Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


John Dewey: Democrazia Creativa - Reflessioni sulla Democrazia in Età Ripeta - Prof. Dessi, Sintesi del corso di Storia Del Pensiero Politico

John Dewey scrisse 'Democrazia Creativa' nel 1939, un testo che espresse le riflessioni finali di Dewey sulla democrazia dopo una vita di ricerca e impegno sociale. Questo scritto offre una possibilità di fissare i termini con i quali Dewey esprimesse i suoi auspici in merito alla democrazia, e di ricostruire i temi rimasti invariati e le modificazioni tra l'idea di democrazia espressa nel saggio del 1888 e la concezione di democrazia creativa. Il principale aspetto è che le tesi di Dewey in merito alla democrazia sono straordinariamente attuali. Dewey offre un riferimento di valori alla democrazia senza tornare alla riproposizione di dogmi.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 26/04/2021

eleonora-kkk
eleonora-kkk 🇮🇹

5

(2)

2 documenti

1 / 11

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
DEMOCRAZIA CREATIVA-JOHN DEWEY
John Dewey scrisse “Democrazia creativa” nel 1939. Westbrook sostenne che
questo scritto esprime lo schema dei diversi interventi che Dewey, negli ultimi anni
della sua attività intellettuale, tenne sul tema della democrazia: esso comunica la
riflessione di Dewey sulla democrazia al termine di una vita di ricerca e di impegno
sociale. Motivi di interesse del testo:
possibilità di fissare i termini con i quali Dewey espresse la propria riflessione
e i propri auspici in merito alla democrazia
l'opportunità che egli offre di ricostruire i temi restati invariati e le
modificazioni tra l'idea di democrazia espressa nel saggio del 1888, “The etics
of democracy”, pubblicato agli inizi della sua attività, e la concezione di
democrazia creativa, proposta nello scritto del 1939.
il principale aspetto è però quello che in “Democrazia creativa” le tesi
sostenute da Dewey in merito alla democrazia sono straordinariamente attuali.
L'idea che la democrazia sia molto di più delle regole e delle procedure che la
caratterizzano è espressa in modo deciso e chiarissimo. Il tentativo è quello di offrire
un riferimento di valori alla democrazia senza tornare alla riproposizione di dogmi: in
questa aspirazione Dewey è molto attuale.
Dalle sue prime opere, segnate ancora dall'influenza dell'Hegelismo, a quelle più
mature l'esigenza che ritorna è quella di superare schematismi e artificiose divisioni e
di giungere a descrivere in modo soddisfacente l'esperienza umana. Questa scelta
ovviamente ha a che fare con lo strumentalismo (come egli stesso definisce la sua
posizione) elaborato nel corso della sue esistenza. Il legame tra lo strumentalismo e la
democrazia è profondo e riguarda appunto la critica di presupposti dogmatici,
metafisici o economici e l'idea di conoscenza e poi di società come prodotta
dall'interazione necessaria tra uomini.
La questione che pone Dewey nel saggio del 1939 è quella del rapporto tra riflessione
teorica, ideali e fatti sociali e politici. Egli afferma la necessità di partire dai contesti
concreti, dalla vita e dall'esperienza degli uomini, perchè “un universo di esperienza è
condizione preliminare di un universo di ragionamento”; inoltre sostiene la necessità
di un insieme di valori e ideali che non siano né astratti o dogmatici né sole maschere
di interessi.
In merito alla proposta della democrazia creativa si possono individuare aspetti
problematici: il principale riguarda la difficoltà nel pensare contemporaneamente la
necessità di aderire alla concretezza dell'esperienza e la possibilità di articolare e
orientare una critica all'esperienza stessa, in ogni sua dimensione, ma in particolare
nell'aspetto sociale e politico. La questione politica più legata a questo nodo della sua
posizione è quella del rapporto tra pragmatismo e critica sociale.
L'etica della democrazia e il giovane Dewey: Dewey nel 1888 pubblicò “The Ethics
of democracy”, un saggio nel quale rifiutava le tesi di Henry Maine, il quale
esprimeva un giudizio critico nei confronti della democrazia, considerata come il
regime che favoriva le masse, ritenute irrazionali, e i partiti giudicati come strumenti
di corruzione. Dewey era nato a Burlington nel 1859, una cittadina del New England
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica John Dewey: Democrazia Creativa - Reflessioni sulla Democrazia in Età Ripeta - Prof. Dessi e più Sintesi del corso in PDF di Storia Del Pensiero Politico solo su Docsity!

DEMOCRAZIA CREATIVA-JOHN DEWEY

John Dewey scrisse “Democrazia creativa” nel 1939. Westbrook sostenne che questo scritto esprime lo schema dei diversi interventi che Dewey, negli ultimi anni della sua attività intellettuale, tenne sul tema della democrazia: esso comunica la riflessione di Dewey sulla democrazia al termine di una vita di ricerca e di impegno sociale. Motivi di interesse del testo:

  • possibilità di fissare i termini con i quali Dewey espresse la propria riflessione e i propri auspici in merito alla democrazia
  • l'opportunità che egli offre di ricostruire i temi restati invariati e le modificazioni tra l'idea di democrazia espressa nel saggio del 1888, “The etics of democracy”, pubblicato agli inizi della sua attività, e la concezione di democrazia creativa, proposta nello scritto del 1939.
  • il principale aspetto è però quello che in “Democrazia creativa” le tesi sostenute da Dewey in merito alla democrazia sono straordinariamente attuali. L'idea che la democrazia sia molto di più delle regole e delle procedure che la caratterizzano è espressa in modo deciso e chiarissimo. Il tentativo è quello di offrire un riferimento di valori alla democrazia senza tornare alla riproposizione di dogmi: in questa aspirazione Dewey è molto attuale. Dalle sue prime opere, segnate ancora dall'influenza dell'Hegelismo, a quelle più mature l'esigenza che ritorna è quella di superare schematismi e artificiose divisioni e di giungere a descrivere in modo soddisfacente l'esperienza umana. Questa scelta ovviamente ha a che fare con lo strumentalismo (come egli stesso definisce la sua posizione) elaborato nel corso della sue esistenza. Il legame tra lo strumentalismo e la democrazia è profondo e riguarda appunto la critica di presupposti dogmatici, metafisici o economici e l'idea di conoscenza e poi di società come prodotta dall'interazione necessaria tra uomini. La questione che pone Dewey nel saggio del 1939 è quella del rapporto tra riflessione teorica, ideali e fatti sociali e politici. Egli afferma la necessità di partire dai contesti concreti, dalla vita e dall'esperienza degli uomini, perchè “un universo di esperienza è condizione preliminare di un universo di ragionamento”; inoltre sostiene la necessità di un insieme di valori e ideali che non siano né astratti o dogmatici né sole maschere di interessi. In merito alla proposta della democrazia creativa si possono individuare aspetti problematici: il principale riguarda la difficoltà nel pensare contemporaneamente la necessità di aderire alla concretezza dell'esperienza e la possibilità di articolare e orientare una critica all'esperienza stessa, in ogni sua dimensione, ma in particolare nell'aspetto sociale e politico. La questione politica più legata a questo nodo della sua posizione è quella del rapporto tra pragmatismo e critica sociale. L'etica della democrazia e il giovane Dewey: Dewey nel 1888 pubblicò “The Ethics of democracy”, un saggio nel quale rifiutava le tesi di Henry Maine, il quale esprimeva un giudizio critico nei confronti della democrazia, considerata come il regime che favoriva le masse, ritenute irrazionali, e i partiti giudicati come strumenti di corruzione. Dewey era nato a Burlington nel 1859, una cittadina del New England

che negli anni della sua fanciullezza si stava trasformando da città agricola in un importante centro di lavorazione del cuoio e di smistamento di prodotti. Dewey fu attratto più che da un'ideale democrazia del New England, caratterizzata dal contesto rurale, dal venir meno delle condizioni della conoscenza diretta tra le persone e di una tendenza all'eguaglianza sociale. Egli crebbe in una realtà sociale che gli appariva come segnata da una divisione molto netta tra le classi che era solitamente economica e sempre più una divisione di gusti e moralità. Quindi trascorse l'infanzia e l'adolescenza non in un'ideale comunità rurale, quanto in una piccola cittadina che a causa delle trasformazioni economiche manifestava evidenti contraddizioni sociali. Dopo la laurea conseguita nel 1879 e dopo un breve periodo di insegnamento nelle scuole, nel 1882 si iscrisse all'Università Johns Hopkins per conseguire il dottorato in filosofia. Nei due anni passati a Baltimora conoscerà Peirce, Morris e Hall. Dewey si legò in modo particolare a Morris, grazie al quale dal 1884 iniziò la carriera universitaria nell'Università del Michigan dove resterà fino al 1894. Dewey ricorderà Morris come colui che lo aveva condotto in una prospettiva hegeliana: i temi che ritornavano nelle opere di Morris e che verranno ripresi, in modi diversi, dal più giovane filosofo sono:

  • l'avversione per la speculazione inglese e la spiccata predilezione per la filosofia classica tedesca
  • la critica serrata dell'empirismo sensistico e del formalismo a priori
  • la dottrina vitalistica dell'esperienza e l'organicismo hegeliano in contrapposizione al particolarismo atomistico Dewey offre alcuni elementi per cogliere il contesto culturale nel quale si formò. In particolare ricorda che il suo interesse nei confronti della filosofia nacque nel corso dell'ultimo anno all'Università del Vermont. Il tema della separazione, della divisione tra sé e mondo, presente come un dato esistenziale nell'esperienza del giovane Dewey, viene nel saggio autobiografico ricondotto all'influenza del contesto culturale del New England. Dewey criticò, nel corso degli anni, tutte quelle forme di morale e di religione che separavano radicalmente l'individuo da Dio. Egli percepiva come insoddisfacente, nel confronto con la propria condizione esistenziale e psicologica, la prospettiva generale dell' intuizionismo. Tale prospettiva filosofica riteneva che al senso comune fosse data un'intuizione di alcuni dati fondamentali: si trattava nelle sue origini di una forma di reazione all'empirismo radicale di Hume. Il senso comune era in grado, grazie all'intuizione, di cogliere alcune essenziali realtà morali e religiose. Questo orientamento, per Dewey, era legato all'affermazione di una religiosità che veniva intesa come fede immediata e sottratta ad ogni possibilità di indagine razionale. In questo contesto l'incontro con Morris suscitò un'adesione all'hegelismo che segnerà per anni la prospettiva di Dewey e dalla quale egli si separò molto lentamente. Dewey trovò nelle posizioni di Morris la possibilità di una comprensione unitaria, di un approccio razionale alla complessità, alla verità dimostrata e la rivalutazione della capacità critica della ragione. Insomma se l'esigenza di un'unità significativa tra sé e il mondo restava forte in Dewey, l'idea che essa fosse possibile solo all'interno di una concezione che metteva un assoluto superiore alla vita dei singoli individui lo lasciava insoddisfatto.

riconoscimento del valore dell'autorealizzazione. L'emergere dello strumentalismo: Nel 1894 Dewey fu chiamato dall'Università di Chicago e, nei 10 anni passati li, elaborò autonomamente quella posizione che lui stesso definirà strumentalismo. L'arrivo a Chicago rappresentò un cambiamento di contesto decisivo sia dal punto di vista sociale che intellettuale. Città enorme e caratterizzata dai problemi che nascevano dall'industrializzazione. Era al centro dell'attenzione nazionale per le forme che assumeva il contrasto tra capitale e lavoro e per quella che fu di fatto una grave sconfitta dei diversi movimenti dei lavoratori. Dewey non prese esplicitamente una posizione pubblica: il suo impegno sociale in quegli anni si limitò alla partecipazione cordiale all'esperienza della Hull House di Jane Addams. Anche se molto colpito da quello che riteneva un fallimento del capitalismo, Dewey dedicò le sue energie principalmente all'ambito educativo: nel 1896 venne fondata la scuola laboratorio e fino al 1904, tentò di realizzare un'esperienza di educazione democratica. Il tentativo di Dewey era quello di evitare sia l'educazione tradizionale, che pensava al bambino come soggetto che doveva passivamente accettare i contenuti che gli venivano trasmessi, sia un'idea di educazione che aveva come riferimento solo la spontaneità dei bambini. Tentò quindi di sperimentare una forma di educazione che intendeva favorire lo svilupparsi di un atteggiamento attivo da parte del bambino e che voleva dare un adeguato rilievo alla determinante valenza dei rapporti sociali. Si trattava insomma di una prospettiva che offriva un esempio di educazione in una società democratica. Tra i docenti di Chicago stimò particolarmente Mead (con cui era d'accordo riguardo la natura e lo scopo dell'educazione in una società democratica), a cui dedicò anche uno scritto, pubblicato nel 1896, da cui emergono alcune caratteristiche che costituiranno un orientamento che declinerà più tardi in diversi aspetti. Dewey parte dall'esigenza di individuare un principio in grado di unificare la molteplicità dell'attività psicologica, ritenendo che la teoria dell'arco riflesso offriva la possibilità di comprendere il comportamento umano riferendosi alla teoria stimolo, ossia la risposta, considerata il punto esplicativo di un'intera serie di comportamenti e azioni. Forniva l'esempio dello stimolo della luce di una candela su un bambino: la teoria riproduce un dualismo tra sensazione e idea, tra corpo e anima. Allo stimolo della luce il bambino risponde con il movimento dell'afferrare; allo stimolo della bruciatura risponde con il ritrarre la mano. Dewey da una parte sottolinea la continuità tra gli atti, l'unità di corpo e spirito, dall'altra la priorità dell'azione, il finalismo dell'azione. Gli stimoli sono in sostanza condizionati dall'esperienza, che è l'elemento di coordinazione che tiene insieme soggetto ed oggetto. L'esperienza è un'unità che si realizza; non è principalmente una questione che attiene alla conoscenza: essa si definisce piuttosto nel rapporto tra un esser vivente con il suo ambiente fisico e sociale. In sostanza è nell'esperienza che gli individui conferiscono il significato al mondo. Il tentativo di illustrare la propria prospettiva ad un pubblico con diversi riferimenti culturali lo spinse a cercare di articolare con la massima precisione possibile le proprie idee. Dewey ritiene che da un'idea di filosofia impersonale e astratta, si debba

riconoscere quello che la filosofia è stata per così dire clandestinamente. La ricostruzione della filosofia appare a Dewey legata all'abbandono dell'idea che essa sia semplice strumento per raggiungere una forma di certezza sottratta al divenire: espressione e costruzione dell'intelligenza umana, essa, ha il compito di orientare gli individui nelle scelte dell'esistenza individuale e sociale. Inoltre Dewey esponeva il passaggio da una concezione dogmatica di filosofia a una concezione fortemente influenzata dalla scienza, vista come un elemento essenzialmente democratico. Egli è convinto che sia possibile rivendicare l'esperienza come una guida nella scienza e nella vita morale. Nuova concezione di esperienza: essa si è imposta sia per una diversa concezione del posto della ragione nell'esperienza, sia per l'affermarsi di una psicologia riferita alla biologia che ha permesso una formulazione più adeguata della natura dell'esperienza. Dewey si sofferma soprattutto sul secondo aspetto, rilevando che a una concezione secondo la quale l'elemento della sensazione e poi quello cognitivo erano al primo posto, lo sviluppo della biologia ha sostituito un'altra concezione secondo la quale dovunque c'è vita, c'è comportamento, attività. In quest'ottica viene ridimensionata l'idea che l'organismo attenda passivamente che qualcosa di esterno ad esso lo colpisca: l'interazione tra organismo e ambiente diviene centrale e la conoscenza viene considerata secondaria. Dewey attribuisce un peso rilevante alla scienza moderna all'idea della manipolazione dei dati, all'interazione tra individuo e ambiente: “per noi conoscere smette di essere contemplativo e diventa pratico”. Egli ha elaborato l'idea di identità personale in tale prospettiva: l'intelligenza dell'esperienza, la continua consapevolezza della propria esperienza è per Dewey rivolta al futuro, alla creazione di nuove realizzazioni per l'individuo e la società. Anche la riflessione sulla morale non ha più come tema fondamentale l'individuazione e il rispetto di regole di comportamento: ritiene morale quell'atteggiamento volto a scoprire le cause dei mali che affliggono gli uomini e all'identificazione di piani e metodi per eliminarli o ridurli. Il confronto con i realisti: Dewey contribuì all'impresa di un giornale, “The New Republic”, che era espressione di un orientamento realista. Perchè Dewey si coinvolse in questa impresa che lo vedeva a fianco di un sostenitore della necessità di un forte esecutivo, come Croly, e Lippmann, già conosciuto per un approccio realista alla politica. Dewey, dopo l'esperienza della scuola laboratorio, maturò l'esigenza di proporre le proprie idee a una platea più ampia: la nuova rivista, che nelle intenzioni dei fondatori doveva predicare il Vangelo dell'intelligenza dell'America, era considerata uno strumento utile in tale ottica. Il tema che impegnò la rivista sin dai primi numeri era quello della Guerra Mondiale. Dewey, come Croly e Lippmann, fu sostenitore dell'intervento americano nella 1GM come occasione per realizzare la democrazia: successivamente si accorsero della difficoltà di sostenere questa tesi. Per Dewey come per molti americani, i trattati di pace difficilmente potevano conciliare con l'idea di Wilson di una pace che segnasse l'inizio di una collaborazione democratica tra le nazioni: essi furono considerati da molti cittadini come espressione della politica di potenza delle vecchie nazioni europee e provocarono una profonda

del libro, la recensione di Dewey a Lippmann esprime in termini inequivocabili la sua opposizione ad ogni forma di elitismo, anche se democratico. Diversità di vedute sul tema della democrazia:

  • Per Lippmann la democrazia è un regime che deve garantire il benessere: essa è orientata dalle scelte di coloro che sono illuminati, che riescono ad ottenere il consenso dei votanti. Egli ritiene che per il buon funzionamento della democrazia sia sufficiente lasciare spazio all'aristocrazia dell'intelligenza e far rispettare le regole della competizione fra politici
  • Per Dewey una democrazia non è tale se non favorisce la realizzazione delle potenzialità di ogni individuo. Limitare la conoscenza dei fatti solo agli esperti significa limitare le possibilità di realizzazione dell'individuo. Il punto di partenza di Dewey è l'azione degli individui, l'attività umana; ritiene che la politica sia legata al fatto che le azioni di un individuo possono avere conseguenze sull'esistenza di altri.
  • se le conseguenze di un'azione possono essere limitate ad un solo individuo si resta nell'ambito del privato
  • se ricadono su più persone nel pubblico. Lo Stato democratico nasce dall'istanza del pubblico di essere riconosciuto per poter esercitare un peso nella scelta dei rappresentati ufficiali e nella definizione della loro responsabilità. Tale forma di Stato si sviluppa in risposta a trasformazioni accadute nell'economia, nella società, nella scienza: le teorie che lo definiscono possono essere adeguatamente comprese solo in relazione al movimento storico nel quale emersero. L'origine dell'individualismo prima liberale e poi democratico va legato alla rivolta contro gli assolutismi del 17 secolo, alla richiesta di limitare il potere di tali forme. Da questa dinamico si sviluppò l'individualismo, teoria che conferiva diritti innati o naturali alle singole persone, isolate da ogni vincolo associativo. Nel corso degli anni si perse quel contatto diretto caratteristico delle piccole comunità, e dall'insieme di tali mutamenti si delineò una nuova realtà sociale che implicava nuove modalità di rapporti umani. Per Dewey il grande problema nella società dell'era dell'industrializzazione era che questa non potesse essere una comunità. Rischio:
  • mancanza di partecipazione del cittadino
  • senso di solitudine
  • possibile venir meno della democrazia Per Dewey una società democratica è tale se favorisce la capacità di sviluppare un senso effettivo della propria appartenenza, individualmente distinta, ad una comunità. Nel libro del 1927 emerge una questione centrale: ossia la necessità di individuare condizioni grazie alle quali sia possibile trasformare la Grande società in una Grande comunità. L'individualismo democratico e la politica: l'idea di individualità per Dewey si definisce in determinato contesto storico e culturale: chiedere con insistenza una

concezione rigida e immutabile di individuo crea difficoltà nella capacità di confrontarsi con le questioni economiche e sociali. Inoltre l'idea di individuo legato esclusivamente al tema dell'autorealizzazione può condurre a una contrapposizione tra individui. Per Dewey il sé si realizza in modo adeguato solo nella relazione con le esperienze degli altri individui. Quindi pensare a una sorta di fuga dalla società come strada per riconquistare il vero sé, oppure ad una forma di individualità che si affermi nella sottomissione delle altre, è per lui una perdita della ricchezza di possibilità per una più piena autorealizzazione. La società americana della fine degli anni 20 gli appare determinata da regole e meccanismi di natura economica e impersonale; in tale contesto parlare di un individuo che sia libero nel senso di poter determinare se stesso, realizzando attraverso il lavoro le proprie aspirazioni, è falso (filosofia della lotta per l'esistenza e sopravvivenza di chi economicamente adatto). In questo senso il darwinismo sociale regola di fatto la società. Scriveva che “l'individualismo fosse divenuto la fonte e la giustificazione delle ineguaglianze e delle oppressioni”. L'esigenza che egli pone è quindi quella di una nuova forma di individualità , correlata agli sviluppi del contesto sociale che appare sempre più caratterizzato da un elemento collettivo. Criteri di questa nuova individualità: 1) superare l'opposizione tra individualità e movimenti sociali 2) arrivare a cogliere che con la trasformazione delle condizioni storiche il cambiamento sociale ha bisogno di essere diretto. La comprensione dei processi del cambiamento dovrebbe sfociare nella capacità dell'intelligenza di proporre un modello coerente di organizzazione sociale. Parlare del lavoro dell'intelligenza equivale per Dewey a descrivere il compito del liberalismo, che è quello di mediazione delle transizioni sociali (da vecchio a nuovo), in modo che i valori della vecchia esperienza possano mettersi al servizio dei nuovi desideri e dei nuovi obiettivi e diventare loro strumenti. Dewey propone un controllo dell'attività economica da parte degli interessi della collettività tale da favorire lo sviluppo di ogni singolo individuo. Il liberalismo al passo con i tempi doveva agire affinchè il carattere collettivo della nuova società potesse essere riconosciuto sia nelle scelte relative all'organizzazione economica della società, sia nel favorire tra gli individui una coscienza dei mutamenti in atto. Egli fu duramente criticato da Niebuhr: i due non avevano posizioni politiche e sociali molto lontane. Entrambi infatti facevano parte di un'associazione che riuniva professori universitari e intellettuali che esprimevano una decisa critica nei confronti dei due partiti tradizionali, ritenuti incapaci di affrontare le trasformazioni della società. In realtà le posizioni di Niebuhr divennero più radicali: egli arriverà a sostenere, riprendendo alcune tesi di Marx, che il conflitto sociale aveva assunto tali dimensioni che alla forza del capitalismo poteva rispondere solo la forza organizzata degli operai. Il crollo del 1929 sembrò confermare le sue idee, ossia che il capitalismo fosse arrivato al suo momento di crisi maggiore e che tale crisi implicasse una revisione dei presupposti economici della società americana. Quello che Niebuhr criticava di Dewey era il suo appello all'intelligenza , che gli appariva inconcludente. “La ragione è sempre schiava degli interessi costituiti in una data situazione sociale; l'ingiustizia sociale non può essere eliminata solo con la persuasione morale e razionale, come gli educatori e gli scienziati sociali ritengono. Il

volte che la democrazia è un modo di vita; ritiene un errore il considerare la democrazia soltanto come una serie di istituzioni e procedure che hanno il loro culmine nel momento delle elezioni. Alle origini della propria storia, la nazione americana seppe trovare, grazie ai padri fondatori ai quali egli riconosce una grande creatività politica, la strada della democrazia. Dewey ritiene che sia necessario prendere atto del cambiamento del contesto: l'impossibilità di trovare lavoro per uomini e donne e la difficoltà di trovare una prospettiva per i giovani costituiscono una sfida per la democrazia. Alle origini della nazione la democrazia fu il frutto di una fortunata combinazione di uomini e circostanze: aver vissuto di quell'eredità, senza rinnovarla in un contesto diverso, ha condotto a ridurre la democrazia a un meccanismo politico e istituzionale, legato essenzialmente al momento delle elezioni. La diversità radicale tra una democrazia e un regime totalitario viene individuata a livello della vita quotidiana: infatti potrebbero esistere regimi che mantengano formalmente le elezioni, ma che diffondano un clima di insicurezza e sospetto. Perciò egli ritiene che la democrazia esista realmente solo dove esiste tra i cittadini un clima di confronto aperto e interessato alla diversità. In questo senso la critica più efficace delle diverse forme di totalitarismo è la diffusione di un'attitudine di confronto libero tra persone che siano in grado di cogliere l'aspetto di arricchimento individuale offerto dalla diversità. Dewey comunica l'esigenza di considerare gli altri eguali non solo dal punto di vista degli eguali diritti politici, ma anche della dignità, nella possibilità di aggiungere qualcosa di significativo alla loro esistenza. Considerare la diversità come valore in grado di accrescere la propria esperienza significa porre realmente le condizioni per riconoscere eguale dignità a tutti gli uomini. L' esperienza è considerata come un processo in grado di accrescere le potenzialità umane e viene definita come la libera interazione di esseri umani con le condizioni circostanti. Il legame tra esperienza, educazione e democrazia è profondo: da una parte il compito della democrazia è quello di permettere il dispiegarsi dell'esperienza individuale di tutti i cittadini; dall'altra gli individui possono esprimere interamente la loro esperienza, facendo dell'autorealizzazione il loro criterio guida, solo considerando le diverse esperienze individuali come un'opportunità di arricchimento e non come una minaccia. “La democrazia, paragonata con gli altri modi di vita, è il solo modo che creda incondizionatamente nel processo dell'esperienza come mezzo e come fine, che è in grado di generare la scienza, che è la sola autorità affidabile per l'orientamento della successiva esperienza.” Quando si riferisce alla scienza egli intende l'approccio scientifico come forma di conoscenza. Tuttavia, come Niebuhr aveva osservato qualche anno prima, difficilmente la metodologia della conoscenza scientifica poteva essere applicata alla politica. Il principale rischio è quello di proporre la scienza come criterio unico per individuare le scelte concrete in grado di arricchire l'esperienza della singola persona e della società. Certamente il sapere scientifico costituisce un'acquisizione irrinunciabile per le moderne società democratiche; tuttavia esso è condizionato economicamente e socialmente. Dal testo del 1939 emergono alcuni spunti che ancora oggi sono preziosi per pensare alla democrazia:

  • la democrazia è un modo di vita personale, che si realizza nelle scelte e nelle attitudini individuali, specialmente nell'atteggiamento di fronte alla diversità
  • una ripresa della democrazia ha a che fare inevitabilmente con l'intelligenza del contesto dei fatti: la semplice ripetizione di slogan democratici può divenire una modalità per conservare forme legate al passato ed equilibri di potere consolidato. Il principale compito dell'intelligenza nella società è quello di mediare tra passato e futuro, tra i fatti storici e ideali e le prospettive di cambiamento che da essi possono emergere. La grande proposta di Dewey è quindi quella che l'intelligenza permette di pensare la democrazia creativa, cioè quella che ha come caratteristica essenziale l'accrescimento della ricchezza di senso dell'esperienza individuale.