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Capitolo quattro, cinque e sei, Sintesi del corso di Storia dell'Africa

Riassunto capitoli 4,5,6 del libro Emergere dalla lunga notte

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

In vendita dal 06/07/2023

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CAPITOLO QUARTO – IL LUNGO INVERNO DELL’IMPERO FRANCESE
Il pensiero postcoloniale si è sviluppato nelle scienze umane e sociali negli anni 80 del’900 come critica, si
fonda su
-poststruttiralismo
-psicanalisi
- marxismo critico
ha come oggetto il mescolamento delle storie e la concatenazione dei mondi, dato che la colonizzazione ha
giocato un ruolo decisivo nell’intreccio di popoli. Esso considera la colonizzazione = complesso di invenzione
di frontiere la cui funzione è la produzione i subalternità fondata su basi razziali e statuti giuridici, per cui
esamina il lavoro compiuto dalla diversità nell’immaginario coloniale e la sua funzione nel processo di
soggettivazione dei colonizzati; analizza le forme di resistenza e di emancipazione attraverso cui i popoli
oppressi si costituirono come soggetti storici.
Tale pensiero è diventato predominante nei dibattiti politici, istituzionali ecc., negli ambienti accademici e
artistici, nonostante abbia dato spesso dato vita a varie interpretazioni, pratiche e polemiche, di molti paesi,
fatta eccezione per la Francia dove è rimasto poco conosciuto e oggetto di interesse di voci marginali ( si
tratta di una generazione di universitari di cittadinanza francese ma di colore o di minoranze nate con il
colonialismo, per es. Fanon, Mudimbe). La causa di ciò è riconducibile a ‘’inverno imperiale’’ caratterizzato:
1) Tentativo di uscita dal marxismo
2) Ridefinizione del pensiero in un’ottica antitotalitaria e il fatto che colonialismo e imperialismo non
vengano intese spesso come teorie totalitarie perché ciò metterebbe in discussione le basi
dell’identità nazionale basata su repubblicanesimo e universalismo
3) La storiografia postcoloniale francese tratta il colonialismo come un evento importante ma tardivo e
estraneo
4) Attribuzione alla decolonizzazione della disfatta del pensiero attraverso la decostruzione ,di ragione
e soggetto, conseguenza del rifiuto dell’’etnocentrismo occidentale e motore di trasformazioni
radicali nella società concretizzate poi nel terzomondismo.
5) Valorizzazione della differenza e dell’alterità sta alla base del sapere sui mondi extra-europei sia
nell’ambito della colonizzazione che in quello della decolonizzazione
6) Poco spazio dato a questi studi in ambito accademico e la mancata integrazione in una storia del
mondo piuttosto che la suddivisione in aree culturali
Fremiti di espressioni plurali
Un insieme di avvenimenti ha permesso una crescita di visibilità del pensiero postcoloniale in Francia
nel corso degli anni 90 del 900 a partire dai margini della società e dall’ambito artistico e culturale:
l’innesto di elementi della cultura popolare afro-americana su quella delle banlieue producono
effetti sui giovani delle minoranze ( esponenti di spicco di questa nuova forma espressiva
colorano generi musicali come hip hop e rap di tonalità politiche)
predominio nel calcio di atleti neri e di origine araba che iniziano a intervenire nei dibattiti sul
razzismo diventando modelli per i giovani delle periferie.
Nuove forme di lotta sviluppate dalle minoranze che appartengono alla categoria di immigrati
legali o clandestini a cui vengono negati diversi diritti e le cui condizioni di vita sono rese
precarie da una serie di leggi ristrettive atte a combattere l’immigrazione. ( ciò è dovuto 1) anni
70 nei circoli intellettuali di estrema destra si sviluppa e si diffonde, anche in ambienti di
sinistra, l’idea che l’identità nazionale francese venga contaminata dagli immigrati. 2) dalla crisi
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CAPITOLO QUARTO – IL LUNGO INVERNO DELL’IMPERO FRANCESE

Il pensiero postcoloniale si è sviluppato nelle scienze umane e sociali negli anni 80 del’900 come critica, si fonda su -poststruttiralismo -psicanalisi

  • marxismo critico ha come oggetto il mescolamento delle storie e la concatenazione dei mondi, dato che la colonizzazione ha giocato un ruolo decisivo nell’intreccio di popoli. Esso considera la colonizzazione = complesso di invenzione di frontiere la cui funzione è la produzione i subalternità fondata su basi razziali e statuti giuridici, per cui esamina il lavoro compiuto dalla diversità nell’immaginario coloniale e la sua funzione nel processo di soggettivazione dei colonizzati; analizza le forme di resistenza e di emancipazione attraverso cui i popoli oppressi si costituirono come soggetti storici. Tale pensiero è diventato predominante nei dibattiti politici, istituzionali ecc., negli ambienti accademici e artistici, nonostante abbia dato spesso dato vita a varie interpretazioni, pratiche e polemiche, di molti paesi, fatta eccezione per la Francia dove è rimasto poco conosciuto e oggetto di interesse di voci marginali ( si tratta di una generazione di universitari di cittadinanza francese ma di colore o di minoranze nate con il colonialismo, per es. Fanon, Mudimbe). La causa di ciò è riconducibile a ‘’inverno imperiale’’ caratterizzato:
    1. Tentativo di uscita dal marxismo
    2. Ridefinizione del pensiero in un’ottica antitotalitaria e il fatto che colonialismo e imperialismo non vengano intese spesso come teorie totalitarie perché ciò metterebbe in discussione le basi dell’identità nazionale basata su repubblicanesimo e universalismo
    3. La storiografia postcoloniale francese tratta il colonialismo come un evento importante ma tardivo e estraneo
    4. Attribuzione alla decolonizzazione della disfatta del pensiero attraverso la decostruzione ,di ragione e soggetto, conseguenza del rifiuto dell’’etnocentrismo occidentale e motore di trasformazioni radicali nella società concretizzate poi nel terzomondismo.
    5. Valorizzazione della differenza e dell’alterità sta alla base del sapere sui mondi extra-europei sia nell’ambito della colonizzazione che in quello della decolonizzazione
    6. Poco spazio dato a questi studi in ambito accademico e la mancata integrazione in una storia del mondo piuttosto che la suddivisione in aree culturali Fremiti di espressioni plurali Un insieme di avvenimenti ha permesso una crescita di visibilità del pensiero postcoloniale in Francia nel corso degli anni 90 del 900 a partire dai margini della società e dall’ambito artistico e culturale:  l’innesto di elementi della cultura popolare afro-americana su quella delle banlieue producono effetti sui giovani delle minoranze ( esponenti di spicco di questa nuova forma espressiva colorano generi musicali come hip hop e rap di tonalità politiche)  predominio nel calcio di atleti neri e di origine araba che iniziano a intervenire nei dibattiti sul razzismo diventando modelli per i giovani delle periferie.  Nuove forme di lotta sviluppate dalle minoranze che appartengono alla categoria di immigrati legali o clandestini a cui vengono negati diversi diritti e le cui condizioni di vita sono rese precarie da una serie di leggi ristrettive atte a combattere l’immigrazione. ( ciò è dovuto 1) anni 70 nei circoli intellettuali di estrema destra si sviluppa e si diffonde, anche in ambienti di sinistra, l’idea che l’identità nazionale francese venga contaminata dagli immigrati. 2) dalla crisi

petrolifera del 1974 si cerca di bloccare un’immigrazione favorita al tempo delle due guerre mondiali per incrementare la manodopera industriale)  Lotta per la visibilità e contro la discriminazione e gli stereotipi che prendono le mosse dall’idea che la nazione francese sia il frutto di identificazioni svariate dei suoi membri. (L’imperativo di eguaglianza proprio del modello repubblicano francese implicava che ogni differenza venisse trascurata con la conseguente critica di ogni discriminazione positiva. I media, soprattutto la televisione, mettevano in scena la violenza dell’indifferenza e della discriminazione dando vita a pregiudizi, per es. le persone di colore apparivano solo nelle trasmissioni musicali e sportive come attori comici o cantanti, nelle pubblicità si marcava il carattere esotico delle minoranze, giustificando la mancata integrazione nella società francese)  Interesse per gli studi storico-filosofici e sociologici sulla razza, la sua cristallizzazione nella schiavitù e le conseguenze sulla costituzione delle minoranze. Dispute bizantine Di recente la critica postcoloniale si è spostata dall’ambito letterario e teorico a quello delle scienze sociali degenerando in una disputa che mira:  A sminuire gli studi postcoloniali tenendo viva la confusione tra questa corrente di pensiero e l’uso che ne viene fatto da alcuni detentori francesi, ovvero uno strumento di lotta, scontro e rifiuto  Ignorare che esiste una tradizione di tali studi che colloca la storia dl colonialismo in quella dell’imperialismo  Minimizzare la portata del colonialismo e il suo impatto nelle società autoctone, idea avvalorata dal fatto che in alcuni paesi la colonizzazione fu breve  Considerare il colonialismo un caso particolare del fenomeno imperialistico  Utilizzare la sociologia storica per interpretare i fatti coloniali riducendoli al passaggio dall’Impero allo Stato-nazione ( Nell’ambito storico non vi sono metodi di spiegazione univoci)  Affermare che tali studi si siano occupati dei discorsi più che delle pratiche reali, svalutando l’importanza che tali studi danno alle dimensioni immaginarie, fatti psichici, interazioni intersoggettive e comportamenti dei soggetti coloniali e la loro risposta alle norme coloniali e ignorando che tutto ciò è strettamente legato alle pratiche sociali e fulcro dei vincoli coloniali. Essa è fondata da una prospettiva culturale e politica, conseguenza diretta del colonialismo e le cui implicazioni riguardano identità della Francia e i limiti e le ambiguità del suo modello democratico, che trova manifestazione nel desiderio di controllo e frontiera delle identità e in quello di allargamento della cittadinanza. Desiderio di provincializzazione Il desiderio di provincializzazione ( frontiere) è espresso da correnti neorevisioniste e provincialiste eterogenee il cui punto di incontro è il rifiuto di qualsiasi prospettiva diversa da quella occidentale, le quali attraverso stereotipi razzisti cercano di riattivare il mito della superiorità occidentale, presentano la questione della coesione nazionale in maniera timorosa e coltivano il fantasma dell’ ’’uomo senza Altro’’ ( Altro è lo straniero, colui nel quale non ci si

  1. Sminuimento e capovolgimento del razzismo = Dimenticando le esperienze della schiavitù e della colonizzazione, si sostiene che il razzismo non sia mai penetrato nella società francese e che la segregazione razziale non sia mai stata istituzionalizzata. Se si riconosce la presenza del razzismo viene ridotto a semplice differenza culturale o viene visto come conseguenza dell’odio dei neri. Es. Le sommosse delle banlieue francesi nel 2005 vengono viste come una manifestazione concreta dell’odio dei Neri e degli Arabi nei confronti della Francia e della repubblica in particolare. Colonialismo e disturbi postumi della memoria La politica della memoria è stata un elemento di divisione nazionale. Essa si è sviluppata a partire dalla Rivoluzione francese quando il lutto pubblico rappresentava la manifestazione della potenza politica e la memoria nazionale poteva essere utilizzata come giustizia punitiva e spazio di espiazione. La relazione tra memoria, prova della morte violenta e la sua interiorizzazione si spiega in una concezione:  della cultura politica francese che attribuisce virtù sociale e politica al cadavere  della nazione dotata di un’anima che consiste nel possesso condiviso di una ricca eredità di ricordi e nel desiderio di far valere nel presente l’eredità del passato  culto antenati = culto del sacrificio (capitale sociale e simbolico per la costruzione dell’idea nazionale ) tradotti in gesti pubblici e rituali ( parate militari, musei, memoriali ) Per un lungo periodo la politica ufficiale della memoria in Francia ebbe come obbiettivo la commemorazione dei ‘’ morti per la patria’’  negli anni ’80 si passa al riconoscimento e alla commemorazione dei ‘’ morti provocati dalla Francia’’ in cui vengono inclusi quelli delle deportazioni di cui prima non si riconosceva la responsabilità che veniva attribuita solo al regime di Vichy e a cui nel 1990 la legge Gayssot consacra lo statuto di vittime della Shoah e a cui seguono una serie di riconoscimenti come l’istituzione di una giornata internazionale. In questo processo di riconoscimento non figura il caso dei morti della colonizzazione  rientra tra i disturbi della memoria  su cui vige la logica dell’autoassoluzione e della riabilitazione dell’opera coloniale  Truppe coloniali impiegate per le battaglie vengono considerate come martiri morti per la libertà e per questo meritano di essere stati colonizzati. Punto rovente il caso dell’ Algeria su cui vi è stato un processo di occultamento e oblio nonostante il conflitto avesse causato morti sia tra gli autoctoni che tra i coloni che vi avevano ormai trovato residenza stabile Per essere presi in considerazione politicamente, determinati avvenimenti necessitano un significante straordinario = una sofferenza che assuma valore superiore. Il disturbo della memoria logica  il mio lutto consiste nel dare la morte non a un carnefice ma ad un terzo = l’avversione per la sofferenza altrui ,presente nella coscienza vittimaria quando questa si concepisce solo in competizione con altre omonime, implica la necessità di fare cadere la memoria storica dell’altro nell’oblio. Si parla di era della buona coscienza caratterizzata da indifferenza e volontà di disfarsi delle proprie responsabilità a cui si aggiunge l’idea che, non esistendo una morale valida per tutti, gli uomini superiori non devono essere condannati sulla base della morale dei deboli.

CAPITOLO QUINTO- AFRICA: LA CAPANNA SENZA PORTA

Antiche e nuove cartografie L’organizzazione delle frontiere in Africa  Risale all’epoca dell’economia delle imprese commerciali = è il frutto di un processo culturale e sociale che consisteva nel creare punti di incontro e di negoziazione tra europei che avevano stabilito le loro sedi sulle coste e gli autoctoni ( precede la Conferenza di Berlino 1884-1885)  Con la colonizzazione assume la funzione di delimitazione dei possedimenti coloniali delle diverse potenze  Assume struttura cristallizzata durante l’impero informale (abolizione tratta schiavi e repressione movimenti di resistenza) grazie all’azione di commercianti e missionari  Svolta militare= creazione fortini, penetrazione nell’entroterra e repressione rivolte locali Lo Stato coloniale integrando funzione amministrativa, economica e politica ( introduzione di circoscrizioni amministrative accompagnate da imposte, lavori forzati, colture di rendita, urbanizzazione e scolarizzazione) cerca di affermare il controllo fisico dei territori conquistati e legittimarsi. Si sono sviluppate diverse forme di strutturazione coloniale degli spazi economici, politici e amministrativi, Frontiere interne:  Grande impatto  La razza diventa un fattore strutturante e un requisito di accesso alle risorse.  Colonie di popolamento. In Sudafrica i trasferimenti di popolazione nell’800 e nel ‘ hanno portato alla formazione di 14 entità territoriali con statuto ineguale e 3 tipi di territorio: 1) province bianche con pieno godimento dei diritti; 2) bantustan indipendenti, gruppi etnici omogenei;3) bantustan autonomi. Frazionamento che si ripercuote anche nell’organizzazione urbana dando vita a un vero sistema di apartheid.  Organizzazione spazi rurali attraverso la differenziazione dei regimi fondiari in proprietà individuali nelle zone bianche e regimi misti nelle zone comunali , distribuitone etnica delle risorse naturali preziose per l’agricoltura e flussi migratori causati dalla dispersione delle famiglie nere. In Kenya sono state create le riserve di manodopera per estendere il possesso individuale e limitare le forme di mezzadria dei coltivatori neri sulle proprietà dei bianchi. I regimi postcoloniali nel ridefinire entità territoriali interne hanno ripreso e radicalizzato queste forme di strutturazione ,soprattutto nelle zone rurali , con modalità diverse in base alle regioni e all’influenza delle élite locali e delle confraternite religiose celandole dietro la creazione di nuove circoscrizioni amministrative, province e municipalità attraverso l’associazione di parentela, etnicità e somiglianza religiosa o culturale, ma spesso inventandone di nuove. Ciò ha causato una cristallizzazione delle identità etniche che è sfociata nella proliferazione di ideologie che promuovono l’autoctonia , soprattutto quando l’etnia diventa un requisito d’accesso non solo alle risorse e al suolo ma anche alla cittadinanza, e le lotte in tal senso si sono accentuate con il multipartitismo e la creazione di nuove circoscrizioni elettorali.  Sviluppo diseguale , eredità della colonizzazione, crea disomogenea concentrazione demografica. Dagli anni ’30 agli anni ’70 del ‘900 lo sviluppo delle colture di rendita e delle comunicazioni hanno portato la popolazione a riversarsi verso le coste o i grandi agglomerati urbani ( Lagos, Dakar) creando i centri di gravità demografica.

e la vita quotidiana si definisce attraverso minaccia e incertezza, le lotte sociali assumono forme di guerriglia).  Dispersione potere o Cause

  • Indebolimento capacità amministrative dello Stato con parallela privatizzazione di alcune funzioni sovrane
  • De- istituzionalizzazione in ambito economico, politico, sociale e culturale = aumento norme e dei comportamenti per influenzarle e trarre i massimi benefici da parte di pubblici e privati; riduzione pratiche aggiramento. o Conseguenze
  • Predilezione per conquista immediata del potere e necessità di mantenerlo a tutti i costi
  • Carattere provvisorio e negoziabile dei contratti
  • Fragile istituzionalizzazione delle opposizioni che agiscono a seconda delle circostanze
  • Rapporti di autorità negano la durevolezza dei movimenti sociali
  • Carattere frammentario dei conflitti Instabilità risorsa per il potere:  Durante il periodo autoritario per molti regimi politici il fondamento della comunità politica era la minaccia diretta o indiretta sull’integrità fisica dei soggetti = proteggersi dal potere pesando parole e azioni  Durante l’indipedenza il potere contrasta opposizione limitando l’apertura politica = 2 fasi
  1. Fase repressiva =
  • Repressione e depoliticizzazione delle proteste che assumono un carattere etnico.
  • Estensione e decadimento ruolo esercito = conservare ordine e controllare i comportamenti individuali, ma anche fungere da copertura per attività illegali come traffici e saccheggio delle risorse.
  • Sostegno alla nascita di gang o di milizie , controllate tramite persone fidate rimaste nell’anonimato o responsabili militari e politici che detengono posizioni di potere nelle strutture formali. Esse possono limitarsi a periodi di conflitto o acquisire autonomia e stabilità come formazioni di comando distinte dall’esercito. Coseguenze: a) Deistituzionalizzazione ha subito accelerazione b) Nuova divisione sociale= protetti dal possesso di armi o da coloro i quali le possiedono e non c) Risoluzione delle lotte politiche con la forza
  1. Fase dell’ evirazione =
  • Divisione dell’opposizione sfruttando le rivalità interne ( per es. accentuando nelle regioni roccaforti delle opposizioni i conflitti tra autoctoni e allogeni o sedentari e nomadi)
  • Concessioni con riforme accessorie che non intaccano la struttura di dominio o creazione di governi di unione nazionale Collaborazione delle opposizioni Si affermano 2 configurazioni culturali nella definizione del politico:
  1. Conservazione basata sulla durata senza termine. La possibilità di ricambio non avviene per via elettorale ma solo attraverso l’assassinio
  2. Affermazione attraverso la distruzione della vita = 3 processi determinanti: a) Differenziazione all’interno delle istituzioni militari. Coincide con le lotte armate anticoloniali e le nuove guerre che hanno come obbiettivo le popolazioni civili e controllo delle risorse. b) Legge di distribuzioni delle armi che autorizza la risoluzione dei conflitti di qualsiasi natura con le armi = lotte sociali inedite e nascita di formazioni sociali e politiche a partire da un nucleo armato che esercitano il controllo su commercio e risorse. Quando tali formazioni non riescono a conquistare il potere direttamente causano scissioni territoriali in varie forme ( zone di guerra alle frontiere, provincie dissidenti nel territorio nazionale , campi di prigionia per le popolazioni ritenute complici dei ribelli) c) Emergere del militarismo come cultura e del machismo come etica CAPITOLO SESTO- CIRCOLAZIONE DEI MONDI: L’ESPERIENZA AFRICANA Profonde ricomposizioni sociali Trasformazioni dell’ultimo quarto del ‘
  • Ridefinizione dei limiti della sovranità degli Stati africani = risultato delle specializzazioni, di cui le istituzioni finanziare internazionali sono il vettore più evidente, e dell’azione di ong o attori privati.
  • Reti istituzionali si sono sviluppate a livello locale, la maggior parte sono un intreccio delle reti extra- statali e reti che ne sono il prolungamento informale, altre sono paraventi di partiti politici o élite urbane oppure satelliti locali delle organizzazioni internazionali = carattere frammentario del contesto urbano.
  • Diversificazione delle forme di stratificazione sociale:  Alla base vi è la maggior parte della popolazione afflitta da precarietà ed esclusione, soprattutto nelle città.  Allo stato intermedio = parte di popolazione che cerca di sopravvivere e di costruire qualche eredità da trasmettere attraverso economia formale e mercati paralleli.  Al vertice = insieme di proprietari dediti al controllo delle risorse e dotati di capacità di mobilitare la socialità locale e internazionale.
  • La transnazionalizzazione delle economie ha aperto spazi di autonomia per gli imprenditori privati il cui esercizio passa attraverso la capacità di fare guerra. La guerra è un altro fattore di ricomposizione sociale e frutto dell’intreccio di diversi processi e contrasti, alcuni di natura politica, come quelli che riguardano le condizioni di esercizio della cittadinanza, (identità, cittadinanza e proprietà) in un contesto di diminuzione dei vantaggi dispensati dallo Stato e di aumento delle possibilità di pretenderli apertamente o di prenderli con la forza, e che mirano alla rifondazione dello Stato-nazione. Viene contestata, attraverso il multipartitismo e economia di mercato, ma senza portare verso una democrazia liberale, l’ideologia comunitarista dei regimi autoritari postcoloniali che sviluppava una concezione della nazione fondata su diritti collettivi, la cui realizzazione e sviluppo si sarebbero verificati attraverso dispositivi istituzionali ( partiti e sindacati unici, esercito nazionale) e il cui obbiettivo era la ricerca del consenso e la stabilità regionale ed etnica. Esso era attuato attraverso il controllo sociale e la coercizione in modo da prevenire i dissensi e la creazione di fazioni su base etnica. L’errore della democratizzazione nello specifico del capitalismo atomizzato è stato il rilancio delle dispute sulla moralità dell’esclusione = 2 immaginari dello Stato:

precarizzazione e il livellamento dello status di uomo e donna. La poligamia rappresenta una strategia per accumulare risorse. Maggiore diffusione del divorzio.

  • Rivoluzione sessuale silenziosa che apre la società a una nuova concezione della sessualità da parte dei giovani
  • Larga diffusione dell’omosessualità. Nonostante ciò essa è ampiamente ostacolata perché considerata, in quanto atto, contro natura e sconosciuta all’Africa precoloniale ma introdotta con l’espansione europea. A fondamento di ciò vi è preconcetto:  Sessualità finalizzata alla riproduzione, qualsiasi altro impiego è sinonimo di impurità e stregoneria La sessualità diventa centrale nella simbolizzazione della vita, del potere e del piacere = I potentati postcoloniali sono anche dei potentati sessuali perché la sovranità coincide con la possibilità di godere senza intralci e controllo dell’atto di mangiare, di quello sessuale e di torturare i nemici reali o presunti. Vi è una concezione patriarcale del potere che vuole una comunità politica virile e composta da soli uomini e che si fonda sulla rimozione della relazione omosessuale vista in molte società africane precoloniali :  come totalmente altro e, quindi, come assolutamente intimo  strumento del potere = l’atto omosessuale rientrava nei rituali di subordinazione. Il Sudafrica è l’unico paese in cui la costituzione garantisce agli omosessuali tutti i diritti, anche quello di sposarsi. Afropolitismo 2 momenti salienti:
  1. Postcolonialismo. Fase inaugurata da Ahmadou Kourouma ( Soleil des indipendances inizi anni ’70) e da Yambo Ouologuem ( Devoir de violence ). La scrittura di sé di differenzia dalla Negritudine sotto diversi aspetti: I. Relativizza il feticismo delle origini mostrando che ogni origine è bastarda. Ouologuem cerca di confodere la nozione di origine con quella di autocreazione che mette in secondo piano la tensione tra il sé e l’altro a vantaggio dell’autospiegazione in cui il sé è costretto ad affrontarsi. II. Interroga lo statuto della realtà. Nella Negritudine la differenza era il mezzo per recuperare una dimensione comunitaria andata persa attraverso la rievocazione. Il principio della perdita e del lutto vengono sostituite da O. con quello della depense (eccedente) in quanto la comunità nasce e si struttura sugli avanzi, la realtà non è solo ciò che appare ma ciò che eccede l’esistente = la cura di sé diventa cura dell’altro mondo ( evoluzione favorita dall’esperienza della violenza statale e sofferenza nella postcolonia) e si esprime attraverso la religione, letteratura e musica. 2) Entrata dell’ Africa in una nuova epoca di dispersione e circolazione. L’intensificarsi delle migrazioni e le nuove diaspore africane fanno si che l’Africa non sia più un centro in sé ma un insieme di poli diversi che si intrecciano = negazione di un ritorno al passato che però non scompare ma viene reinventato = nel romanzo africano, nella danza e nelle arti plastiche l’oggetto non è la descrizione di una situazione in cui si è diventati spettatori della propria vita perché ridotti all’impotenza, ma la testimonianza della capacità di rialzarsi e affrancarsi dalle origini; Africa immaginata come composta da diverse forme.

Nuove riconfigurazioni culturali, 2 preponderanti:

  1. Definizione di ‘’ africano’’. Si tende a sviluppare una definizione sulla base della razza o del colore della pelle ( africano = nero). Bisogna invece considerare i fenomeno storico della circolazione dei mondi che presenta due aspetti:  DISPERSIONE = Mobilità della popolazione africana avvenuta non solo in tempi moderni ma anche con le migrazioni forzate dalla tratta degli schiavi e a causa della colonizzazione.  IMMERSIONE = Diversi gruppi di popolazioni si sono insediati in diversi periodi storici e in svariate regioni creando delle discendenze e dei legami e in ragione di ciò pretendono di essere considerati cittadini africani. Vi sono anche eccezioni = euro-africani ai tempi del colonialismo continuarono ad affermare la superiorità della loro razza.
  2. Afropolitismo = sensibilità culturale, storica ed estetica che si fonda sulla consapevolezza dell’implicazione del qui e dell’altrove che porta a riconoscersi nello straniero e a rifiutare il culto dello Stato e quello identitario. Passare ad altro L’indigenismo, nella sua formulazione positiva, è un’ideologia che glorifica la differenza e lotta per la salvaguardia delle consuetudini (si dimentica spesso che le tradizioni furono inventate dagli europei) e identità minacciate e attraverso cui l’identità e le lotte politiche si affermano a partire da una distinzione tra autoctoni e allogeni. Esso ha anche una formulazione negativa che si esprime nei nazionalismi africani il cui obbiettivo era derazzializzare il potere e la proprietà a vantaggio degli africani, ma che riprende due elementi centrali dell’ideologia coloniale e razzista:
  3. Idea della colonizzazione come un processo di conquista e civilizzazione di una razza ad opera di un’altra e quella di razza come matrice dei rapporti di classe. Negli stati razzisti dell’Africa in epoca coloniale gli indigeni non erano considerati cittadini ma nemici finche non si sottomettevano, così l’emancipazione attuata dai movimenti anticoloniali consisteva nel purificare la società dall’altra razza.
  4. Intensificazione della politica e della guerra. Questa nel caso in cui portava a una vittoria militare netta sui coloni bianchi seguiva l’appropriazione dei loro beni, l’instaurazione di uno Stato nero con una nuova classe dominante e l’inizio di una guerra civile prolungata. In caso contrario le minoranze bianche mantenevano i propri beni e una certa egemonia culturale sulla società. Per ottenere l’emancipazione l’Africa dovrebbe abbandonare il nazionalismo e abbracciare l’afropolitismo. Il Sudafrica rappresenta il laboratorio più evidente della cultura afropolitana, sviluppata da intellettuali, musicisti, artisti e africani cosmopoliti, per 3 fattori:
  5. Storia complessa della formazione della ricchezza = fondata sullo sfruttamento delle miniere di diamanti e d’oro, questa rivoluzione ha consentito di creare le basi per un’accumulazione interna, determinata da capitale e tecnologie internazionali, e i ritmi della domanda mondiale.
  6. Creazione di meccanismi in grado di dare l’idea di coerenza in una società diversificata è avvenuta attraverso l’ alienazione dei diritti dei neri per mezzo della guerra delle razze che ha assunto in Sudafrica forme diverse:  Privazione dei mezzi di sussistenza degli autoctoni ( prima fase coloniale)  Controllo della mobilità degli autoctoni, spogliazione dei latifondi e impiego come manodopera con la creazione di recinzioni territoriali ( rivoluzione industriale )