Sicuramente era un plebeo, la sua eloquenza
era molto rude (non era raffinato come Pericle), ma questa eloquenza serviva comunque a convincere il popolo; pur
non essendo lungimirante e uno stratega eccellente come Pericle, ma neanche imbranato e disonesto come lo
rappresenta Aristofane. Essendo a capo della classe proletaria, non poteva piacere ai conservatori che già non
avevano amato Pericle (Cratino lo accusa, pur essendo Pericle di nobili natali - Cleone non lo era neanche). Quindi,
Aristofane si fa carico del malcontento dei conservatori per attaccare Cleone, che tra l’altro l’aveva denunciato.
le nuvole
Questa commedia venne rappresentata 423, ma non piacque. Poi fu rifatta in una nuova versione che è quella che è
giunta fino a noi. Perchè «nuvole» come titolo? Le nuvole altro non sono che il coro e rappresentano i pensieri dei
filosofi come astrusi, vani, «tra le nuvole». Il protagonista è Strepsiade, che è un poveraccio che non sa come fare a
pagare i suoi debiti. Quindi, gli viene consigliato di recarsi al pensatoio e qui, giunto, vede delle situazioni strane:
tante gente che fa ricerche, che sta studiando e non si accorge neanche della sua presenza. In alto, soprattutto,
appeso su un cestello, vede Socrate che sta studiando astronomia.
Strepsiade «O Socrate, o Socratuccio!»
Socrate «Perchè mi appelli, o creatura effimera?»
Strepsiade «Anzitutto ti prego, dimmi che cosa fai?
Socrate «Per l’aere muovo e guardo dall’alto il sole»
Strepsiade «Allora tu gli dei li guardi dall’alto di un corbello e non dalla terra, a quanto pare?»
Socrate «Certo, io non avrei mai potuto scoprire esattamente i corpi celesti, se non avessi sospeso l’intelletto e
mescolato il sottile pensiero con l’aere affine! Se, standomene a terra, avessi contemplato dal basso le cose celesti,
non avrei trovato mai nulla perchè la Terra con la sua forza attira a se stessa l’umore del pensiero. Capita proprio lo
stesso anche al crescione» mentre sembra che stia parlando si cose importanti e fin qua va tutto bene, ma a questo
punto inizia a parlare del crescione, una pianta.
Strepsiade «Che dici? Ma scendi giù, o Socratuccio, qui da me ad insegnarmi ciò per cui son venuto!»
Socrate «E per che cosa sei venuto?»
Strepsiade «Voglio imparare a parlare. Son perduto, rovinato dagli interessi e dai creditori implacabili. La mia roba è
sotto sequestro»
Socrate «E come ti sei trovato pieno di debiti senza accorgertene?»
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Aristofane

gli Acarnesi Il titolo deriva dai carbonari del demo di Acarne. Che volevano a tutti i costi continuare la guerra contro Sparta. Il nome dell’eroe della commedia è Diceopoli («dike» + «polis», quindi il cittadino giusto che vuole la pace a tutti i costi) che stipula una pace con i nemici. Ha una sua pace personale e alla fine si dà ai bagordi. ✤ (^) i cavalieri Quest’opera è molto importante. Abbiamo due servi, che probabilmente sono i due strateghi Nicia (quello della Pace di Nicia che pose fine alla prima parte della guerra del Peloponneso che poi, però, fu mandato da Alcibiade a combattere nella spedizione di Sicilia che fu un disastro e dove morì) e Demostene, si lamentano della cattiva sorte che è toccata al loro padrone, Demo, che rappresenta il popolo, da quando è in balia di un nuovo schiavo, Paflagone, rappresentato come estremamente astuto ed arrogante. Questi due schiavi gli sottraggono un oracolo da cui apprendono che potrà essere scacciato solo da un salsicciaio più astuto e ribaldo di lui - già questo fa ridere. [Questa commedia prende di mira Cleone, rappresentato come un fantoccio, commedia per cui vinse il primo premio. Anche dopo quest’opera Cleone fu rieletto e questo sta a dire che il popolo sapeva fare la differenza tra la morale e la convenienza politica. D’altra parte, Aristofane non attacca nessuno per una presa di posizione personale: in lui c’è il gusto di far ridere e quindi prende di mira i personaggi più in vista del momento, senza prendere in considerazione i suoi gusti in ambito politico] A questo viene narrato un lungo agone tra Paflagone, che è venuto a conoscenza della congiura contro di lui, e questo salsicciaio, appoggiato dal coro (composto dai cavalieri, dai nobili e dai conservatori, che sono nemici accaniti di Cleone e della democrazia e che erano a favore della restaurazione della vecchia aristocrazia). Poi c’era la “parabasi” e il poeta, tramite il coro, narra una storia del teatro comico, esaltando la gloria e l’onestà degli ateniesi antichi. Fino alla parabasi ritorna il salsicciaio che racconta cosa è avvenuto in una seduta straordinaria del consiglio. Continua poi il contrasto tra Paflagone e il salsicciaio alla presenza del demos che deve fare da giudice. Il demo, che rappresenta tutti gli esponenti della parte conservatrice di Atene, (rappresentato come un vecchio un po’ rimbambito) improvvisamente per mezzo delle arti magiche del salsicciaio diventa giovane e intelligente. P a questo punto è costretto a vendere salsicce e al posto di P troviamo il salsicciaio. Questa commedia è la prima rappresentata, anche sotto il nome del poeta ed è un attacco contro Cleone e la sua politica. In quest’opera viene rappresentato come un vecchio demagogo, un furfante, ma non lo era in realtà. È vero che non era stato lungimirante come lo era stato Pericle, però, intanto era il rappresentante di una classe proletaria che dopo Pericle aveva preso il sopravvento. Sicuramente era un plebeo, la sua eloquenza era molto rude (non era raffinato come Pericle), ma questa eloquenza serviva comunque a convincere il popolo; pur non essendo lungimirante e uno stratega eccellente come Pericle, ma neanche imbranato e disonesto come lo rappresenta Aristofane. Essendo a capo della classe proletaria, non poteva piacere ai conservatori che già non avevano amato Pericle (Cratino lo accusa, pur essendo Pericle di nobili natali - Cleone non lo era neanche). Quindi, Aristofane si fa carico del malcontento dei conservatori per attaccare Cleone, che tra l’altro l’aveva denunciato. ✤ (^) le nuvole Questa commedia venne rappresentata 423, ma non piacque. Poi fu rifatta in una nuova versione che è quella che è giunta fino a noi. Perchè «nuvole» come titolo? Le nuvole altro non sono che il coro e rappresentano i pensieri dei filosofi come astrusi, vani, «tra le nuvole». Il protagonista è Strepsiade, che è un poveraccio che non sa come fare a pagare i suoi debiti. Quindi, gli viene consigliato di recarsi al pensatoio e qui, giunto, vede delle situazioni strane: tante gente che fa ricerche, che sta studiando e non si accorge neanche della sua presenza. In alto, soprattutto, appeso su un cestello, vede Socrate che sta studiando astronomia. Strepsiade «O Socrate, o Socratuccio!» Socrate «Perchè mi appelli, o creatura effimera?» Strepsiade «Anzitutto ti prego, dimmi che cosa fai? Socrate «Per l’aere muovo e guardo dall’alto il sole» Strepsiade «Allora tu gli dei li guardi dall’alto di un corbello e non dalla terra, a quanto pare?» Socrate «Certo, io non avrei mai potuto scoprire esattamente i corpi celesti, se non avessi sospeso l’intelletto e mescolato il sottile pensiero con l’aere affine! Se, standomene a terra, avessi contemplato dal basso le cose celesti, non avrei trovato mai nulla perchè la Terra con la sua forza attira a se stessa l’umore del pensiero. Capita proprio lo stesso anche al crescione» ➠ mentre sembra che stia parlando si cose importanti e fin qua va tutto bene, ma a questo punto inizia a parlare del crescione, una pianta. Strepsiade «Che dici? Ma scendi giù, o Socratuccio, qui da me ad insegnarmi ciò per cui son venuto!» Socrate «E per che cosa sei venuto?» Strepsiade «Voglio imparare a parlare. Son perduto, rovinato dagli interessi e dai creditori implacabili. La mia roba è sotto sequestro» Socrate «E come ti sei trovato pieno di debiti senza accorgertene?»

Strepsiade «Mi ha rovinato la malattia cavallina, terribile divoratrice. Ma tu insegnami quell’altro dei tuoi discorsi, quello che non restituisce niente. Io giuro sugli dei di darti qualunque compenso vuoi» Socrate «Su quali dei vuoi giurare? In primo luogo, gli dei sono per noi moneta fuori corso» Strepsiade «Su che cosa giurate allora? Forse sulle monete di ferro come a Bisanzio?» Socrate «Tu vuoi sapere esattamente la vera natura delle cose divine» Strepsiade «Certo, per Zeus, se pure è possibile» Socrate «E venire a colloquio con le Nuvole, che sono le nostre divinità?» Strepsiade «Giust’appunto» Socrate «Allora siedi sul sacro sgabello» Strepsiade «Eccomi seduto!» (sedendosi) Socrate «Ora prendi questa corona» Strepsiade «Perchè questa corona?» (piagnucolando) «Ahimè, Socrate, non mi vorrete sacrificare come Atamante!» Socrate «No, ma noi facciamo così a tutti coloro che vengono per iniziarsi» Strepsiade «E poi che ci guadagno?» Socrate «Diventerai abile nel parlare, un sonaglio, un fior di farina» (dal nulla appaiono le nuvole che innalzano un inno) Poi comincia l’addottrinamento di strepsiade che per prima cosa deve imparare che non esistono gli dei ( Socrate aveva detto questo? Che non esistevano gli dei? No. Lo avevano fatto i sofisti. Socrate, addirittura, parlava di un «daimon» che sta dentro di noi, come se fosse una sorte di «coscienza» dell’uomo). Continua l’istruzione del vecchio che, però, è un po’ duro di cervello, non è molto propenso ad apprendere e Socrate lo caccia via sdegnato. Così Strepsiade ritorna col figlio, Filippide, al pensatoio e Socrate per istruirlo gli permette di assistere al discorso, all’agone, alla lotta tra discorso giusto e discorso ingiusto: tra i due, il discorso giusto non era quello che conteneva la verità, quanto quello che convinceva di più. *Discorso giusto «Vi dirò dunque l’antica educazione com’era; quando io fiorivo dicendo il giusto e la modestia era tenuta in conto. In primo luogo, un ragazzo non doveva sentirsi nemmeno a bisbigliare una parola, poi dovevano sfilare per le vie in ordine verso la casa del maestro tutti quelli di un quartiere insieme, nudi, anche se nevicava come farina da uno staccio. E poi ancora il maestro iniziava con l’insegnar loro un canto che si imparavano senza accavallar le cosce, «o Pallade, terribile distruttrice di case» oppure «un sogno longivago», mantenendo l’accordo tramandati dai padri. E se qualcuno faceva il buffone o modulava un qualche gorgheggio, come questi ora nella scuola di di Frinide così strazianti, era così conciato di botte come uno che vuole distruggere le Muse. Nell’ora di ginnastica poi dovevano sedere con le gambe allungate, in modo da non mostrare nulla di indecente a quelli di fuori. […] Noi convitti non era lecito prendere la testa di un ravanello o portar via ai vecchi l’aneto e il selino, né fare il ghiottone, sghignazzare o tenere le gambe incrociate. Discorso ingiusto «Roba vecchia, come le Dipolie, piene di cicale e di cedeide o di Bufonie! Discorso giusto «Eppure fu proprio con quella roba che il mio sistema educò gli eroi di Maratona. Tu, invece, a quelli d’ora gl’insegni ad avvolgersi nel mantello. Mi fa una rabbia quando li vedo ballare alle Panatenee, che, senza riguardo per Atena, agitano lo scudo davanti ai genitali. Per questo, ragazzo mio, scegli me, il discorso maggiore; imparerai a odiare la piazza, a tenerti lontano dai bagni, a vergognarti di ciò di cui è giusto vergognarsi, a infuriarti se qualcuno ti prende in giro, a cedere il posto ai vecchi, a non trattare male i genitori; insomma, a non fare niente di male. Sarai il pudore fatto persona. Non correrai dalle ballerine che, mentre stai a guardarle a bocca aperta , ti seducono e ti rovinano la reputazione. Non risponderai a tuo padre chiamandolo Giapeto, rinfacciandogli la tarda età, lui che ti ha cresciuto! Discorso ingiusto «Se dai retta a questo qui, ragazzo mio, sarai tale e quale ai figli di Ippocrate, e ti chiameranno «fessacchiotto di mamma sua» (il discorso ingiusto confuta l’avversario, deridendolo e contrapponendolo buffonescamente i vantaggi pratici e concreti della nuova educazione) Alla fine addirittura è il discorso giusto a convincere delle tesi del discorso ingiusto, che, quindi, diventa giusto. Il ragazzo, ammaestrato a puntino, può tornare a casa e dare un saggio della sua bravura: scaccia con cavilli due creditori petulanti e bastona il padre, dimostrandogli con le parole come avesse il pieno diritto di farlo. Solo allora Strepsiade si ravvede, capisce che la colpa è sua e dà fuoco al pensatoio. Gli fa piacere che vengano scacciati i creditori, ma, di fronte all’atteggiamento del figlio, non gli piace più. Qui abbiamo il passaggio dalla satira politica, che trovavamo nei cavalieri, alla satira culturale delle Nuvole. Quindi, i demagoghi rappresentati da Cleone erano portatori di una politica corrotta, i sofisti, invece, di una cultura corruttrice. Quindi, sia la politica sia la cultura sono due facce della stessa medaglia che rappresenta un male ormai diventato endemico, presente totalmente in questa società perchè chiaramente Aristofane non può essere d’accordo col discorso ingiusto che, in realtà, è quello che per i sofisti corrisponde al discorso giusto, ossia quello più potente. L’unica cosa che non quadra è il motivo per cui abbia accomunato ai sofisti? Non ha compreso la profonda differenza che c’è tra il pensiero di Socrate e quello dei sofisti? Non è possibile. L’unica cosa che possiamo dire è che Socrate agli occhi dei contemporanei poteva sembrare estremamente pericoloso tanto quanto i sofisti. Quando Socrate in una democrazia appena restaurata che non è ancora abbastanza forte (non sarà mai più la democrazia di prima) dice ad un ragazzo «pensa con la tua testa» può diventare pericoloso. Bisogna stare attento alle eccessive libertà! Anche chi l’ha incarcerato, credeva che non avesse fatto nulla tanto che gli dice di fuggire, ma lui non lo fa perchè sarebbe venuto meno agli insegnamenti che aveva cercato di trasmettere ai suoi allievi.

Poi, Dioniso si congeda da Eracle e trova un morto e parla con lui. Poi attraversa la palude infera sulla barca di Caronte e qui si trovane delle rane che stanno sotto la melma della palude e non si vedono. Camminando, i due viaggiatori, Xantia ed Eracle, incontrano il coro degli iniziati che cantano la loro fede e la loro gioia a Iacco (Dioniso nel misteri) e a Demetra- questo è il primo vero e proprio coro. Poi, attraverso una serie di buffe avventure, Dioniso e Xantia giungono alla dimora di Plutone, dio degli inferi. Nella parabasi, il coro esorta i cittadini di Atene alla concordia e li ammonisce a non mettere da parte i buoni (Aristofane con gli ateniesi nobili ben educati) per servirsi solo dei cattivi (il popolo spregevole). A questo punto, troviamo l’Ade in subbuglio: Euripide aveva scansato dal trono della tragedia Eschilo che, furioso, lo rivuole indietro. Per risolvere la questione si decise di ricorrere ad una gara regolare, cui lo stesso Dioniso farà da giudice: Euripide attacca Eschilo dicendo che la sua poesia è caratterizzata da pomposità e una sublimità vuota e, a sua volta, Eschilo critica tutto Euripide, però, poi lo accusa di immoralità. La gara continua a lungo e alla fine abbiamo l’ago della bilancia che deve pesare, «come se fossero formaggi», i versi dei due poeti: la bilancia pende più volte dalla parte di Eschilo, ma Dioniso non sa decidere, ma alla fine finisce per riportare in vita Eschilo e non Euripide perché solo il poeta dei maratonomachi (ossia coloro che combattono a Maratona) potrà essere utile alla città. Quindi, qui troviamo di tutto, risate, buffonate e anche dell’umorismo sublime quando c’è il coro delle rane e degli iniziati. Poi abbiamo anche la passione civile e morale nella parabasi. È un qualcosa di estremamente importante; però, è vero che Dioniso sempre preferire Euripide, ma in realtà la commedia è incentrata sulla critica e condanna di Euripide. Molti critici hanno affermato che non riesce a comprendere Euripide che è il rappresentati dei nuovi tempi, non riesce a comprendere la cultura che rappresenta, il realismo, il razionalismo, la modernità di Euripide. È anche probabile che anche ad Aristofane, come ai suoi contemporanei, non piacesse Euripide e che, quindi, lo abbia usato per far ridere.