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Giorgio Inglese, Dante: guida alla Divina Commedia, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunto libro Dante: guida alla Divina Commedia di Giorgio Inglese

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 27/01/2019

Ciao08021998
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GIORGIO INGLESE, DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA
1. ALLEGORIA FONDAMENTALE E UNITÀ NARRATIVA
I canti premiali (If I e II)
Lo smarrimento nella selva di Dante non è solo una condizione individuale ma rappresenta anche lo sviamento del
genere umano in quel dato momento storico, dal momento che contro di essa non agisce la maestà dell’unico
Imperatore —> la manifestazione più grave della cupidigia, ossia la “lupa” storica, è la Chiesa corrotta che per sete di
domini terreno si è fatta nemica dell’Impero. Dalla Provvidenza si aspetta dunque l’avvento di chi, vincendo la
cupidigia (la Lupa-Chiesa corrotta e i re cui essa «si assomiglia»), ristabilisca la giustizia e la pace, condizioni della
felicità umana in questa vita ==> tale annuncio è affidato a Virgilio, poeta -profeta dell’Impero romano sine fine.
Inferno
Purgatorio
Parad iso
Gli ignavi, nell’Antinferno, restano tutti
nell’anonimato
Le anime dannate vere e proprie
devono passare il fiume Acheronte
traghettate da Caronte
Nel Limbo stanno le anime di coloro che
soffrono la pena della privazione di Dio
Le anime dei peccatori sono sottoposte
al giudizio di Minosse
II cerchio: lussuriosi (Paolo e Francesca)
III cerchio: golosi (Ciacco —> profezia
della rovina dei Bianchi nel 1302) +
Cerbero
IV cerchio: avari e prodighi + Pluto
Palude dello Stige (barca di Flagias):
iracondi e accidiosi
Mura della città di Dite (i diavoli
respingono Virgilio -Satana cerca di
contrastare il viaggio di Dante perché è
conscio del bene che da esso deriverà al
genere umano- —> messo angelico)
VI cerchio: Eretici (Farinata e
Cavalcanti)
Minotauro
Fiume Flegetone (sangue bollente)
vigilato dai Centauri: violenti
1. Omicidi
2. Suicidi (Pier delle Vigne)
tormentati dalle Arpie e
scialacquatori tormentati da
cagne infernali
3. contro Dio -bestemmiatori-,
contro Natura (Brunetto Latini) -
sodomiti- e contro il sano
esercizio delle arti produttive -
usurai-
VIII cerchio (Malebolge) in groppa a
Gerione -mostro alato-: ingannatori
1. Seduttori e ruffiani
2. Adulatori
3. Simoniaci -ecclesiastici corrotti-
4. Indovini
5. Poli tici corr otti -barattieri-
6. Ipocriti
7. Ladri
8. Consiglieri di frode (Ulisse e
Diomede)
9. Seminatori di scismi e discordie
10. Falsari
Pozzo dei Giganti (Anteo depone i
viaggiatori sulla superficie del Cocito)
Lago Cocito (invocazione alla Muse):
traditori
1. Caina: parenti
2. Antenora: patria (Conte Ugolino
e Arcivescovo Ruggieri)
3. Tolomea: ospiti
4. Giudecca: Satana
Spiaggia: Catone -custode del
Purgatorio- (Casella)
Antipurgatorio: scomunicati e chi si
pentì solo in fin di vita
Val let ta dei Pr inc ipi
Porta del Purgatorio (Angelo portinaio —
> 7 P)
I cornice: superbia (Oderisi da Gubbio —
> vanità della gloria mondana)
II cornice: invidiosi
III cornice: iracondi (Marco Lombardo)
IV cornice: accidiosi
V cornice: avari e prodighi
VI cornice: golosi (Forese Donati e
Bonagiunta)
VII cornice: lussuria (Guido Guinizzelli e
Arnaut Daniel)
Muro di Fuoco (superamento della
sensualità grazie alla forza dell’amore)
—> la potenza della ragione si
trasferisce da Virgilio in Dante
Eden (Matelda —> personificazione della
felicità che gli uomini avrebbero goduto
se non fossero caduti nel peccato
originale) e processione mistica che
rappresenta la Parola di Dio (Beatrice
su un carro trainato da un Grifone -
Cristo-) + immersione di Dante nel
fiume Lete (si libera del ricordo
oppressivo dei peccati commessi) +
Matelda fa bere a Stazio le acque del
Eunoe (ravviva la memoria del bene
operato)
Sfera del fuoco
Luna: manchevoli del voti (Piccarda
Donati)
Mercurio: attivi nel mondo per ottenere
fama
Venere : spiriti amanti
Sole: spiriti sapienti (San Tommaso e
Bonaventura)
Marte: spiriti militanti (Cacciaguida)
Giove: spiriti giusti
Saturno: spiriti contemplanti
Cielo delle Stelle
Prim o Mobile
Empireo e Rosa dei Beati (San
Bonaventura —> passaggio dal credere,
per fede, nella verità rivelata, al
contemplare direttamente Dio)
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GIORGIO INGLESE, DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA

1. ALLEGORIA FONDAMENTALE E UNITÀ NARRATIVA

I canti premiali ( If I e II ) Lo smarrimento nella selva di Dante non è solo una condizione individuale ma rappresenta anche lo sviamento del genere umano in quel dato momento storico, dal momento che contro di essa non agisce la maestà dell’unico Imperatore —> la manifestazione più grave della cupidigia, ossia la “lupa” storica, è la Chiesa corrotta che per sete di domini terreno si è fatta nemica dell’Impero. Dalla Provvidenza si aspetta dunque l’avvento di chi, vincendo la cupidigia (la Lupa-Chiesa corrotta e i re cui essa «si assomiglia»), ristabilisca la giustizia e la pace, condizioni della felicità umana in questa vita ==> tale annuncio è affidato a Virgilio, poeta -profeta dell’Impero romano sine fine. Inferno Purgatorio Paradiso

  • Gli^ ignavi, nell’Antinferno, restano tutti nell’anonimato
  • Le anime dannate vere e proprie devono passare il fiume Acheronte traghettate da Caronte
  • Nel^ Limbo^ stanno le anime di coloro che soffrono la pena della privazione di Dio
  • Le anime dei peccatori sono sottoposte al giudizio di Minosse
  • II cerchio:^ lussuriosi^ (Paolo e Francesca)
  • III cerchio:^ golosi^ (Ciacco —> profezia della rovina dei Bianchi nel 1302) + Cerbero
  • IV cerchio:^ avari e prodighi^ +^ Pluto
  • Palude dello Stige^ (barca di Flagias): iracondi e accidiosi
  • Mura della città di Dite^ (i diavoli respingono Virgilio -Satana cerca di contrastare il viaggio di Dante perché è conscio del bene che da esso deriverà al genere umano- —> messo angelico)
  • VI cerchio:^ Eretici^ (Farinata e Cavalcanti)
  • Minotauro
  • Fiume Flegetone^ (sangue bollente) vigilato dai Centauri: violenti 1. Omicidi 2. Suicidi (Pier delle Vigne) tormentati dalle Arpie e scialacquatori tormentati da cagne infernali 3. contro Dio -bestemmiatori-, contro Natura (Brunetto Latini) - sodomiti- e contro il sano esercizio delle arti produttive - usurai-
  • VIII cerchio^ (Malebolge) in groppa a Gerione -mostro alato-: ingannatori 1. Seduttori e ruffiani 2. Adulatori 3. Simoniaci -ecclesiastici corrotti- 4. Indovini 5. Politici corrotti -barattieri- 6. Ipocriti 7. Ladri 8. Consiglieri di frode (Ulisse e Diomede) 9. Seminatori di scismi e discordie 10. Falsari
  • Pozzo dei Giganti^ (Anteo depone i viaggiatori sulla superficie del Cocito)
  • Lago Cocito^ (invocazione alla Muse): traditori 1. Caina: parenti 2. Antenora: patria (Conte Ugolino e Arcivescovo Ruggieri) 3. Tolomea: ospiti 4. Giudecca: Satana - Spiaggia:^ Catone^ -custode del Purgatorio- (Casella) - Antipurgatorio:^ scomunicati e chi si pentì solo in fin di vita - Valletta dei Principi - Porta del Purgatorio^ (Angelo portinaio — > 7 P) - I cornice:^ superbia^ (Oderisi da Gubbio — > vanità della gloria mondana) - II cornice:^ invidiosi - III cornice:^ iracondi^ (Marco Lombardo) - IV cornice:^ accidiosi - V cornice:^ avari e prodighi - VI cornice:^ golosi^ (Forese Donati e Bonagiunta) - VII cornice:^ lussuria^ (Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel) - Muro di Fuoco^ (superamento della sensualità grazie alla forza dell’amore) —> la potenza della ragione si trasferisce da Virgilio in Dante - Eden^ (Matelda —> personificazione della felicità che gli uomini avrebbero goduto se non fossero caduti nel peccato originale) e processione mistica che rappresenta la Parola di Dio (Beatrice su un carro trainato da un Grifone - Cristo-) + immersione di Dante nel fiume Lete (si libera del ricordo oppressivo dei peccati commessi) + Matelda fa bere a Stazio le acque del Eunoe (ravviva la memoria del bene operato) - Sfera del fuoco - Luna:^ manchevoli del voti^ (Piccarda Donati) - Mercurio:^ attivi nel mondo per ottenere fama - Venere:^ spiriti amanti - Sole:^ spiriti sapienti^ (San Tommaso e Bonaventura) - Marte:^ spiriti militanti^ (Cacciaguida) - Giove:^ spiriti giusti - Saturno:^ spiriti contemplanti - Cielo delle Stelle - Primo Mobile - Empireo^ e^ Rosa dei Beati^ (San Bonaventura —> passaggio dal credere, per fede, nella verità rivelata, al contemplare direttamente Dio)

L’identità del «veltro» è celata in un enigma

  • la complementare profezia di^ Pg XXXIII^ annuncia la venuta di un erede dell’Aquila (=un imperatore romano)
  • il «vetro» è presentato come erede del sacrificio di Eurialo e Niso, di Camilla e Turno (= vittorie di Enea) In attesa della redenzione universale, al peccatore Dante la misericordia divina ha inviato una guida che lo riconduca alla verità e alla salvezza attraverso un viaggio di conoscenza e di liberazione morale, tra gli «antichi spiriti dolenti» nell’Inferno e tra «coloro che son contenti / nel foco» del Purgatorio; Virgilio preannuncia anche una successiva ascesa fra le «beate genti», condotta da un’anima «più degna» Virgilio = Ragione naturale Beatrice = Rivelazione Il viaggio di Dante è assistito da tre donne celesti: Maria, Lucia, Beatrice. Dante è un altro Enea e un altro Paolo, perché chiamato a ricevere e trascrivere verità che saranno «cagione» agli uomini di felicità temporale (come fu per Enea), e verità che daranno «conforto» alla fede (come fu per Paolo) —> ciò è ricordato da Beatrice ( Pg XXXII , 103-105) e da San Pietro ( Pd XXVII , 64-66). Il viaggio Calendario
  1. Venerdì 25 marzo 1300 —> morte di Gesù
    • Mattina: incontro con le tre fiere
    • Tramonto: inizio della discesa negli Inferi La risalita dal centro della Terra all’Eden dura 21 ore (+ guadagno di 12 ore per il cambio di emisfero)
  2. Domenica 27 marzo 1300
    • Alba: spiaggetta del Purgatorio
  3. Mercoledì 30 marzo 1300
    • Mezzogiorno: Eden Il percorso nel Purgatorio dura di più perché durante la notte non si sale L’ascensione attraverso i Cieli dura circa 19 ore La visione dell’Empireo si svolge in un “tempo” mistico non calcolabile 2. L’INVENZIONE STRUTTURALE Data di composizione
  • Inferno: avviato tra il 1306-1307 e finito entro il 1309
  • Purgatorio: avviato nel 1309 e finito intorno al 1312-
  • Paradiso: avvito tra il 1315-1316 fino al 1321 Molto probabilmente i canti vennero pubblicati a blocchi (talvolta anche singoli canti) “Titolo” e genere Il poema dantesco fu subito noto come “la Comedìa ” Diversamente che per altre sue opere Dante scelse come titolo generale, il sostantivo indicante il genere (ovvero per metonimia lo stile dell’opera) Dante chiama la sua opera Còmedia. Perché? La commedia è un testo realistico: infrange le barriere degli stili perché adatta lo stile a seconda dei personaggi, inoltre nell’opera è presente un’ascesa dello stile ma è anche vero che all’interno di tale ascesa sono presenti delle escursioni verso l’alto e verso il basso. Dante si crea il suo stile indipendentemente dalle regole —> la Commedia è un testo pluristilistico. È anche un’opera plurilinguistica: non solo volgare fiorentino manche latino, lingue immaginarie, provenzale. Perché si chiama così? Ha scelto di nominarla dal livello più basso poiché sono presenti tutti e tre gli stili oppure, come lui stesso dice, perché come la commedia classica anche questo è un testo che comincia in un modo infelice e finisce in maniera felice (problema - soluzione) oppure pone in relazione lo stile della Commedia con quello delle sacre scritture: stile umile e scrittura semplice perché doveva essere capita da tutti pur essendo veicolo di contenuti sublimi —> sermo umilis cit. padri della Chiesa. L’aggettivo “ Divina ” è entrato nell’uso comune a meta del ‘500 quando Ludovico Dolce fece un edizione della Commedia e la intitolò così. in realtà anche Boccaccio aveva usato questo aggettivo per l’opera di Dante. —> vs Eneide (tragedia per eccellenza) Assunto come “soggetto” della sua opera la storia di un’anima cristiana, dalla coscienza del peccato alla purificazione interiore alla visione di Dio, Dante ha trovato il suo punto di riferimento in una realizzazione molto speciale di stile “umile”: la Sacra Scrittura (profetica e evangelica) L’Aldilà dantesco Il sistema dei peccati e delle pene è concepito da Dante sulla base dell’ Etica di Aristotele. Il Purgatorio non è eterno, ma destinato a svuotarsi nel giorno del Giudizio. Le pendici del monte sono sede del Purgatorio da quando Cristo riconciliò l’umanità con Dio. Antichi e moderni Dante concepiva la Commedia come l’ Eneide dei tempi moderni. Il poeta moderno ha una visione del vero incomparabilmente superiore a quella dei maestri greci e latini (Rivelazione). L’”io” cristiano L’ io della Commedia non è altri che l’ io della Vita Nova : io di origine lirica ma storicizzato e personalizzato nella prospettiva cristiana della prova e della salvezza. Archetipo dell’autobiografismo cristiano —> le Confessioni di sant’Agostino. Il senso profondo dell’esistenza individuale è nel rapporto con Dio: la sua vicenda è un allontanarsi da lui e un progressivo avvicinamento.

Nella discussione teologica sul modo del rapporto fra i beati e Dio, Dante dà priorità all’intendere , al momento conoscitivo, sull’amare, che all’intendere consegue (—> san Bonaventura teneva al contrario come prioritario l’amare Dio). Lo splendore dei beati è manifestazione del loro amore, il quale segue la cognizione. Le macchie lunari e il sistema del mondo I movimenti celesti da cui dipende il nostro mondo sensibile, sono prodotti dagli angeli motori, nel cui volere si riflette la volontà creatrice. La rappresentazione del Cosmo come sistema di intelligenze produttrici, riconduce la molteplicità del mondo sensibile a quell’unica forza (o «luce») intellettuale che lo ha volto e gli dà continuamente vita —> l’uomo ha sotto i suoi occhi, nel mondo sensibile, l’immagine dell’amore divino. L’anima umana Come fanno i dannati e le anime purganti a patire le pene? Canto XXV Pg - Stazio:

  • Seme maschile (possiede la «virtù» di formare le membra) + “parte migliore del sangue della donna” =^ anima vegetativa del “grumo di materia”
  • L’organismo si struttura, acquista la capacità del di movimento e di sensazione —>^ anima sensitiva^ (= “forma” dell’individuo)
  • Anima intellettiva^ è creata direttamente da Dio e da Lui immessa nel feto quanto “la formazione del cervello è giunta a compimento” L’anima di ciascun uomo ha tutte e tre le funzioni (vegetativa, sensitiva, intellettiva). Quando il corpo muore, l’anima immortale non perde la virtù formativa ma imprime la propria immagine nell’aria circostante: attraverso questo corpo fittizio le anime patiscono e manifestano la pena di senso. Il libero arbitrio Marco Lombardo riconosce alle influenze celesti, sul temperamento naturale degli individui, soltanto un primo impulso ai desideri e alle azioni; ma l’intelletto resta libero di distinguere fra bene e male, e libera resta la volta di perseguire l’uno o l’altro. Nell’anima umana sono impressi i trinci primi della ragione e la tensione istintiva al bene, alla realizzazione delle proprie potenzialità. Questa tensione istintiva è anteriore alla scelta morale e alla conseguente responsabilità: scelta morale e responsabilità investono l’atto in cui la tensione istintiva, di volta in volta, si determina: fra la tensione e l’azione concreta interviene il libro giudizio che dà, o nega, il suo assenso, in quanto accetta gli amori conformi al sommo bene e scarta quelli difformi. Il libero giudizio è dato a tutti. ↑ Viene dunque a distruggersi la disperata giustificazione di tutte le anime che cedettero alla passione. La Provvidenza Dante pone la responsabilità morale nella facoltà più alta dell’uomo: quella intellettuale. Ma l’intelletto umano è davvero sufficiente nella scelta del bene? L’uomo ha la forza di salvarsi da solo, o ha sempre bisogno della grazia divina? Secondo la dottrina cattolica, dopo il pecca originale, l’uomo non può sperare il bene senza l’aiuto della grazia. Ma come si accordano l’efficacia della grazia e il libero arbitrio? Se Dio non vuole, come certamente non vuole, la perdizione di alcuna anima, come mai non tutte le anime si salvano? Nel corso della Commedia , di volta in volta, l’accento:
  • batte sulla libertà dell’uomo, quando il poeta vuole fare appello al senso di responsabilità e alle virtù del lettore cristiano
  • batte sulla misericordia del Padre, quando vuole dare speranza a chi senta con angoscia la fragilità della propria condizione Anche la salvezza del personaggio-Dante si presenta come avvenuta per pura misericordia divina, nel momento in cui il peccatore è al punto più rischioso della sua caduta. L’intervento di Maria non dà riscontro a una speranza del peccatore, ma solo una dolorosa presa di coscienza (If I). Nella Commedia il tema della “predestinazione” non ha carattere arcigno e selettivo con cui spesso si è presentata nella storia del cristianesimo, ma al contrario il senso di una speranza illimitata. 5. I PERSONAGGI Il poeta del mondo terreno Il subiectum della Commedia è duplice:
  • Senso letterale: la condizione delle anime dopo la morte —> viaggio salvifico di un vivo attraverso i regni dell’Aldilà
  • Senso allegorico e “morale”: l’uomo in quanto, meritando e demeritando liberamente, è soggetto alla giustizia del premio o della pena —> ha il compito di rilevare, unita alla giustizia, la misericordia divina
  • Senso poetico: il vero^ subiectum^ è il nostro mondo in tutte le varietà dell’esistenza —> l’intero Aldilà è rappresentato sensibilmente con le forme del nostro mondo Gli uomini che si presentano sulla scena, lo fanno con fisionomia e passioni di vita viventi: anche la disperazione assoluta e la beatitudine dell’amore sono passioni di viventi, non di spettri. Per il Dante filosofo le anime vivono eternamente, nella pena e nella gioia. Per il Dante poeta ogni personaggio è colto nel momento culminante della sua vitalità, nel bene e nel male, fissato in un attimo senza fine. «Dante ardì rappresentare tuto il mondo terreno-storico, di cui era giunto a conoscenza, già sottoposto al giudizio finale di Dio e quindi già collocato nell’ordine divino, già giudicato, e non in modo tale che nelle singole giure, nella loro sorte escatologica finale, il carattere terreno fosse soppresso o anche soltanto indebolito, ma in modo da mantenere il grado più intenso del loro essere individuale terreno-storico, e da identificarlo con la sorte eterna» I presupposti di questa grandiosa rappresentazione dell’umanità storica si ritrovano in due aspetti della viene cristiana delle cose:
  • La personalità e immortalità dell’anima
  • La certezza che la vita terrena è il breve momento in cui si decide il destino eterno dell’individuo —> il bene e il male compiuti nella vita terrena, decidono (e quindi anticipano) il bene e il male eterni —> il bene e il male eterno “prolungano” il bene e il male terreni es. la santità celestiale di Cacciagiuda è, in poesia, la sua stessa terrena nobiltà di cittadino e cavaliere: è pensato da Dante come anima «post mortem», ma è da lui sentito e rappresentato come vivente —> realismo di Dante! La funzione “personaggio” La Commedia ricrea, nella letteratura italiana, la funzione letteraria di “personaggio” (= la rappresentazione dell’umano sotto forma di individuo determinato). Il principio del personaggio dantesco resta l’esemplarità etica.

• Al grado minimo: il personaggio dantesco è un nome inserito in una casella della struttura morale (necessità del

ritratto)

• Al grado massimo della complessità, si trovano i tra soli personaggi dinamici:

  • Dante (viaggiatore-narratore): dalla disperazione alla più alta speranza; dal torpore amaro del peccato all’estasi nella visione di Dio attraverso i vari gradi dell’angoscia, del timore, della fiducia, della franchezza, della gioia. Ogni tratto di viaggio, ogni situazione morale, si riflette in un approfondimento introspettivo, talvolta più marcato perché più acuto è il contatto fra la storia interna del personaggio e il contesto ==> umanità in via
  • Virgilio: non può esserci un mutamento interiore. Figura paterna, saggia, non però giganteggiante d’eroismo, anzi umanamente capace di fuggevoli scoramenti e moti d’ira ==> ragione naturale
  • Beatrice: anima miracolosamente e provvidenzialmente sottratta all’atemporalità della visione beatificata, perché soccorra Dante. I modi della sua presenza nel tre cantiche rispecchiano la situazione morale del protagonista ==> verità rivelata Francesca L’esperienza del peccato d’amore coinvolge profondamente Dante, se non altro come consapevolezza d’aver partecipato d’una cultura letteraria troppo indulgente ai diritti della passione. Francesca si sa “offesa”, senza rimedio, dalla sua trasgressione, ma non possiede autentica coscienza del peccato commesso: il dannato, non potendo in nessun senso “progredire”, non può conseguire un’autentica conoscenza di sé. Il cuore di Francesca sente l’amore come una realtà assoluta; ma ciò che Francesca ha chiamato e chiama “Amore” non è mai stato altro che ardore estremo dei sensi e, come tale, continua a vivere nel personaggio. Francesca è un «cuore gentile», uno spirito che natura e educazione volgevano alla dignità, alla cortesia e alla bellezza —> non ha però saputo distinguere e ordinare bellezza morale/dell’arte e bellezza dei corpi (quest’ultima ha vissuto come suprema verità capace di ridurre a sé ogni altro bene). L’insistenza di Francesca sulla mediazione del libro e della letteratura rivela ancora lo sforzo di respingere o diminuire la responsabilità personale del peccato —> attraverso l’autodifesa di Francesca, Dante dà un giudizio etico negativo sulla letteratura che celebra l’eros e i suoi miti, sia in forme liriche che romanzesche. Lo stesso svenimento del pellegrino sottolinea forse che il «folle amore», il turbinoso desiderio del sesso, non è soltanto un appassionante fantasma letterario, ma anche un’autentica tragedia esistenziale, in cui tanti uomini e donne di “cuore gentile” hanno perduto sé stessi. Farinata e Cavalcante Farinata (Manente degli Uberti):

- «Magnanimo»

- La vera pena di Farinata è l’umiliazione politica e, più nel profondo, l’oppressione dell’odio, per il suo nome e per i

suoi cari, da parte della patria tanto amata —> punto di contatto fra Farinata e Dante (profezia dell’esilio) Pietro delle Vigne Il suggerimento etico agisce due volte sulla forma del personaggio: attraverso la scena e attraverso il vissuto —> particolarmente evidente nei “suicidi”. Ulisse Il desiderio naturale di conoscere insorge in Ulisse come il più forte impulso esistenziale, che «vince» ogni altro sentimento, compresi gli affetti familiari. Il dramma si produce quando la suprema fame di conoscenza si scopre insoddisfatta di sé, insufficiente a a sé. Il cristiano Dante sa che il suo desiderio di conoscenza verrà saziato dalla visione eterna di Dio, il pagano Ulisse è sospinto dal medesimo desiderio di una direzione giusta (Eden —> tutti gli uomini tendo a Dio) ma per una rotta che non può essere percorsa solo con «argomenti umani» —> «folle» è dunque il viaggio di Ulisse (non quello di Dante!). La traversata oceanica di Ulisse è notturna: se la luce del Sole è la migliore immagine della grazia divina, la luce lunare può ben rappresentare il lumen naturale , che solo guida Ulisse. Ulisse dunque rappresenta l’uomo inappagato dalla verità —> nella coscienza ideologica dell’autore, questo inappagamento è «disio» del divino. Ugolino Il conte amava i suoi cari, ma il lettore sente che l’atrocità della sopraffazione va tuttavia raggelando quel sentimento, e usandolo in infinita eterna capacità di odiare.l’ultimo grande episodio infernale è intonato letterariamente al versante più cupo dell’epos antico: Dante chiama Pisa «novella Tebe». I santi Le anime del Paradiso hanno realizzato quasi l’intera potenza ontologica. Manca loro soltanto la resurrezione dei corpi, da cui riceveranno l’ultimo accrescimento di gioia.

- «colui che per qui mi mena» (Virgilio): il «disdegno» di Cavalcanti sarebbe l’esatto contrapposto del «lungo studio e

grande amore» di Dante per Virgilio —> la scelta classicista avrebbe consentito a Dante di sviluppare la propria scrittura poetica, dal nitore rarefatto della lirica al respiro universale dell’epos, mentre Cavalcanti si sarebbe negato tale possibilità di crescita. La divaricazione letteraria è concisa con una profonda divaricazione di ordine dottrinario ↓

- «a cui Virgilio mi mena» (Dio o Beatrice): l’impronta averroistica di Donna me prega , la verosimile adesione alla

dottrina dell’intelletto unico possono ben figurarsi come rifiuto di un percorso spirituale illuminato dalla verità illuminata —> quale che sia il significa letterale del verso (↑), un disdegno di Cavalcanti per Virgilio e per la poesia epico-profetica già conterrebbe il rifiuto di ogni finalità e dimensione soprannaturale, e si estenderebbe così obiettivamente alla stessa Beatrice

  • Pg II: possibile tradizione Guinizzelli-Cavalcanti-Dante

• Bonagiunta Orbicciani

  • Dolce StilNovo della^ Vita nova

- Contenuto più puro rispetto a quello delle precedenti, ancora viziato da un’ombra di desiderio

- Fedeltà di scrittura rispetto all’ispirazione di Amore-dittatore

- Demarcazione storiografica

• Guido Guinizzelli

  • «Padre» suo
  • Maestro delle rime «dolci»

• Arnaut Daniel

  • Maestro delle rime «aspre» (—> «petrose» dantesche) ↑ citazione al merito che completa il repertorio delle grandi auctoritates liriche dantesche Comica verba Tutte le componenti dell’esperienza lirica dantesca hanno voce nell’orchestrazione stilistica del poema:

- Attitudine argomentativi delle canzoni morali (es. “canti dottrinali”)

- Attitudine alla melodia stilnovistica (es. Eden)

- Gusto pietroso delle perifrasi ardue e dotte

Tenuto conto di tute le tradizioni che sono vive nella memoria letteraria dantesca, caratteristica della Commedia è l’arte della composizione fra “accordi” che, senza essere privati della tonalità originaria, si trovano fusi in una nuova misura coerente e inconfondibile. Varietà degli oggetti e dei toni e unità dell’ispirazione e dl “ritmo” (—> è un discorso di cui non si smarrisce mai la nervatura, sulla traccia dei parallelismi verbali, delle anafore, delle antitesi, dei chiasmi, delle salde architetture di pensiero che reggono l’unità logica della terzino giorno sulla dissonanza fra ritmo del verso e andamento della frase. È un discorso che continuamente si allarga, si amplifica (similitudini, perifrasi, digressioni, descriptiones , etc…), per poi concentrarsi e addensare la sua energia in un traslato, in un espressione ellittica o in una sola parola culminante. Autentica “firma” dantesca, è appunto, la scelta di un vocabolo di sonorità consistente, raro o inedito, per un traslato dal concreto all’astratto, dal tecnico-pratico allo spirituale. Lingua:

- Fiorentino con estratti dal latino, sia classico che biblico, sia letterario sia tecnico

- Volgari italiani

- Frasi latine (Cacciaguida)

- Versi provenzali (Arnaut Daniel)

- Lingue “infernali” o “di punizione”

Neoformazioni dantesche Parole-rima con forte espressività Impiego di figure onomatopeiche Sonorità «dolci» vs sonorità «aspre e chiocce» Allitterazione con funzione enfatica (dà musicalità)