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Appunti approfonditi riguardanti il 'De docta ignorantia' di Niccolò Cusano
Tipologia: Appunti
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Nato intorno al 1401 a Kues (latinizzato Cusa), presso Treviri, in Germania, Niccolò Cusano è considerato un pensatore assai importante, in quanto la tradizione filosofica lo ha identificato come un intellettuale cardine che si situa tra il pensiero tipicamente medievale e quello umanistico-rinascimentale , riflettendo entrambe le mentalità e inaugurando una nuova tradizione filosofica (quella che sarà propria di Leonardo da Vinci), contaminata da una fortissima passione per l’arte del periodo. Tuttavia, bisogna precisare che il suo pensiero non è totalmente innovativo, ma è erede della tradizione medievale precedente : infatti, Cusano ha una visione sincretistica della filosofia e, in questo senso, egli è molto abile a conciliare la tradizione patristica e scolastica con quella platonico-aristotelica, in particolare quella neoplatonica. Le importanti innovazioni apportate da Cusano riguardano soprattutto il linguaggio (uso di espressioni filosofiche e neologismi) e l’ utilizzo del trattato filosofico-teologico , a discapito particolarmente delle quaestiones e del commento, spesso in forma dialogica, sullo stile platonico, per affrontare problemi legati alla tradizione cristiana.
Cusano è sicuramente il primo a parlare di “dotta ignoranza”, ma non è certamente il primo a formulare tale concetto: infatti, già Socrate professava l’ignoranza come metodo di partenza per la conoscenza. In effetti, molto probabilmente, Cusano conosce le dottrine socratiche, in quanto è un assiduo lettore di Platone e di altri filosofi antichi, principalmente legati alla tradizione neoplatonica di Proclo, che vengono spesso citati all’interno dei suoi scritti. Un’altra importante fonte per Cusano è il pensiero di pseudo-Dionigi Areopagita , il quale afferma la presenza di una sorta di oscurità dell’ignoranza, che non permette di raggiungere la verità assoluta e che deriva dalla cecità causata dall’intensissima luce emanata dalla verità assoluta: in altre parole, nell’ottica dello pseudo-Dionigi, nel momento in cui si avvicina alla verità, l’uomo si rende conto che le sue capacità sensibili e la sua ragione non sono sufficienti a comprenderla. In particolare, Cusano considera centrale una Lettera dello pseudo-Dionigi, in cui l’Areopagita afferma che ogni volta che l’uomo si sente sicuro di possedere la verità, in realtà, proprio per questo motivo, dev’essere sicuro di non possederla. Accanto allo pseudo-Dionigi, nella formazione filosofica e teologica di Cusano, assumono un ruolo importante anche l’aristotelismo di Alberto Magno e il pensiero con la spiccata preferenza per i procedimenti simbolici di Ramon Llull. Un’altra importante fonte è il De vera sapientia di Petrarca , un dialogo in latino con scopo educativo e moralistico, compreso nella raccolta De rimediis utriusque fortunae (1360-1366). In esso, Petrarca tratta della figura dell’idiota, che coincide con la figura di tutti coloro che si ritengono sapienti: in questo senso, i veri ignoranti, i quali agiscono nella realtà con la loro sapienza tecnica, sono più sapienti di coloro che pensano di essere al vertice della sapienza, ossia gli accademici. Dunque, in quest’ottica, che sarà propria, oltre che di Cusano, anche di Marsilio Ficino e di Leonardo Da Vinci, la scienza, anche quella filosofica, accede sempre di più alle subalterne arti del quadrivio, portando a un elevamento della dignità delle arti meccaniche, ossia delle dimensioni empiriche del sapere. In più, la vera sapienza diviene un esercizio di umiltà, contrapposta all’arroganza, alla tracotanza, alla gratuitas degli accademici: in questo senso, ad esempio, nel 1440, il pittore Jan van Eyck afferma, della sua Imago Christi , di aver rappresentato Cristo nel modo a lui migliore possibile, anche se probabilmente sarebbe stato possibile rappresentarlo in un modo migliore. Il tema dell’umiltà è fondamentale anche nel pensiero del maestro dominicano Johannes Eckhart , ulteriore importantissima fonte per quanto riguarda l’opera filosofico-teologica di Cusano. Gli insegnamenti eckhartiani non sono di tipo sociale, ma di ascesi spirituale; per questo, il sapere deve permanere all’interno di un orizzonte morale: in questo senso, la scienza non è nulla se non è anche un progresso morale dell’uomo e, dunque, in sostanza, la dimensione morale deve avere un controllo sulla dimensione tecnica. Inoltre, nella teologia negativa di Eckhart, Dio è “al di là di ogni conoscenza”: egli, quindi, contesta che l’Uno abbia qualità mondane come la bontà o la saggezza e, anzi, arriva addirittura ad affermare che Dio è “un essere che trascende l’essere e una nullità che trascende l’essere”. Se Aristotele poneva il pensiero divino di sé al di sopra dell’essere, ignorando una realtà ancora più alta, al contrario, Eckhart pone in risalto il pensiero della tarda grecità (in particolare Plotino e Proclo) per l’intuizione di un principio oltre il pensiero, che si può raggiungere, in un’unità mistica, attraverso la filosofia. Nell’ottica eckhartiana, la ricerca dell’Uno è cosa diversa e più alta della ricerca della verità o del bene, che sono ancora semplice ricerca dell’essere. In effetti, quella verità ultima e assoluta che è Dio si trova al di là di ogni elemento mondano e, dunque, per arrivarci, l’uomo deve superare l’immaginazione e liberarsi addirittura del bisogno di pregare (essendo un uomo di Chiesa, questa tesi risultò essere scomoda e, per questo, fu accusato di panteismo). Il pensiero-essere divino è la causa degli enti, ma, in quanto è universale e indeterminato, “non è un ente e tende al non-ente”: per Eckhart, siccome Dio crea ed è il fine degli enti, allora è precedente e più importante dell’essere per la metafisica. In più, secondo Eckhart, Dio è sine
modo , impredicabile, come l’Uno di Plotino: in questo contesto, dunque, per Cusano, la guerra perde totalmente ogni motivo di esistere, dal momento che, siccome ognuno riesce a giungere solamente a una verità parziale, il dialogo tra i diversi uomini e popoli diviene fondamentale, soprattutto il dialogo interreligioso, attraverso cui sarebbe possibile avvicinarsi sempre di più a Dio.
Corrispondente di Leon Battista Alberti, considerato, insieme con Brunelleschi, il fondatore dell’architettura rinascimentale, Cusano matura un’esperienza artistica importante, conoscendo l’opera dei Primitivi fiamminghi (su tutti, Jan van Eyck), i quali ebbero una notevole influenza sui pittori italiani dell’epoca, come Antonello da Messina e Gentile da Fabriano.