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Riassunto "Dante: Guida alla Divina Commedia" di Giorgio Inglese, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunto completo del libro "Dante: Guida alla Divina Commedia" di Giorgio Inglese.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 20/05/2024

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DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA
Giorgio Inglese
PREMESSA.
Per quanto riguarda la lettura della Commedia, una certa cura andrebbe dedicata ai canti
proemiali (Inferno 1 e 2), dove si disegna essenzialmente la concezione del poema e si
presentano i tre protagonisti: il pellegrino mistico, il suo maestro Virgilio e il suo amore eterno
Beatrice.
Sarebbe poi proficua, alla fine, una ricognizione d'ordine storico sulla forma letteraria dell'opera:
che cosa vuol dire il titolo Commedia, quali testi e quali autori Dante tenne a modelli, come si
presenta l'architettura del poema.
Si tornerà, quindi, sui brani di cui è più aperta l'ispirazione politica e profetica: le pagine dedicate
a Firenze (soprattutto i canti di Cacciaguida nel Paradiso), al disordine d'Italia, alle degenerazioni
della Chiesa, alla prossima resurrezione dell'autorità imperiale.
Gioverà prendere in esame anche alcuni elementi della filosofia e teologia "scolastica" che Dante
ha fatto suoi: ad es. la nozione di "libero arbitrio" che giustifica la divisione delle anime fra
'sommersi' e salvati, e fornisce, insomma, il criterio per la configurazione morale dell'Aldilà.
Intesa la Commedia come opera di pensiero, sarà naturale rivolgersi ad essa come ad opera di
poesia.
Per la coscienza letteraria dell'età di Dante, e di Dante stesso secondo quanto risulta dal
Convivio e dal De vulgari eloquentia, "poesia" è la forma verbale, immaginosa e musicale, che
l'arte conferisce ad una verità dell'intelletto, per renderla meglio comunicabile, ricevibile,
memorabile. Con le parole di San Tommaso: "proprio dell'arte poetica è rappresentare la verità
delle cose per mezzo di certe finzioni".
Ma Dante sa anche come la poesia dia forma ad una verità interiore altrimenti non attingibile: "I'
mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando"
(Pg. 24).
NB: Non leggiamo la Commedia per riconoscere la nostra posizione di uomini nel Creato, nè la
leggiamo soltanto come grandioso documento di storia intellettuale o come monumento di
sapienza tecnico-letteraria: la leggiamo perchè le idee e le esortazioni di Dante sono divenute
materia per una potente fantasia formatrice.
Nel caso di questo poema, la forza dei contenuti morali e intellettuali è tale da rendere molto
delicato il problema della "unità" e “organicità" dell'opera: Benedetto Croce, pur affermando che
il poema è sicuramente un'unità, poichè i diversi momenti (quello intellettuale- morale e quello
lirico) si condizionano l'un l'altro, invitava a distinguervi le "parti strutturali" dalle "poesie o
gruppi di poesie”.
In realtà, una lettura frammentaria della Commedia è insostenibile. Negli ultimi anni c'è stato un
orientamento della migliore critica dantesca in senso nettamente filologico e storico-culturale;
c'è però il rischio che questo si traduca in una nuova riduzione della poesia a "letteratura", cioè a
congegno di soluzioni formali per servire un contenuto intellettuale.
Il passo successivo è la riduzione della "letteratura" al suo contenuto, a ideologia o a fede.
Secondo G.Inglese, la Commedia è riuscita unitariamente come opera di poesia, cioè il momento
intuitivo-espressivo si trova sempre a prevalere, in essa, sugli altri.
L'unità d'ispirazione vi si trova attuata nella coerenza e nella costante autenticità dello stile, ma
questo non comporta che in ogni punto del testo siano, invece, uguali l'intensità e la complessità
dell'intuizione-espressione: infatti lo sguardo dantesco abbraccia una prospettiva molto ampia
dell'esperienza umana e può fermarsi sulla più rapida parvenza dei sensi, così come sul motivo
più cupo induratosi nelle cavità dell'animo; e sull'una e sull'altra può fermarsi con valorizzazione
piena dell'oggetto, oppure con un solo cenno fuggevole.
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DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA

Giorgio Inglese

PREMESSA.

  • Per quanto riguarda la lettura della Commedia, una certa cura andrebbe dedicata ai canti proemiali (Inferno 1 e 2), dove si disegna essenzialmente la concezione del poema e si presentano i tre protagonisti: il pellegrino mistico, il suo maestro Virgilio e il suo amore eterno Beatrice.
  • Sarebbe poi proficua, alla fine, una ricognizione d'ordine storico sulla forma letteraria dell'opera: che cosa vuol dire il titolo Commedia, quali testi e quali autori Dante tenne a modelli, come si presenta l'architettura del poema.
  • Si tornerà, quindi, sui brani di cui è più aperta l'ispirazione politica e profetica: le pagine dedicate a Firenze (soprattutto i canti di Cacciaguida nel Paradiso), al disordine d'Italia, alle degenerazioni della Chiesa, alla prossima resurrezione dell'autorità imperiale.
  • Gioverà prendere in esame anche alcuni elementi della filosofia e teologia "scolastica" che Dante ha fatto suoi: ad es. la nozione di "libero arbitrio" che giustifica la divisione delle anime fra 'sommersi' e salvati, e fornisce, insomma, il criterio per la configurazione morale dell'Aldilà. Intesa la Commedia come opera di pensiero, sarà naturale rivolgersi ad essa come ad opera di poesia.
  • Per la coscienza letteraria dell'età di Dante, e di Dante stesso secondo quanto risulta dal Convivio e dal De vulgari eloquentia, "poesia" è la forma verbale, immaginosa e musicale, che l'arte conferisce ad una verità dell'intelletto, per renderla meglio comunicabile, ricevibile, memorabile. Con le parole di San Tommaso: "proprio dell'arte poetica è rappresentare la verità delle cose per mezzo di certe finzioni".
  • Ma Dante sa anche come la poesia dia forma ad una verità interiore altrimenti non attingibile: "I' mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando" (Pg. 24).
  • NB : Non leggiamo la Commedia per riconoscere la nostra posizione di uomini nel Creato, nè la leggiamo soltanto come grandioso documento di storia intellettuale o come monumento di sapienza tecnico-letteraria : la leggiamo perchè le idee e le esortazioni di Dante sono divenute materia per una potente fantasia formatrice.
  • Nel caso di questo poema, la forza dei contenuti morali e intellettuali è tale da rendere molto delicato il problema della "unità" e “organicità" dell'opera: Benedetto Croce, pur affermando che il poema è sicuramente un'unità, poichè i diversi momenti (quello intellettuale- morale e quello lirico) si condizionano l'un l'altro, invitava a distinguervi le "parti strutturali" dalle "poesie o gruppi di poesie”.
  • In realtà, una lettura frammentaria della Commedia è insostenibile. Negli ultimi anni c'è stato un orientamento della migliore critica dantesca in senso nettamente filologico e storico-culturale; c'è però il rischio che questo si traduca in una nuova riduzione della poesia a "letteratura", cioè a congegno di soluzioni formali per servire un contenuto intellettuale.
  • Il passo successivo è la riduzione della "letteratura" al suo contenuto, a ideologia o a fede. Secondo G.Inglese, la Commedia è riuscita unitariamente come opera di poesia, cioè il momento intuitivo-espressivo si trova sempre a prevalere, in essa, sugli altri.
  • L'unità d'ispirazione vi si trova attuata nella coerenza e nella costante autenticità dello stile, ma questo non comporta che in ogni punto del testo siano, invece, uguali l'intensità e la complessità dell'intuizione-espressione: infatti lo sguardo dantesco abbraccia una prospettiva molto ampia dell'esperienza umana e può fermarsi sulla più rapida parvenza dei sensi, così come sul motivo più cupo induratosi nelle cavità dell'animo; e sull'una e sull'altra può fermarsi con valorizzazione piena dell'oggetto, oppure con un solo cenno fuggevole.
  • L'escursione dell'intensità espressiva, però, non deve essere risolta in una formula critica, come quella dell'alternanza fra poesia e non- poesia: nei grandi episodi della Commedia batte l'accento più elevato della creazione e la nostra esperienza di lettori sente di toccare il suo culmine, ma quegli episodi non sarebbero ciò che sono se non fossero inseriti nella sequenza completa degli episodi e delle situazioni. Ogni momento del poema, quindi, è condizionato dalla sua posizione nell'intero. 1. ALLEGORIA FONDAMENTALE E UNITA' NARRATIVA 1.1 I CANTI PROEMIALI (IF. 1 E 2).
  • Nel mezzo del cammina di nostra vita ➔ indica il tempo, il luogo dell’azione
  • Mi ritrovai in una selva oscura ➔ indica io narrante
  • Siamo nel 1300 anno del primo giubileo cattolico indetto da papa Bonifacio VIII, o, rito di perdono, indulgenza e riconciliazione
  • Il verbo ' mi ritrovai ' indica un ritorno alla coscienza: letteralmente è il risveglio dal torpore, o sonno, in cui il protagonista era immerso quando gli accadde di smarrire la ' verace via' ed entrare nella 'selva'.
  • Successivamente il ridestato esce dalla selva e muove in direzione di un colle illuminato dal primo sole, ma viene affrontato da tre bestie: una 'lonza' (felino), un leone e una lupa, la quale gli si fa incontro e lo risospinge nell’oscurità.
  • Appare improvvisamente una figura di incerto contorno ( 'ombra o omo '), che si presenta come lo spirito di Virgilio e riceve quindi l'omaggio di D. ➔ L’atmosfera del racconto cambia: vi irrompe la storia.
  • Selva = Vita mondana
  • Vorace via = cristo
  • il sole = Dio
  • colle illuminato da dio = felicità naturale chi si identifica con la montagna dell’Eden
  • Le bestie =tentazioni diaboliche
  • lupa = immagine della cupidigia e della chiesa corrotta
  • Il velcro non è ancora chiaro cosa sia
  • Virgilio = ragione naturale
  • Beatrice = rivelazione, e rappresenta il crede in dio
  • Il suo smarrimento nella selva non è una condizione individuale rappresenta lo smarrimento del genere umano in questo momento storico
  • la cupidigia non è una tentazione personale di Dante, ma una forza che domina il mondo, e l’unico che la può contrastare è l’impero ➔ Dalla provvidenza si attende che l’arrivo di chi riporti giustizia, e ciò è annunciato da Virgilio, in quanto poeta-profeta dell’impero romano. ➔ mentre la più grave manifestazione della cupidigia è la Chiesa, corrotta per sete di dominio.
  • Virgilio è mandato dalla misericordia, ed annuncia la discesa del poeta presso le genti beate e della guida beatrice ➔ alla domanda di Dante sul senso del viaggio e sul perché proprio lui, non viene data risposta.
  • Dante prende come modello Virgilio, questo implica che abbia come suo modello anche Omero, in quanto questi è stato modello di Virgilio. 1.2 IL VIAGGIO

7° cerchio: I viaggiatori scendono poi alla riva di un fiume di sangue bollente (il Flegetonte), vigilato dai Centauri, dove sono immersi i violenti che infierirono sul prossimo, quello dei violenti (contro il prossimo - contro se stessi - contro Dio, Natura e Arte). ➔ Qui i suicidi sono trasformati in orride piante, fra i cui rami si annidano le Arpìe (ad es. Pietro delle Vigne), mentre gli scialacquatori, violenti contro se stessi nel patrimonio, sono torturati da cagne feroci. Una pioggia di fuoco percuote i violenti contro Dio, che si rivolsero contro il Suo nome (bestemmiatori), o contro le prescrizioni di Natura nella sfera sessuale (pervertiti), o contro il sano esercizio delle arti produttive (usurai). ➔ Fra i peccatori contro la Natura, D. ritrova il maestro della giovinezza, Brunetto Latini: dal dialogo che nasce si disegna un ritratto del protagonista nel segno della gloria letteraria. Virgilio e D. discendono all'ottavo cerchio, suddiviso a sua volta in 10 Bolge. ➔ il capo ghibellino Farinata degli Uberti (che gli profetizza le amarezze dell'esilio) e Cavalcante de' Cavalcanti, padre del suo "primo amico" Guido. 8° cerchio: adulatori e lusingatori, nelle Malebolge sono detenuti gli ingannatori, mentre ai seduttori e ruffiani seguono gli adulatori. Gli ecclesiastici corrotti (detti simoniaci) sono ficcati a testa in giù in pozzetti circolari; Dante, che sogna una Chiesa povera e priva di potere politico, li condanna aspramente. ➔ Lo spirito di papa Niccolò III preannuncia la morte e la dannazione di Bonifacio VIII e di Clemente V. ➔ Ci sono poi gli indovini e maghi, i politici corrotti, gli ipocriti, i ladri, i quali ultimi sono sottoposti ad atroci mutazioni, da uomo a serpente e viceversa: nella descrizione delle metamorfosi, Dante emula i maestri latini. La bolgia dei consiglieri di frode impone al viaggiatore una meditazione sulla necessità di non esercitare l'ingegno senza la ferma guida della morale. ➔ I dannati sono chiusi ciascuno in una fiamma, ma fanno eccezione Diomede ed Ulisse, congiunti nella pena come lo furono nel delitto: da Ulisse, D. ascolta il racconto dell'ultimo viaggio e del naufragio che gli inflitto dalla volontà divina. ➔ Nella stessa bolgia, D. incontra anche il condottiero Guido da Montefeltro, morto in peccato mortale per colpa di papa Bonifacio VIII. Seguono poi i seminatori di scismi e discordie e i falsari. Fra l'ottavo e il nono cerchio, ci sono il biblico Nembròt e altri giganti, uno dei quali, Anteo, depone i viaggiatori sulla superficie ghiacciata del fiume Cocìto. 9° cerchio: traditori di parenti, prigionieri del ghiaccio, sono divisi in quattro zone, denominate dai dannati più celebri (Caino, Antenore troiano, Tolomeo faraone d'Egitto, Giuda): nella Caìna si trovano i traditori dei parenti; nell'Antenòra i traditori politici, fra i quali D. Scorge il conte Ugolino, che si accanisce per l'eternità sul suo nemico, l'arcivescovo Ruggeri; nella Tolomea stanno i traditori degli ospiti, peccato così grave che spesso l'anima cade subito all'Inferno, mentre il corpo, governato da un diavolo, continua a vivere sulla Terra fino alla sua naturale consumazione; nella Giudecca sono puniti i traditori dei benefattori. Al centro della Terra , cioè nel punto più basso del Cosmo, sta Lucifero-Satana, che si ribellò al Creatore e ora maciulla nelle sue tre bocche Bruto e Cassio (traditori di Cesare) e Giuda (che vendette Cristo). Dopo quest'ultimo spettacolo del male, D. e Virgilio imboccano uno stretto cunicolo che attraversa tutto l'emisfero meridionale: usciti all’aperto, possono 'riveder le stelle'. Purgatorio.

  • Al termine della notte, si trovano sulla spiaggia antistante il monte dell'Eden, sede del Purgatorio.
  • Custode del luogo è Catone : nel suo suicidio Dante ha visto un esempio di libertà morale prefigurante la libertà dal male che Cristo ha portato agli uomini. ➔ Catone ordina che D. sia deterso con la rugiada e cinto di giunco.
  • Poi approda, condotto da un angelo, un gruppo di anime salve, fra le quali D. incontra l'amico Casella, musicista; poichè le anime si attardano rapite dal suo canto, Catone deve intervenire per sollecitarle a dare inizio all'espiazione.
  • Traendo spunto da un fenomeno che la luce del giorno ha rivelato (cioè che la figura degli spiriti non fa ombra), Virgilio attesta i limiti della ragione e l'inappagato desiderio in cui vissero e ora soffrono nel Limbo i savi privi di fede (Aristotele, Platone e molti altri). Nella zona dell’Antipurgatorio: ➔ sostano i morti in stato di scomunica e coloro che si pentirono solo in fin di vita: dalla schiera dei morti scomunicati parla la figura di Manfredi, re di Sicilia. ➔ Bonconte da Montefeltro narra di come fosse sorpreso dalla morte in battaglia e salvasse l'anima rivolgendosi alla Vergine Maria, mentre poi parla brevemente una donna gentile, assassinata dal marito, la Pia. Anche altri spiriti chiedono a D. di ricordarli alla preghiera dei viventi, che può abbreviare le loro penitenze. ➔ Resta in disparte un'anima, quella del trovatore Sordello: il suo entusiasmo, per l'incontro col compatriota mantovano Virgilio, evoca un accorato lamento di Dante sulla presente divisione e servitù d'Italia. ➔ Sordello conduce i due viaggiatori in una valletta dove potranno trascorrere la notte: il luogo è abitato da un'altra schiera di negligenti, ovvero re e principi che hanno imperfettamente adempiuto il mandato loro conferito da Dio (Rodolfo d'Asburgo e altri). D. incontra qui l'amico Nino Visconti, mentre da Corrado Malaspina ha la profezia di un lieto soggiorno in Lunigiana. ➔ Sogna poi di essere rapito da un'aquila e, al risveglio, si trova effettivamente dinanzi alla porta del Purgatorio, essendovi stato trasportato da santa Lucia. L'angelo portinaio incide sulla sua fronte sette P, corrispondenti ai 7 peccati capitali, che verranno cancellate ciascuna all'uscita dal corrispondente girone. 1° Cornice: le anime espiano i peccati di superbia , oppresse da macigni: il celebre miniatore Oderisi da Gubbio ammonisce D. circa la vanità della gloria mondana; sul pavimento sono invece figurati esempi di superbia punita, fra cui la rovina di Troia. 2° Cornice: gli invidiosi hanno le palpebre cucite e ascoltano esempi di carità e di invidia. 3° Cornice: D. ha la visione estatica di esempi di mansuetudine ("ira buona"): nella tenebra che avvolge gli iracondi, il motivo politico è ripreso dal discorso di Marco Lombardo sui poteri universali, Chiesa e Impero. 4° Cornice: gli accidiosi sono costretti a correre senza posa, per contrasto alla pigrizia nell'amore per i beni spirituali. 5° Cornice: D. visita gli avari e i prodighi: stesi bocconi con mani e piedi legati, alternano lodi della povertà e deprecazioni dell'avarizia. Uno di loro, Ugo Capeto, maledice i re francesi, suoi discendenti. Appare un'anima che, appena liberata dalla penitenza, sale verso il Paradiso: è il poeta latino Stazio, che riconosce in Virgilio il proprio maestro artistico e spirituale. 6° Cornice: I tre poeti attraversano quindi la sesta cornice, quella dei golosi, ischeletriti dalla fame e dalla sete che suscita in loro la visione di un albero carico di frutti e stillante acqua. D. incontra l'amico Forese Donati, col quale condivide il rimorso per il passato avvolgimento nella vita mondana. A Bonagiunta da Lucca, invece, D. spiega che il proprio

6° Cielo = di Giove, gli spiriti saggi e giusti formano il disegno di un'Aquila: essa ragiona sull'imperscrutabile giustizia divina, da cui furono salvati anche pagani come l'imperatore Traiano; 7° Cielo = quello di Saturno, si trovano gli spiriti che si diedero alla vita contemplativa , come Benedetto da Norcia. 8° Cielo = Beatrice e D. salgono verso il Firmamento, è il cielo delle Stelle fisse, non un cielo in cui si ripartiscono i beati, bensì dove risiedono le anime trionfanti. ➔ Dopo una visione di Cristo e Maria trionfanti, D. subisce un esame dottrinale, il cui fine è esaltare il suo possesso delle virtù teologali: San Pietro lo interroga sulla Fede, San Giacomo sulla Speranza, San Giovanni Evangelista sulla Carità. ➔ A sua volta, D. chiede ad Adamo chiarimenti sulle prime vicende del genere umano: Adamo rivela che la lingua parlata da lui era già "spenta" al tempo della confusione babelica (a correzione di quanto si legge nel De vulgari eloquentia, dove la lingua dei primi uomini è identificata con l'ebraico). 9° Cielo = Beatrice e D. raggiungono il nono cielo, il Primo Mobile. Qui Beatrice rivela a D. l'ordine delle schiere angeliche, ciascuna delle quali è deputata al movimento di un cielo, e chiarisce inoltre che nelle anime sante l'amore per Dio segue alla visione intellettuale. Empireo = è al di là dai cerchi celesti, non ha esistenza fisica, nè altro "luogo" che la mente divina. D. ha la visione di un fiume luminoso, poi di un anfiteatro a forma di Rosa, sui cui gradini siedono i beati, con al centro Maria. ➔ Beatrice raggiunge il suo posto, mentre a D. si avvicina, come terza e ultima guida, Bernardo da Chiaravalle , il grande mistico: la sostituzione della guida allegorizza il passaggio dal credere, per fede nella verità rivelata, al contemplare direttamente Dio. ➔ Bernardo prega Maria di concedere al pellegrino mortale una visione di Dio: la visione si realizza, in sublimi forme che la memoria di Dante non ha potuto ricevere, e che la sua arte può quindi rendere soltanto in modo allusivo e schematico. La visione della suprema verità è riferita come un"fulgore" di incondizionata partecipazione all'amore 'che move il sole e l'altre stelle’.

2. L'INVENZIONE STRUTTURALE DATA DI COMPOSIZIONE - Secondo una tradizione riferita dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante , i primi 7 canti dell'Inferno sarebbero stati composti da Dante ancora a Firenze, prima dell'esilio (ma in realtà proprio nel VI canto Ciaccio recita la "profezia" della rovina dei Bianchi nel 1302). - Tra il 1307 -1315 perché non ci sono attestazioni presenti e ci sono due dati importanti: 1) battaglia Montecatini 1315 2) profezia morte Clemente V che avverrà nel 1314 ➔ di conseguenza nel 1300 può essere solo ambientata e non scritta - Dante lavorò al poema almeno per 15 anni. TITOLO E GENERE - Il poema dantesco fu subito noto come " la Comedìa "; ↳ Dante scelse come titolo generale, il sostantivo indicante il genere, ovvero per metonimia lo stile dell’opera + nell’ epistola a Cangrande , il poema è detto comedia , in riferimento: 1) alla lingua volgare

  1. allo stile dismesso e umile Perché questo nome? 1)Commedia perché segna una linea di demarcazione con il genere della tragedia, noto con uno stile elevato 2)l'autore volesse alludere non solo al volgare, ma anche grado stilistico, all'insieme delle risorse letterarie impiegate: la lingua, I personaggi, gli oggetti, gli ambienti rappresentati
  • Divina Commedia è una formula boccacciana, utilizzata come titolo a partire dal 1555. Modelli: Eneide (enea), scritto nella più pura e intangibile "grammatica", di espressione sempre ricercata e nobile e avente come protagonista un re, fondatore del più grande impero. ↳ Differenze con Eneide: ➔ la Commedia è scritta non in latino, ma in volgare fiorentino che, qualche anno prima, l'autore stesso avrebbe definito "municipale"; ➔ non ha per protagonista un eroe maestoso, ma un uomo comune che non esita a mostrare anche le sue debolezze. ➔l'autore o i suoi personaggi si esprimono con sarcasmo , immagini esuberanti, riferimenti alla cronaca minuta: soprattutto questo elemento "comico" riesce a dare un’impronta inconfondibile all'espressione, anche quando la materia si innalza. ➔ Naturalmente la sostanza di questa scelta stilistica è tutta spirituale: Dante si impersonifica come il comune cristiano che deve purificarsi e per questo il punto di riferimento sono le Sacre Scritture ➔ soprattutto profetica ed evangelica (letta da Dante nelle due versioni latine, la Vetus e la Vulgata di san Girolamo). MODELLI: LA LETTERA VISIONARIA E L’ENEIDE
  • La Commedia narra la storia di un'anima, sotto la forma di un viaggio nei tre regni dell'Aldilà
  • Il poema è quindi legato a testi della tradizione deputati al resoconto di visioni d’Oltretomba:
  1. Visio Pauli (la versione latina risale al V sec. d.C.) secondo la Visio, Paolo viene condotto da un angelo alla Città di Cristo, dove incontra santi e profeti, e poi visita l'Inferno, dove si trovano prima coloro che non furono nè giusti nè empi e poi numerose schiere di peccatori sottoposti a diverse pene. Infine Paolo è ammesso nell'Eden, dove contempla Maria.
  2. la Visione di Alberico da Montecassino in cui Alberico, durante un sonno, "si vede" viaggiare per l'Aldilà sotto la guida di san Pietro: in questo caso, certi paralleli con la Commedia sono innegabili, ma vanno riferiti alla comune tradizione e impostazione piuttosto che ad una filiazione diretta.
  • Dante presenta se stesso come il primo fra i "moderni" cui Dio abbia concesso di visitare la sua "corte" (Pg 16).
  • Il solo vero "modello" letterario del suo viaggio è la discesa di Enea agli Inferi, per incontrarvi l'ombra del padre Anchise, narrata da Virgilio nel VI libro dell'Eneide. ↳ Dante considera la discesa di Enea come un evento reale, voluto da Dio per favorire la fondazione dell'Impero romano: Enea scende sottoterra guidato dalla Sibilla; nel vestibolo del regno dei morti incontra esseri mostruosi e scorge le ombre di coloro che morirono prima del termine naturale, ripartite a giudizio da Minosse in sedi diverse. Enea e la sua guida passano poi nella sede luminosa degli spiriti beati, dove si trova Anchise. Alle acque del Lete, che producono oblio, si dissetano le anime che, dopo una purificazione di mille anni, sono destinate a reincarnarsi: fra loro, Anchise indica
  • Nelle balze dell'Antipurgatorio, i morti scomunicati e gli spiriti negligenti attendono di iniziare l'ascesa.
  • Alla vera e propria porta del Purgatorio è addetto un angelo guardiano e, oltre di essa, il monte è cerchiato da sette gironi, vigilati ciascuno da un angelo: dapprima si purificano la superbia, l'invidia e l'ira, poi l'accidia e alla fine l'avarizia (e prodigalità), la gola e la lussuria (= 7 vizi capitali) Paradiso
  • Dante immagina che le anime purificate ascendano (dal basso verso all’alto) all'Eden: qui Matelda le porta a bere dai fiumi Letè (che cancella il ricordo delle colpe) ed Eunoè (che invece ravviva la memoria del bene). ➔ A questo punto, esse sono perfettamente "disposte a salire alle stelle".
  • Per Dante, gli spiriti beati contemplano e amano Dio in una dimensione ontologica posta al di là dello spazio e del tempo: l'Empireo.
  • Ogni beato è perfettamente soddisfatto nella propria capacità di godere la presenza di Dio: la misura di questa capacità dipende a sua volta dalla grazia che Dio ha concesso a ciascuno.
  • Per conferire anche alla terza cantica la dinamica di un viaggio, Dante finge che diverse schiere di anime sante gli si offrano in visione in ciascuna delle sfere celesti.
  • Al moto delle sfere sono preposti i cori angelici, in questo ordine: Angeli (Luna), Arcangeli (Mercurio), Principati (Venere), Potestà (Sole), Virtù (Marte), Dominazioni (Giove), Troni (Saturno), Cherubini (Stellato), Serafini (Primo Mobile).
  • La struttura dell'Aldilà dantesco mostra un'evidente ricerca di simmetria: sul numero dei cieli è rifatto quello dei cerchi infernali, e anche le zone del secondo regno possono essere portate a nove, se alle 7 cornici si aggiungono l'Antipurgatorio e l'Eden. ANTICHI E MODERNI
  • Il rapporto fra Eneide e Commedia non si esaurisce nelle corrispondenze narrative: la scelta di Virgilio come guida per l'Inferno e il Purgatorio, permette di capire come Dante si sentisse discepolo spirituale e poetico di Virgilio.
  • Dante concepiva la Commedia come l'Eneide dei tempi moderni , "poema sacro" come "sacro" era stato definito il poema romano:
  • A Dante l'epos di Virgilio, Lucano e Stazio si presentava come un complesso di invenzione letteraria, racconto storico e sapienza filosofico-religiosa: imitarlo voleva dire ripetere tale complessità.
  • Virgilio aveva cantato il mondo nella perfezione della felicità naturale, alla vigilia della Redenzione; la Commedia avrebbe annunciato, a un mondo dominato dal male, il riscatto ormai vicino.
  • Si potrebbero citare moltissimi casi di immagini o versi danteschi tratti da Virgilio (aemulatio): ad es., quando nell'Eden D. rivede Beatrice, dopo dieci anni di distacco, si volge a Virgilio con la frase "Conosco i segni de l'antica fiamma”.
  • Sono parole di Didone, accortasi di risentire, per Enea, la passione d'amore che credeva spenta dopo la morte del marito. Tuttavia, sebbene la traduzione sia letterale, il pathos è ben diverso, dalla vertigine sensuale (che Didone vorrebbe respingere da sè) ad una purissima dedizione dell'anima.
  • NB : Il magistero degli "antichi", greci e latini, resta il fondamento dell'arte poetica "moderna": gli antichi dèi e le Muse restano il simbolo dell'ispirazione poetica.

Tuttavia, il corso della "storia" dell'arte, che necessariamente discende dai maestri agli alunni, non coincide con quello della "storia" dello spirito umano, che invece ascende dall'oscurità del paganesimo alla luce dei tempi cristiani.

  • Il poeta moderno, l'alunno, ha quindi una visione del vero incomparabilmente superiore a quella dei maestri, e dovrà affrontare la descrizione del Paradiso celeste senza potersi giovare di alcun modello classico: all'inizio del Paradiso, infatti, Dante proclama solennemente l'eccezionalità e la novità della sua impresa.
  • Rapporto tra Virgilio e Dante ricalca quello tra Virgilio ed Omero. L'"IO" CRISTIANO
  • Elementi in comune tra Commedia e Eneide (e ai modelli complementari: la Farsaglia di Lucano e la Tebaide di Stazio):
  • narratore - autore es. modelli precedenti ➔ Roman de la roseTesoretto
  • Caratteristiche:
  • narratore = autore = protagonista nella Divina Commedia
  • io della Commedia = io lirico della Vita Nova ➔ ma storicizzato nella prospettiva cristiana della salvezza
  • Dante storico ≠ nel Dante personaggio ➔ perché non equivale a identificazione postivistica del primo con il secondo
  • il personaggio storico conserva la sua realtà storica solo in base alla funzione attribuita ( Etienne Gilson )
  • Per cogliere la logica dell'autobiografia dantesca (smarrimento nella selva delle passioni, percorso di redenzione etc.), bisogna tener presente “l'archetipo" dell'autobiografismo cristiano: le Confessioni di sant'Agostino. Il senso profondo dell'esistenza individuale è nel rapporto con Dio e la sua vicenda è un allontanarsi da Lui e un avvicinarGlisi. ↳ Storia individuo = storia umanità (in modo reale) ➔ Cristo ha patito per ogni singolo uomo, e ogni singolo uomo è chiamato a convertirsi. Le Confessioni narrano uno sviamento e una conversione, che appartengono realmente all'individuo Agostino = appartengono al genere umano e a ognuno di noi. ➔ La dimensione personale autobiografica della Commedia è la storia di uno sviamento e di una conversione, di un "esilio" e di uno sperato ritorno in patria, che appartengono singolarmente a Dante e realmente al genere umano. SIMBOLISMO NUMERICO E ARCHITETTURA DEL POEMA
  • L' Eneide è una narrazione in metro eroico (esamentro), divisa in 12 libri: il contenuto permette di distinguere una prima esade (i viaggi, esemplati sull'Odissea) da una seconda (la guerra, sul modello dell'Iliade).
  • In mancanza di ogni precedente epico in italiano, a Dante si ponevano due problemi:
  1. la scelta del verso, con cui emulare la grandiosità narrativa dell’esametro : ➔ poteva rifarsi a Lentini accoppiano il settenario ( Tesoretto ) ➔ la scelta cadde sul verso più ampio e più vario della tradizione italiana, cioè l’endecasillabo (=accento ritmico si trova sulla decima sillaba). ➔ la forma a cui fa riferimento/ forma archetipo:
  • Nel poema, il rapporto tra figura e figurato non è d'ordine convenzionale e arbitrario (Donna=Filosofia ecc.), ma è stabilito sul piano della realtà narrativa: Dante è colui che mal vive , Virgilio è un eroe della ragione , Beatrice è una santa ecc.
  • Impiantati sull'allegoria fondamentale, anche alcuni episodi hanno sicuramente un proprio significato "spirituale", che sta al di là del "velo" letterale; e Dante ce ne avverte con espressioni appropriate (ad es. in Pg 8, 19-21): - i tre sogni del Purgatorio: l'aquila d'oro del 9° canto ( la grazia divina ), la femmina balbuziente del 19° canto ( i beni mondani ) e Lia nel 27° canto ( la vita attiva ). - la minaccia di Medusa. immagine del dubbio in materia di fede (?)
  • In generale, non si può escludere che anche qualche altro momento della narrazione sia portatore di un soprasenso, ed è ben plausibile che vari particolari della situazione e dell'azione siano rilevati da Dante proprio per questa ragione.
  • Del resto, tutta l'organizzazione liturgica del passaggio purgatoriale è, di per sè, allusiva ai contenuti e alle fasi di un processo ascetico. • Ma la ricerca maniacale del senso mistico, quando si spinga al di là degli elementi meglio riconoscibili: - da una parte è condannata a restare priva di ogni verifica obiettiva; - dall'altra, si risolve in un nulla di fatto, dal momento che i valori (estetici, intellettuali e morali) della Commedia sono tutti pertinenti al senso letterale: non può esserci niente di veramente importante, nel soprasenso (= significato allegorico) del poema, che non sia già assicurato e dichiarato dal senso letterale. VISIO E FICTIO.
  • La questione dell’allegorismo si lega strettamente all'altra dello statuto attribuibile alla "visione" dantesca.
  • La fictio (finzione) narrativa ci dice che Dante viaggia per l'Inferno e per il Purgatorio con il corpo "corruttibile" e "sensibilmente"; resta indecisa la condizione in cui è svolto il percorso celeste. ↳ Di fatto, l'ascensione attraverso i cieli fisici è descritta come se il protagonista la compisse con il corpo. Tutto ciò, sia ben chiaro, attiene comunque alla finzione del racconto; ma nel caso della Commedia, l'antecedente della creazione poetica è una materia esclusivamente intellettuale e affettiva? Oppure è anche un'esperienza di tenore mistico, cioè un'esperienza mentale vissuta come autentico contatto con il divino?
  • A questo proposito, gli antichi commentatori si dividono:
  • fra i molti che sottolineano lo statuto normalmente letterario del poema (“ quando l'autore dice di essere disceso in Inferno, come colui che lo fece intellettualmente e con la fantasia, non di persona, vuol significare di essere disceso all'infimo stato del vizio ed esserne risalito ”);
  • e i pochi che ne proclamano la validità di testo ispirato (" Dante fu la penna dello spirito santo ").
  • il "vero" teologico-filosofico è assicurato dalle fonti che, nella Monarchia , Dante chiama documenta (insegnamenti) spiritualia e phylosophica : il "giuramento al lettore" di If 16 riguarderà quindi ciò che è proprio della poesia, quando essa non è involucro (didattico, allegorico), ma visione del "vero". Che funzione ha l’alta poesia?
  • L'alta poesia ha avuto ed ha la possibilità di "sognare" verità di ordine storico-provvidenziale, altrimenti irraggiungibili dall'intelletto umano: i poeti antichi "videro" il Paradiso terrestre, Virgilio "vide" l'universalità dell'Impero; il poeta moderno, per la 'cortesia' dell'Onnipotente, vede lo stato del mondo. ↳ essa è quindi una variante della scrittura profetica FIRENZE E L’ITALIA
  • Nei libri profetici del Vecchio Testamento, leggiamo che il profeta ha ricevuto da Dio l'incarico di manifestare i peccati del popolo: egli preannuncia a Israele la punizione imminente, e ciò lo rende odioso ai concittadini; alla fine, tuttavia, la giustizia regnerà. ➔ il discorso dantesco ripete queste movenze.
  • Nell'epistola inviata ai cardinali italiani, dopo la morte di Clemente V, Dante afferma 'Gratia Dei sum id quod sum ': come nell'epistola, nella Commedia la visione dantesca degli accadimenti politici si risolve nell'indignazione della coscienza morale e nella certezza che la Provvidenza tiene comunque nelle sue mani il filo della storia.
  • Il mondo di Dante è Firenze , amata e nondimeno esecrata, in quanto matrice del ' maledetto fiore ' (il fiorino d'oro) che ha corrotto la Chiesa.
  • La passione dell' exul immeritus (così Dante firmava le sue epistole per l'imperatore Arrigo) è viva attraverso tutto il poema.
  • Quando interroga Ciacco sui motivi della "discordia" che ha assalito Firenze, Dante riceve una risposta che rinvia a cagioni universali: 'superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c'hanno i cuori accesi ' (If 6).
  • Il canto di Brunetto Latini , invece, presenta l'odio dei concittadini per Dante come una forma di risposta (negativa) barbarica per Roma e per il valore della giustizia incarnato da Roma; a questo fine viene richiamato il mito della doppia origine della città, dai romani e dai fiesolani (If 15).
  • Mentre nel 10° canto, rispondendo a Farinata, D. ha ancora accenti di orgoglio guelfo, le parole di Brunetto proclamano il distacco dell'esule da entrambe le "parti" (NB: dal 1302 i guelfi "bianchi" avevano di fatto confuso le loro sorti con quelle dei vecchi ghibellini), e la sua separazione dal mondo municipale, ormai sentito come un falso "intero", irrimediabilmente corruttibile.
  • Il compenso lirico di questa separazione si trova nei canti di Cacciaguida, nel vagheggiamento della Firenze antica: è un sogno di serenità patriarcale e trasparenza etica (Pd 15).
  • Ma la voce della nostalgia si alterna sempre a quella dell'indignazione, del sarcasmo: il ricordo del passato rinasce sempre dal disgusto per il presente.
  • Nel 16° canto Cacciaguida indica il motivo "strutturale" della decadenza: Firenze si è guastata perché, ingrandendo sè e il suo dominio (per cupidigia), ha assorbito abitanti del contado, che a loro volta hanno introdotto in lei nuovi impulsi di conflitto, di ambizione sempre più violenta. ➔ Da un lato, Cacciaguida precisa la gravità della commistione delle stirpi in danno della purezza originaria; ➔ dall’altro, riannoda la vicenda fiorentina alla storia universale, collegando l'espansionismo comunale alle lotte della Chiesa contro l'Impero: la rovina morale di Firenze è solo il caso particolare di uno spettacolo universale.
  • In Pg 14, il ghibellino ravennate Guido del Duca disegna, prima, un'orrida "carta" della Toscana; poi rammenta la dolcezza del vivere nella Romagna dei suoi tempi (i primi del Duecento), in brutale contrasto col presente.
  • Analogamente, in Pg 16 Marco Lombardo ricorda e compiange la sua terra, affermando che vi si trovavano cortesia e valore 'prima che Federico avesse briga', cioè prima che il pontefice romano si levasse contro Federico imperatore (1230 ca.).
  • Agli occhi di Dante, le forme dello stato cittadino (sia quelle più propriamente comunali, come le toscane, sia quelle signorili, diffuse in area padana e romagnola) si sono pervertite, soprattutto nella seconda metà del secolo, per il venir meno di una salda guida imperiale; anche peggiore è la sorte del 'regno' meridionale in mano agli Angioini.
  • Quando considera lo stato della penisola nel suo insieme, Dante pronuncia la celeberrima invettiva di Pg 6: ' Ahi serva Italia... ': accusa l'ingerenza della Chiesa nel dominio temporale e accusa l'ignavia "crudele" dell'imperatore Alberto d'Asburgo (gli si rivolge come a vivente, ma già ammonendo, con tono profetico, il successore Enrico, eletto nel 1308).

Ora, ' le leggi ci sono, ma chi pone mano ad esse'? Nessuno, risponde Marco: mancando l'imperatore (perché Alberto d'Asburgo era eletto ma non incoronato nell'anno della visione), la gil quale guida che resta, il papa, non ha la virtù necessaria ad amministrare la giustizia + i popoli vedono che il loro pastore mira ai beni materiali, e si abbandonano alla cupidigia. ↳l'imperatore-monarca, è immune da cupidigia ed è l’unico a poter amministrare la giustizia con perfetta equità.

  • Nessun altro uomo è immune da cupidigia, neanche il papa: dato che il papa non è immune da cupidigia, non può amministrare equamente la giustizia. ➔ Difatti non è questa la sua missione: egli è ispirato da Dio come pastore spirituale, ma nella dimensione temporale resta un uomo che necessita di sottostare a delle leggi. Teoria dei due soli
  • Roma = mondo ➔ aveva "due soli", per illuminare le due vie alle due felicità, la naturale e l'eterna (Pg 16). Tuttavia il "sole" spiriturale ha spento il "sole" temporale ➔ in quanto colui che detiene lo scettro pastorale (potere spirituale) congiunge a quello la spada (potere temporale), non la teme più, cede alla cupidigia e fa cadere anche l'esercizio della sua missione spirituale.
  • I versi dedicati, in ogni cantica, alla degenerazione del sacerdozio sono fra i più vivamente sentiti di tutto il poema: - Si rammenti il dittico dedicato a san Francesco e san Domenico (Pd 11 e 12): i due "prìncipi" furono suscitati dalla Provvidenza in favore della Chiesa, che 'aveva dispetta la povertà'; ma, poco dopo la scomparsa dei due santi, gli ordini da loro fondati, i Predicatori e i Minori, sono degenerati. - l'ardente orazione di san Pietro in Pd 27 che, insieme all'annuncio della prossima restaurazione imperiale (Pg 33), è il più rilevante fra i " documenti " propriamente profetici della Commedia: la vacanza spirituale del trono di Pietro, al tempo di Bonifacio VIII (anno della fictio) come, per lecita estensione, al tempo di Giovanni XXII (anni della composizione).
  • NB : E' necessario comunque precisare che Dante non pensa che il genere umano sia ricaduto nella condizione di Adamo dopo il peccato originale: la lupa-cupidigia vieta all'umanità di conseguire la felicità naturale, e così rende più difficile, ma non impossibile, al singolo fedele l'ascesa alla felicità eterna.
  • In più di un'occasione, Dante proclama che la donazione di Roma al papa, da parte di Costantino , fu illegittima e perniciosa ➔ essa diede inizio al temporalismo ecclesiastico.
  • Tuttavia, il canto di Giustiniano sul 'volo' dell'aquila imperiale attraverso i secoli (Pd 6) racconta di un mondo che, pur dopo Costantino, fu ben retto sia dallo stesso Giustiniano, sia da Carlo Magno: il fuoco della polemica è ora sulle "parti", che si oppongono all'Impero o vorrebbero usurparne il segno. ↳ Così, quando Marco Lombardo rammenta lo stato felice della Lombardia, “ prima che Federico avesse briga” idealizza l'ordine perfetto dei 'due soli' in un passato che non ha concreta rispondenza cronologica, ma è solo il fondale su cui viene condannata la degradazione presente.
  • La visione dantesca dell'Impero è utopica:
    • con questo termine si vuole sottolineare lo spirito radicalmente antipolitico del disegno dantesco. Infatti, in un mondo regolato dai physolophica documenta e guidato sapientemente dall'imperatore con la briglia e con il freno, non c'è alcuno spazio per il conflitto, per quella lotta fra soggetti indipendenti tipica della dimensione della politica, e che Dante può pensare solo come humana cupiditas.
  • In questa posizione sin può cogliere il senso d'impotenza dinanzi alla spietata energia dei processi di sviluppo socioeconomico a fine Duecento, in centri come Firenze: urbanizzazione, mercantilismo, industrializzazione.
  • il radicalismo utopistico consente a Dante di scorgere il profilo violentissimo delle lotte fra uomo e uomo. GLI ULTIMI GIORNI
  • Per il cristiano Dante, i lineamenti fondamentali della storia umana sono scritti nell' Apocalisse di san Giovanni: il profeta narra di una lunga battaglia fra Dio e Satana per il dominio del mondo, nella quale gli eserciti contrapposti sono guidati dal Messia e dall'Anticristo, a fianco del quale c'è la grande meretrice Babilonia. ↳ Il Messia sconfigge Satana e lo incatena per mille anni, durante i quali Cristo regna sul mondo. Rimesso in libertà, Satana guida un nuovo assalto, ma le sue forze vengono distrutte: scocca quindi l'ora della resurrezione universale e del giudizio finale, cui segue l'instaurazione del regno eterno di Dio. ➔ per l'autore dell' Apocalisse , 'Babilonia' = Roma imperiale. ➔ mentre per Dante 'Babilonia' = Roma sede della Chiesa corrotta. Nello schema apocalittico l'insorgenza trionfante del male precede immediatamente la vittoria del Messia: non a caso, nel corso dei tempi, le personalità religiose più sensibili hanno voluto scorgere nell'estrema miseria del loro presente il segno di una prossima redenzione; ed è innegabile che lo schema apocalittico operi anche nella visione dantesca.
  • La figura del Veltro = tratti romano-imperiali + una fisionomia escatologica, poiché di lui si dice che verrà a chiudere il "tempo" aperto dalla seduzione satanica nell'Eden. ➔ Dopo la vittoria del Veltro, infatti, la cupidigia sarà esclusa dal mondo ➔ di conseguenza anche l'Impero non sarà più necessario.
  • Vi è poi l'accenno di Beatrice al fatto che i seggi dei beati in Paradiso sono quasi tutti occupati (Pd 30): questo è certamente un motivo apocalittico, anche se già nel Convivio Dante mostra di condividere l'idea che il moto del mondo stia per arrestarsi. NB : Accanto a queste indicazioni, va rilevato però un dato macroscopico: la preponderanza dell'esortazione eticopolitica sull'annuncio profetico-apocalittico. ↳ Dante chiama ad agire, fa appello alla responsabilità di ciascuno e di tutti, incita a combattere contro il male nella storia, più che ad attendere la fine di essa. E nonostante le sconfitte registrate nel corso stesso della stesura dell'opera (anzitutto, la vicenda di Enrico VII), Dante sa che il trionfo del bene avverrà nel segno storico dell'aquila romana.
  • In Pg 33 si ha infatti la rivelazione di Beatrice che ' un cinquecento diece e cinque, messo di Dio, anciderà la fuia [ladra]...' : l'enigma "cinquecento diece e cinque" si scioglie verosimilmente come DVX (515 in numeri romani) simile al termine DUX; ma soprattutto conta che tale messo di Dio sia presentato come erede dell'Aquila, ossia come un imperatore romano. ➔ quindi un nuovo imperatore verrà a risolvere la situazione. — E conta che, come principale aiutante nell'opera di redenzione, Dante (per bocca di Cacciaguida) indichi un fedele dell'Aquila come Cangrande, vicario imperiale (Pd 17). 4. QUESTIONI DI DOTTRINA IL DESIDERIO NATURALE DI CONOSCERE
  • Dopo l'esperimento incompiuto del Convivio e del De vulgari eloquentia , l'impegno filosofico di Dante culmina nella Monarchia.
  • Nella storia di Dante, le figure del poeta e del filosofo si alternano: il poeta si rifà a temi filosofici
  • il filosofo riprende e schiarisce logicamente i motivi sentiti dal poeta.

➔ I movimenti celesti sono prodotti dagli angeli motori nei quali si riflette la volontà creatrice di Dio. Per cui il mondo sensibile è un immagine dell’amore divino. L’ANIMA UMANA

  • Dante chiede come posso gli spiriti dannati patire pene materiali, Stazio comincia a rispondere descrivendo la genesi dell’anima umana: ↳ nel corpo umano c’è un sangue perfetto, che non si mischia con quello delle vene e si trova nel cuore, che scende nella la parte migliore maschile e diventa seme + parte migliore femminile (ovulo) = questa unione porta alla nascita della virtù informativa che porta alla formazione del feto ↳ tramite questa virtù il feto si dota di una anima vegetale (che è come quella della piante, che però ha finito il suo processo di crescita) ➔ successivamente la virtù sensibile le fa assorbire tutte le sensazioni che la circondano (acquisizione di capacità di movimento e di sensazione) diventando quindi un’ anima sensitiva. - per Averroè diceva anima ed intelletto sono separate perché nel copro non vi è una sede per l’intelletto ➔ secondo Stazio lui si è sbagliato - il cristiano sa che l’anima intellettuale e personale è creata da Dio attraverso la virtù intellettiva, ed immessa nel feto ↳ alla fine queste 3 virtù si uniscono in un anima sola.
  • Cosa accade dopo la morte? Perché i Dannati soffrono? Quando il corpo muore l’anima immortale perde le virtù tranne quella formativa, che porta con se e che costringe l’aria che ha intorno a prendere la forma che aveva nel corpo quando era viva, e ne prende anche le sensazioni. ➔ quindi attraverso questo corpo fittizio le anime patiscono e manifestano la pena LIBERO ARBITRIO Pg. 16
  • Marco Lombardo riconosce le influenze celesti sul temperamento naturale degli individui, soltanto un primo impulso ai desideri e alle azioni: ma l’intelletto resta libero di distinguere fra bene e male, e libera resta la volontà di perseguire l’uno o l’altro. - Virgilio
  • Pg. 18 Virgilio dice che l’amore è in potenza nell’uomo, ed è quindi sempre buono, e nel momento in cui si manifesta può diventare cattivo, ed è l’intelletto a vigilare come l’amore si esprime e verso chi. ➔ su questo concetto i filosofi antichi hanno creato la morale. ↳ Secondo Virgilio all’anima una sono impressi dall’origine i principi primi della ragione e la tensione istintiva al bene ➔ quest’ultima è anteriore alla scelta morale, fra la tensione e l’azione concreta interviene appunto il libero giudizio che da o nega il suo assenso + il libero giudizio è dato a tutti, conclude il poeta. PROVVIDENZA
  • La dottrina cattolica dice che dopo il peccato originale l'uomo non può operare bene senza l'aiuto della grazia, infatti Virgilio non può superare la paura di diavoli nel basso inferno se non dopo il soccorso celeste.
  • Dante nella Commedia vuole fare appello alla responsabilità e alle virtù del lettore, vuole dare speranza a chi stenta con angoscia alla propria condizione. ➔ Pensa che la speranza può vincere la volontà divina in quanto essa vuole essere vinta questo concetto è affermato nel canto XX del paradiso.
  • Nel VII canto del Paradiso Beatrice spiega che il primo peccato fu troppo grave perché l'uomo potesse meritarne una giusta soluzione, perciò la bontà di Dio si spinse fino a dare se stesso per l'uomo che si rivelò malvagio. La salvezza di Dante personaggio avviene per misericordia divina.
  • Dante crede che l'attimo del Pentimento è ciò che differenzia il destino dei salvati da quello dei sommersi.
  • Il tema della Predestinazione è analizzato secondo un punto speciale: la condanna o la salvezza dei non credenti. È risaputo che luogo di coloro che non ebbero il battesimo è il limbo, il personaggio di Virgilio è caratterizzato da questo malinconico inappagamento del desiderio naturale di verità. In Dante ricorre un tormento che riguarda questo aspetto della giustizia divina. Nel XX canto del Paradiso la visione dell'aquila nel cielo di Giove rivela a Dante la presenza di Rifeo e Traiano, che erano pagani. La salvezza di questi due giustissimi sta nell’onnipotenza dell'amore divino. Nella commedia la fede della predestinazione non ha carattere selettivo ma da una speranza illimitata.
  • Il tema della predestinazione riguarda soprattutto i giusti vissuti fuori dalla fede, infatti essi sono collocati nel limbo, vi è però per quanto riguarda la fede nella predestinazione non è un carattere selettivo come tipico della storia del cristianesimo, ma al contrario è il senso di speranza illimitata. 5. I PERSONAGGI IL POETA DEL MONDO TERRENO
  • Duplice soggetto: ➔ senso letterale = condizione dell'anima dopo la morte (quindi il viaggio salvifico) ➔ senso allegorico = uomo soggetto al premio o alla morte (quindi la misericordia divina)
  • Il vero soggetto di Dante non è il mondo dei morti, ma quello dei vivi, infatti gli uomini che si presentano a Dante hanno fisionomia e passione dei viventi.
  • Per il Dante filosofo ➔ le anime vivono eternamente o in pena o nella gioia mentre
  • per il Dante poeta ➔ ogni personaggio è colto nel momento culminante della sua vitalità nel bene o nel male.
  • Auerbach commenta dicendo che l'aldilà diventa teatro dell'uomo e delle sue passioni.
  • Dante presenta nella sua opera tutto il mondo terreno e storico e letterario di cui era a conoscenza già sottoposto a giudizio finale di Dio. ➔ I presupposti di questa grande rappresentazione dell'umanità si ritrovano in due visioni cristiane delle cose:
  1. La personalità e l'immortalità dell’anima = ad esempio Ulisse è l'anima di Ulisse e saprà essere in eterno. 2) la certezza che la vita terrena è il breve momento che decide sul destino eterno dell'individuo.
  • Quindi il bene ed ik mae compiuti sulla terra anticipano il bene ed ilk male eterni
  • il bene ed il male eterni prolungano il bene ed il male terreni ad esempio Francesca avrà un tormento eterno e il suo stesso tormento sensuale è uguale a quelle in vita ma solo spogliato del piacere che invita poteva provare. Contrariamente la santità di Cacciaguida è la stessa nobiltà che aveva sulla terra. Questi due personaggi sono pensati da Dante come anime post mortem ma da lui sono rappresentati come personaggi viventi. LA FUNZIONE DEL PERSONAGGIO
  • La divina commedia ricerca nella letteratura italiana la funzione del personaggio.
  • Il solo punto di riferimento che Dante ha è l'Eneide con Enea,Didone e Turno.
  • Ma il principio del personaggio dantesco è l'esemplarità etica.
  • Il personaggio come rappresentazione dell'uomo sotto forma di individuo determinato.