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Appunti relativi al manuale di Anna Banti
Tipologia: Appunti
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Lucia Lopresti nasce a Firenze il 27 giugno 1895, da padre calabrese e madre pratese. La famiglia si sposta poi a Roma, dove Lucia si appassiona alla scrittura ed alla letteratura. Nel 1913, quando la ragazza svolge la terza liceo, assegnano alla sua classe il professor Roberto Longhi, critico d’arte, capace di trasmette alla Lopresti uno spiccato interesse per storia dell’arte. Dopo la maturità Lucia si iscrive a Lettere, alla Sapienza, dove si laurea con una tesi sullo scrittore d’arte Marco Boschini. Nel 1924 sposa Roberto Longhi e dieci anni dopo, nel 1934, pubblica Cortile, primo racconto in cui usa il nom de plume Anna Banti, desunto a suo dire da una signora incontrata da bambina. Nel 1941 esce il suo primo romanzo, “Sette Lune” e nel 1944 “Artemisia” è quasi pronto”, uscirà nel 1947 presso l’editore Sansoni di Firenze. Segue un periodo intenso di lavoro, durante il quale usciranno a cadenza fittissima molti libri di racconti e romanzi. Il 13 giugno muore Roberto Longhi e Anna Banti diventa direttrice di <
Artemisia La Banti si trova in questo territorio completamente bombardato e vede questa bambina, Angelica, una bimba paralitica che le riporta alla mente una delle prime amiche di Artemisia, accumunata ad Angelica per i suoi problemi di salute La faccia di Angelica e quella di Artemisia si sovrappongono ( in Letteratura stream of conscoiusness\flusso di coscienza ). La Banti vede Artemisia a dieci anni ed inizia il dialogo tra le due “Pensi a Cecilia?”” Cecilia Nari, è la prima amica d’infanzia di Artemisia, si vedevano dal terrazzo di camera della Nari, dalla quale la bambina non poteva muoversi. Cecilia muore nel 1611. Artemisia, parla, in tutto il racconto in toscano “Babbo è più bravo di tutti” “Pe li frati”. Durante l’intero testo la Banti si mostra sempre molto vicina al suo personaggio “E cosa ha fatto Artemisia se non giustificarsi, dai quattordici anni in su” e ancora “avevo 14 anni” come a dire, tutto questo a soli 14 anni. Artemisia viene violentata da Agostino Tasso, amico del padre, che aveva promesso di sposarla. Artemisia racconta quindi il processo, durante il quale getta l’anello che Tasso le aveva donato abbiamo un dialogo tra Banti ed Artemisia Banti: “Non iporta cosa pensasse il giudice delle donne, se lo scrissi non era vero”, dice la scrittrice riferendosi al vecchio testo andato perduto. Durante il processo e mammane, ginecologhe del tempo, le fanno un esame per il processo. Agostino Tasso viene prosciolto. Il rapporto fondamentale di tutta la vita di Artemisia è sicuramente quello che ha con il padre: “Ti devi sposare” il padre accetta che la figlia voglia fare a pittrice, è disposto a portarla via con sé ma tutto questo ad una sola condizione, ovvero il matrimonio. Artemisia dipinge Giuditta ed Oloferne, Firenze le donne vogliono tutte andare da lei ad imparare la pittura Anastasio Modello che Artemisia osserva per dipingere È un bel momento per Artemisia, che aveva sempre cercato l’approvazione del padre Orazio: “Tu sei un pittore”. Artemisia torna a Roma, perché vi è il marito mentre il padre parte per l’Inghilterra. Tra il 1622 ed il 1626 Artemisia si trova a Roma con il marito, Antonio Stiattesi, interrompe quasi completamente la sua attività artistica, vive con lui, da moglie. Dopo anni trascorsi in questo modo accetta, grazie alle spinte del fratello, un lavoro offerto a Napoli e vi ci si trasferisce, qui partorirà anche sua figlia Porziella. A Napoli, altre donne dipingono e Artemisia modifica il suo stile, i suoi quadri diventano sempre più caravaggeschi. A Napoli la pittrice partecipa a diverse cene letterarie, ad una di queste incontra Annella de Rosa, pittrice al primo sboccio della fama. Si dice che le due avessero una storia e che Artemisia ne fosse innamorata. Scena importante del libro Artemisia la prende con forza per presentarla agli altri non rendendosi conto che lei è già molto conosciuta, quasi sminuendola.
Si pensa sia la sua amata, Annella De Rosa, oltretutto morta poco tempo addietro per mano del marito. Il racconto termina con la morte di Orazio e la conseguente morte dell’anima di Artemisia: “Rimanesse o ritornasse in patria, Artemisia seppe che il suo compito era morire”. Artemisia salpa per mare... (Nota storica) Nell’agosto del 1939, la Banti si trova in Inghilterra insieme al marito, a Somerset House, cercando la tomba di Orazio Gentileschi