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Apprendimento Cooperativo: Migliorare Apprendimento e Relazioni, Guide, Progetti e Ricerche di Programmazione e Tecnologie Web

descrizione del cooperative learning

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2018/2019

Caricato il 04/01/2019

VeronicaSole
VeronicaSole 🇮🇹

4.8

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5 documenti

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COOPERATIVE LEARNING
Il Cooperative Learning è un insieme di tecniche di apprendimento grazie alle quali, gli studenti
lavorano all’interno della classe in piccoli gruppi, ricevendo poi valutazioni in base ai risultati
acquisiti. Esso si pone l’obiettivo di migliorare l’apprendimento scolastico, insegnando
contemporaneamente agli allevi a lavorare in modo cooperativo. Inoltre, tale obiettivo, sviluppa
determinate competenze sociali, intese come un insieme di abilità interpersonali, indispensabili per
mantenere un buon livello di cooperazione qualitativamente alto. Ha ormai alle spalle molti anni di
ricerca. Se si volesse ricostruire la sua storia, si potrebbe partire dall’inizio del secolo scorso e
passare in rassegna il pensiero di alcuni pedagogisti, filosofi e psicologi, come Dewey, Piaget,
Vygotskij e Bruner. Tra i contesti scientifici di riferimento, teniamo in considerazione la teoria di
Vygotkijj relativa alla Zona di sviluppo prossimale (ZOPED). Questa teoria, può essere
contestualizzata a diverse forme di organizzazione dei soggetti, dalla scuola per i bambini, al
gruppo di lavoro. L'autore non considera l'apprendimento come un'attività individuale, ma lo
considera possibile solo grazie all'interazione e il confronto con altri. Il pensiero di Vygotskij si
discosta dall'approccio Piagetiano il quale riteneva che lo sviluppo cognitivo del bambino, dovesse
attraversare diversi stadi per maturare e formare le proprie conoscenze.
Nello specifico lo studio del CL parte dall’area della psicologia sociale e quindi dallo studio
dell’interazione dei gruppi. Alcuni studiosi, interpretano il metodo del CL in modo diverso,
organizzandolo in diverse sfumature nell’applicazione dei modelli didattici e delle tecniche
operative previste di volta in volta. Tuttavia hanno in comune l’idea che l’utilizzo di un approccio
di tipo cooperativo sia quello più efficace nel lavoro in classe e che esso dovrebbe esser esteso alla
maggioranza se non alla totalità delle attività didattiche che vi si conducono quotidianamente. A tal
proposito, come sottolineano alcuni autori, è importante distinguere il CL dal tradizionale lavoro di
gruppo già utilizzato da molti insegnanti, che è caratterizzato dalla mancanza di un’organizzazione
strutturale e di caratteristiche fondamentali che sono proprie del CL, quali: l’interdipendenza
positiva fra i membri del gruppo, la responsabilità della leadership condivisa fra tutti i suoi membri,
l’instaurarsi di un’interrelazione positiva (o interazione costruttiva diretta), l’insegnamento diretto
delle abilità sociali (in particolare quelle relazionali) necessarie a instaurare dei rapporti di
collaborazione all’interno del gruppo e la valutazione non solo individuale ma anche di gruppo. Nei
gruppi tradizionali o spontanei, invece, ognuno si preoccupa di imparare per sé stesso (senza sentirsi
responsabile dell’apprendimento altrui), vi è un solo leader che di solito guida il gruppo, si
maggiore attenzione ai livelli di apprendimento conseguiti che non alle relazioni instauratesi fra i
membri del gruppo, la valutazione è solo di gruppo e questo può disincentivare la partecipazione
adeguata di alcuni membri del gruppo che cercheranno così di trarre un vantaggio dallo stesso.
Inoltre, è necessario prendere in considerazione il ruolo dell’insegnante e degli alunni che si
modificano non poco nell’applicazione di un metodo di tipo cooperativo; infatti l’insegnante
continua ad avere un ruolo attivo, ma diverso da quello proprio dei metodi tradizionali di
insegnamento/apprendimento. E’ importante il suo contributo nella fase preliminare, ovvero nella
preparazione della lezione, affinché siano predisposte le ormai note condizioni che rendono efficace
un gruppo di CL; ma è importante il suo intervento anche nel corso della lezione, specie al fine di
osservare il gruppo (è opportuno che l’insegnante passi continuamente fra i gruppi) e di intervenire,
se necessario.Tutto ciò comporta che l’attenzione si sposti dalla cattedra all’aula intera e ciò da un
punto di vista didattico rappresenta sicuramente un cambiamento di prospettiva.
Quanto al ruolo degli studenti, il loro coinvolgimento nelle attività didattiche è molto più attivo e
responsabilizzante rispetto al proprio apprendimento. Inoltre gli studenti percepiscono l’importanza
di ogni membro del gruppo, quindi aumentano la fiducia in stessi e l’autostima. Infine, essi
imparano a praticare concretamente il principio di solidarietà. Di fatto il ruolo degli allievi coincide
con la messa in pratica delle cinque caratteristiche essenziali del CL che sono state analizzate sopra.
Coloro che sono a favore del CL, ritengono che questo metodo sia fondamentale per gli studenti con
bisogni educativi speciali (BES), come portatori di handicap, superdotati, appartenenti a minoranze
linguistiche e culturali, incidendo in positivo sul rendimento scolastico e favorendone
l’integrazione. Si tratta di una metodologia che rafforza la motivazione e da questo punto di vista va
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COOPERATIVE LEARNING

Il Cooperative Learning è un insieme di tecniche di apprendimento grazie alle quali, gli studenti lavorano all’interno della classe in piccoli gruppi, ricevendo poi valutazioni in base ai risultati acquisiti. Esso si pone l’obiettivo di migliorare l’apprendimento scolastico, insegnando contemporaneamente agli allevi a lavorare in modo cooperativo. Inoltre, tale obiettivo, sviluppa determinate competenze sociali, intese come un insieme di abilità interpersonali, indispensabili per mantenere un buon livello di cooperazione qualitativamente alto. Ha ormai alle spalle molti anni di ricerca. Se si volesse ricostruire la sua storia, si potrebbe partire dall’inizio del secolo scorso e passare in rassegna il pensiero di alcuni pedagogisti, filosofi e psicologi, come Dewey, Piaget, Vygotskij e Bruner. Tra i contesti scientifici di riferimento, teniamo in considerazione la teoria di Vygotkijj relativa alla Zona di sviluppo prossimale (ZOPED). Questa teoria, può essere contestualizzata a diverse forme di organizzazione dei soggetti, dalla scuola per i bambini, al gruppo di lavoro. L'autore non considera l'apprendimento come un'attività individuale, ma lo considera possibile solo grazie all'interazione e il confronto con altri. Il pensiero di Vygotskij si discosta dall'approccio Piagetiano il quale riteneva che lo sviluppo cognitivo del bambino, dovesse attraversare diversi stadi per maturare e formare le proprie conoscenze. Nello specifico lo studio del CL parte dall’area della psicologia sociale e quindi dallo studio dell’interazione dei gruppi. Alcuni studiosi, interpretano il metodo del CL in modo diverso, organizzandolo in diverse sfumature nell’applicazione dei modelli didattici e delle tecniche operative previste di volta in volta. Tuttavia hanno in comune l’idea che l’utilizzo di un approccio di tipo cooperativo sia quello più efficace nel lavoro in classe e che esso dovrebbe esser esteso alla maggioranza se non alla totalità delle attività didattiche che vi si conducono quotidianamente. A tal proposito, come sottolineano alcuni autori, è importante distinguere il CL dal tradizionale lavoro di gruppo già utilizzato da molti insegnanti, che è caratterizzato dalla mancanza di un’organizzazione strutturale e di caratteristiche fondamentali che sono proprie del CL, quali: l’interdipendenza positiva fra i membri del gruppo, la responsabilità della leadership condivisa fra tutti i suoi membri, l’instaurarsi di un’interrelazione positiva (o interazione costruttiva diretta), l’insegnamento diretto delle abilità sociali (in particolare quelle relazionali) necessarie a instaurare dei rapporti di collaborazione all’interno del gruppo e la valutazione non solo individuale ma anche di gruppo. Nei gruppi tradizionali o spontanei, invece, ognuno si preoccupa di imparare per sé stesso (senza sentirsi responsabile dell’apprendimento altrui), vi è un solo leader che di solito guida il gruppo, si dà maggiore attenzione ai livelli di apprendimento conseguiti che non alle relazioni instauratesi fra i membri del gruppo, la valutazione è solo di gruppo e questo può disincentivare la partecipazione adeguata di alcuni membri del gruppo che cercheranno così di trarre un vantaggio dallo stesso. Inoltre, è necessario prendere in considerazione il ruolo dell’insegnante e degli alunni che si modificano non poco nell’applicazione di un metodo di tipo cooperativo; infatti l’insegnante continua ad avere un ruolo attivo, ma diverso da quello proprio dei metodi tradizionali di insegnamento/apprendimento. E’ importante il suo contributo nella fase preliminare, ovvero nella preparazione della lezione, affinché siano predisposte le ormai note condizioni che rendono efficace un gruppo di CL; ma è importante il suo intervento anche nel corso della lezione, specie al fine di osservare il gruppo (è opportuno che l’insegnante passi continuamente fra i gruppi) e di intervenire, se necessario.Tutto ciò comporta che l’attenzione si sposti dalla cattedra all’aula intera e ciò da un punto di vista didattico rappresenta sicuramente un cambiamento di prospettiva. Quanto al ruolo degli studenti, il loro coinvolgimento nelle attività didattiche è molto più attivo e responsabilizzante rispetto al proprio apprendimento. Inoltre gli studenti percepiscono l’importanza di ogni membro del gruppo, quindi aumentano la fiducia in sé stessi e l’autostima. Infine, essi imparano a praticare concretamente il principio di solidarietà. Di fatto il ruolo degli allievi coincide con la messa in pratica delle cinque caratteristiche essenziali del CL che sono state analizzate sopra. Coloro che sono a favore del CL, ritengono che questo metodo sia fondamentale per gli studenti con bisogni educativi speciali (BES), come portatori di handicap, superdotati, appartenenti a minoranze linguistiche e culturali, incidendo in positivo sul rendimento scolastico e favorendone l’integrazione. Si tratta di una metodologia che rafforza la motivazione e da questo punto di vista va

maggiormente incontro a coloro che hanno necessità particolari, a volte frustrate dalla tradizionale e quotidiana pratica dell’insegnamento che può risultare demotivante. Infine è importante sottolineare che l’apprendimento cooperativo migliora e rinforza le relazioni interpersonali fra studenti “diversamente abili” e studenti “normodotati”. Infatti, quando la classe assume un atteggiamento cooperativo anziché competitivo, gli studenti disabili possono contribuire al successo del gruppo ed è più probabile che in questo modo siano da esso accettati. In presenza di ragazzi con handicap, gli insegnanti dovrebbero tuttavia preoccuparsi di individualizzare l’intervento, nel senso di adattare le aspettative dell’allievo e i compiti richiestigli, in maniera adeguata rispetto alle sue abilità e ai suoi bisogni specifici. Lo stesso Vygotskij sostiene che il mettere insieme delle diversità, dal momento che ognuno è portatore di una diversità, offre la possibilità a tutti di arricchirsi. In definitiva la strategia di apprendimento cooperativo rappresenta la possibilità di offrire una risposta personalizzata ai bisogni educativi di ciascuno e a maggior ragione a chi è portatore di bisogni educativi speciali. La personalizzazione, che si contrappone all’individualismo, e l’integrazione delle diversità, sono occasioni di conoscenza e rispetto delle differenze di lavoro comune e modalità di trovare il proprio percorso individualizzato e personalizzato, in un contesto di solidarietà, cooperazione e rispetto reciproco. Infatti, il motivo per cui è stato scelto questo tipo apprendimento, è dovuto all’importanza che esso ricopre all’interno della classe e quindi al coinvolgimento attivo dei discenti sul lavoro di gruppo e sul successo scolastico di tutti i membri del gruppo stesso. Inoltre, la scelta si focalizza in particolare, sulla gestione della classe la quale ha fondamentali funzioni nella “mediazione sociale” ai fini di raggiungere degli obiettivi. Certamente non tutti gli studi sul CL, riportano risultati positivi e molti esperti invitano a fare attenzione alle difficoltà nell’uso del metodo e ai pericoli di farlo male. Non di meno, un numero schiacciante di prove evidenzia, che se le caratteristiche del CL sono soddisfatte e se il docente riesce a trasmettere l’interesse degli studenti verso questo approccio, il miglioramento nell’apprendimento risulterà positivo.

Cioffi Veronica 4412401200

De Raffaele Rosa Anna 4412401221