






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
John Dewey scrisse 'Democrazia Creativa' nel 1939, un testo che espresse le riflessioni finali di Dewey sulla democrazia dopo una vita di ricerca e impegno sociale. Questo scritto offre una possibilità di fissare i termini con i quali Dewey esprimesse i suoi auspici in merito alla democrazia, e di ricostruire i temi rimasti invariati e le modificazioni tra l'idea di democrazia espressa nel saggio del 1888 e la concezione di democrazia creativa. Il principale aspetto è che le tesi di Dewey in merito alla democrazia sono straordinariamente attuali. Dewey offre un riferimento di valori alla democrazia senza tornare alla riproposizione di dogmi.
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 11
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







John Dewey scrisse “Democrazia creativa” nel 1939. Westbrook sostenne che questo scritto esprime lo schema dei diversi interventi che Dewey, negli ultimi anni della sua attività intellettuale, tenne sul tema della democrazia: esso comunica la riflessione di Dewey sulla democrazia al termine di una vita di ricerca e di impegno sociale. Motivi di interesse del testo:
che negli anni della sua fanciullezza si stava trasformando da città agricola in un importante centro di lavorazione del cuoio e di smistamento di prodotti. Dewey fu attratto più che da un'ideale democrazia del New England, caratterizzata dal contesto rurale, dal venir meno delle condizioni della conoscenza diretta tra le persone e di una tendenza all'eguaglianza sociale. Egli crebbe in una realtà sociale che gli appariva come segnata da una divisione molto netta tra le classi che era solitamente economica e sempre più una divisione di gusti e moralità. Quindi trascorse l'infanzia e l'adolescenza non in un'ideale comunità rurale, quanto in una piccola cittadina che a causa delle trasformazioni economiche manifestava evidenti contraddizioni sociali. Dopo la laurea conseguita nel 1879 e dopo un breve periodo di insegnamento nelle scuole, nel 1882 si iscrisse all'Università Johns Hopkins per conseguire il dottorato in filosofia. Nei due anni passati a Baltimora conoscerà Peirce, Morris e Hall. Dewey si legò in modo particolare a Morris, grazie al quale dal 1884 iniziò la carriera universitaria nell'Università del Michigan dove resterà fino al 1894. Dewey ricorderà Morris come colui che lo aveva condotto in una prospettiva hegeliana: i temi che ritornavano nelle opere di Morris e che verranno ripresi, in modi diversi, dal più giovane filosofo sono:
riconoscimento del valore dell'autorealizzazione. L'emergere dello strumentalismo: Nel 1894 Dewey fu chiamato dall'Università di Chicago e, nei 10 anni passati li, elaborò autonomamente quella posizione che lui stesso definirà strumentalismo. L'arrivo a Chicago rappresentò un cambiamento di contesto decisivo sia dal punto di vista sociale che intellettuale. Città enorme e caratterizzata dai problemi che nascevano dall'industrializzazione. Era al centro dell'attenzione nazionale per le forme che assumeva il contrasto tra capitale e lavoro e per quella che fu di fatto una grave sconfitta dei diversi movimenti dei lavoratori. Dewey non prese esplicitamente una posizione pubblica: il suo impegno sociale in quegli anni si limitò alla partecipazione cordiale all'esperienza della Hull House di Jane Addams. Anche se molto colpito da quello che riteneva un fallimento del capitalismo, Dewey dedicò le sue energie principalmente all'ambito educativo: nel 1896 venne fondata la scuola laboratorio e fino al 1904, tentò di realizzare un'esperienza di educazione democratica. Il tentativo di Dewey era quello di evitare sia l'educazione tradizionale, che pensava al bambino come soggetto che doveva passivamente accettare i contenuti che gli venivano trasmessi, sia un'idea di educazione che aveva come riferimento solo la spontaneità dei bambini. Tentò quindi di sperimentare una forma di educazione che intendeva favorire lo svilupparsi di un atteggiamento attivo da parte del bambino e che voleva dare un adeguato rilievo alla determinante valenza dei rapporti sociali. Si trattava insomma di una prospettiva che offriva un esempio di educazione in una società democratica. Tra i docenti di Chicago stimò particolarmente Mead (con cui era d'accordo riguardo la natura e lo scopo dell'educazione in una società democratica), a cui dedicò anche uno scritto, pubblicato nel 1896, da cui emergono alcune caratteristiche che costituiranno un orientamento che declinerà più tardi in diversi aspetti. Dewey parte dall'esigenza di individuare un principio in grado di unificare la molteplicità dell'attività psicologica, ritenendo che la teoria dell'arco riflesso offriva la possibilità di comprendere il comportamento umano riferendosi alla teoria stimolo, ossia la risposta, considerata il punto esplicativo di un'intera serie di comportamenti e azioni. Forniva l'esempio dello stimolo della luce di una candela su un bambino: la teoria riproduce un dualismo tra sensazione e idea, tra corpo e anima. Allo stimolo della luce il bambino risponde con il movimento dell'afferrare; allo stimolo della bruciatura risponde con il ritrarre la mano. Dewey da una parte sottolinea la continuità tra gli atti, l'unità di corpo e spirito, dall'altra la priorità dell'azione, il finalismo dell'azione. Gli stimoli sono in sostanza condizionati dall'esperienza, che è l'elemento di coordinazione che tiene insieme soggetto ed oggetto. L'esperienza è un'unità che si realizza; non è principalmente una questione che attiene alla conoscenza: essa si definisce piuttosto nel rapporto tra un esser vivente con il suo ambiente fisico e sociale. In sostanza è nell'esperienza che gli individui conferiscono il significato al mondo. Il tentativo di illustrare la propria prospettiva ad un pubblico con diversi riferimenti culturali lo spinse a cercare di articolare con la massima precisione possibile le proprie idee. Dewey ritiene che da un'idea di filosofia impersonale e astratta, si debba
riconoscere quello che la filosofia è stata per così dire clandestinamente. La ricostruzione della filosofia appare a Dewey legata all'abbandono dell'idea che essa sia semplice strumento per raggiungere una forma di certezza sottratta al divenire: espressione e costruzione dell'intelligenza umana, essa, ha il compito di orientare gli individui nelle scelte dell'esistenza individuale e sociale. Inoltre Dewey esponeva il passaggio da una concezione dogmatica di filosofia a una concezione fortemente influenzata dalla scienza, vista come un elemento essenzialmente democratico. Egli è convinto che sia possibile rivendicare l'esperienza come una guida nella scienza e nella vita morale. Nuova concezione di esperienza: essa si è imposta sia per una diversa concezione del posto della ragione nell'esperienza, sia per l'affermarsi di una psicologia riferita alla biologia che ha permesso una formulazione più adeguata della natura dell'esperienza. Dewey si sofferma soprattutto sul secondo aspetto, rilevando che a una concezione secondo la quale l'elemento della sensazione e poi quello cognitivo erano al primo posto, lo sviluppo della biologia ha sostituito un'altra concezione secondo la quale dovunque c'è vita, c'è comportamento, attività. In quest'ottica viene ridimensionata l'idea che l'organismo attenda passivamente che qualcosa di esterno ad esso lo colpisca: l'interazione tra organismo e ambiente diviene centrale e la conoscenza viene considerata secondaria. Dewey attribuisce un peso rilevante alla scienza moderna all'idea della manipolazione dei dati, all'interazione tra individuo e ambiente: “per noi conoscere smette di essere contemplativo e diventa pratico”. Egli ha elaborato l'idea di identità personale in tale prospettiva: l'intelligenza dell'esperienza, la continua consapevolezza della propria esperienza è per Dewey rivolta al futuro, alla creazione di nuove realizzazioni per l'individuo e la società. Anche la riflessione sulla morale non ha più come tema fondamentale l'individuazione e il rispetto di regole di comportamento: ritiene morale quell'atteggiamento volto a scoprire le cause dei mali che affliggono gli uomini e all'identificazione di piani e metodi per eliminarli o ridurli. Il confronto con i realisti: Dewey contribuì all'impresa di un giornale, “The New Republic”, che era espressione di un orientamento realista. Perchè Dewey si coinvolse in questa impresa che lo vedeva a fianco di un sostenitore della necessità di un forte esecutivo, come Croly, e Lippmann, già conosciuto per un approccio realista alla politica. Dewey, dopo l'esperienza della scuola laboratorio, maturò l'esigenza di proporre le proprie idee a una platea più ampia: la nuova rivista, che nelle intenzioni dei fondatori doveva predicare il Vangelo dell'intelligenza dell'America, era considerata uno strumento utile in tale ottica. Il tema che impegnò la rivista sin dai primi numeri era quello della Guerra Mondiale. Dewey, come Croly e Lippmann, fu sostenitore dell'intervento americano nella 1GM come occasione per realizzare la democrazia: successivamente si accorsero della difficoltà di sostenere questa tesi. Per Dewey come per molti americani, i trattati di pace difficilmente potevano conciliare con l'idea di Wilson di una pace che segnasse l'inizio di una collaborazione democratica tra le nazioni: essi furono considerati da molti cittadini come espressione della politica di potenza delle vecchie nazioni europee e provocarono una profonda
del libro, la recensione di Dewey a Lippmann esprime in termini inequivocabili la sua opposizione ad ogni forma di elitismo, anche se democratico. Diversità di vedute sul tema della democrazia:
concezione rigida e immutabile di individuo crea difficoltà nella capacità di confrontarsi con le questioni economiche e sociali. Inoltre l'idea di individuo legato esclusivamente al tema dell'autorealizzazione può condurre a una contrapposizione tra individui. Per Dewey il sé si realizza in modo adeguato solo nella relazione con le esperienze degli altri individui. Quindi pensare a una sorta di fuga dalla società come strada per riconquistare il vero sé, oppure ad una forma di individualità che si affermi nella sottomissione delle altre, è per lui una perdita della ricchezza di possibilità per una più piena autorealizzazione. La società americana della fine degli anni 20 gli appare determinata da regole e meccanismi di natura economica e impersonale; in tale contesto parlare di un individuo che sia libero nel senso di poter determinare se stesso, realizzando attraverso il lavoro le proprie aspirazioni, è falso (filosofia della lotta per l'esistenza e sopravvivenza di chi economicamente adatto). In questo senso il darwinismo sociale regola di fatto la società. Scriveva che “l'individualismo fosse divenuto la fonte e la giustificazione delle ineguaglianze e delle oppressioni”. L'esigenza che egli pone è quindi quella di una nuova forma di individualità , correlata agli sviluppi del contesto sociale che appare sempre più caratterizzato da un elemento collettivo. Criteri di questa nuova individualità: 1) superare l'opposizione tra individualità e movimenti sociali 2) arrivare a cogliere che con la trasformazione delle condizioni storiche il cambiamento sociale ha bisogno di essere diretto. La comprensione dei processi del cambiamento dovrebbe sfociare nella capacità dell'intelligenza di proporre un modello coerente di organizzazione sociale. Parlare del lavoro dell'intelligenza equivale per Dewey a descrivere il compito del liberalismo, che è quello di mediazione delle transizioni sociali (da vecchio a nuovo), in modo che i valori della vecchia esperienza possano mettersi al servizio dei nuovi desideri e dei nuovi obiettivi e diventare loro strumenti. Dewey propone un controllo dell'attività economica da parte degli interessi della collettività tale da favorire lo sviluppo di ogni singolo individuo. Il liberalismo al passo con i tempi doveva agire affinchè il carattere collettivo della nuova società potesse essere riconosciuto sia nelle scelte relative all'organizzazione economica della società, sia nel favorire tra gli individui una coscienza dei mutamenti in atto. Egli fu duramente criticato da Niebuhr: i due non avevano posizioni politiche e sociali molto lontane. Entrambi infatti facevano parte di un'associazione che riuniva professori universitari e intellettuali che esprimevano una decisa critica nei confronti dei due partiti tradizionali, ritenuti incapaci di affrontare le trasformazioni della società. In realtà le posizioni di Niebuhr divennero più radicali: egli arriverà a sostenere, riprendendo alcune tesi di Marx, che il conflitto sociale aveva assunto tali dimensioni che alla forza del capitalismo poteva rispondere solo la forza organizzata degli operai. Il crollo del 1929 sembrò confermare le sue idee, ossia che il capitalismo fosse arrivato al suo momento di crisi maggiore e che tale crisi implicasse una revisione dei presupposti economici della società americana. Quello che Niebuhr criticava di Dewey era il suo appello all'intelligenza , che gli appariva inconcludente. “La ragione è sempre schiava degli interessi costituiti in una data situazione sociale; l'ingiustizia sociale non può essere eliminata solo con la persuasione morale e razionale, come gli educatori e gli scienziati sociali ritengono. Il
volte che la democrazia è un modo di vita; ritiene un errore il considerare la democrazia soltanto come una serie di istituzioni e procedure che hanno il loro culmine nel momento delle elezioni. Alle origini della propria storia, la nazione americana seppe trovare, grazie ai padri fondatori ai quali egli riconosce una grande creatività politica, la strada della democrazia. Dewey ritiene che sia necessario prendere atto del cambiamento del contesto: l'impossibilità di trovare lavoro per uomini e donne e la difficoltà di trovare una prospettiva per i giovani costituiscono una sfida per la democrazia. Alle origini della nazione la democrazia fu il frutto di una fortunata combinazione di uomini e circostanze: aver vissuto di quell'eredità, senza rinnovarla in un contesto diverso, ha condotto a ridurre la democrazia a un meccanismo politico e istituzionale, legato essenzialmente al momento delle elezioni. La diversità radicale tra una democrazia e un regime totalitario viene individuata a livello della vita quotidiana: infatti potrebbero esistere regimi che mantengano formalmente le elezioni, ma che diffondano un clima di insicurezza e sospetto. Perciò egli ritiene che la democrazia esista realmente solo dove esiste tra i cittadini un clima di confronto aperto e interessato alla diversità. In questo senso la critica più efficace delle diverse forme di totalitarismo è la diffusione di un'attitudine di confronto libero tra persone che siano in grado di cogliere l'aspetto di arricchimento individuale offerto dalla diversità. Dewey comunica l'esigenza di considerare gli altri eguali non solo dal punto di vista degli eguali diritti politici, ma anche della dignità, nella possibilità di aggiungere qualcosa di significativo alla loro esistenza. Considerare la diversità come valore in grado di accrescere la propria esperienza significa porre realmente le condizioni per riconoscere eguale dignità a tutti gli uomini. L' esperienza è considerata come un processo in grado di accrescere le potenzialità umane e viene definita come la libera interazione di esseri umani con le condizioni circostanti. Il legame tra esperienza, educazione e democrazia è profondo: da una parte il compito della democrazia è quello di permettere il dispiegarsi dell'esperienza individuale di tutti i cittadini; dall'altra gli individui possono esprimere interamente la loro esperienza, facendo dell'autorealizzazione il loro criterio guida, solo considerando le diverse esperienze individuali come un'opportunità di arricchimento e non come una minaccia. “La democrazia, paragonata con gli altri modi di vita, è il solo modo che creda incondizionatamente nel processo dell'esperienza come mezzo e come fine, che è in grado di generare la scienza, che è la sola autorità affidabile per l'orientamento della successiva esperienza.” Quando si riferisce alla scienza egli intende l'approccio scientifico come forma di conoscenza. Tuttavia, come Niebuhr aveva osservato qualche anno prima, difficilmente la metodologia della conoscenza scientifica poteva essere applicata alla politica. Il principale rischio è quello di proporre la scienza come criterio unico per individuare le scelte concrete in grado di arricchire l'esperienza della singola persona e della società. Certamente il sapere scientifico costituisce un'acquisizione irrinunciabile per le moderne società democratiche; tuttavia esso è condizionato economicamente e socialmente. Dal testo del 1939 emergono alcuni spunti che ancora oggi sono preziosi per pensare alla democrazia: