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Appunti delle lezioni di Contabilità e Bilancio prof. Cecchi
Tipologia: Appunti
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Inizio con un capitale di 200 Compro poi merci per 200 → MERCI C/ACQUISTI a CASSA 200 Ora il mio bilancio sarà:
Poi vendo le merci per 200 → CASSA a MERCI C/VENDITE 200
E’ la stessa situazione iniziale però sono più ricco perchè ho un utile di 100 dato dalle rimanenze. ANNO 2°:
Mi porto le rimanenze di 100 in CE con → MERCI C/RIMANENZE FINALI a MERCI 100
Vendo poi merci per 200 → CASSA a MERCI C/VENDITE 200
Il soggetto dello Stato Patrimoniale sono le RIMANENZE, mentre nel Conto Economico è la VARIAZIONE DELLE RIMANENZE. Quindi la rappresentazione delle rimanenze è: STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO
Quindi vediamo che c’è un legame tra le classi. Nel Conto economico vengono inseriti ricavi, costi ma anche tutto ciò che è valutato al COSTO DI PRODUZIONE (classe A2). Sotto (classe B11) ci va ciò che abbiamo comprato esternamente.
Abbiamo due tipi di valutazione:
Abbiamo il COSTO D’ACQUISTO, che è dato da prezzo netto + oneri accessori e il COSTO DI PRODUZIONE, dato da oneri diretti + quota spese generali tecniche
Si acquistano merci per 1000, spese di trasporto 100. Alla fine le merci sono ancora in magazzino. Un incremento di magazzino, nella MACROCLASSE A, porta un variazione positiva , nella MACROCLASSE B, porta una variazione negativa. CE A) +RF + VAR.POS.INCR.
UTILE
Il fifo invece funziona come un tubo. Mettiamo 1°2°3°4° acquisto nel tubo e questi escono dall’altra parte. Quindi io prenderò per primo il 1° acquisto. Quello che resta sono le cose comprate più di recente. Quindi con il fifo io attribuisco ai beni il costo del primo acquisto.
Vendo 55 unità di merci
Con il costo medio ponderato si sommano i costi d’acquisto e si divide per il numero degli acquisti. Così ottengo il COSTO MEDIO. Quindi tutti gli articoli vengono valutati al costo medio. Esempio LIFO: RIMANENZE INIZIALI → 100 x 10€ = 1000€ 100 1000+ ACQUISTI 15/5 → 200 X 11€ = 2200€ 200 50 20 2200- VENDITE 10/6 → 150 150 x 11€ = 1050€ vendo 150 1650 + ACQUISTI 20/9 → 150 x 12€ = 1800€ 150 0 1800 - VENDITE 5/11 → 180 (150 x 12) + (30 x 11) = 2130€ vendo 180 2130= RIMANENZE FINALI → 120 a 1220€ (20 a 11€ e 100 a 10€) 1220€
Esempio FIFO: RIMANENZE INIZIALI → 100 x 10€ = 1000€ 100 0 1000+ ACQUISTI 15/5 → 200 x 11€ = 2200€ 200 150 0 2200- VENDITE 10/6 → 150 (100 x 10€) + (50 x 11€) = 1550€ vendo 150 1550+ ACQUISTI 20/9 → 150 x 12€ = 1800€ 150 120 1800 - VENDITE 5/11 → 180 (150 x 11€) + (30 x 12€) = 2010€ vendo 180 2010= RIMANENZE FINALI → 120 a 1440€ (120 a 12€) 1440€
Esempio COSTO MEDIO PONDERATO: Le rimanenze finali sono 120 e le valuta al costo di 11,11€ (1000+2200+1800/100+200+150= 11.11)
Lifo fifo e cmp sono tutte figure di costo, quindi se si chiede come si valuta un magazzino non si fa riferimento a queste, ma al PRESUNTO VALORE DI REALIZZO.
Il calcolo del presunto valore di realizzo varia in base a tipo di prodotto:
PRODOTTI FINITI → Prevedibile prezzo di vendita - Prevedibili costi diretti di vendita PRODOTTI IN CORSO → Prevedibile prezzo di vendita - Prevedibili costi diretti di vendita
perchè inferiore al costo, questa non può essere mantenuta nei successivi esercizi se vengono meno i motivi. #
In base alle diverse categorie di beni in giacenza abbiamo due metodi: CRITERIO DEL COSTO e VALORE NORMALE MEDIO. In particolare:
Si dice a scatti perchè ogni anno abbiamo uno scatto. E’ come se ogni anno fosse un acquisto. Se il magazzino in un anno è aumentato o diminuito valuto questo aumento o riduzione, al COSTO MEDIO.
Si tratta di una rimanenza un po’ speciale. Esistono due metodi per contabilizzarla: metodo del contratto completato , dove si ha una valutazione al costo; metodo della percentuale di completamento , dove si ha una valutazione in base al prezzo.
Le spese per i lavori in corso su ordinazione non devono modificare la mia situazione portando profitto o perdita, ma devono lasciarla inalterata perchè NON SONO DI COMPETENZA DELL’ESERCIZIO, quindi nonostante siano stati costi dell’esercizio in corso devo rimandarli agli esercizi successivi. LAVORI IN CORSO a INCREMENTI PER LAVORI INTERNI 100 E tale scrittura la farò per tutti gli anni di costruzione del bene. Alla fine, quando vendo finalmente la mia commessa, ad esempio a 300, avrò RICAVI per 300 in Conto Economico. In Stato Patrimoniale invece, avendo venduto la commessa, io avrò LAVORI=0 e farò la scrittura opposta a prima. INCREMENTI PER LAVORI INTERNI a LAVORI IN CORSO 100 Questo modo di contabilizzare ha una caratteristica negativa, ossia che i primi due anni in cui produco non ho utili, che arriveranno tutti insieme l’anno in cui vendo.
Questo metodo si chiama METODO DEL CONTRATTO COMPLETATO, dal momento che gli utili vengono attribuiti quando il contratto è completato. Il contratto completato implica una valutazione al costo di produzione. Alla fine di ogni esercizio la commessa è valorizzata in base a:
Venderemo la commessa 1 a 500€ e la commessa 2 a 600€. La 1 ci costa 400, la 2, 480. Quindi dalla 1 avrò un utile di 100, dalla 2 di 120. Per realizzare la 1 impiego due esercizi, per realizzare la 2 ne impiego 3. La SAL è lo Stato Avanzamento Lavori. Per la 1, nel 1° anno, il SAL è del 40%, e nel secondo la finisco. La 2 invece necessita di un altro anno.
Ora guardiamo il CE dell’esercizio 1: il VALORE DI PRODUZIONE attribuibile all’esercizio 1 è 352 ma non è un ricavo dell’esercizio, quindi inserisco VARIAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE con il segno - e alla fine ho UTILE 0. Nello Stato Patrimoniale avrò la posta LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE.
La scrittura sarà:
LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE a VARIAZIONE DEI LAVORI 352
Nell’esercizio 2 il valore della produzione è 484, 240 per la prima e 144 per la seconda. Il problema è che la commessa 1 è terminata, mentre la 2 è ancora in corso di lavorazione. Quindi devo sospendere ancora i 144 della 2 mentre devo esplicitare la commessa 1.
Con questo metodo io attribuisco una parte dell’utile ad ogni anno di produzione. Può essere contrario al principio della prudenza, quindi devono sussistere le seguenti condizioni:
Il FISCO, tra i due metodi, preferisce quello della percentuale di completamento. L’ART. 93 TUIR pone come regola per la valutazione delle commesse in corso SOLO il metodo della percentuale di completamento (dal 2007 è stato abrogato il 5° comma)
Se si hanno delle commesse in perdita in un esercizio e se ne ha consapevolezza, si può intervenire in due modi: