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Boccaccio, Appunti di Lingua Italiana

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Boccaccio
La vita e il modo di scrivere di Boccaccio possono essere divisi in due parti separate
dalla composizione del Decameron tra il 1349 e 1351 :
1. Letteratura cortese del medioevo chiamata tardogotico
2. Apertura cultura preumanistica
Nasce nel 1313 , studia a Firenze , si trasferisce col padre a Napoli e qui conosce il
mondo del mercato dove incontra persone molto diverse fra loro. Lui si dedica alla
letteratura scrivendo in latino e volgare. Lui frequenta la biblioteca del re Roberto
d’Angiò , ammira gli autori classici . nel 1340 rientra a Firenze e deve affrontare
la peste del 1348; nel 1349 inizia il Decameron il cui pubblico è la città borghese
che ha già conosciuto grandi autori. Giovanni conosce Petrarca con cui ha un
profondo legame. Comincia a avere importanti incarichi politici portando avanti
le sue opere letterarie e sognando di tornare a Napoli per essere nominato
segretario del re e anche se ciò non avviene in quella città trascrive alcuni codici.
Dopo il fallimento di un colpo di stato di cui fu incolpato x sbaglio non ricopriva
più incarichi politici ha una grande crisi spirituale; nel 1363 scrive il
CORBACCIO in cui trasforma l’amore per una donna in odio . col tempo lui si
allontana dai piaceri terreni per elevarsi spiritualmente coltivando l’amore per la
letteratura. Boccaccio riesce a tornare a Firenze ricoprendo nuovi incarichi ,
viaggia molto e anche se peggiora nelle condizioni fisiche legge e commenta la
commedia di Dante e muore nel 1375 a Certaldo.
Il decameron viene tradotto in varie lingue europee ed è un libro modello per
molti autori non solo italiani. Dall’opera si capisce che Giovanni è nato in una
famiglia borghese mercantile e che ha frequentato la corte di Angiò: l’opera
presenta la società feudale avvicinando gli antichi valori cortesi con quelli laici.
Nelle novelle le storie si svolgono in luoghi precisi e reali e in tempi definiti ; si
parla di tutte le fasce di popolazione descrivendole in maniera precisa . attraverso
le novelle si ride delle situazioni che di solito sono censurate, nascoste .
Il decameron ha lo scopo di consolare le donne che soffrono d’amore
consigliandole su cosa fare con l’obiettivo però di rivolgersi ad un pubblico molto
più ampio . una mattina del 1348 dieci ragazzi borghesi si incontrano che x
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Scarica Boccaccio e più Appunti in PDF di Lingua Italiana solo su Docsity!

Boccaccio

La vita e il modo di scrivere di Boccaccio possono essere divisi in due parti separate

dalla composizione del Decameron tra il 1349 e 1351 :

1. Letteratura cortese del medioevo chiamata tardogotico

2. Apertura cultura preumanistica

Nasce nel 1313 , studia a Firenze , si trasferisce col padre a Napoli e qui conosce il

mondo del mercato dove incontra persone molto diverse fra loro. Lui si dedica alla

letteratura scrivendo in latino e volgare. Lui frequenta la biblioteca del re Roberto

d’Angiò , ammira gli autori classici. nel 1340 rientra a Firenze e deve affrontare

la peste del 1348; nel 1349 inizia il Decameron il cui pubblico è la città borghese

che ha già conosciuto grandi autori. Giovanni conosce Petrarca con cui ha un

profondo legame. Comincia a avere importanti incarichi politici portando avanti

le sue opere letterarie e sognando di tornare a Napoli per essere nominato

segretario del re e anche se ciò non avviene in quella città trascrive alcuni codici.

Dopo il fallimento di un colpo di stato di cui fu incolpato x sbaglio non ricopriva

più incarichi politici ha una grande crisi spirituale; nel 1363 scrive il

CORBACCIO in cui trasforma l’amore per una donna in odio. col tempo lui si

allontana dai piaceri terreni per elevarsi spiritualmente coltivando l’amore per la

letteratura. Boccaccio riesce a tornare a Firenze ricoprendo nuovi incarichi ,

viaggia molto e anche se peggiora nelle condizioni fisiche legge e commenta la

commedia di Dante e muore nel 1375 a Certaldo.

Il decameron viene tradotto in varie lingue europee ed è un libro modello per

molti autori non solo italiani. Dall’opera si capisce che Giovanni è nato in una

famiglia borghese mercantile e che ha frequentato la corte di Angiò: l’opera

presenta la società feudale avvicinando gli antichi valori cortesi con quelli laici.

Nelle novelle le storie si svolgono in luoghi precisi e reali e in tempi definiti ; si

parla di tutte le fasce di popolazione descrivendole in maniera precisa. attraverso

le novelle si ride delle situazioni che di solito sono censurate, nascoste.

Il decameron ha lo scopo di consolare le donne che soffrono d’amore

consigliandole su cosa fare con l’obiettivo però di rivolgersi ad un pubblico molto

più ampio. una mattina del 1348 dieci ragazzi borghesi si incontrano che x

scappare dalla peste vanno in campagna cantando e raccontando storie. Le novelle

sono 100 in 10 giorni trattando un argomento al giorno:

  • Fortuna : l’uomo è condizionato dalla fortuna e dalla natura. La fortuna

determina la condizione sociale ( ricco – povero )… tale tema è legato

anche al periodo storico di grandi cambiamenti e di crisi

  • Natura : essa attribuisce il carattere alla persona
  • Ingegno : strumento con cui si controlla fortuna e natura
  • Onestà : intesa come dignità e difesa del vivere in una comunità

Decameron significa dieci giornate , è una raccolta di 100 novelle narrate in 10

giorni. Si apre con un proemio e prosegue con 10 capitoli che corrispondono a

10 giorni vissuti da una brigata cioè da un gruppo di amici che giocano e

scherzano.

Nella prima giornata descrive la peste di Firenze del 1348 e i giovani decidono

di andare in campagna per passare del tempo raccontando e ascoltando delle

novelle: ogni giornata ha una rubrica che riassume il contenuto.

L’opera sembra un unico lungo racconto , le novelle sono inserite in una

cornice che le collega seguendo lo schema arabo delle Mille e una notte cioè

una raccolta di novelle arabe raccontate da Shahrazad al sultano che vuole

ucciderla con l’obiettivo di rinviare e alla fine evitare la morte.

Nel decameron la cornice in cui sono le novelle è un passatempo per la brigata

che sfugge dagli effetti della peste; ci sono tre livelli di narrazione :

1. voce dell’autore

2. dieci novellatori

3. altri personaggi

Parla del potere della fortuna e ci sono novelle avventurose

TERZA GIORNATA

Il tema è dell’ingegno per ottenere ciò che si desidera

QUARTA GIORNATA

Parla l’autore per difendersi dall’accusa di proteggere le donne ; sottolinea la forza

della natura per poi lasciare la parola alla brigata che narra gli amori infelici

QUINTA GIORNATA

Novelle su amori contrastati ma a lieto fine

SESTA GIORNATA

Novelle brevi dedicate a battute spiritose

SETTIMA GIORNATA

Novelle ambientate in Toscana basate sul rapporto moglie-marito-amante in

genere marito stupido moglie furba

OTTAVA GIORNATA

Tema sono le beffe tra uomo donna , donna uomo o tra uomo e uomo

NONA GIORNATA

Temi della gioia di vivere e dei doveri delle mogli

DECIMA GIORNATA

Temi su sentimenti e sul fare cose ammirevoli. l’ultima novella è opposta alla

prima con cui l’opera si apre; alla fine Panfilo chiede di tornare in città e fa un

resoconto dei 14 giorni.

Nelle conclusioni Boccaccio si rivolge alle donne , si difende da chi lo accusa per

le parole usate e sottolinea l’importanza del realismo usando un linguaggio

quotidiano opponendosi contro chi crede che l’opera sia immorale.

Egli aveva individuato 3 livelli letterari alto , mezzano per materie amorose e

rivolto alle donne e basso. il Decameron ha uno stile medio anche se ci sono parti

con stile alto o basso: nelle novelle tragiche lo stile è alto in quelle ironiche è

basso anche con forme di dialetto.

Egli per rappresentare bene la realtà usa diversi linguaggi e stili.

Riassunto Proemio Decamerone

Giovanni Boccaccio scrivendo il proemio sembra quasi voler dare una

giustificazione al Decamerone , attraverso il quale spiega a quale

categoria di pubblico fosse dedicato questo libro e lo scopo per cui l'ha

scritto. Il libro è dedicato alle sofferenze causate dall'amore e specialmente

alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di

divertirsi per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e

quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei

suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Di

conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato (l'amore,

secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito

solo da donne gentili), ma non composto da letterati, infatti è utile

ricordare che non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano

leggere.

Boccaccio usa, inoltre, il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la

condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare

un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa

come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di

quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà

della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto

nei mercanti e nuovi borghesi della quale fa parte il Boccaccio. Questi

"nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili,

quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla

quale sente di appartenere.

Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in

tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale

si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più

"terreni") adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato

scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo

presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio

introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto

con gli occhi di una donna.

Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera

contamplazione, non parlandogli mai delle donne e avendo cura che non ne incotrasse mai una: per questo motivo, quando si deve recare in città per fare acquisti lascia sempre il fanciullo da solo nell'eremo. Dopo molti anni però il figlio, ormai diventato giovane uomo, propone al vecchio padre di accompagnarlo in città per aiutarlo. Giunto in città il ragazzo, sempre vissuto al di fuori da ogni consesso civile, si meraviglia fortemente nel vedere costruzioni e monumenti, e chiede al padre spiegazioni su tutto ciò che incontrano strada facendo. Ad un certo punto incrociano un gruppo di donne ben vestite che tornano da un matrimonio. Il giovane non aveva mai visto una donna e quindi chiede al padre che cosa siano "quelle". Il padre gli risponde che sono la cosa più brutta e malsana del mondo e lo invita a non pensarci. Il giovane però insiste con le sue domande, finché il padre, che teme che la sola parola "donne" possa scatenare pulsioni sensuali nel figlio, gli dice che sono delle papere. Al che il figlio ribatte dicendo di volere una di queste papere, e che dopo averla presa avrebbe sempre avuto cura nel darle qualcosa da beccare. La novella non ha una fine precisa: questo perché Boccaccio stesso ci tiene a differenziarla rispetto a quelle raccontate dai suoi dieci protagonisti. Viene infatti utilizzata dall'autore nell'introduzione alla Quarta giornata come exeplum della forza dell'amore, capace di colpire anche un giovane "selvatico" cresciuto senza nessuna educazione sentimentale. In questo modo Boccaccio risponde a chi lo accusa di pensare troppo a compiacere le donne e a coltivare per loro sentimenti amorosi pur avendo raggiunto la maturità, età in cui le passioni andrebbero dimenticate.

FEDERIGO DEGLI ALBERIGHI

La novella narra la storia di Federigo, figlio di Messer Filippo degli Alberighi il quale si innamora di una donna, monna Giovanna. Lei non ricambia il suo amore e lo fa impoverire invano. Quando il marito muore per una grave malattia, lei, madre di un bambino, si trasferisce in campagna a Campi, vicino Firenze. Lì abita anche Federigo, che stringe amicizia con il figliuolo di Giovanna. Quest'ultimo si ammala e chiede alla madre di fargli regalare dal corteggiatore il suo falcone. Lei prima non ha il coraggio poi, con il peggioramento delle condizioni del ragazzo, accetta e si reca da Federigo. Lui, onorato della visita, uccide il falcone e lo fa mangiare come pasto a Giovanna la quale, dopo aver terminato il pranzo, gli svela la domanda del figlio. Dopo un lungo pianto da parte del pover uomo, che gli spiega tutto, lei non rimane male ma, anzi, lo ammira per la sua generosità. Giorni dopo anche il bambino, per il dispiacere, muore. Così, Giovanna, sposa Federigo e vivono felici e contenti.

FEDERIGO DEGLI ALBERIGHI

Personaggio del Decamerone (giornata V, novella 9). È forse l'incarnazione più compiuta, se non la più appariscente di quegli ideali cavallereschi che il Boccaccio vagheggia: anche le sue azioni, come quelle di altri consimili eroi boccacceschi, hanno del meraviglioso e del sorprendente. Ma la sua cavalleria, meno magnifica e più intima, informa tutta la vita e il suo sentire, e si rivela con condizioni che sembrerebbero del tutto contrarie alle pompe e ai gesti cavallereschi. Innamorato di una gentildonna fiorentina (come un cavaliere sarebbe perfetto senza amore?), spende oltre misura del suo per apparire agli occhi dell'amata dotato di quelle virtù che distinguono uno spirito eletto: cortesia, prodezza, liberalità; si riduce così in povertà e, senza lamentarsi, si ritira dalla città in un suo poderetto, dove unica distrazione sua è la caccia con un falcone che gli è rimasto e a cui si lega con affettuosa consuetudine. In quella modesta casa viene un giorno a trovarlo (per la prima volta dopo tanti anni) la donna amata, rimasta vedova con un solo figlioletto, sospinta dalle preghiere del figlio ammalato desideroso di avere il falcone del vicino. Federigo vorrebbe onorarla degnamente, ma non avendo altro per imbandire il pranzo, uccide il diletto falcone, ignorando il vero motivo della visita. La scoperta del suo sacrificio, il suo dolore di non poter soddisfare l'amata commuovono la donna la quale, qualche tempo dopo la morte del bambino, si decide a sposare Federigo, l'uomo che per lei così a lungo ha sofferto e che mai non è venuto meno nella sua devozione di innamorato cortese.