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Chi sono gli immigrati, Appunti di Diritto dell'Immigrazione

Chi sono gli immigrati, diversi tipi di immigrati, periodizzazione delle immigrazioni, tendenze generali e dinamiche ricorrenti dei processi migratori, cause dei movimenti migratori (spiegazioni micro e macro), approccio transnazionale, regolazione normativa

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 25/02/2019

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Chi sono gli immigrati e le cause dell’immigrazione
02/10/2017
Chi sono gli immigrati? la definizione di immigrato varia a seconda dei sistemi giuridici, delle vicende
storiche e delle contingenze politiche, il contesto quindi è fondamentale per poter dare una definizione.
Nazioni Unite: “persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in
quel paese da più di un anno”. Questa definizione include tre elementi fondamentali:
1. Attraversamento di un confine nazionale e lo spostamento in un altro paese: migranti che si
spostano da un paese all’altro, e non alle migrazioni interne.
2. Il paese di destinazione è differente da quello in cui il soggetto è nato o ha vissuto in precedenza.
3. La permanenza prolungata nel paese di arrivo: formalmente si considera 1 anno per definire il fatto
che la migrazione è duratura.
Nel linguaggio comune noi definiamo come immigrati solo una parte degli stranieri che risiedono
stabilmente e lavorano nel nostro paese: non sono immigrati per es. i francesi, tedeschi... lo stesso vale per il
termine extracomunitario”: ha un valore di tipo giuridico, cioè si intende fuori dalla comunità
europea”, tale termine viene considerato come un sinonimo di straniero (non lo è lo statunitense ma lo è il
rumeno- erroneamente). Quindi per noi lo straniero/extracomunitario sono coloro che provengono dai paesi
poveri, e non da quelli ricchi e sviluppati, contiene un’implicita valenza negativa, implica una doppia
alterità/discriminazione: il fatto di essere straniero e di essere povero (quando un individuo o un gruppo si
libera di uno di uno di questi due stigmi, cessa di essere considerato un immigrato)
Dobbiamo pensare alla migrazione come a un processo, non è un evento statico ma cambiano e si evolvono
nel corso del tempo. Le migrazioni non sono nemmeno l’evento isolato che caratterizza la persona
individuale ma è inserita all’interno di un sistema di reti (pluralità di attori e istituzioni). Lo stato è centrale
per capire i processi migratori.
Emigrazione: uscita dal paese di origine (emigrati).
Immigrazione: ingresso nel paese ricevente (immigrati).
Le migrazioni vanno considerate come una costruzione sociale complessa, in ci agiscono tre principali
gruppi di attori:
1. La società di origine: che cosa offre in termini di libertà, benessere e diritti ai loro cittadini? Se
comprendiamo ciò si comprende meglio anche perché è stato iniziato un processo di migrazione.
2. I migranti attuali o potenziali: i motivi personali per cui la persona decide di partire: progetti,
aspirazioni e legami sociali, perché desidera migliorare la propria condizione.
3. La società ricevente: che cosa offre, in particolare la domanda di lavoro e la modalità di accoglienza
che rimanda al modello istituzionale, cioè alle politiche sociali e istituzionali.
L’interazione tra le dinamiche autopropulsive degli immigrati e i processi di inclusione nella società
ricevente dà origine alle minoranze etniche. Il concetto ha a che fare non solo con l’insediamento stabile di
immigrati stranieri, che dà vita a nuove generazioni che nascono e crescono in un paese diverso da quello dei
genitori, ma anche con il rifiuto o la resistenza a considerarli membri s pieno titolo della società in cui
vivono, con la conseguenza dell’esposizione a condizioni discriminatorie. Ne derivano le seguenti
caratteristiche:
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Chi sono gli immigrati e le cause dell’immigrazione

02/10/

Chi sono gli immigrati? la definizione di immigrato varia a seconda dei sistemi giuridici, delle vicende storiche e delle contingenze politiche, il contesto quindi è fondamentale per poter dare una definizione.

Nazioni Unite : “ persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno ”. Questa definizione include tre elementi fondamentali:

  1. Attraversamento di un confine nazionale e lo spostamento in un altro paese : migranti che si spostano da un paese all’altro, e non alle migrazioni interne.
  2. Il paese di destinazione è differente da quello in cui il soggetto è nato o ha vissuto in precedenza.
  3. La permanenza prolungata nel paese di arrivo: formalmente si considera 1 anno per definire il fatto che la migrazione è duratura.

Nel linguaggio comune noi definiamo come “ immigrati ” solo una parte degli stranieri che risiedono stabilmente e lavorano nel nostro paese: non sono immigrati per es. i francesi, tedeschi... lo stesso vale per il termine “ extracomunitario” : ha un valore di tipo giuridico, cioè si intende “ fuori dalla comunità europea” , tale termine viene considerato come un sinonimo di straniero (non lo è lo statunitense ma lo è il rumeno- erroneamente ). Quindi per noi lo straniero/extracomunitario sono coloro che provengono dai paesi poveri, e non da quelli ricchi e sviluppati, contiene un’implicita valenza negativa , implica una doppia alterità/discriminazione: il fatto di essere straniero e di essere povero (quando un individuo o un gruppo si libera di uno di uno di questi due stigmi, cessa di essere considerato un immigrato)

Dobbiamo pensare alla migrazione come a un processo , non è un evento statico ma cambiano e si evolvono nel corso del tempo. Le migrazioni non sono nemmeno l’evento isolato che caratterizza la persona individuale ma è inserita all’interno di un sistema di reti (pluralità di attori e istituzioni). Lo stato è centrale per capire i processi migratori.

  • Emigrazione : uscita dal paese di origine ( emigrati ).
  • Immigrazione : ingresso nel paese ricevente ( immigrati ).

Le migrazioni vanno considerate come una costruzione sociale complessa , in ci agiscono tre principali gruppi di attori:

  1. La società di origine : che cosa offre in termini di libertà, benessere e diritti ai loro cittadini? Se comprendiamo ciò si comprende meglio anche perché è stato iniziato un processo di migrazione.
  2. I migranti attuali o potenziali : i motivi personali per cui la persona decide di partire: progetti, aspirazioni e legami sociali, perché desidera migliorare la propria condizione.
  3. La società ricevente : che cosa offre, in particolare la domanda di lavoro e la modalità di accoglienza che rimanda al modello istituzionale, cioè alle politiche sociali e istituzionali.

L’interazione tra le dinamiche autopropulsive degli immigrati e i processi di inclusione nella società ricevente dà origine alle minoranze etniche. Il concetto ha a che fare non solo con l’insediamento stabile di immigrati stranieri, che dà vita a nuove generazioni che nascono e crescono in un paese diverso da quello dei genitori, ma anche con il rifiuto o la resistenza a considerarli membri s pieno titolo della società in cui vivono, con la conseguenza dell’esposizione a condizioni discriminatorie. Ne derivano le seguenti caratteristiche:

  • Sono gruppi subordinati all’interno della società.
  • Sono valutati, in modo negativo , per caratteristiche fisiche o culturali.
  • (^) Acquisiscono una autocoscienza di gruppo : perché condividono una stessa lingua, una stessa tradizione e la stessa condizione sociale. Questo può essere un vantaggio sia per gli immigrati che per la società.
  • Hanno la funzione di trasmettere la loro identità minoritaria alle generazioni successive.

DIVERSI TIPI DI IMMIGRATI : si differenziano in base ad alcune caratteristiche:

a. Immigrati per lavoro : oggi non sono più in prevalenza maschi e non sono necessariamente poco istruiti e poveri di esperienze professionali, comunque quando vengono nel nostro paese trovano lavoro solitamente irregolare, sottopagato e senza tutele.

I problemi principali di questi tipi di immigrati sono le diminuite possibilità di ingresso regolare , le limitazioni nel riconoscimento dei titoli di studio. Il fine principale di tale tipo di immigrato è quello di integrarsi nella società attraverso il lavoro , senza il lavoro si fa fatica ad avere una propria identità e a mantenere un tenero di vita dignitoso. Era uno stato di migrazione tipicamente maschile, ma sempre più spesso sta diventando un processo di migrazione femminile perché è aumentata la domanda di alcune servizi ( badanti, donne di servizio ), queste sono attività con scarso miglioramento e crescita lavorativa, a differenza degli uomini che spesso svolgono un lavoro dove le condizioni possono migliorare ( doppia discriminazione : perché donna e perché immigrata). Vantaggi per le donne : danno diritto ad un alloggio e pasti, quindi si risparmia molto denaro che viene inviato come rimesse alle famiglie rimaste in patria.

b. Immigrati stagionali o lavoratori a contratto : hanno un permesso regolare di lavoro per un limitato periodo di tempo. È tipico del lavoro in agricoltura. In teoria finito il permesso la persona dovrebbe ritornare in patria ma spesso non è così.

c. Immigrati qualificati e gli imprenditori : nel nostro paese ce ne sono pochi, ma è un tipo di immigrazione internazionale che non viene contrastata ma è altamente desiderata perché si tratta di immigrati con alti titoli di studio che possono portare grossi vantaggi nel settore economico. A volte esistono proprio specifici programmi di reclutamento. Imprenditori: danno vita all’imprenditorietà etnica.

d. Famigliari a seguito (persone che entrano nel paese grazie al ricongiungimento famigliare): sono una categoria diventata importante in particolare dopo la chiusura delle frontiere nei confronti dell’immigrazione per lavoro, è la modalità principale attraverso la quale le persone entrano nel paese in maniera legale. Questo ha delle conseguenze sociali , in particolare sui servizi sociali che devono rispondere in modo dignitoso ai nuovi bisogni che nascono. Inoltre ci sono state anche conseguenze lavorative poiché è aumentata la quota di popolazione immigrata che non partecipa al mercato del lavoro.

e. Rifugiati e richiedenti asilo: popolazione in forte crescita legati a eventi del proprio paese che costringe la persona a scappare dal proprio paese

a. Rifugiato : persona che risiede al di fuori del proprio paese di origine, che non può o non vuole ritornare a causa di un ben fondato timore di persecuzione per motivi si razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale, opinione politica.

  1. Periodo del blocco ufficiale delle frontiere : verso l’immigrazione per lavoro, anni 70 le frontiere sono molto più chiuse poiché cresce la disoccupazione quindi gli immigrati non sono più fondamentali per la manodopera. L’arrivo degli stranieri prosegui in particolare grazie ai ricongiungimenti famigliari, richiedenti di asilo o soggiorno irregolare. A partire dagli anni 80/ l’Europa diventa polo di attrazione
  2. Accordo di Shengen : controllo più rigoroso delle frontiere esterne. L’allargamento delle frontiere dell’UE ha comportato una crescita dei lavoratori che possono circolare liberamente.

TENDENZE GENERALI DEI PROCESSI MIGRATORI , sviluppatesi negli ultimi anni:

a. La globalizzazione generale delle migrazioni : aumentano i paesi con persone con caratteristiche e culture diverse (eterogeneità linguistica, etnica, culturale e religiosa).

b. Accelerazione delle migrazioni : crescita quantitativa che comportano la difficoltà di politiche efficaci di governo dei processi

c. (^) Differenziazione delle migrazioni : difficoltà di regolazione politica, con continui spostamenti tra le categorie per aggirare i controlli governativi.

d. La femminilizzazione delle migrazioni : sia per ricongiungimento che per lavoro, spesso autonome e precedenti all’arrivo dei mariti e figli.

DINAMICHE RICORRENTI NEI PROCESSI MIGRATORI

Bohning : la migrazione è un processo e si sviluppa attraverso quattro fasi tipiche individuate (idealtipo):

  1. PRIMA FASE : processo di grande mobilità ed elevati tassi di attività (cioè di partecipazione al mercato del lavoro): arrivano piccoli numeri di immigrati, per lo più maschi, giovani e celibi, provenienti principalmente dalle zone più sviluppate dal paese d’origine. Cercano di trovare lavoro (spesso lo trovano nelle posizioni più marginali), e tendono a fermarsi per periodi molto brevi.
  2. (^) SECONDA FASE : l’immigrazione diventa più numerosa, cresce l’età media, sono per lo più maschi ma aumentano anche gli uomini sposati. Si tratta sempre di migrazioni per lavoro e quindi si mantiene alto il tasso di attività. Si allunga la durata del soggiorno e diminuiscono i rientri in patria.
  3. TERZA FASE : stabilizzazione dell’immigrazione , cresce l’immigrazione femminile e crescono i ricongiungimenti famigliari, mentre declinano i rientri in patria. Diminuisce il tasso di attività perché parte degli immigrati è composta da minori. Partono anche immigrati meno qualificati e dalle zone meno sviluppate del paese d’origine.
  4. QUARTA FASE : l’immigrazione giunge a maturità , la permanenza si allunga ulteriormente e aumentano ancora i ricongiungimenti e aumenta la popolazione immigrata. Nascono le reti e le istituzioni etniche (associazioni, scuole, negozi, centri religiosi…) e nuove figure sociali di imprenditori e leader civili e religiosi. Migrazioni che non rispondono più solo ai bisogni della società riceventi ma anche ai bisogni delle reti etniche costruite all’interno della società.

Questo modello è stato ampiamente criticato perché si concentra quasi esclusivamente all’immigrazione per lavoro (maschile) non prendendo in considerazione le altre categorie.

Miller e Castles : è uno schema alternativo ed è più attento al ruolo delle reti sociali e attribuisce rilievo alla dimensione politico istituzionale , in termini di inclusione/esclusione degli immigrati, e anche agli atteggiamenti della società ricevente, come accettazione/rifiuto:

a. PRIMO STADIO: migrazioni temporanee da lavoro da parte dei giovani con l’invio dei proventi in patria (rimesse).

b. SECONDO STADIO : prolungamento del soggiorno e sviluppo delle reti sociali basate sulla parentela e sulla provenienza, motivate dal bisogno di aiuto reciproco nel nuovo contesto.

c. TERZO STADIO : ricongiungimento famigliare, insediamento a lungo periodo e progressivo orientamento verso la società ricevente. Emergono comunità etniche (associazioni, negozi, luoghi di ritrovo, servizi professionali…)

d. QUARTO STADIO : insediamento permanente che in virtù delle politiche della società può portare all’acquisizione della cittadinanza o alla marginalizzazione socioeconomica e alla formazione di minoranze etniche discriminate.

Le critiche di tale approcci si riferiscono al fatto che viene sottovalutato il ruolo della donna nei movimenti migratori.

Bastenier e Dassetto : ciclo migratorio : approccio che pone l’accento sulla dimensione dinamica dei processi di inserimento degli immigrati. Tre fasi:

a. PRIMA FASE : marginalità salariale , condizione di lavoro dipendente e inserimento nella classe operaia lavoratore straniero o immigrato.

b. SECONDA FASE : è compresa tra i 5 e i 15 anni dall’arrivo, in cui avvengono nuovi ingressi e ricongiungimenti familiare. Oltre ad alimentare il mercato del lavoro, l’immigrazione svolge una funzione demografica compaiono nuovi attori, le donne e i minori immigrati.

c. TERZA FASE : la popolazione di origine straniera si stabilizza, i figli entrano nell’adolescenza, sorgono leader e si affermano movimenti che richiedono nuovi rapporti con la società ricevente coinclusione, immigrati e nativi sono elementi significativi dell’ambiente in cui tutti vivono.

Anche in questo modello le migrazioni per lavoro rappresentano il momento iniziale e le donne entrano in scena successivamente in relazione ai ricongiungimenti famigliari.

  1. I migranti in questo schema sono visti come soggetti passivi in balia di forze che non controllano, in realtà le scelte degli immigrati sono fondamentale.
  2. (^) Viene ignorata la dimensione politico sociale , cioè cosa fanno i paesi ospitanti per regolare l’ingresso delle persone e il loro soggiorno.

04/10/

ALTRE SPIEGAZIONI MACROSOCIOLOGICHE : la migrazione può essere intesa anche come un processo strutturale legato alla domanda di lavoro povero da parte dei sistemi economicamente più sviluppati. Ci sono tre teorie che spiegano perché assistiamo a questo processo migratorio

  1. Immigrati come esercito industriale di riserva ( Marx ): gli immigrati, meno organizzati, più bisognosi di lavorare, e più disposti ad accettare le condizioni degli imprenditori sarebbero appetibili per sostituire i lavoratori autoctoni che hanno maggiore potere contrattuale. Questa teoria rimanda all’idea di sfruttamento.
  2. Teoria dualistica del mercato del lavoro : ritiene che il mercato del lavoro sia diviso in due grandi categorie.

a. Da una parte ci sono i lavori protetti, buoni , ben retribuiti

b. (^) dall’altra ci sono i lavori instabili, insicuri , con bassa considerazione sociale

Per proteggere questi lavori sicuri che vengono svolti dagli autoctoni è necessario scaricare tutta l’incertezza dei lavori insicuri su un altro mercato, quindi sugli immigrati. Per tutelate il sistema di mercato primario , lavori ben pagati e tutelati, dobbiamo scaricare l’incertezza sui lavori incerti, quindi sul mercato secondario. Il prestigio dei migranti non deriva dal lavoro, come per gli autoctoni, ma dal successo che avrà quando torna in patri, quindi dalle risorse che può mettere a disposizione della famiglia quando torna in patria.

  1. Teoria delle città globali : metropoli come centri strategici dell’economia internazionale. In queste città si concentrano i servizi ad alta qualificazione (finanza, pubblicità, marketing, comunicazione…) e si determina una polarizzazione della popolazione urbana. Questi servizi necessitano, per mantenere il proprio prestigio, di una manodopera che sia in grado di svolgere le attività meno remunerative e di più basso profilo, queste attività vengono svolte dagli immigrati.

CRITICHE :

  1. Individui come soggetti passivi.
  2. Non spiegano perché partano determinati individui e non altri e da certi luoghi e non altri.
  3. Non spiegano le ragioni delle differenze di esito nelle traiettorie dei diversi gruppi nei paesi riceventi: alcuni gruppi riescono ad avere un miglioramento della loro qualità di vita e integrazione nella società, mentre altri gruppi sono in grado di farlo e le teorie non spiegano il perché.
  4. Nessun rilievo al quadro normativo.

SPIEGAZIONI MICROSOCIOLOGICHE: si contrappongono alle spiegazioni macrosociologiche, in quanto sono spiegazioni che partono dalle decisioni individuali.

a. Spiegazione strettamente economica da un punto di vista dell’economia classica : i soggetti sono soggetti razionali e quindi migrano perché valutano da una parte i costi e i benefici della migrazione. Questa scelta viene fatta in base al reddito che hanno e al reddito che potrebbero avere migrando in un altro paese. Essendo una valutazione costi benefici, chi non parte non lo fa perché i costi sarebbero maggiori rispetto ai benefici.

b. Nuova economia delle migrazioni : non è più solo l’individuo che sceglie ma la famiglia. Si decide tutti insieme se vale la pena partire e quale membro deve partire, sapendo che se un soggetto ha successo nel processo migratorio, almeno parziale, la famiglia può beneficiare dalle rimesse che rappresentano una sorta di assicurazione contro la disoccupazione, l’invecchiamento e il peggioramento delle condizioni economiche. Un miglioramento nelle condizioni di vita nel paese di origine, non necessariamente arresta il processo di migrazione, ma anzi potrebbe accadere il contrario perché aumentano i desideri e le aspirazioni delle persone e questo è un incentivo per migrare ulteriormente.

CRITICHE :

  1. La differenza nei redditi non sono spiegazioni sufficienti per decidere di partire. Se lo fosse allora tutti partiremmo per andare in paesi a reddito più alto. Le migrazioni sono sì collegate alle differenze nei livelli di reddito e dell’occupazione tra le diverse aree del mondo, ma queste non sono una ragione sufficiente a spingere alla partenza. Occorre quindi che le condizioni economiche siano percepite dagli individui come insopportabili. Bisogna anche tenere conto di aspettative non solo salariali ma anche per es. del desiderio di emancipazione, la teoria economica neoclassica invece prende in considerazione solo le motivazioni umane di tipo economico
  2. L’assunto di un’informazione completa e trasparente per la scelta razionale è inappropriata per lo studio delle migrazioni: i migranti partono sulla base di informazioni imprecise.

RETI SOCIALI E ISTITUZIONI MIGRATORIE

Combinano la dimensione micro e macro sociologiche. Le migrazioni sono il portato non solo delle scelte individuali o di attrazione dei paesi più ricchi ma sono viste come un effetto delle reti di relazioni interpersonali tra immigrati e potenziali migranti.

Network : complessi di legami interpersonali che collegano migranti, migranti precedenti e non migranti nelle aree di origine e di destinazione, attraverso vincoli di parentela, amicali e comunanza di origine. I migrati quindi decidono di emigrare verso determinati paesi anche perché hanno nel paese ospitante dei punti di riferimento.

Le teorie dei network intendono le migrazioni come incorporate in reti sociali che attraversano lo spazio e il tempo (hanno un loro ciclo di vita): si formano, diventano più forti e ampie ma possono anche decrescere e sparire. Le decisioni individuali quindi si basano anche su questa dimensione, ma sono influenzate anche da fattori macro e soggettivi. Questo ci dimostra che non è così semplice definire il perché le persone decidono di emigrare.

APPROCCIO TRANSNAZIONALE : l’attenzione è posta sui processi mediante i quali gli immigrati costruiscono le reti sociali che connettono la società di origine con quella di insediamento. Le reti si sviluppano in un paese ma possono mantenere dei solidi legami con il proprio paese di origine. Quindi il flusso migratorio è nei due sensi: verso il paese di origine quindi le conseguenze che scaturiscono dalla migrazione di una persona, nel paese che viene lasciato, come cambia la situazione e che cosa determina la migrazione. I migrati quado partono non tagliano i rapporti con la famiglia nel proprio paese. Il fatto che si