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D'Annuznio Luperini , Sintesi del corso di Italiano

Riassunto dei capitoli del Manuale di R.Luperini, P.Cataldi, L.Marchiani, F.Marchese "Il nuovo Manuale di letteratura" edito G.B. Palumbo & C. Editore relativi a D'Annunzio

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 25/06/2016

FedeCile
FedeCile 🇮🇹

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D'ANNUNZIO
Fu un raffinato cultore dell'estetismo, uno dei più noti esponenti del decadentismo internazionale. Il
suo panismo è un aspetto del simbolismo decadente, che cerca corrispondenze segrete.
La spettacolarizzazione della sua vita costituisce un abile sfruttamento dei nuovi meccanismi
d'informazione creati dalla società di massa e una riproposizione della figura del poeta-vate.
Rinnova l'idea della poesia come privilegio e come valore assoluto, l'ammirazione per il poeta si
fuse con la curiosità verso l'uomo e le sue stranezze, dando vita ad un mito delle masse. La
borghesia provinciale proietto su d'Annunzio il suo bisogno di affermazione e trasgressione, cosi
come identifico in Pascoli il sicuro portatore di un'ideologia fondata sui valori-simbolo di: famiglia,
patria e lavoro.
Il panismo del superuomo.
D'Annunzio volle essere anche ideologo e politico, intervenendo in numerose occasioni su questioni
strategiche della vita nazionale, impegnandosi anche in quella parlamentare.
Rimase sempre costante nella sua ideologia la tendenza nazionalistica, che si espresse nell'adesione
all'aggressività coloniale di Crispi, nell'interventismo durante la prima guerra mondiale, l'impresa di
Fiume e il favore concesso alla guerra fascista in Etiopia.
Il nazionalismo dannunziano ha punti in comune con il nazionalismo di Pascoli, anche se assume
una inclinazione più individualistica e pomposamente eroica. I suoi interventi esprimono una
retorica gonfia ed esibizionista, fatta più per colpire che per far riflettere, retorica che inaugurerà
quella fascista.
D'Annunzio applica una riduzione dell'Io a puro istinto, a sensazione naturale; l'affermazione del
soggetto coincide con la sua fusione panica nell'elemento naturale.
L'identificazione con il superuomo invece avviene invece al di fuori e al di della storia, con il
panismo vi è il rifiuto della storia nel tentativo di un'identificazione totale nella natura.
L'arte è concepita come Bellezza, sia nel senso classicistico ereditato da Carducci, sia nel nuovo
senso dell'estetismo decadente volto a esaltare il bello come pura raffinatezza, come scelta
aristocratica e segno di superiorità. Questa tendenza stride con la cacciata dagli altare dell'arte
sentita in primis da Baudelaire e la sua mercificazione che la pone al pari di ogni altro prodotto.
Per D'Annunzio la bellezza è al di sopra di tutto, ma egli è il primo a sfruttare consapevolmente e
abilmente i meccanismo del mercato, per vendere e vendersi.
Il paradosso dannunziano è quello di offrirsi quale mito di massa, costituendo però una figura di
genio solitario e superiore, che disprezza aristocraticamente la massa e si circonda si esclusività e
raffinatezza.
D'annunzio esordisce giovanissimo, con poesie di impronta carducciana: 'Primo vere'. Dopo la
prima raccolta si apre il cosiddetto periodo romano (1881-1891), che vede la pubblicazione di
diverse opere: Canto Nuovo, Intermezzo di Rime, La Chimera, Novelle della Toscana e Il Piacere.
I primi tre libri delle Laudi e la produzione poetica successiva.
Dopo il periodo romano riduce il proprio impegno per alcuni anni, fino a quando, nel 1899, ritorna
alla scrittura in versi, nel tentativo di dar corpo alle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi.
Secondo il progetto originale si sarebbe dovuto articolare in sette parti, costituite ciascuna da un
libro diverso chiamato con il nome delle stelle più luminose delle Pleadi, ma le ultime tappe non
furono nemmeno tentate.
Il tema unificante del ciclo è quello del viaggio, avente come centro la Grecia del mito, incrocio di
natura primitiva e di storia sublime e letteraria.
Sul piano culturale il tema del viaggio si mostra adatto a esprimere il bisogno di profondità
temporale, mitica più che storica, nonché l'esigenza di novità, di ricerca e di sperimentazione
esistenziale e culturale.
Si vede l'affermazione di una religiosità paganeggiante, centrata sul primato del corpo e del piacere,
riprende i riferimenti cristiani presenti nella struttura allegorica del viaggio e nel titolo
medioevaleggiante 'laude', di chiara ispirazione religiosa, di senso rovesciato e condotto in
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D'ANNUNZIO

Fu un raffinato cultore dell'estetismo, uno dei più noti esponenti del decadentismo internazionale. Il suo panismo è un aspetto del simbolismo decadente, che cerca corrispondenze segrete. La spettacolarizzazione della sua vita costituisce un abile sfruttamento dei nuovi meccanismi d'informazione creati dalla società di massa e una riproposizione della figura del poeta-vate. Rinnova l'idea della poesia come privilegio e come valore assoluto, l'ammirazione per il poeta si fuse con la curiosità verso l'uomo e le sue stranezze, dando vita ad un mito delle masse. La borghesia provinciale proietto su d'Annunzio il suo bisogno di affermazione e trasgressione, cosi come identifico in Pascoli il sicuro portatore di un'ideologia fondata sui valori-simbolo di: famiglia, patria e lavoro. Il panismo del superuomo. D'Annunzio volle essere anche ideologo e politico, intervenendo in numerose occasioni su questioni strategiche della vita nazionale, impegnandosi anche in quella parlamentare. Rimase sempre costante nella sua ideologia la tendenza nazionalistica, che si espresse nell'adesione all'aggressività coloniale di Crispi, nell'interventismo durante la prima guerra mondiale, l'impresa di Fiume e il favore concesso alla guerra fascista in Etiopia. Il nazionalismo dannunziano ha punti in comune con il nazionalismo di Pascoli, anche se assume una inclinazione più individualistica e pomposamente eroica. I suoi interventi esprimono una retorica gonfia ed esibizionista, fatta più per colpire che per far riflettere, retorica che inaugurerà quella fascista. D'Annunzio applica una riduzione dell'Io a puro istinto, a sensazione naturale; l'affermazione del soggetto coincide con la sua fusione panica nell'elemento naturale. L'identificazione con il superuomo invece avviene invece al di fuori e al di là della storia, con il panismo vi è il rifiuto della storia nel tentativo di un'identificazione totale nella natura. L'arte è concepita come Bellezza, sia nel senso classicistico ereditato da Carducci, sia nel nuovo senso dell'estetismo decadente volto a esaltare il bello come pura raffinatezza, come scelta aristocratica e segno di superiorità. Questa tendenza stride con la cacciata dagli altare dell'arte sentita in primis da Baudelaire e la sua mercificazione che la pone al pari di ogni altro prodotto. Per D'Annunzio la bellezza è al di sopra di tutto, ma egli è il primo a sfruttare consapevolmente e abilmente i meccanismo del mercato, per vendere e vendersi. Il paradosso dannunziano è quello di offrirsi quale mito di massa, costituendo però una figura di genio solitario e superiore, che disprezza aristocraticamente la massa e si circonda si esclusività e raffinatezza. D'annunzio esordisce giovanissimo, con poesie di impronta carducciana: 'Primo vere'. Dopo la prima raccolta si apre il cosiddetto periodo romano (1881-1891), che vede la pubblicazione di diverse opere: Canto Nuovo, Intermezzo di Rime, La Chimera, Novelle della Toscana e Il Piacere. I primi tre libri delle Laudi e la produzione poetica successiva. Dopo il periodo romano riduce il proprio impegno per alcuni anni, fino a quando, nel 1899, ritorna alla scrittura in versi, nel tentativo di dar corpo alle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi. Secondo il progetto originale si sarebbe dovuto articolare in sette parti, costituite ciascuna da un libro diverso chiamato con il nome delle stelle più luminose delle Pleadi, ma le ultime tappe non furono nemmeno tentate. Il tema unificante del ciclo è quello del viaggio, avente come centro la Grecia del mito, incrocio di natura primitiva e di storia sublime e letteraria. Sul piano culturale il tema del viaggio si mostra adatto a esprimere il bisogno di profondità temporale, mitica più che storica, nonché l'esigenza di novità, di ricerca e di sperimentazione esistenziale e culturale. Si vede l'affermazione di una religiosità paganeggiante, centrata sul primato del corpo e del piacere, riprende i riferimenti cristiani presenti nella struttura allegorica del viaggio e nel titolo medioevaleggiante 'laude', di chiara ispirazione religiosa, di senso rovesciato e condotto in

direzione panica e vitalistica. Accanto alla rivitalizzazione dei metri tradizionali, come il sonetto e la canzone, vediamo un ricorso sistematico al verso libero, con la sua definitiva canonizzazione. Maia fu composta nel 1903 in primavera, dopo Elettra e Alcyone. Si tratta di un poema di esaltazione pagana della vita, di lode entusiastica e sensuale di una vita eroica, qui al superuomo, dotato di una sensibilità e di una vitalità eccezionale, è affidato il messaggio di una nuova vita, legata all'istinto e in comunione con la natura. Il poema si apre con la celebrazione di Ulisse, corrispettivo mitico del superuomo, e con l'annuncio della resurrezione del dio Pan; vengono annunciati tre viaggi: uno in Grecia antica, uno nella cappella sistina e uno nel deserto. Elettra raccoglie 18 componimenti e una sezione dedicata alla Città del silenzio di 57 liriche. Nella prima parte si succedono lunghi testi celebrativi, dedicati all'impresa dei Mille e alle figura illustri di eroi. La città del silenzio ripercorre il celebre passato delle città italiane, celebrandone la gloria e annunciando la futura rinascita delle virtù nazionali. Alcyone è la terza tappa delle Laudi, comprende 88 componimenti ordinati secondo un criterio logico. Alcyone vuole essere una tregua, dopo la fase eroica e civile del poema, ma non è una tregua dal superuomo, ma del superuomo. L'atteggiamento di dominio e possesso rimane inalterato, ma viene trasferito dalla società alla natura e quindi giocato sul panismo. L'esordio di D'Annunzio come prosatore avviene precocemente. Nei suoi primi lavori per quanto siano presenti tracce di Verga e Capuana, è gia evidente il superamento del Verismo e del Naturalismo europeo, ne resta soltanto la teoria della natura animalesca dell' uomo e il determinismo spietato (Trionfo della morte). La natura è ridotta all'esigenza sessuale. I successivi racconti giovanili sono ispirati ai grandi narratori francesi contemporanei (Maupassant, Flaubert e Zola), ma tutti protesi a una rappresentazione cruda e compiaciuta delle spinti bestiali e distruttive dell'uomo, con scene di violenza primordiale. Questi racconti confluiscono in Novelle della Pescara. Dopo il 1910 le opere di prosa divennero esercizi raffinati e i risultati più interessanti vengo qualche anno dopo dal Notturno; una raccolta di frammenti scritti durante la convalescenza obbligata al buio totale. Il Notturno contiene ricordi di guerra, anche se memoria e sensazioni si fondono di continuo. È un d'Annunzio nuovo, più intimo, in cui si attenua la retorica civile e compare la ricerca di di soluzioni espressive più frantumate, mosse e moderne. Teatro. Il bisogno di stabilire con il pubblico un rapporto diretto e allargato spinse d'Annunzio a tentare la via del teatro. La scena prometteva una sbocco adeguato al desiderio superomistico di una parola- azione, capace di suscitare impressioni profonde negli spettatori, convincendoli dell'eccezionalità del superuomo. Il teatro dannunziano manca di drammaticità, lo svolgimento dell'azione appare gratuito ed esteriore. Al centro dell'interesse dell'autore sta la parola, più che la definizione dei caratteri e degli ambienti. È un teatro spesso scritto in versi, con soluzioni vicine alla tradizione letteraria più che allo sviluppo del teatro moderno. ALCYONE E' il terzo libro delle Laudi. La sua composizione si estende per circa 4 anni, ma il grosso vieni composto tra le estati del 1899, 1900 e 1902. Il concentrarsi del lavoro nel periodo estivo non è senza una ragione tematica, dato che l'opera è legata a una vicende stagionale, che vede l'inizio, il trascorrere e la fine dell'estate. Alcyone è diviso in 5 sezioni, per un totale di 88 testi. Ogni sezione è caratterizzata dal riferimento a un momento stagionale e a un ambienti naturale-paesaggistico. Il libro si apre con un testo, La Tregua, che ha la funzione di raccordare lo stesso con i due precedenti. Alcyione costituisce una tregua del superuomo, un momento di riposo e di meritato

È il libro più sperimentale di D'Annunzio, benché non manchino metri e forme classici. È come se d'Annunzio mirasse alla realizzazione di un progetto lirico che esaurisca e soddisfi tutte le possibilità dell'espressione poetica. È alla costante ricerca dell'effetto, della sorpresa, della soluzione imprevista o suggestiva, parallelamente mostra un bisogno di vitalità, di energia, di espansione del soggetto e di rapporto sensuale con il mondo. Lo stile del libro evita i risultati medi e si caratterizza ora per la sovrabbondanza e l'eccesso retorico, ora per l'espressione secca e scabra. Lo stile è caratterizzato inanzi tutto per il ricorso ad una materia verbale sovrabbondante e preziosa, con lessico di vasta origine: letteraria, regionale, tecnico-scientifica. Un virtuosismo che però rivela tutta la sua artificialità. La metrica è caratterizzata dalla ricerca di sonorità musicali ed estenuate, languide e sensuali. È presente una definizione di forme nuove e novecentesche, come il vasto uso del verso libero, che ottiene una definitiva affermazione. È anche grazie a questa sintesi fra sperimentalismo e tradizione che Alcyone costituisce un riferimento importante per la poesia italiana nel Novecento, con il quale tutti gli autori dovranno confrontarsi.