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riassunto Storia dell'editoria, Cadioli-Vigini, Dispense di Critica Letteraria

riassunto Storia dell'editoria in Italia, di Cadioli-Vigini. Per il corso Comunicazione letteraria nell'Italia novecentesca (Virna Brigatti)

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 22/05/2023

giuligel
giuligel 🇮🇹

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STORIA DELL'EDITORIA IN ITALIA - CADIOLI, VIGINI PARTE PRIMA: l'ottocento 1. TRA VECCHIO E NUOVO SISTEMA EDITORIALE Nei primi decenni dell'Ottocento non era ancora ben definita la figura dell'editore, che non possedeva torchi e banchi di vendita; si fa strada poi una nuova mentalità con l'affermazione di un editore disponibile a soddisfare le richieste di nuovi prodotti (romanzo) da parte di un pubblico nuovo (di massa). Il lavoro intellettuale inizia a essere retribuito anche con la proprietà letteraria e il diritto d'autore. Stampatori e editori si sovrapposero per molto tempo. Il nuovo editore è un imprenditore che media tra offerte dell'autore / richieste del pubblico. ° prima del 1800: produzione e diffusione del libro sono affidate a stampatori e librai ° dalla seconda metà del 1800: subentra la figura dell'editore/imprenditore problemi legati alla diffusione editoriale: . alto tasso di analfabetismo . situazione economica e politica italiana (numerosi stati e potenze straniere) di conseguenza la tiratura (n° copie stampate) e la produzione rimangono limitate, e si diffonde la pirateria. Solo successivamente inizia una serie di dibattiti in direzione editoriale e iniziano ad affermarsi i centri culturali del paese: Milano, Firenze, Torino. -> Convenzione sul diritto d'autore, 1940 => proclamazione del Regno d'Italia, 1961 Milano già nella prima metà del secolo aveva pubblicato più di 23mila titoli e aveva dato impulso a iniziative editoriali, come la Società tipografica de' Classici Italiani. Silvestri, uno degli stampatori più qualificati, collabora con Giordani, uno tra i più noti intellettuali, e insieme realizzano una delle più importanti collane letterarie, la Biblioteca scelta. Ferrario -> editore de / promessi sposi (1927) Bettoni -> crea diverse collezioni raggruppate sotto il nome di Biblioteca (anche economiche e tascabili) Editore Pomba a Torino -> opere classiche in piccoli volumi tascabili ed economici La differenziazione del pubblico nella prima metà dell'Ottocento è legata alla diversità dei generi letterari e alla collocazione degli scrittori nel panorama culturale. Alcuni di questi sono più tradizionalisti mentre altri si aprono al nuovo genere del romanzo. Il romanzo storico, soprattutto, unifica gruppi diversi di lettori e alimenta la produzione ampliando il mercato. > Marco Visconti (1834) di Tommaso Grossi, ad esempio, viene ristampato illegalmente e rivenduto a bassi prezzi, cosa che fa aumentare il numero di copie circolanti. -> Margherita Pusterla (1838) di Cesare Cantù viene pubblicata sia in un'edizione di lusso sia a basso costo. L'industria editoriale, quindi, cerca di promuovere e soddisfare le nuove richieste di lettura puntando sul genere del romanzo; nella seconda metà del secolo si diffonde anche la pubblicazione a puntate di romanzi d'appendice collocati in giornali e riviste (dalla pratica francese del feuilleton). Gli intellettuali tradizionali diffidano delle iniziative degli editori che si rivolgono direttamente alla soddisfazione delle richieste del vasto pubblico (deplorano anche la diffusione del giornalismo). MILANO E FIRENZE: DUE MODELLI Due poli o Milano: è rivolto ai ceti sociali nuovi, rappresentanti i nuovi gruppi di lettori; applica le idee illuministe di rinnovamento e allargamenot culturale. . Firenze: tradizionalmente legato ai ceti intellettuali; emergono le potenzialità politiche dell'impresa editoriale. Felice Le Monnier esemplifica il modello fiorentino di imprenditore attento anche alla sfera politica e culturale: nel 1837 da avvio a un'attività editoriale che va ad affiancarsi a quella tipografica. Per lui l'editoria è una attività imprenditoriale rivolta a un profitto, che comunque si inserisce nell'attività risorgimentale di diffusione di ideali. Egli paga i collabori e gli autori in un momento storico in cui non esiste ancora il diritto d'autore. Le Monnier apre la nuova collana Biblioteca nazionale (essenzialità tipografica, classici e moderni, diffusione di ideali politici, tascabile ed economica). Si intrecciano produzione libraria, letteratura e politica. Dalla metà del secolo cresce la necessità di una modernizzazione dell'intero sistema editoriale. Dalla Convenzione sul diritto d'autore scaturisce la proposta di una Fiera del libro, sul modello di quella tedesca. Si propone anche l'adozione di cataloghi per le nuove pubblicazioni. Dopo l'unificazione, venuto meno l'impulso risorgimentale, i lettori richiedono libri di narrativa italiana e straniera (francese), opere di divulgazione scientifica, libri di informazione varia. alcune case editrici -> Sandron (palermitana), Vallardi (milanese, poi divisa in due aziende), Barbera, UTET (fusione della Pomba con piccole aziende tipografiche torinesi). 2. VERSO UN'EDITORIA NAZIONALE: DALL'UNITA A FINE SECOLO Problemi dell'Italia unita: . assenza di un mercato nazionale . industria poco sviluppata