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lezione appunti approfonditi bertolt
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Bertolt Brecht, nasce ad Augusta e muore a Berlino est, è stato un poeta, scrittore e drammaturgo. Al Teatro di Brecht un appellativo che è sempre stato dato è quello di teatro POLITICO, vero a metà. Dai suoi scritti capiamo che questo aggettivo non viene utilizzato da lui per parlare del suo teatro, ma di quello del regista PISCATOR, circa suo coetaneo, attivo circa negli anni ’20 e che prosegue la sua attività fino all’anno di morte; egli considerava il teatro uno strumento di propaganda volto a dare alle classi meno agiate uno strumento che le potesse aiutare nel loro riscatto sociale. In uno scritto chiamato Teatro sperimentale, Brecht utilizza quest’espressione per indicare che secondo lui il teatro del collega è un parlamento, poiché come nel parlamento c’è un organo legislativo che detiene il potere della giustizia, il PUBBLICO. All’interno di questo parlamento vengono posti i problemi di pubblico interesse, che esigono delle soluzioni, il pubblico deve essere in grado di prendere decisioni politiche in base a ciò che avviene nel palcoscenico; il suo teatro può essere definito quindi una sorta di discussione nella quale alla fine il pubblico deve prendere una decisione di ordine pratico, non durante lo spettacolo, ma a seguito, nella quotidianità. Piscator deve inserire attivamente nella vita il teatro e per raggiungere questo scopo sfrutta qualsiasi mezzo. Nel suo teatro quindi l’estetica passa in secondo piano rispetto alla politica, soggetto principale delle rappresentazioni teatrali. Brecht riconosce che nella storia del teatro, se non ci fosse stata questa svolta politica, non avrebbe potuto far nascere quello che è il suo teatro, gli è debitore. Brecht però NON considera il suo teatro politico come quello di P.; nonostante siano coetanei hanno un vissuto biografico diverso, approccio alla politica diverso: P. ha un approccio diretto, combatte nella Prima Guerra Mondiale e partecipa alla rivoluzione tedesca del ’18, molto importante poiché trasforma lo stato tedesco in una repubblica parlamentare e democratica; proprio grazie all’intervento diretto che P. ha fatto nella storia è accaduto che in lui si sia animato il fuoco dell’uomo politico. D’altra parte, B. entra in contatto solo con la rivoluzione, non con la guerra, ma ne rimane assai deluso, il suo approccio alla politica avviene in termini molto più lontani e solo per via dello studio, approccio esclusivamente intellettuale che poi si riverbera nella sua carriera di scrittore e drammaturgo. Questa inizialmente sembra essere in linea con letteratura e teatro coevi, ma agli albori di quello che è il suo teatro politico, Brecht devia verso nuove forme che procedono in linea con una prospettiva politica in cui si colloca la sua produzione teatrale. E’ una prospettiva filo MARXISTA. Karl Marx, ha scritto il capitale nel 1867. La produzione di B. segue la sua prospettiva, nelle sue teorie c’è una lotta di classe tra lavoratori e capitalisti, lo scopo è quello di mettere fine all’immiserimento delle condizioni dei lavoratori; il teatro di B. si rivolge quindi in particolare alla classe dei DOMINATI, i proletari che, nell’intento di B, possono far valere i loro diritti sui dominatori. Sembra che le due linee siano simili, ma B. ci dice che non è così, non vuole fare un teatro politico come P., ma lo appella piuttosto teatro dialettico, epico, didattico e dell’era scientifica, teatro che doveva sollevare ne pubblico discussioni e problemi, che si sarebbe posto in contrapposizione a quello drammatico, ma non è da considerare neanche politico come quello di Piscator. A Brecht c’è una cosa del teatro di P. che non va bene: il fatto che l’estetica sia subordinata alla politica, odia questa cosa, poiché arriva da un percorso d’approccio alla politica molto più intellettuale e letterario. Nei suoi scritti teatrali precisa ciò dicendo che secondo lui il tentativo di trasformare uno spettacolo teatrale nell’assunzione dei compiti dallo spettatore risulta sterile, in questo modo la politica perde la sua importanza. Inoltre, dice che bisognerebbe trovare il modo di amalgamare politica ed estetica, operazione che non ritiene possibile in quanto pensa che le componenti della politica, così come sono, non possono essere messe in scena a prescindere, bisogna trovare un altro modo, non può essere un comizio fatto in palcoscenico. Va contro il suo teatro politico, ma allo stesso tempo dice che se non ci fosse stato il teatro di P. non ci sarebbe stato il suo. In alcuni scritti datati tra il 1926 e 1928 enuncia le caratteristiche del suo teatro. Lo scopo principale della sua teoria è la radicale trasformazione del teatro; il punto di partenza per il raggiungimento di questo obbiettivo è la presa di coscienza che il suo teatro ha perso il contatto col pubblico, l’altra parte del teatro che dà modo all’arte scenica d’esistere, per lui è importante che ritorni in auge il rapporto col pubblico. Quello che vuole attuare è un processo di trasformazione storica, ridare al teatro una trasformazione propria, adeguarlo alle esigenze ed ai cambiamenti dei vari tempi, radicalmente
diversi rispetto a quelli del passato. Teatro totalmente differente rispetto a quello concepito finora. Per realizzare questo il teatro deve abbandonare la vecchia forma drammatica, che non consente di rappresentare il mondo com’è oggi, bisogna trasformare ogni elemento dello spettacolo, realizzare un nuovo modello di teatro conforme al nostro tempo, all’epoca in cui si vive, che verrà definito come GRANDE TEATRO MODERNO. BREVIARIO DI ESTETICA TEATRALE, pubblicato nel 1948, ma scritto già verso la fine degli anni ’20, saggio teorico più importante. Parte dal presupposto che il teatro tratta di produrre forme vive di fatti umani; fatti umani tramandati al fine di ricreare, in ogni epoca storica in cui è stata creata una determinata rappresentazione teatrale, l’epoca stessa, che ha dovuto adeguarsi alle esigenze del tempo, con i caratteri dell’epoca storica contemporanea (a quella in cui vive, ma anche la nostra) che devono essere rispecchiati per descrivere il processo di formazione di essa. Negli ultimi secoli l’uomo ha sviluppato una capacità di osservazione scientifica nei confronti dei fenomeni del mondo naturale, l’uomo ha saputo cogliere la realtà come qualcosa di trasformabile ad opera dell’uomo. Purtroppo, è riuscito a compierla nei confronti della natura, ma non dei rapporti umani; la borghesia (classe sociale dei dominatori) ha impedito alle scienze di trovare un’operazione di osservazione scientifica nell’ambito dei rapporti umani, se fosse stata trovata avrebbe perso i poteri che la borghesia aveva sui dominati. Per fortuna è nata la SOCIOLOGIA, che studia i rapporti umani e la società, nata dalla lotta tra dominatori e dominati, ossia tra lavoratori e capitalisti. Ciò su cui deve basarsi la rappresentazione scenica, deve essere un’interconnessione tra sviluppo scientifico e lotta di classe, per far sì che la rappresentazione scientifica possa estendersi ai rapporti umani. Caratteri che costituiscono la FORMA DI GODIMENTO, caratteristica degli uomini che vivono nella società umana: concepire ogni cosa in modo da poter intervenire su di essa, cogliere la realtà come trasformabile. In abito teatrale, lo spettatore deve andare a teatro con ATTEGGIAMENTO CRITICO, che Brecht ritiene necessario per la società. Mantenere l’atteggiamento critico significa che non deve partecipare allo spettacolo a livello emotivo, lasciarsi coinvolgere, immedesimarsi nel personaggio della vicenda rappresentata, ma deve mantenere un distacco grazie al quale lo spettatore riesca a leggere lo spettacolo in maniera obbiettiva e razionale (STRANIAMENTO). Alla luce di questo discorso, dice che nel modello teatrale che vorrebbe creare, denominato MODELLO DEL TEATRO DELL’EPOCA, deve essere un teatro utile per la sola epoca in cui Brecht sta vivendo, vale solo per il teatro messo in scena da lui nel periodo in cui vive, non universale. In realtà, questa unicità che vuole avere il suo modello, non è valida al 100%, si nasconde una molteplicità di modelli. Deve essere giustificato sulla base 4 quattro operazioni tutte quante compiute in sequenza: 1) definire i caratteri generali e l’epoca in cui si teorizza 2) definire il compito che il teatro deve svolgere all’interno di questa epoca 3) definire gli effetti, escamotages scenici attraverso i quali il teatro assolve il suo compito (livello scenico) 4) definire le tecniche attraverso cui provocare questi escamotages (livello tecnico). E’ necessario che queste operazioni vengano eseguite tutte e quattro in maniera sequenziale. Per giungere alla versione finale corretta del modello teatrale è possibile effettuare diversi tentativi e nel farli si possono attuare metodi diversi, nello scopo di raggiungere un modello unico finale al suo interno si sviluppa un ventaglio di tentativi diversi, altri modelli all’interno di un unico modello (alcuni di questi ovviamente falliranno, ma potrebbero essere usati in altri ambiti). Anche l’attore non deve essere immedesimato, deve venire messo in atto lo STRANIAMENTO. Brecht vuole che lo spettatore vada a teatro consapevole del fatto che non deve immedesimarsi, la rappresentazione non lo deve emozionare, ma portare a riflettere e per far si che ciò accada deve vedere la rappresentazione in maniera straniata e critica. La modalità di rappresentazione deve accadere non seguendo la formula tradizionale, ma deve avere alla base una costruzione di tipo epico, strutturato in modo tale che i nodi dell’azione scenica vengano dichiarati palesemente in scena, lo spettatore deve riuscire palesemente a riconoscere tutti gli elementi della cosa rappresentata e problematizzarli e rifletterci sopra. Tutti i coefficienti scenici devono contribuire a quest’effetto di straniamento. C’è un saggio in cui lui dice che il modo di recitare dell’attore cinese deve essere preso per modello da quello occidentale, l’attore cinese non è immedesimato, ma riflette e contempla sé stesso; non lo fa come l’attore di MEJERCHOL’D specchiandosi mentalmente nella fase di