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Riassunto e analisi del libro della Banti
Tipologia: Appunti
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Artemisia (1947) - Anna Banti / Lucia Lopresti
“Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi” Fasi del romanzo : ● Sovrapposizione Angelica / Cecilia (simbolo di innocenza e purezza): infanzia di Artemisia (finisce con la bambina che scappa piangendo, “ Cosimo non mi ha stretto un deto ”; Cecilia muore dopo un’anno dall’addio); ● Agostino la stupra (che cosa ha fatto Artemisia se non giustificarsi dai 14 anni in sù? “ 14 anni. Mi difesi e non valse ”), il ricordo compare in maniera disorganica, la Banti non insiste sulla violenza o sull’atto sessuale (descrizione ridotta all’essenziale; resuscitata invano; le libertà di una donna); ● “Buonanotte” di Orazio, pieno di rimpianto; ● “Finisci” di Orazio, soddisfatto e sorridente; ● Trasferimento a Firenze, Artemisia si sposa con Antonio (Oloferne); ● Trasferimento a Napoli, incontro con Annella de Rosa (Virginia Olivares); ● Viaggio verso l’Inghilterra (processo di svuotamento di Artemisia, “ donnina pallida ”, senso di fallimento, “ bruciante sconfitta ”, non possiede più l’antico orgoglio, vita umile e passiva) ● Sosta a Genova, incontro con Pietra Spinola: Artemisia racconta di sé’ come da anni non le era avvenuto, ragione del viaggio (“ chiudere la mia vita e le mie opere vicino a mio padre ”), “ arcano sbigottimento quasi d’Amore per gli occhi e la mano di Pietra Spinola ”; ● Trasferimento in Inghilterra: Artemisa vive la vita di una donna qualunque, non ha più voglio di dipingere, non si riconosce più nella pittura, processo di alienazione, sentimento passivo di compressione: impossibilità di trovare una forma espressiva che dia l’idea di completezza; riconosciuta ufficialmente come pittore dal padre (Ritratto della Regina, Allegoria della Pittura); Linguaggio : Lo stile è raffinato e colto (termini non correnti e immagini ricercate), con qualche venatura romantica; la scrittura oscilla, infatti, fra due maniere contrapposte: l’una asciutta e realistica, l’altra intrisa di un romanticismo che in qualche caso sfiora l’eccesso malinconico e nostalgico. La pittrice parla a volte in prima persona, facendo capolino prepotentemente tra le pagine del racconto: una biografia che si fa autobiografia; un intenso dialogo al di là del Tempo e della Storia tra due donne che furono artiste. Tutta la scrittura della Banti ricerca delle verità dal fondo dell’anima, suscitate però da immagini. Narrare d’arte può essere un’arte e lo stile descrittivo pittorico viene ricercato in una scaturigine che deve essere visiva. Il racconto procede come se l’autrice, attraverso la memoria, stesse componendo sulla tavolozza un quadro, con pennellate precise, ma rese a sbalzi (“a sobbalzi commossi”), con gli intervalli scanditi dagli impulsi del ricordo. Nel momento in cui l’autrice si fa un po’ da parte e lascia agire il suo personaggio, anche la scrittura ha una cambiamento: si fa diretta e coinvolgente. E’ un trapasso che ci immerge completamente nel passato, come se ad un tratto la lontananza della memoria ci avesse finalmente spalancato la porta che cercavamo e tutto riprendesse a muoversi, a scorrere e a vivere: “E’ rientrata nella luce remota di tre secoli fa, e me la sbatte in faccia, accecandomi”. Temi : c’è il racconto dello stupro; le nozze e l’abbandono del marito; la maternità sofferta e una figlia poco affettuosa. C’è il gorgo in rivoli interiori, una sorta di catabasi, e , soprattutto, un atavico senso di vergogna, “eterna colpevole”. Ma c’è anche l’affermazione di sé, la libertà dell’artista secondo dei canoni forse ben più sciolti rispetto alla prassi di quell’epoca.
Anna Banti vuole riscoprire l’ispirazione, le ferite, le pieghe più profonde di una donna che a quei tempi faceva un lavoro da uomo, la sua solitudine esistenziale che diventava atto creativo. Opere d’arte : le descrizioni delle opere d’arte non sono molto ricorrenti, ma risultano incisive, già dalle prime pagine come mimesis : “Aveva a modello un’ala grigia di piccione, pazientemente ricucita e incollata, che doveva figurare ala d’angelo e, sul manichino, un ritaglio di broccato azzurro”.