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Titolo LA MALORA Autore BEPPE FENOGLIO Sintesi della storia La malora, il titolo rispecchia in pieno lo stile di vita dei protagonisti, è una storia elementare fatta di fatica e silenzi, di dolore e di violenza e lo scenario in cui si svolgono le vicende sono le colline delle Langhe. Il protagonista è Agostino, un ragazzo figlio di contadini poverissimi, il quale viene mandato a servizio presso un’altra famiglia. Agostino narra e commenta la propria vicenda di ragazzo povero ma fermo nel resistere alla sfortuna, in un contesto dominato da pure leggi economiche, attraverso gli occhi di Agostino è narrata anche la vicenda della sua famiglia, i Braida, poveri contadini delle Langhe d'inizio secolo, la cui vita è segnata dalla fame, dal duro lavoro sulla terra avara e dalla malora che, come un’ombra funesta da cui è impossibile liberarsi, guida il destino dei personaggi del romanzo. Immerso in avvenimenti tragici, quali la morte del padre, l’inutile lotta della famiglia di Tobia per emergere dalla propria condizione, la malattia del fratello chiuso in seminario, Agostino vive gli anni della giovinezza chinato di fronte alla propria sorte. L’unico barlume di speranza, l’amore per la “servetta” Fede, viene annullato senza possibilità di opporsi dal contratto di matrimonio fatto dai genitori della ragazza. L’unico sogno di Agostino rimane quello di tornare a lavorare la terra che era stata di suo padre: desiderio che in ultimo verrà realizzato, anche se il giovane non potrà più contare sulla presenza materna. La malora è il motore di tutta la vicenda: i personaggi, costantemente chiusi in una solitaria sopportazione, sembrano non avere voce in capitolo. La fame, la miseria, l’avidità, i lutti, le avversità atmosferiche e la sterilità del terreno decidono per loro. Gli abitanti delle Langhe si muovono in un mondo chiuso, un microcosmo i cui orizzonti sono, prima ancora di essere chiusi dalle colline, annullati dalla cieca fatica, dal lavoro che, inizialmente principio fondante di civiltà, è divenuto veicolo d’annullamento di sé. E’ questo desiderio a spingere gli uomini a spezzarsi la schiena lavorando sui campi e a mangiare sempre meno la sera. A questo, ancora, si aggrappano Tobia e il padre di Agostino, come sospesi nel vuoto e su quel Tanaro in cui molti uomini della razza langarola sono andati a porre fine ai propri giorni (suicidio di Costantino del Boscaccio trovato impiccato dallo stesso Agostino) Protagonista /Antagonista : la malora ( il libro inizia con il funerale del padre e si chiude con la preghiera della madre di morire, dopo avere chiuso per sempre gli occhi al suo terzogenito Emilio-> si può cogliere benissimo la capacità di Fenoglio di trasferire sul piano materiale la logica ferrea della malora, elemento che regola la vita di questo frammento di universo) Oggetto del desiderio E’ il deisderio di avere qualcosa di più a spingere gli uomini a spezzarsi la schiena lavorando sui campi e a mangiare sempre meno la sera. A questo, ancora, si aggrappano Tobia e il padre di Agostino, come sospesi nel vuoto e su quel Tanaro in cui molti uomini della razza langarola sono andati a porre fine ai propri giorni (anche in questo romanzo è presente il suicidio, quello di Costantino del Boscaccio trovato impiccato dallo stesso Agostino) Frasi significative da commentare per la presentazione del libro/dibattito “Avevo appena sotterrato mio padre e già andavo a ripigliare in tutto e per tutto la mia vita grama, neanche la morte di mio padre valeva a cambiarmi il destino. E allora potevo tagliare a destra, arrivare a Belbo e cercarvi un gorgo profondo abbastanza. Invece tirai dritto, perché m’era subito venuta in mente mia madre che non ha mai avuto nessuna fortuna, e mio fratello che se ne tornava in seminario con una condanna come la mia” “uscii nel freddo, arrivai al camposanto e mi misi ad andar su e giù lungo il muretto come se facessi un po’ di compagnia a mio padre, poi sentii dei passi nella neve; era Emilio che veniva con la stessa mia ispirazione, Ci gettammo l’uno incontro all’altro e ci piangemmo sulla spalla”
«Dio non fu mai con noi», (dice Agostino, nel romanzo sono descritti eventi su eventi, come segni dell’incapacità di modificare la vita; non si segue una storia lineare ma si procede con uno sfogo che sa di non poter trovare conforto, e diventa una semplice constatazione: Dio non fu mai..) “Tieni conto di cosa ho fatto per amore e usami indulgenza per cosa ho fatto per forza.” “Io ero a servire, l’unico di tutta la parentela che fosse a servire, e la cosa imbarazzava anche loro.” “Nel pieno della malora la vita m’era diventata insopportabile.” “Mi sembrava di tornare come un soldato, non da permanente, ma proprio dalla guerra.” “C’era una cosa che non mi riusciva di fare, ed era guardare in faccia i ragazzi d’Alba che all’occhio mi sembravano della mia età; li vedevo avvicinarsi ma nell’incrociarli era piú forte di me, dovevo chinare gli occhi, per poi voltarmi a guardarli una volta passati.” Identificare le varie categorie narratologiche di spazio e di tempo Nelle prime pagine del romanzo domina un lungo flashback che si apre con il ricordo della morte del padre. Esso prosegue, poi, con il racconto degli eventi che hanno caratterizzato la vita di Agostino e, infine, solo nelle ultime righe, ci si apre al tempo presente, narrando l’abbandono del lavoro servile da parte del protagonista e il ritorno dalla propria madre Caratteristiche dello stile dell’autore Nell’utilizzo di termini dialettali e gergali, nell’utilizzo di frasi fatte la memoria dell’autore diviene lingua in grado di creare il mondo narrato, diviene uno specchio perfetto, nella propria concisione e nella mancanza pressoché assoluta di orpelli, del carattere degli abitanti di queste terre. Nell’opera pochissime sono le descrizioni di luoghi e persone, è come se non ci fosse il tempo per soffermarsi ad osservarli, pur sentendo di riuscire stranamente a scrutare tutto con gli occhi noncuranti di chi è nato e sempre vissuto tra quella gente, cosciente anche di dover, un giorno, fatalmente morirci. Le uniche eccezioni sono significativamente legate alle rare visite di Agostino ad Alba, la città nel cuore delle Langhe dove viene descritto l’impatto con la vita cittadina, con i ragazzi, con gli edifici, con il seminario, con la farmacia del padrone: sono brani piacevoli ma forse stilisticamente sembrano stridere, se confrontati con la lucida sintesi che caratterizza il resto del libro. Ma è proprio in questi brani, nel desiderio di fare percepire appieno la descrizione, totalmente filtrata attraverso gli occhi di Agostino, che si avverte l’ansia di Fenoglio di prendere le distanze dalla propria città e di sentirsi, così, solo interprete del mondo contadino.