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Leopardi Luperini , Sintesi del corso di Italiano

Riassunto dei capitoli del Manuale di R.Luperini, P.Cataldi, L.Marchiani, F.Marchese "Il nuovo Manuale di letteratura" edito G.B. Palumbo & C. Editore relativi a Leopardi

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 25/06/2016

FedeCile
FedeCile 🇮🇹

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LEOPARDI
SISTEMA FILOSOFICO E PESSIMISMO LEOPARDIANO
Leopardi parla spesso di 'mio pensiero' o 'teorie' riferendosi ad alcune sue riflessioni, ma il suo
metodo filosofico rimane comunque asistematico, anzi lui stesso rifiuta l'uso specialistico della
filosofia, dichiarando che lui pensa non in quanto filosofo, ma in quanto uomo.
Il vero che interessa a Leopardi è sia il vero dell'Io, che il vero sociale dei molti, quindi ogni ipotesi
deve verificarsi sulla base dell'esperienza proprio, ma anche sulla base dell'esperienza sociale,
presentando quindi sia una carattere soggettivo, che un carattere oggettivo.
Postuma alla conversione al Bello, cioè quando Leopardi smise di studiare ogni volume a sua
disposizione per concentrarsi sul suo senso estetico, è la prima riflessione filosofica, sulla scia
dell'Illuminismo e quindi del Classicismo.
Leopardi affronta fin da subito il problema dell'infelicità umana, che in questa fase non è fatta
dipendere dalla natura, che invece è vista coma una entità positiva e benefica, perchè offre illusioni
che l'uomo allo stato di natura poteva cogliere.
L'infelicità dell'uomo non è dunque costitutiva, ma storica. Il progresso storico-culturale ha rotto
l'armonia fra vita e natura e la ragione ha distrutto le illusioni e le speranze, siamo figli del 'Cogito
Ergo Sum', il razionalismo si è imposto sulla serena ingenuità degli uomini antichi. È la cosiddetta
fase del pessimismo storico.
Ben presto questo sistema entra in crisi. Leopardi abbandona progressivamente il cattolicesimo, per
abbracciare il sensismo e il materialismo, abbandona la possibilità dell'esistenza di elementi
spirituali, il corpo è uomo, materiale pensante.
Nasce come conseguenza la 'Teoria del Piacere', l'uomo tende a desiderare ben al di sopra di ciò che
è effettivamente conseguito o conseguibile, quindi l'infelicità dell'uomo dipende dalla sua natura di
essere insaziabile.
La nuova concezione di natura è quella che vede la vita dell'uomo, come conseguenza stessa della
sua esistenza, come una serie infinita di delusioni, di sofferenze e di noia, con l'unico scopo di
raggiungere la morte. Il pessimismo da storico diviene cosmico, perchè si adatta alla dimensione
totale, ma è anche un pessimismo ontologico perchè la vita stessa e problematica in quanto tale.
Il giudizio sul progresso, e di conseguenza quello sulla ragione è ambivalente, ha carattere sia
positivo che negativo, la civiltà ha permesso lo smascheramento della misera condizione umana e
permette la visione della realtà cosi come è, ma facendo ciò ha condannato l'uomo ad una vita di
sofferenze consce e ha reso l'uomo fragile ed egoista, trasformando la vita sociale in una lotta tutti
contro tutti.
Con l'ultima produzione letteraria, ci sarà un'ulteriore evoluzione del pensiero leopardiano
('Ginestra'), pur non rinnegando il pessimismo della realtà e della vita umana Leopardi invita gli
esseri umani ad unirsi in una Social-Catena per resistere tutti insieme alle difficoltò inevitabili della
vita, è il Leopardi progressista.
LA POETICA.
Nella disputa fra classici e romantici, Leopardi si schiera contro il romanticismo e il suo modo di
intendere il rapporto fra poesia e sensi, che di fatto è stato interrotto, facendo perdere alla poesia la
sua principale ragione.
La poesia di Leopardi si serve dei sensi per creare un forte effetto nel lettore, ha il compito di
ristabilire un legame diretto e primitivo fra natura e immaginazione, a partire proprio dai sensi
contrapposti all'intelletto.
Uno dei modi per riconnettersi alla natura è lo studio dei classici; il classicismo leopardiano si fonda
sulla condanna del presente, dove la ragione ha distrutto le illusioni e i rapporti diretti con la natura,
riconquistatili sono con l'immaginazione e i sensi. La poesia consente garantire un appoggio
estremo al bisogno antropologico di illudersi e di sentire la natura come entità legata all'uomo. Il
classicismo leopardiano non ha nulla di tradizionalistico.
Come per i romantici, la poesia per Leopardi ha un carattere sociale, ma non si tratta, come per gli
altri romantici italiani, di un bisogno di rinnovamento e quindi di una poesia di carattere
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LEOPARDI

SISTEMA FILOSOFICO E PESSIMISMO LEOPARDIANO

Leopardi parla spesso di 'mio pensiero' o 'teorie' riferendosi ad alcune sue riflessioni, ma il suo metodo filosofico rimane comunque asistematico, anzi lui stesso rifiuta l'uso specialistico della filosofia, dichiarando che lui pensa non in quanto filosofo, ma in quanto uomo. Il vero che interessa a Leopardi è sia il vero dell'Io, che il vero sociale dei molti, quindi ogni ipotesi deve verificarsi sulla base dell'esperienza proprio, ma anche sulla base dell'esperienza sociale, presentando quindi sia una carattere soggettivo, che un carattere oggettivo. Postuma alla conversione al Bello, cioè quando Leopardi smise di studiare ogni volume a sua disposizione per concentrarsi sul suo senso estetico, è la prima riflessione filosofica, sulla scia dell'Illuminismo e quindi del Classicismo. Leopardi affronta fin da subito il problema dell'infelicità umana, che in questa fase non è fatta dipendere dalla natura, che invece è vista coma una entità positiva e benefica, perchè offre illusioni che l'uomo allo stato di natura poteva cogliere. L'infelicità dell'uomo non è dunque costitutiva, ma storica. Il progresso storico-culturale ha rotto l'armonia fra vita e natura e la ragione ha distrutto le illusioni e le speranze, siamo figli del 'Cogito Ergo Sum', il razionalismo si è imposto sulla serena ingenuità degli uomini antichi. È la cosiddetta fase del pessimismo storico. Ben presto questo sistema entra in crisi. Leopardi abbandona progressivamente il cattolicesimo, per abbracciare il sensismo e il materialismo, abbandona la possibilità dell'esistenza di elementi spirituali, il corpo è uomo, materiale pensante. Nasce come conseguenza la 'Teoria del Piacere', l'uomo tende a desiderare ben al di sopra di ciò che è effettivamente conseguito o conseguibile, quindi l'infelicità dell'uomo dipende dalla sua natura di essere insaziabile. La nuova concezione di natura è quella che vede la vita dell'uomo, come conseguenza stessa della sua esistenza, come una serie infinita di delusioni, di sofferenze e di noia, con l'unico scopo di raggiungere la morte. Il pessimismo da storico diviene cosmico, perchè si adatta alla dimensione totale, ma è anche un pessimismo ontologico perchè la vita stessa e problematica in quanto tale. Il giudizio sul progresso, e di conseguenza quello sulla ragione è ambivalente, ha carattere sia positivo che negativo, la civiltà ha permesso lo smascheramento della misera condizione umana e permette la visione della realtà cosi come è, ma facendo ciò ha condannato l'uomo ad una vita di sofferenze consce e ha reso l'uomo fragile ed egoista, trasformando la vita sociale in una lotta tutti contro tutti. Con l'ultima produzione letteraria, ci sarà un'ulteriore evoluzione del pensiero leopardiano ('Ginestra'), pur non rinnegando il pessimismo della realtà e della vita umana Leopardi invita gli esseri umani ad unirsi in una Social-Catena per resistere tutti insieme alle difficoltò inevitabili della vita, è il Leopardi progressista. LA POETICA. Nella disputa fra classici e romantici, Leopardi si schiera contro il romanticismo e il suo modo di intendere il rapporto fra poesia e sensi, che di fatto è stato interrotto, facendo perdere alla poesia la sua principale ragione. La poesia di Leopardi si serve dei sensi per creare un forte effetto nel lettore, ha il compito di ristabilire un legame diretto e primitivo fra natura e immaginazione, a partire proprio dai sensi contrapposti all'intelletto. Uno dei modi per riconnettersi alla natura è lo studio dei classici; il classicismo leopardiano si fonda sulla condanna del presente, dove la ragione ha distrutto le illusioni e i rapporti diretti con la natura, riconquistatili sono con l'immaginazione e i sensi. La poesia consente garantire un appoggio estremo al bisogno antropologico di illudersi e di sentire la natura come entità legata all'uomo. Il classicismo leopardiano non ha nulla di tradizionalistico. Come per i romantici, la poesia per Leopardi ha un carattere sociale, ma non si tratta, come per gli altri romantici italiani, di un bisogno di rinnovamento e quindi di una poesia di carattere

propagandistico, ma di un bisogno di rifuggire dal mondo moderno che priva l'umanità di valori, virtù e immaginazione. Altri punti di contatto con i romantici (Coleridge, Schegel) sono la scissione io-mondo e la tensione tra uomo e natura, nonché i temi come l'angoscia, il dolore, l'infinito, il mistero, mentre sono inconciliabili l'ideologia materialista e il rifiuto dell'irrazionalismo. Poesia deve corrispondere all'aspirazione umana al piacere e per questo si deve servire di tecniche specifiche. Per mirare ad un'espressività indeterminata Leopardi ricorre ad una ricerca di vocaboli capaci di esprimere tendenze al vago o all'indefinito, oppure capaci di offrire prospettive polisemiche. La poesia deve far leva sulla memoria e sul desiderio e ricorre quindi all'uso dei ricordi e dell'immaginazione, riuscendo così a dare tensione verso il piacere e ad accrescere la vitalità. Quando, nel 1823, l'idea di natura madre venne meno, sostituita dall'immagine di natura matrigna crudele, venne meno anche la fiducia nella poesia e nella sua capacità di dar voce alla antiche illusioni, che messa da parte fu sostituita dalla prosa (dagli Idilli alle Operette). Con la ripresa, nel 1828, dell'uso della poesia consiste nella ripresa dell'uso della memoria, delle passioni, dei desideri e della ricerca del vago. Verrà però meno la contrapposizione tra poesia e filosofia, anzi la poesia sarà accostata ad un desiderio di ragionare, all'esigenza di pensiero. Cambia il compito sociale della poesia, essa non deve più ristabilire le illusioni, ma stabilire il vero e comunicarlo all'uomo. La nuova poesia diventa poesia filosofica. LE OPERETTE MORALI. Tra il gennaio e il novembre 1824, Leopardi scrive 20 prose di argomento filosofico con taglio satirico, sotto forma di narrazione o dialoghi. La prima edizione di tutte e 20 le opere avviene a Milano nel giugno del 1827, la seconda, a Firenze, conta 25 opere, la terza invece, a Napoli, viene bloccata dalla censura. La versione definitiva è postuma e curata dall'amico Ranieri e secondo la volontà dell'autore conteneva solo 24 opere. Le Operette Morali si aprono con la Storia Del Genere Umano, una prosa che narra in una prospettiva mitica e allegorica le vicende dell'umanità, raggruppate in varie epoche e tutte segnata dalla ricerca della felicità, contro una perpetua noia. Giove manda sulla terra i fantasmi di Giustizia, Virtù, Gloria e Amor Patrio, che saranno richiamati dalla Verità, a eccezion di Amore, che rimarrà sulla terra. In quest'opera confluisce tutta la riflessione filosofica di Leopardi: il pessimismo, il materialismo e la critica alle ideologie borghesi (moderatismo liberale, cattolicesimo, progressismo scientista). L'ironia segna una fase di provvisorio disimpegno civile e di distacco. Erano concepite come un opera unitaria e organica, tuttavia presentano una struttura assai variegata, nei tipi di narrazione, nei personaggi (storici, mitici, personificazioni), nelle ambientazioni e nelle epoche storiche. Vuole mostrare il vero e smascherare le mistificazioni illusorie e colpevoli, il fine pratico giustifica l'aggettivo Morali nel titolo, mentre la ragion d'essere del diminutivo Operette è da ricercarsi nel carattere satirico dell'opera. La satira è riconoscibile dall'uso di un registro comico per raccontare eventi tragici e nell'uso della contaminazioni dei generi, delle forme e dei registri (i dialoghi di Luciano sono esplicitamente ripresi e citati). Il punto di vista è ironico anche difronte a argomenti filosofici dolorosi o terribili. Numerosi temi sono trattati, ripresi e ampliati all'interno del testo. Un tema fondamentale è la teoria del piacere, a cui si riconnette il tema della natura e della civiltà. Un altro tema rilevante è quello legato alle virtù, viene impostata una critica alle costanti della natura umana e del pensiero moderno, quali l'antropocentrismo (marginalità dell'uomo), il mito del progresso (superiorità degli antichi), la prospettiva religiosa (illusione riparatoria). Nel classicismo leopardiano è presente anche una ricerca di varietà e ricchezza e questo lo allontana

precedente, che fonda le sue radici nei canoni imposti da Petrarca. Il Canzoniere si può definire come la parabola di un io letterario, che trasfigura l'esperienza, quindi la lirica petrarchesca si fonda sulla centralità del soggetto quale istituzione letteraria. Per Leopardi l'io diviene concreto e tangibile, quasi biografico, come dimostrano le affermazioni in prima persona (L'Infinito). Questa concezione si rafforza nei canti pisano-recanatesi, come in A Silvia, dove la soggettivizzazione della lirica ne segna la modernità. Un'altra novità è la tendenza all'oggetivazione, cioè all'argomentazione, alla dimostrazione teorica e dunque anche filosofica. Il soggetto petrarchesco esprime le sue emozioni, più che i suoi ragionamenti, quello leopardiano è un soggetto pensante. Il pensiero si fonda sull'esperienza, il ragionamento è attribuito al soggetto e deriva dalla sua concezione specifica, es: 'sedendo e mirando'. Il paesaggio. Il paesaggio nei Canti non è più fatto a misura di soggetto, nel Canzoniere all'amante felice la natura offriva uno specchio e un soccorso. Il Leopardi, invece, si configura una tensione fra soggetto e paesaggio, sul solco della tensione uomo-natura. Il paesaggio ha valore doppio, una bellezza quasi ambigua: in A Silvia il 'maggio odoroso' è pronto a trasformarsi in un arido inverso che segnerà la morte della protagonista , l'incanto del paesaggio è pronto a scattare come una trappola. La mancanza della dimensione del 'paesaggio-stato d'animo' è rilevabile anche nell'Infinito, dove tutti gli elementi esplicitamente citati non valgono per ciò che sono o per ciò che esprimono, ma per quello che il soggetto mette in scena al di la di essi. Anche il Canto Notturno di un Pastore Errante D'Asia contiene un nucleo oscuro e minaccioso, dove la natura è ostile ed estreme, non per la negatività, ma per la mancanza di significato, espressa nell'indifferenza tra soggetto e natura. Questa assenza di significato sottolinea il venir meno del privilegio del privilegio umano ne cosmo, in quest'opera riprende l'antropocentrismo già oggetto di satira nelle Operette Morali: la terra non è fatta per l'uomo e neppure l'universo, anzi nessuno dei due è fatto per alcun essere vivente. Metri, forme, stile, lingua. La Canzonetta ha pochissima rilevanza nei Canti, cosi come sono del tutto assenti le forme predilette dei poeti neoclassici e del Foscolo, l'ode e il sonetto, ma Leopardi non abolisce le forme metriche tradizionali, ma le rinnova dall'interno e le piega alle sue esigenze espressive. Nei Canti non ci sono metri diversi dall'endecasillabo o da settenario, ma questi metri sono forzati verso nuove e personali sonorità, attribuendo una funzione di primo piano all'enjambement. A partire da A Silvia, Leopardi inaugura un tipo di canzone radicalmente mutato, definita canzone libera, basata sull'alternanza di endecasillabi e settenari, nonché nella disposizione delle rime, oltre al diverso numero di versi in ogni strofa. Prevale l'uso lirico dell'endecasillabo sciolto (fin'ora usato per uso civile). Le scelte linguistiche risentono di una intesa elaborazione teorica intorno alla lingua in se e in particolare alla lingua filosofica. Leopardi preferisce utilizzare parole che esprimano vaghezza, distanza, indefinitezza, ma che non portino all'imprecisione o alla sfocatezza, ma alla ricchezza e alla complessità, e che siano in grado allo stesso tempo di esprimere idee e di permettere al lettore di immaginare. Prima fase poetica leopardiana. Gli anni che vanno dal 1818 al 1822 sono caratterizzati da un'evoluzione rapidissima delle posizioni leopardiane. Il distacco dalla formazione cristiana e dall'atteggiamento reazionario della famiglia, il bisogno di nuovi orizzonti di valori e l'adesione ad una prospettiva materialista e pessimista determinarono un'inquieta ricerca di forme di scrittura in grado di esprimere bisogni, intenzioni e riflessioni del tutto nuove. Da una parte abbiamo le canzoni civili, dall'altra gli Idilli. Nelle canzoni Leopardi tenta una poesia impegnata, dapprima strettamente patriottica, ricorrendo alla struttura tradizionale della canzone. Negli Idilli sperimenta una poesia più modernamente lirica, di tipo sentimentale, più intima e

concentrata. Sia nelle une che negli altri si affaccia un bisogno di espressione di tipo esistenziale, nonché di tendenza alla riflessione filosofica. L'impegno patriottico e civile si conclude con la rovinosa fine dei moti risorgimentali del 21. Il poeta definirà i 5 testi che compongono gli idilli 'situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo', sottolineando cosi il carattere oggettivo ed esistenziale. Presentano un punto di vista lirico-soggettivo, ma ciò non esclude un orientamento riflessivo e perfino filosofico e argomentativo. Il linguaggio negli idilli si riduce al minimo nella sua componente erudita (classicista e arcaizzante), favorendo un lessico più comune e piano, nobilitato tuttavia dalla ricerca del vago. Evita l'uso di artifici troppo evidenti e abbandona la forma della canzone per l'endecasillabo sciolto, che permette di seguire i moti del cuore con più facilità. Seconda fase poetica leopardiana. Nella primavera del 1828 Leopardi riprende a comporre testi poetici e nel giro di due anni nasceranno molti grandi testi. Le analogie tematiche e strutturali li isolano dal corpo della produzione leopardiana, è quindi da respingere la passata definizione di grandi Idilli, che lascerebbe sottendere una continuità con gli idilli, cioè un respingimento del carattere filosofico-argomentativo a favore dell'aspetto descrittivo- emozionale.