





Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Relazione di storia dell'arte sul passaggio dal Gotico al Rinascimento in tutti i principali campi dell'arte (pittura, scultura, architettura)
Tipologia: Appunti
1 / 9
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!






Introduzione dal Gotico al Rinascimento, attraverso il Gotico internazionale L’anno scorso abbiamo studiato l’arte gotica, che si era diffusa in tutta Europa a partire dalla Francia nel XII secolo. L’arte gotica fu soprattutto espressione del pensiero teologico e filosofico proprio del Medioevo, secondo il quale valore dell’uomo era dato unicamente dal suo rapporto con Dio e l‘arte stessa era espressione della comune fede degli uomini in Dio. L’architettura gotica fu quindi preminentemente religiosa, con la realizzazioni delle imponenti cattedrali che, con le le loro linee alte e slanciate e le luminose vetrate invitavano il fedele ad elevare il pensiero a Dio, ed anche la pittura ebbe temi eminentemente sacri, con la realizzazione di polittici e pale d’altare con il Cristo o la Madonna ed i Santi, raffigurati in maniera ancora statica e ieratica su sfondi dorati che, se da un lato sottolineavano l’importanza delle figure, dall’altro ne annullavano o quasi la dimensione umana. Tuttavia anche l’arte gotica conobbe, nel suo periodo finale conosciuto come “gotico fiorito” o “gotico internazionale”, uno sviluppo verso temi profani. Questo stile, che si diffuse nelle corti di Francia, Italia, Germania, Austria ed Ungheria nel XV secolo, utilizzava un linguaggio molto colto e raffinato ed era destinato ad una committenza colta formata da nobili e regnanti. I temi trattati erano fiabeschi e le raffigurazioni dei personaggi poco realistici. I soggetti rappresentati, sacri o profani, diventavano pretesto per dimostrare l’abilità del pittore nel riprodurre dettagli di abiti, fiori e animali. Anche la scultura era diventata estremamente decorativa e l’architettura era sempre più complessa ed imponente. Si svilupparono anche le arti minori con la produzione di gioielli, tessuti, arazzi che trovavano ricchi acquirenti disposti a spendere grosse cifre per acquistarli. A Firenze, il gotico internazionale entrò presto in competizione con il nuovo stile rinascimentale che qui nacque, il quale sorgeva da presupposti concettuali radicalmente differenti da quelli dell’arte gotica e che nel corso del Quattrocento si diffuse in Italia e quindi in Europa. Si può anzi dire che il Rinascimento, come corrente artistica, nacque e si affermò in netta contrapposizione con l’arte gotica, tant’è vero che furono proprio i rinascimentali a chiamare, con intenzione perlopiù dispregiativa, “gotica” l’arte del periodo a loro precedente, prima nota come “opus francigenum”. Il Rinascimento come espressione artistica dell’Età moderna Abbiamo detto che l’arte gotica era espressione del Medioevo e nasceva dal pensiero filosofico scolastico che vedeva il valore dell’uomo e della realtà unicamente nel loro rapporto con il Dio creatore. L’arte rinascimentale nasce invece dal pensiero dell’Umanesimo ed è espressione della nuova Età moderna, che si apre nel XV secolo. Il XV secolo è infatti un’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici e sociali. E’ segnato dalla fine dell’Impero Bizantino in Oriente con la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la conseguente avanzata dei Turchi, nonché dalla nascita degli stati moderni con le monarchie di Francia, Spagna e Inghilterra e l’impero degli Asburgo in Europa. Con la scoperta del Nuovo Mondo e le grandi esplorazioni, poi, gli orizzonti del mondo europeo si allargano a dismisura. Le grandi scoperte geografiche aprono agli Stati nazionali nuove enormi possibilità di arricchimento e di espansione, spalancano nuovi orizzonti di nuove scoperte negli ambiti più diversi, dalla religione al costume, dalle forme
artistiche alle strutture sociali. I mercati internazionali, le vaste operazioni bancarie, l'economia monetaria, la maggiore agilità degli scambi portano alla ribalta una borghesia industriosa e attivissima, affamata di ricchezza e di potenza. Dall’Umanesimo al Rinascimento In Italia si affermano le Signorie e Firenze è governata dai Medici, famiglia di ricchi banchieri che governa la città pur mantenendo formalmente in vita le istituzioni comunali. E’ alla corte di Lorenzo il Magnifico che si sviluppa l’Umanesimo come movimento culturale che pone al centro della sua riflessione il valore dell’uomo. La corte di Lorenzo il Magnifico si compone di una vasta cerchia di letterati che mirano a diffondere il pensiero di Platone, in diretta opposizione con le dottrine aristoteliche. La filosofia di Platone viene ripresa per ciò che riguarda il primato dello spirito dell'uomo, e la sua capacità di salire dalle tenebre alla luce. Questa diversa valutazione dell’uomo e della sua esperienza consente l’apprezzamento e il riconoscimento del valore delle virtù umane e terrene. L’uomo, unico essere dotato di ragione, si interroga sul proprio significato e sul legame con il mondo: non abbandona il rapporto con Dio ma da nuovo valore alla vita terrena, alla bellezza, alla cultura, che divengono valori da ricercare durante la vita terrena. Si afferma dunque una nuova concezione dell’uomo e del mondo che, soprattutto nel Quattrocento, lascia scarso spazio alla teologia ed è invece antropocentrica, ovvero gravita non più, come nel Medioevo, intorno a Dio, ma intorno all’uomo: l’uomo inteso come “creatura degna di ogni ammirazione”, libero nelle proprie scelte e “artefice della propria sorte”, centro di un universo concepito come un cosmo equilibrato ed armonico. (l’uomo vitruviano di Leonardo). L’uomo può conoscere il reale perché è dotato di ragione e la ragione va allenata attraverso la cultura. Per questo motivo l’Umanesimo recupera e assume come modelli di riferimento gli autori dell’antichità classica greca e latina, ritenuti sommi esempi di un pensiero, di un linguaggio e di un’arte degni di imitazione, in quanto espressione di un’insuperata civiltà. Viene quindi riscoperta e rivalutata la cultura antica in tutte le sue forme ed il classicismo diventa uno dei tratti caratteristici dell’età umanistico- rinascimentale e, in senso lato, un atteggiamento culturale che contrassegnerà a fondo, anche nei secoli successivi, la letteratura italiana ed europea. Il Rinascimento, inteso come movimento artistico culturale, nasce dal pensiero umanista e, per così dire, lo incarna nell’architettura e nelle arti figurative, riprendendone creativamente gli ideali filosofici. Il principale ideale etico-estetico che permea la cultura e le arti umanistico-rinascimentali è quello dell’armonia e della compostezza classica. Esso, nelle opere architettoniche e figurative, si traduce in una costante ricerca dell’equilibrio armonico e lineare delle forme. La ricerca dell’armonia classica nella architettura rinascimentale Gli architetti rinascimentali fondano le loro innovazioni sullo studio dell’architettura classica e si ispirano alle regole costruttive indicate dal romano Vitruvio nel suo “De Architectura”. Le forme geometriche di riferimento sono il quadrato (il cubo) e il cerchio (la sfera).
espressività che rivela i loro pensieri e stati d’animo e che “abitano” lo spazio entro il quale vengono rappresentati, a differenza delle figure della pittura gotica, come si nota soprattutto nelle opere di pittori come Masaccio e di scultori come Donatello. L’arte come professione intellettuale e come “business” L’arte diventa un procedimento intellettuale e l'artista è responsabile di ogni fase della creazione, da quella ideativa a quella esecutiva. Pittori e scultori non tracciano più repertori d’immagini finalizzate solo alla realizzazione dell'opera, ma eseguono studi preparatori e li applicano in un secondo momento all'opera, come fu per la prospettiva. Inaugurano il "disegno dal modello" per il quale amici e collaboratori vengono fatti posare per essere ritratti. Nell'architettura viene utilizzato il disegno per tracciare schizzi preliminari, per disegnare sezioni, prospetti... il progetto diventa indispensabile come fase preparatoria all'opera. Le arti figurative assumono un carattere molto importante che genera una forte richiesta di opere da parti di privati, istituzioni pubbliche o corporative. Molti erano ancora legati all'eleganza e alla ricchezza tardogotica, ma altri volevano maestri più innovativi. Prima dell'inizio di ogni impresa venivano stipulati dei contratti, dove erano specificate la quantità e la qualità dell'oro previsto per ornamenti e fondi, il numero delle figure, la data di consegna. Ma oltre a questa tendenza privata gran parte delle opere erano commissionate per edifici cittadini e quindi dedicati all'intera cittadinanza. I motivi per spendere simili cifre per queste opere erano molteplici: l'amore per l'arte, la coscienza civica, la volontà di lasciare degna memoria di se, il desiderio di accrescere il proprio prestigio. In tutte le corti italiane, i signori chiamano gli artisti rinascimentali per trasformare i loro palazzi e arricchire le loro collezioni. Ciò dà luogo a una splendida fioritura artistica. I protagonisti del primo Rinascimento Culla dell’arte rinascimentale fu Firenze ed infatti è qui che vivono ed operano gli artisti del primo Rinascimento: Brunelleschi, Donatello e Masaccio. Il primo da menzionare è Filippo Brunelleschi (1377-1446). Brunelleschi è architetto e scultore, e realizza molte opere di ingegneria ed architettura, a Firenze ed in altre città italiane. A Firenze progetta e realizza, secondo i canoni rinascimentali di misura e ragione che vedono l’uomo al centro dello spazio architettonico, numerose chiese o cappelle. Nella Sacrestia Vecchia realizzata presso la basilica di San Lorenzo, a pianta centrale, egli utilizza ad esempio in pianta le forme geometriche del cerchio inscritto nel quadrato e in alzato le forme della semisfera sovrapposta al cubo e questa volumetria resa da pareti bianche e delineata da una innervatura di profili architettonici in pietra grigia. Per la Chiesa carmelitana di Santa Maria degli Angeli invece immagina una pianta centrale poligonale con un profilo esterno a sedici lati scavati da nicchie ed un interno ottagonale circondato da cappelle, evidente allusione alla corona regale della Vergine Maria.
E’ però nella ristrutturazione della Basilica di San Lorenzo e nella realizzazione della basilica di Santo Spirito che si vede realizzato compiutamente il metodo proporzionale del Brunelleschi. Nella prima mitiga la separazione delle navate dal presbiterio e riunifica lo spazio interno creando una rigorosa simmetria bilaterale, reintroduce le colonne in sostituzione dei pilastri a sostegno degli archi a tutto sesto inserendo un elemento architettonico nuovo, il dado brunelleschiano appunto, a raccordo tra il capitello e gli archinvolti. Nella seconda, da lui interamente progettata, egli rivoluziona l’organizzazione della distribuzione degli spazi propria delle antiche basiliche, creando un nuovo spazio architettonico reso dal movimento delle colonne presenti non solo lungo la navata ma anche lungo tutto il transetto, dando una diversa prospettiva e proporzione all’edificio. Alle curvature degli archi a tutto sesto e delle volte corrisponde poi sul perimetro esterno una successione di piccole absidi che ridisegnano il profilo in pianta dell’edificio. Questo recupero degli elementi fondanti dell’architettura classica, quali l’arco a tutto sesto e la colonna, interpretati in modo innovativo e avendo come modello armonico e misura di riferimento ultima della propria architettura la figura umana, è proprio di tutta l’opera del Brunelleschi ed è già evidente nella facciata dello Spedale degli Innocenti, una delle sue prime opere, realizzata nel 1419. Qui il modulo tra colonna e colonna definisce anche l’altezza della colonna, la larghezza del portico, il diametro degli archi, l’altezza del piano superiore misurata oltre il cornicione; mezzo modulo è il raggio delle volte e l’altezza delle finestre, il doppio del modulo è l’altezza dal piano del calpestio del portico al davanzale delle finestre. Tale perfetta proporzionalità, unita all’uso dell’intonaco bianco per le pareti e della pietra serena per gli elementi architettonici principali, dà come risultato una architettura estremamente nitida, dove si coglie con evidenza il ritmo delle proporzioni architettoniche, notando spontaneamente ad esempio sotto il portico la successione di cubi sormontati da semisfere iscrivibili nel cubo stesso. A Brunelleschi si deve la copertura del Duomo, Santa Maria del Fiore, opera iniziata alla fine del Duecento su progetto di Arnolfo di Cambio e poi modificata nel corso del Trecento. Il lavoro gli viene affidato non tanto per l’originalità del progetto quanto piuttosto perché egli presenta un piano dettagliato che mostra tutti i sistemi costruttivi per elevare la cupola la cui altezza e larghezza erano già state decise(disegno). Brunelleschi immagina (e realizza) una cupola a doppia calotta con interposta una intercapedine transitabile in modo da facilitare il passaggio degli operai e dei materiali, facendo un ricorso minimo alle impalcature ed ai ponteggi. Di fatto egli realizza una struttura autoportante che non necessita di armature lignee. Non potendo utilizzare pareti piene per scaricare le spinte laterali per la preesistente realizzazione del tamburo, Brunelleschi realizza la cupola unendo alla struttura verticale a costoloni propria dell’età gotica, una struttura orizzontale ad anelli concentrici sul modello romano. Nella costruzione della volta della cupola poi utilizza la pietra fin dove l’incurvamento lo consente e poi una muratura poi utilizza il sistema della muratura a spinapesce mutuato dagli antichi romani man mano che la volta si alza. Di fatto egli realizza una cupola che, da un lato, sembra completare la sottostante architettura gotica ma che, dall’altro, supera il concetto spaziale proprio dell’arte
Brunelleschi e Donatello sono i punti di riferimento di Tommaso di Ser Giovanni detto il Masaccio (1401-1428), pittore operante a Firenze in quegli anni. Come loro nelle rispettive specializzazioni, anche lui nella propria arte, vale a dire la pittura, porterà a compimento una vera e propria rivoluzione, traendo alle estreme conseguenze il cammino intrapreso da Giotto. Masaccio infatti definisce rigorosamente lo spazio applicando alla pittura le leggi della prospettiva formulate da Brunelleschi, come è particolarmente evidente nella Trinità del 1426 conservata in Santa Maria Novella a Firenze. Egli infatti utilizza le regole prospettiche mutuate dal Brunelleschi costruendo una composizione con vari piani di profondità. Le figure da lui dipinte non si trovano inserite in uno sfondo che allude semplicemente ad un determinato ambiente, ma in uno spazio architettonico o in un ambiente naturale concreto ed in un tempo reale, sono figure pienamente umane, naturali e consapevoli del ruolo di testimoni della fede che è stato loro assegnato. L’apprendimento della lezione rinascimentale è evidente anche nella Madonna in trono con bambino e quattro angeli (1426), per la costruzione spaziale della rappresentazione e l’applicazione della prospettiva nella aureola scorciata del bambino oltre che per la resa naturale dei corpi della Vergine e del Bambino che coglie i chicchi d’uva dalla mano della madre e per il modo naturale in cui cadono le pieghe della veste della Madonna. In particolare, l’insegnamento di Donatello è evidente nella Crocifissione del 1426 dove il realismo espressivo è reso grazie alla plasticità ed alla monumentalità delle figure, oltre che nell’espressività dei volti e delle posture. Ma è nella decorazione della Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, alla quale Masaccio lavorò a partire dal 1424 insieme a Masolino, che l’opera di Masaccio raggiunge le sue vette più alte. Masaccio si occupò principalmente della parete sinistra rispetto all’entrata, Masolino di quella destra. Il primo pannello, introduzione all’opera di Masaccio, raffigura la cacciata dei progenitori dal Paradiso Terrestre. Adamo ed Eva sono essenziali, senza alcun orpello e alcuna ricerca del bello e del grazioso, esprimono invece drammaticità e un forte pathos. Il dipinto è una sorta di manifesto del Rinascimento, con la sua nuova concezione dell’uomo al centro del mondo. Essi piangono, in preda alla disperazione, riprendendo lo sconforto esternato dall’angelo di Giotto nella cappella degli Scrovegni. La luce, incidente, crea ombre che rendono plastici e reali I corpi nudi. Un dettaglio che attira attenzione è il colore degli arti inferiori, scuro e senza vita, quasi a voler rendere visibile la morte, che è entrata nell’uomo al momento del peccato originale. Lo stile brutale di Masaccio si
contrappone a quello goticheggiante dell’opera di Masolino, in cui i soggetti della Tentazione di Adamo ed Eva stanno immobili, resi con armonia classica e ricerca di dolcezza, con volti che non esprimono alcuna emozione, del tutto inconsapevoli del dramma che li attende. I personaggi sono inseriti in una cornice di elementi architettonici e naturalistici particolareggiati, tipicamente gotici. Il sentimento, il plasticismo e la luce sono tre delle grandi novità introdotte da Masaccio, con l’aggiunta dell’utilizzo della prospettiva scientifica di Brunelleschi, che si può notare nell’affresco del Tributo, il più celebre dell’opera. L’ immagine illustra un episodio del Vangelo di Matteo, che narra di un gabelliere romano che chiese a Gesù e ai suoi apostoli un tributo per poter accedere al tempio di Cafarnao ma, dato che essi non possedevano denaro, Gesù invitò Pietro a recarsi al lago Tiberiade, dove avrebbe trovato una moneta all’ interno della bocca di un pesce. Estratta la moneta, Pietro paga il tributo. Queste tre diverse scene vengono rappresentate in un’unica opera. Il movimento scenico parte dal centro, da Cristo, che indica a Pietro il lago, dopo avere ascoltato la richiesta del gabelliere, di fronte a lui. A sua volta, il braccio dell’apostolo prosegue la dinamica, indicando anch’esso il lago. Il tutto si conclude all’ estrema destra, in cui il gabelliere riceve il pagamento. I volti degli uomini richiamano quelli di filosofi greci, e la resa della loro fisicità, reale e massiccia, prende spunto dalle sculture di Donatello. La disposizione a semicerchio degli apostoli attorno a Gesù, la forma appiattita delle aureole, le montagne digradanti e le nuvole di scorcio impostano una lucida prospettiva, con il punto di fuga nel volto di Cristo, che rende l’opera estremamente equilibrata. Ma è nelle storie di San Pietro che la forza della visione pittorica di Masaccio trova particolarmente espressione. Egli infatti trasporta l’evento sacro nella realtà umana concreta di una città in cui il popolo di Firenze si può riconoscere. Le sue figure hanno una forte plasticità ed una naturalezza di posizioni veramente innovative. E sui volti dei popolani divenuti apostoli traspare la solennità motivata dalla presenza di Cristo nelle loro vite. (figure pag.124 126 libro benni). Brunelleschi, Donatello, Masaccio… ciascuno per la peculiarità della propria arte e della propria sensibilità umana sono stati coloro che per primi hanno incarnato l’ideale rinascimentale, che vedeva l’uomo al centro del mondo, come unica creatura dotata di una ragione in grado di comprendere il cosmo che la circondava e di un’anima portata alla ricerca del bello, del buono e del vero presente nella realtà. Svelando l’armonia nascosta dello spazio grazie ad un utilizzo di elementi architettonici proporzionati tra loro, dando forma e consistenza veramente umana alle figure rappresentate nella scultura o nella pittura grazie alla loro resa plastica ed alla loro personalizzazione e dando a queste figure uno spazio preciso ed un luogo reale ove esistere grazie all’uso della prospettiva, questi artisti ci dicono attraverso le loro opere che la realtà presente è il luogo in cui vivere e che nasconde una sua intrinseca armonia,