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Controllo direzionale schemi libro Sistemi di controllo, Antony
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Per raggiungere i propri obiettivi l’impresa sviluppa delle strategie attraverso il processo di formazione delle strategie. Strategia —> teoria su come conseguire determinati obiettivi generali (scopi dell’organizzazione). Direzione generale verso la quale un’organizzazione intende muoversi per conseguire i propri obiettivi Controllo manageriale / direzionale —> processo attraverso il quale si influenza il comportamento dei membri dell’organizzazione allo scopo di porre in atto le strategie aziendali I piani contenenti i modi ritenuti adeguati per implementare le strategie sono costituiti da:
Attività di pianificazione strategica (planning) —> decidere cosa fare per implementare le strategie. Rientra nell’ambito del controllo CONTESTO DI RIFERIMENTO DEL CONTROLLO
Organizzazione —> gruppo di persone che stabiliscono di cooperare stabilmente, suddividendosi i compiti, per conseguire obiettivi comuni e individuali Dirigenti / manager —> capi di un’organizzazione. Collettivamente —> management Compiti del management:
Un’organizzazione di grandi dimensioni è strutturata in una molteplicità di livelli manageriali. L’autorità e la responsabilità si propagano dal livello più alto ai livelli più bassi, definendo in tal modo la gerarchia aziendale. I rapporti gerarchici formali tra i diversi manager possono essere rappresentati in uno schema generale detto organigramma. Rappresenta le dipendenze gerarchiche formali. Unità di line —> unità che svolgono attività riconducibili in maniera diretta al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione Staff —> unità che hanno lo scopo di fornire servizi di supporto di varia natura alla unità di line e alla direzione Centro di Responsabilità (CdR) —> unità organizzativa guidata da un manager responsabile delle prestazioni di tale unità Le attività del CdR includono il lavoro svolto all’interno e la gestione delle relazioni che l’unità intrattiene con gli altri CdR e con l’ambiente esterno. Un’organizzazione possiede un insieme di regole, linee guida e procedure che influiscono sul comportamento dei suoi membri e che costituiscono un importante presupposto per il controllo. Le modalità di controllo dipendono dalle dimensioni, dalle complessità, da altre caratteristiche dell’organizzazione, dalla cultura, dai progetti dell’alta direzione. Alcuni controlli sono fisici (password), altri sono espressi in forma scritta, altri ancora si basano su istruzione verbali.
Ogni organizzazione ha una propria cultura e comportamenti che derivano dall’apprendimento, dalla tradizione, da influenze esterne e dai comportamenti dell’alta direzione. I fattori culturali possono chiarire perché il controllo di un’impresa risulti più efficace di quello di un’altra. I fattori culturali risultano difficilmente modificabili. Non essendo esplicitati in forma scritta o presenti all’interno di manuali, sono di difficile individuazione da parte di chi non fa parte dell’organizzazione. Cultura organizzativa —> insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto o sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento con l’esterno e di integrazione interna, e che hanno funzionato abbastanza bene da potere essere considerati validi e dunque essere insegnati ai nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi Ambiente esterno —> include tutto ciò che è situato al di fuori dei suoi confini giuridici, compresi clienti, fornitori, concorrenti, comunità, organi legislativi, altre istituzioni. L’organizzazione è sistematicamente coinvolta in relazioni di scambio con il suo ambiente esterno, dal quale cerca legittimazione. La natura dell’ambiente nel quale l’organizzazione opera influisce sulla natura del sistema di controllo manageriale. Ambienti incerti e complessi richiedono che una quantità maggiore di risorse sia indirizzata al monitoraggio dell’ambiente e che il processo decisionale sia decentrato CENTRI DI RESPONSABILITA’ Un CdR si caratterizza per avere propri input: materie prime, ore di manodopera di diversa specializzazione e una varietà di servizi. Il risultato sono gli output: prodotti o servizi. Questi prodotti possono a loro volta costituire l’input per altri CdR interni all’organizzazione, oppure essere indirizzati ai clienti esterni. La misura monetaria delle risorse consumate in CdR è il costo di quel CdR. Gli output di un CdR venduti all’esterno sono valorizzati in termini di ricavo. Per valutare la performance di un CdR il management ha bisogno di reports che contengano informazioni (ex ante ed ex post) circa gli input e gli output delle diverse unità organizzative. Normalmente, queste informazioni riguardano i soli input e output monetizzabili o comunque quantificabili. La focalizzazione del sistema delle rilevazioni (monetarie, quantitative e qualitative) concernenti il budget è comunque sui CdR non sui prodotti o su altri “oggetti”. Contabilità per centro di responsabilità —> sezione del sistema di controllo direzionale che produce informazioni contabili (consuntive e programmate) sugli input e sugli output dei CdR
La condizione affinché un CdR sia un centro di profitto è che la direzione stabilisca di misurare gli output di quel CdR in termini di ricavi e gli input in termini di costo. Ogni centro di costo potrebbe essere trasformato in un centro di profitto. vi devono però essere adeguati motivi che giustificano l’operazione. Un centro di profitto è un’impresa in miniatura: un CdP produce un CE con costi e ricavi. L’idea di CdP nasce attorno agli anni ’20, probabilmente presso la General Motors, come strumento organizzativo e manageriale per favorire i processi di delega e di decentramento (oggi i centri di profitto sono utilizzati anche in imprese di medie dimensioni) Prezzo di trasferimento —> misura il valore dei prodotto fornito da un centro di profitto a un altro CdR dell’impresa. È l’equivalente del pezzo di mercato Prezzo di mercato —> misura il valore degli scambi tra un’impresa e l’esterno Gli scambi interni, valorizzati attraverso i prezzi di trasferimento, comportano un ricavo per il CdR che “vende” il prodotto e un costo per il CdR che lo riceve. Prezzi di trasferimento
fornitore esterno, infatti i prezzi dovrebbero riflettere la circostanza che si evitano alcuni costi tipici delle transazioni con l’esterno. È preferibile se esiste un prezzo di mercato per il prodotto scambiato. I CdP potrebbero però non essere in grado di fissare i prezzi in maniera pienamente consapevole
dovrebbe essere un costo consuntivo, bensì un costo pieno standard + una quota di utile valorizzata come ritorno “normale” del capitale investito Rischio della sub-ottimizzazione —> favorire decisioni adeguate per le prestazioni dei singoli CdR, ma non per l’impresa nel suo complesso. Esiste quando il prezzo di trasferimento è più alto del costo variabile sostenuto dal CdP che vende. Prezzi di trasferimento negoziati —> negoziati dall’acquirente e dal venditore Finalità dei prezzi di trasferimento:
Solitamente questi 2 obiettivi sono in conflitto tra loro. Centro di investimento CdR con una responsabilità di redditività, in altri termini misurata dal rapporto tra reddito prodotto e investimento utilizzato per produrlo. Conseguire una tale prestazione significa utilizzare efficientemente le attività (assets) investite nel CdR. Indicatori comunemente utilizzati dal management per valutare le performance dei centri di investimento —> ROI, ROA, RONA, ROE (reddito / investimento) Altre imprese misurano l’utile residuo o reddito economico o EVA per valutare la prestazione economica delle proprie dimensioni. L’EVA combina i concetti di reddito e di costo del capitale investito per misurare la ricchezza generata per la proprietà. EVA = reddito netto + interessi passivi - costo del capitale investito Ove costo del capitale investito = (capitale netto + debito finanziario) x costo medio ponderato del capitale Costo medio ponderato del capitale —> valore medio ponderato del rendimento richiesto dagli azionisti e dai creditori finanziari per investire il loro denaro nelle attività dell’impresa. È calcolato applicando un determinato tasso al capitale investito dal CdP. Un valore positivo dell’EVA indica un ritorno più che in grado di remunerare il capitale, mentre in presenza di valori negativi dell’EVA si tratterebbe di valore “distrutto” per la proprietà L’idea di centro di investimento è utilizzata soltanto per unità organizzative che siano:
Vantaggio dei centri di investimento —> reporting sulle prestazioni conseguite che mostra il collegamento tra utili e investimenti Vantaggi Difficoltà
maggior “vicinanza” al business
essendo più richiesta per molte decisioni l’approvazione dell’alta direzione
strategici
migliorare la prestazione in termini di reddito
soprattutto sulle informazioni del reporting piuttosto che su una conoscenza personale dei problemi
maggiori informazioni/competenze specifiche sul business rispetto all’alta direzione
contrasti eccessivi tra CdP caratterizzati da interdipendenza
periodo
altri CdR
Il processo del controllo direzionale si affida in misura rilevante a comunicazioni e interazioni informali. In aggiunta esiste un sistema formale (prescrittivo/diagnostico) articolato in 4 fasi:
I risultati consuntivi sono riportati in una forma che rende possibile il confronto con i dati di budget e il calcolo degli scostamenti e delle varianze. Tutti questi dati sono trasmessi attraverso report o rendiconti manageriali.