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Democrazia creativa - Dewey, Sintesi del corso di Storia Del Pensiero Politico

sintesi accurata del testo suddetto

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 14/06/2019

silvia-gibbi-fabrizi
silvia-gibbi-fabrizi 🇮🇹

4.1

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INTRODUZIONE
I motivi di interesse del testo sono diversi: dalla possibilità di fissare i termini con i quali Dewey vuole
esprimere la propria riflessione in merito alla democrazia, all’opportunità che egli offre di ricostruire i temi
invariati e le modificazioni tra l’idea di democrazia e la concezione di democrazia creativa.
Idea che la democrazia dia molto di più delle regole e delle procedure che la caratterizzato è espresso in
modo deciso e chiarissimo. In tentativo è quello di offrire un riferimento di valori alla democrazia senza
ritornare alla riproposizione di dogmi religiosi o metafisici.
Si può dire che egli abbia seguito un orientamento anti-dualista: l’esigenza che ritorna è quella di superare
schematismi e artificiose divisioni e di giungere a descrivere in modo soddisfacente l’esperienza umana.
La questione che pone Dewey nel saggio del 1939 è quella del rapporto tra riflessione teorica, ideali e fati
sociali e politici. Egli afferma la necessità di partire dai contesti concreti, dalla vita e dall’esperienza degli
uomini, afferma la necessità di un plesso di valori e ideali che non siano né astratti né mere maschere di
interessi costituiti.
In merito alla proposta di una democrazia creativa si possono evidenziare due aspetti problematici: il
principale riguarda la difficoltà nel pensare la necessità di aderire alla concretezza dell’esperienza e la
possibilità di articolare una critica dell’esperienza stessa nell’aspetto sociale e politica.
Dewey giovanile: contrappone a una visione della società come insieme di atomi quella di una società come
organica relazione dell’individuo con gli altri. In questa ottica la democrazia gli appare la forma di governo
che maggiormente si adatta alla realtà della società. Egli è d’accordo con la concezione platonica e ritiene
che solo quando l’individuo abbia trovato nella società il proprio posto allora abbia raggiunto il suo pieno
sviluppo, ritiene quindi che in tal modo non perda la propria individualità, ma sia nelle condizioni di
realizzarla pienamente.
Emergere dello strumentalismo: Chicago, dove egli si trasferì, era al centro dell’attenzione nazionale per le
forme che assumeva il contrasto tra capitale e lavoro e per quella che fu di fatto una grave sconfitta dei
diversi movimenti dei lavoratori. Dewey dedicò però le sue energie all’ambito educativo. L’idea era quella
che la scuola avrebbe potuto costituire un laboratorio di democrazia e una prima realizzazione delle proprie
concezioni generali in ambito educativo. Il suo tentativo era quello di evitare sia l’educazione tradizionale,
la quale pensava al bambino come soggetto che doveva passivamente accettare i contenuti che gli venivano
trasmessi, sia un’idea di educazione che aveva come riferimento solo la spontaneità dei bambino.
Egli tentò di sperimentare una forma di educazione che intendeva favorire lo svilupparsi di un atteggiamento
attivo da parte del discendente e che voleva dare un adeguato rilievo alla determinante valenza dei rapporti
sociali. Era la sua, una prospettiva che offriva un esempio di educazione in una società democratico.
Teoria dell’arco riflesso: teoria che offriva la possibilità di comprendere il comportamento umano
riferendosi alla teoria stimolo-risposta, considerata il punto esplicativo di un’intera serie di comportamenti e
azioni.
Da una parte sottolinea la continuità tra gli atti, l’unità di corpo e spirito, dall’altra la priorità dell’azione, il
finalismo dell’azione. Gli stimoli sono condizionati dall’esperienza, che è l’elemento di coordinazione che
tiene insieme oggetto e soggetto. L’esperienza è un’unità non sistematica e non presupposta, ma in atto, che
si realizza. In questo senso l’esperienza non è una questione che attiene alla conoscenza: essa di definisce
nel rapporto tra essere vivente con il suo ambiente fisico e sociale.
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INTRODUZIONE

I motivi di interesse del testo sono diversi: dalla possibilità di fissare i termini con i quali Dewey vuole esprimere la propria riflessione in merito alla democrazia, all’opportunità che egli offre di ricostruire i temi invariati e le modificazioni tra l’idea di democrazia e la concezione di democrazia creativa.

Idea che la democrazia dia molto di più delle regole e delle procedure che la caratterizzato è espresso in modo deciso e chiarissimo. In tentativo è quello di offrire un riferimento di valori alla democrazia senza ritornare alla riproposizione di dogmi religiosi o metafisici.

Si può dire che egli abbia seguito un orientamento anti-dualista: l’esigenza che ritorna è quella di superare schematismi e artificiose divisioni e di giungere a descrivere in modo soddisfacente l’esperienza umana.

La questione che pone Dewey nel saggio del 1939 è quella del rapporto tra riflessione teorica, ideali e fati sociali e politici. Egli afferma la necessità di partire dai contesti concreti, dalla vita e dall’esperienza degli uomini, afferma la necessità di un plesso di valori e ideali che non siano né astratti né mere maschere di interessi costituiti.

In merito alla proposta di una democrazia creativa si possono evidenziare due aspetti problematici: il principale riguarda la difficoltà nel pensare la necessità di aderire alla concretezza dell’esperienza e la possibilità di articolare una critica dell’esperienza stessa nell’aspetto sociale e politica.

Dewey giovanile: contrappone a una visione della società come insieme di atomi quella di una società come organica relazione dell’individuo con gli altri. In questa ottica la democrazia gli appare la forma di governo che maggiormente si adatta alla realtà della società. Egli è d’accordo con la concezione platonica e ritiene che solo quando l’individuo abbia trovato nella società il proprio posto allora abbia raggiunto il suo pieno sviluppo, ritiene quindi che in tal modo non perda la propria individualità, ma sia nelle condizioni di realizzarla pienamente.

Emergere dello strumentalismo: Chicago, dove egli si trasferì, era al centro dell’attenzione nazionale per le forme che assumeva il contrasto tra capitale e lavoro e per quella che fu di fatto una grave sconfitta dei diversi movimenti dei lavoratori. Dewey dedicò però le sue energie all’ambito educativo. L’idea era quella che la scuola avrebbe potuto costituire un laboratorio di democrazia e una prima realizzazione delle proprie concezioni generali in ambito educativo. Il suo tentativo era quello di evitare sia l’educazione tradizionale, la quale pensava al bambino come soggetto che doveva passivamente accettare i contenuti che gli venivano trasmessi, sia un’idea di educazione che aveva come riferimento solo la spontaneità dei bambino.

Egli tentò di sperimentare una forma di educazione che intendeva favorire lo svilupparsi di un atteggiamento attivo da parte del discendente e che voleva dare un adeguato rilievo alla determinante valenza dei rapporti sociali. Era la sua, una prospettiva che offriva un esempio di educazione in una società democratico.

Teoria dell’arco riflesso: teoria che offriva la possibilità di comprendere il comportamento umano riferendosi alla teoria stimolo-risposta, considerata il punto esplicativo di un’intera serie di comportamenti e azioni.

Da una parte sottolinea la continuità tra gli atti, l’unità di corpo e spirito, dall’altra la priorità dell’azione, il finalismo dell’azione. Gli stimoli sono condizionati dall’esperienza, che è l’elemento di coordinazione che tiene insieme oggetto e soggetto. L’esperienza è un’unità non sistematica e non presupposta, ma in atto, che si realizza. In questo senso l’esperienza non è una questione che attiene alla conoscenza: essa di definisce nel rapporto tra essere vivente con il suo ambiente fisico e sociale.

Egli criticherà negli anni successi il significato della filosofia intesa come epistemologia, sia l’idea che la realizzazione del significato del mondo, la possibilità di superare la lacerazione tra sé e mondo, debba essere affidata agli individui concreti e alle loro esistenze. È nell’esperienza che gli individui conferiscono il significato al mondo.

La filosofia considerata non solo come tentativo di trascendere l’esperienza e di giungere a una certezza. Al contrario, in essa, anche nella ricerca della certezza, vediamo documentati in maniera significativa degli sforzi per formulare le esperienze alle quali gli uomini sono legati.

dewey indica alla riflessione filosofica un compito importante, quello di orientare gli individui nelle scelte dell’esistenza individuale e sociale.

Egli è convinto che sia possibile rivendicare l’esperienza come una guida nella scienza e nella vita morale e conferirle un ruolo che gli empiristi di un tempo non potevano darle. L’interazione di organismo e ambiente diviene il fatto centrale e la conoscenza viene considerata secondaria, anche se una volta acquisita si impone come ineliminabile punto di riferimento. Le sensazioni non sono più considerate stimoli isolati ed esterni.

Come superare il dualismo tra teoria e prassi: le idee sono presentate come strumenti mentali, che al pari degli strumenti materiali hanno origine nell’esperienza e compiono il loro destino nel perfezionamento dell’esperienza stessa. L’intelligenza dell’esperienza, la continua consapevolezze della propria esperienza, la continua consapevolezza della propria esperienza, nei suoi momenti di rottura e continuità con il passato, è per Dewey rivolta al futuro, alla creazione di nuove realizzazioni per l’individuo e la società.

Egli inoltre ritiene morale quell’atteggiamento volto a scoprire le cause dei mali che affliggono gli uomini e all’identificazione di piani e metodi per eliminarli o ridurli.

Dewey fu sostenitore dell’intervento nella Prima Guerra Mondiale come occasione per la realizzazione della democrazia.

Era possibile riprodurre una psicologia sociale che non rendesse a priori impossibile la democrazia, in tale ottica la chiave del comportamento sociale era l’abitudine, che egli identificava con una predisposizione a modi determinati di risposta. In sostanza quella che si poteva definire natura umana era determinata dai modi con i quali i nostri predecessori si erano confrontati con l’ambiente e lo avevano mutato.

Egli riconosceva che ogni condotta era un’interazione tra gli elementi della natura umana e l’ambiente naturale e sociale.

Per Dewey una democrazia non è tale se non favorisce la realizzazione delle potenzialità di ogni individuo: il riconoscimento dell’eguale dignità di ogni singolo può essere favorita o ostacolata. In questo senso il limitare la conoscenza dei fatti solo agli esperti significa limitare le possibilità di realizzazione degli individui.

Egli rifiuta sia un approccio alla politica che privilegi i valori e le concezioni ideali sia una considerazione dei soli fatti politici come meri contrasti di potere. Il suo punto di partenza è l’attività umana, ritiene che la politica sia legata al fatto che le azioni di un individuo possono avere conseguenze sull’esistenza di altri. La sfera pubblica comincia ad esistere nel momento in cui vengono percepite sostanziali conseguenze indirette che vanno oltre la persona e le associazioni direttamente interessate. Lo stato si organizza quando si istituiscono speciali organi in grado di provvedere a queste conseguenze e ordinarle.