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Codice deontologico Assistente Sociale, Dispense di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale

Testo commentato del codice deontologico 2020 per assistenti sociali, completo di spiegazioni. Al testo integrale sono state aggiunte le spiegazioni del codice disponibili in 4 video su youtube. Fondamentale per prepararsi all'esame di abilitazione.

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 27/08/2020

elevan95
elevan95 🇮🇹

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Richiami alla normativa nazionale e internazionale.
Vista la “Dichiarazione universale dei diritti umani” e le seguenti dichiarazioni e convenzioni
internazionali1;
Visti la Definizione internazionale del Servizio Sociale del 20142 e i principi etici approvati dalle
organizzazioni internazionali3;
Visti i Trattati e le Convenzioni dell’Unione Europea;
Vista la Costituzione della Repubblica Italiana e in particolare gli articoli 2, 3, 4, 10, 33 e 41;
Vista la Legge 23 marzo 1993, n. 84 “Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione
dell’albo professionale”;
Vista la Direttiva Europea 2005/36/CE del 07 settembre 2005 “Normativa Europea sulle professioni
regolamentate” recepita con D.Lgs. 206 del 06 novembre 2007;
Visto l’art. 10 della Legge 12 novembre 2011, n.183 “Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato” e il Decreto del Ministero della Giustizia 8 febbraio 2013, n. 34
“Regolamento in materia di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema
ordinistico, ai sensi dell’articolo10, comma 10, della legge 12 novembre 2011, n. 183”;
Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137 “Regolamento recante riforma
degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011,
n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148” e ss.mm.;
Vista la definizione di salute elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità4,
il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali approva il seguente Codice Deontologico.
1 Il riferimento, in particolare, è alla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla Convenzione
sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di
discriminazione contro le donne, alla Convenzione internazionale sui diritti economici sociali e
culturali, alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, alla Convenzione
sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, alla Convenzione sui diritti delle
persone con disabilità, alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati, alla Dichiarazione ONU
sui diritti dei popoli indigeni, alla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei
lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e agli Standard internazionali del lavoro.
2 La definizione internazionale di Servizio Sociale recita: Il servizio sociale è una professione
basata sulla pratica e una disciplina accademica che promuove il cambiamento sociale e lo sviluppo,
la coesione e l’emancipazione sociale, nonché la liberazione delle persone. Principi di giustizia
sociale, diritti umani, responsabilità collettiva e rispetto delle diversità sono fondamentali per il
servizio sociale. Sostenuto dalle teorie del servizio sociale, delle scienze sociali, umanistiche e dai
saperi indigeni, il servizio sociale coinvolge persone e strutture per affrontare le sfide della vita e
per migliorarne il benessere. La definizione di cui sopra può essere ampliata a livello nazionale e/o
regionale.” (Traduzione italiana dall’inglese “Global definition of social work”, anno 2014 a cura
di A. Sicora v1 dd.30.04.014. Fonte: www.eassw.org/global-social-work/14/definizione-
internazionale-di-servizio-sociale.html)
Codice Deontologico 2020
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Scarica Codice deontologico Assistente Sociale e più Dispense in PDF di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale solo su Docsity!

Richiami alla normativa nazionale e internazionale. Vista la “Dichiarazione universale dei diritti umani” e le seguenti dichiarazioni e convenzioni internazionali1; Visti la Definizione internazionale del Servizio Sociale del 20142 e i principi etici approvati dalle organizzazioni internazionali3; Visti i Trattati e le Convenzioni dell’Unione Europea; Vista la Costituzione della Repubblica Italiana e in particolare gli articoli 2, 3, 4, 10, 33 e 41; Vista la Legge 23 marzo 1993, n. 84 “Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell’albo professionale”; Vista la Direttiva Europea 2005/36/CE del 07 settembre 2005 “Normativa Europea sulle professioni regolamentate” recepita con D.Lgs. 206 del 06 novembre 2007; Visto l’art. 10 della Legge 12 novembre 2011, n.183 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” e il Decreto del Ministero della Giustizia 8 febbraio 2013, n. 34 “Regolamento in materia di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico, ai sensi dell’articolo10, comma 10, della legge 12 novembre 2011, n. 183”; Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137 “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148” e ss.mm.; Vista la definizione di salute elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità4, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali approva il seguente Codice Deontologico. 1 Il riferimento, in particolare, è alla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, alla Convenzione internazionale sui diritti economici sociali e culturali, alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati, alla Dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni, alla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e agli Standard internazionali del lavoro. 2 La definizione internazionale di Servizio Sociale recita: “Il servizio sociale è una professione basata sulla pratica e una disciplina accademica che promuove il cambiamento sociale e lo sviluppo, la coesione e l’emancipazione sociale, nonché la liberazione delle persone. Principi di giustizia sociale, diritti umani, responsabilità collettiva e rispetto delle diversità sono fondamentali per il servizio sociale. Sostenuto dalle teorie del servizio sociale, delle scienze sociali, umanistiche e dai saperi indigeni, il servizio sociale coinvolge persone e strutture per affrontare le sfide della vita e per migliorarne il benessere. La definizione di cui sopra può essere ampliata a livello nazionale e/o regionale.” (Traduzione italiana dall’inglese “Global definition of social work”, anno 2014 a cura di A. Sicora v1 dd.30.04.014. Fonte: www.eassw.org/global-social-work/14/definizione- internazionale-di-servizio-sociale.html)

Codice Deontologico 2020

3 Dichiarazione di principi etici del Servizio Sociale mondiale (Traduzione Italiana dall’inglese “Global Social Work Statement of Ethical Principle”, anno 2018, a cura di C. Soregotti) 4 La salute è definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattie o infermità” (traduzione italiana dall’inglese “Preamble to the Constitution of WHO” (Official Records of WHO, no. 2, p. 100), 1946. Fonte: http://www.salute.gov.it). QUESTIONI DI LESSICO E FORMA

  • Sesso vs genere
  • Minorazione vs funzionamento
  • Utente vs persona
  • Linguaggio meno imperativo
  • Quadro generale che inquadra la professione all’inizio
  • Tolte ridondanze e concetti ripetuti PREMESSA Non stravolge, bensì definisce meglio. Terminologia più facile per essere comprensibile dalle persone. Più articoli  il dettaglio: articolato più ricco e termini più corretti. Interpreta bene l’as del 2020: offre spunti di riflessione e comportamenti efficaci. D’ora in poi si deve sempre adeguare ai mutamenti in divenire. Ci sono voluti 2 anni per trovare le parole giuste, capire cosa è importante e cosa non lo è più, cosa inserire e cosa rimuovere… è fondamentale che la comunità professionale trovi uno spazio di riflessione per approfondire ciò che muta. Mutare è una caratteristica propria della nostra professione: dobbiamo affrontare la realtà consapevoli che cambia, sebbene ci saranno sempre strumenti e metodologie di base costanti, ed essere sempre pronti ad usare nuovi strumenti e metodologie. INDICE Preambolo TITOLO I: Definizioni generali e ambito di applicazione TITOLO II: Principi generali della professione TITOLO III: Doveri e responsabilità generali dei professionisti TITOLO IV: Responsabilità dell’assistente sociale verso la persona TITOLO V: Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società TITOLO VI: Responsabilità verso i colleghi e altri professionisti TITOLO VII: Responsabilità nell’esercizio della professione TITOLO VIII: Responsabilità verso la professione TITOLO IX: Norme finali

La professione è dinamica e riflessiva; il professionista si impegna con le persone affinché esse possano raggiungere il miglior livello di benessere possibile, tenuto conto dell’evoluzione del concetto di qualità della vita. As dinamico e riflessivo è capace di ragionare intorno al sapere per giungere a degli interventi professionali che accompagnano la persona e la comunità al miglior livello di benessere possibile, ovvero al raggiungimento di un rapporto equilibrato tra ciò che si è e si vuole essere e l’ambiente sociale, perseguendo sempre il cambiamento e l’incremento della capacità di azione dei soggetti. Inoltre questo capoverso anticipa la relatività del concetto di qualità di vita (bisogni, stili, cultura…) e ci impone capacità di cogliere diversità e cambiamenti, al fine di rivedere costantemente i nostri attributi e valori. L’assistente sociale è tenuto a migliorare sistematicamente le proprie conoscenze e capacità attraverso processi di costante dibattito, formazione e auto-riflessione, per garantire il corretto esercizio della professione. La formazione di as durante tutta la sua carriera è una virtù etica e deontologica da coltivare e ha necessità di essere aggiornata. I continui mutamenti del sistema sociale, le crisi economiche e culturali e la frammentazione e residualità dei sistemi di welfare e di protezione sociale del nostro paese, influiscono nell’efficacia dell’azione professionale, con la possibilità di mettere in crisi sapere e conoscenze che ormai davamo per consolidate. Dunque le competenze necessarie a fronteggiare l’attuale società si acquisiscono in un percorso formativo che dura tutta la vita.  i 5 SAPERI (sapere, fare, essere, cambiare, divenire) rendono il professionista dinamico ed efficace per il contesto che sta affrontando. Il fatto che il tema del miglioramento sistematico del conoscere venga trattato nel preambolo, indica l’impulso della volontà professionale di uscire da un metodo unico e un pensiero unidirezionale, una virtù etica e deontologica da coltivare. Il professionista ha il dovere di conservare la propria autonomia di giudizio e di difenderla da condizionamenti esterni di qualunque natura per poter svolgere al meglio il proprio compito. Con la sua firma dichiara e rivendica la responsabilità intellettuale e tecnica delle proprie valutazioni e di tutti gli atti, gli interventi e i processi che gli competono. Indicazioni sulla legittimità giuridica dell’autonomia di as (L.84/1993, art.1, c.1: obbligo di conservare l’autonomia professionale) + FIRMA= atto di responsabilità e professionalità. Le norme deontologiche sono alla base dell’esistenza stessa delle organizzazioni professionali regolamentate, esse rendono prevedibili e vincolanti i comportamenti dei singoli professionisti, costruendo così l’affidabilità dell’intera categoria professionale e, quindi, la sua credibilità. La credibilità si fonda, inoltre, sulla corretta condotta professionale e si alimenta della capacità dell’assistente sociale di essere all’altezza del ruolo che la società gli affida. La professione, perché sia credibile ed eserciti con correttezza le proprie funzioni, deve rispettare e riconoscersi nelle norme contenute nel CD, che rappresenta lo spessore etico della professione. Riassume l’importanza che ha cd sulla costruzione dell’identità professionale e sullo spessore etico maturato e condiviso nel corso della storia e delle esperienze professionali. Non è un mero mansionario standardizzato, bensì rimanda a molti ambiti operativi e metodologici.

Questo Codice definisce i limiti del corretto esercizio professionale e ha lo scopo di orientare i comportamenti professionali degli assistenti sociali verso gli standard di pratica etica più alti possibili.  I dilemmi etici sono connaturati all’esercizio della professione  Serve una continua riflessione per affrontare i dilemmi deontologici e orientare l’azione professionale  In tal senso, cd ha il compito di orientare il professionista e stimolare la riflessione professionale. La professione si adopera per affrontare le ambiguità e i dilemmi connaturati al suo esercizio, anche attraverso pratiche riflessive e processi decisionali orientati a risultati etici. L’assistente sociale, quindi, in relazione agli sviluppi dei fenomeni sociali e della cultura politica, ha il dovere di aggiornarsi rispetto all’evoluzione della dimensione etica della professione. Il Codice valorizza esplicitamente le capacità e le risorse di tutti gli individui e delle comunità con cui l’assistente sociale opera. Riflette l’impulso morale di tutta la professione, che si impegna a perseguire la giustizia sociale e a riconoscere la dignità intrinseca di ogni essere umano. Anche per questa ragione, non sono più utilizzati i termini utente/cliente, riferiti a coloro che si rivolgono all’assistente sociale, entrambi sostituiti dal termine persona, tranne quando siano connessi al rapporto di committenza instaurato con una Società professionale o multi- professionale o con un libero professionista. Invece, per pura convenzione, il testo è redatto utilizzando termini declinati al genere maschile che assumiamo ricomprendano anche la corrispondente declinazione al genere femminile. Utente/cliente  persona  valorizzazione e coinvolgimento  stop mera attivazione di prestazioni e servizi: ss è per tutti e al servizio di tutti, non solo degli erogatori. Il Codice considera e accoglie i dilemmi connessi all’evoluzione sociale, economica e giuridica sia locale sia globale. Recepisce le indicazioni internazionali sull’uso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e include le differenti forme di esercizio della professione.  Riassume le principali novità del codice, che si ispirano ai principi etici del ss mondiale.  Ricomprende gli emergenti dilemmi etici connessi al mutamento delle società.  Inserisce la responsabilità disciplinare nell’uso della e-tecnology (social media e social work). Il Consiglio Nazionale, insieme all’Osservatorio Deontologico Nazionale, ha elaborato questa versione del Codice anche grazie ad un processo partecipato che ha accolto le sollecitazioni pervenute dagli iscritti e dalle associazioni rappresentative della professione.

TITOLO II: Principi generali della professione Strettamente connessi a: a. teorie di ss b. teorizzazione pratica c. teorie sociologiche (uomo e società) I principi sono l’ossatura del cd. Arrivano direttamente dai valori della professione e sono espressione operativa. Il sistema di principi del ss può essere pertanto tradotto in norme o indicazioni di comportamento per introdurre modalità concrete di azioni e atteggiamenti interiori coerenti con i valori di riferimento.

  1. L’esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sulla disciplina accademica, sulla pratica, sull’autonomia tecnico-professionale e sull’indipendenza di giudizio. L’assistente sociale non partecipa ad iniziative lesive di queste dimensioni. Vengono enunciati i fondamenti su cui si costituisce la competenza professionale:  etica  sapere tecnico scientifico: alla scienza, che costituisce bagaglio essenziale delle competenze professionali, si affianca la coscienza, intesa come consapevolezza della portata etica delle proprie azioni e decisioni.  autonomia tecnico professionale in dipendenza di giudizio: espressione della competenza professionale. Perché tale autonomia sia reale, ovvero riconosciuta e rispettata dagli altri professionisti e dalle organizzazioni, deve essere frutto della massima espressione del sapere e del saper fare di as, e quindi di una competenza solida e matura.  è vietato partecipare ad iniziative lesive di queste dimensioni.  Il presente cd disciplina in maniera più attenta la responsabilità etica della difesa dell’autonomia tecnico professionale e di giudizio all’art.18.
  2. L’assistente sociale fa propri i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana. Riconosce il valore, la dignità intrinseca e l’unicità di tutte le persone e ne promuove i diritti civili, politici, economici, sociali, culturali e ambientali così come previsti nelle disposizioni e nelle Convenzioni internazionali. Il cd traduce in norme di comportamento i principi fondamentali della Costituzione e delle Convenzioni Internazionali e prescrive che la comunità professionale assuma la responsabilità della promozione - co-costruzione – difesa dei diritti fondamentali delle persone.
  3. L’assistente sociale afferma i principi della difesa del bene comune, della giustizia e dell’equità sociale e, nel promuovere la cultura della sussidiarietà, della prevenzione e della salute, opera affinché le persone creino relazioni di reciprocità all’interno delle comunità alle quali appartengono. Sempre in linea con i principi costituzionali, as:  contribuisce alla realizzazione del bene comune  assume la responsabilità di curare i legami

 si pone come guida relazionale perché le persone creino relazioni di reciprocità. La professione si pone al servizio delle persone e delle aggregazioni sociali, al fine di contribuire al loro sviluppo e alla realizzazione del bene comune. As assume la responsabilità di curare i legami di reciprocità e corresponsabilità all’interno delle comunità e si pone come una guida relazionale, perché consapevole del fatto che ogni individuo può dare un senso alla propria esistenza solo se in relazione con gli altri, in un’ottica di mutuo aiuto e di partecipazione attiva.

  1. L’assistente sociale riconosce il ruolo politico e sociale della professione e lo esercita agendo con o per conto della persona e delle comunità, entro i limiti dei principi etici della professione. La comunità professionale ha la responsabilità di esercitare un ruolo politico e sociale al fine di garantire interventi e politiche più eque. Il ruolo politico è agito da: a. ogni singolo iscritto nell’accompagnamento alle persone e nella programmazione dei servizi b. organi di rappresentanza della professione. As agisce dando centralità alla persona, ma questo talvolta entra in contrasto con le politiche sociali e con le tradizioni della cultura, che spesso possono mascherare la violazione di diritti umani, civili e sociali. La comunità professionale ha la responsabilità di esercitare un ruolo politico e sociale che si concretizza nell’impiegare la competenza professionale, per contribuire al miglioramento della politica e delle organizzazioni, nonché alla riduzione di quei dogmi culturali che agiscono discriminazioni nei confronti delle persone. L’azione politica è agita singolarmente da as quotidianamente durante la presa in carico delle persone e delle comunità, individuando e riducendo i sistemi oppressivi delle organizzazioni di potere, dando voce ai problemi sociali riscontrati, instaurando un dialogo con i responsabili e gli amministratori, nonché contribuendo alla ricostruzione delle politiche non eque, attraverso gli organi di rappresentanza e le associazioni della professione.
  2. L’assistente sociale riconosce la centralità e l’unicità della persona in ogni intervento; considera ogni individuo anche dal punto di vista biologico, psicologico, sociale, culturale e spirituale, in rapporto al suo contesto di vita e di relazione. L’art.8 del codice sancisce il dovere per as di considerare la persona nel suo insieme, non solo in relazione alla problematica che ci si appresta a risolvere con la persona stessa. Questa ottica è lontana dalla parcellizzazione degli interventi professionali e dall’esclusiva erogazione delle risorse rispetto al bisogno espletato. È richiesto ad ogni as di strutturare gli interventi professionali secondo un approccio olistico alla persona, ovvero tenendo conto di ogni sua peculiarità: la ricerca del benessere è orientato alla persona e non alla riduzione del problema  è necessario intervenire su più piani, spesso paralleli, e se necessario attivare percorsi multidisciplinari, al fine di ottemperare in maniera adeguata alla presa in carico globale della persona.
  3. L’assistente sociale svolge la propria azione professionale senza fare discriminazioni e riconoscendo le differenze di età, di genere, di stato civile, di orientamento e identità sessuale, di etnia, di cittadinanza, di religione, di condizione sociale e giuridica, di ideologia politica, di funzionamento psichico o fisico, di salute e qualsiasi altra differenza che caratterizzi la persona, i gruppi o le comunità. Consapevole delle proprie convinzioni e appartenenze personali, non

L’art.11 disciplina il dovere promuovere opportunità per. Prescrive e riconosce alla professione la capacità di costruire un tessuto sociale solidale e accogliente, dove ogni persona può tentare di affrontare i propri bisogni e intraprendere percorsi di inclusione sociale. Sollecita inoltre ogni professionista a non aver timore a compiere azioni di coordinamento della polis (sostenere la rete territoriale, fare un’attenta pianificazione e programmazione dei servizi, muovere e sostenere l’associazionismo e le reti informali spontanee che possono nascere nelle comunità e nei territori).

  1. L’assistente sociale, nell’esercizio della professione, previene e contrasta tutte le forme di violenza e di discriminazione. NEW! Richiama la responsabilità etica di prevenire e contrastare la violenza e la discriminazione in ogni sua forma attraverso:  controllo/vigilanza  sostegno di modelli di prevenzione e individuazione  riconoscimenti di tradizioni culturali che occultano la violenza e la discriminazione (genere, omofobia, patriarcato…)
  2. L’assistente sociale concorre alla produzione di modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente, della sostenibilità ecologica e della sopravvivenza sociale, consapevole delle difficoltà nel rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. As agisce anche a tutela e sostegno dell’ambiente per consentire ad ogni individuo e alle generazioni future di poter godere delle fondamentali interconnessioni tra uomo e ambiente. As, come professionista e come persona, è consapevole del delicato rapporto tra natura e uomo e delle drammatiche condizioni in cui versa il pianeta e delle diminuzioni delle risorse naturali che vanno a danneggiare l’esistente ma soprattutto le generazioni future. La professione non opera solo per il benessere immediato, ma collabora in modelli di sviluppo sostenibili e rispettosi dell’ambiente e ne fa pertanto una responsabilità etica. Un mondo più sano, sostenibile, ricco e bello, sono un diritto e una necessità per costruire interconnessioni tra uomo e ambiente di vita.

TITOLO III: Doveri e responsabilità generali dei professionisti Auto-responsabilità= verso sé stesso e verso la comunità professionale. Etero- responsabilità= verso la persona, le sue aggregazioni e la società. Il termine responsabilità è importante, impegnativo e generativo. L’etica della responsabilità si concretizza nel significato intrinseco del termine (rispondere a/di qualcuno e di qualcosa). NEWs più importanti: a. responsabilità e doveri in alcuni aspetti della prassi professionale b. responsabilità nell’uso della e-tecnology c. divieto di esercitare a titolo gratuito queste tre sono dettate dall’esigenza di mettere in condizioni ogni iscritto di affrontare i nuovi contesti.

  1. I dilemmi etici sono connaturati all’esercizio della professione. L’assistente sociale li individua e li affronta evidenziando i valori ed i principi in contrasto. Le scelte professionali che ne risultano sono la sintesi della valutazione delle norme, del sapere scientifico, dell’esperienza professionale e sono comunque indirizzate al rispetto della libertà, dell’autodeterminazione e a conseguire il minor svantaggio per le persone coinvolte. Il professionista orienta la propria condotta alla massima trasparenza circa le ragioni delle proprie scelte e documenta, motivandolo, il processo decisionale. I dilemmi etici sono costitutivi dell’eticità del ss. Ad ogni as è richiesto di:  individuare i valori e i principi di contrasto (es: quando siamo davanti a più matrici di solidarietà o a norme delle organizzazioni in contrasto con i principi professionali)  adottare un pensiero complesso e riflessivo che tenga insieme principi e sapere per poter decidere, consapevoli dell’incertezza del risultato.  saper motivare in ogni suo aspetto il processo decisionale.  NEW: il dovere deontologico non è sull’efficacia e la qualità della decisione, bensì sul processo di ragionamento e di motivazioni che portano a compiere atti, azioni professionali, e a proposte progettuali. As ha il dovere di saper documentare in modo puntuale le motivazioni del corso decisionale, ricomprendendo la metodologia, l’attinenza ai regolamenti, agli atti, e alle disposizioni di legge.
  2. L’assistente sociale mette a disposizione della persona le proprie conoscenze, competenze, strumenti e abilità professionali, costantemente aggiornati, al fine di conseguire la massima efficacia negli interventi. Intrattiene il rapporto professionale solo fino a quando la situazione lo richieda o le norme di riferimento lo prescrivano. Come l’ex art.18 del CD09, chiede ad as di mettere in campo la propria professionalità, ma si differenzia sul fine ultimo. Mentre nell’art.18 tutte le abilità e strumenti professionali erano in funzione del ruolo di accompagnamento alla persona e valorizzava l’importanza della formazione continua, in questo articolo le competenze che scaturiscono da conoscenze sempre aggiornate, hanno
  1. L’assistente sociale si adopera affinché l’azione professionale si realizzi in condizioni e in tempi idonei a garantire la dignità, la tutela e i diritti della persona, anche in funzione del livello di responsabilità che egli ricopre. Non accetta condizioni di lavoro che comportino azioni incompatibili con i principi e i valori del Codice, che siano in contrasto con il mandato sociale e professionale o che possano compromettere la qualità e gli obiettivi degli interventi. Adoperarsi= 2 tipi/livelli di responsabilità: a. garantire l’azione professionale e gli interventi in condizioni e tempi adeguati nell’ambito della responsabilità personale (campo di azione possibile) es. curare il setting. b. la dove tali garanzie vengono meno a causa di disfunzioni organizzative, as assume la responsabilità di segnalare, dialogare e contribuire a modelli di riorganizzazione.
  2. L’assistente sociale riconosce i confini tra vita privata e professionale ed evita commistioni che possano interferire con l’attività professionale o arrecare danno all’immagine della professione. Non intrattiene relazioni di natura sentimentale o sessuale con i destinatari degli interventi cui sia preposto o comunque coinvolto in senso lato. A tutela della neutralità del processo di aiuto e del professionista stesso, è obbligo per as mantenere in netta separazione vita privata e vita professionale. Non sono ammesse assolutamente relazioni sentimentali, sessuali e significative con le persone che si rivolgono al ssp. Già nell’art.9 è stata enunciata l’importanza della conoscenza di sé, per evitare numerosi rischi che si possono presentare nella costruzione della relazione di aiuto. L’art.9 però pone l’accento sul rischio di formulare giudizi che tengono conto di pensiero personale e non professionale.
  3. L’assistente sociale agisce in coerenza con i principi etici e i valori della professione, mantenendo un comportamento consono all’integrità, al prestigio e alla dignità della professione stessa, anche nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa e, in particolare, dei social network e dei social media. As deve agire nel rispetto dei principi etici e dei valori della professione e garantire un comportamento a tutela dell’integrità e dell’immagine della professione in ogni contesto di espressione.   attraverso un processo di interiorizzazione dei valori e dei principi professionali  la ricerca di una certa coerenza tra comportamenti personali e professionali  assumere la tutela dell’immagine della professione come responsabilità particolare attenzione viene posta all’uso della e-tecnology poiché il contesto espressivo è scarsamente regolamentato. Non possiamo prescindere dal peso che sta occupando la nostra vita digitale.
  4. L’assistente sociale non usa la propria posizione per ottenere vantaggi personali, anche nella forma di beni materiali; valuta l’opportunità di accettare doni simbolici o di modico valore nell’ambito in cui si svolge l’intervento. È obbligatorio:

 non abusare della propria posizione di potere per trarre vantaggi personali  non accettare beni se non di modico valore  accettare doni di modico valore quando tale scelta è ponderata in maniera significativa nella relazione di aiuto. Tale norma tiene conto delle disposizioni del Codice di Comportamento per i dipendenti pubblici.

  1. L’esercizio della professione in forma gratuita non è ammesso. Sono fatti salvi casi eccezionali, interventi pro bono chiaramente verificabili e l’esercizio volontario della professione nell’ambito di organizzazioni giuridicamente riconosciute o di tirocini gratuiti svolti sotto la supervisione di un collega. È vietato accettare forme gratuite di esercizio, fuori dai casi consentiti (volontariato internazionale, tirocini post laurea). La gratuità rappresenta la massima gravità. La scelta di inserire tale norma è data dalla necessità di: a. tutelare il prestigio e l’immagine professionale b. non consentire meccanismi di concorrenza sleale
  2. L’assistente sociale è tenuto alla propria formazione continua al fine di garantire prestazioni qualificate, adeguate al progresso teorico, scientifico, culturale, metodologico e tecnologico. A tal fine, contribuisce alla ricerca, alla divulgazione della propria esperienza, anche fornendo elementi per la definizione di evidenze scientifiche. Il professionista si adopera, inoltre, affinché si sviluppi la cultura della supervisione professionale. La formazione continua è obbligo di legge disciplinato dal presente Codice e regolata dai Consigli dell’Ordine. È una responsabilità etica. È chiesto ad ogni as di vivere la formazione come valore e di condividere, a fini scientifici, la propria esperienza e competenza professionale.
  3. La corretta rendicontazione della formazione continua, per il tramite dei canali messi a disposizione dal Consiglio dell’Ordine, costituisce obbligo deontologico per l’assistente sociale. La collaborazione con l’ordine è un dovere di ogni iscritto all’albo (dovere di rendicontazione della formazione continua attraverso Area riservata del sito del CNOAS nei modi e tempi indicati).

Anche in questo caso serve mettere in atto tutte le azioni professionali volte al coinvolgimento della persona e che possano accompagnarla in un percorso di accettazione dell’aiuto proposto: questo al fine di evitare azioni che possono essere vissute dalla stessa come intrusive e invasive. Qualora però ciò non sia possibile e sia necessario intervenire con azioni tempestive di tutela, occorre segnalare ad AG. L’adozione però di provvedimenti da parte di AG, non esclude l’avvio di un percorso di accompagnamento che sia finalizzato a rendere comunque partecipe la persona, per quanto possibile, delle decisioni e valutazioni che la riguardano.

  1. L’assistente sociale si adopera per contrastare situazioni di violenza, trascuratezza, sfruttamento e oppressione nei confronti di persone di minore età o in condizioni di impedimento fisico, psicologico, di fragilità, anche quando esse appaiano consenzienti, fermi restando gli obblighi di segnalazione o denuncia all’autorità competente previsti dalla legge. Questo articolo disciplina le situazioni in cui as pone in essere azioni professionali a favore di persone che non sono, del tutto o in parte, in condizione di far valere i propri diritti. Tra questi vi sono:  inabilitati  interdetti  persone con Ads  minorenni  persone con difficoltà di autodeterminazione, che rischiano quindi di compiere scelte pericolose per sé o per gli altri, ovvero possibili vittime di raggiri. As si attiva per impedire attuali o potenziali casi di violenza, trascuratezza, sfruttamento, e oppressione. In un’ottica tridimensionale dell’intervento, che quindi comprende anche il contesto sociale e organizzativo, as deve essere in grado di leggere, a partire dalla presa in carico delle situazioni individuali, una domanda collettiva che evidenzi la presenza in un determinato territorio di condizioni favorevoli a tali rischi, e che quindi renda necessaria un’azione professionale volta a rimuoverne le cause e a porre in essere azioni preventive del benessere sociale.
  2. La natura fiduciaria della relazione con la persona impone all’assistente sociale di agire con la massima trasparenza. Il professionista informa la persona sui suoi diritti e doveri, sugli impegni reciproci, sui programmi e sugli strumenti dell’azione professionale, sulle risorse impiegate o necessarie e sulle conseguenze prevedibili degli interventi tenendo in opportuna considerazione le caratteristiche culturali e le capacità di comprensione e di discernimento dell’interlocutore. Resta fermo il generale obbligo di segretezza in tutti i casi previsti dalla legge. La costruzione di una relazione di fiducia con la persona impone ad as di fornire tutte le informazioni che permettono di compiere in maniera consapevole la scelta di partecipare al progetto di aiuto. Per rendere possibile ciò, as deve verificare le reali possibilità della persona di comprendere ciò che le viene detto.  as deve partire dalle caratteristiche e specificità della persona, verificando le capacità di discernimento della stessa e individuando di conseguenza le modalità comunicative più efficaci. Allo stesso modo as è tenuta a richiedere la collaborazione di mediatori culturali, qualora verifichi che l’aspetto culturale e linguistico possano rappresentare un ostacolo alla comprensione da parte della persona.
  1. L’assistente sociale si adopera per condividere con la persona il progetto e gli interventi che, prevedibilmente, saranno necessari nel percorso di aiuto. Il professionista può prescindere dall’acquisizione dell’assenso agli interventi nelle situazioni in cui gli stessi siano indifferibili, quando prevalgano le esigenze di protezione della persona, in forza di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e in tutti gli altri casi previsti dalle norme vigenti. La persona è chiamata a individuare con as gli obiettivi di cambiamento. La condivisione con la persona è alla base di ogni fase di aiuto e azione professionale, non si svolge in un momento unico.  è continuamente ricercata quando ci sono cambiamenti e modifiche lungo il percorso, la valutazione e l’individuazione degli obiettivi. Situazioni in cui possiamo prescindere dall’assenso sono quelle in cui per tutela e protezione serve l’intervento di AG (reati d’ufficio). Si cerca cmq la condivisione.
  2. L’assistente sociale che, nell’esercizio delle proprie funzioni, incorra in una omissione o in un errore che possano danneggiare la persona, informa l’interessato ed attua ogni opportuna azione professionale di riparazione. As è chiamato ad affrontare situazioni sempre più complesse e in continua evoluzione  per questo motivo può incorrere in errori e omissioni. Ad as non viene chiesto di essere infallibile ma di saper gestire l’errore attraverso la tempestiva informazione all’interessato e l’attuazione di ogni possibile azione professionale per riparare all’errore commesso.  questo comporta anche l’apertura di uno spazio di dialogo con la persona nell’ambito in cui as si assume la responsabilità professionale, etica e personale di quanto commesso e verifica la possibilità di una ricomposizione del conflitto che preservi la relazione di fiducia con la persona. Capo II - Riservatezza e segreto professionale Molta attenzione alla responsabilità di as nell’uso e nella condivisione delle informazioni che riguardano la persona, che deve avvenire sempre nell’interesse prioritario della stessa, dietro suo esplicito consenso e attraverso la garanzia dell’anonimato quando le informazioni vengono utilizzate per pubblicazioni scientifiche, banche dati, statistiche, eccetera. Nel nuovo codice è stato anche introdotto il tema delle nuove tecnologie e l’uso attento e scrupoloso che bisogna farne, sempre per garantire il pieno rispetto del diritto della persona alla riservatezza e al segreto professionale. L.119/ Il capo 2 affronta:  rispetto formale e normato dalla legge  atteggiamenti professionali: rispetto della centralità della persona unicità integrità capacità di autodeterminarsi  tutti elementi fondanti della relazione di fiducia del processo di aiuto
  3. La riservatezza e il segreto professionale costituiscono un diritto primario della persona e un obbligo per il professionista, anche nell’ambito di pubblicazioni scientifiche o di materiali
  1. L’assistente sociale ha facoltà di astenersi dal rendere testimonianza e non può essere obbligato a deporre su quanto gli è stato confidato o ha conosciuto nell’esercizio della professione, salvo i casi previsti dalla legge. La facoltà di astenersi è lasciata alla valutazione discrezionale di as. Se deve testimoniare per forza e continua a rifiutarsi, si ha la fattispecie del reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti (art.366 c.p.)
  2. L’assistente sociale, oltre a ispirarsi a criteri di equilibrio e misura, è tenuto al rispetto della riservatezza e del segreto professionale nei rapporti con la stampa, con gli altri mezzi di diffusione e di comunicazione di massa, e nell’utilizzo dei social network. In ogni caso, assicura l’anonimato dei minorenni e delle persone con ridotte capacità.
  3. Gli obblighi in materia di riservatezza e segreto professionale permangono anche quando l’assistente sociale sia stato cancellato dall’Albo o sospeso dall’esercizio della professione. Tali obblighi si applicano ugualmente alle situazioni nelle quali il rapporto professionale si è concluso, anche a seguito del decesso della persona. Il principio che sta alla base di tale principio è sempre il rispetto della persona e della sua storia di vita anche quanto as non lavora più o la persona muore. TITOLO V: Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società NEW! Si sottolinea la responsabilità di chi ricopre ruoli di coordinamento e apicali e ha quindi maggiori possibilità di incidere sulle politiche sociali.
  4. L’assistente sociale contribuisce a promuovere, sviluppare e sostenere politiche sociali integrate, finalizzate al miglioramento del benessere sociale e della qualità di vita dei membri delle comunità, con particolare riferimento a coloro che sono maggiormente esposti a situazioni di fragilità, vulnerabilità o a rischio di emarginazione, tenuto conto del livello di responsabilità che egli ricopre e in funzione degli effetti che la propria attività può produrre.
  5. L’assistente sociale non può prescindere da una approfondita conoscenza della realtà territoriale in cui opera e da una adeguata considerazione del contesto storico e culturale e dei relativi valori. Ricerca la collaborazione dei soggetti attivi in campo sociale, socio-sanitario e sanitario per obiettivi e azioni comuni che rispondano in maniera integrata ai bisogni della comunità, orientando il lavoro a pratiche riflessive e sussidiarie.
  6. L’assistente sociale favorisce l’accesso alle risorse, concorre al loro uso responsabile e contribuisce a ridurre lo svantaggio legato alla loro scarsa o mancata conoscenza. Parimenti favorisce la corretta e diffusa informazione sui servizi e sulle prestazioni erogate dal sistema in cui opera e, più in generale, dal sistema di welfare locale, regionale e nazionale, comunque articolato.
  7. L’assistente sociale mette a disposizione delle autorità competenti la propria professionalità per programmi e interventi diretti al superamento dello stato di crisi in caso di catastrofi o di maxi-emergenze. Nei diversi ambiti in cui opera, o come volontario adeguatamente formato all’interno delle organizzazioni di Protezione Civile, il professionista contribuisce al supporto di persone e comunità e al ripristino delle condizioni di normalità.

TITOLO VI: Responsabilità verso i colleghi e altri professionisti Il riconoscimento di rilevante valore pubblico e sociale conferito ad una professione regolamentata nel sistema ordinistico impone che i professionisti sappiano definire, contestualizzare e collocare nei contesti di confronto e di scambio con altri professionisti la giusta dimensione operativa, di ruolo, di valutazione e di responsabilità personale e della comunità professionale di appartenenza. Con la nuova versione del Codice si vuole sottolineare che ogni singolo professionista deve essere pienamente consapevole che il riconoscimento del proprio ruolo (nelle organizzazioni, nelle equipe e nei contesti di programmazione e progettazione) scaturisce anche dal saper definire le competenze specifiche e la dimensione della valutazione tecnica, proteggendo la propria autonomia di giudizio da inferenze o condizionamenti.

  1. L’assistente sociale che stabilisce un rapporto di lavoro con colleghi, altri professionisti ed organizzazioni pubbliche o private definisce le proprie responsabilità, così come il proprio ambito professionale, e richiede il rispetto delle norme del Codice. Il rapporto con i colleghi e gli altri professionisti è improntato a correttezza, lealtà e spirito di collaborazione, nel rispetto delle reciproche competenze e autonomie. Il lavoro professionale comporta che si concretizzino interrelazioni con altri as e/o con professionalità espressione di altre funzioni o livelli di responsabilità o appartenenti ad altri Ordini. Risulta determinante il riconoscimento reciproco di competenze, saperi, attribuzioni di compiti, le capacità di valutazione così come di lettura peculiare, di mandato operativo e di rendere esplicite le attribuzioni di appartenenza e quelle di potestà decisionale. As valorizza il proprio ruolo, la propria dimensione di lettura del contesto, delle condizioni rilevate e delle relazioni umane e non rinuncia, delega o riduce le attribuzioni e i compiti a sé afferenti anche in relazione all’appartenenza ad una professione riconosciuta rilevante dallo Stato tanto da inserirla in una dimensione ordinistica. Nella costruzione di un progetto sociale, di aiuto personale, così come nella redazione di relazioni il professionista si orienta in sinergia con i principi e i fondamenti della professione e i valori del cd.
  2. Il professionista non registra né divulga conversazioni con i colleghi senza il loro consenso, ad eccezione delle situazioni disciplinate tra le cause di giustificazione previste dall’ordinamento giuridico. In caso di diffusione di audio/video conferenze, è necessario il consenso di tutti i partecipanti. Nelle comunicazioni a distanza, l’assistente sociale rende nota agli interlocutori l’eventuale partecipazione di terzi. Gli stessi obblighi si applicano anche alla corrispondenza. Le possibilità di incontro e di lavoro non si limitano alla sola presenza di persona in un contesto fisico, bensì queste si realizzano sempre più spesso in luoghi o contesti differenti grazie all’utilizzo di mezzi di comunicazione tecnologici e digitali.