Capitolo 5: Apprendimento !
Esperimenti:!
1. Condizionamento classico o pavloviano: del fisiologo russo Pavlov che sperimento,
attraverso il suo cane, come uno stimolo neutro possa, attraverso il condizionamento classico,
diventare uno stimolo condizionato. Innanzitutto espone il cane al ripetuto suono di un
campanello, ma questo non ha reazioni; successivamente, dopo il suo del campanello mostra
al cane del cibo, innescando così nell’animale salivazione continua. Da quel momento in poi,
ogni volta che il cane udirà il campanello comincerà a sbavare anche se non gli verrà mostrato
il cibo.
Se però al cane verrà fatto sentire nuovamente e ripetutamente il campanello e non gli si
presenterà più il cibo, lo stimolo tornerà ad essere neutro e verrà così verificata l’estinzione
dello stimolo condizionato. Nonostante ciò, Pavlov, dopo qualche giorno dall’esperimento,
suonò nuovamente il campanello e il cane ricominciò a salivare, riconoscendo quindi il
campanello ancora come stimolo condizionato (rimasto in memoria)!
2. Applicazione dei principi del condizionamento: John B. Watson vuole verificare che la
paura affonda le sue radici nel condizionamento classico, e lo prova attraverso l’esperimento
del piccolo Albert. Albert è un bambino di 11 mesi che ha paura dei rumori forti, così Watson
decise di esporlo ad essi e aggiunse all’ambiente un ratto bianco, in modo che la mente del
bambino collegasse i rumori forti al ratto. Crescendo, il bambino, ha iniziato ad avere paura
dei ratti allo stesso modo dei rumori forti, ma il suo cervello ha generalizzato l’informazione del
ratto. In questo modo Albert ha sempre avuto paura non solo di ratti e rumori forti, ma anche
di tutte le cose bianche e pelose.!
3. La legge dell’effetto: legge studiata dallo psicologo statunitense Edward Lee Thorndike che
provò le sue teorie attraverso un esperimento. Mise un gatto molto affamato all’interno di una
gabbia e del cibo al di fuori di essa. Il gatto iniziò così ad esplorare la gabbia finché, trovò una
leva e premendola si accorse che apriva la gabbia. In questo modo il gatto fu in grado di
mangiare il cibo, ma perché l’esperimento non fosse un caso, Thorndike ritentò e la seconda
volta il gatto ci impiegò meno tempo ad ispezionare la gabbia, trovando molto prima la leva e
riuscendo ad uscire. L’esperimento venne ripetuto altre volte ed il tempo impiegato dal gatto
per uscire dalla gabbia fu sempre meno.!
4. Un esperimento simile venne fatto da Frederic Skinner, che mise una cavia da laboratorio
molto affamata in una gabbietta completamente isolata. Il topino, dopo aver ispezionato
attentamente l’ambiente, trova una leva che gli fornisce del cibo. Anche in questo caso
l’esperimento è stato condotto numerose volte e ha mostrato che la cavia impiegava sempre
meno tempo ad ottenere il cibo perché ormai aveva capito il meccanismo “premere leva -
avere cibo”. Viene così definito il concetto di rinforzo dallo stesso Skinner, che lo indica come
un processo dove uno stimolo permette al soggetto di apprendere un comportamento
insegnatogli. Logicamente abbiamo rinforzi positivi e rinforzi negativi: nei primi viene aggiunto
qualcosa all’ambiente in cui si trova il soggetto creando apprendimento; mentre nei secondi
uno stimolo spiacevole viene tolto dall’ambiente in cui si trova il soggetto creando
apprendimento. Inoltre abbiamo la punizione, che crea l’esatto opposto dell’apprendimento,
ovvero la diminuzione di un certo tipo di comportamento.!
5. Apprendimento latente: attraverso l’apprendimento latente si apprende un nuovo
comportamento che non si mostra finché al soggetto non viene fornito un incentivo. Lo
dimostra l’esperimento di Tolman e Honzik, che costruirono un labirinto e misero al suo
interno 3 gruppi di cavie da laboratorio per 17 giorni:!
•il primo gruppo venne fatto girare nel labirinto per 17 giorni e quando arrivava alla
fine non gli veniva dato alcun incentivo, così i topi non migliorarono il loro tempo
nel finire il labirinto;!
•il secondo gruppo venne fatto girare nel labirinto per 17 giorni e quando arrivava
alla fine gli veniva dato del cibo come ricompensa, così, le volte successive, i topi
impiegarono sempre meno tempo a raggiungere il traguardo;!
•il terzo gruppo venne fatto girare nel labirinto per i primi 10 giorni senza ottenere
l’incentivo alla fine, ma per i successivi 7 giorni, ogni volta che arrivavano al
termine del labirinto gli venne dato del cibo. I topi, in questi 7 giorni, mostrarono
un grande miglioramento di tempistica nell’attraversamento del labirinto,
raggiungendo quasi i tempi del secondo gruppo —> questo dimostra
l’apprendimento latente.!