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Artemisia - Anna Banti, Appunti di Letteratura Italiana

Riassunto e analisi del libro della Banti

Tipologia: Appunti

2019/2020
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Caricato il 19/12/2020

Giucas9
Giucas9 🇮🇹

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Artemisia (1947) - Anna Banti / Lucia Lopresti
“Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro
congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi”
Fasi del romanzo:
Sovrapposizione Angelica / Cecilia (simbolo di innocenza e purezza): infanzia di
Artemisia (finisce con la bambina che scappa piangendo, “Cosimo non mi ha stretto
un deto
”; Cecilia muore dopo un’anno dall’addio);
Agostino la stupra (che cosa ha fatto Artemisia se non giustificarsi dai 14 anni in sù?
14 anni. Mi difesi e non valse
”), il ricordo compare in maniera disorganica, la Banti
non insiste sulla violenza o sull’atto sessuale (descrizione ridotta all’essenziale;
resuscitata invano; le libertà di una donna);
“Buonanotte” di Orazio, pieno di rimpianto;
“Finisci” di Orazio, soddisfatto e sorridente;
Trasferimento a Firenze, Artemisia si sposa con Antonio (Oloferne);
Trasferimento a Napoli, incontro con Annella de Rosa (Virginia Olivares);
Viaggio verso l’Inghilterra (processo di svuotamento di Artemisia, “donnina pallida
”,
senso di fallimento, “bruciante sconfitta
”, non possiede più l’antico orgoglio, vita umile
e passiva)
Sosta a Genova, incontro con Pietra Spinola: Artemisia racconta di sé’ come da anni
non le era avvenuto, ragione del viaggio (“chiudere la mia vita e le mie opere vicino a
mio padre
”), “arcano sbigottimento quasi d’Amore per gli occhi e la mano di Pietra
Spinola
”;
Trasferimento in Inghilterra: Artemisa vive la vita di una donna qualunque, non ha più
voglio di dipingere, non si riconosce più nella pittura, processo di alienazione,
sentimento passivo di compressione: impossibilità di trovare una forma espressiva
che dia l’idea di completezza; riconosciuta ufficialmente come pittore dal padre
(Ritratto della Regina, Allegoria della Pittura);
Linguaggio: Lo stile è raffinato e colto (termini non correnti e immagini ricercate), con
qualche venatura romantica; la scrittura oscilla, infatti, fra due maniere contrapposte: l’una
asciutta e realistica, l’altra intrisa di un romanticismo che in qualche caso sfiora l’eccesso
malinconico e nostalgico. La pittrice parla a volte in prima persona, facendo capolino
prepotentemente tra le pagine del racconto: una biografia che si fa autobiografia; un intenso
dialogo al di là del Tempo e della Storia tra due donne che furono artiste. Tutta la scrittura
della Banti ricerca delle verità dal fondo dell’anima, suscitate però da immagini. Narrare
d’arte può essere un’arte e lo stile descrittivo pittorico
viene ricercato in una scaturigine che
deve essere visiva. Il racconto procede come se l’autrice, attraverso la memoria, stesse
componendo sulla tavolozza un quadro, con pennellate precise, ma rese a sbalzi (“a
sobbalzi commossi”), con gli intervalli scanditi dagli impulsi del ricordo. Nel momento in cui
l’autrice si fa un po’ da parte e lascia agire il suo personaggio, anche la scrittura ha una
cambiamento: si fa diretta e coinvolgente. E’ un trapasso che ci immerge completamente nel
passato, come se ad un tratto la lontananza della memoria ci avesse finalmente spalancato
la porta che cercavamo e tutto riprendesse a muoversi, a scorrere e a vivere: “E’ rientrata
nella luce remota di tre secoli fa, e me la sbatte in faccia, accecandomi”.
Temi: c’è il racconto dello stupro; le nozze e l’abbandono del marito; la maternità sofferta e
una figlia poco affettuosa. C’è il gorgo in rivoli interiori, una sorta di catabasi, e , soprattutto,
un atavico senso di vergogna, “eterna colpevole”. Ma c’è anche l’affermazione di sé, la
libertà dell’artista secondo dei canoni forse ben più sciolti rispetto alla prassi di quell’epoca.
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Artemisia (1947) - Anna Banti / Lucia Lopresti

“Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi” Fasi del romanzo : ● Sovrapposizione Angelica / Cecilia (simbolo di innocenza e purezza): infanzia di Artemisia (finisce con la bambina che scappa piangendo, “ Cosimo non mi ha stretto un deto ”; Cecilia muore dopo un’anno dall’addio); ● Agostino la stupra (che cosa ha fatto Artemisia se non giustificarsi dai 14 anni in sù? “ 14 anni. Mi difesi e non valse ”), il ricordo compare in maniera disorganica, la Banti non insiste sulla violenza o sull’atto sessuale (descrizione ridotta all’essenziale; resuscitata invano; le libertà di una donna); ● “Buonanotte” di Orazio, pieno di rimpianto; ● “Finisci” di Orazio, soddisfatto e sorridente; ● Trasferimento a Firenze, Artemisia si sposa con Antonio (Oloferne); ● Trasferimento a Napoli, incontro con Annella de Rosa (Virginia Olivares); ● Viaggio verso l’Inghilterra (processo di svuotamento di Artemisia, “ donnina pallida ”, senso di fallimento, “ bruciante sconfitta ”, non possiede più l’antico orgoglio, vita umile e passiva) ● Sosta a Genova, incontro con Pietra Spinola: Artemisia racconta di sé’ come da anni non le era avvenuto, ragione del viaggio (“ chiudere la mia vita e le mie opere vicino a mio padre ”), “ arcano sbigottimento quasi d’Amore per gli occhi e la mano di Pietra Spinola ”; ● Trasferimento in Inghilterra: Artemisa vive la vita di una donna qualunque, non ha più voglio di dipingere, non si riconosce più nella pittura, processo di alienazione, sentimento passivo di compressione: impossibilità di trovare una forma espressiva che dia l’idea di completezza; riconosciuta ufficialmente come pittore dal padre (Ritratto della Regina, Allegoria della Pittura); Linguaggio : Lo stile è raffinato e colto (termini non correnti e immagini ricercate), con qualche venatura romantica; la scrittura oscilla, infatti, fra due maniere contrapposte: l’una asciutta e realistica, l’altra intrisa di un romanticismo che in qualche caso sfiora l’eccesso malinconico e nostalgico. La pittrice parla a volte in prima persona, facendo capolino prepotentemente tra le pagine del racconto: una biografia che si fa autobiografia; un intenso dialogo al di là del Tempo e della Storia tra due donne che furono artiste. Tutta la scrittura della Banti ricerca delle verità dal fondo dell’anima, suscitate però da immagini. Narrare d’arte può essere un’arte e lo stile descrittivo pittorico viene ricercato in una scaturigine che deve essere visiva. Il racconto procede come se l’autrice, attraverso la memoria, stesse componendo sulla tavolozza un quadro, con pennellate precise, ma rese a sbalzi (“a sobbalzi commossi”), con gli intervalli scanditi dagli impulsi del ricordo. Nel momento in cui l’autrice si fa un po’ da parte e lascia agire il suo personaggio, anche la scrittura ha una cambiamento: si fa diretta e coinvolgente. E’ un trapasso che ci immerge completamente nel passato, come se ad un tratto la lontananza della memoria ci avesse finalmente spalancato la porta che cercavamo e tutto riprendesse a muoversi, a scorrere e a vivere: “E’ rientrata nella luce remota di tre secoli fa, e me la sbatte in faccia, accecandomi”. Temi : c’è il racconto dello stupro; le nozze e l’abbandono del marito; la maternità sofferta e una figlia poco affettuosa. C’è il gorgo in rivoli interiori, una sorta di catabasi, e , soprattutto, un atavico senso di vergogna, “eterna colpevole”. Ma c’è anche l’affermazione di sé, la libertà dell’artista secondo dei canoni forse ben più sciolti rispetto alla prassi di quell’epoca.

Anna Banti vuole riscoprire l’ispirazione, le ferite, le pieghe più profonde di una donna che a quei tempi faceva un lavoro da uomo, la sua solitudine esistenziale che diventava atto creativo. Opere d’arte : le descrizioni delle opere d’arte non sono molto ricorrenti, ma risultano incisive, già dalle prime pagine come mimesis : “Aveva a modello un’ala grigia di piccione, pazientemente ricucita e incollata, che doveva figurare ala d’angelo e, sul manichino, un ritaglio di broccato azzurro”.

  1. Giuditta che decapita Oloferne : La Banti per raccontarci il quadro parte da elementi non-visibili, mentali: come Artemisia inizia a pensare a come rappresentare la scena (la testa in panno,...). Il quadro viene introdotto dal discorso diretto di alcune dame fiorentine: stupite da Anastasio (la Banti ci descrive il profilmico, non direttamente il quadro), poi si concentrano sul sangue di Oloferne che sta per essere decapitato: “Ritornavano sempre al sangue che Artemisia dipingeva, una carneficina tessuta, rivo per rivo, come un ricamo sul bianco lino”. Ma quella scena è la sua vendetta sul suo stupratore, Agostino Tassi: “Le sciocche dame non si accorgevano di chi fosse la truculenza, che, sulla tela, Giuditta aveva principiato a scoprire: di buon’ora e sola Artemisia aveva cercato nello specchio i tratti dell’eroina e le aveva riposto un ghigno che ormai antichi motivi ispiravano (...) Agostino, il pugnale, la miseranda scena del letto a colonne avevan trovato la via di esprimersi non a parole o con interiore compianto”. La Banti utilizza un linguaggio letterario (prevede un uso più denso (metafore, sinestesie…) del linguaggio comune). ● Interpretazione di Roland Barthes : ambivalenza del rapporto tra Giuditta e Oloferne allo stesso tempo erotico e funebre. La pittura non può essere così chiara come la letteratura: offre infinite possibilità, la pittura è “contemporaneamente letterale e polisemica”: numen , manifestazione del divino, gesto fondamentale (decapitazione quasi completata di Oloferne) che definisce il momento dipinto e ne costringe una interpretazione. Ambivalenza profonda del dipinto: il lectulus (triclinio, letto funebre ma anche letto nuziale), l’opera può essere letta sia come banco di macelleria sia come combinazione di posizioni amorose, un’esibizione di membre intrecciate (le donne stanno stuprando l’uomo). Capovolgimento brusco dei ruoli: dal tema religioso e patriottico alla rivendicazione femminile (due donne, e non una sola, associate nello stesso lavoro: vincere una massa enorme, il cui peso supera le forze di una sola donna). Oloferne: viso molto personalizzato (diventa “individuo”), doveva assomigliare a qualcuno? Questo quadro partecipa di una energia “letteraria”, possiede tutti i tratti figurativi del romanzo;
  2. Ritratto di Virginia Olivares : la Banti ci mostra un’Artemisia paziente intenta al suo lavoro, non descrive il ritratto ma il modo in cui Donna Virginia si prepara ad essere raffigurata (non fa altro che lodarsi) e i dialoghi tra le donne. Se ne ricava un’impressione odorosa, da atelier d’artista; (Susanna e i vecchioni, per svago)
  3. Ritratto di Enrichetta : interrotto perché il re e la regina devono partire, Anna Banti ci racconta il profilmico, i rituali e la bizzarria della regina che cerca di parlare in italiano e, secondo le convenzioni, fa dei regali ad Artemisia;
  4. Autoritratto come allegoria della Pittura : elementi tipici del pittore (tavolozza, pennello…), stoffa dell’abito quasi metallica (manierismo). Gioco manierista di Artemisia: non vediamo la donna di fronte, negli occhi ma solamente di sbieco. La Banti si concentra su una ciocca di capelli che si scioglie e “sfioccava” sulla guancia,