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Sintesi libro Breve storia della chimica.
Tipologia: Sintesi del corso
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L'abilità egiziana nel campo della chimica applicata e la conoscenza greca della teoria si incontrarono e si fusero, ma l’unione non fu completamente vantaggiosa. In Egitto la conoscenza della chimica era strettamente connessa con l’imbalsamazione dei morti e i riti religiosi, mentre gli antichi filosofi greci avevano invece separato la religione dalla scienza. Gli Egizi praticavano l’arte della khemeia (arte di modificare la materia) che appariva intimamente legata alla religione, e la gente comune avevano una certa paura delle persone che la praticavano, considerandole arti segrete e pericolose. Questo alone di mistero ebbe due effetti spiacevoli. In primo luogo, ritardò il progresso poiché ciascun ricercatore nel campo della chimica viveva nell’ignoranza in merito a ciò che facevano gli altri e di conseguenza nessuno poteva trarre insegnamenti utili dagli errori o dalle conquiste altrui. In secondo luogo, dava a tutti i ciarlatani e imbroglioni la possibilità di spacciarsi per studiosi seri. Il primo seguace importante della khemeia greco-egiziana di cui ci sia pervenuto il nome è Bolos, vissuto nel 200 a.C. circa. Egli si dedicò allo studio della trasformazione di un metallo in un altro e, in particolare, alla trasformazione del piombo o del ferro in oro (trasmutazione). Per secoli e secoli molti chimici si sono sforzati onestamente di scoprire la tecnica per produrre l’oro. Nei suoi scritti Bolos forniva i particolari di metodi per la produzione dell’oro, ma probabilmente si trattava di una lega di rame e zinco che dà luogo all’ottone, il quale possiede lo stesso colore dell’oro. Nell’epoca romana, l’arte della khemeia subì un notevole regresso, dopo il 100 a.C. non si scoprì praticamente niente di nuovo. Il colpo di grazia venne dato dall’imperatore Diocleziano, che temeva che si potesse riuscire a produrre oro a buon mercato, e per questo ordinò la distruzione di tutti gli scritti dedicati alla khemeia. Un’altra motivazione è che con il
2- è il fondatore della Iatrochimica, cioè una medicina fondata sull’uso di sostanze minerali. Paracelso è uno dei primi a capire che le sostanze minerali possono agire su alcune malattie; 3- per lui la materia è composta da tre elementi: sale, mercurio e zolfo.
Riforma la nomenclatura troppo vaga; se una sostanza si poteva scindere in sostanze più semplici, essa non era un elemento e due sostanze che erano entrambe elementi si potevano combinare formando una terza sostanza chiamata composto. Perfeziona la classificazione di Silvius delle sostanze acide e basiche. Silvius era un chimico, il primo che portò un laboratorio di chimica in un'università , e aveva distinto le sostanze tra acide e basiche. Boyle ha la caratteristica di essere ancorato al suo tempo in quanto ammette che la trasmutazione sia possibile. Boyle afferma che gli atomi sono divisibili anche se in natura permangono indivisibili; questa è una grande intuizione perché porterà gli uomini a comprendere l’esistenza di particelle subatomiche. A questi corpuscoli che sono inerti di per sé, dotati di proprietà meccaniche, secondo Boyle Dio ha conferito il moto, quindi anche nella versione di Boyle, che era un uomo molto religioso, la presenza di Dio come principio è presente. Egli dimostrerà che un gas si può comprimere e quindi aumentando la pressione esercitata su un gas questo può diminuire il suo volume senza perdere peso. Quindi se il gas si può comprimere l’unica spiegazione è ammettere che il gas sia fatto di particelle divise da spazi vuoti. Molto importante in quel periodo fu anche van Helmont. Egli fece crescere un albero in una quantità di terra misurata, misurando l’acqua e la terra che aggiungeva, e il peso, per vedere se ci fossero dei cambiamenti. Fu importante perché studiò i vapori e, trovò che assomigliassero al “caos” dei Greci, la materia originaria, e per questo li chiamò caos, che in fiammingo diventò gas, ed è l'espressione che usiamo ancora oggi per indicare le sostanze aeriformi Verso la fine del diciottesimo secolo James Watt realizzò la prima macchina a vapore veramente efficiente. Da quel momento, l’uomo cominciò ad interessarsi al fuoco e cercò di scoprire nuovi metodi per adibire il fuoco ad altri impieghi in sostituzione dell’uomo. Secondo gli antichi greci le sostanze in grado di bruciare contenevano in sé l’elemento del fuoco, e le teorie degli alchimisti erano analoghe, con la differenza che si ritenevano combustibili le sostanze contenenti il principio dello zolfo. Becher ipotizzò l’esistenza di tre tipi di terra: la terra lapidea tipica dei solidi, la terra mercurialis, sostanza fluida, e la terra pinguis, una sorta di principio di infiammabilità. Georg Ernest Stahl diede al principio di infiammabilità il nome di flogisto. Secondo Stahl le sostanze combustibili erano ricche di flogisto e il processo di combustione determinava la cessione del flogisto all’aria. Ciò che rimaneva dopo la combustione era privo di flogisto, quindi non poteva bruciare. Quindi, la cenere proveniente dalla combustione del legno, era priva di flogisto. C’era però un problema, nella formazione della ruggine dal metallo, il peso aumentava invece che diminuire. Stahl e i suoi discepoli non erano in grado di spiegare il perchè, ma nel diciottesimo secolo questo problema non era considerato grave poiché non si dava molta importanza alle misurazioni
rapporti di piccoli numeri interi. Gay-Lussac enunciò questa teoria come legge dei volumi di combinazione. Nel 1811 Amedeo Avogadro enunciò l’ipotesi di Avogadro, secondo la quale nei gas numeri uguale di particelle occupano volumi uguali. Esistevano anche altri modi per arrivare ai pesi atomici: