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Commento Odi di Ugo Foscolo. Appunti lezioni e manuale.
Tipologia: Sbobinature
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❖ Struttura metrica: Strofe di settenari (di cui il secondo e il quarto sono sdruccioli e gli altri piani), tipica del ‘700. ❖ Rinnova il motivo e il genere dell’ode galante e d’occasione; in questo caso l’occasione è l’incidente della nobildonna. ❖ Modello: l’ode pariniana Il Pericolo (testo 3). Questa è un’ode matura di Parini, composta quando, dopo i temi civili, si a da a tale metrica per esprimere bellezza e poesia. Il tema è il rischio di cadere che la bellezza di una giovane donna costituisce per il vecchio Parini. Il ritmo sdrucciolo del settenario è adatto a delineare una situazione che ha il movimento come motore poetico (il vecchio Parini sta camminando e rischia di cadere). La descrizione della giovane sviluppata attraverso il paragone mitologico con Pallade Atena, che tolto l’elmo dalla testa lascia cadere i capelli no ai anchi (vv. 41-45) e con questo gesto rende divino il suo aspetto (vv. 46-50). ❖ Il fluire della chioma presente nell’ode pariniana, e ripresa nell’ode di Foscolo e in altri luoghi foscoliani (soprattutto in merito al bagno di Pallade, quindi soprattutto connotando tale chioma come bagnata in Foscolo), comporta un principio di movimento, che corrisponde alla danza (la donna è colta in un momento in cui qualcosa si muove svelando un movimento divino [elemento sico + divino] e tutto questo rimanda alla Chioma di Berenice) e questi attributi rendono questa bellezza materiale (l’ambrosia è una sostanza divina ma materica). ❖ Tutta l’estetica della bellezza foscoliana è danza (si pensi alle Grazie di Canova). Dunque Foscolo rinnova il classicismo pariniano (ancora decorativo e arcaico) ripensando le fonti in chiave neoclassica, ma ci sono anche altre di erenze rispetto al modello pariniano: prima fra tutte il tema drammatico (le ferite della nobildonna sono orribili e la sua caduta da cavallo è vera, non si parla solo di un rischio metaforico). In quest’ode ci troviamo di fronte all’esperienza della bellezza il cui pericolo è di essere vanificata dalla morte e qui si ri ette sul momento in cui la bellezza rischia di morire e invece poi, grazie all’arte, raggiunge una dimensione perenne e universale. Il momento di stasi e quello di dinamismo del verso traducono in metrica la dialettica fondamentale del dinamismo della contingenza che trascina via la bellezza e dell’approdo alla quieta grandezza (Winckelmann Pensieri sull’imitazione dell’arte greca in pittura e scultura, 1755).
Venere bagna con le lacrime il petto ferito di Adone e lo asciuga coi suoi capelli (questo è sì un motivo biblico in Luca 7, 38 ma in realtà qui è legato alla funzione consolatoria del rinnovamento della vita che ha il pianto (Sepolcri). I liquidi assumono una funzione elementare- sica molto importante, sono legati alla generazione della vita (il pianto anna a la terra e la rende di nuovo fertile), alla dimensione più alta e sono principalmente ambrosia, lacrime (parte divina) e mare (parte terrena). Restando sul tema dei liquidi qui da una parte c’è il sangue (morte) dall’altra anche le lagrime , i balsami beati e i lini odorati che lavano la ferita e la curano. La dea si punge il piede nel momento in cui cerca di salvare Adone, dunque qui i liquidi della vita e della morte nell'atto di sorgere coesistono e in modo parossistico sin dall’inizio vengono presentati gli avvenimenti: ci sono due ferite in sequenza, due incidenti in sequenza (quella/o di Adone e quella/o di Venere) a una velocità vorticosa; istanze della vita rincorrono quelle della morte. ❖ Presentata l’istantanea in movimento il cui esito ancora non è stato svelato, si blocca e si torna indietro vv. 11-36, si evoca il ricordo di quando la donna era sana. Vv. 13-15 : Foto breve transizione (allocuzione alla donna).
certo un’immagine teologica ma cosmologica. Ci si ricollega qui al tema dei liquidi come generatori di vita (alla base c’è sempre la mitologia legata a Venere). Come il mare si richiude su Ulisse, autore di una folle impresa (volo?), così incauta (v. 41) è la corsa della Pallavicini (in entrambi i casi abbiamo l’e razione di un limite).
Questa seconda ode è integralmente centrata sul tema della transizione della bellezza dal momento individuale e contingente a quello universale ed eterno. Non è una lirica d’amore, è un inno alla bellezza e alla poesia, la prima avvertita come potenza rasserenatrice, la seconda come forza divina, che sola può strappare alla morte le cose belle della terra.
passato –, aggettivo che utilizza non in senso morale, all’italiana, ma in senso sico, nel senso proprio di tremante , così come in latino; l’intento è quello di rivitalizzare il lessico classico).