

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Biografia Bertolt Brecht e pensiero
Tipologia: Appunti
1 / 2
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Figlio d’arte Bertolt Brecht nacque ad Augusta, il 10 febbraio 1898, in una famiglia recentemente approdata alla borghesia. Il padre era cattolico, sua madre protestante e il giovane Brecht fu educato nella fede di quest’ultima. La fede protestante della madre segnò l’educazione culturale e linguistica del figlio, nella quale la lirica religiosa evangelica e il tedesco di Lutero lasciarono un’impronta decisiva. Bertolt ebbe un’infanzia poco felice a causa del carattere schivo e di frequenti problemi di salute. Fu presto richiamato dal servizio di leva ad Augusta per ricoprire la funzione di infermiere: rimase al fronte però solo un mese. Fu qui che il nazionalismo, già venato di crepe, perse ogni influenza sul giovane Brecht, quando questi vide in quali condizioni erano ridotti i feriti del conflitto. Il cambio di rotta è già visibile con la famosa poesia Die Legende vom toten Soldaten (La leggenda del soldato morto), in cui il Kaiser Guglielmo II, non accettando la prematura scomparsa di un giovane combattente, decide di farlo “risuscitare” per arruolarlo nuovamente mentre il fetore proveniente dal suo corpo viene coperto dall’incenso sparso dal turibolo di un prete. Questo componimento ebbe l’effetto di mettere Brecht sulla lista nera di Hitler nel 1923. Le prime opere Brecht entrò nella Lachkeller (La cantina delle risate), gruppo diretto dal celebre cabarettista Karl Valentin, in cui ci si esibiva in spettacoli clowneschi o si cantava. Il lavoro con Valentin influenzò molto le sue opere successive, ma il modello più importante che informò la produzione del periodo è senza dubbio Frank Wedekind, che attaccava la borghesia dando voce a personaggi “maledetti” (si pensi a Lulù) che si vendicavano di un mondo disumanizzato esprimendo una brutale e selvaggia istintualità, in cui la Natura prevaleva sulla civiltà. L’opera da tre soldi Dal 1926 intrattenne stretti contatti con artisti di tendenza socialista e ciò influenzò molto la sua Weltanschauung. Le sue prime opere furono influenzate dallo studio degli scritti di Hegel e Marx. Nel 1927 uscì il primo libro di poesie Il libro di devozioni domestiche (Hauspostille). Conobbe il sociologo Fritz Stengerg che lo stimola ad approfondire gli studi di marxismo. Scrisse la tragedia Mahagonny. Collabora con Erwin Piscator all’interno di un collettivo di un teatro di cui fanno parte anche Tucholsky, Kisch e altri. Il 2 novembre divorzia da Marianne Zoff. Nel 1928 scrisse la commedia L’opera da tre soldi su musica di Kurt Weill che andò in scena il 31 agosto e che divenne il maggior successo teatrale della Repubblica di Weimar. Nel 1929 sposa, in aprile, Helene Weigel. Il 1º maggio assiste ad una manifestazione di operai che vengono maltrattati dalla polizia tedesca. Nel 1930 andò in scena la commedia Ascesa e caduta della città di Mahagonny. Scrisse il dramma didattico La linea di condotta, dove Brecht ormai mette in scena tematiche marxiste. Scrive il dramma Santa Giovanna dei Macelli. VITA DI GALILEO La Vita di Galileo è un’opera teatrale di Bertolt Brecht, di cui esistono numerose versioni e revisioni. Le principali (versione danese, versione statunitense e versione berlinese) risalgono rispettivamente agli anni 1938/39, 1943-45 e 1956. L’opera si concentra sulla vita di Galileo Galilei, con particolare attenzione al processo dell’inquisizione e all’abiura dello scienziato. Critica e messaggio dell’opera Indubbiamente Vita di Galileo è una fra le più importanti opere per capire a pieno la cultura del XX secolo segnato da grandi guerre mondiali, totalitarismi di diverso colore politico e neocapitalismo. La commedia trova luce intorno al 1938-1939 e tratta della vita del grande scienziato pisano, dall’invenzione del cannocchiale, alla scoperta dei satelliti di Giove, fino al processo istituito dal Sant’Uffizio, al suo atto di abiura e agli ultimi anni della vecchiaia. Sicuramente dissonante da quella tramandataci dagli storici, qui la
figura di Galileo Galilei assume caratteri più umani, mettendone in evidenza paure, timori e incertezze, delineando un uomo logorato dalla voglia di combattere o cedere di fronte al potere. A Galileo Galilei la tradizione attribuisce innumerevoli intuizioni, soprattutto in campo astronomico, quali le montagne della Luna, la scoperta delle macchie solari, i satelliti di Giove, gli anelli di Saturno, le fasi di Venere e l’intuizione della presenza di un ulteriore corpo celeste al di là di Saturno, ovvero Urano. Inoltre la sua figura riveste fondamentale importanza dato che fu fra i primi a contribuire allo sviluppo e alla diffusione della teoria copernicana basata sull’eliocentrismo, in opposizione al non opinabile geocentrismo professato sia da Platone sia da Aristotele, giacché, rivestiti i due filosofi da grande considerazione dalla Chiesa cattolica, rappresentava una perfetta giustificazione alla grandezza di Dio e l’esistenza della figura di Dio Creatore. La Terra, in quanto creazione di Dio, doveva rappresentare il centro di tutto l’universo, pianeta “prescelto” e “superiore” rispetto ad una stella o ad un altro corpo celeste. Al di là delle faccende personali narrate nel dramma, Brecht focalizza la sua attenzione sul rapporto tra la ricerca scientifica e il potere, e, ampliando gli orizzonti, il rapporto lacerante e tutt’oggi lacerato che si interpone fra la cultura nascente e la cultura del potere. Ciò che fece la sfortuna di Galileo, all’epoca, era la sua mentalità diversa, basata su un metodo scientifico. Due linguaggi differenti: il primo, quello di Galilei, basato sull’empirismo, quale pilastro fondamentale e colonna portante del metodo scientifico, sullo studio del particolare fenomeno dal quale formulare una legge universale; il secondo, quello convenzionale dell’epoca, basato su dogmi della fede e della Chiesa. Sostanzialmente, la ottusità dell’Inquisizione appare superiore alla cecità fisica del pensatore pisano, e, per questo, nonostante la sua fede negli uomini e nella loro ragione, sarà sconfitto dall’auctoritas della Chiesa e delle teorie tolemaico-aristoteliche, condannato alla pena di morte nel 1633, pena tramutata in isolamento forzato grazie all’abiura delle sue tesi. La sconfitta della scienza coincide con la stessa vittoria: Galileo soccombe al Santo Uffizio ma allo stesso tempo gli è concesso di vivere quel poco che basta per portare avanti innumerevoli altri studi, nel campo della fisica e della dinamica. Inserendo in terza lettura questo dramma, cioè nel suo contesto storico, possiamo capire quanto sia intriso di verve sarcastica e pungente l’opera del drammaturgo tedesco, edita in una prima stesura nel 1938, dato che gli importanti progressi che la scienza compie in questo periodo (scissione dell’atomo, nascita della balistica applicata), vengono utilizzati dai governi mondiali a fini bellici. Rimane fondamentalmente uno il messaggio che Brecht vuole far arrivare: la scienza deve risultare libera da ogni cappio ideologico e politico e deve essere strumento di progresso degli uomini e non fonte della loro distruzione.