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Dante: guida alla Divina Commedia. Giorgio Inglese, Schemi e mappe concettuali di Letteratura

Nel file è presente il riassunto del libro del prof. Giorgio Inglese: Dante: guida alla Divina Commedia

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

In vendita dal 25/09/2022

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Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura
In questi due primi versi del primo canto dell’Inferno ci viene indicato
- il luogo
- il tempo
- la presenza di un io narrante.
La perifrasi del verso 1 si scioglie completamente al canto 21 dell’inferno
(v.113) dove si dichiara che siano trascorsi 1266 anni dalla morte di Cristo. Ci
troviamo dunque nel 1300, anno del primo Giubileo cattolico ( rito del perdono
e dell’indulgenza) indetto da papa Bonifacio VIII.
L’identità del narratore ci viene rivelata per gradi e solo nel canto 50 del
Purgatorio Beatrice rivela il suo nome: <<Dante>>.
→ Quando Dante esce dalla selva si dirige verso un colle illuminato dal primo
sole ma lì viene affrontato da tre bestie:
1) Lonza ( imprecisabile felino dalla pelle maculata)
2) Leone
3) Lupa → lo risospinge nell’oscurità
Gli appare poi una figura incerta, è Virgilio e i due personaggi si definiscono
l’uno all’altro come individui concreti.
L’opera è ricca di simboli:
1) SELVA: vita mondana afflitta dal peccato ( la selva viene anche definita
deserto o mare in tempesta)
2) VERACE VIA: Cristo
3) SOLE: Dio
4) COLLE ILLUMINATO DAL SOLE ( Dio) : felicità naturala, identificata
idealmente con l’Eden
5) BESTIE: tentazioni diaboliche che non permettono a Dante di ritornare
sulla retta via con le sole proprie forze
- LONZA→ lussuria
- LEONE→ superbia
- LUPA→ cupidigia
6) DANTE PERSONAGGIO :allegoria dell’umanità
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Scarica Dante: guida alla Divina Commedia. Giorgio Inglese e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Letteratura solo su Docsity!

Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura In questi due primi versi del primo canto dell’Inferno ci viene indicato

  • il luogo
  • il tempo
  • la presenza di un io narrante. La perifrasi del verso 1 si scioglie completamente al canto 21 dell’inferno (v.113) dove si dichiara che siano trascorsi 1266 anni dalla morte di Cristo. Ci troviamo dunque nel 1300, anno del primo Giubileo cattolico ( rito del perdono e dell’indulgenza) indetto da papa Bonifacio VIII. L’identità del narratore ci viene rivelata per gradi e solo nel canto 50 del Purgatorio Beatrice rivela il suo nome: <>. → Quando Dante esce dalla selva si dirige verso un colle illuminato dal primo sole ma lì viene affrontato da tre bestie:
  1. Lonza ( imprecisabile felino dalla pelle maculata)
  2. Leone
  3. Lupa → lo risospinge nell’oscurità Gli appare poi una figura incerta, è Virgilio e i due personaggi si definiscono l’uno all’altro come individui concreti. L’opera è ricca di simboli:
  4. SELVA: vita mondana afflitta dal peccato ( la selva viene anche definita deserto o mare in tempesta)
  5. VERACE VIA: Cristo
  6. SOLE: Dio
  7. COLLE ILLUMINATO DAL SOLE ( Dio) : felicità naturala, identificata idealmente con l’Eden
  8. BESTIE: tentazioni diaboliche che non permettono a Dante di ritornare sulla retta via con le sole proprie forze
  • LONZA→ lussuria
  • LEONE→ superbia
  • LUPA→ cupidigia
  1. DANTE PERSONAGGIO :allegoria dell’umanità
  1. VIRGILIO E BEATRICE: guide concesse da Dio per l’umanità. D. supera l’individualità del personaggio, rappresenta infatti l’umanità: il suo smarrimento nella selva non è una condizione individuale ma rappresenta quella di tutti gli uomini in quel periodo storico. → La manifestazione più grave della cupidigia è quella della chiesa corrotta che per sete di dominio diventa nemica dell’impero → La provvidenza aspetta la venuta di chi, vincendo la cupidigia, ristabilisca la pace e la giustizia. Tale annuncio è portato da Virgilio Dante teme che varcare la soglia dell’aldilà sia folle fino ad allora Dio l’ha concesso solo a
  • san Paolo → per fondare la Chiesa
  • Enea → per fondare l’Impero Dante chiede allora a Virgilio perché lui avrebbe dovuto varcare la soglia dell’Aldilà non essendo né un Pietro né un Enea. Questi non gli risponde ma gli dice che il suo viaggio è assistito da tre donne:
  1. Maria
  2. Lucia
  3. Beatrice → la quale si è spinta oltre il limbo per chiedere a Virgilio di guidarlo nella prima parte del tragitto Dante è un altro Enea/Paolo poiché è chiamato a ricevere e trascrivere verità che saranno per gli uomini motivo di felicità temporale e che daranno conforto alla fede.

DATA DI COMPOSIZIONE:

Stando ad una trattazione di Boccaccio ( Tattatello in laude di Dante), Dante avrebbe scritto i primi 7 canti dell’Inferno quando era ancora a Firenze, prima dell’esilio ( ma nel VI canto Ciacco profetizza la rovina dei Bianchi relativa al 1301-1302). Dalla Vita nova apprendiamo che Dante ebbe molto presto l’idea di scrivere un’opera in onore di Beatrice ma non è stata reperita alcuna prova scritta che permetta di collocare con certezza l’inizio del lavoro sul poema in anni precedenti il 1307. → L’Inferno rimase disponibile a correzioni almeno al 1314, data della morte di papa Clemente V (profetizzata nel 19 canto dell’Inferno) → Il Purgatorio conterebbe un’allusione alla battaglia di Montecatini (avvenuta il 29 agosto 1315), in cui il ghibellino Uguccione della Faggiuola inflisse a Firenze una dura sconfitta. → Il Paradiso era destinato dall’autore a più scelti lettori. Boccaccio racconta che gli ultimi canti del Paradiso circolano solo dopo la morte di Dante. Dante lavorò al poema almeno per 15 anni TITOLO E GENERE: Il poema di Dante è noto come

  • Comedìa → pronuncia latina
  • Commedìa → pronuncia grecizzante
  • Commèdia → pronuncia toscana Francesco da Barberino nel 1314 inoltrato menziona un’opera di Dante << quod dicitur Comedia >>. A partire dal 1555 la formula boccaciana “Divina Commedia” è utilizzata come titolo. Nel canto 21 e 22 dell’Inferno Dante trova il modo per opporre la sua Comedìa all’alta tragedia di Virgilio ( l’Eneide)
  • Eneide → tragedìa
  • Danteide → Comedìa

I grammatici medievali definiscono la comedia e la tragedia come due narrazioni scritte in versi. A distinguerle è il fatto che la tragedia si avvale di uno stile elevato, la commedia adotta invece uno stile umile. → E’ Dante stesso che nella corrispondenza poetica con l’umanista Giovanni del Virgilio utilizza il termine “ comica verba” con il significato di “lingua volgare” → Dante definendo commedia la sua opera sicuramente voleva far riferimento non solo all’utilizzo del volgare ma anche allo stile ( con riferimento a personaggi, gli ambienti rappresentati, la lingua) e segnare una demarcazione con la tragedia → Dante considera il poema esemplare dello stile più elevato l’Eneide, scritta in latino. La Divina Commedia è scritta in volgare fiorentino. Il suo protagonista non è un eroe severo ma un uomo comune che talvolta si mostra come un bambino spaventato. Nessun personaggio, ambiente risulta tanto ignobile da non essere rappresentato. Dante fa riferimento allo stile umile della Sacra Scrittura MODELLI: LA LETTERATURA VISIONARIA E L’ENEIDE: La commedia narra la storia di un’anima sotto forma d’un viaggio nei tre regni dell’Aldilà. Probabilmente Dante ha tenuto conto della Visio Pauli STORIA DELLA VISIO PAULI: → Paolo viene condotto da un angelo al terzo cielo, oltrepassa la porta del paradiso e incontra Elia ed Enoc. → Viene poi guidato nella Terra promessa nel regno messianico e sulle sponde del lago Acherusa (che svolge la funzione di purgatorio). → Accede alla città di Cristo dove incontra i santi e i profeti → Prosegue la sua visita all’ inferno dove incontra prima:

  • coloro che non furono né giusti né empi
  • numerose schiere di peccatori afflitti da peccati diversi

MURA DELLA CITTÀ’ DI DITE: A dividere il V cerchio dal VI troviamo le mura della città di Dite: la città infernale che accoglie le anime più nere e gli angeli caduti dal cielo e mutati in demoni VI CERCHIO: Gli eretici ( ritenuti da Dante tra coloro i quali sono tacciati di bestialità) ( Si ricordi che Dante colloca i personaggi nei diversi gironi facendo riferimento alla morale di Aristotele che parlava di:

  • malizia ( kakìa)
  • incontinenza ( akrasìa)
  • bestialità FIUME FLEGETONTE: Divide il VI cerchio dal VII. Si tratta di un fiume di sangue bollente ( si ricordi che tutti i fiumi dell’Inferno sono segmenti dello stesso corso d’acqua che deriva dalle lacrime del Veglio di Creta VII CERCHIO: i violenti → divisi in tre gironi:
  1. contro il prossimo ( omicidio)
  2. contro se stessi ( suicidio/ scialacquatori)
  3. contro Dio e la Natura ( bestemmiatori) Dopo un PROFONDO BURRONE VIII CERCHIO: gli ingannatori ( divisi in 10 bolge) IX CERCHIO: i traditori ( alla base del nono cerchio sono presenti le acque ghiacciate del fiume Cocìto) → Lucifero è posto al centro del globo e presenta la testa ( a tre facce) e il busto nell’emisfero settentrionale e le gambe in quello meridionale → un ruscello sotterraneo collega la prigione di lucifero con la montagna dell’Eden che si trova agli antipodi di Gerusalemma ed è circondata dall’oceano. Sulla cime dell’Eden si trova il Paradiso Terrestre. Se il Paradiso e l’Inferno sono mondi eterni, il Purgatorio ( sembra sia frutto originario della fantasia di Dante) è destinato invece a svuotarsi nel giorno del giudizio. → Se nell’Inferno i Dannati si trovano nel Cerchio che segna il loro peccato più grande invece nel Purgatorio, per espiare la pena, il colpevole deve percorrere i diversi gironi corrispondenti ai peccati commessi.

Secondo l’immaginazione di Dante, le anime salve si accalcano alla foce del Tevere e vengono trasportate da un angelo presso la spiaggia della montagna dove ad attenderli vi è Catone. Nell’antipurgatorio sono presenti le schiere (3) dei negligenti e morti scomunicati → Alla porta del purgatorio vi è un angelo vicario di san Pietro. Dopo la porta il monte conta 7 cornici ( gironi) ciascuno vigilato da un angelo I → superbi II → invidiosi III → Iracondi IV→ Accidiosi V → avari e prodighi VI → Golosi VII → Lussuriosi Dante immagina che le anime purificate ascendano all’Eden dove bevendo dai fiumi

  • Lete ( cancella il ricordo delle colpe)
  • Eunoé (riaccende la memoria del bene) sono poi disposte a salire alle stelle Descrizione del Paradiso: Empireo → fuori da ogni tempo e spazio. Ogni beato gode della presenza di Dio Al moto delle sfere sono preposti i cori degli angeli. Si ha la divisione in
  1. Luna
  2. Mercurio
  3. Venere
  4. Sole
  5. Marte
  6. Giove
  7. Saturno
  8. Stellato
  9. Primo mobile

SIMBOLISMO NUMERICO E ARCHITETTURA DEL POEMA:

L’Eneide è un poema epico in esametri. L’opera conta XII libri che possono essere divisi in due parti. I primi sei si riferiscono al viaggio e dunque sono strettamente collegati all’Odissea di omero. Gli ultimi sei trattano invece della guerra ( si ha perciò un riscontro con l’Illiade). Per quanto riguarda la Divina Commedia Dante doveva

  1. trovare un metro con cui emulare la grandiosità narrativa dell’esametro
  2. Pensare all’architettura dell’opera METRO: Per quanto riguarda il metro inizialmente Dante avrebbe potuto scegliere un settenario accoppiato ( usato dal Latini nel Tesoretto) ma questo appariva per Dante troppo breve e vincolante. → La scelta ricade sull’endecasillabo che certamente non presenta la stessa ampiezza del respiro ma Dante riesce a sfruttarne la musura. Dante si rifà al livello medio-basso di pertinenza “ comica” il cosiddetto sermontesius caudatus. STRUTTURA DELL’OPERA: Si ha il passaggio dalla bipartizione dell’Eneide ( viaggio-guerra) alla tripartizione in:
  • Inferno
  • Purgatorio
  • Paradiso Le cantiche presentano un’estensione pressoché simile. Il numero dei canti ( per ognuna delle 3 cantiche con l’aggiunta di un canto introduttivo all’Inferno) unito a quello delle strofe di 3 versi e delle sillabe (33) risponde ad un’intenzione simbolica Come già si legge nella Vita nova 3 è Padre, figlio e spirito santo. L’ARCHITETTURA TRIADICA DEL POEMA INDICA L’ONNIPRESENZA DI DIO CREATORE.
  • Mentre il 100 ( numero complessivo dei canti) rappresenta la perfezione del creato.
  • L’ordine della poesia è un riflesso dell’ordine universale

CAPITOLO 3:

Il poema dantesco presenta una duplicità tra:

  1. significato letterario
  2. significato allegorico La Commedia è caratterizzata dal
  • ritorno dei temi
  • chiarimento a distanza Ad esempio il tema dell’amore , esposto nel V canto dell’Inferno trova il suo compimento nel discorso di Virgilio, nel 18esimo del purgatorio; il tema della virtù mondana e dell’orgoglio lo ritroviamo nel IV e XV canto dell’Inferno e si completa nei canti XI-XII del purgatorio → L’allegoria: Per quanto riguarda l’allegoria questa non è basata su un ordine convenzionale del tipo “Donna= Filosofia) ma si basa sulla realtà. Dante → è un uomo che mal vive Virgilio → è un eroe della ragione Beatrice → è una santa E’ raro che la dimensione allegorica trascenda la determinatezza del personaggio, questo avviene ad esempio quando nel canto 32 del Purgatorio Beatrice recita la parte della verità liberata Altrove Dante ricorre a complesse figurazioni di stampo simbolistico → La statua del Veglio di Creta ( fatta di parti d’oro, d’argento, di rame, di ferro e terracotta) → dovrebbe rappresentare la storia (declinante) dall’età dell’oro al presente → Le vicende del Carro → figurano la storia della Chiesa dalla sua fondazione al papato di Clemente V VISIO E FICTIO: Gli antichi commentatori si dividono in a) chi sottolinea lo statuto letterario del poema , come ad esempio Pietro Alighieri che afferma che quando l’autore dice di essere disceso

LA CHIESA E L’IMPERO:

dante nel XVI canto del purgatorio, attraverso le parole di Marco Lombardo sottolinea che se il “ mondo disvìa” la causa è da ricercare nel libero arbitrio degli uomini. L’anima umana è naturalmente incline al bene ma si lascia corrompere di piaceri mondani. Le leggi erano presenti ma mancava un imperatore che le facesse rispettare ( in quanto Alberto d’Asburgo era eletto ma non incoronato) e il papa non ha la virtù necessaria per amministrare la giustizia poiché si abbandona alla cupidigia e ai beni materiali. L’imperatore possedendo già ogni bene non è tacciato dalla cupidigia e può perciò governare con equità. Nessun altro uomo è immune alla cupidigia ( nemmeno il papa in quanto uomo, perciò non può amministrare la giustizia con equità). In più di un’occasione Dante rivela che la donazione di Roma al papa da parte di Costantino fu perniciosa quale principio di temporalismo ecclesiastico. La donazione di Costantino ha denaturato la chiesa IL DESIDERIO NATURALE DI CONOSCERE La Commedia ( in contrasto con il terzo trattato del Convivio e in accordo con una tesi tomistica) nega che il desiderio di conoscenza, naturale nell’uomo, possa essere soddisfatto nella vita terrena, perciò le anime dannate che non vedranno mai Dio non troveranno mai un’autentica perfezione. La Commedia tra Platone e Aristotele afferma il primato dello stagirita ( di Aristotele) LE MACCHIE LUNARI E IL SISTEMA DEL MONDO: Nel secondo canto del Paradiso Dante, giunto nel cielo della Luna interroga Beatrice circa i segni blu visibili sulla faccia che il pianeta ( la luna) mostra alla Terra. A tal riguardo nel Convivio si faceva riferimento ad una spiegazione di Averroè espressa nel De substantia orbis che viene poi riportata nella Commedia. L’argomentazione di Beatrice si svolge su un piano teologico-filosofico. Dante attribuisce le macchie lunari alla minore o maggiore densità dell’astro, Beatrice preannuncia una spiegazione che, con le sue argomentazioni, confuterà la teoria di Dante → Beatrice spiega che nel Cielo delle Stelle Fisse vi sono tanti astri, che appaiono diversi per qualità e dimensione: se ciò fosse dovuto alla densità,

vorrebbe dire che in tutti è presente la stessa virtù distribuita in modo diseguale. Invece le stelle possiedono virtù diverse , frutto di cause diverse, mentre ne avrebbero una sola se il ragionamento di Dante fosse vero. La varia luminosità dei corpi celesti dipende proprio dalla molteplicità delle virtù. In principio Dio creò contemporaneamente forma e materia

  • le forme pure → gli angeli
  • la materia pura ( forma e materia indissolubile) → i cieli aggiungere appunti dal quaderno ( primo mobile, cieli, angeli motori etc. L’ANIMA UMANA: Nel canto 25 del Paradiso Dante chiede come sia possibile che gli spiriti dannati/ penitenti possano subire castighi e pene materiali ( il gelo, il fuoco, la fame). Stazio risponde iniziando con il descrivere la genesi dell’anima umana → Nell’uomo ( come negli animali) la parte migliore del sangue maschile, quella che possiede la virtù di formare tutte le membra, diventa seme. → Quando si unisce alla parte migliore della donna la coagula e la virtù del sangue paterno diventa anima vegetativa di quel grumo di materia → In una seconda fase l’organismo si struttura e acquista capacità di movimento e di sensazione raggiungendo la compiutezza dell’ anima sensitiva ( fin qui il discorso riprende il discorso di embriologia medievale, di base aristotelica) LE FUNZIONI INTELLETTUALI: Riguardo le funzioni intellettuali, Dante per bocca di Stazio riporta la dottrina di Averroè : pone un intelletto separato e unico per tutto il genere umano, si considera dunque l’anima sensitiva come la forma dell’individuo. Il cristiano sa invece che l’anima individuale è creata da Dio e da lui immessa nel feto, allora la virtù vegetativa e quella sensitiva vengono unite al nuovo spirito: un’unica anima che ha tutte le funzioni: vegetativa, sensitiva e intellettiva. Quando il corpo muore, l’anima immortale non perde la virtù ed imprime la propria immagine nell’aria circostante, è attraverso questo corpo fittizio che le anime patiscono e manifestano le pene di senso. il punto nodale del canto resta la presa di posizione antiaverroistica: l’ individualità e personalità dell’anima intellettuale sono fondamento di responsabilità morale davanti a Dio, condizione del premio o della pena.
  • quando vuole dare speranza a chi sente con angoscia la fragilità della propria condizione, l’accento batte sulla misericordia di Dio L’amore e la speranza possono vincere la volontà di Dio perché questa vuole essere vinta. La salvezza del personaggio-Dante avviene per misericordia divina nel momento in cui il peccatore è al punto più rischioso della sua caduta. Beatrice canta a Virgilio nel II canto dell’inferno la concessione della grazia a D. come miracolo mariano. Buonconte da Montefeltro, morto in una battaglia al colmo (al pieno) di una vita violenta, è stato salvato da un istante di pentimento. Proprio l’attimo del pentimento è ciò che differenzia il destino dei salvati da quello dei sommersi. Non è dato sapere se Dio ha salvato chi si è pentito o se ha concesso il pentimento a chi voleva salvo. Dante è colto da un pensoso tormento per quanto riguarda la giustizia divina. La salvezza di due antichi giustissimi, quali Rifeo e Traiano, noti al mondo come pagani, simboleggia l’onnipotenza dell’amore divino CAPITOLO 5: I PERSONAGGI Secondo l’epistola a Cangrande il subiectum ( il soggetto) della Commedia è duplice:
  1. dal punto di vista letterario è la condizione delle anime dopo la morte
  2. quanto al senso allegorico il soggetto è l’uomo, soggetto alla giustizia del premio o della pena → Il subiectum letterale è il viaggio salvifico di un vivo attraverso i regni dell’Aldilà → Il subiectum morale deve rivelare la misericordia divina. Tuttavia il vero soggetto della fantasia dantesca non è il regno dei morti ma il regno dei vivi. L’intero Aldilà è rappresentato con le forme del nostro mondo ed è lo stesso Dante a svelarne il gioco con le similitudini. Gli uomini e le donne della commedia dannati o beati che siano, si mostrano nell’atto di un’esistenza imperitura. Per Dante filosofo le anime vivono eternamente nella pena o nella gioia. Questa rappresentazione dell’umanità storica, che quasi coincide con un giudizio universale, si trovano in due aspetti della visione cristiana delle cose: personalità e immortalità dell’anima ( es. Ulisse è l’anima di Ulisse, questa visione si contrappone a quella virgiliana che ha parlato di una reincarnazione delle anime dopo 1000 anni di purificazione

negli Inferi), e la certezza che la breve vita terrena determinerà il destino eterno dell’individuo. Il bene e il male compiuti nella vita terrena decidono il bene e il male eterni e il bene e il male eterno prolunga il bene e il male terreno. Così l’eterno tormento di Francesca non è altro che il tormento sensuale terreno, solo spogliato del piacere che lo avvolgeva. LA FUNZIONE DEL PERSONAGGIO: Il personaggio rappresenta l’umano come individuo determinato. → Al grado minimo il personaggio dantesco è un nucleo di verità storica → Al grado massimo della complessità 3 sono i personaggi dinamici : Viaggiatore-Narrante ( Dante), Virgilio e Beatrice.

  • Il viaggio di Virgilio non può tradursi in mutamento interiore poiché egli è pur sempre un dannato, ad un personaggio in viaggio di formazione se ne affianca uno che ha già pieno possesso di sé. Virgilio appare delineato come una figura paterna, saggia ma non giganteggiante di eroismo.
  • Beatrice ha il compito di salvare colui che l’amò tanto. I tre personaggi hanno significato allegorico: 1. Dante : umanità 2. Virgilio : ragione naturale 3. Beatrice: verità rivelata FRANCESCA: Le azioni e gli interventi dei personaggi danteschi sono sempre inseriti in una scena per così dire teatrale. Il primo dei grandi episodi della Commedia ha per protagonista Francesca (indicata dagli antichi glossari come la figlia di Guido il vecchio da Polenta, amante del cognato Paolo e con lui assassinata dal marito Gianciotto Malatesta).Nel secondo cerchio dell’Inferno i peccatori carnali sono trascinati da una bufera senza fine, ponendo in azione la metafora lirica della tempesta passionale ed erotica. Dante prova pietà dinanzi a tale pena, risulta tanto angosciato perché essendo all’inizio del proprio viaggio non è ancora sciolta la demoralizzazione della selva e perché l’esperienza del peccato d’amore lo coinvolge profondamente, consapevole di aver partecipato ad una cultura letteraria molto indulgente ai diritti della passione. Nello stormo dei lussuriosi c’è una coppia che Dante chiama con grido affettuoso e questi gli si avvicinano “come colombe al disio chiamate”. Francesca non possiede autentica coscienza del peccato commesso ( il dannato non potendo progredire non può

(Guido morirà nell’agosto del 1300). più che il letto di fiamme è proprio questo il supplizio dei miscredenti: sono legati alla vita mondana e sentono il fallimento pesare su sé e i figli. PIETRO DELLE VIGNE: Il suggerimento etico agisce due volte sul personaggio: attraverso la scena e attraverso il vissuto. Nel canto dei suicidi è in primo piano Pietro delle Vigne, Dante non ne fa mai il nome e l’ho pensato toscanamente come Piero. Pietro delle Vigne fu cancelliere e protonataro dell’imperatore Federico II, fu accusato di tradimento e rinchiuso in un carcere pisano dove si uccise. Fu autore della poesia siciliana e grande scrittore di prosa latina. Quando per suggerimento di Virgilio Dante spezza un rametto si sente un grido di dolore: nella forma degli “sterpi” si celano le anime degli uomini. Dante dà alla metamorfosi la funzione di rappresentare il rifiuto del corpo umano da parte del suicida. Pietro è convinto a parlare con la promessa da parte di Virgilio che Dante rinnoverà la sua fama nel mondo terreno. Pietro si dichiara innocente e si discolpa dalle accuse di infedeltà al sovrano che gli erano state mosse ULISSE: Per i consiglieri di frode la fantasia del poeta non ha scelto la forma vegetali (come per i suicidi) o quella animale ( come per i ladri) ma le sembianze del fuoco (il fuoco è la pena infernale per eccellenza, il suo moto verso l’alto è l’immagine dell’ardore sensuale o intellettuale). Il consigliere di frode è un bagliore nel buio. Ulisse è il protagonista del XXVI canto. Dante conosce la vicenda di Ulisse grazie alle fonti latine. Ulisse è punito con Diomede poiché insieme hanno tramato ed eseguito gli inganni ( primo tra tutti quello del cavallo). Ulisse, astuto ingannatore del nemico, è spietato e sleale ma non è traditore e mentitore come Sinone. Orazio presenta Ulisse come exemplar di virtù e sapienza. Il desiderio naturale di sapere insorge in Ulisse come il più forte impulso esistenziale che vince anche la cura familiare e civile. Giunto dove Ercole aveva raccomandato ai navigatori di non arrischiarsi nel mondo non abitato Ulisse si accorge che la sua sete naturale di conoscere non è saziata. Dante delle sue fonti sapeva vagamente di un viaggio dell’eroe compiuto negli inferi. La sua condizione è simile a quella di Aristotele e Platone che giunti all’estremo della verità della ragione hanno scoperto in sé un desiderio

impossibile da acquietare. Dante sa che il suo desiderio di conoscere verrà acquietato dalla visione di Dio. il lungo viaggio di Ulisse nell’oceano vuoto si presenta a Dante come un notturno ( se la luce del sole rappresenta la grazia divina, la luce lunare rappresenta il lumen naturale che guida Ulisse). Si ricordi che Ulisse era pagano. La montagna altissima appare per Ulisse e i compagni come un’apparizione misteriosa che premia fugacemente le fatiche della ricerca ma insieme dà vita ad un nuovo interrogativo destinato a rimanere irrisolto ( il lettore della Commedia sa che si tratta dell’Eden). Il divieto all’uomo di entrare nell’Eden non può essere trasgredito e il naufragio in vista del monte di ulisse e i suoi compagni non è un castigo quanto un fallimento inevitabile. Dante non esalta né disprezza l’impresa di Ulisse GUIDO E BONCONTE DA MONTEFELTRO ( E I DIAVOLI): L’impronta realistica che domina la poesia di Dante esclude che i dannati possano avere piena coscienza del male commesso ( che sarebbe un progresso spirituale inconcepibile). E’ nel Purgatorio che si ripercorre l’esame dei vizi umani. Bonconte, figlio di Guido da Montefeltro, si è salvato grazie ad un pentimento estremo mentre il padre si è dannato per mancanza di pentimento. Guido come Ulisse patisce la pena dei consigliatori di frode. La fiamma in cui arde è l’ossessione della vita terrena. Dante gli rivela che in Romagna la guerra è solo momentaneamente interrotta. I vivi presumono che Guido sia salvo poiché al termine di una vita da volpe si ritirò in convento per fare ammenda. Guido si rivela a Dante perché lo crede un ombra destinata a non fare più ritorno nel mondo terreno e dunque relegato negli inferi. Bonifacio VIII lo aveva distolto dal suo ritiro poiché gli aveva chiesto aiuto contro i Colonnesi fortificatori in Palestina. Bonifacio VIII lo convinse rammentandogli la sua autorità di “serrare e disserarre” la porta del cielo e dunque lo assunse preventivamente. Dopo la morte si scoprì però che l’assoluzione preventiva non aveva alcun valore perché, come spiega il diavolo “loico”, non può essere assolto chi non si pente. Guido non poteva essere pentito del peccato mentre lo stava commettendo e nemmeno se ne pentì dopo perché orai si credeva assolto. Guido è convinto che senza l’intervento di Bonifacio, del “gran prete”, si sarebbe salvato, ma probabilmente questa certezza non è altro che una componente del rancore che lo tormenta con la pena. il cedimento di Guido al volere di Bonifacio sotto promessa dell’apertura delle porte del cielo,