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Nel file è presente il riassunto del libro del prof. Giorgio Inglese: Dante: guida alla Divina Commedia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura In questi due primi versi del primo canto dell’Inferno ci viene indicato
Stando ad una trattazione di Boccaccio ( Tattatello in laude di Dante), Dante avrebbe scritto i primi 7 canti dell’Inferno quando era ancora a Firenze, prima dell’esilio ( ma nel VI canto Ciacco profetizza la rovina dei Bianchi relativa al 1301-1302). Dalla Vita nova apprendiamo che Dante ebbe molto presto l’idea di scrivere un’opera in onore di Beatrice ma non è stata reperita alcuna prova scritta che permetta di collocare con certezza l’inizio del lavoro sul poema in anni precedenti il 1307. → L’Inferno rimase disponibile a correzioni almeno al 1314, data della morte di papa Clemente V (profetizzata nel 19 canto dell’Inferno) → Il Purgatorio conterebbe un’allusione alla battaglia di Montecatini (avvenuta il 29 agosto 1315), in cui il ghibellino Uguccione della Faggiuola inflisse a Firenze una dura sconfitta. → Il Paradiso era destinato dall’autore a più scelti lettori. Boccaccio racconta che gli ultimi canti del Paradiso circolano solo dopo la morte di Dante. Dante lavorò al poema almeno per 15 anni TITOLO E GENERE: Il poema di Dante è noto come
I grammatici medievali definiscono la comedia e la tragedia come due narrazioni scritte in versi. A distinguerle è il fatto che la tragedia si avvale di uno stile elevato, la commedia adotta invece uno stile umile. → E’ Dante stesso che nella corrispondenza poetica con l’umanista Giovanni del Virgilio utilizza il termine “ comica verba” con il significato di “lingua volgare” → Dante definendo commedia la sua opera sicuramente voleva far riferimento non solo all’utilizzo del volgare ma anche allo stile ( con riferimento a personaggi, gli ambienti rappresentati, la lingua) e segnare una demarcazione con la tragedia → Dante considera il poema esemplare dello stile più elevato l’Eneide, scritta in latino. La Divina Commedia è scritta in volgare fiorentino. Il suo protagonista non è un eroe severo ma un uomo comune che talvolta si mostra come un bambino spaventato. Nessun personaggio, ambiente risulta tanto ignobile da non essere rappresentato. Dante fa riferimento allo stile umile della Sacra Scrittura MODELLI: LA LETTERATURA VISIONARIA E L’ENEIDE: La commedia narra la storia di un’anima sotto forma d’un viaggio nei tre regni dell’Aldilà. Probabilmente Dante ha tenuto conto della Visio Pauli STORIA DELLA VISIO PAULI: → Paolo viene condotto da un angelo al terzo cielo, oltrepassa la porta del paradiso e incontra Elia ed Enoc. → Viene poi guidato nella Terra promessa nel regno messianico e sulle sponde del lago Acherusa (che svolge la funzione di purgatorio). → Accede alla città di Cristo dove incontra i santi e i profeti → Prosegue la sua visita all’ inferno dove incontra prima:
MURA DELLA CITTÀ’ DI DITE: A dividere il V cerchio dal VI troviamo le mura della città di Dite: la città infernale che accoglie le anime più nere e gli angeli caduti dal cielo e mutati in demoni VI CERCHIO: Gli eretici ( ritenuti da Dante tra coloro i quali sono tacciati di bestialità) ( Si ricordi che Dante colloca i personaggi nei diversi gironi facendo riferimento alla morale di Aristotele che parlava di:
Secondo l’immaginazione di Dante, le anime salve si accalcano alla foce del Tevere e vengono trasportate da un angelo presso la spiaggia della montagna dove ad attenderli vi è Catone. Nell’antipurgatorio sono presenti le schiere (3) dei negligenti e morti scomunicati → Alla porta del purgatorio vi è un angelo vicario di san Pietro. Dopo la porta il monte conta 7 cornici ( gironi) ciascuno vigilato da un angelo I → superbi II → invidiosi III → Iracondi IV→ Accidiosi V → avari e prodighi VI → Golosi VII → Lussuriosi Dante immagina che le anime purificate ascendano all’Eden dove bevendo dai fiumi
L’Eneide è un poema epico in esametri. L’opera conta XII libri che possono essere divisi in due parti. I primi sei si riferiscono al viaggio e dunque sono strettamente collegati all’Odissea di omero. Gli ultimi sei trattano invece della guerra ( si ha perciò un riscontro con l’Illiade). Per quanto riguarda la Divina Commedia Dante doveva
Il poema dantesco presenta una duplicità tra:
dante nel XVI canto del purgatorio, attraverso le parole di Marco Lombardo sottolinea che se il “ mondo disvìa” la causa è da ricercare nel libero arbitrio degli uomini. L’anima umana è naturalmente incline al bene ma si lascia corrompere di piaceri mondani. Le leggi erano presenti ma mancava un imperatore che le facesse rispettare ( in quanto Alberto d’Asburgo era eletto ma non incoronato) e il papa non ha la virtù necessaria per amministrare la giustizia poiché si abbandona alla cupidigia e ai beni materiali. L’imperatore possedendo già ogni bene non è tacciato dalla cupidigia e può perciò governare con equità. Nessun altro uomo è immune alla cupidigia ( nemmeno il papa in quanto uomo, perciò non può amministrare la giustizia con equità). In più di un’occasione Dante rivela che la donazione di Roma al papa da parte di Costantino fu perniciosa quale principio di temporalismo ecclesiastico. La donazione di Costantino ha denaturato la chiesa IL DESIDERIO NATURALE DI CONOSCERE La Commedia ( in contrasto con il terzo trattato del Convivio e in accordo con una tesi tomistica) nega che il desiderio di conoscenza, naturale nell’uomo, possa essere soddisfatto nella vita terrena, perciò le anime dannate che non vedranno mai Dio non troveranno mai un’autentica perfezione. La Commedia tra Platone e Aristotele afferma il primato dello stagirita ( di Aristotele) LE MACCHIE LUNARI E IL SISTEMA DEL MONDO: Nel secondo canto del Paradiso Dante, giunto nel cielo della Luna interroga Beatrice circa i segni blu visibili sulla faccia che il pianeta ( la luna) mostra alla Terra. A tal riguardo nel Convivio si faceva riferimento ad una spiegazione di Averroè espressa nel De substantia orbis che viene poi riportata nella Commedia. L’argomentazione di Beatrice si svolge su un piano teologico-filosofico. Dante attribuisce le macchie lunari alla minore o maggiore densità dell’astro, Beatrice preannuncia una spiegazione che, con le sue argomentazioni, confuterà la teoria di Dante → Beatrice spiega che nel Cielo delle Stelle Fisse vi sono tanti astri, che appaiono diversi per qualità e dimensione: se ciò fosse dovuto alla densità,
vorrebbe dire che in tutti è presente la stessa virtù distribuita in modo diseguale. Invece le stelle possiedono virtù diverse , frutto di cause diverse, mentre ne avrebbero una sola se il ragionamento di Dante fosse vero. La varia luminosità dei corpi celesti dipende proprio dalla molteplicità delle virtù. In principio Dio creò contemporaneamente forma e materia
negli Inferi), e la certezza che la breve vita terrena determinerà il destino eterno dell’individuo. Il bene e il male compiuti nella vita terrena decidono il bene e il male eterni e il bene e il male eterno prolunga il bene e il male terreno. Così l’eterno tormento di Francesca non è altro che il tormento sensuale terreno, solo spogliato del piacere che lo avvolgeva. LA FUNZIONE DEL PERSONAGGIO: Il personaggio rappresenta l’umano come individuo determinato. → Al grado minimo il personaggio dantesco è un nucleo di verità storica → Al grado massimo della complessità 3 sono i personaggi dinamici : Viaggiatore-Narrante ( Dante), Virgilio e Beatrice.
(Guido morirà nell’agosto del 1300). più che il letto di fiamme è proprio questo il supplizio dei miscredenti: sono legati alla vita mondana e sentono il fallimento pesare su sé e i figli. PIETRO DELLE VIGNE: Il suggerimento etico agisce due volte sul personaggio: attraverso la scena e attraverso il vissuto. Nel canto dei suicidi è in primo piano Pietro delle Vigne, Dante non ne fa mai il nome e l’ho pensato toscanamente come Piero. Pietro delle Vigne fu cancelliere e protonataro dell’imperatore Federico II, fu accusato di tradimento e rinchiuso in un carcere pisano dove si uccise. Fu autore della poesia siciliana e grande scrittore di prosa latina. Quando per suggerimento di Virgilio Dante spezza un rametto si sente un grido di dolore: nella forma degli “sterpi” si celano le anime degli uomini. Dante dà alla metamorfosi la funzione di rappresentare il rifiuto del corpo umano da parte del suicida. Pietro è convinto a parlare con la promessa da parte di Virgilio che Dante rinnoverà la sua fama nel mondo terreno. Pietro si dichiara innocente e si discolpa dalle accuse di infedeltà al sovrano che gli erano state mosse ULISSE: Per i consiglieri di frode la fantasia del poeta non ha scelto la forma vegetali (come per i suicidi) o quella animale ( come per i ladri) ma le sembianze del fuoco (il fuoco è la pena infernale per eccellenza, il suo moto verso l’alto è l’immagine dell’ardore sensuale o intellettuale). Il consigliere di frode è un bagliore nel buio. Ulisse è il protagonista del XXVI canto. Dante conosce la vicenda di Ulisse grazie alle fonti latine. Ulisse è punito con Diomede poiché insieme hanno tramato ed eseguito gli inganni ( primo tra tutti quello del cavallo). Ulisse, astuto ingannatore del nemico, è spietato e sleale ma non è traditore e mentitore come Sinone. Orazio presenta Ulisse come exemplar di virtù e sapienza. Il desiderio naturale di sapere insorge in Ulisse come il più forte impulso esistenziale che vince anche la cura familiare e civile. Giunto dove Ercole aveva raccomandato ai navigatori di non arrischiarsi nel mondo non abitato Ulisse si accorge che la sua sete naturale di conoscere non è saziata. Dante delle sue fonti sapeva vagamente di un viaggio dell’eroe compiuto negli inferi. La sua condizione è simile a quella di Aristotele e Platone che giunti all’estremo della verità della ragione hanno scoperto in sé un desiderio
impossibile da acquietare. Dante sa che il suo desiderio di conoscere verrà acquietato dalla visione di Dio. il lungo viaggio di Ulisse nell’oceano vuoto si presenta a Dante come un notturno ( se la luce del sole rappresenta la grazia divina, la luce lunare rappresenta il lumen naturale che guida Ulisse). Si ricordi che Ulisse era pagano. La montagna altissima appare per Ulisse e i compagni come un’apparizione misteriosa che premia fugacemente le fatiche della ricerca ma insieme dà vita ad un nuovo interrogativo destinato a rimanere irrisolto ( il lettore della Commedia sa che si tratta dell’Eden). Il divieto all’uomo di entrare nell’Eden non può essere trasgredito e il naufragio in vista del monte di ulisse e i suoi compagni non è un castigo quanto un fallimento inevitabile. Dante non esalta né disprezza l’impresa di Ulisse GUIDO E BONCONTE DA MONTEFELTRO ( E I DIAVOLI): L’impronta realistica che domina la poesia di Dante esclude che i dannati possano avere piena coscienza del male commesso ( che sarebbe un progresso spirituale inconcepibile). E’ nel Purgatorio che si ripercorre l’esame dei vizi umani. Bonconte, figlio di Guido da Montefeltro, si è salvato grazie ad un pentimento estremo mentre il padre si è dannato per mancanza di pentimento. Guido come Ulisse patisce la pena dei consigliatori di frode. La fiamma in cui arde è l’ossessione della vita terrena. Dante gli rivela che in Romagna la guerra è solo momentaneamente interrotta. I vivi presumono che Guido sia salvo poiché al termine di una vita da volpe si ritirò in convento per fare ammenda. Guido si rivela a Dante perché lo crede un ombra destinata a non fare più ritorno nel mondo terreno e dunque relegato negli inferi. Bonifacio VIII lo aveva distolto dal suo ritiro poiché gli aveva chiesto aiuto contro i Colonnesi fortificatori in Palestina. Bonifacio VIII lo convinse rammentandogli la sua autorità di “serrare e disserarre” la porta del cielo e dunque lo assunse preventivamente. Dopo la morte si scoprì però che l’assoluzione preventiva non aveva alcun valore perché, come spiega il diavolo “loico”, non può essere assolto chi non si pente. Guido non poteva essere pentito del peccato mentre lo stava commettendo e nemmeno se ne pentì dopo perché orai si credeva assolto. Guido è convinto che senza l’intervento di Bonifacio, del “gran prete”, si sarebbe salvato, ma probabilmente questa certezza non è altro che una componente del rancore che lo tormenta con la pena. il cedimento di Guido al volere di Bonifacio sotto promessa dell’apertura delle porte del cielo,