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CRAVM È La storia dell'italia nel dopoguerra si può leggere attraverso dei periodi di continuità e delle momenti di rottura. Questa scansione ci definisce alcune periodizzazioni che aiutano a capire quello che è successo, quali fattori hanno determinato la rottura e quali invece hanno caratterizzato le diverse fasi. Ecco in apertura lo schema generale: 1943-1948 — Governi di unità nazionale. Lotta al nazifascismo e primi provvedimenti di ricostruzione. 1948-1955 — Governo della Democrazia Cristiana. Anni del centrismo all’insegna della conservazione. 1956-1966 — Stagione del “boom economico” e del Centro-sinistra, con l'ingresso del PSI in area governativa. Grandi riforme annunciate, solo în piccola parte realizzate. 1966-1980 — Il movimento, il terrorismo e il compromesso storico. Nel 1973 termina il grande ciclo di espansione economica dell'Occidente. 1980 — 1992 — Età del “riflusso”: sono gli anni del disimpegno e dei soldi facili. 1992 — 1994 - Crollo della prima repubblica e risanamento dei conti pubblici. 1994 — oggi — Il berlusconismo. L'imprenditore Silvio Berlusconi entra in politica con un partito nuovo e domina la scena per oltre 15 anni, cambiando per sempre l’Italia e gli italiani. Capitolo 1 - Le fondamenta della repubblica. 1943 -1948 L'Italia che esce dal ventennio è “antifascista”. L'intero arco costituzionale (sinistra, centro e destra) si definisce antifascista. Il popolo era in maggioranza dalla parte dei partigiani. Che cos'è stato il fascismo? Pietro Gobetti lo definì “l'autobiografia della nazione” e mai nessuna affermazione fu più felice. Ma la guerra aveva cambiato tutto. Adesso il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) raccoglieva le diverse istanze politiche: repubblicani a destra; Dc e Partito Liberale al centro, Partito Comunista e Partito Socialista a sinistra. Nella lotta di liberazione era molto importante il Partito D'Azione, che poi scomparve con la fine della guerra. Il primo problema dei costituzionalisti fu come evitare che qualcosa di simile alla fascismo potesse ripetersi. Il fascismo non era stata una parentesi, aveva radici profonde. Dovevano essere trovate e tagliate. La Costituzione del 1948 è antifascista per teoria e prassi. | suoi articoli fondamentali sono antitetici a tutti i valori dell'ideologia fascista. La svolta fu il successo referendario della Repubblica. Il 2 giugno 1946 il 55% degli italiani scelse la Repubblica, e non era affatto scontato, né tantomeno ininfluente. La monarchia dei Savoia è stata un coagulo di forze antidemocratiche e reazionarie. Nel 1915 una decisione personale del re trascinò l’Italia in una guerra rovinosa. Nel 1922 consegna al losco capopopolo Benito Mussolini — alla testa di bande illegali di ex combattenti — addirittura il governo del paese. Con esiti disastrosi e tragici, come l’intera documentazione storica mondiale ricorda. 11 1946 è il primo caso di interruzione di classe dirigente in Italia decisa “dal basso”.{1] Quale democrazia è quella che viene fondata nel 1946-48? Molto diversa da quella liberale, in vigore fino al 1922. Questa è una democrazia di massa. Basti pensare al corpo elettorale. 1919 — diritto di voto per 10 milioni (solo uomini) — votano in 6 milioni. 1946 — diritto di voto per 29 milioni — votano in 27 milioni. C'è soprattutto una grande partecipazione popolare alla vicenda politica: ci sono sindacati, associazioni, partiti di massa. Il Psi non aveva neanche centomila iscritti nel 1913, il Pci nel 1946 conta due milioni di iscritti, lo stesso Psi settecentomila. | partiti politici godono di grande credibilità perché nello sfacelo istituzionale sono l’unico punto di riferimento nel momento di caduta del regime fascista. La democrazia italiana è stata costruita e si sviluppa intorno ai grandi partiti. Sono loro che ridisegnano i contorni dello stato italiano secondo prerogative democratiche — di partecipazione dei cittadini e di riconoscimento dei diritti civili — e consentono il pieno inserimento dell'italia tra i paesi leader del mondo. Dal punto di vista storiografico gli anni della ricostruzione sono stati molto criticati, ma a torto. Le condizioni oggettive erano durissime, e la costruzione di un paese democratico non erano per nulla scontata. Era il concetto stesso di democrazia ad essere incerto all’interno delle stesse culture e lo avrebbero poi “accudito”: quella cattolica e quella comunista. Una debolezza ideologica che ha portato a un curioso paradosso; siccome la Dc opera in molti frangenti come un potere illiberale — censure, abusi, veti, 4 Poi