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cooperative learning, metodologia didattica
Tipologia: Sintesi del corso
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Il Cooperative Learning è un metodo didattico in cui gli studenti lavorano insieme in piccoli gruppi per raggiungere obiettivi comuni, cercando di migliorare reciprocamente il loro apprendimento. Tale metodo si distingue sia dall’apprendimento competitivo che dall’apprendimento individualistico e, a differenza di questi, si presta ad essere applicato ad ogni compito, ad ogni materia, ad ogni curricolo. Nei gruppi di apprendimento cooperativo, gli studenti sono protagonisti di tutte le fasi del loro lavoro, dalla pianificazione alla valutazione, mentre l’insegnante è soprattutto un facilitatore e un organizzatore dell’attività di apprendimento.
Rispetto ad un’impostazione del lavoro tradizionale, la ricerca mostra che il Cooperative Learning presenta di solito questi vantaggi: Migliori risultati degli studenti : tutti gli studenti lavorano più a lungo sul compito e con risultati migliori, migliorando la motivazione intrinseca e sviluppando maggiori capacità di ragionamento e di pensiero critico; Relazioni più positive tra gli studenti : gli studenti sono coscienti dell’importanza dell’apporto di ciascuno al lavoro comune e sviluppano pertanto il rispetto reciproco e lo spirito di squadra; Maggiore benessere psicologico : gli studenti sviluppano un maggiore senso di autoefficacia e di autostima, sopportano meglio le difficoltà e lo stress.
I cinque elementi che rendono efficace la cooperazione sono: L’ interdipendenza positiva, per cui gli studenti si impegnano per migliorare il rendimento di ciascun membro del gruppo, non essendo possibile il successo individuale senza il successo collettivo; La responsabilità individuale e di gruppo: il gruppo è responsabile del raggiungimento dei suoi obiettivi ed ogni membro è responsabile del suo contributo; L’ interazione costruttiva: gli studenti devono relazionarsi in maniera diretta per lavorare, promuovendo e sostenendo gli sforzi di ciascuno e lodandosi a vicenda per i successi ottenuti; L’ attuazione di abilità sociali specifiche e necessarie nei rapporti interpersonali all’interno del piccolo gruppo: gli studenti si impegnano nei vari ruoli richiesti dal lavoro e nella creazione di un clima di collaborazione e fiducia reciproca. Particolare importanza rivestono le competenze di gestione dei conflitti, più in generale si parlerà di competenze sociali, che devono essere oggetto di insegnamento specifico; La valutazione di gruppo: il gruppo valuta i propri risultati e il proprio modo di lavorare e si pone degli obiettivi di miglioramento. Chi ha introdotto il cooperative learning? -David e Robert Johnson possono essere considerati i padri del Cooperative Learning. Entrambi docenti universitari, hanno sviluppato un modello di apprendimento cooperativo denominato “ Learning Together ” Come nasce il Cooperative Learning? -Questa modalità nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’70 e si è sviluppata velocemente nelle scuole come proposta di organizzazione sia della singola lezione e in generale della didattica, sia della scuola intesa come sistema complesso. Come si definiscono gli obiettivi nella didattica cooperativa?
-Il loro approccio “Learning Together” si fonda su cinque aspetti fondamentali: 1)interdipendenza positiva;
La metodologia del cooperative learning , l’attenzione al lavoro di gruppo e alle relazioni orizzontali incoraggiano forme di peer tutoring : piuttosto che fare riferimento ad autorità esterne al gruppo, gli studenti autovaluteranno e correggeranno il proprio lavoro in autonomia, imparando a vedere valorizzate le proprie attitudini personali. Allo stesso tempo, l’idea che l’obiettivo comune sia raggiungibile solo attraverso un lavoro di gruppo permetterà allo studente di maturare un’idea positiva di dipendenza relazionale. Se teniamo in considerazione la grande diffusione che il team work (e tutte le competenze che ne derivano) sta incontrando, si capirà come il cooperative learning possa rappresentare un’importante palestra. Interdipendenza positiva, partecipazione egualitaria, interazione costruttiva, abilità sociali, capacità di autovalutarsi/autocorreggersi e
stile di apprendimento “deviante” rispetto alla norma può risultare penalizzante per lo studente: a ogni alunno viene infatti richiesto lo stesso standard di prestazione, e i criteri di valutazione sono uniformanti. Il cooperative learning si sposa bene con un approccio metacognitivo. I membri del gruppo di studio devono infatti monitorare periodicamente la loro attività di apprendimento, applicando la metacognizione non solo a se stessi, ma all’intero gruppo considerato come un unicum. Si può parlare in questo caso di “metacognizione allargata”. Anche la spartizione, all’interno di un gruppo di studio, di ruoli definiti riprende alcune fondamentali differenze tra funzioni cognitive: Coordinatore : ha la funzione di organizzare le sessioni di studio, convogliare le risorse del gruppo nella risoluzione del problema di volta in volta affrontato, incoraggiare i membri del gruppo a procedere per stadi; Scettico : pone l’enfasi sul “perché” e sul “come” del percorso di studio; Controllore : si occupa di verificare la correttezza dei passaggi intermedi e la plausibilità del risultato finale. Questa divisione in ruoli, spesso adottata in contesti di cooperative learning , assegna a persone diverse quello che nell’approccio metacognitivo è svolto dal soggetto singolo, confermando la vicinanza dei due approcci ipotizzata in precedenza. Ogni percorso di apprendimento si compone infatti di una fase preparatoria di organizzazione, di una riflessione sulle modalità di studio, e di una verifica retrospettiva del lavoro svolto.
Grazie a un approccio didattico metacognitivo è possibile migliorare la consapevolezza e l’autonomia dello studente. La didattica metacognitiva può inoltre rivelarsi un valido strumento in caso di studenti con disturbi di apprendimento, poiché li incoraggia a reperire risorse per sopperire al deficit attraverso l’autoanalisi e l’attenzione ai propri processi cognitivi. Una didattica che sposi l’approccio metacognitivo sarà meno concentrata sull’acquisizione dei cosiddetti “processi cognitivi primari” (leggere, scrivere, far di conto o memorizzare) e più rivolta all’allenamento di capacità “superiori”. Allo studente non verrà infatti solo richiesto di assimilare contenuti, ma piuttosto di comprendere quali siano le modalità ottimali per un’assimilazione attiva e consapevole dei contenuti stessi.
La differenza con la didattica tradizionale consiste nell’insistenza sull’autonomia dello studente. Un approccio standard che non tenga conto dei processi metacognitivi in atto nell’apprendimento renderà lo studente “dipendente” dalla figura dell’insegnante, in qualità di dispensatore di conoscenze e sapere. L’approccio metacognitivo permette invece a ciascuno studente di elaborare progressivamente il proprio personalissimo metodo di apprendimento, cosa che gli permetterà di trovare delle appropriate strategie per aggirare le proprie carenze e valorizzare le proprie inclinazioni e attitudini. Questa attenzione alla costituzione cognitiva individuale ha il pregio di permettere agli stili di apprendimento di diversificarsi: un metodo efficace per uno studente può infatti rivelarsi ostico o improduttivo per un altro. La didattica metacognitiva insegna allo studente a studiare nel modo a lui più congeniale, e lo fa attraverso una serie di strategie didattiche: strategie di selezione: lo studente impara a selezionare le informazioni rilevanti, a individuare le idee centrali e salienti da cui si diramano tutte le altre, a dividere le unità didattiche in paragrafi e sottoparagrafi, a riassumere; strategie di organizzazione: lo studente impara a connettere le varie componenti dell’argomento oggetto di studio, aiutandosi con nessi logici e mappe concettuali. La mappa concettuale è uno strumento fondamentale della didattica metacognitiva, in quanto rappresenta graficamente il meccanismo attraverso cui la cognizione correla tra loro gli elementi da memorizzare; strategie di elaborazione: lo studente impara a implementare le vecchie informazioni con quelle nuove, creando un quadro organico in cui i saperi si intersecano fra di loro. Alcuni esempi: in biologia lo studio dei tessuti si innesta sulla conoscenza delle cellule; in storia lo studio di una rivoluzione presuppone la conoscenza del periodo storico ad essa antecedente. Le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa del 18/12/2016 affermano che “imparare ad impare” (che è poi un altro modo di descrivere la metacognizione applicata all’apprendimento) è una delle competenze più importanti che un allievo deve acquisire. Questa meta-abilità si sviluppa e si evolve con la crescita dell’allievo, e lo dota di uno strumento spendibile in molteplici contesti di vita, anche diversi da quello strettamente scolastico o accademico. Attraverso la progressiva padronanza delle strategie sopra descritte, l’allievo imparerà infatti a interrogarsi su cosa sta studiando, sul perché lo sta studiando, su quali possono essere i possibili ostacoli che incontrerà. Il risultato finale sarà il passaggio da uno studio acritico, svolto secondo modalità didattiche predefinite e uniformanti, a uno studio personalizzato e consapevole.
cognitivo di ogni alunno e valorizzare l’apporto di ognuno alla costruzione di un sapere condiviso. Di seguito riportiamo, per una migliore comprensione, alcuni esempi di stili cognitivi: stile sistematico : le ipotesi vengono formulate a seguito di un metodico processo di raccolta e cernita di dati e il collegamento fra i vari elementi segue poi regole precise; stile intuitivo : si privilegia la spiegazione personale e creativa per poi cercare conferma nei dati disponibili; stile analitico : si studiano minuziosamente i dettagli per arrivare a comporre progressivamente un quadro d’insieme; stile globale : si predilige la visione d’insieme, senza insistere troppo sui casi particolari. Il focus è il cogliere il senso generale; stile autonomo : le risposte ai problemi sono ricercate in maniera originale facendo affidamento sulle proprie risorse/intuizioni/conoscenze; stile dipendente : si fa molto affidamento sui consigli e sui giudizi altrui, si preferiscono risposte già formulate da altri. La lista potrebbe continuare (stile ottimista, pessimista, impulsivo, riflessivo) perché ognuno utilizza componenti prese da diversi stili, creando una combinazione personalizzata. Particolarmente utile ai fini di una buona didattica è studiare gli stili cognitivi degli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Questi ultimi processano molto bene le informazioni filtrate dal canale visivo-non verbale: sarà quindi molto utile e fruttuoso potenziare le capacità uditive e cinestesiche, prediligendo uno stile cognitivo globale, connesso a un modo di pensare prevalentemente visivo. Andranno inoltre valorizzate le tendenze alla creatività e all’intuizione.