Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Beppe Fenoglio - La vita e La malora, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto della vita di Fenoglio e La malora

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 21/11/2018

isadebernardi97
isadebernardi97 🇮🇹

4.6

(31)

13 documenti

1 / 13

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Fenoglio
Fenoglio è nato nel 1922 ad Alba, nelle Langhe (anni 20' grande generazione di scrittori; potremmo
ricordare per esempio Italo Calvino), nasce nell'anno in cui Mussolini prende il potere con la marcia
su Roma. Nasce in una famiglia piccolo-borghese di commercianti, il padre lavorava in una
macelleria e quando riesce a mettere da parte dei soldi si mette in proprio. Fenoglio era un
giovanotto slanciato, sportivo, alto ma con una faccia non proprio bellissima (aveva un nasone e
aveva un po’ di acne). Era uno studente intelligente, al liceo ha avuto la fortuna di avere due
grandissimi maestri; uno di questi, studioso di letteratura, si chiamava Leonardo Cocito, partigiano,
catturato dai fascisti e impiccato nel 1944, anno in cui Fenoglio divenne a sua volta partigiano. La
storia di Cocito venne raccontata da Pietro Chiodi, uno dei fondatori dell'esistenzialismo italiano, un
grande filosofo, il secondo maestro di Fenoglio alle medie/superiori. Chiodi che racconta il martirio
di Cocito in un piccolo racconto sulla resistenza che si intitola Banditi, un'autobiografia. Fenoglio
non ha vissuto molto ma ha avuto una vicenda editoriale molto difficile. Quello che vediamo è la
presenza di due grandi filoni: la scrittura cosiddetta resistenziale e quella langarola. I racconti che si
occupano della resistenza, che Fenoglio ha vissuto da dentro e che ha combattuto, e i racconti che
sono collocati sullo sfondo di lungo periodo, lo vedremo in particolare per la Malora delle
popolazioni contadine delle Langhe, un'immagine dei contadini del Piemonte del nord e per certi
aspetti di tutto il mondo di quanto è dura la vita contadina.
Fenoglio riuscì ad esordire nel 52', abbastanza giovane, con la raccolta di racconti (12 in tutto)
intitolata "I 23 giorni della città di Alba". Alba fu conquistata dai partigiani e riconquistata dai fascisti
dopo i 23 giorni.
Calvino fa pubblicare Fenoglio da Einaudi e pubblica poi anche La Malora che, nel 1954, viene
pubblicata con un fatto strano nel risvolto, nel paratesto. Nel caso della Malora il risvolto è stato
scritto da Vittorini. Era severo, esagerava un po’, parlava male del libro che stava pubblicando senza
una piena adesione al testo. Praticamente dice che l'altro libro di Fenoglio era più bello e lui ne fu
chiaramente turbato e rattristato. Vittorini sottolinea cattivamente alcuni punti: la Malora racconta
di rapporti umani ridotti alla nuda spietatezza anche tra marito e moglie, tra padre e figlio. Il mondo
della letteratura, della bellezza e della idealizzazione si confronta con un mondo in cui il lavoro e il
denaro sono una legge. Un mondo in cui non c'è spazio per altro (un esempio è Agostino che viene
venduto dai suoi genitori). La perplessità che viene sottolineata da Vittorini è che si parla di vicende
che non sono state vissute personalmente, dicendo che Fenoglio perde di qualità. Si lamenta anche,
che la scrittura della Malora sia caratterizzata da una lingua “facile”, ma in realtà è molto complessa
e la semplicità è solo un artificio perchè Fenoglio vuole avvicinarsi al discorso orale. Agostino non
usa esattamente la stessa lingua di un Agostino reale, un contadino langarolo che parlerebbe un
dialetto stretto, quasi incomprensibile a tutti.
Oltre alla durezza dei rapporti tra gli umani, La Malora, e in generale tutto Fenoglio ci mostrano un
mondo inospitale e durissimo (es. nel mondo di Fenoglio piove molto). È una narrativa anti-
empatica, non tende a creare una condizione di partecipazione emotiva, esclude un abbandono
sentimentale anti-patetismo: rifiuto di ogni abbandono sentimentale facile
È particolarmente significativa la scelta della lingua. In Fenoglio ci sono tre grandi tensioni:
Tensione antropologica
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd

Anteprima parziale del testo

Scarica Beppe Fenoglio - La vita e La malora e più Sintesi del corso in PDF di Letteratura solo su Docsity!

Fenoglio

Fenoglio è nato nel 1922 ad Alba , nelle Langhe (anni 20' grande generazione di scrittori; potremmo

ricordare per esempio Italo Calvino), nasce nell'anno in cui Mussolini prende il potere con la marcia

su Roma. Nasce in una famiglia piccolo-borghese di commercianti, il padre lavorava in una macelleria e quando riesce a mettere da parte dei soldi si mette in proprio. Fenoglio era un giovanotto slanciato, sportivo, alto ma con una faccia non proprio bellissima (aveva un nasone e

aveva un po’ di acne). Era uno studente intelligente, al liceo ha avuto la fortuna di avere due

grandissimi maestri; uno di questi, studioso di letteratura, si chiamava Leonardo Cocito, partigiano, catturato dai fascisti e impiccato nel 1944, anno in cui Fenoglio divenne a sua volta partigiano. La storia di Cocito venne raccontata da Pietro Chiodi, uno dei fondatori dell'esistenzialismo italiano, un grande filosofo, il secondo maestro di Fenoglio alle medie/superiori. Chiodi che racconta il martirio di Cocito in un piccolo racconto sulla resistenza che si intitola Banditi, un'autobiografia. Fenoglio non ha vissuto molto ma ha avuto una vicenda editoriale molto difficile. Quello che vediamo è la presenza di due grandi filoni: la scrittura cosiddetta resistenziale e quella langarola. I racconti che si occupano della resistenza, che Fenoglio ha vissuto da dentro e che ha combattuto, e i racconti che sono collocati sullo sfondo di lungo periodo, lo vedremo in particolare per la Malora delle popolazioni contadine delle Langhe, un'immagine dei contadini del Piemonte del nord e per certi aspetti di tutto il mondo di quanto è dura la vita contadina. Fenoglio riuscì ad esordire nel 52', abbastanza giovane, con la raccolta di racconti (12 in tutto) intitolata "I 23 giorni della città di Alba". Alba fu conquistata dai partigiani e riconquistata dai fascisti dopo i 23 giorni. Calvino fa pubblicare Fenoglio da Einaudi e pubblica poi anche La Malora che, nel 1954, viene pubblicata con un fatto strano nel risvolto, nel paratesto. Nel caso della Malora il risvolto è stato scritto da Vittorini. Era severo, esagerava un po’, parlava male del libro che stava pubblicando senza una piena adesione al testo. Praticamente dice che l'altro libro di Fenoglio era più bello e lui ne fu chiaramente turbato e rattristato. Vittorini sottolinea cattivamente alcuni punti: la Malora racconta di rapporti umani ridotti alla nuda spietatezza anche tra marito e moglie, tra padre e figlio. Il mondo della letteratura, della bellezza e della idealizzazione si confronta con un mondo in cui il lavoro e il denaro sono una legge. Un mondo in cui non c'è spazio per altro (un esempio è Agostino che viene venduto dai suoi genitori). La perplessità che viene sottolineata da Vittorini è che si parla di vicende che non sono state vissute personalmente, dicendo che Fenoglio perde di qualità. Si lamenta anche, che la scrittura della Malora sia caratterizzata da una lingua “facile”, ma in realtà è molto complessa e la semplicità è solo un artificio perchè Fenoglio vuole avvicinarsi al discorso orale. Agostino non usa esattamente la stessa lingua di un Agostino reale, un contadino langarolo che parlerebbe un dialetto stretto, quasi incomprensibile a tutti. Oltre alla durezza dei rapporti tra gli umani, La Malora, e in generale tutto Fenoglio ci mostrano un mondo inospitale e durissimo (es. nel mondo di Fenoglio piove molto). È una narrativa “anti- empatica”, non tende a creare una condizione di partecipazione emotiva, esclude un abbandono sentimentale  anti-patetismo : rifiuto di ogni abbandono sentimentale facile È particolarmente significativa la scelta della lingua. In Fenoglio ci sono tre grandi tensioni:  Tensione antropologica

Fenoglio vuole farci cogliere la dimensione di una comunità orale e lo vuole fare attraverso il recupero della tradizione del racconto orale  Tensione storica Fenoglio ci vuole non soltanto riprodurre in qualche modo la comunità, ma riportare a memoria e seguire il filo della memoria storica di alcune generazioni della sua terra nel periodo che va da poco prima della prima guerra mondiale a dopo la seconda guerra mondiale  Tensione esistenziale Vuole mettere un mondo a carico, un mondo feroce, un mondo che ancestrale ma per il quale non c’è nessuna concessione al mito (come invece accade in Pavese). Non c’è una polemica nei confronti di Pavese ma certamente una chiara presa di distanza, nessuna indulgenza alle possibilità irrazionali. Quello che vuole fare Fenoglio è mettere a fuoco le verità essenziali, i momenti decisivi, gesti elementari. Messi a fuoco proprio per la loro banalità, gesti del lavoro, gesti dei rapporti tra i sessi, gesti delle feste ma naturalmente di eventi più drammatici come la morte

La Malora

La storia copre un arco temporale di circa 3 anni. La Malora ha una struttura particolare, una macrostruttura, cioè una grande struttura e anche a vista ci accorgiamo che non ha delle partizioni interne, il che tende a suggerire l’idea di un continuum narrativo, come se fosse un racconto orale. Non ci sono stacchi forti ci sono però stacchi che chiamiamo deboli, dei paragrafi separati da una linea bianca e sono in tutto 14. Il racconto è suddivisibile in varie piccole sequenze, ma in sostanza articolato su tre grossi blocchi narrativi :

  1. La morte del padre di Agostino , Giovanni Braida, che viene raccontata due volte (la morte di Giovanni Braida è all’inizio sintetico e più esteso più o meno al centro del romanzo)
  2. Il tempo che Agostino passa nella casa di famiglia a San Benedetto , il prima della partenza e dopo il suo ritorno
  3. Il tempo che Agostino passa a lavorare al Pavaglione sotto la dura posizione di forza di Tobia Da un lato il romanzo mette in evidenza la morte di Giovanni, da un altro lato il romanzo comincia con Agostino che è a casa sua a San Benedetto e finisce con Agostino che torna a casa sua. Questa struttura è calcolata e mostra una specie di circolarità. Il racconto comincia in un posto e finisce nello stesso posto, a ribadire anche che la struttura, la continuità di valori, l’esigenza deve stare nella propria patria, nella propria casa e in questo modo tutta la struttura conferma un sistema di parole. “Pioveva su tutte le langhe , lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra.” La prima parola è pioveva, una scelta forte. Caccia subito dentro una condizione ostile, meteorologica. Notiamo anche l’uso di ‘’langhe’’ come se fosse un nome comune e l’espressione sintetica, approssimata per il paese che è ‘’San Benedetto’’ che è San Benedetto Belbo “ Era mancato nella notte di giovedì l’altro e lo seppellimmo domenica, tra le due messe. Fortuna che il mio padrone l’aveva anticipato tre marenghi, altrimenti in tutta casa nostra non c’era di che pagare i preti e la cassa e il pranzo ai parenti. La pietra gliel’avremmo messa più avanti, quando avessimo potuto tirare un po’ su testa.’’ ‘Altrimenti tutta casa nostra non C’ERA che pagare’ avrebbe dovuto dire ‘non ci sarebbe stato di che pagare’ ma la semplificazione dell’uso dei tempi verbali è un tratto che ci avvicina a un parlato orale. Fenoglio fa usare ad Agostino molto spesso il passato

All’interno della Malora ci sono alcune vicende “d’amore” : la vicenda di Giovanni e sua moglie, la vicenda della figlia di Tobia chiamata Ginotta che sceglie il marito in pratica per ripicca ma una ripicca legata di nuovo a circostanze economiche (il suo pretendente contratta la dote e quando l’accordo sembra fatto sostiene di volere un po’ di più e Ginotta a quel punto si sente offesa nella sua dignità di donna e decide di cambiare il pretendente). L’altra storia d’amore è quella di Agostino con Fede dove notiamo la durezza delle leggi della comunità contadina e vale la pena sottolineare che un filo rosso del racconto è anche il difficile sforzo da parte delle donne di una condizione non dico libera ma un po’ meno costretta. Agostino racconta la storia sintetica dei Braida nell’episodio dopo la prima riga di stacco: “ Come la mia famiglia sia scesa alla mira di mandare un figlio, me, a servire lontano da casa (?) è un fatto che forse io sono ancora troppo giovane per capirlo da me solo ”  Commento linguistico: insistenza sul pronome in prima persona (siamo ai limiti della ridondanza), abbiamo notato la sintassi con una dislocazione, e c’è anche un uso del “che ” che si chiama “ che ” polivalente (viene usato soprattutto da Verga – il “che” polivalente ha varie funzioni: relativo, causale, temporale, dichiarativo). Le condizioni economiche della famiglia Braidanon eravamo gli ultimi della nostra parentela e se la facevano tutti abbastanza bene ”  “farsela bene” per dire “stare bene”. Continua la frase: “ chi aveva la censa, chi il macello gentile e chi un bel pezzo di terra propria. Abbiamo poi visto la sepoltura di nostro padre arrivando ciascuno con la bestia e non uno a piedi da poveretto ”: la “ censa ” è una concessione del monopolio di Stato, in maniera più rozza è una tabaccheria grosso modo. Il “ macello gentile ” è il “macello dei gentili” ovvero quello dei non ebrei, una normale macelleria dove non ci sono tecniche di lavorazione della carne che rimandano a obblighi religiosi come quelli delle religioni ebraiche e musulmana. " I Braida non hanno bestie. Dovevamo sentirci piuttosto forti se quando io ero sugli otto anni i miei tirarono un colpo alla censa di San Benedetto ”  Parteciparono a una gara di appalto in cui fanno un’offerta e la perdono. “ Pensano di farcela e invece la presero i Canonica coi soldi che si erano fatti

imprestare da Norina della posta ”  Notare questa maniera scorciata di presentare i personaggi,

anzi meglio di non presentarli, vengono nominati come se noi dovessimo capire chi è Norina della posta (ma chi strac***o è?). Devo far finta di sapere chi è, questa è una maniera per farci capire che Agostino parla come se si rivolgesse a qualcuno che fa parte della sua comunità, è un parlare a un

interlocutore molto vicino culturalmente. I lettori della Malora sono costretti a far parte della

comunità di Agostino. “ Nostro padre aveva troppa paura di fare debiti allora, adesso mi è chiaro che nostro padre aveva già staccato la mente dal lavorare la terra e si vedeva già battere con carro (?) e cavalli i mercati d’Alba e di cera per il fabbisogno della sua censa e quando dovette invece chinarsi alla terra aveva perso molto di voglia e di costanza. Noi altri ragazzi parlavamo sempre come prima anche se lui ci comandava e ci accudiva meno, ma a mezzogiorno e a cena ci trovavamo davanti sempre più poca polenta e quasi più niente robiola e a Natale non vedemmo più i fichi secchi e tantomeno i mandarini ”  La fame che avanza e la malora di Braida , se noi la dovessimo tradurre in termini socio economici, è legata non solo alla miseria ma anche a una mancata emancipazione dallo stato contadino, è un mancato passaggio a una condizione di commercianti, quindi c’è un fallimento di un’ascesa sociale che è alla radice di questa malora. Attraverso questo primo sommario raccolto della storia dei Braida possiamo capire che Agostino ci racconta non solo la storia della malora ma anche la storia di una sua presa di coscienza, una presa di coscienza delle differenze sociali ed economiche.

Nel romanzo si può incontrare qualsiasi stile, ma notiamo come uno degli elementi di avvicinamento all’oralità praticato da Fenoglio sia proprio l’abbassamento di registro stilistico. Piccolo sforzo di emancipazione di Melina Sono talmente disgraziati che Melina decide di andare a fare un pellegrinaggio al Santuario della Madonna del deserto, ma la condizione di una famiglia così in difficoltà non permette a nessuno di allontanarsi dal posto di lavoro e quindi Melina, secondo Giovanni non dovrebbe mai lasciare il posto di lavoro, neanche per un giorno perché ogni giorno di lavoro perduto è un possibile aumento di miseria. Però Melina vuole andare a pregare la Madonna e già questo è un gesto trasgressivo che il marito cerca di proibirle. “ nostro padre ne (?) uscì appresso e le gridava: vecchia bagascia non mi vai mica via con quello stroppo di pelandraccia ”  Termine dispregiativo – pelandrona, fannullona. “ Bagascia ” è un volgarismo, un’espressione che rivela un atteggiamento fortemente patriarcale e aggressivo in cui ad ogni minima trasgressione una donna viene accusata di essere una che vende il proprio corpo per denaro. Giovanni e Melina sono testimoni di una dinamica che tutti noi conosciamo, la violenza e l’aggressività di chi pensa di avere il potere solo perché di sesso maschile. La risposta delicata ma ferma di Melina: “ lei si voltò ma senza fermarsi e solo per guardarlo negli occhi ” (gli sguardi sono molto importanti – ad es. la scena in cui Agostino va ad Alba e non riesce a guardare negli occhi i giovani albesi, suoi coetanei, perchè si sente inferiore). “ e nel mentre diceva mi torni indietro fra chissà quanti giorni con tutti i piedi gonfi e tutto il corpo stracco che per una settimana non mi puoi più servire”, allora lei si fermò e disse: “lasciami andare Braida sono sette anni che non esco da questa casa, lasciami andare che è per la mia anima, l’anima vola” le gridò a lui in faccia, ma poi lui disse: “donna con del buon tempo hai almeno lasciato preparato..”  altro ‘che’ polivalente. Notare il termine che viene usato dal marito per indicare i lavori in casa, dice che lei lo deve servire, il termine “servire” è molto frequente in questo libro ed è il termine di una società fortemente gerarchica, di una società che addirittura eredita parole medievali. Mario Bernasca Quella di Mario è una figura importante perché è quasi un alter ego di Agostino e fa ciò che invece il nostro protagonista non trova il coraggio di fare. Agostino, attraverso i racconti di Bernasca, rievoca il suo passato ed è evidente l’universo durissimo che comparirà come costante universo in cui neanche i legami familiari possono diminuire la durezza di questi rapporti economici. Pagina 39  in questo passo Bernasca parla del suo passato ed esprime qualcosa che è anche di Agostino: entrambi hanno un brutto rapporto col padre , anche se in modo molto diverso. Altro elemento che li accomuna è il fatto che anche Bernasca è un narratore orale come Agostino, è qualcuno che in una comunità produce un racconto che viene condiviso e che rappresenta non solo una storia individuale ma il destino di tutti. “ Che odiava suo padre lo diceva chiaro e forte”  Bernasca odia suo padre mentre Agostino non arriverebbe mai a dire così ed è proprio questo che lo distingue da Bernasca: hanno un rapporto diverso con la figura paterna e coi valori del padre. Agostino è ingenuo, imbranato, ma prova a farsi furbo come il suo amico Bernasca. Nella sua storia ci sono dei piccoli tentativi di affermazione , tra cui il tentativo di chiedere un aumento di stipendio. Tobia però non è particolarmente disponibile alla trattativa sindacale ed Agostino cerca di tirare

Emilio a pagina 46- 47 ha il forte dubbio di non farcela a diventare prete perché teme che la sua malattia possa ucciderlo prima. Agostino si mostra vicino al fratello e nelle pagine prima gli dice infatti che per andare a trovarlo abbandonerebbe anche un pranzo di sposa. Agostino è attento alle condizioni del fratello. Pagina 47- 49  Tobia vede il registratore di cassa e non sapendo cosa sia ne rimane molto affascinato. Questo passo è importante perché rimanda al concetto di denaro che è un po’ il fulcro di questi romanzi.  Tobia e Agostino non capiscono che si tratta di un registratore di cassa perché i contadini di quei tempi non lo usavano. C’è anche una mancanza di competenza culturale perché infatti Tobia usa una metafora molto semplice per descrivere la cassa: “ macchinetta che fa drin quando ci metti i soldi nella pancia ”. Tobia inoltre ha l’impressione che l’incasso si produca da solo, non capisce tutto quello che c’è dietro alla vendita di un prodotto e delle conseguenze sociali ed economiche che ha creato (es. deforestazione per produrre caffè, tè, ecc.). Pagina 50  passaggio importante perché grazie alla contrapposizione con Bernasca emerge la posizione morale di Agostino. Bernasca cerca di instillare in Agostino un’idea di rivolta e di fuga, ma soprattutto una possibilità di cambiare la propria vita e passare da salariati ad imprenditori. “ Avrebbero potuto aggiustarsi come panettieri o macellai ”  avrebbero potuto abbandonare il lavoro nei campi e avvicinarsi al mondo delle professioni e del commercio che poi li avrebbe resi autonomi. Agostino discute con Bernasca ed è in questo momento che esplicita la sua posizione morale e le ideologie che ci sono nella sua scelta di rimanere lì. Agostino resta vicino ai valori dei padri , esprime esplicitamente il bisogno di un’ autenticità morale che lo rende fedele alla tradizione e alla famiglia ma che in realtà lo porta alla rovina. Agostino non riesce ad allontanarsi da ciò che gli è stato ordinato dal padre che in qualche modo odia.  complessità del personaggio di Agostino, semplice in apparenza. Bernasca è il portatore di una possibile indipendenza e libertà individuale ma anche di una capacità di interpretare in modo diverso il mondo in cui vivono, cosa che Agostino non riesce a fare perché troppo legato alle ideologie del passato. Non ha la lucidità di immaginare un altro scenario, un’altra alternativa di vita. Nel romanzo viene detto diverse volte che Agostino tiene lo sguardo basso e infatti questa cosa simboleggia la sua incapacità di affrontare gli altri e la sua ideologia della rinuncia. Pagina 50- 51  Agostino e Bernasca parlano sulla riva del Belbo. “ perché Mario non leggesse nei miei occhi che non avevo il coraggio di rischiare. … Hai paura di vivere da solo, ti vadano tutti i soldi che guadagni e a casa non puoi mandare più niente ”  discorso diretto di Mario Bernasca che capisce subito quali siano le paure di Agostino e le esterna. “ non so te coi tuoi ma io coi miei non ce l’ho amara”  Agostino non ce l’ha così tanto coi suoi genitori come ce l’aveva Mario. Questa cosa dipende dal naturale  il naturale è sia il carattere che l’aspetto fisico (Ginotta ha il best naturale delle Langhe). Il naturale, il carattere di Agostino è un carattere che non gli permette di odiare o di riuscire ad allontanarsi. Gli effetti della modernizzazione, che produce sia libertà che straniamento, sono stati ampiamente trattati nella letteratura italiana e ci sono altri esempi oltre a Fenoglio:  ‘Ntoni dei Malavoglia di Verga che si allontana e diventa reietto, emarginato;

 L’Anguilla de “La Luna e i falò” di Pavese che si allontana dal suo paese perché non ha radici. È un protagonista narratore che non sa chi è e colui che non sa chi è non può essere fedele alle proprie radici;  Ungaretti nella poesia “Girovago” racchiude nella figura del girovago la condizione di tutta la modernità. I rapporti tra Agostino e Mario sono molto più complessi di quello che sembra e il loro dibattito non è un semplice dibattito tra amici ma l’ espressione di due ideologie opposte che corrispondono a due persone opposte: uno sfigato e pauroso mentre l’altro abile e intraprendente.  Bernasca è portavoce del mondo dello sradicamento e quindi della possibilità di una condizione lavorativa diversa e quindi di una vita diversa;  Agostino è portavoce di una società che non cambia ; In realtà la società è destinata a cambiare e ciò si percepisce dalle parole di Bernasca e dal suo comportamento perché infatti ad un certo punto fuggirà e mezzadri e proprietari terrieri della zona cercheranno di accusarlo di aver rubato. In realtà Agostino dirà che Mario è andato via “ liscio come un asse per non essere accusato appunto di furto ”. Agostino non riesce a crescere e il dibattito ideologico tra lui e Bernasca coincide con una maturità impossibile per Agostino. La maturità alla fine arriverà in qualche modo anche per Agostino ma in realtà il suo ritorno simbolico a casa chiude il romanzo suggellandolo in un cerchio di un mondo chiuso, destinato all’apparenza a rimanere così. Meccanismo anti-patetico Agostino è esageratamente buono, quasi al limite dell’idiozia ed è anche molto sfortunato. Questo suscita nel lettore un’immediata immedesimazione ma non prova pena per il protagonista e ciò è dovuto al meccanismo letterario anti-patetico. Partecipiamo con comprensione alle disgrazie di Agostino ma non riusciamo ad essere dalla sua parte perché sentiamo dietro Agostino un distacco che é quello di Fenoglio  Autore implicito. L’ autore implicito è quella figura che noi percepiamo a partire dal testo ma sappiamo che non coincide con il narratore. Ci sono due strati:  Lo strato esplicito di colui che racconta e nel caso di Agostino che non vuole smettere di essere fedele a suo padre nonostante quello che ha fatto;  Lo strato implicito , qualcuno lascia percepire il proprio sistema di valori Pagina 55- 56  T ema del suicidio. Agostino ha pensato diverse volte di suicidarsi per mettere fine alle sue sofferenze ma anche in questo caso non ce la fa. I gesti alternativi, i gesti di rivolta li fanno gli altri mentre Agostino arriva solo a pensarli, non riesce mai a metterli in atto. Agostino si lascia quindi sfuggire due possibilità alternative di ribellione e rifiuto:La fuga , per un cambiamento concreto, compiuta alla fine da Bernasca;  Il suicidio , ovvero un rifiuto tragico di quel mondo, compiuto da Costantino del Boschetto. È significativo che proprio ad Agostino tocchi il ritrovamento del cadavere in una scena per certi aspetti abbastanza hard, dove Fenoglio tocca ancora argomenti scabrosi. Quando ritrova il cadavere Agostino non riesce ad alzare gli occhi ancora una volta  ha incontrato qualcuno che ha trovato

L’età di Tobia si scopre solo alla fine del romanzo  è così che funziona il narratore in prima persona. Le informazioni devono essere distribuite , non possono essere raccolte in elenchi organizzati, perché danno un effetto di artificiosità. Le varie informazioni si raccolgono man mano che il romanzo va avanti. “ Ti è passato di mente che ho 62 anni e che lavoro tanto che altro che perdere sangue se avessi anch'io il buco da perderlo ”  affermazione volgare e maschilista che sottolinea l’ideologia dell’epoca, con cui Tobia sta dicendo che le donne sono giustificate se soffrono e perdono sangue, mentre lui no. Il passo dopo, Tobia comincia a raccontare una storia e poi si capirà che è la sua. Racconta che anche lui ha avuto una brutta vita, sfruttato dallo zio che gli dava dei soldi per saltare il pranzo e per cenare gli chiedeva la stessa cifra, quindi in pratica lavorava gratis. Dopo aver ascoltato la storia, ad Agostino sorgono dei dubbi su suo padre e per quanto lui abbia quel sentimento di fedeltà assoluta nei confronti del padre gli viene il sospetto che questa immagine positiva di famiglia, è forse un frutto di illusione , e forse suo padre è più duro di quanto lui avesse immaginato  Arriva a realizzare che forse suo padre non era così perfetto e giusto come l’ideologia patriarcale gli imponeva di credere.

Fede

Viene introdotto il personaggio di Fede, una ragazza gentile, abile e di bell’aspetto con cui Agostino avrà una storia d’amore. Anche in lei ci sono momenti di durezza perché è cresciuta in una famiglia che la sfruttava in ogni modo. Viene assunta come servente per curare la moglie di Tobia. Si intreccia con la figura di Mario Bernasca perché entrambi rappresentano alternative possibili di vita:Bernasca rappresenta valori sbagliati rispetto a quelli della comunità rurale ;  Fede rappresenta il primo amore di Agostino ma soprattutto i valori più duri della società rurale perché infatti pur amando Agostino verrà data in sposa ad un altro per motivi economici  Meccanismo già visto col matrimonio di Ginotta È fondamentale segnalare una vistosa apertura narrativa che coincide anche con la presenza di una lunga scena dialogata , la più lunga di tutto il libro, che serve a mettere in scena quelli che sono i rapporti tra Agostino e Fede. L’incontro di Fede e Agostino viene anticipato da una breve ricostruzione della storia di Fede  Anche Fede pur molto giovane, 18 anni, ha avuto una vita molto dura e questo viene esplicitato in particolare ricordando la sua famiglia: una sorella malata di tisi, due fratelli morti, una madre che la tratta così duramente che per Fedeallontanarsi da casa rappresenta un progresso , rappresenta una possibilità positiva di vita. L’attacco della sua presentazione è simile a quello di Bernasca perché anche di lui viene detto che ne ha viste tante. La sorella malata di tisi la avvicina invece ad Agostino perché anche suo fratello ha la stessa malattia  Malattia molto frequente nel secondo dopoguerra Anche se non c´è una vera propria descrizione si capisce che è una ragazza gradevole e l´accenno alla sua bellezza fa comparire di nuovo qualche accenno alla durezza del tempo anche da punto di vista della vita sessuale  la padrona è l’unica che la protegge e sta attenta a non lasciarla mai sola con i figli per timore che possano farle qualcosa.

Sviluppo del rapporto tra Agostino e Fede Parentesi romantica in un mondo durissimo , severo, dove non c´è spazio per i sentimenti , anche perché quando compaiono verranno subito repressi. Però è significativo che all’interno di una rappresentazione così aspra ci sia una parentesi relativamente lunga , viste le dimensioni del romanzo, in cui compare l´amore. È un amore molto tenero: il rapporto tra Fede e Agostino è improntato sulla delicatezza, a una gentilezza di sentimenti che in qualche modo ci tocca ma comunque Fenoglio non viene meno alla sua nota antiretorica, al suo rifiuto di ogni patetismo e di ogni sentimentalismo. “ Fede mi trattava sempre bene e mi guardava più dolce che agli altri, a questo non mi bastava più e poi io sono forgiato in una maniera che passo l´indomani a domandarmi se è vero quello che oggi per me è sicuro come la morte e la preferenza del vino invece di acqua e aceto era ormai una faccenda lontana ”. Agostino parla a modo suo delle attenzioni che Fede sembra rivolgergli, sottolineando ancora una volta la propria insicurezza. Non crede a quello che ha visto, continua ad avere dubbi finché le manifestazioni di Fede diventano inequivocabili, e quindi ad un certo punto sarà Agostino stesso a farsi avanti  Si apre una scena dialogata decisamente lunga per le misure di Fenoglio , tra le pagine 64 e 66. Cogliamo la delicatezza che Fenoglio mette in scena in un mondo in cui non si può parlare troppo esplicitamente di sentimenti. Qui i due ragazzi si capiscono benissimo, ma in pratica non dicono quasi nulla di esplicito. Fra loro viene sigillato un patto matrimoniale personale , soggettivo, fondato sui sentimenti, ma purtroppo non sono i sentimenti in quella società a regolare i matrimoni.

  • L´ho capito subito che sei un ragazzo di buoni sentimenti – disse Fede
  • Allora cos´hai da dirmi adesso che sono qui?
  • Ma ne avrei un bricco di cose, una è questa che mi piacerebbe conoscere la tua gente e che tu conoscessi mia madre che sta a San Benedetto. A quell’epoca andare a conoscere i rispettivi genitori era quasi una proposta di matrimonio  Nei limiti del linguaggio praticabile in quell’ambito sociale è già qualcosa che assomiglia a una dichiarazione. Agostino arriva a dire che è contento di stare da Tobia , perché stare da Tobia significa stare dove c´è Fede, e ogni sofferenza, ogni tormento, ogni fatica e anche ogni momento di sfiducia viene spazzato via dalla possibilità di un matrimonio con Fede. Agostino è sicuro della loro relazione e cerca di incontrarsi un po´di più con Fede che naturalmente gli dice di no, non ci si può incontrare da soli nei campi, non sono cose che si possono fare, però è evidente a tutt´e due che fra loro c´è stata una promessa d´amore. Ma come abbiamo capito, Agostino non è un uomo fortunato e ci volgiamo direttamente al primo esito sfortunato di questa relazione e poi al finale di tutto il romanzo. Pagina 67  Fede viene data in sposa ad un altro (mai ‘na gioia). “ E invece ne son venuto in niente. Una porca sera arrivarono a piedi al Pavaglione sua padre e suo fratello e si chiusero in cucina con Fede e coi padroni. Dopo un’ora ripartirono per dove erano venuti ma portandosi via Fede e il suo fagotto e lei se n´andava cogli occhi bassi e quando mi passo davanti chinò la testa ancora di più. ” Neanche una parola, il matrimonio è stato combinato in un´altra maniera, non c´è niente da fare, tutto è giocato in pochissimi minuti con pochissime parole da parte di Fenoglio  Meccanismo antipatetico  Fenoglio fa di tutto per trattenere la tragedia. Si concede una dichiarazione un po’ più esplicita ma che non sfocia nel sentimentalismo: “ Io cosa potevo pensare, fuori, che sua sorella

lassù teniamo la mano sulla testa d´Agostino, che è buono e s´è sacrificato per la famiglia e sarà solo al mondo .” Con questo monologo della madre di Agostino si chiude il romanzo. Non è solo una dichiarazione d´effetto per il figlio, ma anche una dichiarazione di senso di colpa. Perciò la madre implicitamente chiede perdono , e sicuramente anche per aver venduto il figlio a Tobia. La chiusura si concentra su Agostino che non potendosi definire buono si fa definite buono dagli altri. Si tratta di un finale carico di ambiguità :  Il cerchio si chiude con Agostino che torna a casa e ha tanti motivi di soddisfazione , perché non soltanto è a casa, ma ha anche una proprietà (per quanto piccola) e responsabilità.  Questo ritorno suggella una continuità che è anche una continuità della malora. C´è il continuare a collocarsi in una dinamica di dolore, sofferenza, fatica , anche se questa sofferenza può essere sopportata meglio grazie alla famiglia. Agostino è portatore di un´ideologia molto conservatrice , che Fenoglio non smentisce mai esplicitamente, ma di cui ci lascia sentire tutti i limiti , anche facendo apparire un'alternativa possibile come quella di Mario Bernasca. È un testo semplice , ma costruito attentamente sulla seria di corrispondenze interne, di cui la più importante è la circolarità fra inizio e fine. Abbiamo visto un narratore interno che può conoscere i pensieri degli altri attraverso degli espedienti , ma è anche un narratore popolare con l’ideologia e i livelli di competenza culturale che poteva avere un contadino dei primi di ‘900.