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breve storia della chimica, riassunto capitolo 2
Tipologia: Appunti
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BREVE STORIA DELLA CHIMICA Capitolo 2: L'alchimia. Ai tempi di Aristotele, Alessandro il grande di Macedonia conquistò il vasto impero persiano. L'impero di Alessandro si sgretolò dopo la sua morte avvenuta nel 323 a. C., ma i greci e i macedoni conservarono il dominio su ampie zone del Medio Oriente nelle quali, nei secoli successivi, ebbe luogo un fecondo mescolarsi di culture. Uno dei grandi generali di Alessandro, Tolomeo, fondò in Egitto un regno, la cui capitale era Alessandria nella quale vendicato un tempio dedicato alle Muse che serviva da istituto di ricerche e inoltre venne costituita la più grande biblioteca dei tempi antichi. L'abilità egiziana nel campo della chimica applicata alla conoscenza greca della teoria si incontrarono e si fusero, ma l'unione non fu completamente vantaggiosa. In Egitto la conoscenza della chimica era strettamente connessa con l'imbalsamazione dei morti e riti religiosi mentre i greci avevano separato la religione della scienza: il nuovo matrimonio delle due culture ostacolava seriamente ogni ulteriore progresso scientifico. L'arte della chimica appariva così intimamente legata alla religione e accrebbe l'alone di mistero e la sensazione che si trattasse di una scienza segreta e potente. Vi era infatti un pubblico rispetto e timore nei confronti della chimica. L'esistenza di 7 corpi celesti considerati pianeti e 7 metalli allora conosciuti portò i chimici ad accoppiarli (per esempio , il sole e l'oro o la luna e l'argento). Questo alone di mistero più o meno liberamente voluto ebbe due effetti spiacevoli. In primo luogo ritardò il progresso, in quanto ciascun ricercatore nel campo della chimica viveva nell'ignoranza o, perlomeno nell'incertezza in merito a ciò che facevano gli altri, cosicché nessuno poteva trarre utili insegnamenti dagli errori altrui o approfittare delle conquiste realizzate dai colleghi. In secondo luogo, dava a tutti i ciarlatani e imbroglioni la possibile spacciarsi per studiosi seri e dunque non era possibile distinguere furfanti dagli uomini di scienza. Il primo seguace importante della chimica greco-egiziana di cui è pervenuto il nome è Bolos il quale nei suoi testi usa il nome di Democrito. Bolos si dedicò alla trasformazione di un metallo in un'altro e, in particolare, la trasformazione del piombo o del ferro in oro (trasmutazione). La teoria dei quattro elementi permetteva di pensare che le varie sostanze dell'universo differissero tra loro esclusivamente nella natura del miscuglio degli elementi e sembravano esistere validi motivi per tenere che gli elementi stessi fossero intercambiabili. Secondo le apparenze, l'acqua si trasformava in aria mediante l'evaporazione e l'aria si trasformava di nuovo in acqua sotto forma di pioggia e riscaldando il legno, questo si trasformava in fuoco e vapori, una forma d'aria e così via. Perché, allora, il ferro grigio non si sarebbe dovuto convertire ulteriormente in oro giallo? Nei suoi scritti Bolos forniva, a quanto pare, i particolari di metodi per la produzione dell'oro, ma è possibile costituire una lega di rame e zinco che dà luogo all'ottone, il quale possiede il colore giallo dell'oro. Dunque, è molto probabile che, per molti antichi studiosi, la preparazione di un metallo dal colore dell'oro equivalesse alla produzione di oro e vero e proprio. Ad ogni modo, nell'epoca romana, l'arte della chimica subì un notevole regresso, insieme alla decadenza generale della scienza greca. Dopo il 100 d.C. non fu scoperto praticamente nulla di nuovo e si manifestò una tendenza crescente all'interpretazione sempre più mistica degli scrittori antichi. Il colpo di grazia lo diede la paura. L'imperatore romano Diocleziano temeva che la chimica potesse veramente riuscire a produrre oro a buon mercato rovinando in questo modo la scricchiolante economia dell'impero il quale era già avviato alla decadenza. Diocleziano ordinò così la distruzione di tutti gli scritti dedicati alla chimica e il che contribuì a spiegare perché così pochi testi siano arrivati fino a noi. Un'altra ragione è che, con il consolidarsi del cristianesimo, la scienza pagana cominciò a
essere considerata con sospetto. Il museo e la biblioteca di Alessandria subirono gravi danni in seguito a tumulti cristiani che ebbero luogo dopo il 400 d.C. L'arte della chimica, dati i suoi stretti legami con l'antica religione egiziana, era particolarmente sospetta e si rifugiò praticamente nella clandestinità, come per esempio in Persia. Gli arabi. Nel VII secolo tuttavia comparvero sulla scena gli arabi i quali erano rimasti fino a questo momento isolati nella loro penisola desertica. Ora però, sono spinti dalla nuova religione dell'islam, fondata da Maometto, cominciarono a diffondersi in tutte le direzioni e i loro eserciti conquistarono i territori dell'asia occidentale e dell'africa settentrionale. Gli Arabi invasero l'Egitto e la Persia e proprio qui incontrarono quanto rimasto della tradizione della scienza greca e ne furono affascinati. In arabo "chimica" diventò "alchimia" e chi si dedicava allo studio di essa fu chiamato "alchimista". Con il termine "alchimia" si intende l'intera evoluzione della storia della chimica a partire dal 300 circa a.C. fino al 1600 d.C. , per un periodo di quasi duemila anni. Dopo il 650 d.C. la coservazione e il progresso dell'alchimia greco-egiziana passò completamente in mano agli Arabi, dove ne restarono tracce nel buon numero di termini chimici (alcalini, alcool, alambicco, ..). L'alchimia araba diede il meglio di sé all'inizio del periodo della dominazione musulmana e uno dei più capaci e rinomati alchimisti arabi, noto agli Europei vari secoli dopo, era "Geber". La sua massima influenza si esercitò attraverso i suoi studi sulla trasmutazione dei metalli. Egli riteneva che il mercurio fosse il metallo per eccellenza (data la sua natura liquida) e che lo zolfo aveva il dono della combustibilità. Geber credeva che i vari metalli non erano altro che miscugli di zolfo e mercurio e dunque non restava che scoprire una qualche sostanza in grado di agevolare la mescolanza tra i due nelle proporzioni adatte per produrre l'oro. Secondo un'antica tradizione, questa sostanza capace di favorire la trasmutazione era una polvere secca, in Europa conosciuta con il nome di "elisir" (pietra filosofale, i filosofi erano quelli che oggi chiameremo scienziati). DEFINIZIONE DI ALCHIMIA: Complesso di conoscenze pratiche (metallurgiche, farmaceutiche, ecc.), filosofiche ed esoteriche che, sviluppatosi nel mondo arabo e in Europa nel Medioevo, propugnò, tra l'altro, la trasmutabilità dei metalli vili in oro; la sua fine si colloca al termine del Rinascimento, con il sorgere del metodo sperimentale nelle scienze e il declino delle pratiche magiche. L'alchimia si sviluppò in due filoni paralleli: uno mineralogico, il cui obiettivo era l'oro, e uno medico, mirante alla scoperta di una panacea (rimedio ad ogni male). Un'altra figura rilevante dell'alchimia araba fu Rhazes il quale si interessò principalmente dell'aspetto medico dell'alchimia, ma l'alchimista più importante era Avicenna il quale dubitava fortemente della possibilità di arrivare all'oro partendo da altri metalli. Egli era e rimase un'eccezione tra gli alchimisti. Il risveglio in Europa. Dopo Avicenna la scienza araba declinò rapidamente. Era un'epoca di incertezza per il mondo islamico e, il disordine andò aumentando con le invasioni e le sconfitte militari. La supremazia scientifica abbandonò definitamente gli Arabi e passò all'Europa occidentale. I primi contatti relativamente pacifici e stretti dei popoli dell'Europa occidentale con il mondo islamico furono conseguenza delle Crociate (la prima nel 1096 e la conquista di Gerusalemme nel 1099). Successivamente, un regno cristiano ebbe vita per quasi due secoli sulla costa siriana e ci fu una certa fusione di culture e ammirazione per la scienza araba da parte dei cristiani. Nello stesso periodo i cristiani di Spagna andavano gradualmente recuperando il territorio conquistato dall'Islam all'inizio dell'VIII secolo. Nonostante una certa riluttanza a prendere in considerazione le opere di quello che veniva giudicato nemico mortale, acquistò vigore il movimento per la traduzione in latino delle
potevano essere combinati insieme e riutilizzati per la stampare qualsiasi libro. Per la prima volta nella storia si ebbe la possibilità di produrre libri a buon mercato e in grande quantità, senza dover temere errori di copiatura. Grazie alla stampa, le teorie impopolari non erano destinate all'estinzione: per esempio, uno dei primi libri pubblicati a stampa fu infatti il poema di Lucrezio che diffuse in tutta Europa la dottrina atomistica. L'anno 1543 vide la pubblicazione di due libri rivoluzionari: uno di essi era il libro dell'astronomo polacco Niccolò Copernico il quale sosteneva che il centro dell'universo era il sole e non la terra come insegnavano i grandi astronomi greci mentre l'altro era stato scritto dall'anatomista fiammingo Andrea Vesalio il quale descriveva l'anatomia umana con precisione e respingeva molte delle convinzioni che risalivano ad antiche fonti greche. Questo simultaneo rovesciamento dell'astronomia e della biologia greca segnò l'inizio della rivoluzione scientifica, anche se le teorie greche resistettero ancora, in alcuni ambienti, per un secolo in più. Questa rivoluzione penetrò solo lentamente nel mondo dell'alchimia ma si fece sentire abbastanza tanto nell'aspetto mineralogico della scienza quanto in quello medico. La fine dell'alchimia. Lo spirito nuovo compare nelle opere di due autori contemporanei: