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Cattani, Competenza 14: collaborare, Appunti di Pedagogia

Quello della collaborazione tra docenti e della dimensione di gruppo a scuola è un tema di grande rilevanza. Può essere fonte di benessere e soddisfazione personale ma anche luogo di frustrazione, noia, conflitti.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 03/12/2020

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Cattani, Competenza 14: collaborare!
Criticità della scuola e leve per il cambiamento.
Quello della collaborazione tra docenti e della dimensione di gruppo a scuola è un tema di grande
rilevanza. Può essere fonte di benessere e soddisfazione personale ma anche luogo di frustrazione,
noia, conflitti. Quando questo accade, si consolida la tendenza a un certo individualismo, generato
da una diffusa percezione di autosufficienza nei confronti del proprio compito e dalla convinzione
che la collegialità sia di fatto un aspetto sostanzialmente marginale della professione docente.
Altro aspetto importante è la presenza sempre più massiccia a scuola di una burocrazia sentita dai
docenti come eccessivamente pesante.
Credere maggiormente nelle potenzialità del lavoro d’equipe e del valore aggiunto che esso porta
con è una possibile leva per il cambiamento, così come lo è un diverso approccio alla cultura
organizzativa. Infatti gli insegnanti non solo lavorano a livello individuale, ma collaborano alla
realizzazione di un compito collettivo rispetto al quale nessuno è autosufficiente, dunque
l’individualità deve coniugarsi con la collegialità. L’unità operativa minima di riferimento non è il
singolo insegnante, ma il gruppo di lavoro costituito dal Consiglio di classe.
Risulta quindi necessario un equilibrio dinamico tra individualità e collegialità.
Complessità del contesto educativo.
Le ragioni che spingono sempre più gli insegnanti a collaborare tra loro sono dovute al contesto
sempre più complesso in cui sono chiamati a operare oggi. Complessità riferita a un contesto
esterno ricco di stimoli, di distrattori, di molteplici fonti di informazioni che catturano l’attenzione
dello studente e che spesso sono considerate più autorevoli e accattivanti della scuola. La scuola,
per riguadagnare l’unicità, dovrebbe proporsi ai giovani come luogo interessante, che attrae perché
sa offrire esperienze culturali avvincenti. La chiave di volta diventa così il gruppo di
apprendimento, in cui il giovane ha l’occasione di vivere una relazione reale e non virtuale con i
suoi pari e con i docenti e confrontarsi con loro.
Complessità riferita alla gestione non facile di classi sempre più diversificate per ambiente di vita
socio-familiare, provenienza, background cognitivo, cultura, lingua, religione, bisogni educativi.
Complessità dovuta alla consapevolezza, avvallata dalla ricerca scientifica, che il processo di
apprendimento non è un semplice travaso di contenuti/conoscenze da chi sa a chi non sa, metafora
dell’ “imbuto di Norimberga”, ma è un processo multidimensionale che avviene in interazione con
gli altri e con il contesto. L’apprendimento significativo è un processo di cambiamento con gli altri
che coinvolge l’intera persona, intelletto ed emozioni, ha molti protagonisti e richiede di essere
accompagnato e facilitato dal docente. Tutto questo in un ambiente di apprendimento favorevole,
popolato di persone, di oggetti di conoscenza e di esperienze coinvolgenti.
Complessità relativa all’ampliarsi esponenziale delle scoperte e delle conoscenze in tutti gli ambiti
disciplinari di insegnamento che costringe i docenti a un continuo aggiornamento e
approfondimento del loro specifico disciplinare.
Complessità riferita a ruoli e funzioni sempre più ampi assegnati alla scuola rispetto all’educazione
e dunque nuovi compiti richiesti agli insegnanti, chiamati a progettare i loro interventi formativi
perseguendo finalità educative non solo relative alla propria disciplina ma anche ad abilità
trasversali, life skills, competenze di cittadinanza.
Progettare per competenze è, nella scuola attuale, passaggio imprescindibile ma guardato dai
docenti con una certa diffidenza e preoccupazione poiché sono consapevoli che un cambiamento
radicale come questo nella prassi didattica richiede nuove e diverse competenze da mettere in
campo: approfondimento delle conoscenze nel proprio ambito disciplinare, nonché dei relativi
aspetti metodologico-didattici, in modo da poter proporre modalità innovative e maggiormente
partecipative di apprendimento. Diventa poi imprescindibile una gestione collegiale del gruppo di
classe affinché possa diventare una vera comunità di apprendimento inclusiva. Ciò significa che
lavorare in team tra doventi diventa un aspetto non più secondario, ma fondamentale.
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Cattani, Competenza 14: collaborare

Criticità della scuola e leve per il cambiamento. Quello della collaborazione tra docenti e della dimensione di gruppo a scuola è un tema di grande rilevanza. Può essere fonte di benessere e soddisfazione personale ma anche luogo di frustrazione, noia, conflitti. Quando questo accade, si consolida la tendenza a un certo individualismo, generato da una diffusa percezione di autosufficienza nei confronti del proprio compito e dalla convinzione che la collegialità sia di fatto un aspetto sostanzialmente marginale della professione docente. Altro aspetto importante è la presenza sempre più massiccia a scuola di una burocrazia sentita dai docenti come eccessivamente pesante. Credere maggiormente nelle potenzialità del lavoro d’equipe e del valore aggiunto che esso porta con sé è una possibile leva per il cambiamento, così come lo è un diverso approccio alla cultura organizzativa. Infatti gli insegnanti non solo lavorano a livello individuale, ma collaborano alla realizzazione di un compito collettivo rispetto al quale nessuno è autosufficiente, dunque l’individualità deve coniugarsi con la collegialità. L’unità operativa minima di riferimento non è il singolo insegnante, ma il gruppo di lavoro costituito dal Consiglio di classe. Risulta quindi necessario un equilibrio dinamico tra individualità e collegialità. Complessità del contesto educativo. Le ragioni che spingono sempre più gli insegnanti a collaborare tra loro sono dovute al contesto sempre più complesso in cui sono chiamati a operare oggi. Complessità riferita a un contesto esterno ricco di stimoli, di distrattori, di molteplici fonti di informazioni che catturano l’attenzione dello studente e che spesso sono considerate più autorevoli e accattivanti della scuola. La scuola, per riguadagnare l’unicità, dovrebbe proporsi ai giovani come luogo interessante, che attrae perché sa offrire esperienze culturali avvincenti. La chiave di volta diventa così il gruppo di apprendimento, in cui il giovane ha l’occasione di vivere una relazione reale e non virtuale con i suoi pari e con i docenti e confrontarsi con loro. Complessità riferita alla gestione non facile di classi sempre più diversificate per ambiente di vita socio-familiare, provenienza, background cognitivo, cultura, lingua, religione, bisogni educativi. Complessità dovuta alla consapevolezza, avvallata dalla ricerca scientifica, che il processo di apprendimento non è un semplice travaso di contenuti/conoscenze da chi sa a chi non sa, metafora dell’ “imbuto di Norimberga”, ma è un processo multidimensionale che avviene in interazione con gli altri e con il contesto. L’apprendimento significativo è un processo di cambiamento con gli altri che coinvolge l’intera persona, intelletto ed emozioni, ha molti protagonisti e richiede di essere accompagnato e facilitato dal docente. Tutto questo in un ambiente di apprendimento favorevole, popolato di persone, di oggetti di conoscenza e di esperienze coinvolgenti. Complessità relativa all’ampliarsi esponenziale delle scoperte e delle conoscenze in tutti gli ambiti disciplinari di insegnamento che costringe i docenti a un continuo aggiornamento e approfondimento del loro specifico disciplinare. Complessità riferita a ruoli e funzioni sempre più ampi assegnati alla scuola rispetto all’educazione e dunque nuovi compiti richiesti agli insegnanti, chiamati a progettare i loro interventi formativi perseguendo finalità educative non solo relative alla propria disciplina ma anche ad abilità trasversali, life skills, competenze di cittadinanza. Progettare per competenze è, nella scuola attuale, passaggio imprescindibile ma guardato dai docenti con una certa diffidenza e preoccupazione poiché sono consapevoli che un cambiamento radicale come questo nella prassi didattica richiede nuove e diverse competenze da mettere in campo: approfondimento delle conoscenze nel proprio ambito disciplinare, nonché dei relativi aspetti metodologico-didattici, in modo da poter proporre modalità innovative e maggiormente partecipative di apprendimento. Diventa poi imprescindibile una gestione collegiale del gruppo di classe affinché possa diventare una vera comunità di apprendimento inclusiva. Ciò significa che lavorare in team tra doventi diventa un aspetto non più secondario, ma fondamentale.

Una delle possibili risposte alla complessità: la collaborazione e il lavoro di equipe Il Consiglio di classe è uno dei gruppi di lavoro chiave per l’efficacia dell’intervento educativo. I docenti del CDC si confrontano sulle modalità didattiche da utilizzare in classe lavorando per potenziare le competenze disciplinari e trasversali degli studenti. Qui i docenti hanno la possibilità di confrontarsi in concreto su temi cruciali di ambito pedagogico, metodologico-didattico e gestionale, diventando ciascuno risorsa esperta per gli altri e possibile motore di cambiamento. Così dovrebbe accadere anche per il Dipartimento disciplinare, che riunisce tutti i docenti dell’istituto che insegnano la stessa materia. Il gruppo può diventare un luogo privilegiato per lo scambio di esperienze, l’analisi e la discussione di casi reali, la consulenza reciproca tra professionisti: uno spazio per la formazione continua. Il Dipartimento potrebbe assumere anche il ruolo di memoria storica, con il compito di raccogliere e conservare la documentazione di esperienze scolastiche significative e replicabili, nella logica dello scambio reciproco e del miglioramento continuo dell’organizzazione scolastica. Equipe di lavoro: opportunità e vincoli I gruppi di lavoro dei docenti sono, sulla carta, snodo fondamentale dell’organizzazione scolastica. A fronte di coloro che riconoscono nell’esperienza di gruppo soprattutto aspetti positivi (fiducia, reciprocità, collaborazione), altri fanno fatica a confrontarsi con i colleghi, hanno timore di perdere la propria libertà di insegnamento. Eppure il gruppo può rappresentare spazio di appartenenza, coesione, identificazione. Quali competenze per collaborare e lavorare in modo efficace in gruppo? Per lavorare bene in un gruppo e saperlo coordinare efficacemente sono necessarie competenze specifiche che molti docenti sentono ancora come marginali. Il docente ha una professionalità prismatica in cui le sue competenze sono ad ampio spettro e si intrecciano e potenziamo mutuamente:

  • la^ dimensione culturale^ come conoscenza e padronanza della disciplina insegnata
  • la^ competenza psico-pedagogica^ come conoscenza e padronanza degli strumenti e dei quadri di riferimento teorici per una progettazione educativa efficace
  • la^ dimensione metodologico-didattica^ come capacità di utilizzare repertori esperti di strategie didattiche, in coerenza con i bisogni del contesto
  • la^ dimensione organizzativa^ che prevede la capacità di assumere ruoli diversi dall’insegnamento
  • la^ dimensione comunicativo/relazionale^ che permette al docente di rapportarsi in modo efficace alla classe, ai genitori, ai colleghi
  • le^ competenze trasversali^ e le cosiddette life skills: competenze emotive, cognitive e relazionali Infine il docente dovrebbe coltivare la dimensione della ricerca e possedere competenza euristica e riflessiva : partendo da sé e dalla propria esperienza ne fa oggetto di riflessione critica. I gruppi di lavoro a scuola: di cosa parliamo concretamente? Collegio docenti, Consiglio di classe, Dipartimento disciplinare, commissioni, Consiglio dell’istituzione: ecco un elenco delle esperienze di gruppo che ogni docente vive nella sua realtà di lavoro. Quella scolastica è un’organizzazione complessa che per funzionare necessità di professionalità di gruppo. Il gruppo di progetto nasce specificamente per occuparsi di un tema/ problema/ progetto per poi sciogliersi a lavoro concluso. Esso è formato per lo più da docenti che scelgono liberamente di aderire al gruppo, perché fortemente interessati al tema di ricerca. Il Gruppo di lavoro tra teoria e buone prassi Per lavorare bene in gruppo è necessario lavorare su di è e sulla consapevolezza del proprio modo di stare in gruppo, ma anche agire all’interno di un quadro teorico di riferimento che può aiutare a capire quali comportamenti e attenzioni sono utili nei diversi contesti.

La riunione: come gestirla efficacemente. La riunione non è solo il suo svolgimento, ma ci sono anche la progettazione ex ante, la conduzione in itinere, le attività da portare avanti in base alle decisioni prese.

- Ex^ ante : il coordinatore chiarisce a se stesso gli obiettivi da raggiungere nella riunione, decide quali sono i partecipanti da coinvolgere, la durata, l’ambiente fisico, il setting - Incipit : proporre un giro di presentazioni se i partecipanti non si conoscono, condividere la natura della riunione e i suoi obiettivi; si tratta di un momento importante per la costruzione della fiducia nel gruppo - Ruit : dopo l’apertura presentare nel dettaglio il tema/problema/progetto da trattare, s sollecitando domande di chiarimento e un primo scambio di idee durante il quale viene stimolato l’ascolto reciproco. Questo è un passaggio che mette in evidenza le doti del coordinatore - Exit : a fine incontro il coordinatore ripercorrerà brevemente il lavoro svolto e farà una sintesi, chiedendo conferma di quanto emerso, delle decisioni prese, delle responsabilità