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Istologia: le cellule staminali
Tipologia: Appunti
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Sono le cellule che rigenerano il nostro organismo. Le staminali embrionali derivano dalla blastocisti. Siamo totipotenti fino alla morula. Le staminali sono in grado di auto-mantenersi, si dividono e rinnovano per diverso tempo, e sanno differenziarsi, ovvero generare molteplici tipi di cellule. Quando una staminale si specializza, perde la capacità di auto-mantenimento. I progenitori sono in grado di dare qualche specializzazione di cellula, ma non sono staminali.
Esistono quindi diversi tipi di cellule staminali: Totipotenti: presenti solo nell’embrione appena formato. Circa i primi 1-3 giorni. Ogni cellula è in grado di generare un organismo completo Pluripotenti: sono presenti fino a 5/14 giorni nella massa cellulare interna della blastocisti. Queste cellule formeranno le cellule dell’organismo, si differenziano in oltre 200 tipi cellulari Multipotenti: cellule presenti nel cordone ombelicale e in tessuti adulti, come il midollo osseo. Si differenziano in un numero limitato di cellule. Unipotenti: sono i precursori, responsabili del mantenimento di un unico tipo cellulare.
Con le cellule staminali embrionali al giorno d’oggi non siamo ancora riusciti ad ottenere ogni tipo di cellula, nonostante teoricamente si possa fare. Questo tipo di staminale viene prelevata dalla blastocisti. Queste cellule possono anche formare i teratomi: tumori con presenza di tessuti originati dai tre foglietti embrionali. Sono tumori molto aggressivi. Questo tipo di cellula in Italia non può essere prodotta. Hanno degli svantaggi anche: possono essere rigettate, possono formare i tumori di cui prima e ci sono problemi etici sull’utilizzo di queste cellule.
Le cellule staminali adulte invece si localizzano nel cordone ombelicale e nei tessuti dell’organismo adulto. In Italia siamo liberi di utilizzarle. Le più conosciute sono quelle residenti nel midollo osseo, ovvero le cellule staminali ematopoietiche. Sono più specializzate delle staminali embrionali poiché assegnati comunque ad una specifica famiglia cellulare. Queste vengono utilizzate nel trapianto di midollo osseo (cellule staminali ematopoietiche), nel trattamento delle calvizie (cellule staminali ottenute dai follicoli piliferi), nelle ustioni (attraverso un trapianto di foglietti epiteliali ottenuti da staminali della pelle), in caso di degenerazione corneali (staminali prelevate dall’occhio e cresciute inizialmente su lenti a contatto) ed infine a seguito a dei danni della cartilagine nell’articolazioni (colture in vitro di condrociti isolati dal paziente). Purtroppo però queste cellule sono difficili da identificare in quanto non tutte hanno il marcatore di riferimento, a volte non ne abbiamo un numero sufficiente per effettuare un trapianto e in coltura non crescono in maniera continua: possono andare incontro a senescenza, si differenziano, invecchiano e muoiono.
In particolare, le cellule staminali adulte ematopoietiche si trovano nel cordone ombelicale (1-5% CD34+), nel midollo osseo (1-2% CD34+) e nel sangue periferico (0,01-0,05% CD34+). CD34 è un marcatore della superficie cellulare con cui si identificano le staminali ematopoietiche. Da queste cellule derivano tutte le cellule del sangue. È una cellula rara: nei topi ci sono circa 10.000/20.000 cellule staminali. In condizione di omeostasi, sono in stato di quiete (fase G0 del ciclo cellulare). Queste cellule si trovano nella nicchia ematopoietica.
Generate per la prima volta dal giapponese Shinya Yamanaka nel 2006. Possono essere generate da qualsiasi cellula matura: mettendo dei fattori di trascrizione all’interno delle cellule, vengono forzati alcuni geni ad esprimersi, e queste si trasformano in iPSC. Questo tipo di staminali sono simili a quelle embrionali. 4 geni sono strettamente necessari: Oct3/4, Sox2, Klf-4 e c-Myc. I primi 3 geni attivano regolatori di pluripotenza e reprimono tutti i programmi tipici delle cellule somatiche. L’ultimo gene, c-Myc, attiva processi metabolici e proliferativi. Si possono utilizzare dei virus che trasportano questi fattori all’interno della cellula, ma anche per via non virale. Purtroppo, queste cellule possono avere problemi: a volte possono avere errori di metilazione nel DNA rispetto alle cellule embrionali. Il gene c-Myc è oncogeno: il 20% dei topi hanno sviluppato tumori, ma Yamanaka è riuscito a formare iPSC anche senza questo gene, nonostante il processo sia più lento e meno efficiente. La riprogrammazione è completa se la cellula presenta sulla superficie il marcatore SSEA-4.