



















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto completo nel libro "Storia dell'Editoria in Italia. Dall'Unità a oggi" di Alberto Cadioli e Giuliano Vigini.
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 27
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




















Alberto Cadioli, Giuliano Vigini
Dall’unità a oggi R I A S S U N T O
Nei primi decenni dell’Ottocento non era ancora ben definita, in Italia, la figura dell’ editore che pubblicava i testi degli scrittori contemporanei (o addirittura li commissionava) in funzione delle preferenze di gruppi vasti di lettori. Solo nel corso del secolo si farà strada una nuova mentalità con l’affermazione di un editore disponibile da un lato a soddisfare le richieste di nuovi prodotti (del romanzo, soprattutto) da parte di un pubblico nuovo e, dall’altro, capace di riconoscere nel lavoro intellettuale una professione cui corrispondere un compenso. È impossibile tuttavia individuare una linea di demarcazione: stampatori vecchio stile ed editori aperti al futuro si sovrappongono e si intrecciano per lungo tempo. La nuova figura dell’editore che, come imprenditore, media tra le offerte dell’autore e le richieste del pubblico si afferma, in Italia, soprattutto a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Fino a quel momento la produzione e la diffusione del libro erano ostacolate da alcuni problemi: la presenza di una letteratura dalle forme consolidate destinata a chi poteva essere definito letterato il grande problema dell’analfabetismo molto elevato la situazione economica e politica dell’Italia con la divisione in numerosi Stati, spesso dipendenti da potenze straniere e con legislazioni diversa. Questo creava problemi legati alle frontiere, ai blocchi doganali e ai campi di moneta e all’assoluta mancanza di una regolamentazione del diritto d’autore. Ne conseguiva da un lato che la produzione rimaneva fortemente limitata, mentre dall’altro che si diffondeva un fenomeno di pirateria, così che lo stesso titolo era reperibile in un altro Stato a un prezzo anche molto inferiore rispetto a quello della prima edizione. Alcuni problemi legati al diritto d’autore iniziarono a essere risolti a metà Ottocento con una prima Convenzione sul diritto d’autore (1840) e poi con l’unificazione del Regno d’Italia. Nonostante queste difficoltà, nel corso della prima metà dell’Ottocento si consolidano alcuni editori e Milano soprattutto inizia ad affermarsi come capitale dell’editoria. Ricordiamo per esempio Anton Fortunato Stella che negli anni Venti si servì, per la sua attività editoriale, del giovane Giacomo Leopardi, Giovanni Silvestri (stampatore
tra i più qualificati a Milano tra Sette e Ottocento) e di Pietro Giordani (intellettuale tra i più noti a quel tempo). Con lui realizzò importanti collane letterarie come «Biblioteca scelta » che presentava in edizione economica titoli di classici antichi e moderni. Si ricordino poi anche Vincenzo Ferrario (l’editore dei Promessi sposi ) e Niccolò Bettoni che creò vaste collezioni librarie, raggruppate sotto il nome di «Biblioteca». A Torino invece si ricorda l’editore Pomba che nel 1820 promuoveva la collana «Biblioteca Popolare ossia Raccolta di opere classiche non che latine e greche in italiano tradotte»: piccoli volumi di forma tascabile con un numero di pagine compreso tra 150 e 200 che venivano distribuiti a scadenza settimanale. Nella prima metà del secolo, la differenziazione del pubblico era soprattutto legata alla diversità dei generi letterari e alla collocazione degli scrittori nel variegato quadro culturale. Erano ancora molti i letterati tradizionali, ma cresceva anche il numero di colore che, aperti alle trasformazioni culturali in corso, erano disponibili nei confronti del romanzo. Era soprattutto il romanzo storico a esercitare un forte richiamo, unificando gruppi diversi di lettori e alimentando una ricca produzione. Nel corso dell’Ottocento quindi l’industria editoriale cercava di promuovere e di soddisfare le nuove richieste di lettura servendosi soprattutto del romanzo. A metà del secolo incominciava la pubblicazione dei romanzi collocati in appendice, il «romanzo d’appendice», di giornali e riviste: adattamento italiano della pratica francese del feuilleton. Si possono indicare due poli principali nel quadro complessivo dell’editoria della prima metà dell’Ottocento, ciascuno con una propria specificità: MILANO: il polo milanese era rivolto ai ceti sociali nuovi, rappresentati i nuovi gruppi di lettori. L’aspetto commerciale si intrecciava con l’intento di diffondere la cultura e il sapere a un pubblico nuovo. FIRENZE: il polo fiorentino era legato tradizionalmente ai ceti intellettuali. Emergevano le potenzialità politiche, in chiave risorgimentale, dell’impresa editoriale. Felice Le Monnier nel 1837 do vita a un’intensa attività editoriale. Egli concepisce l’editoria come un’autonoma attività imprenditoriale rivolta a un profitto, ma è anche convinto di doversi inserire nel dibattito politico diffondendo con libri dal basso prezzo gli ideali risorgimentali. Felice Le Monnier esemplifica bene il modello fiorentino dell’imprenditore che si fa operatore politico-culturale. Si ricorda a questo proposito la collana «Biblioteca nazionale» in cui entrarono sia i classici della letteratura, sia gli scrittori moderni, con l’obiettivo di diffondere ideali politici. Si intensifica intanto l’attività editoriale del vicino Canton Ticino: dalla Svizzera arrivavano in Italia opuscoli e libri politici si sta consolidando l’intreccio tra produzione libraria, letteratura e politica. Intorno agli anni Quaranta dell’Ottocento si incominciava a manifestare la consapevolezza della necessità di una modernizzazione dell’intero sistema editoriale.
Treves offriva anche numerose riviste di attualità e di viaggi, sempre molto illustrate: si veniva così a creare un primo intreccio tra scrittori e giornalisti, tra il mercato del libro e quello dei periodici. A queste iniziative editoriali si accompagna un sensibile rinnovamento nella grafica e nelle forme promozionali, perseguito sia degli editori più forti sul mercato sia da editori minori. Ricordiamo a questo proposito la Sonzogno che pubblicava libri, riviste settimanali, un giornale quotidiano, e per la realizzazione di questi programmi editoriali modernizzò le proprie strutture aziendali e la grafica. Sia la produzione libraria che le riviste erano pensate per un pubblico popolare, che aspirava ad avere possibilità di lettura a poca spesa e non mostrava interesse per il carattere delle edizioni proposte. Allo stesso tipo di mercato si rivolgevano anche la Salani , la Bietti , la Perino. Un'ampia parte della narrativa si muoveva dunque sotto il segno delle edizioni «popolari» ed «economiche», riuscendo a raggiungere larghi strati di popolazione, cui venivano offerti testi di scrittori contemporanei italiani e stranieri, ma anche scrittori del passato o addirittura classici. Erano quindi il romanzo d'appendice e la letteratura popolare in generale a costituire le punte avanzate di questo mercato. Il successo di questo tipo di letteratura era determinato dalla sua funzione consolatoria compensatoria, giocata sull'opposizione moralistica di vizio-virtù, buoni-cattivi, vittima-carnefice. Ciò che caratterizzava questo nuovo genere era il situarsi delle vicende narrate nel presente nell’ambiente umano e sociale della città. Sempre nell'ambito della narrativa popolare incontravano molto favore i romanzi illustrati , gli autori italiani e francesi. Nella seconda metà del secolo si sviluppano tuttavia anche altre linee editoriali. A un pubblico vasto ma con specifiche richieste professionali nel campo della divulgazione tecnico e scientifica si indirizzava la produzione di Hoepli che pubblicava agili manuali dei più vari mestieri rispondendo ha un bisogno di conoscenza diffuso della cultura italiana. Il suo successo sta nella ricerca costante di nuovi autori, nuove formule, nuovi territori evitando però sempre l'area letteraria, in particolare quella di narrativa. Nella scelta del settore tecnico scientifico era entrata la valutazione della minor conoscenza, ma soprattutto l'osservazione dell'ambiente milanese. Cominciava così a configurarsi un tipo di editoria dinamica, attenta interpretare esigenze nuove del pubblico e organizzata per diffondere con tecniche informative e promozionali le opere via via pubblicate. L'idea di una produzione pedagogicamente impegnata a formare nuove coscienze è alla base della produzione libraria di iniziative editoriali sorte a fianco di alcune istituzioni impegnato a diffondere letture utili presso il destinatario specifico: l'operaio. In questo ambito si trovano sia case editrici attive in vari altri settori ( Paravia ), sia sigle che nascono nell’ambito di associazioni del mondo cattolico o di associazioni d'ispirazione socialista, spesso legate al Partito socialista italiano. Si sviluppa quindi una fiorente editoria libraria che diffonde testi dei maggiori esponenti del socialismo italiano e internazionale, per lo più sotto forma di opuscoli o dispense allegate alle pubblicazioni periodiche.
Una spinta fondamentale alla formazione di nuovi lettori era stata determinata dai cambiamenti intervenuti nell’istruzione nella formazione scolastica. All’indomani dell'unificazione la produzione di testi per le scuole diventa uno dei cardini dell'editoria. L'aumento degli iscritti alle scuole d’istruzione normale e magistrale, ai ginnasi, ai licei e soprattutto alle scuole tecniche aveva creato le premesse per una maggiore diffusione della lettura. E un utile contributo era stato dato dalla diffusione di numerose riviste scolastiche e giornali educativi. Alcuni editori si rivolgono dunque al mondo della scuola: Paravia a Torino, Loescher a Torino, Zanichelli a Bologna, la Sansoni a Firenze, Le Monnier. Alla produzione scolastica si intrecciava quella dei libri per ragazzi, cui veniva affidato un ruolo importante nella formazione del giovane italiano, per sentirsi pienamente partecipe della nuova nazione italiana unificato. Ne è esempio il protagonista di Cuore di De Amicis o il caso di Pinocchio , uno dei più grandi best-seller di tutti i tempi, uscito inizialmente a puntate nel «Giornale per i bambini» e poi, dato l’enorme successo, raccolto in volume. La narrativa per ragazzi diventò dunque un settore rilevante nei programmi di molti editori di fine 800. Nascono quindi molte collane indirizzato ai ragazzi: «Biblioteca del Mondo Piccino», «Biblioteca Illustrata per Ragazzi» o «Racconti per i ragazzi». Queste collane testimoniano come questa letteratura dovesse essere vista in quanto genera autonomo, distinto da quello degli adulti, al di là degli intenti estetici, educativi o etici. Una conferma viene dalla pubblicazione, sul finire dell'Ottocento, di giornali specifici per bambini e ragazzi, ai quali collaboravano anche scrittori celebri come Carducci, D'Annunzio, Pascoli e Capuana. Intanto la diffusione, nel clima positivista, di studi storici e filologici favoriva una produzione che poneva le basi per una nuova fisionomia dell'editoria di cultura. Ne è un esempio il catalogo della casa editrice di Leo Olschki che si distingue per la sua attenzione agli studi letterari, filologici e alle discipline umanistiche in generale. O ancora la produzione della Loescher , che affiancava alle collane scolastiche iniziative di altro valore come l’«Archivio glottologico italiano» pubblicato sotto la direzione di Graziadio Isaia Ascoli. Si ricorda poi anche la casa Sandron a Palermo che si avvalse di collaboratori importanti quali Pascoli e Croce. PARTE SECONDA: IL CONSOLIDAMENTO DEL SISTEMA EDITORIALE MODERNO. LA PRIMA METÀ DEL NOVECENTO
Nel 1908 Papini fondò la rivista «La Voce» e nel 1911 promosse con altri collaboratori della rivista le Edizioni della Libreria della «Voce». Sotto questo marchio usciva anche la prima raccolta di poesie di Umberto Saba. Negli anni Dieci nascono o si sviluppano altri editori d'avanguardia o impegnati culturalmente. Si ricorda l'attività editoriale di Marinetti che nel 1910 dava vita alle edizioni futuriste di «Poesia», sviluppando le pubblicazioni della rivista «Poesia». Egli era estraneo alle dinamiche mercantili e per raggiungere il lettore senza la mediazione delle librerie non esitava, per esempio, a inviare gratuitamente i libri a chi ne faceva richiesta. Sempre dentro un quadro di rinnovamento culturale, ma senza aderire né alle posizioni dell’idealismo, né alle trasgressioni futuriste si muoveva l'editore Angelo Fortunato Formigini, di Modena. Le sue proposte si rivolgevano a un lettore mediamente colto ma non specialista con testi di letteratura e di filosofia. Nascevano in questi anni anche alcune case editrici legate agli ambienti culturali del cattolicesimo come La Scuola di Brescia, la SEI di Torino o le Edizioni Paoline. Alcuni editori già noti negli anni precedenti furono costretti a individuare un nuovo spazio su mercato non più propizio. Zanichelli per esempio offriva i testi di Carducci in edizioni differenziate nella forma nel prezzo a seconda dei destinatari da raggiungere, ma estendeva la propria visibilità nel settore scolastico occupando i territori delle discipline scientifiche.
2. GLI ANNI VENTI Il confronto con il regime fascista e con le sue iniziative culturali è uno degli aspetti più rilevanti dell'attività editoriale del ventennio 1922-1943, tanto più che il fascismo, scegliendo l'editoria come uno degli strumenti per la conquista del consenso, cercava di incidere sulla produzione. Franco Ciarlantini, presidente della Federazione nazionale fascista dell'industria editoriale, costituitasi nel 1926, aveva più volte sostenuto la necessità che editori librai concorressero al fine comune del benessere individuale e della grandezza della Patria, sia che anche l'industria del libro passasse attraverso un processo di modernizzazione. Altri editori invece continuavano a sostenere l'idea di un alto artigianato editoriale cui affidare le sorti del libro italiano, difendendolo in particolare dalla produzione straniera. È il caso ad esempio di Attilio Vallecchi. In generale quasi o tutto il settore librario sì e presto allineato ai programmi politici culturali del fascismo, abile ad accattivarsi adesioni tramite sovvenzioni. Da parte loro gli editori proposero collana specificatamente dedicate all’ideologia fascista e alla sua diffusione. Negli anni 30 s'inasprisce però la censura libraria, senza che venissero tuttavia indicati precisi criteri di intervento. La censura interveniva con «consigli» dati all’editore dal ministro della Cultura Popolare, consultato prima di ogni pubblicazione. A partire dal 1936 verrà istituita verrà istituita una Commissione per la bonifica libraria e diventerà impossibile pubblicare autori di origine ebrea. SVILUPPI EDITORIALI NEI PRIMI ANNI VENTI
In contraddizione rispetto al quadro economico più generale, la fine della guerra sembra segnare per il mercato editoriale un momento favorevole poiché il bisogno di comunicazione di ceti e soggetti nuovi si traduce in un'ondata di consumi. Persisteva tuttavia la difficoltà nel reperimento della carta e molti editori, anche i maggiori, erano costretti a ricorrere a finanziamenti. A guerra appena conclusa gli editori cercarono anche di riorganizzare la distribuzione servendosi di nuove catene di librerie. Oppure si ricordano novità come quella messa in atto dell’editore Formaggini che per cercare di conquistare nuovi lettori e perché convinto della necessità di mettere a disposizione di tutti uno strumento in grado di orientare nella produzione libraria, dava vita nel 1918 al periodico bibliografico «L'Italia che scrive». Lo imitò subito Treves con il periodico «I libri del giorno». Il tentativo era di raggiungere un pubblico sempre più ampio, tanto più che l'entusiasmo dell'immediato dopoguerra veniva meno nel giro di pochi anni; riproponendosi la distinzione tra letture colte e letture «amene», si approfondiva la differenziazione tra le diverse sigle editoriali. Tra le nuove case editrici ricordiamo la Corbaccio di Milano, caratterizzata da titoli di narrativa italiana e straniera e da una collana universale, «I corvi», divisa in 12 sezioni, ciascuna individuata da un diverso colore. Una casa editrice significativa è la Alpes fondata a Milano Da Franco Ciarlantini. Le numerose collane della Alpes , destinati a fasce di lettori diversi sia per livelli culturali sia per coinvolgimento ideologico, proponevano contemporaneamente testi legati al fascismo o collane di viaggio e di attualità o di biografie e di letteratura. In quest'ultimo caso venivano pubblicati sia autori nuovi (esce per questa casa editrice Gli Indifferenti di Moravia) sia traduzioni di autori ottocenteschi o primonovecenteschi. L’editore che però incarna perfettamente la produzione editoriale degli anni Venti è Arnoldo Mondadori. Arnoldo era un tipografo che veniva dalla campagna mantovana. Egli capisce ben presto l'importanza di avviare una produzione che si inserisca in spazi non ancora del tutto occupati da altri. Nel 1912 con l'aiuto del cognato aveva avviato una collezione di libri per bambini, «La Lampada», con testi di Capuana e Gozzano. Negli anni della guerra invece aveva allargato la sua attività pubblicando giornale di propaganda per i soldati al fronte. L’espansione della sua attività lo trova costretto a spostare parte della stampa a Verona e nel 1919 a fondare una nuova società: la Casa Editrice A. Mondadori. Egli aveva manifestato l’interesse per una produzione attenta alle letture di ampio pubblico, cui destinare titoli di narrativa e di saggistica, non trascurando testi di qualità, purché non troppo sperimentali e dal mercato sicuro. La Mondadori allargò il proprio spazio di mercato prendendo i diritti di scrittori di narrativa italiana già molto noti come Panzini, Ada Negri e Bontempelli. Inoltre, conquistò ulteriori fasce di pubblico con la collana «Le Scie» con la quale proponeva biografie, autobiografie e memorie di facile popolarità. Altre rilevanti iniziative contribuivano a diffondere l’immagine dell’editore, tra queste sicuramente la partecipazione alla fondazione, nel 1926, dell’«Istituto nazione per l’edizione di tutte le Opere di Gabriele d’Annunzio».
L'esperienza di Solaria, chiusa ufficialmente nel 1936, verrà ereditata negli anni Trenta dalla rivista «Letteratura» diretta dallo scrittore Alessandro Bonsanti, e in particolare dalla «Collezione di Letteratura». Per le continue difficoltà economiche nelle quali versavano le piccole case editrici di cultura promosso dalle riviste erano costrette, soprattutto per le spese della tipografia, a cercare l'autofinanziamento dei singoli volumi, ricorrendo sia a versamenti anticipati degli autori, sia alle prenotazioni dei libri in uscita con pagamento anticipato: per questo pre-pagamento si ricorreva alla distribuzione di cartoline di informazione editoriale, forma interessante di comunicazione editore-lettore e di iniziativa commerciale.
3. GLI ANNI TRENTA Gli anni 30 sono lo scenario dentro il quale nascono si sviluppano case editrici che portano il nome dei loro fondatori: Valentino Bompiani, Angelo Rizzoli, Giulio Einaudi, Aldo Garzanti. Nasce la figura dell'editore protagonista, un editore capace di imprimere una forte personalizzazione al suo progetto. Prima di fondare nel 1929 la casa editrice che porta il suo nome, Valentino Bompiani aveva lavorato con Mondadori. La Bompiani negli anni Trenta cresce con le collane di narrativa, nelle quali, alla ricerca di qualità e di voci nuove, veniva pienamente valorizzato il genere romanzo. Lo stesso Bompiani ricopriva il doppio ruolo di imprenditore e di letterato e dava consigli sulla scrittura e sulle correzioni da apportare ai testi dei propri autori. Nel catalogo della casa fin dai primi anni c'erano i nomi di Moravia, Vittorini, Bontempelli e Anna Maria Ortese. Il catalogo degli stranieri di Bompiani sollecitava la riflessione per una nuova letteratura. Nera coinvolta la stessa narrativa italiana e la sua scrittura, in particolare quando le traduzioni erano firmate da scrittori che le personalizzavano, piegando il testo originale al proprio stile. Già partire dagli anni Trenta, Valentino Bompiani si circonda di un gruppo di intellettuali di diversa provenienza che trasforma in preziosi consulenti. Nel 1929 comincia invece l'attività di Angelo Rizzoli, che nei primi anni Trenta pubblica soprattutto testate periodiche. Anche la sua prima produzione libraria era prevalentemente destinata al lettore che si accostava al libro come un periodico. Ma non mancavano comunque iniziative più ambiziose. Ai primi anni Trenta risale anche la nascita della casa Guanda , fondata a Modena nel 1932 da Ugo Guandalini. Questa si è distinta come casa editrice di autori giovani e di giovani consulenti attenti più ai nuovi orizzonti culturali che alla moda del tempo. Il marchio Guanda indica fin da subito un'impresa editoriale rigorosa caratterizzata nei titoli di saggistica da una linea contemporaneamente laica e cattolica e, nelle scelte letterarie, una linea aperta ai nuovi poeti italiani e stranieri. Nel 1933 Giulio Einaudi, insieme un nuovo gruppo di giovani intellettuali torinesi, fonda la casa editrice che porta il suo nome. Tra i suoi primi collaboratori c'erano Leone Ginzburg, Massimo Mila e Cesare Pavese. Einaudi individua subito l'esistenza di una nuova generazione di intellettuali interessati a una rinnovata produzione di saggistica storica, filosofica, estetica, economica, con titoli non facilmente
rintracciabili nei cataloghi delle case editrici maggiori. E capisce che questo gruppo di lettori colti può essere il destinatario di un’offerta di strumenti moderni del sapere e che può essere aggregato alla casa editrice come «pubblico Einaudi». In questa direzione andavano dunque le scelte della collana «I Saggi», cui si affiancavano le collane di letteratura con testi di Pavese, Elsa Morante e Natalia Ginzburg. Erano nuovi nomi e la loro presenza indica come si stesse raccogliendo intorno alla casa editrice quel gruppo di giovani autori che a lungo rappresenterà un investimento culturale e commerciale dal rendimento lento ma sicuro. Di altra natura il catalogo della casa editrice fondata da Aldo Garzanti, un imprenditore che rileva la ormai moribonda Treves. Questo porta al nuovo editore un ricco catalogo e, benché i maggiori autori fossero passati da altre case, la narrativa e la saggistica di larga diffusione continuavano ad essere gli assi portanti delle scelte editoriali. Alla fine degli anni 20 nel corso degli anni 30 risale anche la nascita di numerose case editrici d'ispirazione cattolica. Due in particolare presentavano un programma di ampio respiro intellettuale e nazionale: Vita e Pensiero di Milano e Morcelliana di Brescia, guidate da uomini di cultura, ma non editori protagonisti. Le iniziative di Vita e Pensiero erano decisamente in controtendenza, nel corso degli anni Trenta, rispetto al quadro editoriale complessivo, per la ricchezza e il numero di titoli pubblicati. Non era solo la quantità di titoli a collocare Vita e Pensiero al centro del mondo editoriale cattolico, ma il suo contributo qualitativo su molti fronti del sapere: dalla letteratura alla filosofia, dalla teologia alla catechesi. Anche la Morcelliana contribuiva ad arricchire la cultura degli anni Trenta con la diffusione di opere di filosofia e teologia, letteratura e critica letteraria, spiritualità liturgia spesso firmate da grandi autori che aprivano orizzonti di ricerca nuovi e perseguivano un fecondo rinnovamento culturale pur nella volontà di rimanere fedeli alla tradizione. Le case editrici di una saggistica più orientata alla storia e alla filosofia politica devono fare i conti con l'ampliamento degli interventi culturali del regime. Alcune case, soprattutto fedele alla tradizione degli studi, cercavano di rimanere defilate rispetto al fascismo e le sue iniziative culturali (è il caso di Laterza che, sotto l’influenza di Croce, rifiutò il Manifesto degli Intellettuali Fascisti ). Altre case editrici invece nel proporre una saggistica impegnata sul piano della storiografia, della filosofia, delle scienze sociali, intrecciare un dialogo più diretto con gli esponenti culturali del fascismo. È il caso di sansoni che, nel 1982 dopo la sua acquisizione da parte di Giovanni Gentile, allinea le proprie pubblicazioni alle espressioni più ortodosse della cultura fascista. Per diffondere il proprio credo idealista Gentile interveniva anche in altre attività editoriali: era ad esempio direttore di collane per Le Monnier o consigliere di amministrazione della Vallecchi. Quindi nell’editoria di cultura molte sigle sono costretti a ripensare la propria fisionomia per rispondere alle pressioni del fascismo. Ma un ripensamento era dettato anche dalla necessità di adeguare le proprie strutture ai caratteri dell’industria culturale moderna. Il finanziamento delle aziende editoriali, soprattutto quelle di cultura, è uno dei capitoli più rilevanti nella storia dei rapporti tra editori e fascismo. Il regime, attraverso la Federazione nazionale fascista dell'industria editoriale, operava spesso un intervento
Casnati e Carlo Bo, case editrici come Studium e Morcelliana erano diventati riferimenti di questo processo di assimilazione, mediazione e diffusione della letteratura cristiana francese in Italia. La strada maestra di questa fortuna passava soprattutto dal tentativo di recupero e rilancio di scrittori già fermati nei primi decenni del secolo, l'importanza dei quali veniva riconosciuta ora da un pubblico più ampio. Nel campo della saggistica la riflessione e il dibattito si estendevano su parecchi fronti e questa condizione si traduceva in nuove collane, anche dagli editori più tradizionalmente collocati nell'ambito del settore della narrativa, come Mondadori Rizzoli. Si intensificavano le traduzioni di opere straniere, ma crescevano anche i test di scrittori e intellettuali italiani di prestigio. Si ricorda a questo proposito la collana i «Saggi» (1937) di Einaudi. Uno sviluppo particolare poi si registrava nell'ambito dell'editoria scolastica: davanti la necessità ed una depurazione dei contenuti più chiaramente ispirati al fascismo, si riesce e necessario rifacimento l'aggiornamento delle nuove edizioni di molti libri scolastici Su un altro fronte editoriale, nel 1949 nasceva la «Biblioteca Universale Rizzoli», prima collana in Italia a dar corpo a un progetto articolato di letteratura universale, dall’antichità ai giorni nostri. Il progetto della BUR si caratterizzava subito per l'estensione temporale, la ampiezza delle scelte, la frequenza del ritmo di pubblicazione. Accanto ai grandi autori della letteratura otto-novecentesca, si affiancavano ben presto tutti i nomi più significativi del patrimonio letterario dell’umanità. La collana veniva inaugurata a gennaio con I Promessi Sposi. Nel giro di pochi anni i libretti di piccolo formato e dalla spoglia copertina grigia avevano già proposto una ricca e qualificata biblioteca di cultura letteraria, diventando per tutti la fonte primaria di accesso ai classici di ogni tempo. Nello stesso anno iniziano le pubblicazioni, promossa dalla Cooperativa libro popolare di Milano (COLIP), la «Collezione Universale Economica» che proponeva tre serie (gialla, rossa, azzurra) di letteratura, di storia e filosofia, di scienza, qui si aggiungerà dopo poco una serie verde di grandi avventure. Le due collezioni, sebbene con due storie diverse, rispondevano entrambe un identico bisogno di cultura, scarsamente soddisfatto dalla produzione concorrente soprattutto per l'alto prezzo dei libri. Nel secondo dopoguerra quindi il livello dei testi era migliorato il prodotto librario si presentava anche esteticamente più gradevole. Nell'ambito delle promozioni pubblicitarie e informative si rinnovano le pubblicazioni redazionali destinate a dar conto di programmi delle case editrici e nascevano di nuove: tra le più innovative si ricorda il «Notiziario Einaudi. Mensile di informazione culturale» che, sotto la direzione di Italo Calvino, assumerà il ruolo di un vero e proprio giornale letterario. PARTE TERZA: L’EDITORIA IN TRASFORMAZIONE DEL SECONDO NOVECENTO
Nei primi anni Cinquanta si consolidava il processo di assestamento dell'editoria. Per quanto la lettura restasse ancora un fenomeno dell'élite e il mercato fosse piuttosto ristretto, le case editrici non mancavano di consolidare i programmi già avviati ed impostarne altri di un certo respiro. Un numero molto alto di piccoli editori affiancati da letterati e intellettuali di prestigio in veste di redattori interni o consulenti esterni, portava ricchezza e vivacità di proposte. Nella maggior parte dei casi questo lavoro nasceva come attività spontanea e artigianale, spesso destinata a pochi intimi e in ogni caso un pubblico piuttosto esiguo. Dal punto di vista quantitativo però la produzione libraria aumentava: si assiste a una diffusione massiccia di stampa femminile e di informazione; la penetrazione della radio, l'estensione del servizio televisivo e il boom degli spettacoli cinematografici si imponevano come nuove forme di informazione. Gli anni 50 si aprono con alcune collane di ricerca e di qualità. Ne sono un esempio « I gettoni» di Einaudi, la collana di narrativa diretta tra il 1950 nel 1957 da Elio Vittorini. Il panorama editoriale si arricchiva di anno in anno con l’affacciarsi sulla scena di nuove case editrici impegnati su fronti diversi. Muoveva i primi passi a Milano nel settore dell'enciclopedie Federico Motta (1952) o sempre a Milano Vanni Scheiwiller ereditava dal padre la casa editrice All’insegna del Pesce d’Oro. Il gruppo promotore della rivista «Il Mulino» dava vita a Bologna all’omonima casa editrice, portando nella cultura italiana un nuovo orizzonte di idee, con saggi e contributi di autori stranieri e italiani. Giangiacomo Feltrinelli a Milano nel 1954 rilevava la collana «Universale economica» della COLIP con il progetto di promuovere la conoscenza del movimento operaio, alimentare la cultura democratica, dar voce alle idee fermenti politici e sociali emergenti in Italia e nel mondo. Sempre a Milano Franco Angeli fondava una casa editrice specializzata in pubblicazione per l'azienda, con un programma mirato all’organizzazione del lavoro e alle tecniche manageriali. Nasceva inoltre dalla fusione delle sigle A.P.E. (scolastica) e Corticelli (ragazzi) la casa editrice Ugo Mursia , impegnata soprattutto nell'ambito della letteratura e della divulgazione storica. L'editoria italiana di questi anni punta però maggiormente sulla narrativa. Gli editori maggiormente affermati nel settore ottenevano risultati più grandi con gli scrittori stranieri, inglesi americani in particolare. Era una narrativa con ingredienti romanzeschi di sicura presa, e che comunque per corrispondeva all’interesse e ai gusti emergenti della società italiana: bisogni sollecitati anche da film di grande successo e quindi già collocabili entro la tipologia del consumo letterario di massa. C'era tuttavia anche una letteratura straniera di diverso segno letterario e di meno popolare fruibilità: si pensi, per esempio, agli scrittori di ispirazione cristiana lanciati da una fortunata collana, «Il Mosaico» della casa Massimo o i libri proposti dalla collana «I Contemporanei» di Feltrinelli che nel 1958 proponeva Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che raggiungerà in breve tempo un successo fino ad allora inconsueto per un romanzo italiano. Al di là del caso del Il Gattopardo , altri autori italiani ottenevano significativi consensi. Era l'editore Garzanti in particolare rappresentare le voci nuove oh a riproporre grandi
Con gli anni 60 si rompono i confini degli orizzonti culturali tradizionali e si creano fasce nuove di lettori per i quali la letteratura e le manifestazioni culturali incominciavano a fare notizia. Giornali e periodici seguivano l’uscita delle novità, incrementando gli spazi dedicati ai libri e inaugurando le classifiche dei titoli più venduti. Gli editori incominciavano a guardare con maggiore attenzione i primi letterari e alle pagine di recensioni dei quotidiani individuandovi strumenti rilevanti per le vendite dei libri. I premi letterari più prestigiosi diventare un simbolo di cultura per le nuove fasce di lettori e la premiazione assume un ruolo socialmente rilevante. Su un versante opposto si collocava l'impegno di altri editori a occupare uno spazio alternativo alla politica dei best-seller e a raggiungere quei lettori che dai best-seller si tenevano lontani. Feltrinelli per esempio decideva di investire sugli scrittori d'avanguardia raccolti sotto il nome di «Gruppo 63». I due fenomeni editoriali più caratteristici degli anni 60 sono l'editoria a dispense e l’editoria tascabile. L'attività delle case editrici nel settore delle dispense cominciava a consolidarsi con l’ Enciclopedia Motta nei primi anni Cinquanta, ma ha una svolta negli anni ‘60 grazie ai Fratelli Fabbri. Le dispense rendevano disponibili anche ai meno abbienti una serie di opere enciclopediche scelte confezionate con intelligenza, realizzate con dignità e con un apparato iconografico di qualità, destinato a un pubblico molto eterogeneo ma accomunati da un forte bisogno di cultura. La comodità del canale utilizzato (edicola) e i massicci investimenti pubblicitari facevano il resto. Nel periodo 1960-1965 si assisteva così a un rapidissimo sviluppo della produzione e del mercato delle dispense. Alla Fratelli Fabbri Editori si affiancavano altre case che lanciando prodotti interessanti e funzionali in aree non ancora del tutto coperte riuscivano a conquistare la fiducia del pubblico. La grande ricettività del mercato non era però destinato a durare: un’offerta di eccessiva novità, accompagnata da un altrettanto rilancio di opere precedenti, creava infatti uno stato di saturazione sul finire degli anni Sessanta si verificherà un crollo delle vendite. Questo stato di crisi, oltre alla saturazione che si era venuta a determinare, aveva anche come concausa il fatto che canali e formule editoriali nuove cominciavano prospettare agli editori altri sbocchi commerciali particolarmente interessanti, così da distogliere dal settore delle dispense una parte consistente delle loro risorse. Parallelamente però veniva lanciato un nuovo progetto: nel 1965 veniva inaugurata una collana economica e tascabile dalla Mondadori, gli «Oscar», per la quale veniva assunta l’edicola come canale primario di diffusione. L’idea, che ebbe molto successo, era quella di portare tra i protezionali lettori, fuori dal consueto canale delle librerie, con ritmo periodico preciso e a un prezzo conveniente, i grandi successi e le opere più rappresentative della letteratura contemporanea. Le opere proposte in questa collana erano soprattutto celebri romanzi stranieri. L’enorme successo dell’iniziativa presso larghe fasce di pubblico era confermato dall’accoglienza riservata anche ai titoli successivi immessi sul mercato da Mondadori. Sulla scia degli «Oscar» furono immediatamente create numerose collane tascabili periodiche, di diverso contenuto e destinazione.
Alla lunga, però, la sovrabbondanza di proposte editoriali finiva col creare uno stato di confusione; si accentuava la concorrenza, si sovrapponeva la produzione, si saturava il mercato. Si assisteva, così, in tempi brevi, al calo precipitoso delle tirature. Con la seconda metà degli anni Sessanta si entrava in una fase editoriale nuova. Sotto il profilo aziendale, le case editrici vivevano un momento di passaggio in cui cercavano di individuare la strada da percorrere. Non poche sigle editoriali furono costrette ad abbandonare il campo, mentre però ne nascevano di nuove: Rusconi , Mazzotta , Sellerio , De Donato. Il compito più arduo lo aveva assunto la milanese Emma Edizioni di Rosellina Archinto, inserendosi nell’ambiente della letteratura per ragazzi. Un ambito come quello giovanile, da sempre rimasto confinato ai limiti della letteratura nazionale, sembrava ricevere d’improvviso un’insolita dignità letteraria la letteratura giovanile riceveva un notevole impulso di genere. Spinta innovatrice colpisce anche le case editrici cattoliche, che si adeguano ai movimenti in atto. Si arricchivano così la riflessione, la proposta e il dibattito teologico, attraverso libri e periodici di notevole interesse. L’ansia di rinnovamento suscitata dal Concilio Vaticano II si tradusse in pubblicazioni orientate in senso critico e polemico: non erano presi di mira soltanto punti specifici della teologia o della morale, ma si avanzavano accuse generalizzate alla «Chiesa di classe», ai vescovi e alle strutture ecclesiastiche. Si è poi accelerato il processo di rinnovamento interno dell’editoria cattolica, che ha cominciato a svecchiare i cataloghi, migliorare la grafica, acquisire un maggior senso imprenditoriale e organizzativo. Parallelamente si faceva strada di anno in anno la saggistica sociologica e politica, storica e filosofica. L’universo giovanile, con la liberalizzazione degli studi universitari, l’intensificarsi del dibattito in campo sociale e culturale, con le prime formazioni di movimenti studenteschi e operai, veniva ad assumere una notevole centralità negli indirizzi di politica editoriale la cultura alternativa che si andava affermando era testimoniata dal successo di titoli quali Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani. Era soprattutto il momento dei piccoli editori, che spinti da una forte passione ideologica, scendevano in campo più preoccupare spazi politici che editoriali. In realtà il libro era considerato non tanto una fonte di conoscenza e dibattito quanto piuttosto uno strumento di lotta. Da parte loro, le case editrici maggiori ottenevano risultati molto lusinghieri convogliando nel ricco filone saggistico, richiesto dai gruppi maggiormente impegnati in politica. Si correva in sostanza su un doppio binario:
livello di proprietà: ciascuna casa aveva continuato con la propria programmazione ed era capitato che due sigle del gruppo stesso si facessero concorrenza tra loro.
Fino alla metà degli anni 80 il mercato librario si è poco sollevato. Non pochi editori di medie e piccole dimensioni, esaurite le risorse e lasciate molti debiti, abbandonava il campo. solo a partire dal 1985 l'editoria entrava in una fase di significativo recupero. Crescevano anche le case editrici e vari editori creavano società o divisioni staccate: come la Marietti Scuola o la RCS Libri, settore librario del gruppo editoriale Rizzoli- Corriere della Sera, formato appunto dalla fusione della Rizzoli con il quotidiano milanese. Lo scenario editoriale cominciava a vivere un periodo di inquieto dinamismo sul piano societario aziendale caratterizzato da acquisti e fusioni di sigle, da alleanze, del ricambio dei dirigenti. E tuttavia si assisteva anche a una sostanziale innovazione sul piano tecnologico, strategico e promozionale. Stava definitivamente tramontando un certo modo di fare editoria, anche perché ormai scomparsa la figura tradizionale carismatica dell’editore protagonista. L'azienda prima si modellava sulla base di un’impronta genetica conferitale dall’editore nel momento di dar forma a una precisa idea di cultura e a uno specifico modo di comunicarla. L'idea di cultura si concretizzava nella formazione del catalogo, cioè nel complesso di autori che costituiscono nel tempo il vero patrimonio della casa editrice. Il modo di comunicarla era l'elaborazione di un'immagine complessiva ben definita che il lettore riconosceva immediatamente. Nel corso degli anni ‘80 invece la funzione unificante dell’editore si era disseminata a favore di una classe dirigente eterogenea, non sempre in grado di delineare un progetto organico di politica editoriale. La conseguenza era la perdita di identità di molte case editrici, e la definitiva ricomposizione del pubblico in un insieme che sommava gruppi di lettori diversi, distinguibili per differenti interessi, trasversali ai cataloghi di vari editori, più che per fedeltà una sigla. Dal punto di vista del mercato, si dilatava l’area dei libri di successo: non solo dei best- seller propriamente detti, ma di molti testi di narrativa, prevalentemente straniera, che in virtù di un’impronta popolare seriale ben collaudata sul piano dell’intreccio e della scrittura, avevano saputo conquistare larghe fasce di pubblico. Dalla narrativa il fenomeno si era esteso la saggistica, o meglio alla saggistica di impronta narrativa grazie all'ingresso nel mercato di giornalisti uomini di spettacolo. Questo ebbe dei contraccolpi notevoli: la spettacolarizzazione di una certa produzione costruita su misura per un consenso di massa immediato; il condizionamento di successo in modo che finivano col diventare modelli esclusivi di cultura e di costume; la concentrazione del pubblico su pochi titoli massicciamente reclamizzati, a scapito di tutta l'altra produzione lontana dalla ribalta; la programmazione editoriale investimenti pubblicitari a volte troppo marcatamente orientati ai titoli di alta resa commerciale. parallelamente si era registrato una crescita molto forte dell'editoria tascabile che teneva conto delle richieste dei lettori, della loro composizione (per lo più giovani studenti e lettori colti), del gusto e delle loro preferenze. Una delle caratteristiche degli anni ‘80 quindi e la frammentazione del pubblico, con la moltiplicazione di richieste non più omogenee. Da qui tirature più basse ma anche