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La Ginestra o fiore del deserto, composta a Torre del Greco (Napoli) nella primavera del 1836 e pubblicata per la prima volta nell’edizione dei canti curata da Antonio Ranieri nel 1845, è Composta da 317 versi – endecasillabi e settenari – raccolti in strofe libere e conclude il pensiero filosofico di Leopardi ed è praticamente il suo testamento spirituale. Nella canzone si parla della coraggiosa e allo stesso tempo fragile resistenza, che la ginestra oppone alla lava del Vesuvio, il monte sterminatore, simbolo della natura crudele e distruttiva. Il delicato fiore coraggiosamente risorge sulla lava pietrificata, e con la fragranza dei suoi arbusti sembra rallegrare queste lande desolate. Ma il suo destino è tragicamente segnato da una nuova eruzione, capace di annullare non solo la sua consolante presenza ma – ben più drammaticamente – la presenza dell’uomo in questi luoghi. La ginestra diviene simbolo della condizione umana. Leopardi in questo canto mette in contrapposizione la smisurata potenza della Natura con la debolezza e fragilità, quasi impotenza, del genere umano: da un lato la Natura che tutto può e dall’altro l’uomo che deve subire ciò che la divinità superiore con i suoi “decreti” ha stabilito per lui; l’inesorabile inimicizia della Natura nei confronti degli uomini in contrasto con la ridicola superbia degli uomini che, pur non essendo nulla, si credono padroni e signori della terra e dell’universo. Tuttavia, pur essendo schiacciati dalle difficoltà della vita, l’uomo si rialza e continua la sua vita, così come la ginestra che resiste alla lava e rinasce. Con questa lirica, Leopardi supera finalmente il suo pessimismo. Nei primi versi, viene introdotta la ginestra, fiore che solitario cresce sulle pendici del Vesuvio e che offre a Leopardi lo spunto per polemizzare contro coloro che sono soliti lodare le capacità umane. Nei versi successivi si accende l’aspra invettiva contro la cultura dominante nell’Ottocento, che ha insuperbito gli uomini e ha costituito una regressione nel pensiero, abbandonando quanto era stato appreso con il Rinascimento e l’Illuminismo. Dopo aver illustrato in cosa consistono la stoltezza e la nobiltà dell’uomo, Leopardi propone qui una soluzione di riscatto alla misera condizione umana: l’unione e la collaborazione di tutti gli uomini contro la comune nemica, la Natura. Successivamente, viene descritta la vastità e l’infinità dell’Universo, rispetto al quale l’uomo non è che un insignificante e minuscolo punto di luce fioca. Leopardi descrive con grande efficacia la forza distruttrice della Natura, di fronte alla quale l’uomo non può nulla: città, Imperi, famiglie vengono sovrastate dalla potenza cieca della matrigna degli uomini. Viene rievocata poi l’eruzione del Vesuvio del 70 d.C. che distrusse le città di Pompei ed Ercolano. La Natura assume di nuovo l’immagine di forza indistruttibile e insensibile. Nei versi finali, Leopardi torna all’immagine con la quale si era aperta la canzone: quella della ginestra. Il docile fiore diventa emblema del pensiero del poeta illuminato, che si erge contro la Natura crudele e la stoltezza degli esseri umani. In questo contesto Leopardi mette in discussione la superbia tipica degli intellettuali illuministi, che credevano ciecamente nel progresso e ritenevano che la ragione potesse avere un potere assoluto sulla natura per dominarla a proprio vantaggio: la libertà che l'Illuminismo sogna è solo un'illusione e, oltretutto, finisce per imprigionare il pensiero stesso in una serie di teorie considerate come verità assoluta. Nella Ginestra Leopardi cerca faticosamente una via d'uscita dalla tragicità della condizione umana, cerca disperatamente un senso che possa dare valore all'esperienza dell'uomo sulla Terra; questo significato viene individuato nella solidarietà di tutti gli uomini contro la natura ostile, contro tutto ciò che minaccia la sopravvivenza umana e la sua felicità. Le persone devono mettere da parte gli istinti egoistici che da sempre le dividono e costruire una rete di solidarietà ("social catena") basata sull'aiuto reciproco: il poeta afferma che è stata proprio l'ostilità dell'ambiente a far nascere in tempi antichissimi la società, proprio perché
l'uomo singolo si rende conto che assieme agli altri può fronteggiare meglio i pericoli comuni. Questa solidarietà è simboleggiata proprio dalla ginestra che, nonostante sia costretta spesso a piegare il capo di fronte alla lava del Vesuvio sterminatore, continua a vivere, superando ogni ostacolo con eroica determinazione.