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riassunto dettagliato del libro "Come pensiamo" di Dewey
Tipologia: Sintesi del corso
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PARTE PRIMA – Il problema dell’educazione del pensiero
CAPITOLO 1 - COS’È IL PENSIERO?
1. Differenti significati della parola “pensiero”
Sono vari i significati che la parola “pensiero” sta ad indicare. Nessuno può dire agli altri in che modo dovrebbe pensare. I vari modi in cui gli uomini effettivamente pensano possono essere indicati e descritti nelle loro caratteristiche generali. Alcuni di questi modi sono migliori di altri. Ma, quale è il miglior modo di pensare in assoluto? Il miglior modo di pensare è il PENSIERO RIFLESSIVO : quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto e nel rivolgere ad esso una seria e continuata considerazione. Durante tutto l’arco della giornata ogni uomo è soggetto in maniera incontrollata a una sorta di flusso di idee automatiche e prive di regole; questa corrente può essere definita come “pensiero”. Ma il fatto che questo possa essere privo di regole è sottoposto ad una sorta di sequenzialità obbligatoria, non implica quindi riflessione. La riflessione non implica solo una sequenza, bensì una “conseguenza” di idee, un ordine consecutivo che fa si che ognuna di esse determini la successiva come il suo proprio e, a sua volta,ciascun risultato si appoggia o si riferisce a quelli che lo precedono (una vera e propria CATENA ). Lo scopo del pensiero riflessivo, va ben oltre il mero divertimento procurato da una catena di piacevoli invenzioni e raffigurazioni mentali. La catena di pensieri deve dirigersi verso qualche punto; deve tendere ad una conclusione che deve essere stabilita al di fuori del mero corso delle immagini. Tra i significati di pensiero uno è praticamente sinonimo di CREDENZA. Infatti, le credenze riguardano tutte quelle faccende di cui non abbiamo una conoscenza sicura; rappresentano una sorta di impulso verso ciò che è sospettato ma non constatato ( non c’è nulla che possa rivelare se quest’ultimo sia ben fondato o meno; è un’idea che può essere presa dagli altri ed accettata in quanto è generalmente corrente e non perché l’individuo ha esaminato la questione). Il pensiero che ha VERA CONSISTENZA è quello riflessivo poiché a differenza degli altri si basa su una ricerca diligente ed estesa, su una deduzione logica di ipotesi alternative per determinare tutte le eventuali conseguenze.
Possiamo individuare tre caratteristiche principali del pensiero riflessivo:
1. presenta un’ordinata catena di idee; 2. ha un proposito e una fine che lo controlla; 3. comporta un esame e un’attenta indagine personale.
Fattori centrali nel pensiero riflessivo sono:
1. Il suggerimento di qualcosa non osservata “La possibilità che piova è qualcosa di suggerito appunto. La persona avverte una sensazione di fresco: dapprima egli pensa alle nuvole, poi guarda in su e le scorge, ed allora pensa a qualche cosa che presentemente non vede: un temporale. Questa possibilità suggerita è l’idea, il pensiero”. 2. La funzione del significato, quindi l’importanza di indagare sul valore delle cose La riflessione non coincide col semplice fatto che una cosa indichi, significhi un’altra cosa. Essa ha inizio quando noi cominciamo ad indagare sul valore che può darci una particolare informazione. 3. La riflessione implica la fede nell’evidenza La riflessione implica dunque che qualcosa sia accettata non per se stessa, ma tramite qualcos’altro che sta come testimonianza, evidenza; ossia, che sta come FONDAMENTO DELLA CREDENZA (quindi su relazioni veramente esistenti). “Una volta noi percepiamo effettivamente o sperimentiamo direttamente la pioggia; un’altra volta inferiamo che è piovuto, direttamente dall’aspetto dell’erba e degli alberi, o che sta per piovere, dalle condizioni dell’aria o dallo stato del barometro”.
Ai fini di questa indagine, il pensiero si può di conseguenza definire come quell’operazione in cui fatti presenti suggeriscono altri fatti così da indurre la credenza in ciò che viene suggerito sulla base di una relazione realmente esistente tra le cose stesse, una relazione tra la cosa suggerita e quella che è fonte di suggestione.
Le fasi del pensiero riflessivo il pensiero riflessivo comporta:
**1. uno stato di dubbio da cui si origina il pensiero
Il pensare ha origine in una situazione CRUCIALE , cioè così ambigua da presentare un dilemma o proporre delle alternative. Finché permettiamo alla nostra immaginazione di intrattenersi in fantasticherie, non vi è posto per la riflessione, in quanto questa deve essere rivolta a dei fatti che servono ad uno scopo. Dunque, proprio l’esigenza di risolvere una difficoltà è il fattore permanente che guida l’intero processo della riflessione: la natura del problema fissa il fine del pensiero, ed il fine controlla il processo del pensiero.
- PER RIASSUMERE…. L’origine del pensiero sta sempre in qualche perplessità, confusione o dubbio. Il pensiero non è un caso di combustione spontanea, vi è qualcosa che lo evoca. Data una difficoltà, ciò che ne segue immediatamente è il suggerimento di una qualche via d’uscita. I dati a disposizione non possono fornire la soluzione ma possono suggerirla. Da dove nascono, allora, le suggestioni? Dall’esperienza passata e dall’avere a disposizione un deposito di conoscenza rilevante. Se in passato si è avuta una qualche familiarità con situazioni del genere, se si è avuto a che fare con materiali della stessa specie, suggestioni più o meno appropriate e capaci di venire in aiuto non mancheranno di presentarsi. Ma se non vi è stata una qualche esperienza analoga in passato, la confusione rimane confusione.
I valori propri del pensiero riflessivo sono: a. Il pensiero rende possibile l’azione accompagnata da uno scopo consapevole Il pensiero trasforma l’azione appetitiva, cieca ed impulsiva in azione intelligente. Il pensiero ci emancipa da un’attività impulsiva ed abitudinaria. Ci permette di conoscere ciò che facciamo quando operiamo. b. Il pensiero consente sistematicamente la possibilità di preparazioni ed invenzioni Grazie al pensiero, l’uomo sviluppa e ordina segni artificiali che lo mettono in condizione di prevedere le conseguenze e i modi di garantirsene e di evitarle. Questa caratteristica distingue l’uomo civilizzato da quello selvaggio. Es: un selvaggio che ha fatto naufragio in un fiume può prendere nota di certe cose che gli saranno di aiuto in futuro come segnali di pericolo,; ma l’uomo civilizzato COSTRUISCE deliberatamente tali segnali. QUESTI PRIMI DUE VALORI SONO DI TIPO PRATICO IN QUANTO PROCURANO UN POTERE DI CONTROLLO. c. Il pensiero arricchisce le cose di significati Il pensiero conferisce ad eventi e oggetti fisici una condizione e un valore molto differenti da quelli che essi posseggono per l’essere privo di riflessione. Dunque, un oggetto è ben più di una semplice cosa, è una cosa avente significato definito. Ad esempio: per un uomo comune, una particolare quantità d’acqua può significare soltanto qualcosa per lavarsi o per bere; per un altro può rappresentare una unione di due elementi chimici. QUEST’ULTIMO VALORE COSTITUISCE UN ARRICCHIMENTO DI SIGNIFICATO INDIPENDENTEMENTE DALL’AUMENTO DI CONTROLLO.
Questi tre valori, sopra citati, mostrano la differenza tra una vita razionale ed umana e una vita animale fondata su sensazioni ed appetiti. E in quanto questi non si realizzano in maniera automatica, è importante educare il pensiero in modo tale che possa raggiungere questa condizione, poiché il pensiero stesso, se non educato, può portare all’errore conducendo verso false e dannose credenze. Le tendenze che hanno bisogno di essere costantemente controllate sono:
Non possiamo introdurre a forza, in un essere vivente, la capacità di pensare, se prima egli non abbia pensato da sé, spontaneamente o naturalmente, come si suol dire. Ma se non ci si può insegnare a pensare, possiamo tuttavia imparare a pensare bene, ed in particolar modo come acquistare l’ABITO generale della riflessione. In questo abito emerge la figura dell’insegnante come figura portante e valida, viene visto come guida e direttore. Più l’insegnante è consapevole delle passate esperienze degli studenti, delle loro speranze, desideri, interessi, più e meglio egli capirà le forze operanti che hanno bisogno di essere dirette ed utilizzate per la formazione di abiti riflessivi. Dunque, il solo modo di incrementare l’istruzione degli allievi sta nell’aumentare la quantità e la qualità dell’insegnamento effettivo. Ma è da tener presente che imparare è qualcosa che l’allievo deve fare da sé e per se stesso, quindi l’iniziativa spetta allo scolaro. Alcune risorse native sono: LA CURIOSITÀ Viene intesa come il desiderio di sapere per amore della conoscenza, è una spinta verso avanti. È un fattore fondamentale nell’allargamento dell’esperienza e quindi il primo ingrediente per lo sviluppo del pensiero riflessivo. Possiamo individuare 3 stadi o livelli di curiosità:
1. Nelle sue prime manifestazioni la curiosità è ben lontana dall’essere pensiero. È un trasporto vitale, spinge il fanciullo a cacciarsi dappertutto. 2. Un più alto grado di curiosità è quello che si sviluppa sotto l’influenza degli stimoli sociali. Quando un bambino capisce che può ricorrere ad altri per allargare la sua scorta di esperienza, chiedendo di provvedere nuovi materiali interessanti, è allora che inizia una nuova fase dello sviluppo. “Cos’è questo’” “Perché?”; questi interrogativi diventano il segno infallibile della presenza di un fanciullo. È il germe della curiosità intellettuale. 3. La curiosità va oltre il livello organico e sociale e diventa intellettuale nel grado in cui si trasforma in interesse a scoprire da sé le risposte ai problemi che nascono dal contatto con le persone e le cose.
Come si perde la curiosità È da tenere presente che se la transizione su un piano intellettuale non avviene, allora la curiosità degenera o svanisce. Ad esempio, alcuni si fanno prendere dalle loro abitudini non lasciando spazio alle nuove scoperte; altri utilizzano la curiosità solo per vantaggi personali, in altri ancora la curiosità si arresta al mero interessamento per i pettegolezzi. Per quel che riguarda la curiosità, il compito del maestro è proprio quello di non far perdere la curiosità (provvedendo ai materiali e alle condizioni che dovranno volgere la curiosità organica a ricerche aventi uno scopo e capaci di produrre un risultato sulla via di un aumento di conoscenza, ricerche che trasformeranno la curiosità sociale nell’abilità a scoprire le cose conosciute dagli altri). LA SUGGESTIONE Le idee, nel senso primitivo e spontaneo, sono suggestioni. Niente nell’esperienza è assolutamente semplice, singolo e isolato. Qualsiasi cosa sperimentata ci giunge assieme a qualche altro oggetto. Ad esempio, si può vedere un uccello e automaticamente richiamare alla memoria una serie di qualità o di esperienze connesse ad esso. Questo esempio elementare ci rileva il perché accada che non appena un bambino vede un uccello, egli pensi subito a qualcos’altro che non è presente. Quella porzione della sua esperienza presente, cioè, che è simile a una esperienza precedente richiamerà o suggerirà qualche cosa o qualità connessa alla totalità dell’esperienza precedente. La suggestione ha una varietà di dimensioni che variano a seconda delle persone. Queste dimensioni sono:
sospensione, mentre invece una suggestione pronta e vivace può impadronirsi della mente a tal punto da precludere lo sviluppo delle altre. Troppo poche suggestioni stanno ad indicare un abito povero ed arido. Inoltre, il numero delle suggestioni può anche essere così grande che una persona può non saper fare una scelta.
In tutti i casi è desiderabile che l’insegnante si liberi dall’idea che il pensiero sia un’unica, inalterabile facoltà; che riconosca che “pensare” è un termine che denota i vari modi in cui le cose acquistano significato per l’individuo, e che gli individui differiscono l’uno dall’altro. Il pensiero è specifico, non un apparato meccanico; dunque, il pensiero è la capacità di sviluppare e collegare assieme le suggestioni specifiche che cose specifiche fanno sorgere. Di conseguenza, qualsiasi materia è intellettuale per la sua funzione, per la sua capacità di far sorgere e dirigere un’indagine e una riflessione piena di significato. ORDINE Il pensiero riflessivo implica consequenzialità, continuità e ordinamento di suggestioni. Non vi è pensiero senza ciò che si chiama “associazione di idee” o una catena di suggestioni. Ma di per sé, questa catena di idee non costituisce la riflessione. Solo quando c’è un controllo della successione capace di trasformare quest’ultima in una ordinata sequenza che conduca ad una conclusione contenente in sé la forza intellettuale delle idee precedenti, siamo in presenza del pensiero riflessivo. E per “forza intellettuale” intendiamo la forza nel rendere un’idea degna di fede, degna di FIDUCIA. Tenere la mente su un argomento è come dirigere la rotta di una nave; ciò implica costante mutamento di posizione e direzione. Il pensiero ordinato e coerente è proprio la realizzazione di un tale mutamento nell’interno di un dato argomento.
Per la maggior parte delle persone, il primo stimolo allo sviluppo di abiti ordinati di pensiero è indiretto, non diretto. L’organizzazione intellettuale ha origine e per un certo tempo si sviluppa in concomitanza con l’organizzazione dei mezzi richiesti per realizzare un fine. Tutte le persone, inizialmente, raggiungono una certa organizzazione di pensiero attraverso l’organizzazione dell’azione.
Fin dalla prima infanzia, i fanciulli debbono essere abituati a fare una selezione tra gli atti e gli oggetti come MEZZI per raggiungere FINI. Con la selezione vengono l’accomodamento e l’adattamento. Queste operazioni richiedono un GIUDIZIO. Tuttavia ci sono profonde differenze tra l’adulto e l’immaturo rispetto al carattere organizzato delle rispettive attività, differenze che bisogna seriamente prendere in considerazione in ogni utilizzazione in senso educativo delle attività: a. il risultato esterno dell’attività è una necessità molto più urgente per l’adulto, e di conseguenza è per lui un mezzo più efficace di disciplina della mente che non per il fanciullo. b. i fini dell’attività degli adulti sono più specializzati di quelli dell’attività infantile.
Il metodo per la formazione del pensiero riflessivo consiste nel: a. stabilire condizioni che facciano sorgere la curiosità b. stabilire nelle cose sperimentate connessioni che possano promuovere il futuro corso delle suggestioni c. creare problemi e propositi atti a favorire ordinata nella successione delle idee. L’educazione del pensiero può essere raggiunta solo regolando le cause che lo fanno sorgere e lo guidano. Dunque, l’insegnante dovrebbe:
SECONDA PARTE – Considerazioni logiche CAPITOLO 5 – IL PROCESSO ED IL PRODOTTO DELL’ATTIVITÀ RIFLESSIVA. PROCESSO PSICOLOGICO E FORMA LOGICA PENSIERO FORMALE E PENSIERO REALE In che cosa differisce il pensiero effettivo dalla logica formale? a. la logica formale è impersonale, come le formule di algebra e quindi indipendenti dalle attitudini proprie di chi pensa, dal suo desiderio e dalle sue intenzioni. b. le forme della logica sono immutabili, costanti e indifferenti al materiale a cui si riferiscono. Il pensiero effettivo, invece, è un PROCESSO : muta continuamente per tutto il tempo che una persona pensa. c. le forme logiche non prestano attenzione al contesto. Il pensiero effettivo, invece, si riferisce sempre al contesto. Da questo contrasto possiamo guardare il pensiero da due punti di vista:
Le forme logiche (es. il sillogismo), quali ci si presentano nei manuali di logica, non pretendono di dirci come pensiamo e nemmeno come dovremmo pensare. Queste forme non servono a raggiungere le conclusioni, ad arrivare alla credenza o alla conoscenza, ma per mostrare nel modo più efficace le conclusioni che sono state già raggiunte in modo da convincere gli altri (oppure se stessi, qualora uno volesse richiamare alla mente le premesse del proprio ragionamento) della fondatezza del risultato. Dunque, nessuna forma logica può suggerirci la conclusione quando siamo ancora in una condizione di dubbio o di ricerca. Tuttavia, durante il corso della ricerca emergono parziali conclusioni cioè una sorta di punti d’approdo del pensiero passato che sono anche punti di partenza per il pensiero successivo ( una conclusione non si raggiunge di colpo ma per tappe).
Questa connessione tra il processo effettivo del pensiero e il suo prodotto intellettuale è riconosciuto da due opposte scuole pedagogiche: 1. la prima scuola si basa sull’idea della disciplina, basato su una falsa concezione del metodo logico governato fondamentalmente della routine e dell’immagazzinamento pedissequo di informazioni.
2. la seconda scuola si basa sull’idea della libertà, basata sull’importanza dell’auto espressione, del gioco escludendo le forme logiche. Entrambi gli orientamenti cadono nel medesimo errore: ignorano il fatto che la mente possiede nativamente delle tendenze verso un’attività riflessiva veramente logica, le quali compaiono fin dal primo periodo dello sviluppo, essendo richieste dalle condizioni esterne e stimolate dalla curiosità nativa. Esiste una disposizione innata a trarre delle inferenze, ed un desiderio intrinseco di sperimentare e provare. In ogni stadio del suo sviluppo la mente possiede la sua logica.
La concezione della disciplina: nella discussione precedente è stata rilevata l’esistenza di due scuole pedagogiche aventi “motti” opposti. Per una, la cosa primaria è la disciplina ; per l’altra la libertà. La posizione da noi assunta implica, invece, che ambedue le scuole hanno un’idea sbagliata di ciò che significano i loro stessi principi. La disciplina è allora generalmente considerata come un addestramento meccanico; in realtà non è così, la disciplina è qualcosa di positivo e di costruttivo. È un potere, il potere di controllo dei mezzi necessari per raggiungere un fine come pure il potere di valutazione e di controllo dei fini. Ad esempio, un pittore è disciplinato
nella sua arte nella misura in cui sa maneggiare ed usare effettivamente tutti gli elementi che entrano a farne parte: esternamente la tela, i colori e il pennello; internamente: il potere di intuizione e di immaginazione. L’acquisto della capacità pratica non prende la forma di un addestramento privo di significato, bensì di una pratica dell’arte. La disciplina è un prodotto , un risultato , un termine , non qualcosa che si applica dall’esterno. Ogni educazione genuina termina nella disciplina, ma si attua attraverso un processo in cui la mente è impegnata in attività che sono di per se stesse meritevoli d’apprezzamento.
La concezione della libertà : La disciplina che è identica al potere educato è anche identica alla libertà. La libertà è il potere di agire e di eseguire le azioni indipendentemente dalla tutela esterna. Essa implica la capacità di autocontrollo nell’esercizio del proprio potere, un’emancipazione dall’influenza degli altri e non una mera operazione esterna non ostacolata da alcuno. Questa si può raggiungere solo tramite il superamento degli ostacoli e per questo l’educatore deve incoraggiare e non minimizzare le difficoltà che si presentano nello sviluppo in quanto costituiscono lo stimolo alla creazione del pensiero riflessivo e quindi al raggiungimento della propria libertà.
CAPITOLO 6 – ESEMPI DI INFERENZA E DI PROVA ( semplici e genuini casi di pensiero scelti da quaderni di scolari) A. “Non c’è pensiero senza inferenza” Arrivare a un’idea di ciò che è assente sulla base di ciò che è presente costituisce l’inferenza. B. L’inferenza implica un salto Siccome l’inferenza va oltre i fatti accertati e conosciuti, dati sia dall’osservazione che dal ricordo di conoscenze precedenti, qualsiasi inferenza comporta un salto dal noto all’ignoto, un salto al di là di ciò che è dato e già stabilito. L’ inferenza avviene per mezzo e attraverso una suggestione che emerge da cose viste o ricordate. C. Provare significa controllare Questo controllo dell’inferenza, che precede e sostiene la credenza, costituisce la prova. Provare una cosa significa in primo luogo controllare. Finché una cosa non è stata controllata noi non conosciamo il suo vero valore (provare=controllare). Lo stesso vale per l’inferenza, la cosa importante è che ognuna di esse sia controllata. D. Due specie di prove Esistono due tipi di prove: 1. le inferenze suggerite vengono anzitutto provate nel pensiero, per vedere se i diversi elementi della suggestione si accordano l’uno con l’altro. 2. una volta adottate, sono sottoposte ad un ulteriore controllo mediante l’azione, per vedere se le conseguenze anticipate nel pensiero si verificano nei fatti. Ovviamente, l’uso di ambedue i metodi di prova di un’inferenza proposta è migliore che l’uso di uno solo. Per altro, i due metodi non sono di specie differenti. La prima prova, della consistenza di un’inferenza nel pensiero implica un processo nell’immaginazione. La seconda comporta che l’atto immaginativo operi esternamente. La funzione del pensiero riflessivo è quindi quella di trasformare una situazione in cui è verificato un dubbio in una situazione chiara, coerente, risolta e armoniosa.
La riflessione implica: