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come studiare libro a scelta, Schemi e mappe concettuali di Storia Moderna

indicazioni su come studiare il libro

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 29/08/2023

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aurora-pignatelli 🇮🇹

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Analisi del libro
Autore: breve profilo biografico
Patrizia Delpiano insegna Storia moderna all’Università di Torino. Autrice di numerosi
saggi, è studiosa delle istituzioni culturali del Settecento, delle forme della comunicazione e
della censura nell’età dei Lumi. Tra le sue pubblicazioni,!Il trono e la cattedra. Istruzione e
formazione dell’élite nel Piemonte del Settecento!(Torino 1997) e!Il governo della lettura.
Chiesa e libri nell’Italia del Settecento!(Bologna 2007, traduzione inglese New York 2018).
Interessi di ricerca (altri libri o articoli)
1. Gli alberi del sapere. Vecchia e nuova mappa delle conoscenze fra Settecento e Ottocento,
Torino, Paravia, 2000
2. ▪ Riforme e principi illuminati. Ideali illuministici e riforme politiche nell’Europa del Settecento,
Torino, Paravia, 2001
3. I periodici scientifici nel Nord Italia a fine Settecento: studi e ipotesi di ricerca, «Studi storici»,
XXX, 1989
4. Sulla riscoperta del romanzo italiano del Settecento. Note a margine degli studi di Madrignani e
Crivelli, «Rivista storica italiana», CXVI, 2004,
5. La Chiesa e la lettura nell’Italia del Settecento, «Rivista storica italiana», CXVIII, 2006
Orientamento storiografico
Principali interessi di ricerca:
1. Storia dell’Europa moderna
2. Storia del libro, della stampa e della censura
3. Storia degli intellettuali
4. Storia dell’istruzione
5. Storia e storiografia dell’Illuminismo
6. Schiavismo, filoschiavismo, antischiavismo in Occidente
Libro
Tipologia: sintesi o ricerca
Problema storico affrontato
Struttura
Riassunto da cui emergano le interpretazioni di fondo: cosa, chi, dove, quando, perché, come
Quali novità rispetto alla storiografia precedente
Fonti
Bibliografia
Problemi aperti
Temi fondamentali
- Importante introduzione
- Note
- Lingua: traduzione o originale
- Confronto con altre edizioni
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Analisi del libro  Autore: breve profilo biografico Patrizia Delpiano insegna Storia moderna all’Università di Torino. Autrice di numerosi saggi, è studiosa delle istituzioni culturali del Settecento, delle forme della comunicazione e della censura nell’età dei Lumi. Tra le sue pubblicazioni, Il trono e la cattedra. Istruzione e formazione dell’élite nel Piemonte del Settecento (Torino 1997) e Il governo della lettura. Chiesa e libri nell’Italia del Settecento (Bologna 2007, traduzione inglese New York 2018).  Interessi di ricerca (altri libri o articoli)

  1. Gli alberi del sapere. Vecchia e nuova mappa delle conoscenze fra Settecento e Ottocento, Torino, Paravia, 2000
  2. ▪ Riforme e principi illuminati. Ideali illuministici e riforme politiche nell’Europa del Settecento, Torino, Paravia, 2001
  3. I periodici scientifici nel Nord Italia a fine Settecento: studi e ipotesi di ricerca, «Studi storici», XXX, 1989
  4. Sulla riscoperta del romanzo italiano del Settecento. Note a margine degli studi di Madrignani e Crivelli, «Rivista storica italiana», CXVI, 2004,
  5. La Chiesa e la lettura nell’Italia del Settecento, «Rivista storica italiana», CXVIII, 2006  Orientamento storiografico Principali interessi di ricerca:
  6. Storia dell’Europa moderna
  7. Storia del libro, della stampa e della censura
  8. Storia degli intellettuali
  9. Storia dell’istruzione
  10. Storia e storiografia dell’Illuminismo
  11. Schiavismo, filoschiavismo, antischiavismo in Occidente Libro  Tipologia: sintesi o ricerca  Problema storico affrontato  Struttura  Riassunto da cui emergano le interpretazioni di fondo: cosa, chi, dove, quando, perché, come  Quali novità rispetto alla storiografia precedente  Fonti  Bibliografia  Problemi aperti  Temi fondamentali
  • Importante introduzione
  • Note
  • Lingua: traduzione o originale
  • Confronto con altre edizioni

Lo schiavo può essere definito come un individuo privo della libertà personale, quindi, proprietà altrui. Più difficile è invece definire la schiavitù dal punto di vista storico poiché ha assunto molteplici forme. Si tenta di ricostruire la schiavitù atlantica legata al commercio di uomini tra le coste africane e quelle americane da fine Quattrocento alla seconda metà dell’Ottocento dove viene abolita anche se spesso permane in via illegale. Erano coinvolte sia l’Africa, sia l’America ma anche l’Europa sia per il fatto che da li partivano i commerci compromessi nella tratta sia perché alcuni schiavi neri erano giunti in Europa. Obiettivo del testo è quello di delineare le origini, lo sviluppo e il declino di questa schiavitù moderna. Inoltre, sottolineare i tratti peculiari rispetto alla schiavitù antica e quella contemporanea. La schiavitù atlantica era strettamente legata allo sviluppo dell’economia di piantagione prima sperimentata in Europa poi sulle coste africane occidentali e poi consolidata in America nel corso del Seicento. La schiavitù fu legittimata per gran parte dell’età moderna, i dibattiti tra antischiavisti iniziarono nel Settecento dove apparirono le prime denunce sia sulla base dell’umanitarismo cristiano sia in base ai diritti dell’uomo derivati dalla dottrina illuminista. Il cammino verso la liberà fu comunque lungo; inoltre, dall’abolizione alla schiavitù si sono create nuove forme di dipendenza personale -> proprio questa nuova strada contemporanea ha indotto a studiare gli aspetti della schiavitù atlantica. Infine, va notato che il tema della schiavitù è rimasto per lungo tempo in Europa un tema rimosso o dimenticato o un tema per pochi -> proprio la necessità di non dimenticare spinge alla creazione di questa sintesi perché un aspetto non trascurabile della storia occidentale. CAPITOLO 1 DALLA SCHIAVITU’ ANTICA ALLA SCHIAVITU’ MODERNA 1 SCHIAVI E SERVI FRA LA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO E MEDIOEVO Anche se la presenza della schiavitù ha caratterizzato le civiltà antiche si parla di società schiaviste quando l’uso di manodopera di servi rappresenta la base dell’economia, essenziale il ruolo degli schiavi all’interno della produzione economica. Fu durante l’espansione della civiltà greco romana 500 a.C-500 d.C. che la schiavitù struttura la vita

  • lo spostamento dei traffici commerciali dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi L’ampliamento del lavoro schiavile si deve all’inizio delle piantagioni, all’economia di piantagione -> la piantagione era un’unità economica diretta da un padrone della terra e degli schiavi fondata su monoculture -> la produzione di canna da zucchero esigeva una grande adozione di manodopera perché era un’attività ininterrotta. Inizialmente aveva elementi di continuità con il passato ma la tratta dei negri non era una invenzione degli europei dell’età moderna: era stata praticata fino dall’antichità, iniziata con l’espansione islamica nel VIII secolo -> si trattava però di una schiavitù impiegata nell’ artigianato e attività domestica, più femminile e infantile. Soltanto in alcuni casi isolati si erano sviluppate forme di produzioni legate a piantagioni di tipo schiavista; tuttavia, la tratta atlantica ruppe con il passato poiché in quella precedente nel Mar Nero la richiesta era fluttuante e gli arrivi frazionati. Invece, richiesta più stabile e navi specializzate in base a una richiesta continua di manodopera connessa allo sviluppo americano dell’economia di piantagione. Tra Cinquecento e Ottocento la schiavitù assunse una ampiezza enorme soprattutto sotto gli europei e la tratta diede vita a uno dei più grandi spostamenti forzati di esseri umani. 3 VERSO LE AMERICHE L’economia di piantagione con impiego di schiavi non era una cosa nuova quando venne spostata in America -> proprio intorno a questa economia si sviluppano nuove forme e società schiaviste. Nella società precolombiana la schiavitù era relegata alla sfera domestica ed era una condizione non ereditaria, bensì temporanea, connessa ai debiti e alla prigionia di guerra e dunque alla possibilità di riscatto. I primi a muoversi verso l’America, dopo Colombo, furono gli spagnoli espansero il loro dominio territoriale nei Caraibi, centrale e meridionale, provocando la distruzione delle civiltà precolombiane, aztechi e incas. I primi schiavi neri giunti in America erano i ladinos 1498 e 1503 che provenivano dalla penisola iberica ed in seguito direttamente dall’Africa. Il loro arrivo è da collegare con la produzione della canna da zucchero iniziata nel 1517 ad Hispaniola. Poi giunsero i portoghesi ed anche loro avviarono un’economia di piantagione di canna da zucchero e crebbe il numero degli schiavi appena crebbe l’importazione di zucchero dei

portoghesi. La schiavitù in America assunse un carattere razziale attraverso la sua completa africanizzazione: si trattò di un asservimento collettivo imposto ai neri; in un primo momento però cercarono di asservire le popolazioni locali con il metodo dell’encomienda, in base al quale un certo numero di indios era affidato a un singolo colono che si impegnava a convertirli al cristianesimo oltre che a difenderli sul piano militare in cambio di manodopera gratuita ma, grazie alle pressioni dei centri di potere in Europa, venne posto un freno. Agli africani si giunse in seguito allo sterminio degli indios, ritenuti comunque meno affidabili in quanto facilmente tentati dalla fuga in territori a loro famigliari; si riteneva fossero più abituati da tempo all’estenuante lavorare nelle piantagioni perché erano già stati utilizzati nel Mediterraneo nelle isole dell’Atlantico e nel Golfo di Guinea, oltre al fatto che erano anche più robusti. Va precisato che la riduzione in schiavitù dei neri fu legittimata da un solido apparato ideologico che affondava le radici sia nella tradizione classica sia in quella biblica e intrecciava l’idea aristotelica dell’esistenza di schiavi naturali con il principio della missione evangelizzatrice per la quale i conquistatori avrebbero dovuto convertire i conquistati che non conoscevano il vero Dio. La maggior parte degli schiavi vennero utilizzati nelle piantagioni ma vi furono anche altri utilizzi: alcuni esercitavano un lavoro legato all’artigianato mentre altri nei lavori domestici, tra queste soprattutto le donne. In Messico e in Perù gli schiavi vennero utilizzati a partire dal ‘500 nelle miniere d’argento. Va ricordato in ultimo che gli schiavi vivevano in contesti dove c’erano i bianchi e liberi di colore -> nel primo mondo coloniale iberico esistevano molte forme di meticciamento attraverso unioni tra bianchi, neri ed indios. Infine, va evidenziato che non mancarono anche alcuni casi di affrancamento o di rara ascesa sociale, come passaggi a forme di lavoro artigianale specializzato. 4 SCHIAVITU’ EUROPEE La tratta degli schiavi non consistette solo nel trasporto di schiavi neri in America ma si assistono a spostamenti di schiavi neri anche nell’area del Mediterraneo, cosa tra l’altro non nuova -> infatti, gli schiavi neri erano trasportati già dal Medioevo dai musulmani nel Mediterraneo. Anche nella penisola iberica è attestata la presenza di schiavi neri verso la metà del Cinquecento: non c’erano solo schiavi neri e la penisola iberica era caratterizzata da un forte tradizione schiavile

Considerato l’ampio coinvolgimento degli Europei sembra scontato che dovesse rappresentare un commercio lucroso. Non si spiegherebbe la sua lunga durata e nemmeno la lunga lotta per l’abolizione. Negli ultimi dibattiti ci si interroga su quando effettivamente la tratta fu redditizia, in che misura decretarono lo sviluppo occidentale e il decollo industriale della Gran Bretagna nel Settecento? Nonostante i rischi della tratta, anche la probabile perdita di un intero carico, gli altri profitti erano una attrattiva. In sintesi si può affermare che tratta e schiavitù furono tra i fattori dello sviluppo economico occidentale: esse furono quella che in termini marxisti si può spiegare come la fase di accumulazione del capitale che poi sarebbe stato investito nella rivoluzione industriale ->questo non fu l’unico fattore chiave ovviamente ne influirono molti altri. È difficile calcolare i redditi effettivi della tratta e anche quali dei gruppi coinvolti ne fossero avantaggiati, infatti la tratta non assicurava ricavi sicuri e stabili. Anche il dibattito sul numero degli schiavi deportati è stato e continua ad essere un argomento molto discusso -> lo studio di Curtin propose il numero di circa 11 milioni imbarcati e 9 milioni giunti in America. Dagli studi sulle registrazioni delle navi negli ammiragliati risulta un numero che oscilla tra i 12 e 17 milioni -> in futuro sarà comunque difficile stabilire il numero preciso ma sicuramente si può dire che fu uno dei più grandi spostamenti forzati di esseri umani della storia: una vera e propria deportazione di massa. La tratta, che produsse una parte del capitale investito nell’industria, appare un aspetto importante del capitalismo occidentale fino a che le trasformazioni del sistema dell’epoca non la trasformarono in una pratica non più redditizia. Ora bisogna vedere la ricaduta nel suolo Africano -> non pochi studiosi degli anni Novanta sostenevano che la tratta fosse la causa dell’arretratezza dell’Africa -> questa ipotesi è stata messa in dubbio perché inadatta a spiegare la complessità del fenomeno. La revisione tiene conto di molti altri aspetti: occorre dire che la tratta ebbe esiti differenti sulle varie parti dell’Africa, alcune aree furono distrutte mentre altre zone prosperavano, coinvolgendo le élites locali che si arricchivano grazie al commercio di uomini. 3 CODICI NERI Quando il numero degli schiavi neri aumentò nacque l’esigenza di fare leggi e codici volti a regolarla i codici neri o slaves codes.

In un primo momento la pratica venne formalizzata attraverso provvedimenti emanati da governi locali e assemblee coloniali che rispondevano ai problemi concreti vigenti creando leggi diverse da quelle della madrepatria. In Virginia nel 1640 venne emanata una sentenza che condannò all’asservimento a vita uno schiavo riconoscendo l’esistenza della schiavitù nera. Una svolta avvenne con lo slancio coloniale inglese dopo la Restaurazione della dinastia Stuart: nel 1667 si deve il primo intervento legislativo londinese che riconosceva come legittima la schiavitù nelle colonie (Act to Regulade Negroes on British Plantation). Ogni colonia si dotò allora di leggi specifiche riguardo il governo degli schiavi, con leggi che disciplinavano i rapporti tra schiavi e padroni -> alcuni provvedimenti vietavano il matrimonio misto o la possibilità di avere il porto d’armi agli schiavi. Il primo slaves codes risale al 1705 in Virginia e resta in vigore fino all’Ottocento -> benchè non mancassero tratti comuni tra le varie legislazioni, non poche erano le differenze tra le varie legislazioni. Riguardo allo status erano considerati come oggetti -> i nati da matrimoni tra schiavi rimanevano Schiavi e, se i genitori non erano dello stesso proprietario, i figli spettavano a quello della madre -> in generale i figli seguivano lo stato della madre. Nelle colonie spagnole le prime ordinanze dirette a regolamentare la schiavitù vennero elaborate negli anni venti del 1500 dai consigli municipali -> fu Nicolas de Ovando a fare le prime misure volte a reprimere eventuali insurrezioni nell’isola di Hispaniola il 6 gennaio 1522, misure estese poi ad altre colonie. Erano provvedimenti a livello locale in risposta a problemi specifici e mancò una legislazione generale secondo il modello degli slaves code inglesi o Code nour francesi. La sistematizzazione dal governo centrale arrivò nel secondo 1700 nell’età dell’assolutismo illuminato -> va sottolineato che rispetto all’America del Nord nel Sud si assistono a maggiori rivolte. Le direttive prese dal governo spagnolo non furono efficaci come quelle del governo francese e inglese. Nel 1783 la corona spagnola attraverso il consiglio delle Indie incarica il tribunale di Santo Domingo di elaborare un codice, el codigo negro, ispirato a quello francese poi superato da un regolamento per le indie del 31 maggio 1789 -> ma gli esiti di tali sforzi non furono positivi e fu accolto da molte proteste. 4 LA SCHIAVITU’ NELL’EUROPA DEL 700 Oltre alla presenza nella penisola iberica, anche in Francia si trovano schiavi neri.

diffusa la schiavitù tra gli ebrei -> è presente un episodio: la maledizione di Cam, figlio di Noè e padre di Canaan, considerato capostipite dei neri -> Noè bolla Canaan come schiavo degli schiavi. Comunque Caan non viene descritto come nero -> per quanto riguarda il Nuovo testamento, di schiavitù ne parla San Paolo: spinge gli schiavi ad obbedire ai padroni e i padroni ad usare la dolcezza con gli schiavi, per mantenere l'ordine stabilito -> quindi la Chiesa è sia filoschiavista, che antischiavista; e quando si diffuse la tratta tra 400 e 500, non l'ha mai condannata esplicitamente 2 NERI, INDIOS E CHIESE CRISTIANE Quando iniziarono le tratte, la Chiesa non fece quindi condanne istituzionali; anzi, legittimò ufficialmente la pratica -> è il caso di Niccolò V che con una bolla nel 1452, autorizzava Alfonso V ad attaccare e sottomettere i saraceni pagani e gli altri nemici di Cristo. Legittimate la tratta e la schiavitù in direzione dell'Africa, la chiesa assunse un atteggiamento diverso nei confronti della schiavitù degli Indios nelle Americhe. Paolo III con la bolla Sublimis deus del 1537 riconobbe agli indiani la dignità di esseri umani e proibì di asservire gli indios anche se vivono al di fuori della fede cristiana. Occorre comunque ricordare che le bolle papali nacquero da una riflessione sul problema della conversione -> calò il silenzio invece sulla schiavitù dei neri; un diverso atteggiamento perchè si riteneva che gli indiani fossero dotati di anima e quindi capaci di accogliere la fede cristiana; al contrario dei neri dei quali si stentava a riconoscere la natura umana -

accettare l'idea dell'umanità dei neri avrebbe significato mettere in discussione l'idea dell'unicità dell'uomo di derivazione biblica. Gli interventi della chiesa per condannare la schiavitù appaiono tardivi: Pio VII nel 1815 si impegna alla lotta contro il commercio degli schiavi neri; e nel 1839 Gregorio XVI bollo schiavitù e tratta come atrocità indegne. Quanto alle chiese protestanti, tratta e schiavitù erano accettate ma non con violenza e ingiustizia. Anche Lutero e Calvino pensavano che alcuni nascessero liberi e altri destinati alla schiavitù e che tutti dovessero accettare la loro condizione 3 SULLE RADICI RELIGIOSE DELL’ANTISCHIAVISMO All'interno della chiesa però non mancarono teologi e missionari che manifestano disagio per la pratica -> una presa di posizione maturò negli ambienti della Seconda scolastica, cioè la scuola

teologica che si sviluppò in alcune università spagnole e soprattutto a Salamanca. Francisco de Vitoria avrebbe affermato per primo l'unità della specie umana, denunciando la schiavitù di intere popolazioni -> in realtà de Vitoria finì per giustificare l'asservimento degli indios in base alla loro evangelizzazione e alla conversione. Poi la controversia di Valladolid del 1550 che coinvolse l'umanista Juan de Sepùlveda e Bartolomé de las Casas, domenicano -> Sépulveda legittimò la conquista applicando agli indios la teoria di Aristotele dello schiavo per natura; Las Casas invece aveva condannato la schiavitù degli indios in base al principio di fratellanza cristiana, proponendo metodi pacifici per la loro conversione. Fromageau della Sorbonne sosteneva che la schiavitù non derivava dal diritto naturale ma era stata introdotta dal diritto delle genti in base alla teoria della guerra giusta. Se gli schiavi erano equiparati a merce, risultavano acquistati a giusto titolo, allora non c'era nessun problema; tanto più se l'obiettivo era la loro conversione. CAPITOLO IV VERSO L’EMANCIPAZIONE OTTOCENTESCA 1 PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA Seppur la cultura antischiavista si costituì e si sviluppò a fine settecento, il alcuni contesti la lotta alla emancipazione fu lunga -> esemplare furono gli Stati Uniti d'America, nel quale la schiavitù era molto diffusa e non mancarono individui contrari alla pratica tra gli stessi padri fondatori (Hamilton, per esempio), ma -d'altro canto- ingenti erano anche i sostenitori della pratica anche tra le schiere costituzionaliste, tra cui spiccano T. Jefferson, J, Madison e lo stesso G. Washington. Nella stessa Dichiarazione d'indipendenza si legge dell’uguaglianza di tutti gli uomini e aventi diritti quali vita, libertà e ricerca della felicità i quali sono inalienabili. La Costituzione del 1787 si sofferma ancora di più sul concetto di libertà, la quale deve essere salvaguardata per se stessi e per i posteri. La Costituzione federale ammette nell'art. I, sez. 9 l'immigrazione o l'introduzione di individui negli

L'emancipazione ottocentesca da parte degli stati occidentali è stata interpretata storiograficamente in modo differente: secondo Williams il graduale passaggio da una economia di piantagione a industriale ha spostato il baricentro dalle colonie alla madrepatria e quindi la schiavitù risultava sempre meno importante, abbisognando manodopera qualificata e non solo a basso costo. A questo si aggiunge uno spostamento da uno stato assoluto a liberale, con un conseguente emergere delle differenti condizioni tra bianchi e neri. Certamente non vi è possibile rinviare ad una sola causa l'abolizionismo nell'occidente: sul finire del '700 in tutta Europa si diffondono associazioni abolizioniste e molti pensatori si prodigano in tal senso, seppur interessante notare che in molti ambienti l'antischiavismo fu legato a una stretta élite. Tra il 1792 e il 1867 tutti gli stati europei dichiararono illegale la tratta degli schiavi, condizionando -quindi- la graduale abolizione della schiavitù. Di rilevante importanza il parallelo lavorio della propaganda pubblica e delle attività parlamentari che facilitarono molto l'accettazione e il passaggio di stato -> un altro modello di abolizionismo comportò l'improvvisa liberazione dei negri con conseguente creazione di contratti di lavoro coatto per gli ex-schiavi o il divenire vagabondi. Ulteriore modello l'abolizione quasi formale in alcuni paesi dove lo schiavismo era sempre stato estremamente limitato o trascurabile economicamente 4 ITINERARI AMERICANI In America Meridionale la liberazione degli schiavi coincise con i movimenti autonomisti degli stati, negri che venivano arruolati contro Spagna e Portogallo, seppur la loro economia erano ancora legati allo schiavismo -> diversa la vicenda delle colonie rimaste sotto la Madrepatria nel quale l'abolizionismo si legò allo stato centrale. Ultimo stato ad abolire la schivitù fu il Brasile nel 1888. Negli Stati Uniti si ebbe un processo più complesso: seppur fin dal 1775 esisteva una società abolizionista si dovette aspettare il 1807 per avere la prima legge contro la tratta (che continuò, comunque, illegalmente). La preminenza di popolazione negra nel sud del paese rispetto al nord condizionò ampiamente la visione dello schiavismo e la sua possibile abolizione, la quale si acuì nella seconda metà del 1800 anche a causa della disparità economica tra il nord abolizionista e industriale e il sud agricolo e schiavista, tensione che scoppierà nella Guerra di Secessione. Con la fine della guerra l'emancipazione venne inserita nella Costituzione nel XIII emendamento.

Seppur la schiavitù era stata abolita l’uguaglianza tra bianchi e neri richiederà ancora un secolo CONCLUSIONI: NUOVE FORME DI DIPENDENZA PERSONALE L'emancipazione in occidente comportò alcuni importanti fattori: lo spostamento dell'interesse coloniale verso l'Asia, con manodopera a basso prezzo, ma contemporaneamente la diffusione di idee liberali e democratiche contrarie alle differenze etniche -> la libertà degli schiavi comportò problemi civili di accettazione e convivenza, soprattutto negli Stati Uniti, la quale comportò forme di ghettizzazione, lavoro coatto e, a lungo andare, nuove schiavitù. Quando si parla di queste attività di deve intendere pratiche di restrizione della libertà dell'individuo e sfruttamento della manodopera senza, spesso, il trasferimento da un luogo ad un altro. In alcuni luoghi l'emancipazione coincise con un ritorno degli ingaggiati, liberi giuridicamente ma non sempre volontariamente condotti a lavorare. Interessante notare il parallelismo storico tra la definitiva abolizione delle schiavitù e la contemporanea spartizione da parte delle potenze europee dell'Africa, con l'inizio del colonialismo ottocentesco.