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Controriforma, storia, Sintesi del corso di Storia

controriforma. Storia. !! liceo

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 26/04/2026

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La dottrina elaborata da Martin Lutero che si proponeva di combattere la corruzione del
clero possedeva i seguenti punti fondamentali: l’obbedienza assoluta al pontefice non è
dovuta, il sacramento della confessione e della penitenza non è indispensabile per
ottenere il perdono dei peccati, la salvezza eterna è assicurata dalla fede nella grazia e
nella misericordia di Dio, non dalle opere, il rapporto tra il credente e Dio è diretto e non
necessita della mediazione dell’autorità religiosa, la parola di Dio è affidata alle Sacre
Scritture. Lutero stesso tra il 1522 e il 1534 tradusse la Bibbia in tedesco. Grazie
all’invenzione della stampa l’opera favorì la libera interpretazione dei testi sacri.
Durante questo periodo è da ricordare il calvinismo fondato a Ginevra da Giovanni
Calvino. Tale dottrina si caratterizza da un lato per l’intransigenza nei confronti del
potere politico e dall’altro per l’imposizione di un rigido codice morale. Calvino infatti
afferma che la salvezza viene concessa da Dio soltanto ad alcuni individui predestinati.
Nonostante ciò egli invita tutti i fedeli a non abbandonarsi alla rassegnazione ma a
dimostrare un forte impegno sia nella vita religiosa sia nella vita civile, tuttavia il
raggiungimento della fama e del successo mondano deve essere considerato come un
premio elargito da Dio ai suoi eletti. Papa Paolo III convocò nel 1545 un concilio
ecumenico che si riunì a Trento. Questo si concluse nel 1563 e la Chiesa cattolica ribadì
con forza le sue posizioni: essa era la sola a interpretare correttamente le Sacre
Scritture e l’autorità del Papa restava indiscutibile. Contro il principio della
giustificazione per la sola fede fu inoltre ribadita la teoria che la salvezza si ottiene
anche attraverso le opere di carità. Tali affermazioni vennero fissate in un breve testo
chiamato professione di fede tridentina. Ebbe così inizio l’età della Controriforma. Nel
1542 Papa Paolo III istituì la Congregazione del Sant’Uffizio, una commissione costituita
da sei cardinali che dirigeva e coordinava tutti i tribunali dell’Inquisizione ai quali erano
affidati i processi contro gli eretici e contro la stregoneria. I vertici della gerarchia
cattolica avvertirono inoltre l’esigenza di imporre nuove regole per disciplinare gli
ambienti ecclesiastici contro la corruzione e la mondanizzazione del clero. Durante il
Concilio di Trento vennero fissate così alcune norme come il divieto di accumulare le
cariche ecclesiastiche e l’obbligo per i vescovi di risiedere nel luogo in cui esercitano il
proprio incarico, fu ribadito inoltre l’obbligo del celibato ecclesiastico. Per combattere
l’ignoranza del clero ed evitare il rischio di deviazioni dottrinali, vennero istituiti i
seminari. Tutti questi provvedimenti si inserivano in un più ampio generale programma
di moralizzazione dei costumi: nel 1565 il pittore Daniele da Volterra ricevette dal Papa
l’incarico di coprire con veli e panneggi dipinti i genitali nudi dei personaggi raffigurati
da Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale della Cappella Sistina. La Chiesa
cattolica poi ribadì la propria autorità. Il principale strumento della propaganda e della
repressione ecclesiastica nell’età della Controriforma fu costituito dall’ordine dei gesuiti
fondato dallo spagnolo Ignazio di Loyola. I membri della Compagnia si dedicarono
soprattutto all’attività missionaria di evangelizzazione per contrastare la diffusione della
Riforma in Europa e per portare il cristianesimo presso le popolazioni dell’Estremo
Oriente e dell’America. I gesuiti ebbero per molto tempo un ruolo centrale nell’istruzione
e nell’educazione dei giovani appartenenti ai ceti dirigenti. Ignazio era infatti convinto
che la cultura fosse un’arma indispensabile nella lotta per la difesa della Chiesa e stabilì
che tutti i membri dell’ordine dovessero affrontare un lungo percorso di studi per
conseguire una solida preparazione nelle principali discipline del sapere. Per questo
motivo nel 1559 la Congregazione del Sant’Uffizio pubblicò per la prima volta l’Indice dei
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La dottrina elaborata da Martin Lutero che si proponeva di combattere la corruzione del clero possedeva i seguenti punti fondamentali: l’obbedienza assoluta al pontefice non è dovuta, il sacramento della confessione e della penitenza non è indispensabile per ottenere il perdono dei peccati, la salvezza eterna è assicurata dalla fede nella grazia e nella misericordia di Dio, non dalle opere, il rapporto tra il credente e Dio è diretto e non necessita della mediazione dell’autorità religiosa, la parola di Dio è affidata alle Sacre Scritture. Lutero stesso tra il 1522 e il 1534 tradusse la Bibbia in tedesco. Grazie all’invenzione della stampa l’opera favorì la libera interpretazione dei testi sacri. Durante questo periodo è da ricordare il calvinismo fondato a Ginevra da Giovanni Calvino. Tale dottrina si caratterizza da un lato per l’intransigenza nei confronti del potere politico e dall’altro per l’imposizione di un rigido codice morale. Calvino infatti afferma che la salvezza viene concessa da Dio soltanto ad alcuni individui predestinati. Nonostante ciò egli invita tutti i fedeli a non abbandonarsi alla rassegnazione ma a dimostrare un forte impegno sia nella vita religiosa sia nella vita civile, tuttavia il raggiungimento della fama e del successo mondano deve essere considerato come un premio elargito da Dio ai suoi eletti. Papa Paolo III convocò nel 1545 un concilio ecumenico che si riunì a Trento. Questo si concluse nel 1563 e la Chiesa cattolica ribadì con forza le sue posizioni: essa era la sola a interpretare correttamente le Sacre Scritture e l’autorità del Papa restava indiscutibile. Contro il principio della giustificazione per la sola fede fu inoltre ribadita la teoria che la salvezza si ottiene anche attraverso le opere di carità. Tali affermazioni vennero fissate in un breve testo chiamato professione di fede tridentina. Ebbe così inizio l’età della Controriforma. Nel 1542 Papa Paolo III istituì la Congregazione del Sant’Uffizio, una commissione costituita da sei cardinali che dirigeva e coordinava tutti i tribunali dell’Inquisizione ai quali erano affidati i processi contro gli eretici e contro la stregoneria. I vertici della gerarchia cattolica avvertirono inoltre l’esigenza di imporre nuove regole per disciplinare gli ambienti ecclesiastici contro la corruzione e la mondanizzazione del clero. Durante il Concilio di Trento vennero fissate così alcune norme come il divieto di accumulare le cariche ecclesiastiche e l’obbligo per i vescovi di risiedere nel luogo in cui esercitano il proprio incarico, fu ribadito inoltre l’obbligo del celibato ecclesiastico. Per combattere l’ignoranza del clero ed evitare il rischio di deviazioni dottrinali, vennero istituiti i seminari. Tutti questi provvedimenti si inserivano in un più ampio generale programma di moralizzazione dei costumi: nel 1565 il pittore Daniele da Volterra ricevette dal Papa l’incarico di coprire con veli e panneggi dipinti i genitali nudi dei personaggi raffigurati da Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale della Cappella Sistina. La Chiesa cattolica poi ribadì la propria autorità. Il principale strumento della propaganda e della repressione ecclesiastica nell’età della Controriforma fu costituito dall’ordine dei gesuiti fondato dallo spagnolo Ignazio di Loyola. I membri della Compagnia si dedicarono soprattutto all’attività missionaria di evangelizzazione per contrastare la diffusione della Riforma in Europa e per portare il cristianesimo presso le popolazioni dell’Estremo Oriente e dell’America. I gesuiti ebbero per molto tempo un ruolo centrale nell’istruzione e nell’educazione dei giovani appartenenti ai ceti dirigenti. Ignazio era infatti convinto che la cultura fosse un’arma indispensabile nella lotta per la difesa della Chiesa e stabilì che tutti i membri dell’ordine dovessero affrontare un lungo percorso di studi per conseguire una solida preparazione nelle principali discipline del sapere. Per questo motivo nel 1559 la Congregazione del Sant’Uffizio pubblicò per la prima volta l’Indice dei

libri proibiti, ossia un elenco ufficiale delle pubblicazioni ritenute contrarie ai principi della religione e della morale cattolica. Così si proibiva ai fedeli la lettura di opere considerate scandalose o eretiche e si esercitava un rigido controllo sulla stampa sottoponendola a censura preventiva. Tali provvedimenti furono applicati anche alle opere della tradizione letteraria: l’operazione venne infatti indicata con il termine di “riassettatura”. Per comprendere meglio come agiva la censura ecclesiastica sulla struttura di un’opera possiamo considerare l’esempio del Decameron: ormai diffusissimo e considerato un classico, il capolavoro di Giovanni Boccaccio non poteva essere cancellato ma non sembrava neppure lecito consentirne liberamente la circolazione a causa dei contenuti giudicati contrari ai principi morali e religiosi voluti dalla Controriforma. Verso la fine del Cinquecento la corte cessò gradualmente di essere un luogo di elaborazione della cultura e mantenne soltanto le sue funzioni politiche e burocratiche, diventando così uno strumento di controllo attraverso cui i principi sovrani esercitavano il loro potere in modo sempre più autoritario. Di conseguenza, anche la figura del cortigiano-intellettuale tipica dell’epoca umanistica e rinascimentale, caratterizzata da una certa indipendenza e autonomia oltreché da un ruolo sociale di primo piano, scomparve via via. Molti letterati furono infatti costretti a trasformarsi in veri e propri funzionari della corte oppure a impegnarsi nell’attività di propaganda della Chiesa, sottomettendosi non di rado ai condizionamenti di tipo ideologico e a un rigido controllo sui contenuti delle proprie opere. Le accademie assunsero poi la fisionomia di strutture chiuse e gerarchiche con funzioni burocratiche. Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento la penisola italiana si trovava in una situazione di equilibrio. L’economia era fiorente e la maggior parte degli Stati era indipendente politicamente. Tuttavia questa situazione favorevole già nel secondo decennio del Cinquecento andò a diminuire: gli Stati italiani persero il loro primato economico e la loro autonomia politica, poiché quasi tutta la penisola fu sottoposta al controllo della Spagna, anche la Chiesa si trovò in gravi difficoltà a causa della Riforma protestante ed era sempre più dipendente dal potere dei grandi sovrani, come dimostrò l’episodio del sacco di Roma nel 1527. Si affermò quindi un senso di inquietudine soprattutto nelle nuove generazioni che percepivano una distanza incolmabile tra il presente e il mondo classico. Alcuni intellettuali intendevano rivendicare la piena autonomia della ricerca filosofica e scientifica, come Niccolò Copernico che presentò la teoria eliocentrica: il nostro pianeta non era più il centro dell’universo, ma ne faceva solo parte. Per far riferimento al gusto prevalente nell’età della Controriforma, la critica letteraria recente ha spesso fatto ricorso al concetto di manierismo per indicare le scelte formali di alcuni artisti attivi tra il sacco di Roma e la fine del Cinquecento, in modo dispregiativo. L’origine deriva dal termine “maniera” utilizzato precedentemente come sinonimo di stile, a designare l’insieme delle soluzioni tecniche ed espressive che caratterizzano le opere di un singolo artista. Lo scrittore Giorgio Vasari utilizzò nei suoi testi l’espressione “maniera moderna” per far riferimento agli straordinari risultati raggiunti dagli artisti del suo tempo, a partire da Leonardo da Vinci per arrivare a Raffaello Sanzio e Michelangelo, capaci di imitare la natura riproducendola nelle sue forme ideali. Per Vasari, con questi maestri l’arte aveva raggiunto il sommo livello di perfezione. Nella storiografia invece il termine “maniera” assunse sempre più un’accezione negativa e nel tardo Cinquecento fu giudicata come una ripetizione forzata e artificiosa di moduli formali che portò a una