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CATULLO- letteratura latina - carmina docta (più importanti)
Tipologia: Appunti
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Non c’è frattura tra i carmi brevi e i carmina docta , in cui Catullo si cimenta, con più impegno e in una struttura più complessa, in temi e procedimenti artistici già sperimentati nelle nugae e negli epigrammi. Nella sezione centrale del liber (ovvero nei carmina docta ), infatti, costituita da otto componimenti, dei quali i primi quattro, due epitalami e due epilli, in metri vari, gli ultimi in distici elegiaci, domina l’amore coniugale, sancito dalla tradizione e basato su un foedus****. I due epitalami presentano i momenti più significativi della cerimonia del matrimonio, rivelando il primo, scritto per le nozze di L. Manlio Torquato e Vinia Aurunculeia, interessanti particolari del rituale e il secondo, concepito come canto alterno di un coro di ragazzi e uno di fanciulle, la diversa prospettiva, maschile e femminile, del vincolo coniugale. Sono assenti da queste composizioni espressioni di affetto tra i coniugi o riferimenti a sentimento e passione, la prospettiva è quella della procreazione e dell’adesione al mos maiorum , che vengono visti positivamente come garanzia di stabilità individuale e sociale. La contrapposizione tra la duratura felicità dell’amore sancito dal matrimonio e la precarietà, densa di nefaste conseguenze, dell’unione extraconiugale è presentata nel carme 64, che rievoca, incastrate l’una nell’altra, secondo la tecnica alessandrina dell’ èkphrasis , la storia di Peleo e Teti e l’infelice vicenda di Arianna, abbandonata da Teseo, a cui si era data al di fuori delle leggi umane e divine. Nel tradimento di Teseo non è difficile vedere riflesse le frequenti infedeltà di Lesbia, come nel carme 67 è evidente la condanna delle unioni colpevoli. Questo componimento rappresenta una particolare forma di paraklausithyron (canto davanti alla porta chiusa), in cui invece della situazione consueta dell’amante che si lamenta della durezza del cuore dell’amata o chiede alla porta di favorirlo, è la porta stessa che parla, rivelando i segreti della casa e il comportamento libertino della padrona. Anche il carme 68 , che nella fusione di esperienze personali e vicende mitiche rappresenta il più immediato precedente dell’elegia augustea , l’amore di Protesilao e Laodamia, consumato prima della cerimonia nuziale, porta la funesta conseguenza della morte dello sposo, vista come una punizione dell’atto trasgressivo. Il carme 66 , preceduto dalla dedica ad Ortalo (c. 65), è la traduzione della «Chioma di Berenice» di Callimaco^1 e ripropone, in una forma raffinata e rispettosa dell’originale alessandrino, il tema della devozione coniugale attraverso il dono che Berenice, moglie di Tolomeo III Evergete, fa agli dei di un ricciolo della sua chioma, per il felice ritorno dello sposo da una spedizione militare; quel ricciolo, misteriosamente scomparso, viene riconosciuto in una costellazione dall’astronomo di corte Conone e chiede di essere venerato dalle spose fedeli. Come nel carme 67 Catullo prova la sua abilità artistica variando il motivo tradizionale del paraklausithyron , sperimentando una nuova forma di traduzione dell’originale greco, diversa dal vertere che prevede la gara col modello attraverso il libero rifacimento dell’originale, più rispettosa dello spirito e della tecnica compositiva di questo, con cui pure non rinuncia a competere. Nel carme 63 , poi, lo «sperimentalismo» catulliano si appunta su un verso molto raro, il galliambo, e sulla tragicità della vicenda di Attis, che, in preda al furore religioso, si evira e, tornato in sé, lamenta pentito il suo gesto, in un drammatico monologo in cui prende coscienza del mutamento di identità. (^1) Callimaco in onore della regina Berenice scrisse la celebre Chioma di Berenice , che narra come una ciocca di capelli della regina si sia mutata nella nuova costellazione che proprio allora era stata scoperta dell’astronomo Conone. La chioma fu tradotta da Catullo e imitata da Ovidio nei Fasti