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Appunti relativi alle cellule staminali. Esame superato.
Tipologia: Appunti
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Una cellula per essere staminale deve avere capacità di:
La classificazione avviene in base alla loro capacità di differenziamento:
Le cellule staminali embrionali derivano dall’embrione, sono presenti nei primi giorni di sviluppo embrionale (meno di due settimane). Sono le più versatili perché possono differenziare in tutti i tipi cellulari, comprese cellule fetali e adulte. Si prelevano dalla blastocisti che contiene circa 50- 10 cellule che vengono poi messe in coltura ed è formata da uno strato esterno di cellule, da una cavità riempita di fluido e da un gruppo di cellule chiamate massa cellulare interna. La morula è uno stadio a 8 cellule totipotente; a volte, nei protocolli in cui bisogna analizzare il cariotipo è possibile prelevare una delle cellule per verificare che il cariotipo sia normale e reimpiantare. Le altre 7 sono totipotenti, quindi, possono generare un intero organismo, cosa non possibile alla morula di 16 cellule, a seguito di compattazione, perché si sono formate due layer di cellule diverse, uno interno che forma la massa cellulare interna da cui origina l’embrione e uno periferico a ridosso della zona pellucida (strato acellulare che contiene l’embrione) che formerà il trofoblasto, ossia gli annessi embrionali. Le cellule si recuperano tra il quarto e il sesto giorno, prima che l’embrione si impianti al momento della perdita della zona pellucida. I corpi embrioidi vengono prelevati, messi su piastre di coltura, viene digerita la parte esterna (trofoblasto) e vengono recuperate le cellule staminali embrionali che vengono messe su piastre di coltura in cui ci sono cellule feeder irradiate che producono le sostanze nutrienti per aiutarne la crescita. Quando isolate, possono continuare a crescere e poi è possibile farle differenziare, grazie a fattori di crescita presenti in coltura, in tutti i tipi cellulari. La condizione è un terreno particolare che contiene fattori di crescita che stimolano pathways che portano all’attivazione di geni cruciali per il differenziamento.
I ricercatori sono riusciti a rigenerare l’intera epidermide di bambini, prendendo le cellule staminali dell’epidermide del paziente, hanno fatto una modificazione genetica (terapia genica) e poi hanno reimpiantato le cellule nell’organismo. I cheratinociti, ossia le cellule staminali, hanno necessità di feeder layer, ossia fibroblasti irradiati che devono fornire sostanze. Sono state geneticamente modificate e, infine, coltivate per formare dei foglietti di epidermide da trapiantare. Terapie in studio:
Le cellule staminali ematopoietiche si dividono per mitosi asimmetrica per permettere l’autorinnovamento e la formazione di progenitori che daranno origine solo a cellule mature. Nel midollo vengono prodotte circa 5 milioni di cellule al secondo; con la divisione simmetrica, c’è il problema di esaurire le cellule staminali. La caratteristica della vera cellula staminale è la quiescenza, garantita dalla presenza di una nicchia ematopoietica e possono entrare in funzione solo in base allo stress dell’organismo. Il modello di ematopoiesi monofiletica è valido per il feto: esiste il progenitore comune linfoide e mieloide; quest’ultimo, a sua volta, si divide in progenitore della linea mieloide e il progenitore che dà origine alla linea eritroide e megacariocitaria. Ora si ritiene che dalla cellula staminale originino progenitori committed unipotenti.
Nelle persone adulte viene prelevato il sangue midollare a livello della cresta iliaca posteriore per una biopsia. Piuttosto che i trapianti, oggigiorno si effettuano mobilizzazioni del midollo attraverso la somministrazione della citochina G-CSF o M-GSF, agonista di CXCR4 (molecole di adesione a livello della nicchia). Successivamente si effettua il prelievo mediante aferesi e si recuperano le cellule dal trapiantare nel ricevente. Le cellule staminali hanno la necessità di rimanere adese alla nicchia osteoblastica e alla nicchia vascolare; CXCL12 o SDF1 è il ligando di CXCR4, la loro espressione stabilisce la capacità della cellula di rimane nel midollo o muoversi. Le cellule staminali embrionali hanno una capacità di proliferare illimitata e possono generare un ampio spettro di cellule; purtroppo, possono generare teratomi, essere rigettate e ci sono diversi problemi etici. Le cellule staminali adulte non presentano rigetto, non ci sono problemi etici; purtroppo, sono rare, non esistono tanti marcatori per poterle identificare, isolare e purificare, il numero, spesso, è insufficiente per il trapianto e non è possibile fare un’amplificazione in coltura.
Nel 2006, da Yamanaka, sono state scoperte le cellule staminali pluripotenti indotte nel topo, mentre, nel 2007, anche nell’uomo. Nel 2012 ha vinto il premio Nobel. Gurdon ha fatto scoperte alla fine degli anni 50-60, studiando le rane; egli ha identificato i fattori di trascrizione necessari per poter ottenere nuove rane, dunque, per amplificare le cellule staminali. Ian Wilmut è riuscito a ottenere la pecora Dolly per nuclear transfer, Yamanaka si è rifatto ai suoi studi. Da uno screening dei fattori di trascrizione (geni) che potevano essere fondamentali per far ritornare una cellula matura in cellula staminale embrionale, ne ha identificati, da 24, a 4: Oct3/4, Sox2, Klf (un oncogene ma non così grave), c-Myc (è un oncogeno, se overespresso causa tumori). I primi 3 attivano regolatori di pluripotenza e reprimono programmi tipici delle cellule somatiche; l’ultimo, attiva processi metabolici e proliferativi. Viene forzata l’espressione di questi fattori di trascrizione, riportando indietro la cellula.
Ci sono diversi metodi di riprogrammazione:
Sono state prelevate le CD presenti nel sangue periferico, riprogrammate, corrette mediante un vettore lentivirale con la forma sana del gene per il fattore VIII e poi differenziate in cellule endoteliali (producono il fattore VIII, non gli epatociti), trapiantate nel fegato dei topolini, esse hanno attecchito, hanno proliferato e hanno corretto il fenotipo emorragico. Per trapiantare nuove cellule è necessario toglierne alcune non corrette, ma ciò non è una tecnica efficiente, perché c’è rischio di sanguinamento. Le cellule corrette vengono trapiantate, non nel fegato, bensì, in una tasca che funziona da scaffold e ospita le cellule, le quali attecchiscono e producono il fattore VIII.