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Artemisia (Anna Banti), Appunti di Letteratura Contemporanea

Appunti relativi al manuale di Anna Banti

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 11/02/2021

MarilenaToni
MarilenaToni 🇮🇹

4

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9 documenti

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ANNA BANTI
ARTEMISIA
Lucia Lopresti nasce a Firenze il 27 giugno 1895, da padre calabrese e madre pratese.
La famiglia si sposta poi a Roma, dove Lucia si appassiona alla scrittura ed alla letteratura.
Nel 1913, quando la ragazza svolge la terza liceo, assegnano alla sua classe il professor Roberto
Longhi, critico d’arte, capace di trasmette alla Lopresti uno spiccato interesse per storia dell’arte.
Dopo la maturità Lucia si iscrive a Lettere, alla Sapienza, dove si laurea con una tesi sullo scrittore
d’arte Marco Boschini.
Nel 1924 sposa Roberto Longhi e dieci anni dopo, nel 1934, pubblica Cortile, primo racconto in cui
usa il nom de plume Anna Banti, desunto a suo dire da una signora incontrata da bambina.
Nel 1941 esce il suo primo romanzo, “Sette Lune” e nel 1944 “Artemisia” è quasi pronto”, uscirà
nel 1947 presso l’editore Sansoni di Firenze.
Segue un periodo intenso di lavoro, durante il quale usciranno a cadenza fittissima molti libri di
racconti e romanzi.
Il 13 giugno muore Roberto Longhi e Anna Banti diventa direttrice di <<Paragone>>; l’anno dopo
viene riconosciuta ufficialmente la Fondazione Longhi, alla quale la Banti si dedica con alacrità.
Il 2 settembre 1985, all’età di 90, Lucia Lopresti si spegne a Ronchi di Massa.
Artemisia è sicuramente il romanzo più famoso di Anna Banti.
Viene pubblicato nel 1947 e lancia il culto di Artemisia, prima di allora mai realmente approfondito
da nessuno.
Artemisia diventa così simbolo del pensiero femminista e del gender equality.
Il romanzo racchiude due storie al suo interno:
la prima è quella della sua stesura e la seconda è quella della vita di Artemisia.
La Banti infatti, sostiene di aver quasi terminato il romanzo già nel 1944 ma che, dati i
bombardamenti dovuti alla seconda guerra mondiale, le pagine di tale scritto fossero andate
distrutte.
Detto ciò, la scrittrice cerca di ricordare ciò che aveva redatto, instaurando un vero e proprio
dialogo con Artemisia Gentileschi, in modo tale da riprendere contatto con il suo vecchio libro
perduto.
Questo concetto di memoria ripropone in modo molto originale la situazione di Artemisia:
Anna Banti, è una donna perduta, che si trova nel buio e che cerca di far emergere qualcosa alla
luce memoria quando meno ce lo aspettiamo qualcosa può tornare alla luce ed illuminarci, è
come se la nostra mente cucisse continuamente dei frammenti (Epifania: manifestazione
imporvvisa Joyce).
Anche Artemisia, dopo le violenze subite, deve far riemergere un ricordo, in particolare dopo il
processo che subisce in seguito a tale avvenimento.
Ma prima, un piccolo rimando storico:
Artemisia Gentileschi nasce a Roma, nel 1593 da famiglia pisana; il padre è il celeberrimo pittore
Orazio Gentileschi, nel racconto viene menzionato spesso anche il fratello Francesco.
Artemisia venne violentata, da ragazza, da un amico del padre ed ebbe il coraggio di denunciare
tale atto.
Per questo motivo venne tacciata e giudicata, fino a quando non si spostò a Napoli e in Inghilterra.
Fu una delle prime figure femminili a sostenere con opere e parole il diritto al lavoro e la parità tra
i due sessi.
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ANNA BANTI

ARTEMISIA

Lucia Lopresti nasce a Firenze il 27 giugno 1895, da padre calabrese e madre pratese. La famiglia si sposta poi a Roma, dove Lucia si appassiona alla scrittura ed alla letteratura. Nel 1913, quando la ragazza svolge la terza liceo, assegnano alla sua classe il professor Roberto Longhi, critico d’arte, capace di trasmette alla Lopresti uno spiccato interesse per storia dell’arte. Dopo la maturità Lucia si iscrive a Lettere, alla Sapienza, dove si laurea con una tesi sullo scrittore d’arte Marco Boschini. Nel 1924 sposa Roberto Longhi e dieci anni dopo, nel 1934, pubblica Cortile, primo racconto in cui usa il nom de plume Anna Banti, desunto a suo dire da una signora incontrata da bambina. Nel 1941 esce il suo primo romanzo, “Sette Lune” e nel 1944 “Artemisia” è quasi pronto”, uscirà nel 1947 presso l’editore Sansoni di Firenze. Segue un periodo intenso di lavoro, durante il quale usciranno a cadenza fittissima molti libri di racconti e romanzi. Il 13 giugno muore Roberto Longhi e Anna Banti diventa direttrice di <>; l’anno dopo viene riconosciuta ufficialmente la Fondazione Longhi, alla quale la Banti si dedica con alacrità. Il 2 settembre 1985, all’età di 90, Lucia Lopresti si spegne a Ronchi di Massa. Artemisia è sicuramente il romanzo più famoso di Anna Banti. Viene pubblicato nel 1947 e lancia il culto di Artemisia, prima di allora mai realmente approfondito da nessuno. Artemisia diventa così simbolo del pensiero femminista e del gender equality. Il romanzo racchiude due storie al suo interno: la prima è quella della sua stesura e la seconda è quella della vita di Artemisia. La Banti infatti, sostiene di aver quasi terminato il romanzo già nel 1944 ma che, dati i bombardamenti dovuti alla seconda guerra mondiale, le pagine di tale scritto fossero andate distrutte. Detto ciò, la scrittrice cerca di ricordare ciò che aveva redatto, instaurando un vero e proprio dialogo con Artemisia Gentileschi, in modo tale da riprendere contatto con il suo vecchio libro perduto. Questo concetto di memoria ripropone in modo molto originale la situazione di Artemisia: Anna Banti, è una donna perduta, che si trova nel buio e che cerca di far emergere qualcosa alla luce memoria quando meno ce lo aspettiamo qualcosa può tornare alla luce ed illuminarci, è come se la nostra mente cucisse continuamente dei frammenti (Epifania: manifestazione imporvvisa Joyce). Anche Artemisia, dopo le violenze subite, deve far riemergere un ricordo, in particolare dopo il processo che subisce in seguito a tale avvenimento. Ma prima, un piccolo rimando storico: Artemisia Gentileschi nasce a Roma, nel 1593 da famiglia pisana; il padre è il celeberrimo pittore Orazio Gentileschi, nel racconto viene menzionato spesso anche il fratello Francesco. Artemisia venne violentata, da ragazza, da un amico del padre ed ebbe il coraggio di denunciare tale atto. Per questo motivo venne tacciata e giudicata, fino a quando non si spostò a Napoli e in Inghilterra. Fu una delle prime figure femminili a sostenere con opere e parole il diritto al lavoro e la parità tra i due sessi.

Artemisia La Banti si trova in questo territorio completamente bombardato e vede questa bambina, Angelica, una bimba paralitica che le riporta alla mente una delle prime amiche di Artemisia, accumunata ad Angelica per i suoi problemi di salute La faccia di Angelica e quella di Artemisia si sovrappongono ( in Letteraturastream of conscoiusness\flusso di coscienza ). La Banti vede Artemisia a dieci anni ed inizia il dialogo tra le due “Pensi a Cecilia?”” Cecilia Nari, è la prima amica d’infanzia di Artemisia, si vedevano dal terrazzo di camera della Nari, dalla quale la bambina non poteva muoversi. Cecilia muore nel 1611. Artemisia, parla, in tutto il racconto in toscano “Babbo è più bravo di tutti” “Pe li frati”. Durante l’intero testo la Banti si mostra sempre molto vicina al suo personaggio “E cosa ha fatto Artemisia se non giustificarsi, dai quattordici anni in su” e ancora “avevo 14 anni” come a dire, tutto questo a soli 14 anni. Artemisia viene violentata da Agostino Tasso, amico del padre, che aveva promesso di sposarla. Artemisia racconta quindi il processo, durante il quale getta l’anello che Tasso le aveva donato abbiamo un dialogo tra Banti ed Artemisia  Banti: “Non iporta cosa pensasse il giudice delle donne, se lo scrissi non era vero”, dice la scrittrice riferendosi al vecchio testo andato perduto. Durante il processo e mammane, ginecologhe del tempo, le fanno un esame per il processo. Agostino Tasso viene prosciolto. Il rapporto fondamentale di tutta la vita di Artemisia è sicuramente quello che ha con il padre: “Ti devi sposare” il padre accetta che la figlia voglia fare a pittrice, è disposto a portarla via con sé ma tutto questo ad una sola condizione, ovvero il matrimonio. Artemisia dipinge Giuditta ed Oloferne, Firenze  le donne vogliono tutte andare da lei ad imparare la pittura Anastasio Modello che Artemisia osserva per dipingere È un bel momento per Artemisia, che aveva sempre cercato l’approvazione del padre Orazio: “Tu sei un pittore”. Artemisia torna a Roma, perché vi è il marito mentre il padre parte per l’Inghilterra. Tra il 1622 ed il 1626 Artemisia si trova a Roma con il marito, Antonio Stiattesi, interrompe quasi completamente la sua attività artistica, vive con lui, da moglie. Dopo anni trascorsi in questo modo accetta, grazie alle spinte del fratello, un lavoro offerto a Napoli e vi ci si trasferisce, qui partorirà anche sua figlia Porziella. A Napoli, altre donne dipingono e Artemisia modifica il suo stile, i suoi quadri diventano sempre più caravaggeschi. A Napoli la pittrice partecipa a diverse cene letterarie, ad una di queste incontra Annella de Rosa, pittrice al primo sboccio della fama. Si dice che le due avessero una storia e che Artemisia ne fosse innamorata. Scena importante del libro Artemisia la prende con forza per presentarla agli altri non rendendosi conto che lei è già molto conosciuta, quasi sminuendola.

Si pensa sia la sua amata, Annella De Rosa, oltretutto morta poco tempo addietro per mano del marito. Il racconto termina con la morte di Orazio e la conseguente morte dell’anima di Artemisia: “Rimanesse o ritornasse in patria, Artemisia seppe che il suo compito era morire”. Artemisia salpa per mare... (Nota storica) Nell’agosto del 1939, la Banti si trova in Inghilterra insieme al marito, a Somerset House, cercando la tomba di Orazio Gentileschi